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Interlude - Fall To Your Knees

Da qualche parte, qualcuno stava mettendo il dito nella vecchia piaga, provava ad iniziare la stessa vecchia guerra.

E Yuuri non poteva arginare il flusso del crescente disagio nel suo petto che diceva che quello potrebbe essere il luogo dove lui e Victor avrebbero avuto la loro ultima occasione di separarsi ancora tutti interi. 

L'incidente nel quale aveva quasi ucciso Victor a Hong Kong non sembrava significare niente adesso. Quella cicatrice fresca sopra il suo fianco, quel filo di fiducia che avevano forgiato era adesso logorato dalla tensione dei ripetuti conflitti tra le loro due famiglie. Yuuri pensò che quella fosse una delle più grandi prove che avrebbe mai potuto affrontare, e se non ne sarebbe uscito vivo, allora significava che non era forte abbastanza.

Due anni dal suo primo vero incontro con Victor. Yuuri aveva ventun anni adesso, Victor venticinque, ed erano stati sei mesi atrocemente lenti per qualcuno che ripuliva gli scarti delle loro operazioni, tendeva agguati a carichi di armi e uccidere i loro uomini senza alcuna spiegazione o che ci fosse alcuna provocazione. Il primo erano solo dei container che si rivelarono vuoti e privi di qualsiasi cosa eccetto per del metallo arrugginito, pezzi di vecchi rifiuti e l'odore di morti in decomposizione. Poi c'erano gli uomini impiegati nei trasporti oltremare che non sarebbero più stati contattabili, ed a Yuuri era stato dato l'incarico di acciuffarli e ripresentarsi a mani vuote sia di armi che di uomini ogni volta.

Era trovare nuove fonti per la droga e le armi, e sentirsi dire che le suddette fonti avevano accordi esclusivi solo con i Russi. Erano dicerie su dicerie da fin troppe orecchie che dicevano che i Russi stavano offrendo beni a miglior prezzo a persone con le quali la famiglia di Yuuri aveva già contrattato. Era l'appiccicarsi alle caviglie come cani, era l'incessante ronzio di un parassita nell'orecchio, quell'irritante cosetta che ti metteva così sotto pressione al punto che eventualmente si sarebbe scagliato contro di essa per far sparire la fonte del disturbo.

Sei cazzo di mesi di quegli incessanti, implacabili punzecchiamenti, sei mesi di omicidi e continue perdite, ed in quel momento era pericoloso persino mettere un piede fuori dal Giappone.

La tensione interna alla famiglia e all'interno del Giappone era nauseante, arricciava i suoi tentacoli invisibili intorno alla gola di Yuuri e applicava la sua incrollabile pressione. Il giubbotto antiproiettile che adesso indossava sotto il panciotto era solamente un altro strato da aggiungere al suo fardello, e Yuuri non riusciva a ricordare l'ultima volta in cui era stato capace di fermarsi e prendere un respiro di aria veramente fresca.

Perchè tutto ciò riconduceva alla Russia, a Victor. Victor e i Russi, che erano appena capitati nella città nello stesso momento in cui la manomissione della loro spedizione era in atto; i Russi, che erano stati segnalati per essere invasivi nei territori in Thailandia e in Cina, che sarebbero dovute essere l'area degli scambi e del commercio dei Katsuki.

Tutto riconduceva a Victor, che era ritenuto essere più feroce, più spietato, più spaventosamente ambizioso di quanto lo era mai stato, e lo diventava sempre più ogni giorno.

Così era come qualcuno lo voleva far apparire, comunque sia.

Yuuri era rimasto costantemente in contatto con Phichit per avere informazioni, arrivavano suoi messaggi ogni giorno: c'erano foto, screenshots ed email; c'erano forti prove sulla posizione dei Russi quando le cose si sarebbero inasprite, che dicevano che nonostante fossero nello stesso posto, erano impegnati a fare qualcos'altro.

Più importante, sembrava l'esatta stessa cosa che stava accadendo alla Mafia, e quel qualcuno dietro di esso lo stava facendo puntare in direzione della famiglia di Yuuri.

Quei frammenti d'informazioni presentati al boss di Yuuri, cioè suo padre – che poteva sembrare allegro e innocuo, ma era tutt'altro – era una delle cose che tratteneva le due famiglie dallo squarciarsi nuovamente la gola reciprocamente, esattamente come fecero ventun anni prima, mesi prima che Yuuri nascesse. L'intera malavita concordò che fosse meglio per le forze della Russia e del Giappone lasciarsi in pace a vicenda, il controllo della legge ufficiale era intervenuto l'ultima volta, e ciò aveva reso il commercio solamente più duro per tutti.

Vecchie ferite, ovviamente.

L'altra cosa che successe fu che Yuuri chiese, quasi supplicò di essere colui che avrebbe parlato con Victor. Aveva già una posizione rilevante all'interno della famiglia nonostante la maggioranza non sapesse la verità. Ristabilì le sue forze e conoscenze col pretesto di ragionare, mentre la vera disperazione ribolliva nelle sue interiora. Lo fece per essere colui che avrebbe mediato con Victor e i suoi uomini in modo da mantenere quella tiepida pace, perché era chiaro ad entrambe le parti che ciò era solo un espediente per riaccendere il vecchio odio.

Yuuri non riusciva a concepire che potesse accadere una cosa peggiore, si vedeva con Victor da due anni, e sarebbe stato piuttosto testardo nel mentire a sè stesso se avesse detto che non avrebbe avuto problemi a separarsi adesso per via di tutto questo: c'erano sentimenti, troppi, ad essere onesto, troppo tempo al giorno passato a sognare ad occhi aperti e domandarsi cosa stesse facendo Victor, troppo pensare a lui. E definitivamente troppo tempo a sperare che Victor stesse pensando a lui a sua volta.

C'era troppa contemplazione su quanto si sarebbe realmente spinto per lui, per Victor Nikiforov. Yuuri sapeva che c'era un punto di non ritorno, e vedeva che ci si stava avvicinando velocemente.

Quindi entrambi avevano mantenuto un'opportuna neutralità tra le due famiglie, incontri dopo incontri circondati da innumerevoli uomini da entrambe le parti nei reciproci territori, le loro maschere incollate sulla pelle, la loro personalità repressa dall'autocontrollo, anche se Yuuri stava lentamente soffocando al di sotto della sua stessa facciata.

Non c'era nemmeno alcuna vera tregua quando continuava ad incontrare Victor nelle prime fasi di quell'imminente macello, avrebbero fatto i loro incontri con le persone che guardavano ogni interazione tra di loro, ogni parola ed ogni espressione che facevano senza nessuna occasione per un sorriso, per non parlare di un errore. Avevano sistemato ciò che era necessario sistemare, e dopo in quelle notti Yuuri sarebbe sgusciato fuori dal suo hotel per un po' di ore, e si sarebbe incontrato con Victor così che loro potessero spazzare via le loro frustrazioni col sesso.

Parlavano a stento, Yuuri non riusciva a pensare a qualcosa da dire, alcuna parola per colmare il silenzio della crescente distanza tra di loro, perchè non era che potessero parlare a riguardo, non poteva semplicemente chiedere che cosa stava succedendo, se Victor avesse saputo davvero qualcosa, dopotutto, come Victor non poteva chiederlo a lui.

Avrebbero anche potuto dire 'Non mi fido di te' ed andarsene immediatamente, il tipo di taglio più pulito che faceva sempre male il più delle volte, ma probabilmente quello che faceva marcire meno.

I fatti erano lì, ma più cose rimanevano irrisolte, più cercavano qualcuno da incolpare, più avevano bisogno di qualcuno da incolpare, più iniziavano a interrogarsi sulla verità su ciò che era proprio di fronte a loro.

Erano entrambi colpevoli di ciò, Yuuri lo sapeva, ed erano entrambi in una muta negazione che ciò era il modo in cui la faccenda sarebbe finita, stavano meglio non parlando affatto.

Quindi si abbracciarono davanti alla porta quando Yuuri arrivò, persi nei loro pensieri con le armi ancora cariche e pronte sotto lo spesso tessuto della giacca del completo, e Yuuri si sentì disperato. Disperato quando Victor lo strizzò contro il suo petto per non lasciarlo andare il più a lungo possibile, disperato perchè Victor sembrava stanco, esattamente come si sentiva Yuuri: Ia sua scintilla sbiadita a causa della mancanza di sonno, il suo sorriso reticente mentre arricciava gli angoli dei suoi occhi malinconici.

Ma disse lo stesso il suo nome, tutto un sussurro, come il miglior tesoro tenuto solo per sè stesso, un singulto dal profondo del suo petto che sembrava rilasciare un po' di tensione dall'inquieto atteggiamento di Victor. Non era 'Katsuki' dietro quelle porte chiuse, era ancora Yuuri per Victor.

E il disagio lo divorò lentamente dall'interno, perchè Yuuri stava solo cominciando a comprendere il modo in cui il suo cuore si stringeva al pensiero che Victor non avrebbe più pronunciato più il suo nome in quel modo, come se fosse qualcosa di più. Probabilmente era già oltre il punto di non ritorno.

Quindi finivano sempre per fare quel sesso urgente e selvaggio e, con i loro corpi stretti insieme il più possibile, frustrati ed eccitati e troppo fuori di testa per l'altro per distinguere il momento in cui erano caduti nel letto per alleviare per alleviare il loro stress.

L'ultima volta che si erano incontrati, Yuuri aveva sentito qualcosa dentro di lui crollare mentre implorava Victor di dargli di più, di dargli tutto. Aveva la schiena schiacciata contro il petto di Victor mentre erano entrambi piegati sulle ginocchia, e Victor aveva stretto Yuuri così forte contro il suo corpo, possedendolo più a fondo di quanto avesse mai fatto in quella illusione che, forse, se si fossero fusi insieme in quel modo allora nessuno poteva sperare di separarli.

Quello fu due mesi prima, l'ultima volta che l'aveva visto, e quello fu anche il momento in cui iniziarono le voci sul rinnovato caratteraccio di Victor.

Negli ultimi due mesi Yuuri era stato confinato in Giappone per liberarsi di ogni possibile serpente interno, bloccato senza via d'uscita mentre le cose degeneravano, e quel bisogno di addossare la colpa a qualcuno, a chiunque, si era sparso in entrambe le loro famiglie, portando ad un terribile stato di comunicazione stagnante e crescente ostilità.

Allora, tra l'irritazione e animi in fermento; c'erano simultanee scoperte.

In un ultimo disperato tentativo, fatto per conto suo, Yuuri aveva contattato tutte le sue conoscenze, e Seung-Gil, un quieto mercenario più interessato ad aiutare sé stesso che Yuuri aveva incontrato nel suo primo viaggio oltreoceano, era stato in grado di confermare che la malavita Coreana adesso era in piena attività. Si stavano preparando per qualcosa. Le gang Coreane si stavano preparando a colpire una volta che sarebbe iniziata l'inevitabile ricaduta tra la Russia e il Giappone, bramosi del bottino derivato dalla guerra di altri.

E, contemporaneamente, quel manipolatore piuttosto abile aveva mandato un messaggio ad entrambe le famiglie per un rendez-vous a Tokyo, tra tutti i posti. Un messaggio dal capo della famiglia Chung non diceva mai quello voleva, non dava mai risposte, diceva solo che era il tempo di sistemare le cose. Il messaggio entrò nella testa di Yuuri a ripetizione, quell'indovinello che non poteva nemmeno iniziare a capire, perché la famiglia Chung sarebbe dovuta essere in buoni rapporti con la sua.

L'istinto nelle sue viscere, nel suo corpo ed in ogni fibra della sua persona gli diceva che qualcosa di brutto stava per accadere in quell'incontro che si sarebbe tenuto entro due giorni.

Il tempismo era troppo buono, troppo ben piazzato nella zona di screzio per essere una coincidenza. Young-soo Chung del Sud Corea era un veterano, esattamente come Yakov Feltsman, che ormai era pronto a dare il pieno comando della Mafia a Victor da un giorno all'altro, e l'eccentrico Katsuki Toshiya, il padre di Yuuri. Chung era astuto ed esperto, e Yuuri non riusciva a riscuotere quel senso di terrore che tormentava il suo sonno.

Perché non c'era niente che Yuuri potesse fare, questa cosa era al di fuori della sua portata, fuori dal suo controllo, e quella soffocante mano d'ansia intorno al suo collo non fece altro che stringere le sue dita. Il padre di Yuuri in persona aveva deciso di andare a quell'incontro.

Yuuri non sarebbe andato, e sapeva che Victor invece sì in quanto Victor stesso l'aveva avvertito che in quel momento era Tokyo, dove attualmente Yuuri viveva mentre finiva i suoi studi.

Se le cose fossero diventate instabili, non ci sarebbe stato niente che Yuuri avrebbe potuto fare per impedire che il peggio accadesse, per Victor, e, nonostante non fosse cresciuto con suo padre, era comunque sia la sua stessa carne e sangue.

Quindi Yuuri era lì, e in quel momento si rigirava nel letto del suo monolocale, con le luci spente e le tende chiuse contro la perennemente impegnata notte di Tokyo fuori di esse, privo di riposo mentre si scervellava per pensare a qualcosa che potesse fare.

Era passato tanto tempo dall'ultima volta in cui si era sentito così debole, così inutile. Forse avrebbe dovuto semplicemente uccidere Chung prima che l'incontro potesse persino iniziare.

Il rumore del traffico nelle strade sotto continuava il suo costante baccano di sottofondo fatto di clacson strombazzanti e portiere che sbattevano mentre Yuuri fissava attraverso l'oscurità in direzione del soffitto, pensando troppe cose alla volta come faceva ultimamente. Victor Nikiforov era il primo e il principale pensiero della sua mente.

L'orologio digitale sul suo comodino segnava le dieci e tredici di sera. Non era così tardi, ma nemmeno così presto. Sapeva che ciò era sconsiderato, ci sarebbero stati occhi ovunque, orecchie ad ascoltare, persone appostate. Non importava, quella era la sua città, sotto il controllo della sua famiglia, sicura come lo era la città portuale di Hasetsu, e si sarebbe visto Victor se voleva.

Eppure, prima che Yuuri potesse persino saltare fuori dal letto e mettere i suoi piedi nudi sul tappeto spesso, ci fu un quieto, continuativo bussare che risuonava fino alla sua stanza dalla porta d'ingresso.

Con una scarica d'adrenalina e il battito impazzito, pronto, raccolse una pistola dall'angolo del suo comodino. Yuuri sapeva la struttura del suo appartamento anche al buio, sapeva dov'era la cassettiera, dove era il sofà e il tavolino nel salotto, dove erano il tavolo e le sedie nell'area da pranzo abbastanza da camminare silenziosamente intorno a tutti quei dolorosi ostacoli nell'oscurità.

Quel bussare non aveva mai smesso, quel subdolo ma costante 'tok' sulla porta di legno che diventava più forte mentre Yuuri si avvicinava, finché non rimase dietro la porta stessa, pronto a tradirsi con il rumore metallico dello scatto dei chiavistelli e delle serrature.

Se fosse stato un visitatore che aveva brutte intenzioni allora la sua porta sarebbe già stata sfondata, se fosse stato qualcuno che conosceva avrebbe chiamato in anticipo. Poteva essere chiunque, e tutto ciò che Yuuri desiderava era che fosse Victor, anche se non gli aveva mai dato il suo indirizzo.

Decise di correre il rischio con una pistola in mano.

Il metallico scatto mentre faceva scorrere i chiavistelli e girava le serrature era irritante in quella quiete, e quando aprì la porta sui silenziosi cardini Yuuri si permise di prendere un respiro necessario a ripulire il suo corpo dalla tensione.

Perché Victor Nikiforov del cazzo era lì fermo nella fioca luca del vialetto esterno del condominio, le mani infilate in fondo nelle tasche del suo trench blu scuro sbottonato, il colletto teso in su in un angolo ostico per celare la sua faccia dai lati e da dietro.

Una sciarpa nera era avvolta alla rinfusa intorno al suo collo, e ancora Yuuri dovette meravigliarsi del fine completo al di sotto di quella giacca e quella sciarpa che si adattava al corpo di Victor come una seconda pelle. Un blazer color carbone e i pantaloni aderenti mostravano la vigorosa lunghezza delle sue gambe; al di sotto, un panciotto color ossidiana sopra una perfetta camicia bianca, e la sempre presente cravatta nera con un impeccabile nodo e un fermacravatta dorato.

Senza parole, Yuuri poté solo boccheggiare come un pesce fuori dall'acqua quando vide finalmente il volto di Victor, con i capelli arruffati per essere sgusciato di nascosto nella notte, le gote arrossate, il respiro accelerato, gli occhi vivi mentre guardava Yuuri con il suo sorriso a forma di cuore, e gli piombò addosso come il predatore quale era.

"Yuuuri". Ignorando la sua pistola, Victor rise nel silenzio mentre balzava per dare a Yuuri un abbraccio spezza-ossa, scuotendo Yuuri avanti e indietro in uno sforzo di convergere la sua eccitazione come un cucciolo riunito al suo padrone. Ed era come se, nel tempo in cui erano stati separati, Victor avesse già preso le sue decisioni, la mente lucida, niente più dubbi.

"V-Victor!". Tutto ciò che Yuuri poteva fare era balbettare mentre il suo cuore andava nuovamente ad un milione di miglia all'ora, l'euforia del suono del suo nome sulle labbra di Victor, come il modo in cui lo pronunciava continuava a suonare così bene. "Come? Cosa ci fai qui?"

Nei suoi vestiti da notte, una t-shirt lenta che mostrava troppo i suoi tatuaggi e i pantaloni larghi, Yuuri non si era mai sentito più nudo in vita sua. Lì nell'oscurità, sulla porta aperta del suo appartamento con la gelida aria notturna che si insinuava dentro, il rumore della città oltre il portone, le luci lampeggianti e la possibilità che le persone potessero vedere le due sagome che si abbracciavano nel suo appartamento se guardavano con abbastanza attenzione.

Victor Nikiforov lo stava abbracciando in tutta la sua gloria fatta completo, con tutti i suoi strati di tessuto e le armi nascoste, la sua reputazione e il suo nome, e ancora metteva tutto a nudo così inequivocabilmente a Yuuri per fargli vedere.

"Non pensi", Victor cantilenò nel suo orecchio con un soffio caldo mentre lo strizzava ancora più stretto, "che se sapevo chi eri quando ti ho incontrato, avrei scoperto anche dove vivi?", e ancora Victor non lo lasciava andare, canticchiando nell'ingresso mentre si rannicchiava contro la punta dei capelli di Yuuri con un sorriso.

E fu allora che Yuuri realizzò di poter anche respirare, il suo corpo traboccante di quel caldo sollievo mentre infilava le braccia sotto il trench di Victor, ricambiando finalmente l'abbraccio.

"Vero", concordò Yuuri, bofonchiando mentre chiudeva gli occhi, le domande adesso dimenticate.

"Sei stato impegnato, sembri stanco, Yuuri", commentò Victor dopo un po' di tempo, tirandosi indietro per pettinare via dagli occhi i suoi capelli arruffati, "ma sei estremamente tenero così, mi piace".

Era un po' troppo per il cuore di Yuuri in quel momento, era troppo stanco per rispondere alla schietta osservazione di Victor. Così Yuuri soffiò esasperato mentre di districava dalle braccia di Victor per chiudere la porta e chiuderla a chiave di nuovo con Victor Nikiforov dentro la sua casa effettiva, dove viveva e dormiva e pensava a cose riguardanti l'uomo davanti a lui.

"Cosa ci fai qui, Victor?", Yuuri domandò ancora mentre accendeva le luci per vedere meglio, il suo cuore in fiamme per la decisione di poter adesso guardare negli occhi di Victor.

"Mi mancavi, Yuuri", fu tutto ciò che Victor disse, con tono bramoso mentre sospirava la verità.

Fu allora che Yuuri capì che il punto di non ritorno era già passato da un pezzo.

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Si trattava della cosa più rischiosa che Yuuri potesse fare, permettendo a Victor di rimanere nel suo appartamento nell'attuale situazione, ma quando Victor calciò via le scarpe e si scrollò di dosso il cappotto, Yuuri non volle dire alcunchè per fermarlo, e ciò era un silenzio completamente diverso rispetto a quelli in cui si erano ritrovati prima.

"Quindi è qui che vivi?", Victor cinguettò mentre i suoi occhi blu viaggiavano sui tratti puliti e l'arredamento moderno dell'appartamento di Yuuri, prendendo il giubbotto antiproiettile e gettandolo sullo schienale della poltrona di pelle, le stringhe di munizioni sul tavolino di vetro, la giacca sullo schienale della sedia della sala da pranzo.

Al di là di quei segni disordinati dei flebili sforzi di tenere il posto pulito, quella casa era altrimenti disabitata, uno spazio consunto in cui Yuuri non riusciva davvero a rilassarsi. Quindi rimase allibito mentre Victor esplorava tutto con occhi brillanti come se il suo Natale fosse arrivato tutto d'un tratto, finchè i suoi occhi incorciarono di nuovo Yuuri, fermo lì, scalzo e vulnerabile nella sua stessa casa.

Victor lo raggiunse in un istante, dandogli un bacio delicato sulla fronte, un pollice carezzava la guancia di Yuuri con un tocco così estremamente affettuoso che Yuuri non sapeva cosa avesse fatto per meritarselo. E Victor sembrava preoccupato per la prima volta da quando l'aveva incontrato mentre lo esaminava a dovere, un sopracciglio aggrottato e la mascella serrata dalle preoccupazioni taciute.

"Stai pensando troppo a questa faccenda", Victor notò mentre si avvicinava, "Potevo vederlo sul tuo volto l'ultima volta, tendi a chiuderti quando hai cose che ti passano per la testa", e Victor gli scompligliò i capelli in uno sforzo di tirarlo fuori dal suo stato di chiusura. "Non voglio che tu faccia quella faccia, Yuuri."

Non ci furono negazioni, nessuna discussione che non volesse mostrare quella parte di sé neppure a Victor, quindi si imitò ad alzare lo sguardo su di lui, le labbra premute in una stretta linea mentre tutto ciò che voleva dire era sulla punta della lingua.

"Va tutto bene, non devi dire niente", Victor non fece pressioni per sapere di più, non fece pressioni per fargli dire ciò che aveva bisogno di dire, probabilmente non l'avrebbe mai fatto, avrebbe aspettato finchè Yuuri non l'avrebbe detto da solo. Invece tirò solamente la lenta maglia di cotone di Yuuri, e notò i suoi pantaloni a cavallo basso sui suoi fianchi.

"Rimettiamoti a letto", suggerì finalmente Victor, e gli diede una piccola spinta mentre lo faceva volteggiare, incombendo vicino da dietro e faceva scontrare il suo petto contro la schiena di Yuuri, facendo scorrere riverentemente le dita lungo la pelle modellata dei suoi avambracci nudi, e non aveva neppure mai toccato Yuuri così prima. "Mostrami la via, amore."

Victor non diede peso a ciò che lo circondava adesso che Yuuri camminava verso la sua camera da letto, sentendosi come un qualche adolescente timido quando la persona che realizzava di piacere così tanto lo stava seguendo, gli occhi fissi sulla sua schiena, e non si sentiva affatto sbagliato a lasciarsi in quel modo aperto, senza difese, non si sentiva di aspettarsi un coltello nella spina, o un colpo di pistola che non sarebbe mai arivato. Dopo aver faticato contro esso per così tanto tempo, Yuuri seppe cosa significava.

Assoluta fiducia. La distanza faceva in modo che il cuore prendesse delle decisioni prima che la testa avesse il tempo di realizzarlo, così sembrava.

L'enorme letto matrimoniale con le lenzuola bianche attorcigliate erano scandagliate dalla luce della lampada, un brillante faro nella monotonia della notte, Yuuri bramava il soccorso che il soffice materasso offriva, e anche Victor poteva vederlo.

Con movimenti precisi, Victor iniziò dai bottoni della giacca color carbone, le dita li lavorarono uno ad uno finchè non tirò via il braccio fuori dalle maniche sistemandola sullo sgabello al limitare del letto.

Dopodichè dormire era l'ultima cosa nella testa di Yuuri, specialmente con Victor che lo guardava mentre rimaneva lì con le fondine scoperte, le bretelle sopra il suo panciotto nero, le impugnature di metallo luccicavano alla luce come un invito a toccare.

Il fiato di Yuuri si spezzò nuovamente nel petto mentre Victor lo prendeva per i polsi, le dita sottili che stringevano tutt'intorno, sollevando la mano di Yuuri finchè le sue dita strofinarono il freddo metallo, lasciandole lì mentre faceva cadere le braccia ai lati.

"Pensaci tu, Yuuri". Allora Victor sorrise, gentile ed incoraggiante mentre rimaneva nella morbida luce. Yuuri si domandò quante volte Victor l'avrebbe sorpreso, perché non avevano mai fatto neppure questo prima.

Così fece Yuuri, la mani molto più ferme di quanto sarebbero dovute essere, con una vita intera di pratica tirò via le pistole dal loro posto e mettendole vicino alle proprie sul comodino. Allentò le cinghie e sollevò le fondine sopra la sua testa, ed allora lui era solamente Victor Nikiforov, lì nel suo completo.

Victor canticchiava la stessa melodia come faceva sempre mentre Yuuri lavorava con i suoi bottoni, prima sul suo panciotto, sfilandolo via dal petto una volta finito, poi ci fu la cravatta e la camicia, i gemelli dai suoi polsi, e poi Victor rimase lì a torso nudo, l'unica cosa che rimaneva erano i suoi pantaloni.

Yuuri l'avrebbe sempre fissato, questa volta ancora di più, perché Victor era ancora più definito di quanto lo era prima. La linea sul suo petto, le linee dei suoi obliqui e i solchi dei suoi addominali. Rilassato, e tuttavia sembrava comunque pronto a colpire ad un qualsiasi dato momento, il suo corpo levigato in un'arma vera e propria che quel calcario aveva tirato fuori in quei mesi. Yuuri non aveva bisogno di chiedere se le voci sulla sua nuova ritrovata ferocità fossero vere, non quando poteva vederlo da solo.

Quello che voleva sapere era perché.

Victor vide la domanda sulle sue labbra prima che Yuuri potesse persino aprire la bocca, rispondendo mentre slacciava la cintura e prontamente lasciò cadere sul pavimento intorno ai suoi piedi. "Ho deciso che mi stavo stancando di non essere in grado di vederti come si deve, quindi ho fatto qualcosa a riguardo. Ho pensato di smarcherare Chung prima che fosse pronto", fu tutto ciò che Victor offrì, così difatti spinse Yuuri di nuovo sul letto e lo costrinse a distendersi in mezzo alle soffici coperte e i cuscini.

Il cuore di Yuuri non si sarebbe mai abituato a ciò, e impennò mentre Victor si sistemava nel letto vicino a lui, la testa sopra il suo petto si rannicchiava vicino al suo fianco per avvolgere il braccio sul suo addome. Ancora una volta, i loro corpi si toccavano il più possibile.

"Il tuo cuore sta impazzendo", Victor ridacchiò, "come se non avessimo mai dormito insieme, Yuuri", lo provocò baciando il punto in cui il cuore di Yuuri stava battendo sotto la sua gabbia toracica, rannicchiandosi ancora più vicino.

Yuuri stava nuovamente crepitando, le mani coprivano i suoi occhi per l'imbarazzo mentre Victor si allungava per spengere la lampada.

"Dormi bene, Yuuri", e Victor lo baciò nel buio prima di risistemarsi giù, casto e disinvolto in un nuovo miscuglio di intimità di cui Yuuri non sapeva di aver bisogno adesso.

Yuuri accolse quel peso sul suo petto, era solido e qualcosa di tangibile intorno al quale poteva avvolegere le braccia, qualcosa di sostanziale, e non sarebbe mai potuto essere un onere se Yuuri era colui che lo voleva in primo luogo

Pensò che forse stava davvero già sognando, lontano nelle nuvole in quella realtà alternativa dove le cose non erano così complicate come a lui sembrava, ma ciò era reale, perché Yuuri si addormentò.

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Yuuri si svegliò con quel familiare peso premere sul bacino, un bruciore nella sua anima e una febbre sul suo collo, arrossato dalla testa ai piedi con un diverso tipo di disperazione aggrappata al suo corpo.

"Svegliati, Bella Addormantata", biascicò Victor, mordicchiandogli la carotide. Fu allora che Yuuri si svegliò a dovere, sobbalzando dall'incoerenza del sonno alla sveglia lucidità in un rapido respiro mentre apriva gli occhi. Perché era Victor a premere giù le sue natiche con nient'altro addosso a parte i suoi slip neri, a cavalcioni su Yuuri mentre la luce del sole squarciava attraverso un buco nella tenda, cadendo in una perfetta linea di illuminazione sulla posizione estremamente suggestiva di Victor.

Yuuri pensò che forse era ancora addormentato mentre guardava Victor, i suoi capelli in tutte le direzioni ma curati, il suo sporco ghigno, e i suoi occhi che guardavano dall'alto Yuuri come se fosse ora di fare colazione.

Yuuri non sapeva nemmeno che cazzo di ore fossero, aveva dormito molto, sapeva ciò per via del sole alto, ma necessitava di quella profonda dormita più di quanto pensasse, necessitava quella fresca sensazione nei muscoli e la lucidità mentale che gli dava. Tutto ciò era grazie a Victor, che stava ancora sopra di lui, piuttosto contento di vedere Yuuri contorcersi sotto di lui.

E non poteva sopportare di staccare via gli occhi per guardare l'ora comunque sia, non riusciva a capire perché qualcuno avrebbe voluto voltare lo sguardo da ciò. Non riusciva nemmeno a dare voce alla parola 'buongiorno' per paura dell'inintelligibile rumore che avrebbe scaturito nella sua stanza, quindi questa volta Yuuri semplicemente mugolò, sentendo il calore correre sulle sue guance, arrossendo.

"Sveglio adesso, mh?", Victor rise con un movimento dei suoi fianchi, sentendo la dura erezione di Yuuri premere contro la sua entrata tra i glutei coperta dalla stoffa, i suoi occhi diventarono minacciosi mentre faceva ciò. "E felice di vedermi, penso."

"Mh, lo sono". Era stato colto troppo di sorpresa per affrontare quel Victor frivolo, già troppo di fuori dopo solo pochi minuti dopo essersi svegliato, e quello fece solo brillare Victor dalla gioia.

"Toglitela", arrivò presto il comando, e Victor strattonava la sua maglia mentre lo diceva, tirandola sul suo stomaco per baciare il suo petto, su per la gola, su per la mascella mentre tirava su l'indumento, togliendolo, e finalmente baciò la bocca di Yuuri, volteggiando per il richiamo dell'imminente piacere.

"Così è meglio", ed era completamente bramoso quando guardò il corpo di Yuuri, gli dei del vento e dei fulmini tatuati sul suo braccio, il caos pervaso sulla sua pelle. "Molto meglio."

Allora il vero bacio arrivò, fatto di denti e rude mentre Victor premeva i suoi fianchi, strusciandosi contro di lui per finirlo finchè Yuuri non riuscì a pensare, finchè non trascinò le mani su per le linee flesse delle coscie di Victor, su per serpenteggiare sotto il tessuto delle mutande così da poter affondare le dita nella soda carne delle natiche di Victor.

Victor ringhiò solamente a ciò, sorridendo perfidamente contro le labbra di Yuuri prima di spingersi via un po', così provocatorio che faceva male. "Ti ho mai detto, Yuuri, che amo farti contorcere sotto di me?"

E, oh, quando Victor parlava così, basso e minaccioso e pieno di potere. Era la via migliore per mandare Yuuri in contocircuito, per far esplodere tutti i circuiti nella sua testa in uno sbuffo di fumo. Ovviamente Victor lo sapeva, perché era uno dei suoi modi preferiti di torturare Yuuri, di finirlo e farlo scattare.

"Sei così tenero", Victor tubò nel suo orecchio con un caldo sospiro, la sua personalità da cagnolino sparita da tempo. "Sai che questo è ciò che mi fai, quando ti siedi su di me così. Vorrei scoparti così forte che non riesco a pensare lucidamente."

E Victor continuò solamente a ruotare i finchi avanti e indietro, lavorando all'interno dei pantaloni di Yuuri, che divenirono un casino appiccicoso mentre Yuuri separava i glutei di Victor per strusciarsi contro di lui, in un disperato calore come un qualche adolescente malato di sesso.

Poteva contare in una mano le volte in cui aveva fatto suo Victor, solo perché gli piaceva essere preso da lui molto di più, e quello sguardo animalesco nei suoi occhi era la ragione. Ma se ciò era quello che faceva a Victor, allora Victor era più forte di quanto pensasse, perché Yuuri era impotente davanti della pura tentazione seduta su di lui in quel momento. Da qualche parte nella profondità della sua mente, annotò che doveva testare quel suo autocontrollo la volta successiva.

"Capisci quello che mi fai, Yuuri?", e Victor era al limite del sadismo adesso, il bacino si fermò, la mani ingabbiarono Yuuri mentre incombeva su di lui per rendersi il centro del suo mondo.

"Victor, ti prego", fu tutto ciò che Yuuri riuscì a dire, un gemito sulle sue labbra mentre abbandonava le sue inibizioni con una spinta di bacino.

Ricevette in cambio un broncio combattuto mentre i tendini nel collo di Victor diventavano tesi per l'autocontrollo, i suoi occhi selvaggi e famelici e così grandi che Yuuri pensò di poterci annegare. "Yuuuri, così non giochi pulito."

"Ti prego", Yuuri piagnucolò di nuovo, girandosi per mordicchiare i polsi di Victor perché non sapeva cosa fare per fare sì che Victor gli desse ciò che voleva.

Victor imprecò mentre scattava a sua volta, le pupille sgranate come Yuuri sapeva sarebbero diventate le sue. "Bene", Victor si abbassò per borbottare sulla gola di Yuuri, un caldo avvertimento di pericolo sulla sua pelle, "Ti farò venire così, allora."

Fedele alle sue parole, Victor lo fece. I loro corpi si cullavano insieme in un incantesimo di lussuria, la mano di Victor si muoveva tra di loro per tirare fuori il suo pene dalla cima dell'elastico, liscio e duro nella sua stretta mentre tirava la sua erezione per fare uno spettaco memorabile a Yuuri.

Ed era troppo da reggere per lui, guardare Victor Nikiforov cavalcarlo mentre si masturbava allo stesso tempo, così con un'ultima esaperata spinta di bacino Yuuri venne senza vergogna nei pantaloni, tirando giù Victor con tutta la sua forza in un disperato tentitivo di avere frizione e qualcosa in cui essere dentro.

Le dita affondarono più in profondità nella pelle di Victor mentre praticamente miagolava il suo nome, l'estasi inondava le sue vene mentre gli alluci si curvavano sulle lenzuola. E dopo ascoltò il fiato roco di Victor mentre la mano si muoveva più veloce, sentendolo inspirare e balbettare nella sua gola mentre si sedeva di nuovo, gli occhi chiusi con tutti i muscoli attorcigliati sotto tensione.

Rapito, Yuuri guardò la mano di Victor muoversi più veloce, i suoi fianchi spingersi nel suo pugno chiuso, i muscoli dello stomaco serrati. Yuuri vide il momento in cui il suo corpo si disfece, grugnendo quel suono primitivo, espirando e venendo tutto sopra al corpo di Yuuri.

I toraci si abbassavano e alzano velocemente mentre si prendevano il loro tempo per respirare, ansimando mentre ritornavano al raziocinio e all'autocoscienza.

"Buongiorno, Yuuri", infine ridacchiò Victor, guardando giù e vedendo il casino che aveva fatto.

"Buongiorno", borbottò Yuuri in risposta. Il pulirsi poteva aspettare, ancora non sapeva nemmeno che ore fossero.

"Sembri rinfrescato". Con uno sbuffo, Victor ricadde accanto a lui per rimettersi nuovamente comodo.

Yuuri trovò la camicia che avevano gettato via e si accigliò quando Victor rise nuovamente mentre guardava Yuuri ripulirsi, lo scomodo casino nei suoi pantaloni avrebbe dovuto aspettare una doccia.

"Non costringermi a tirartela addosso", avvisò Yuuri mentre riscopriva il suo solito atteggiamento per la prima volta da mesi, e non potè fare a meno di arrendersi di nuovo quando realizzò il perché. "Ma lo sono, grazie a te". Allora gettò via la camicia in favore di un altro buon bacio del buongiorno. Victor l'accolse con un compiaciuto borbottio e le braccia aperte.

"Avrai bisogno di esserlo per quando incontreremo Chung-"

Victor non aveva neppure finito la frase prima di sentire Yuuri irrigidirsi per una ragione interamente diversa. Quella sensazione di felicità mattutina era sparita, le sue mura inflessibili tornarono su in un istante quando Yuuri fu costretto a ricordare l'impotenza che ancora dovevano affrontare.

"Cosa c'è, Yuuri?", chiese Victor, secco e circospetto.

Ed era adesso o mai più se voleva iniziare a parlare a Victor di quelle cose, di lavorare insieme, di aiutarsi a vicenda, di fidarsi l'uno dell'altro.

"Questa volta non sarò io a venire, Victor". Non esisteva una cosa come 'mai più', Yuuri aveva deciso che sarebbe stato ora.

Ciò non significava che a Victor sarebbe piaciuto quello che doveva dire comunque sia, non significava nemmeno che avrebbe capito, perché poi guardò verso Victor, che lo stava fissando a sua volta con uno sguardo vuoto in faccia, come se Yuuri avesse appena parlato una lingua che non riusciva a capire.

"Perché no?", arrivò il quesito, come se Victor non avrebbe dovuto nemmeno aver bisogno di chiedere una tal semplice domanda.

Abbandonata l'opzione di parlare, Yuuri rispose con un sospiro rassegnato. "Perché è complicato", e Yuuri non stava mentendo quando lo diceva, non avrebbe avuto senso per chiunque non sapesse la verità su di Yuuri. Per quanto competente e capace fosse, era pur sempre considerato adottato nel cognome Katsuki, non di sangue in tutti i sensi.

Avrebbero al più presto mandato Mari piuttosto che Yuuri, una legittima figlia riconosciuta, impegnata a gestire le operazioni della loro famiglia ad Osaka tutto da sola.

"No, io non ci sto". Victor allora si accigliò, interrompendo i pensieri di Yuuri. "Tu verrai e ciò è definitivo". Ed era chiaro che avesse preso una decisione su qualcosa che aveva pianificato in un battito di ciglia. Yuuri capì tutto.

"Victor", lo avvisò di nuovo Yuuri, "non puoi, sembrerà sospetto". E anche mentre lo diceva, Yuuri stava ancora sperando che Victor potesse farcela.

"Non sembrerà sospetto se non mento, Yuuri", Victor parlò basso, serio mentre fissava gli occhi su Yuuri con la piena forza delle sue prossime parole. "Contatterò la tua famiglia e dirò che non mi fido di nessuno che verrà a parte te. Ho contrattato con te tutto questo tempo, ha senso, quindi faranno meglio a capirlo bene."

Yuuri non riusciva a trovare le prossime parole mentre morivano sulla sua lingua, sorpreso ancora una volta dalla disinvoltura con la quale Victor diceva cose che Yuuri faticava persino a pensare. "Come puoi dirlo così facilmente?"

Victor gli arruffò i capelli, tirandoglieli via dagli occhi mentre lo stesso sguardo che Yuuri aveva visto la notte scorsa gli attraversava il volto, risoluto.

"Perché, è facile, Yuuri."

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Erano passati solo quindici minuti. Dopo una breve doccia insieme e il tempo sufficiente per entrambi di vestirsi si ritrovarono nuovamente lì davanti alla porta di Yuuri, entrambi pronti nei loro tre pezzi e le cravatte, utilizzando quel giorno per prepararsi al giorno seguente.

E nella quiete Yuuri prese finalmente la decisione. Aveva bisogno di dare qualcosa in cambio a Victor per mostrare la sua fiducia, per quanto il gesto potrebbe essere minuscolo. Così, mentre Victor indossava il suo trench alla marinara, Yuuri si fece avanti, nuovamente intimidito. Sarebbe dovuta essere finita a questo punto del gioco, sarebbero dovuto essere con chiunque altro apparte Victor.

Con rapide mani e tutta la sua abilità, Yuuri infilò la mano nel taschino di Victor prima che quest'ultimo potesse vedere cosa gli stava dando, scegliendo di allontanarsi e fissare il pavimento mentre Victor emetteva un suono confuso e guardava cosa era.

Yuuri udì il sussulto sorpreso prima di sentire Victor schiacciarlo nuovamente in un abbraccio, quei grandi occhi blu ed acquosi, facendo il suo ridicolo sorriso. "Yuuuri!", Victor quasi cantò, "Sei veramente il migliore."

Victor lo strinse forte, bloccandogli l'aria nei polmoni mentre protestava in quanto sgualciva il suo completo. E chi avrebbe pensato che la chiave del suo appartamento avrebbe fatto così felice Victor.

"La prossima volta accomodati", Yuuri disse finalmente, sperando che ci sarebbe veramente stata.

Victor se ne andò, e Yuuri solo dopo realizzò il pericolo che entrambi avevano corso la scorsa notte, e realizzò di essere terrorizzato da esso mentre stava per affrontare una delle peggiori cose che potesse accadere. Peggio degli ultimi sei mesi, peggio del giorno seguente, persino peggio di essere scoperti. Peggio di tutto ciò messo insieme.

Non c'era alcun brivido questa volta, solo terrore e nauseante sudore freddo che lo rese irascibile per tutto il resto della giornata, meditabondo e determinato. Aveva trovato una sua propria risolutezza, e se aveva fatto quella scelta allora si sarebbe attenuto ad essa, sarebbe solo dovuto essere abbastanza forte da fermare il peggio che era quasi accaduto.

Perché dopo nemmeno dieci minuti da quando la porta si era chiusa dietro Victor, Minako era arrivata bussando, domandandosi perché fosse così in ritardo.

-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_

Ovviamente Victor Nikiforov liberò la strada. Metà dei pezzi importanti protestarono, metà erano d'accordo che mandare Yuuri sarebbe stato meglio, solo perché lui era più sacrificabile del capo della famiglia. Fortunatamente, nessuno pensò che fosse discutibile o sospetto da parte dei Russi richiedere la presenza di Yuuri al loro fianco. Invece si diffuse nella famiglia che Yuuri era bravo a contrattare con Victor, e Yuuri non riusciva a non ridere tra di sé, perché la verità era che era terribile a contrattare con il vero Victor, lo schietto, affascinante, infantile Victor che riusciva far arrossire Yuuri – qualcuno con una temibile reputazione per conto suo – in un batter d'occhio. Avrebbe veramente dovuto fare qualcosa a riguardo.

Così com'era, Yuuri era colui che sarebbe andato all'incontro adesso, e tutto ciò era così incredibilmente cliché che voleva sbattere la testa contro un muro. Di vecchio stampo in tutto e per tutto, Chung aveva richiesto un uomo per ogni gruppo che venisse da solo in un magazzino abbandonato in mezzo ad altri simili nell'area industriale vicina a Tokyo Bay.

Si sarebbero potuti incontrare in un casinò di classe, in un sobrio bar con liquore di qualità, almeno in un tradizionale ryokan Giapponese per cenare, ma no. Chung aveva reso chiare le sue intenzioni organizzandolo in un magazzino, in quanto non si riuscirebbe a sparare a qualcuno in qualsiasi altro posto che Yuuri aveva pensato.

Così eccolo lì, nella fresca aria di metà mattina, avvolto negli strati della sua pelle multicolore, il suo classico completo e la cravatta nera, il giubbotto anti proiettile e la spessa giaccia doppiopetto per celare il suo carico protettivo. Aspettando impazientemente con gli uomini posizionati nell'area ai quali era stato dato l'esplicito ordine di non muoversi finché non avrebbe detto altrimenti, esattamente come Victor avrebbe detto ai suoi uomini così come avevano pianificato.

Yuuri rimase nel largo quadrato di sole che cadeva nel magazzino attraverso la gigante porta a rullo, guardando l'intero dell'edificio, svuotato di qualsiasi cosa ad eccezione delle ragnatele, escrementi di topo e vecchi container per il trasporto che erano stati messi fin troppo strategicamente per i gusti di Yuuri.

Le ombre si nascondevano negli angoli, dietro ogni container, aspettando nel puzzo di vecchia ruggine e di celati inganni. Ciò gli faceva accapponare la pelle, i suoi istinti alla lotta ruggivano di contrattaccare prima che ci fosse persino una minaccia reale. C'erano tante stanze in cui spostarsi se fosse stato necessario, tante ombre da rendere sue, invitandolo tanto quanto lo minacciavano.

Nessuno di quei container era posizionato per fornire una fuga coperta, tutto sistemato lontano dalla porta in una distesa di calcestruzzo esposto. La pelle sensibile dietro le scapole di Yuuri prudeva, e ancora Yuuri aspettava nelle fauci del gigantesco edificio colmo dei colori scuri degli intenti malati.

Il ritmo costante dei passi composti portò Victor da lui, vicino, la sua espressione ostile, la mascella rigida, gli occhi pronti ad uccidere. Guardò Yuuri mentre arrivava, una camminante rappresentazione della Mafia Russa, un completo dal design elegante, nero su nero, le scarpe lucidate, le spalle larghe che finivano affusolate nello snello girovita.

Sembrava pericoloso, minaccioso, la definizione stessa di intimidatorio, e Yuuri pensò che fosse fottutamente bello.

"Facciamola finita e chiudiamo questa faccenda, va bene?", Victor chiese biascicando, non permettendosi il rischio di lasciar sfuggire i suoi sentimenti.

Quindi camminarono fianco a fianco nel magazzino per aspettare, il silenzio tra di loro era socievole, cosa che probabilmente Chung non si aspettava.

Non si sarebbe potuto vedere sul suo volto molto invecchiato mentre entrava, comunque sia, l'argentea saggezza dell'età avanzata striava i capelli neri sulle tempie, i suoi occhi grigi taglienti ed intelligenti, e stava indossando un completo su misura come quello di Yuuri.

Non si disturbò a salutarli mentre sgusciava dentro, i passi sicuri, a mento alto mentre altri uomini entrarono dietro di lui. Yuuri ne contò dieci, la sua testa immaginava centinaia di possibilità differenti mentre pensava alle opzioni. Se li avesse semplicemente uccisi tutti adesso...

"Pensavo di dover venire da soli?" il sorriso di Victor non contagiò i suoi occhi mentre batteva il piede, il suo tono privo dell'allegria che il gesto offriva.

Chung, di corporatura minuta, sorrise solamente di rimando, "Non ho mai detto che io non avrei portato nessuno". Allora si voltò verso Yuuri, guardandolo da cima a fondo, e Yuuri poteva sentire di essere soppesato e misurato nel lasso di tempo che scorse, il suo istinto urlava mentre il momento si dipanava. "Quindi Toshiya ha mandato il più giovane, dopo tutto", osservò quieto.

Cosa vuoi, vecchio?", si intromise Victor con un sospiro impaziente, chiaramente provocato dal modo in cui Chung guardava Yuuri, i suoi capelli tirati indietro, l'intelligente luccichio degli occhiali, "Mi sei costato uomini e soldi, e tempo prezioso che avrei potuto passare nel letto con la mia dolce metà. L'unica ragione per cui non sei morto è perché voglio sapere cosa stai combinando."

Victor non sprecò tempo nell'arrivare al sodo della questione, come al solito, e Yuuri aveva ancora da dire una parola, stava ancora pensando rapidamente alle possibilità della situazione, e non gli piacevano nessuna di esse. La tensione nel magazzino crebbe ad ogni battito cardiaco, la crescente instabilità che dava ai nervi.

"Tu non sei colui per il quale sono venuto qui a parlare, ragazzo", e Yuuri dovette riconoscerlo a quel vecchio, che era ancora composto come sempre alla faccia della tempesta racchiusa negli occhi di Victor.

E con ciò i sospetti di Yuuri vennero confermati, seppe che Chung era lì per il sangue della mafia. Quando il conflitto si diffuse ventun anni prima, la sua famiglia subì gravi perdite quando si ritrovarono in mezzo al fuoco incrociato. La moglie di Chung, il figlio maggiore, tutto sangue sulle mani dei Russi. Sarebbero stati completamente spazzati via se non fosse stato per la famiglia di Yuuri

'Il tempo di sistemare le cose', diceva la missiva, e in quel momento il puzzle si completò. Ventun anni dopo, Chung stava provando ad iniziare una guerra di nuovo ed aveva fallito i suoi ripetuti tentativi. Quello era il suo ultimo disperato sforzo.

Gli uomini di Chung li circondarono da dietro in una barricata a semicerchio, adocchiando Victor e Yuuri allo stesso modo mentre l'aria si affilava con la promessa di spargimento di sangue.

"È uno spreco di tempo", finalmente Yuuri si intromise, il tono freddo come l'aria che lo circondava, ed era irritato in quanto non l'aveva capito prima, frustrato. Non aveva visto bene le ragioni come avrebbe dovuto, tutto ciò che riusciva a pensare era che qualcuno aveva provato a spingerlo a combattere con Victor. "Il passato è nel passato, pensi di provocare la mia famiglia spingendola a fare qualcosa che non sei abbastanza forte a fare da solo?", e Yuuri si avvicinò al suo punto di rottura ad ogni parola, alimentando il caratteraccio in subbuglio di Victor, dietro di lui.

Le cose stavano degenerando esponenzialmente nella direzione sbagliata, più velocemente di quanto Yuuri avrebbe potuto prevedere, le ombre danzavano agli angoli in un richiamo alla violenza mentre quel cruciale momento si teneva al precipizio del caos.

Young-soo Chung ovviamente non era affatto lì per parlare, perché si limitò a fare quella malevola scrollata di spalle, fissando entrambi a turno mentre il branco di uomini si muoveva in preparazione, non così fiduciosi come lo erano due secondi prima. "Pensavo che se fosse venuto Toshiya sarebbe stato più affabile nell'usare la vita del qui presente Signor Nikiforov come mezzo per assicurare un'alleanza."

"Alleanza?", Yuuri rispose impassibile, digrignando i denti mentre ricacciava indietro un ringhio, "dopo aver ucciso anche i nostri uomini?". 'Dopo aver detto di voler uccidere Victor', era quello che Yuuri pensò. Con ogni parola pronunciata, Yuuri si muoveva il più subdolamente possibile verso Victor, gli occhi incollati sugli uomini di fronte a sé, aspettando l'arrivo della prossima mossa.

"Ah, una svista da parte mia: non penso che le cose rimarranno civili tra di voi abbastanza a lungo da essere trovati. Heh", ridacchiò tra di sè Chung come se quello fosse ancora un gioco, folle ed eccentrico come il padre di Yuuri.

Ogni muscolo del corpo di Yuuri urlò mentre Chung lo guadava, decine d'anni di odio e sogni di vendetta nei suoi vecchi occhi. "Non devi essere per forza coinvolto in questo, finisco Victor qui, e potrai andartene. Toshiya capirebbe."

Fu allora che il corpo di Yuuri prese da solo la decisione su quanto si sarebbe spinto per lui, muovendosi di puro istinto con i pensieri lasciati indietro mentre l'aria del magazzino finalmente esplodeva con l'improvviso fragore dei colpi di pistola sparati da una singola canna in rapida successione.

"No!", Yuuri si lanciò nella linea di tiro con un potente slancio delle gambe, arrabbiato, disperato, spaventato di non essere abbastanza veloce. E mentre il tempo si dilatava tra la vita e la morte come faceva sempre, mentre volava nell'aria, mentre i proiettili colpivano uno ad uno, Yuuri arrivò alla conclusione che, giubbotto antiproiettile o no, avrebbe fatto ugualmente quell'esatta stessa scelta.

Yuuri colpì il pavimento con un tonfo sordo, gli occhiali caddero dal naso, metà ansimando, metà grugnendo mentre di accartocciava su sé stesso in un ammasso di tessuto ed arti, dimentico del silenzio scioccato lottando per non svenire. Perché ancora una volta, giubbotto antiproiettile o no, era stato sparato a bruciapelo, e faceva lo stesso un male cane come un martello automatico nel petto anche se i proiettili non avevano raggiunto la pelle.

Eppure, nonostante tutto, riuscì a rotolare e fissare male Chung, che finalmente sembrava sorpreso, che finalmente capiva di aver fatto un errore sottostimando Yuuri.

"Non sono lui", Yuuri tossì la sua affermazione, la mente lucida, finalmente in grado di dire quello che il suo cuore voleva esprimere, "e Victor è mio."

Arrivò a pensare che sarebbe stato meglio morire. Il dolore rimbalzava nel suo corpo mentre il patetico suono dei suoi ansiti riempiva il magazzino, e, steso lì con la visione a tunnel e l'udito distorto, era ben consapevole degli occhi di tutti su di lui. Degli occhi di Victor su di sé steso ai suoi piedi, dicendogli tutto ciò che voleva che sapesse con quell'azione.

"Yuuri, tu..."

Era lo stesso sinistro silenzio prima della tempesta, nella quiete della pace temporanea Yuuri fu felice di non aver mai fatto di Victor Nikiforov un suo nemico, perché l'uomo guardò giù verso di lui. Vide che Yuuri aveva offerto tutto pur di tenere quella cosa tra di loro, di tenere Victor al sicuro, e in cambio Yuuri lo vide perdere il controllo.

Gli occhi di Victor stavano brillando pieni di minaccia mentre lo guardava e sorrise di nuovo, quella maliziosa curva della sua bocca che mostrava i suoi perfetti denti bianchi

"Hai sparato al mio Yuuri", fu tutto ciò che offrì come spiegazione prima di farsi avanti, non di fretta, non lentamente, ma al suo solito passo mentre prendeva le sue armi con una velocità impressionante e aprendo il fuoco alla faccia dello shock di tutti.

Yuuri guardò con visione sfocata mentre Chung si rovesciava sul pavimento con un grido, stringendo le rotule che Victor aveva sparato una dopo l'altra con una precisione ben assestata.

Poi, era in mezzo al resto degli uomini di Chung, imperturbabile anche mentre si avventavano su di lui tutti insieme, nessuno di loro abbastanza stupido da fare fuoco tra i suoi commilitoni.

Era terrificante come Victor faceva sembrare l'omicidio una graziosa danza, planando nei suoi passi prima di passare in rassegna con la sua rivoltella per rompere il naso a qualcuno, una piroetta con il suo corpo per scalciare all'indietro e rompere le costole con il tacco anche mentre sparava all'uomo di fronte a sé.

Ma Yuuri contò solo tre uomini morti quando sembrava che Victor sarebbe stato sopraffatto, perché non importa cosa dicano tutti, dieci contro uno non era una chance realistica, non importa chi fosse lui.

Quanto sarebbe stato ridicolo da parte sua salvargli la vita solo per farlo ammazzare pochi secondi dopo, Yuuri meditò tra sé mentre tentava di alzarsi.

Le grida e i grugniti della baruffa facevano eco attraverso l'edificio, la stoffa spiegazzata, il suono dei colpi incassati mentre Victor era sempre più vicino alla follia.

Fu il luccicante acciaio di un coltello che fece dissipare la nebbia dal cervello di Yuuri, l'affilata lama che catturò il sole mentre uno degli uomini lo estraeva dal cappotto per colpire Victor da dietro. Con ogni oncia dell'abilità che possedeva, Yuuri trovò la sua arma e prese la mira, sparando ad una gamba anche mentre rabbrividiva al pensiero di colpire accidentalmente Victor.

L'uomo cadde su un ginocchio urlando, tenendosi il buco sanguinante, chiaramente in panico. Victor vide l'apertura e sogghignò, lasciando cadere le sue armi per prendere la faccia terrorizzata dell'uomo tra i suoi due palmi e torcendo il suo collo con uno scrocchio brutalmente malato delle vertebre che si spezzavano.

Yuuri riuscì a far fuori un altro nello stesso momento, la sua mira stabile per colpire il centro di una tempia ignara, l'uomo morì prima di colpire il pavimento.

E poi Victor rimase tra i corpi disseminati con tre uomini rimasti, voglioso di combattimento con il sangue spalmato sulla faccia in un contrasto mozzafiato tra la profonda sfumatura di rosso e la pura sfumatura della sua pelle pallida.

Yuuri non avrebbe mai capito l'istinto primitivo che qualche volta prendeva il sopravvento che dava agli uomini troppo orgoglio per combattere con una pistola in momenti come quelli, come se combattere a mani nude potesse dare in qualche modo un ulteriore merito quando li avrebbe solo uccisi.

Victor prese il primo sfidante nel petto con un rapido calcio frontale, la gamba si alzò su mentre si poggiava sul suo piede posteriore per attaccare con il tacco e mozzando l'aria dai polmoni dell'uomo. L'uomo barcollò indietro con un grugnito, facendo disperdere gli altri due, e Victor non sprecò l'occasione

Poi Victor sferrò un inaspettato pugno sul suo corpo, usando lo slancio per portare l'uomo vicino e scansare il piede nemico da sotto. Yuuri deglutì rumorosamente mentre guardava Victor trattenere il polso dell'uomo e calpestare la sua spalla mentre cadeva, lo schiocco e lo scricchiolio delle giunture rotte era rumoroso anche mentre Victor calpestava ancora ed ancora.

E Viktor continuò, fuori di testa, i movimenti ripetuti del suo piede colpivano il volto dell'uomo, i suoi denti, il suo naso. Continuò anche mentre l'ultimo uomo riprendeva i sensi con la dimostrazione della brutalità per realizzare che non avrebbe vinto. Le sue mani avevano appena raggiunto l'interno della tasca prima che Yuuri lo facesse fuori, un colpo al petto, un colpo al collo, un ultimo colpo alla faccia, premendo il grilletto altre tre volte.

Fu solo quando non ci furono movimenti, nessuno in piedi, solo il suono di uomini doloranti e i respiri gorgoglianti delle vittime dalla furia di Victor che Yuuri si lasciò cadere di nuovo, il suo stesso respiro superficiale e rapido mentre le costole urlavano.

Poteva sentire Chung grugnire in agonia, in una via di mezzo tra la coscienza e la consapevolezza mentre il dolore lo controllava. Poteva sentire Victor fermarsi, sentire il pesante vuoto del silenzio mentre Victor tornava da qualsiasi parte dove era andato nella sua rabbia.

Con la guancia premuta contro il gradito freddo del cemento, Yuuri guardò nuovamente mentre Victor si inginocchiava con i pugni insanguinati e gli occhi vuoti per prendere le sue pistole, la mascella serrata, la faccia di Victor Nikiforov indossata di nuovo, perfetto nella sua impenetrabile oscurità.

Victor regalò un proiettile a ciascuno, non dicendo una parola mentre li finiva tutti per lasciare Chung per ultimo, e torreggiò sul vecchio uomo, impassibile in tutto il suo potere con le ombre che ne conseguivano, e premette il grilletto con gli scricchiolii esplosivi della canna, inflessibile contro il rinculo.

Victor svuotò entrambe le stringhe di munizioni contro l'ormai cadavere, premendo il grilletto anche quando gli scatti vuoti della mancanza di proiettili presero il posto dei giri carichi.

"E Yuuri è mio", finalmente dichiarò Victor. C'era quella nuova lucentezza nei suoi occhi blu oceano, possessiva, avida, protettiva, maniacale, e Yuuri seppe che ciò era tutto per lui.

Non avevano semplicemente oltrepassato il limite, l'avevano cancellato dall'esistenza.

Perché poi Victor corse da Yuuri, cadendo in ginocchio persino prima di aver smesso di correre con una scivolata sui ginocchi sul calcestruzzo. Sollevò Yuuri, fuori di sé mentre cullava il suo volto tra le sue calde, tremanti mani, e lo guardò come se fosse lui quello che era stato sparato, il suo volto era contorto dall'angoscia mentre lo controllava lentamente.

Yuuri poteva sentire il respiro veloce di Victor mentre si sedevano entrambi sul pavimento con i cadaveri che li circondavano, l'aria mattutina tornata alla sua solita temperatura adesso che il caos era passato. I loro uomini sarebbero arrivati lì a breve, nessuno con la testa a posto sarebbe rimasto indietro al rumore di così tanti colpi di pistola. "Questa è la seconda volta che mi salvi la vita."

"Victor..." e perché Yuuri non sapeva mai cosa dire quando si trattava dei momenti più importanti della sua vita, senza parole davanti alla dolce espressione di Victor.

"Per questo mi fido di te, Yuuri", sussurrò Victor, i suoi occhi chiusi dal puro sollievo dal momento che Yuuri non stava veramente morendo.

"Il giubbotto antiproiettile, non era niente", ribatté a quelle preziose parole, caparbio, non credendo che Victor potesse avere così tanta fede in lui.

"Non avrebbe fatto alcuna differenza", ed ancora una volta Victor lo conosceva meglio di quanto conoscesse se stesso, il sorriso reale e sincero mentre portava i loro volti più vicini.

"Quindi non farlo di nuovo, perché non puoi fare qualcosa così altruista come quella e poi essere così egoista da lasciarmi indietro, Yuuri". Victor adesso stava brontolando, le labbra imbronciate mentre i suoi occhi divenivano acquosi causa dell'affetto travolgente.

"Non posso fare promesse a riguardo", e Yuuri aveva appena recuperato il respiro quando Victor glielo rubò ancora una volta schiacciandolo contro il suo petto con una mezza risata e un mezzo singhiozzo. Yuuri non poté fare a meno di fare lo stesso, avvinghiandosi a lui, nient'altro al mondo aveva senso a parte la persona tra le sue braccia.

"Allora stammi vicino, Yuuri"; Victor sussurrò nel suo orecchio, dicendo le parole che aveva sempre voluto dire, trasformandole in qualcosa di reale per le quali Yuuri sapeva già che avrebbe fatto qualunque cosa.

"Sono incollato a te adesso, non è vero?", ridacchiò Yuuri, cadendo sempre più giù e giù in quel sogno che era già divenuto realtà, la realtà desolata del caos che li circondava li avrebbe seguiti entrambi ovunque dal quel momento.

"Già, e non ti lascerò mai", fu tutto ciò che Victor disse.

E non c'era niente che avesse desiderato sentire di più nella sua vita.




Spazio della traduttrice

Ecco qua il nuovo capitolo, come immaginavo mi ci è voluto un po' più del previsto in quanto, come avrete visto, il capito non è lungo, è IMMENSO! E io che pensavo di pubblicarlo prima del 15...
Comunque sia, dopo questo mi prenderò una piccola pausa per dedicarmi ad un mio progettino, sempre Vikturi, quindi per un po' mi dedicherò solo a quello, ma non sarà molto lunga e penso che per dicembre ricomincerò a tradurre, mi mancano ancora diversi capitoli, uno più lungo dell'altro *suda malissimo*

Per fare due chiacchere insieme, potete contattarmi sulla mia pagina fb dove troverete anche il link per la versione efp.
Per il mio account personale clicca qui.

Alla prossima!


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