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Mi sveglio. Sono le otto e mezza. Cavoli, a quest'ora fino a qualche mese fa ero già a scuola da mezz'ora, concentrata e attiva. Stare senza scuola mi fa sentire vuota, non credevo che non avere un cazzo da fare era così orribile. Ho parlato con mio padre circa l'Università e mi ha detto che sono libera di fare l'Università che voglio e non devo badare a spese. Naturalmente non lo ascolto, penso che farò l'Università degli studi di Milano, che è quella più economica di tutte, e tra i corsi ad accesso libero quello che mi piace di più è filosofia. Sì, lo so, non mi servirebbe a nulla, andrei, se mi va bene, a fare la professoressa di filosofia nei licei, ma piuttosto che fare un corso che non mi piace, preferisco fare questo. Non sono completamente convinta di fare filosofia, perché lavorare nel negozio di videogiochi di mio padre non mi dispiace, potrei rimanere nel campo, magari finendo per fare qualcosa di simile, ma il tempo è poco e io mi devo decidere.
Decido di scendere dopo un bel po' di tempo speso a riordinare i pensieri nella mia mente, e vedo che Marika, mio malgrado, è già sveglia. Strano, di solito si sveglia a mezzogiorno, perdendo tutta la giornata. Le persone che fanno così non le capisco proprio, anche se io sono la prima a farlo perché anche io sono una dormigliona nata. Appena mi vede fa una smorfia.
- già che non hai nulla da fare, come al tuo solito, vai un po' a fare la spesa che non c'è niente in casa - sbuffo. Io odio fare la spesa. Ma poteva chiedermi cose peggiori, come ad esempio pulire per terra o lavare i piatti, così annuisco ed esco. Non ho fame, per cui non ho intenzione di fare colazione stamattina.
Mi dirigo a piedi verso il centro, e appena trovo un supermercato mi ci infilo. Guardo la lista della spesa di Marika. Certo che scrive veramente male. Mentre cerco di decifrare la sua scrittura orribile, sento una voce stridula. Mi volto. Oddio, ma quella è la Sabri insieme a Sascha? Ma sto sognando per caso? A quanto pare no.
Rimango imbambolata a fissarli per tantissimo tempo, così tanto che finiscono per accorgersene.
- Ciao...hai bisogno di qualcosa? - mi chiede Sascha, sorridendo. Io serro le labbra.
- Ehm...no...cioè...possiamo fare una foto insieme? - la Sabri e Sascha si guardano sorridendo e annuiscono all'unisono, così passo il telefono a Sascha e ci facciamo un selfie. Parliamo un po' e quando ci salutiamo, sospiro, ripensando a quello che gli ho chiesto. Non voglio essere una normale fan come tante altre per loro, voglio diventare qualcosa di più. Guardo di nuovo la foto che ho appena scattato con loro. Sono venuta pure male, si vede che sono a disagio. Uffi, ma perché non mi accontento mai di niente?
Sì lo so, in questa situazione, più delle altre, si può vedere quanto la mia mente è in confusione e quanto posso apparire strana per questa ragione. Nemmeno quando incontro per caso i miei idoli riesco ad essere felice!
Questo periodo che sto passando mi sta dando i nervi, ero così felice ai tempi della scuola, ma non me ne accorgevo, anzi, volevo uscire al più presto, odiavo alla follia ogni giorno della settimana in cui la mia mente così creativa e sognatrice era obbligata a starsene rinchiusa in quattro mura a sentire ogni parola che usciva dalla bocca di quei professori così odiati.
Beh, se c'è una cosa che ho capito in questo periodo così incasinato della mia vita è che non ci si accorge di quanto è preziosa una cosa fino a quando non la si perde.
Eh sì, questa frase descrive la mia vita in questo momento.
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