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Ero così eccitata di andare ad aiutare mio padre a lavoro che non ho chiuso occhio stanotte.
Mentre un sacco di pensieri e idee mi frullano in testa, entro in bagno e cerco di apparire un po' più presentabile lavandomi la faccia, legandomi i capelli in una bella coda e truccandomi leggermente.
Di solito non mi trucco mai, solo per le grandi occasioni, e so che oggi non è una giornata come tutte le altre.
Mi vesto non come una scappata di casa ma nemmeno benissimo, voglio stare solamente comoda. Alla fine dopo aver buttato all'aria tutti i vestiti ancora piegati con cura in valigia da mia mamma, perché io non so piegare, mi metto dei leggins neri con una striscia bianca di lato, una felpa dei Mates nera e bianca e delle adidas. Diciamo che non mi sento molto colorata oggi, ma con i Mates non si sbaglia mai.
Scendo e vedo che mio padre sta facendo colazione con una faccia assonnata. Lui è un pigrone e non ama molto le ore del mattino. Anche io sono come lui, ma ultimamente sono iperattiva, e di solito non dormo proprio la notte, ho sempre un sacco di pensieri che mi tengono sveglia. Beh, forse perché mi sono successe un sacco di cose in questo periodo.
Mi avvicino a lui e gli do un bacio sulla guancia. Sorpreso da quel gesto, mi sorride e borbotta qualcosa con la voce ancora impastata dal sonno, forse un buongiorno. Io sorrido e mi dirigo in cucina a prepararmi la colazione.
Dato che stanotte non ho dormito mangio come un bue e dopo aver aspettato che mio padre si preparasse, usciamo insieme per dirigerci in negozio, che non è molto distante dal Duomo.
È elettrizzante l'idea che io, una ragazza di diciannove anni appena compiuti, uscita quest'anno dal liceo artistico mi ritrovo dietro un bancone di un negozio strapieno di videogiochi. Potevo considerarlo il mio primo lavoro, anche se avevo la strada spianata dato che il proprietario del negozio era mio padre, ma almeno mi facevo un po' di esperienza e invece di sprecare il mio tempo in casa a impazzire dietro gli ordini di Marika, facevo passare un po' di tempo in attesa di scegliere il corso universitario meno schifoso.
Dopo essere stata dietro al bancone per un bel pezzo, e aver fatto le prime esperienze con la cassa e con dei clienti leggermente puntigliosi, approfitto del negozio libero di clienti per passeggiare un po' per il negozio esplorando tra i vari scaffali stracolmi di videogiochi. Mentre inizio ad avere un po' di dimestichezza con il negozio, sento suonare il campanellino della porta, ma intravedo subito un volto conosciuto.
Mi acquatto dietro a uno scaffale e lo esamino meglio. Ciuffo castano, occhiali e fisico minuto.
Accidenti, ma quello è Surry!
Non posso crederci. "Lavoro" nel negozio di mio padre da solo un giorno e già mi imbatto nell'incontro che speravo? Impossibile!
Mio padre non sembra dargli tanta importanza (certo, lui non sa che io sono una fan sfegatata sua e dei suoi amici!), e continua a trafficare sul suo computer.
Surry sembra abbastanza disorientato, forse è la prima volta che entra nel negozio di mio padre, ma vedo che si sofferma molto nell'area Minecraft. Beh, per forza, è il suo gioco preferito.
Faccio un respiro profondo e decido di andare a parlargli. Mi dirigo a grandi falcate verso di lui cercando di non farmi prendere dal panico ma più mi avvicino e più sento che le mie ginocchia tremano.
Alla fine riesco a raggiungerlo e mi fermo a pochi metri di distanza da lui, in attesa di attirare la sua attenzione. Oh, andiamo, ma dov'è la Beatrice che conosco? Decido allora di schiarirmi la voce e non appena lui si gira esordisco con un
- Ehi, sono Beatrice, ma puoi chiamarmi anche Beby, ormai tutti mi chiamano così perché sono una nana, comunque...puoi vedere dalla felpa che io sono una tua grande fan, trovo magnifico quello che fai ogni giorno, sei bravissimo a giocare a Minecraft e si vede che hai molta esperienza, un giorno vorrei tanto diventare come te, cosa impossibile perché non ho la tua esperienza e la tua bravura, comunque volevo solo dirti che ti adoro, continua fare quello che fai, perché sei un grande! - ecco, ci risiamo. Quando sono a disagio mi metto a parlare a vanvera e ad una velocità incredibile. A giudicare dalla sua faccia non credo che abbia capito molto. È pietrificato. Rimane alcuni istanti fermo immobile e poi scoppia a ridere.
- wow, ho conosciuto tante fan, ma nessuna mi è mai stata così simpatica fin da subito! Devo dire che sei una grande chiacchierona, ma credo di non essere il primo che te lo dice! Allora Beby, anche tu sei qui in cerca di videogiochi? - scuoto la testa energicamente.
- no, io in realtà lavoro qui - Surry sgrana gli occhi, sorpreso.
- wow...sei giovane, quanti anni hai? -
- diciannove, ho appena finito la scuola ma mi sono subito riboccata le maniche! È un lavoro che mi soddisfa quindi lo svolgo volentieri, vendo videogiochi e i videogiochi sono la mia passione, ma richiede anche molte responsabilità come... -
- ...come ad esempio fare i modesti e rimanere al proprio posto - mi interrompe mio padre che stava guardando la scena divertito.
- ciao, sono il proprietario del negozio e suo padre - ammicca, rivolgendosi a Surry.
- ah...ho capito, sei qui perché tuo padre è il proprietario. Peccato, eri partita così bene! - dice scherzando.
- beh, ci si vede allora, Beby! - conclude, aprendo la porta e uscendo dal negozio. Che diavolo era venuto a fare lì se non ha comprato nulla?
Quando rimaniamo solo io e mio padre, lo fulmino con lo sguardo.
- uno dei tuoi tanti idoli? - sbuffo
- oh, stai zitto! Mi hai fatto fare una figura di merda davanti a Surry! Ma ti rendi conto? - mio padre sorride, e io non riesco ancora a riprendermi dallo shock.
"Ci si vede allora Beby" aveva detto. Forse era la famosa frase che tutte le fan si sentivano dire. Ma, non so per quale motivo, sapevo che avrei rivisto Surry in qualche modo. D'altronde Milano è grande, ma è solo una città dopotutto.

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