6. Il 'pace e amore' del gruppo
Il 'pace e amore' del gruppo
Riassunto del capitolo precedente:
Y/n e Mattheo si incontrano per la prima volta sulla torre di astronomia e si ritrovano a parlare di tutto.
A lezione, l'indomani vengono interrotti da Madame Hooch, che avverte la squadra della condizione di Mattheo e che se continuerà a fare altre assenze non potrà più giocare, y/n e Draco vanno ad avvertire Mattheo, nel caos che è la sua stanza, rovescia delle lettere, fa per prenderle ma Mattheo la spinge via alzando la voce, e da lì non si sono più parlati.
Il giorno della partita è arrivato, e Draco dice alla squadra di avere un grande problema.
Blaise
Sono dovuto scappare dalla nuvola di tensione che è esplosa in Sala Grande dopo la notizia di Draco e che ha risucchiato tutta l'euforia tipica del pre-partita.
Mi piace il titolo del ragazzo più ottimista e positivo della squadra che i miei compagni (alcuni più di altri) tendenti al depresso mi hanno assegnato, perciò per mantenerlo, ed evitare di afferrare il coltello che ho usato per spalmare la mia marmellata alla papaya sui pancake di stamattina e ficcarlo in gola a Crabbe nel tentativo di tagliargli le corde vocali visto che continuava a piangersi addosso sbattendo ripetutamente i suoi pugni enormi sul tavolo, provocando un ondata sismica tale da rovesciarmi una tazza di caffè bollentissimo sulle palle, macchiandomi i pantaloni di tuta grigi che uso per dormire -quelle poche volte che li indosso, me la sono filata negli spogliatoi per godermi ancora mezz'ora di pace assoluta.
Perché si, è vero, quel dissennato di Piton, direttore di Serpeverde (che a quanto pare si allena con Silente per quando avrà l'Alzheimer siccome ultimamente se ne sta sempre nel suo ufficio) si è dimenticato di dirci che la partita non sarebbe stata più contro Tassorosso ma contro Grifondoro, e non abbiamo passato le ultime due settimane a spiare le nuove tattiche di gioco di Tassorosso anziché quelle di Grifondoro lasciandogli un enorme vantaggio, per niente, visto che so, e tutti sappiamo che hanno un infiltrato.
Fanno tanto gli onesti moralisti nobili d'animo, ma corrompere Colin Canon -che non ci ha mai puntato contro i flash con così tanta insistenza come negli ultimi giorni- con la scusa di fare foto per l'annuario scolastico, non è una cosa da onorevole Grifondoro, è più una cosa a cui noi Serpeverde dovremmo avuto pensare. E sapere che ci hanno battuto in questo è obbrobrioso e disdicevole, e se solo oseranno dirlo in giro, non avrò paura di autorizzare Crabbe, Goyle e Draco a sporcarsi le mani.
Perché nel caso non si fosse capito, è a me che spetta il durissimo compito di tenerli a bada.
Ma ci siamo allenati duramente e possiamo farcela, direbbe un buon capitano incoraggiante anziché adottare un linguaggio tale da far rigirare nella tomba anche il suo bis bisnonno paterno, nonostante a me diverta, perché mi diverte sentire le imprecazioni originali e volgarissime di Draco e le persone arrabbiate che stanno per massacrarti in generale. Ma invece, tocca a me questo ruolo. Nessuno lo ha mai specificato, ma è come se mi considerassero una sorta di vice che prende il controllo quando Draco lo perde, e riporta la pace in queste situazioni, nonché il preferito di tutti.
Ormai ci conosciamo da anni, e solo io so che tasti premere per calmarlo e quale tono usare per non perderlo definitivamente.
Infondo ci completiamo a vicenda, io ho quello che manca a lui, e lui ha quello che manca a me, è per questo che è il mio migliore amico, lo è da sempre, ma nonostante questo, non posso non ammettere che abbia un carattere difficile, e non so come io abbia fatto ad abbattere quella barriera di rabbia e arroganza di cui di arma sin dal primo giorno in cui ha messo piede ad Hogwarts, eppure ci sono riuscito, ed è stata la più grande vittoria della mia vita.
Ma oggi mi sono stancato di interpretare il ruolo del buon capitano, e passare un'altro secondo con i miei compagni mi avrebbe reso un mix di Jacob e Draco 2.0, ovvero un insopportabile e furioso spacca ossa, il che andrebbe bene se solo non fossi un cacciatore, ma un battitore con malsani istinti omicidi, il che stonerebbe con il titolo del 'pace e amore' del gruppo, che mi è stato assegnato.
Tiro fuori la divisa verde brillante che devo indossare; il mio borsone strapieno e la t-shirt sgualcita di tre taglie più grandi che Odeya detesta perché le sa tanto di hippie scappato di casa, sono ancora abbandonati sul pavimento quando sento il tintinnio di tacchi frenetici di qualcuno che sta per erompere nella stanza. Non mi serve alzare la testa per sapere di chi si tratta, il suo profumo che mi inonda le narici (e anche la poca grazia) è lo stesso che mi ha fatto perdere la testa, e me la fa perdere tutt'ora.
«Non avrai mica pensato che me ne fossi dimenticata, vero?» Odeya ha due strisce verdi e bianche dipinte sulle guance, i capelli legati in una coda alta che le ricadano sulle spalle ed il sorrisetto di chi non ha in mente niente di buono che spicca sul rossetto rosso acceso.
La lascerei picchiarmi all'infinito pur di baciarle quel sorriso e rovinarle il trucco, ormai più sulle mie labbra che sulle sue.
Istintivamente mi lecco il labbro inferiore affondandoci i denti, riesco già quasi a sentire il sapore delle sue, sulle mie, e non mi serve chiudere gli occhi «Dimmi, come potrei dimenticarlo?» le sussurro con il tono più suadente del mio repertorio solleticandole il lobo dell'orecchio, la sua pelle calda che striscia sotto la mia lingua.
Passandole le mani sui fianchi ed attirandola a me stringendole la vita stretta con leggerezza, la sento sussultare mentre un sospiro le sfugge dalle labbra schiuse, senza che se ne accorga. «Sei così dannatamente bella, e hai tutta l'aria di essere la mia tifosa numero uno»
«Beh, forse perché oggi lo sarò»
I miei palmi la lasciano andare solo per infilarsi sotto il tessuto leggero della sua maglia, le mie dita scorrono sulla sua schiena, sento la sua pelle, soffice, liscia, ardente -come le fiamme del desiderio nei suoi occhi azzurri- che freme per il bisogno di più contatto, la sento venir percorsa da una scarica di brividi, e gliela sfilo, facendole fare la stessa fine della mia, sebbene anche questa fosse mia.
«Cazzo Blaise...» getta la testa all'indietro beandosi del mio tocco e dell'effetto che le procura sollevando una mano dietro la mia nuca tenendosi stretta a me, posso sentire il suo corpo tremare dall'eccitazione mentre l'altra si posa sul mio petto facendomi indietreggiare fino a farmi sbattere forte contro la superficie dura del muro alle mie spalle. «Ma vedi di non scordare il perché sono qui» sghignazza armeggiando con il metallo della chiusura della mia cinta portandosi dietro le spalle le onde della sua coda, i suoi polpastrelli che mi sfiorano ripetutamente la pelle bollente appena sopra i pantaloni -che già sento stretti su tutta la mia lunghezza- con la solita delicatezza che solo con me usa. Conoscendola, so che lo sta facendo di proposito e che la rende terribilmente appagata avere il controllo su di me, per poi slacciarmela ed abbassare la zip del jeans che ho dovuto indossare dopo il piccolo incidente in Sala Grade.
La sua mano scivola ci scivola sotto, sfiorando la mia erezione sopra la stoffa dei miei boxer portafortuna (che con mio grande piacere -nonostante le mie orecchie chiedessero pietà- dopo che Mattheo le ha bruciate, ho saputo dalle varie minacce di morte e lamentale di Jacob, di non essere l'unico ad averne un paio, anche se sono fermamente convinto di averne un paio rigorosamente viola con i cactus) ed io sono costretto a chiudere gli occhi per due secondi in cui sento solo il rumore assordante del battito del mio cuore amplificato, come se stesse per esplodermi da un momento all'altro, per prepararmi al peggio.
Il suo palmo caldo si chiude interamente sulla mia lunghezza, non riesco a muovermi quando le sue dita cosparse di anelli sottili lo stringono in una presa ferrea che mi strappa irruentemente un gemito poco virile, di cui mi preoccuperei solo se non fosse stata la mia ragazza a procurarmelo, perché detto tra noi, lei può qualunque cosa e non c'è persona sulla faccia della terra -né tantomeno marziani ed extraterrestri nella galassia- con cui mi sento a mio agio, e della quale non mi vergognerei di nulla, all'infuori di lei.
Ridacchia soddisfatta con un po' troppa enfasi, cosa che mi infastidisce non poco, e per ristabilire il patriarcato, e dimostrarle chi è che comanda (facciamo finta di crederci) le piazzo un forte schiaffo sul sedere, stringendoglielo in seguito con possessività.
E santissimo Merlino, quanto cazzo amo il suo culo.
«Ora chi è che se la ride, piccola?» la sbeffeggio guardandola dall'alto in basso godendomi la visuale delle sue curve piene strette nel pizzo nero del reggiseno che tra poco farà una brutta, bruttissima fine.
«Non chiamarmi piccola, razza di stronzo, non se hai le mani sul mio culo» il suo tono minaccioso non mi spaventa come dovrebbe, ma al contrario, non fa altro che mandare le mie buone intenzioni ancora più in frantumi. É stretta a me e io ho nella testa già una miriade di scenari più o meno sconci, dipende dal punto di vista, ma dubito che al momento potrei riuscirne ad attuare qualcuno, la sua mano inizia a muoversi, scivolando su e giù, prima con una lentezza straziante, accarezzandolo dalla punta fino alla base, come a voler marcare un territorio già suo, poi sempre più veloce, i suoi fianchi che si strusciano provocanti sul mio inguine seguendo il ritmo dettato dalle dita instancabili, i nostri corpi uniti come non mai che sferzano l'elettricità dell'aria attorno a noi. «Lo sai che lo detesto» sussurra, la voce ridotta a nient'altro che al fiato caldo sul collo.
«Sta zitta» cerco di dire distratto dalla foga con cui la sua mano sale e scende, e prima che possa replicare, catturo le sue labbra in un bacio.
Una goccia ardente di piacere si dilata sotto la mia pelle, ma ancora non sono arrivato all'apice quando si ferma.
E sono di nuovo in guerra con il mondo.
«Ti fermi sul più bello, davvero?» domando, le mani ancora strette sotto la sua gonna, e una nota di amarezza nella voce «É una sorta di vendetta di merda o cosa?»
«Sh» mi zittisce liberandosi dalla mia presa portandomi un indice smaltato di rosso sulle labbra «Chiudi la bocca e non essere impaziente, che ora a tenerla aperta ci penso io»
Questo basta a strapparmi un sorriso malizioso, ecco perché la amo.
Mi prende il viso tra le dita, mi stampa un fugace bacio sulla bocca per poi sghignazzare e sfuggire ancora una volta dalle mie braccia.«Devi solo fidarti di me» dice, e io mi fido, nonostante l'improvvisa sensazione di vertigine che mi fa girare la testa.
La vedo sparire dal mio campo visuale, ma Odeya si è solo abbassata fino a toccare il pavimento con le ginocchia tirandomi giù la cinta, assieme a ciò che reggeva, fino alle caviglie, attorno a cui circonda le mani.
Punta i suoi occhi limpidi come il mare nei miei, stordendomi e liberando la mia mente da qualsiasi pensiero negativo.
Si morde un labbro con fare provocante per trattenere un sogghigno birbante, le sue pupille emanano una certa ilarità, e non ho bisogno di chiedere per capire cos'ha in mente; ormai a detta di Draco, viene ad 'importunarmi' prima di ogni partita (come se y/n non avesse fatto esattamente lo stesso quando stavano insieme, e noi dovevamo sopportare in silenzio i voleri del capitano...perché almeno io la decenza di lanciare un muffliato sulla porta, ce l'ho) è diventato quasi un rito, che mi da tutta la carica per fare il culo a tutti in campo. Sa l'effetto che ha su di me, e lasciarmi il suo sapore, quando sono sospeso a mezz'aria, la soddisfa quasi più di quanto soddisfi me.
In fin dei conti, è sempre lei quella a cui penso per segnare ogni mio goal.
«Che aspetti, toglili» le ordino, e lei lo fa, ammiccando nella mia direzione e godendosi la visuale di quello che c'è sotto leccandosi le labbra, schiuse dal desiderio.
Si porta le mani dietro la schiena leggendomi la mente, slaccia il reggiseno regalandomi la visuale delle sue tette, e liberatasi le mani, lo afferra avvicinandolo pericolosamente alla sua bocca, lasciando una scia di baci bollenti su tutta la mia lunghezza, la sua presa che accarezza la base con le dita.
Assaggia la punta con una lentezza straziante, l'umidità della sua bocca scivolosa sul mio punto più sensibile, la lingua che ho assaggiato un milione di volte che ci scorre su, i polpastrelli che sanno esattamente quali punti toccare per farmi stare bene. Poi getta la testa completamente in avanti fin dove non era ancora arrivata, posso sentire le pareti della sua bocca che si muovono sulla mia erezione.
Lo sento così fottutamente grosso, e mi sento così fottutamente bene. Una scarica elettrica di adrenalina mi attraversa la schiena, sussulto leggermente, destabilizzato, e le afferro i capelli con forza, arrotolandomi la sua coda tra le mani per guidarla nei movimenti.
Avanti e indietro, avanti e indietro,
indietro e avanti.
Odeya fa una smorfia, ma non si lamenta quando le spingo la testa più in profondità. Sentirsi così piena di me le piace, cazzo se le piace, la fa impazzire, tanto quanto essere la mia brava ragazza.
É sempre stata una a cui piace avere il controllo, ma quando siamo io e lei, mi lascia prendere il sopravvento volentieri.
Non si farebbe problemi a sbattere al muro qualcuna, così come mi ha raccontato che è successo a Beauxbatons, non ci sono mai stati segreti tra noi, e sarebbe indubbiamente lei a dominare, ma quello che non ammetterà mai, è che si scioglie sotto il mio tocco, e si lascia anche sbattere volentieri (in tutti i sensi e su tutte le superfici)
Mi fa sempre lo stesso effetto, da quando una settimana dopo il suo arrivo mi ha versato dell'acqua viola sulla mia nuovissima camicia zebrata, e si è scusata dicendomi che è stato davvero un peccato che si bagnasse proprio la mia, nonché quella con più stile e attraente in quella folla di idioti. E lì, dopo essermela tolta di proposito, attirando il suo sguardo su di me, ho capito che era quella giusta, perché quando ricapita che qualcuno apprezzi i tuoi gusti che molti definirebbero discutibili?
Trattengo il respiro, l'inebriante sensazione di calore della sua bocca si espande nel mio corpo, l'estasi dei nervi che si rilassano completamente. Vengo travolto da un orgasmo che mi lascia senza fiato e riverso il liquido del mio piacere in lei, che ingoia, leccandosi le labbra, il battito che non si ostina a stabilizzarsi e la scintilla maliziosa, ma rilassata negli occhi di entrambi.
Mattheo
«Blaise, fattelo succhiare in un'altro momento e aprici la porta»
Siamo fuori dagli spogliatoi, Draco è fuori controllo, ha un boccino con cui fino a poco fa si è allenato in maniera compulsiva, tra le mani, il mantello verde della divisa che gli svolazza dietro le spalle, i capelli incasinati e di cui al momento stranamente non sembra importargli più di tanto. Sbatte un piede per terra, impaziente.
Uno scatto della chiave nella serratura, e il solito sorriso di Blaise (un misto tra l'ebete e il sornione) ci piomba davanti, sembra ritornato il pacifico di sempre, e mi sento sollevato ora, l'equilibrio del mondo è appena stato ristabilito grazie ad Odeya, il cui rossetto sbavato lascia ben poco all'immaginazione.
«Quanta volgarità mio raggio di sole, non devi essere geloso, per te mi inginocchierei in qualunque momento, lo sai» Non so come abbia fatto, ma ora le spalle di Draco, tese sotto il tessuto argento della divisa, si rilassano, e quello che gli è appena spuntato sul viso, ha tutta l'aria di essere un frammento di un sorriso, che solo il suo migliore amico sa come riuscire a strappargli.
Mi chiedo ancora come faccia, perché non è mai brillato di intelligenza, ma perlomeno può puntare sulla simpatia.
Le persone che hanno solo bisogno di una scopata per tornare di buonumore, come Blaise, sono le mie preferite.
Magari fosse così facile anche per me, potrei farmi i tre quarti delle ragazze di Hogwarts se volessi, il fatto è che non le voglio.
Odio il fatto che la mia felicità dipenda da qualcun'altro, e per la prima volta in tutta la mia vita penso di aver capito cosa sia la paura.
Ho paura di quello che mi sta succedendo, ho paura di non riuscire più a controllare la mia mente sempre impostata su un singolo nome, ho paura dei miei sentimenti che si scatenano dandosi alla pazza gioia quando sono con lei, ho paura di non riuscirli a gestire e farli sfociare nella rabbia che ho dentro, com'è già successo, ma soprattutto ho paura del mio passato che continua a tormentarmi impedendomi di stare bene e capace di mandare tutto a puttane, come sempre.
A volte vorrei solo che quei metaforici scheletri rimanessero chiusi nel mio vecchio armadio.
Era l'unica con cui la mia reputazione non mi ha preceduto, eppure forse avrebbe dovuto importarle, perché per una dannata volta la mia fottuta reputazione ha avuto ragione.
Sono stato uno stronzo, ma è stato meglio così, perché se solo avesse letto anche solo una riga di quella merda. Se sapesse che ormai non sono nient'altro che irrecuperabile.
Ci sono cose che ancora non sono pronto a dire. Nemmeno a lei.
***
«Buongiorno Hogwarts, e benvenuta alla trecentoventisettesima partita del campionato di Quidditch. Come penso, già tutti sappiano, visto che qui nel castello tutti sanno praticamente tutto di tutti, c'è stato un imprevisto nella squadra di Tassorosso, e così i Serpemerd- ehm scusate, l'abitudine...dicevo, i Serpeverde si sfideranno contro la squadra di Grifondoro. Tifo per voi ragazzi!» Lee Jordan ha appena cominciato la sua telecronaca di merda, e già mi sanguinano le orecchie, per fortuna la voce della McGranitt che urla:«imparzialità!» attenua per tre miseri secondi la sofferenza. «Ha ragione, professoressa, mi scusi, professoressa.
La squadra di Grifondoro sta già sfrecciando nel campo, a capo la bellissima Angelina Johnson, capitano e cacciatrice, accompagnata dalle imbattibili Alicia Spinnet e Ginny Weasley, oggi la divisa le sta particolarmente bene o è solo la mia impressione?
Ragazzi, perché mi guardate così? Fred, George, siamo amici lo sapete, Harry, Ron...posso spiegar-»
«JORDAN!»
«Mi scusi professoressa.
Ai loro lati i nostri battitori: Fred e George Weasley, spero che atterriate quanti più nemici possibili...ehm...
Agli anelli, già in posizione, il portiere Ron Weasley, perché si, siamo circondati da Weasley. Ed infine...Harry Potter, il nostro imbattibile cercatore, forza Harry, sei tutti noi!»
Draco, scocciato più che mai, con gli occhi grigi al cielo, che sembra aver avuto come un conato di vomito alla parola "Potter"ci da l'okay ed usciamo riversandoci nel campo.
«Ed ecco la squadra di Serpeverde capitanata dal cercatore Draco Malfoy, che fa la sua entrata, seguito dai nostri fantastici cercatori Blaise Zabini, Jacob Nawaro e...Mattheo Riddle che mi sta già rivolgendo un dito medio. A me?Come osi? Lo sai chi sono io? Professoressa ha visto?» la McGranitt rotea gli occhi esasperata, ma neanche il suo sguardo minaccioso riesce a farmi smettere di sogghignare.
«Come battitori quei gorilla di Goyle e Crabbe, ed infin-»
«JORDAN!»
«Niente commenti personali, giusto professoressa...ed infine» continua come se nulla fosse sistemandosi la sciarpa rosso-oro attorno al collo come se non avesse già dimostrato abbastanza quale vorrebbe che vincesse «Adrian Pucey, riserva che oggi sostituirà l'infortunato Terence Higgs.
A questo punto potrei anche dire che mi dispiace, ma non è così»
Il coglione di Lee dovrebbe solamente ritenersi fortunato che Terence sia in panchina con una caviglia slogata coperta dalle bende, perché Terence è il Serpeverde più grosso e minaccioso -dopo di me- che conosca, ed un suo pugno ha mandato in infermeria così tante persone che alla loro dimissione, sono state fin troppo traumatizzate per parlarne, altrimenti non se ne starebbe così spensierato a fare lo scemo nella cabina del commentatore. Montiamo sulle nostre scope, Madame Hooch, in quanto arbitro, fa lo stesso. Il suo solito fischietto spacca timpani scintilla sotto la luce del sole. Lo fisso, in attesa che dopo il suo solito discorso sul pretendere un gioco pulito senza scorrettezze, se lo porti alle labbra dando il via alla partita, ma non succede.
Impugna saldamente con entrambe le mani il manico della sua scopa e ridacchia facendo oscillare i suoi capelli corti al vento: «Dalla regia mi dicono, che prima di iniziare, c'è qualcosa a cui dovremmo assistere»
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Scusate se sono sparita!
Non odiatemi, ma purtroppo è arrivato il periodo che "temevo" perché con questa sorta di ritorno alla "normalità" sempre tra virgolette, sapevo che non sarei riuscita a scrivere per i troppi impegni.
Questo capitolo è decisamente più corto rispetto ai precedenti, uguale solo al primo. La maggior parte preferiscono i capitoli lunghi, ma ho avuto un blocco e ho pensato che sarebbe stato meglio pubblicare questa parte che avevo da un po' di tempo con dei miglioramenti e l'aggiunta dell'ultima parte. Fatemi sapere cosa ne pensate di questa lunghezza, se la preferite o apprezzare più gli altri.
Ho deciso di concentrarmi su Blaise e la sua relazione con Odeya, personalmente lo amo e ho letto nei commenti che sta piacendo molto, quindi ho pensato "perché no?" sono contentissima di come stia venendo fuori il suo personaggio e spero tanto piaccia anche a voi.
Ci terrei a precisare una cosa: nel sesto film, ma libro in particolare, Harry è il capitano della Squadra perché Angelina Jhonson, i gemelli e Alicia Spinnet sono due anni più grandi e avrebbero dovuto finire, ma non ce l'avrei mai fatta senza Fred e George due dei miei preferiti e la storia sarà molto più divertente, ve lo assicuro. Anche in possessive è stato così tra l'altro. Mi sono presa la libertà di cambiare la formazione delle squadre in quell'anno, i componenti sono sempre quelli, ma a volte qualcuno va via o non può giocare. Vale anche per Serpeverde visto che ci sono Mattheo e Jacob.
Dopotutto è una ff quindi ci sta che non sia tutto fedele ai libri ;)
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