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8. Cicatrici di una vita passata

Cicatrici di una vita passata


Mattheo

Sulla via per l'inferno c'è sempre un sacco di gente, ma è comunque una via che si percorre in solitudine.
-Charles Bukowski

Ore 4:39, stanza di Draco, Blaise, Adrian e Terence.

Tiro lo sciacquone del water ed esco dal bagno dopo aver vomitato anche l'anima che non pensavo più di avere.

Considerando che l'ultima volta l'ho fatto sul tappeto della Sala Comune, direi che non mi è andata tanto male.

Non mi ubriacavo così da tanto in effetti, mi sono lasciato andare ed ora, per riprendermi del tutto, ho bisogno di una canna.
Una canna è sempre il rimedio a tutto.

Scavalco il corpo di Jacob sul pavimento, incastrato tra il letto di Blaise e quello di Adrian. Y/n è stesa su un lato con la testa sul suo addome, si é tolta i tacchi abbandonandoli in un punto indefinito della stanza, ha un braccio sotto la testa e le labbra schiuse, alcune ciocche di capelli sembrano finirle in bocca. Perfino con quell'orrenda collana a fiori al collo non posso fare a meno di trovarla irresistibile.

Si gira dall'altro lato facendo sollevare ancora di più il vestito corto che indossa.
Mi piego verso di lei afferrandone i lembi per tirarli giù, abbassandolo.

Sono tutti crollati messi kappao dall'alcol bevuto, come testimonia la bottiglia spaccata accanto la porta.

Malfoy è steso a pancia in giù sulla scrivania, il braccio a penzoloni con ancora in mano una bottiglia vuota. Blaise è sul suo letto in mutande, stringendo la sua ragazza con un braccio attorno le spalle, Adrian ha trascinato con se due ragazze che hanno litigato con y/n e Odeya che non volevano offrirle il nostro Whisky Incendiario rigorosamente rubato e dopo numerosi sorsi è uscito con loro lasciando il suo letto a Crabbe e Goyle.

Il momento più divertente della serata, peccato non si siano prese a capelli.

Non ho più voglia di stare qui, tutti dormono ed è da tutta la sera che sento il bisogno di stare solo, ma non ho nemmeno voglia di tornare in camera, è da giorni che non riesco a starmene tranquillo e come provo a chiudere occhio, il peso dei pensieri che mi riportano tutti ai problemi del mio passato, sembra risucchiarmi in un vortice oscuro e che mi sta rendendo sempre più intrattabile.

Per questo decido che la scelta più saggia è fermami in Sala Comune. Esco in fretta sbattendo la porta forse con un po' troppa violenza. Non sono mai stato una persona delicata.

Lo scoppiettare delle fiamme nel camino rende ancora più assordante il silenzio che aleggia nella stanza. Mi porto la canna alle labbra e con uno scatto dell'accendino, l'accendo, nell'attesa che alleggerisca i miei pensieri.





















Odeya

Ho il sonno leggero, specialmente quando bevo, lo ammetto, ma Mattheo quando si muove, ha la stessa grazia di un orango tango ubriaco. Quando però lo sento sbattere la porta, apro definitivamente gli occhi intenzionata a mettere fine alla sua vita.

Mi sfilo i tacchi per evitare di far rumore -a differenza sua- e una volta uscita, fortunatamente lo trovo ancora in Sala Comune.

È seduto a gambe incrociate, illuminato dalla luce del camino che gli definisce i lineamenti maschili del volto, fondendosi con il fumo di quella che ha tutta l'aria di non essere una semplice sigaretta, che butta fuori dalle labbra.
L'ho sempre trovato bello, non mi stupisco che abbia mezza Hogwarts ai suoi piedi, sebbene faccia paura all'altra metà.

Sembra pensieroso, più del solito.
É da giorni che lo vedo fuori controllo, come se fosse alla fine di un precipizio in procinto di cadere giù e ho paura che possa avere un'altra crisi da un momento all'altro e ciò che mi spaventa di più è come potrebbe prenderla Jacob.

L'ultima volta Mattheo era totalmente fuori controllo, gli ha fatto prendere un colpo, non sapeva più come gestirlo. Era appena riuscito a liberarsi dall'influenza di suo padre che stava creando un esercito di suoi seguaci ma chiaramente quell'esperienza lo aveva segnato troppo in profondità.

Non riescono a comprendersi, perché infondo, come potrebbero? Pur crescendo nella stessa casa hanno vissuto situazioni talmente tanto diverse da sembrare quasi estranei, lui non riesce a capirlo ma Jacob si preoccupa sempre tanto per lui, e lo fa stare tremendamente male il modo freddo in cui Mattheo lo ha sempre trattato. Non è colpa di Jacob se ha avuto il privilegio di non essere figlio del più grande mago oscuro di tutti i tempi.

Mi dispiace così tanto per lui, è sempre stato tormentato da mostri invisibili, vorrei poter fare qualcosa ma allontana sempre chiunque provi a tendergli una mano, immagino che con me non faccia differenza, nonostante ci siamo guardati crescere. Dunque è questo il motivo per cui in tutto questo tempo non l'ho ancora preso a mazzate.

«Già passata la sbornia?» si accorge di me.

«Magari, mi scoppia la testa»

«Anche a me» sembra assorbito completamente dai suoi pensieri, mentre si rigira tra le mani una lettera.

Mi siedo accanto a lui non preoccupandomi della gonna che si solleva «É di...?» tuo padre, vorrei chiedergli, intravedendo quello che sembra il marchio nero sulla carta immacolata ma mi interrompe secco, prima che possa pronunciare quelle due parole «Si»

«É questo il motivo per cui avete litigato?» gli prendo dalle mani la canna alludendo a y/n e me la porto alle labbra, succhiando per far un lungo tiro.

«Sai, è più facile indossare una maschera di disprezzo e superiorità ed autoconvincersi che tu sia davvero così» chiude gli occhi, stanco, riprendendosi la canna «non ho nemmeno il coraggio di aprirla»

«Vuoi che lo faccia io?» domando, la voce ridotta ad un sussurro.

Tintinnante me la passa, strappo la carta impaziente, posando gli occhi sulle prime righe, ma non riesco ad andare oltre, la malvagità che sprigiona ogni singola parola mi fa accapponare la pelle. «Non ce la faccio, non posso»

Allunga la mano verso di me vagamente incuriosito, i suoi occhi scuri però lo tradiscono, velati dal timore «Vuoi davvero leggere questa porcheria?»

«Se stai continuando a parlarmi evidentemente non c'era scritto nulla di che» tenta di scherzare, la voce tremolante.

«Mattheo, è pur sempre di tuo padre che stiamo parlando» ammetto sincera «Perché non le bruci? Tutte quante» gli propongo facendo cenno alla scatola con le altre davanti ai suoi piedi.

Sembra davvero valutarne l'idea per poi scrollare le spalle facendo l'ennesimo tiro «Non lo so...probabilmente è stupido ma mi ricordano di continuare ad odiarlo e restare lontano da lui nonostante sia mio padre.
Dopotutto quello è il mio passato, non posso cancellarlo»

«Non è stupido, Mattheo» mi avvicino a lui per tentare di trasmettergli la mia vicinanza «Io conosco la persona che eri a quei tempi e conosco la persona che sei ora. Dovresti smetterla di farti del male in questo modo»

Mi fissa serio per qualche istante, riesco a notare le sue spalle contratte sotto la maglietta aderente che indossa, rilassarsi, dopodiché si alza porgendomi una mano per aiutarmi a fare lo stesso, afferra con forza la lettera ancora tra le mie mani e la stappa con tutta la rabbia che ha dentro, prima di gettarla tra le fiamme del camino di fronte a noi.

Si passa una mano tra i capelli tirando un sospiro di sollievo.
«Grazie»

«Grazie per cosa?»

«Grazie per essere rimasta»
Dopodiché accade una cosa che mi lascia totalmente senza parole.

Mi spinge verso di lui facendomi sbattere il naso contro il suo petto e mi stringe a se.
«Non parlarne con nessuno o ti do fuoco ai capelli»

«Hai rovinato il momento» Allaccio le braccia alla sua vita prima di allontanarmi, tirandogli uno schiaffo sul braccio, non riuscendo a nascondere un sorriso «E sai che dovrai parlargliene»

«Non posso»

«Almeno scusati e faresti meglio a sbrigarti, il Corvonero biondino del settimo anno le ha chiesto di uscire per la seconda volta»

«Cosa?»























Y/N

«Quindi hai davvero rubato il mantello dell'invisibilità di Potter?» Mi domanda Blaise per l'ennesima volta, solo che ora non sono più visibilmente ubriaca e non posso usarla come scusa per evitare di rispondergli.

Dopo esserci rifugiati in camera loro perché altrimenti avrei dovuto condividere il mio alcol con mezza Sala Comune e io non condivido il mio alcol (specie se rubato) ci siamo alzati per andare a fare colazione, diretti ad Hogsmeade.

«Abbassa la voce» alzo gli occhi al cielo lanciandogli contro un biscotto «e comunque, non è rubare se poi glielo restituirò»

«E come hai fatto a prenderglielo?» si intromette Draco «É da anni che cerco di farlo»

«Non l'ho rubato a lui in realtà, ce lo aveva un Grifondoro del sesto anno di cui non ricordo più il nome, è stato facile, mi è bastato ficcargli la lingua in gola»

«Come se ti fosse dispiaciuto» se la ride Odeya versandosi del succo di zucca. La ignoro continuando a mangiare la mia torta al cioccolato, cercando con gli occhi Stephen con cui dovrei uscire.

Sebbene avrei più voglia di passare il mio tempo con qualcun'altro solo per riempirlo di maledizioni senza perdono.

Tra l'altro Jacob mi ha fatto presente con tutto il suo disappunto che si, ha decisamente ceduto al richiamo del mio culo.

«Dovremmo aspettare Mattheo?» domando curiosa non riuscendo più a trattenermi. Muoio dalla voglia di vedere la sua reazione quando mi vedrà con Stephen.

«Non verrà, tuo padre è guarito del tutto e l'ha messo in punizione»

Chissà come mai Odeya è a conoscenza di questa informazione, mi chiedo. Rilasso le spalle quando però ricordo che non so come, sa sempre tutto di tutti.




















Mattheo

Prima di poter raggiungere la Sala Grande quel bastardo di Piton mi ha fatto richiamare nel suo ufficio facendomi una sfuriata. Non avrei nemmeno notato il tono da padre apprensivo se non avessere fatto il suo nome visto che ormai passa la maggior parte del suo tempo a rimproverarmi, questa volta però, è stato particolarmente duro e mi ha sbattuto ad ordinare centinaia e centinaia di noiosissimo documenti in archivio in ordine alfabetico senza magia.

«Mi ascolti bene Riddle perché non glielo ripeterò» Il suo tono glaciale mi risuona dritto nelle orecchie «Non ho mai apprezzato la sua presenza in questa scuola, sin dalla sua domanda d'ammissione considerando i suoi precedenti, ma purtroppo, non sono io che decido chi ammettere e chi no, altrimenti sarebbe potuto esser certo di rimanere a Beauxbatons. Silente vanta di essere il mago più grande di tutti i tempi, eppure, credere troppo nelle persone, e pensa che tutti, perfino lei, meritino un'opportunità.
Ora, non mi interessa cosa fa o non fa, solo lasci stare mia figlia, so che non è una santa ma eviti di trascinarla sulla cattiva strada o sarà costretto a vedersela con me, tant'è vero che mi chiamo Severus Piton»

Figo che le sue parole non mi abbiano minimamente colpito e gli rido in faccia per poi dargli le spalle diretto all'archivio del castello, in biblioteca.

La mia bacchetta qui dentro non funziona, ed è la seconda cosa che mi sarei dovuto aspettare.
La prima è che Piton mi avrebbe beccato dopo aver parlato con Madama Chips. Ha tanti difetti ma non quello di essere stupido, affatto, e non ci ha messo molto a fare due più due.

Madama Prince mi tiene gli occhi incollati addosso con insistenza come se avesse paura che potrei far saltare in aria la biblioteca da un momento all'altro per poter scappare.

Effettivamente, qualunque persona dotata di un minimo di quoziente intellettivo lo farebbe.

Sbuffo infastidito continuando a catalogare vecchi documenti polverosi risalenti al 1977.

Mi ritrovo davanti nuovamente i nomi di Sirius Black e James Potter che sono diventati i miei nuovi modelli a cui aspirare considerando che il fascicolo di tutte le loro punizioni negli anni di Hogwarts pesa più di tutto il reparto dei libri dedicati alla storia del mondo magico comprendente almeno otto enormi scaffali.

Peccato che Harry non abbia preso da lui, saremmo diventati migliori amici.

Decisamente Piton non avrebbe dovuto affidare questo compito a me, c'è così tanto materiale da cui poter prendere spunto e a tal proposito, dopo aver letto "sbattuti a lucidare l'intera Sala dei Trofei dopo aver tentato la fuga dal castello" mi viene in mente un'idea geniale.

«Posso andare in bagno o deve seguirmi anche li?» domando con una certa arroganza alla bibliotecaria sperando di metterla in soggezione. Lei, inviperita si sistema gli occhiali quadrati sul naso e si sposta, lasciandomi passare.

Ho bisogno di una bacchetta funzionante ed è da più di due ore che sento gli occhi puntati addosso -così come ogni volta che metto piede in una stanza- da gente terrorizzata e ragazze che vorrebbero solo infilarsi nel mio letto.
Ho l'imbarazzo della scelta, devo solo scegliere la mia arma di combattimento tra la seduzione e l'incutere timore.

Decido di optare per la prima quando un ragazzino che avrà avuto a malapena dodici anni scappa via facendo rovinare al suolo un pesante volume di trasfigurazione non appena poso lo sguardo di lui.

Mi avvicino ad una ragazza bionda con due tette enormi che distoglie immediatamente lo sguardo dai miei occhi, incredula, quando si rende conto che la stavo già guardando.

«Ciao» sorrido suadente afferrando la sedia libera accanto la sua e mi ci siedo al contrario poggiando i gomiti sulla spalliera certo di apparire provocante.

Chiude il libro sotto il suo naso rivolgendomi la sua totale attenzione. Comprensibile, non capita di certo tutti i giorni che Mattheo Riddle ti delizi degnandosi della sua attenzione.

«Ehm, ciao, sono Abbey, piacere» si mordicchia il labbro inferiore allungando una mano verso di me che stringo «Mattheo» rispondo, sicuro che lei lo sappia già.

«Ascolta Abbey, sono in punizione e la mia bacchetta non funziona ma io ne ho un estremo bisogno» comincio in tono adulante passandomi una mano tra i capelli, su cui indugia il suo sguardo «per caso potresti prestarmi la tua? Ci metto due minuti, è una questione di vitale importanza»

«Si, certo Mattheo» mi sorride porgendomela facendo scorrere lo sguardo sulle mie labbra.

La afferro rintanandomi dietro uno scaffale lontano da sguardi indiscreti e sibilo la formula di un incantesimo che mi hanno insegnato i gemelli dicendomi che sarebbe tornato utile per i nostri affari loschi e le questioni più o meno legali di cui a volte ci occupiamo.

Non mi sono mai ritrovato ad usarlo e non sono sicuro che abbia funzionato fin quando sento provenire dalla bacchetta la voce di George Weasley «Riddle, hai già trovato nuove cavie a cui far provare i nuovi prodotti che abbiamo creato?»

Mi porto la bacchetta alle labbra «No, ma sono in punizione e dovete aiutarmi ad uscire dal castello, so che conoscete tutti i passaggi segreti di Hogwarts»

La cosa che più mi piace della nostra collaborazione è che non fanno mai domande, saremmo addirittura potuti diventare un trio se non fossi un Serpeverde e non avessi Riddle come cognome.

«D'accordo, c'è un passaggio segreto al terzo piano che porta dritto alla cantina di Mielandia ad Hogsmeade, devi infilarti nella gobba della statua della strega orba, c'è uno scivolo in pietra poi un tratto da fare sottoterra.
Vai a fare baldoria ma non dirlo in giro e sbrigati a fare quello che ti abbiamo chiesto»
Dopodiché il vociare di sottofondo cessa e il collegamento si interrompe.





















Y/N

Hogsmeade è piena di gente la domenica, il che di solito mi piace ma oggi no. Le strade sono affollate soprattutto da Grifondoro diretti ai Tre Manici di Scopa per continuare a festeggiare la vittoria. Non avremmo potuto scegliere giorno peggiore.

Ho sempre amato il caos, meno la gente invadente che continua a fissare me e il ragazzo che ho accanto e che non vede l'ora di andarlo a spifferare in giro per farlo finire sul giornalino della scuola.

Mi piace finire in prima pagina solitamente ma non con titoli come 'Y/n Snape e Draco Malfoy hanno davvero rotto?' oppure 'Y/n sembra finalmente essersi ripresa dalla rottura con Draco Malfoy ed è pronta a ricominciare' come se tutta il mio valore dipendesse solo ed unicamente da un ragazzo, o da una ragazza visto che inizialmente si è addirittura pensato che avessi lasciato Draco per Odeya.
La gente è fuori di testa.

Fortunatamente da quando è Pansy Parkinson a gestirlo, il gossip si è ridotto.

Stephen cammina tranquillo al mio fianco, sembra non essere affatto infastidito dall'ennesimo ragazzo che gli finisce addosso, è da tutto il tragitto che continuo a domandarmi come riesca a mantenere la calma. Ha le spalle rilassate che si intravedono sotto la sua giacca sportiva blu e nera stretta quanto basta da evidenziare il suo corpo atletico.
Mi passa un braccio sulla spalla attirandomi a se per evitare di scontrarmi con una coppia.
«Sei silenziosa, a cosa stai pensando?»

«Niente, solo che detesto le persone» gli rispondo girandomi nella sua direzione, la risata che gli increspa le labbra e l'orecchino a cerchio che brilla illuminato dai raggi del sole.
Come avevo fatto a non notarlo prima?

«E chi se lo aspettava, Stephen»

«Per essere un Corvonero che si rispetti ci sono delle tattiche da mettere in pratica, ed un aspetto da bravo ragazzo è il minimo» mi prende in giro.

«Alla Sprout stava venendo un improvviso svenimento quando ha visto il septum di Clark, figurati Logan Miller con lo smalto sulle unghia» ancora rido, non lo ammetterò mai ad alta voce ma infondo amo le sue lezioni.

«Ecco perché lo metto solo quando esco.
Prevenire è meglio che curare, se il prediletto dei prof, vuoi restare» si passa una mano tra i capelli, la scintilla fiera nei suoi occhi mi sta chiaramente istigando nel ridergli in faccia.
«Sono anche bravo con le rime»

«Tu sei matto» nemmeno a farlo apposta, proprio in quel momento Logan Miller intento a slinguazzare con un Serpeverde ci fa un cenno con la testa «Comunque i ragazzi con lo smalto sono dannatamente attraenti, sanno come non passare inosservati»

«Mh, allora dirò a Logan di fare pratica su di me la prossima volta» annuisce mentre apre la porta dei Tre Manici di Scopa come un vero gentiluomo per farmi entrare.

«Vuoi proprio conquistarmi allora, Corvonero» abbasso di proposito il timbro della mia voce in un sussurro seducente.

La verità è che adoro flertare e mi riesce particolarmente bene quando il ragazzo che ho di fronte non mi manda in tilt il cervello.

Lui cambia discorso, divertito «Ordino due Whisky Incendiari, vai a cercare un tavolo?»

***

Odeya mi sorride entusiasta alzando i pollici e annuendo con la testa a differenza di Jacob che le tira di proposito una ciocca di capelli. É inspiegabilmente eccessivamente geloso nei nostri confronti, il che però non mi infastidisce. Non ho mai avuto una figura maschile che mi mettesse in guardia dal compiere scelte sbagliate, lui è un po' come il mio fratello maggiore, anzi, lo é.

Le mando un bacio ignorando il fatto che si siano appositamente seduti a così poca distanza da noi. Mi gira leggermente la testa, non mi sono ancora ripresa del tutto da ieri a dire il vero ma il pub é così pieno di coppiette smielate che mi sono sentita costretta a dire «si» alla proposta di un secondo giro da parte di Stephen.

Mi merito decisamente una corona perché sono la regina delle pessime, pessime idee.

Dieci minuti dopo mi ritrovo seduta sul lavandino del bagno con le gambe allacciate alla vita di Stephen e le mani nei suoi capelli.

«Muoio dalla voglia di baciarti» mi sussurra ad un centimetro dalle mie labbra, ma non provo nient'altro se non l'eccitazione del momento.

«E sentiamo, cosa stai aspettando?» Chiudo gli occhi immaginandomi che il ragazzo tra le mie gambe non sia lui e il sapore di alcol sulle sue labbra sia quello di tabacco.




















Mattheo

«Grazie mille, bella» le sorrido seducente cercando di sembrare convincente, ho già scordato come si chiama.
«Potresti farmi un'ultimo favore?»

«Certo, qualunque cosa» sbatte gli occhi portandosi i capelli biondi dietro le spalle lasciando ancora più in bella vista la sua scollatura vertiginosa.

«Potresti continuare tu il lavoro di catalogazione, sai ho delle faccende urgenti da sbrigare»

«E cosa ottengo in cambio?» risponde risoluta, la scintilla maliziosa mei suoi occhi.

Mi avvicino a lei quanto basta da stordirla con il mio profumo «Tu che cosa vorresti?»

«Esci con me»

«Te lo puoi scordare, bionda, ora da brava, fa quello che ti ho detto e non dirlo in giro, Piton non deve venirlo a sapere»
Mi basta un solo minaccioso sguardo ed intimorita si alza dalla sedia sculettando fino a dove poco fa ero seduto io.
Però, devo dire, niente male.

***

«Lumos» lancio quando la strada inizia a diventare così fitta e buia da impedirmi di guardare la strada.

L'aria è fresca e umida ed il sentiero così stretto da farmi sentire soffocare, allento il nodo fatto male della mia cravatta.

Tiro un sospiro di sollievo quando l'odore di dolci mi invade le narici, la fine dev'essere vicina, grazie a Merlino.

Di tanto in tanto cade qualche goccia dal soffitto ma la ignoro continuando a cammanire fin quando non mi ritrovo una scala dritta in legno tutta sgangherata. La salgo, impaziente, il cigolio ad ogni passo e sposto la pesante botola fino a raggiungere la cantina di Mielandia.

Ho l'illegalità nel sangue e questo porta il mio cervello ad elaborare ameno un centinaio di piani tutti differenti per rubare quante più casse possibili di dolci per poi rivenderle ad Hogwarts e guadagnare un numero spropositato di galeoni, ma a questo penserò un'altra volta.

Già che sono qui, mi ficco in tasca un pugno di Api Frizzole e Cioccorane e mi dirigo verso l'uscita. Devo trovare y/n e parlarci, al più presto.

Fortunatamente Flume, il proprietario, è impegnato a sistemare nuovi prototipi di caramelle mou sugli scaffali e dopo essermi nascosto dietro un gruppo di ragazzine urlanti, non è stato difficile uscire di lì.

Mi dirigo ai Tre Manici di Scopa, ma di lei non c'è traccia. Faccio un giro per Hogsmeade sperando che sia ancora nei paraggi o che non sia da qualche parte a  scopare con il Corvonero arrapato fin quando non vedo la sua faccia di cazzo nella vetrina di Accessori per il Quidditch.

È così sfigato che sta cercando di fare colpo su di lei con il Quidditch. Non avevo idea di chi fosse fino a ieri.

Non è neanche il suo tipo, io si.

Entro stando attento a non farmi notare, curioso di sapere come stia procedendo il loro pseudo appuntamento. Stephen Davis armeggia con un paio di guanti chiedendo consigli a y/n, mi sanguinano gli occhi.
Non sa nemmeno scegliere dei guanti decenti.

Cambiano reparto e afferro una copia di Quidditch attraverso i secoli portandomela davanti al viso sperando non mi notino.

La vedo entrare in un camerino chiuso da tende di una pesante stoffa scura con in mano una maglia autografata, quell'imbecille è sparito dal mio campo visuale, seguirla non mi sembra un'idea così cattiva.

So (purtroppo) che non la troverò nuda.
Infatti è intenta a poggiare la sua giacca sullo sgabello, non appena mi vede sussulta dalla sorpresa facendola scivolare a terra. Il camerino è così stretto che posso sentire il suo respiro che sa di Whisky Incendiario, le labbra schiuse, leggermente screpolate dal freddo.
«Mattheo! Si può sapere cosa cavolo ci fai qui?» Poggia le mani sul mio petto per mettere più distanza possibile tra noi facendomi toccare il muro con la schiena  e poi mi molla uno schiaffo in piena faccia, immagino non stesse aspettando altro. Qualcosa nel mio stomaco si rivolta. «Brutto pervertito, mi stavi spiando?»

«Ti stavo cercando, io e te dobbiamo parlare.
Non qui, però»





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Adoro la parte di Mattheo e Odeya.
Spero questo capito vi sia piaciuto, fatemelo sapere con un commento e una stellina. 🌟
Chi è il vostro personaggio preferito per ora?

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