L'ultima battaglia - parte 3
«Ok, abbiamo le nostre armi adesso ma... ci manca ancora un piano.» dichiara Tony ironico come sempre.
«Non penso che servirebbe a qualcosa. Combattere contro quei cosi alieni è impensabile, sono troppi! Dovremmo raggiungerla sull'astronave madre però... non so...» spiego incerto, passandomi una mano dietro la nuca.
«Qual è il problema ragnetto? Hai paura per caso?» mi canzona Hawkeye. E Ilaria diceva che c'erano differenze fra i nostri universi, come no! Hawkeye è fastidioso in ogni universo, è un dato di fatto.
«No zuccone! È che potremmo esserle di intralcio, tutto qui.» ribatto alla sua affermazione.
«Credi che l'Avatar abbia intenzione di usare tutto il suo potere?» mi chiede Thor preoccupato.
«Non lo so, non mi ha detto nulla.» sospiro. «Avremmo dovuto chiederlo al suo doppio prima che se ne andasse.»
«Quindi che si fa?» domanda con pacatezza il dottor Banner.
«Non possiamo stare con le mani in mano. Analizziamo la situazione, assicuriamoci che non ci siano civili in zona. Poi andiamo a fare il culo a quegli alieni!» ci incita con foga e grinta Cap.
«Uuh, Capitano, linguaggio!» lo rimbecca la Vedova.
«Mi hai tolto le parole di bocca Natasha!» la appoggia Tony.
«Eh? Linguaggio?» dico invece io confuso.
«È una lunga storia» sospira Cap alzando gli occhi al cielo.
«Come, un'altra? Quante storie mi sono perso? Non ci sono nel mio universo!» mi agito io portando le mani alla testa.
«Posso trasferirmi da te allora?» aggiunge Cap rivolto a me.
«Cosa? Captain America vuole trasferirsi a casa mia? È.. è fantastico!» esclamo raggiante.
«Non intendevo questo»
E allora cosa intendeva? Bah, meglio non pensarci troppo.
«Basta perdere tempo, muoviamoci.» ordina una ragazza d'impatto è vestita per lo più di rosso. Chissà chi è.
La seguiamo fuori dall'edificio, facendoci strada man mano che incontriamo quegli alieni, lavorando come una squadra, pronti a dare una mano all'Avatar.
******
«Ti stavo aspettando»
Oh cazzo.
«Davvero? Non dovevi disturbarti, sul serio!» sdrammatizzo io. Se c'è una cosa che ho imparato da Spidy, è che le parole sono un'arma eccezionale: puoi distrarre l'avversario, guadagnare tempo per pensare ad una strategia, distrarre il nemico o semplicemente sfotterlo, o come nel mio caso distendere i nervi facendo una chiacchierata non proprio in amicizia con qualcuno.
«Tu hai qualcosa che mi appartiene.» continua lui, ignorando la mia affermazione.
«Non so proprio di cosa tu stia parlando Thanos» replico io; se devo morire oggi, tanto vale prenderlo per il culo finche sono viva. Quando mai avrò un'altra occasione simile?
«Non scherzare con me umana. Consegnami le Gemme, e forse risparmierò il tuo mondo.»
«Seeee, come no! Quando qualcuno dice "forse" è ovvio che intende che lo farà!» lo sfotto ancora.
«ORA BASTA! Ti ho offerto la mia pietà, e tu l'hai rifiutata. Perciò perirai assieme a questo mondo, ma prima soffrirai guardandomi bruciarlo!» mi minaccia lui, venendomi contro e tirandomi un pugno, scaraventandomi contro la parete della sua nave che, all'impatto, si sfonda per la potenza del colpo, facendomi precipitare.
«Sono troppo giovane per morire!» urlo e, non appena sono abbastanza vicina ai grattacieli, mi preparo a lanciare una ragnatela, salvandomi.
Dondolo un po' per perdere velocità, atterrando vicino a Central Park.
Il cuore batte veloce, sento l'energia scorrermi in tutto il corpo.
È il brivido che cercavo da una vita, quel senso di adrenalina e pericolo che vivevo sempre nei miei sogni, e che sognavo divenisse realtà. È davvero questo quello che volevo per me? Si, non importavano le responsabilità, solo sentirmi viva, per una volta, avere un ruolo nel mondo.
Thanos mi raggiunge subito, parandosi a pochi metri da me.
Deglutisco, cercando di mantenere la calma; se mi deconcentro, mi ucciderà senza che io riesca a fermarlo.
Inizio ad attaccarlo, lanciandogli contro rocce mediante telecinesi (la Forza) ricavate dal terreno intorno a me, ma lui le distrugge a suon di pugni una dopo l'altra, avanzando sempre più.
Ok, inizio a preoccuparmi davvero.
«Tutto qui quello che sai fare?» mi deride con la sua voce profonda.
Non dargli retta, ignoralo, ignoralo ignoralo ignoralo ignoralo ignoralo...
È ormai a me prossimo, fa per assestarmi in altri pugno, ma una ragnatela lo blocca.
«Che cosa?»
Mi allontano, spostandomi in lato per notare felicemente che Spidy ha lanciato una delle sue ragnatele, che Hulk tiene salda tra le mani.
«Bel lavoro montagna verde!» si complimenta testa di tela, ricevendo un sorriso sornione da parte dello spinacio.
Uno dopo l'altro, gli Avengers si mostrano, mettendosi in fila (e in posa ovviamente) uno affianco all'altro, pronti a combattere.
«Siete arrivati.»
«Temevi la nostra ritirata? Mi dispiace deluderti ma la ritirata non è nel nostro stile» scherza Tony, mentre atterra con stile. Il solito sbruffone.
«E nemmeno la resa.» aggiunge Cap più serio e decisamente motivato, tenendo saldo lo scudo vicino al corpo.
«Credete di potermi sconfiggere? Voi umani siete solo degli illusi!» esclama Thanos attirando la nostra attenzione, tirando il braccio e trascinando verso di sé Hulk, che viene colpito da un poderoso pugno del Titano che lo scaraventa lontano.
«Hulk!»
«L'ho ha colpito come niente fosse» afferma esterrefatto Clint.
Parto all'attacco, riversando potenti fiammate su Thanos, ma lui si difende con la mano, e sembra che solo quello gli basti a difendersi.
Gli Avengers si uniscono a me, colpendolo con tutto quello che hanno: frecce, fulmini, raggi di energia e scudo, ma niente sembra ferirlo.
Devo ricorrere alle Gemme, non ho altra scelta.
È come ho fatto i giorni scorsi durante l'allenamento, richiamo a me l'energia, caricandomi, per poi scatenarmi su Thanos, colpendolo con delle potenti onde di energia.
L'attacco funziona, e Thanos finisce nel bel mezzo del parco, furibondo.
«Bel colpo!» mi dice Spidy, ma quello non è bastato a fermarlo, infatti si rialza e torna alla carica.
Si avvicina pericolosamente a me, e iniziamo un corpo a corpo dove lui tenta di stendermi con i pugni e io evito i suoi attacchi meglio che posso; nonostante la sua stazza, è piuttosto agile e anche veloce.
Mi prende di sorpresa alle spalle, abbattendomi e lanciandomi contro un'auto.
«Guarda come termino i tuoi compagni.» ghigna squadrando gli Avengers, che si preparano a difendersi.
Thor lo colpisce col martello, scagliandogli contro fulmini e saette che però non lo intimidiscono minimamente, e anche lui come Hulk viene lasciato via.
Thanos afferra per i piedi Ironman mentre è in volo, gettandolo addosso a Cap con grande potenza, per poi afferrare una macchina e lanciarla contro le due spie, che schivano agilmente il colpo, venendo però sorpresi dai chitarrista, arrivati sul posto, ferendoli entrambi.
Alla scena sussulto, terrorizzata da quello che potrebbe accadergli dopo, temendo il peggio.
Anche Wanda tenta di colpirlo più o meno come ho fatto io prima, e Thanos reagisce allo stesso modo, arrivando a lei e colpendola violentemente all'addome, facendola stramazzare al suolo.
«I tuoi amici cadranno, uno dopo l'altro.» ribadisce Thanos per intimorirmi e farmi cedere, ma so bene che non posso consegnargli le Gemme, altrimenti l'universo sarà spacciato.
«Hey sbruffone!» lo richiama Spidy, ragnatelandogli la faccia. Disgustato, Thanos rimuove le ragnatele dal volto, prendendo Spidy per il collo.
«No! Lascialo!» urlo precipitandomi verso di lui, venendo colpita da un suo calcio e sbalzata nuovamente contro l'auto.
Spidy si dimena cercando di liberarsi dalla presa ferrea del Titano, con scarsi risultati. Lo sbatte a terra e inizia a calpestarlo, una, due, tre volte, mente io disperata verso lacrime contro di lui.
«No basta, lascialo stare!» ripeto, non suscitando nessuna reazione nel nemico, che imperterrito continua a schiacciare Peter fino a che questo non si muove più.
«No.» sussurro inginocchiandomi, fissando il corpo immobile di Peter.
«Ahahahahah» ride profondamente Thanos, con l'odio, l'avidità e lo scherno nella voce, rallegrandosi della mia debolezza.
«Ora dammi le Gemme» mi ordina rude, ma io non lo ascolto.
Sento la rabbia montarmi dentro, sento di star per scoppiare, sento il potere in me che lotta per uscire, che mi implora di distruggerlo, di ridurlo in brandelli, di farlo soffrire come ha fatto soffrire me.
«NO»
Alzo gli occhi su di lui, ormai senza controllo, scatenando una strana reazione nel mio corpo: mi illumino, divenendo una fonte di luce bianca, a partire dagli occhi. Non ragiono più, il mio corpo si muove da solo, mosso solo dall'istinto, dalla rabbia nei suoi confronti.
Sembro un essere composto di luce; sono diventata energia pura.
Senza più controllo sulla mia mente, lo colpisco con furia, riversando su di lui tutta la mia energia.
Lo scaravento lontano, e in volo lo seguo, colpendolo con i pugni facendogli prendere ancora più velocità, prima dalla stessa altezza, poi da sotto di lui, lanciandolo in aria, e poi picchiandolo con più forza dall'alto.
Sotto di lui si crea un'immensa voragine, dal quale si rialza, ma non gli do tregua e lo colpisco ancora con appuntite lance di metallo, trapassandogli le gambe per impedirgli di muoversi.
Lo sento gemere dal dolore, e questo mi incita a continuare a ferirlo, senza pietà, come ha fatto lui con Spidy.
Sollevo ogni oggetto mobile situato sulle strade a me vicine, ammassandole in una solida sfera che surriscaldo per fonderla, compattandola.
La direzioni contro il mio avversario, che sfila le lance dalle gambe e si allontana correndo, schivando il colpo.
Ritento ancora, creandone in una volta una dozzina, che scaravento su di lui e nell'area circostante, distruggendo parte degli edifici, non pensando all'incolumità dei miei compagni, perché in quello stato non riuscivo a pensare razionalmente.
Una delle palle di metallo lo colpisce al braccio sinistro, ustionandolo interamente nella parte esterna, ma questo non è bastato a ucciderlo.
Decido di passare ad un attacco diretto, così mi fiondo su di lui, colpendolo a velocità della luce, e sprofondiamo assieme nel terreno, finendo in un tunnel della metropolitana.
Mentre si rialza, lo trafiggo all'addome con una stalattite di diamante, e lui sputa sangue per la ferita; sento una strana eccitazione dentro di me, un barlume di sadismo che non credevo di possedere.
Che cosa mi è accaduto? Da quando sono così?
Ormai è fatta, l'ho sconfitto, ma sento che non mi basta.
Lo voglio uccidere, voglio fargliela pagare per tutto il male che ha causato.
No, questa non sono io! Non è giusto ucciderlo, se lo faccio vuol dire che non sono diversa da lui!
Sono l'Avatar, non predico la guerra è la morte!
BASTA!
La mia coscienza e la ragione tornano a farsi sentire nella mia mente, e capisco che mi sono scatenata abbastanza. Riprendo il controllo di me, e pian piano la luce che mi avvolgeva si dissolve, e vado a terra confusa e disorientata, mentre Thanos, di nascosto, tira un sospiro di sollievo.
Si era accorto che non ero in me, che le sue parole e le sue azione avevano scatenato questa strana reazione, qualcosa che non aveva previsto e che mai si sarebbe immaginato, come io del resto.
Non lo avrebbe mai ammesso, ma quando avevo preso a brillare in quel modo si era preoccupato; l'energia delle Gemme, condizionata dalle mie forti emozioni, aveva preso il controllo, dando sfogo ai miei desideri più profondi e agli impulsi più violenti del mio essere.
Mi rialzo, dopo aver fatto dei profondi respiri, riflettendo un attimo su quanto appena successo.
Non so cosa mi è preso, ero fuori di me! Avrei potuto colpire gli Avengers o Spidy, dannazione! Quando avrò finito qui, chiederò spiegazioni a Odino stesso. Forse è una cosa legata all'essere l'Avatar; il mio potere era al massimo, nemmeno in allenamento avevo raggiunto una potenza simile. Sarà meglio che scopra al più presto qualcosa in più sugli Avatar passati, sperando che ce ne siano stati.
«Sei debole. Non hai nemmeno il coraggio di uccidermi, ingenua ragazzina.»
«Adesso dici così, ma quando ti stavo malmenando un attimo fa stavo scappando come un vigliacco!» lo schernisco io.
«Tsk, tu non puoi niente contro il potere di Thanos! Arrenditi o-»
«O cosa?» lo interrompo. «Devo farti presente che ti ho infilzato come uno spiedino o non te ne sei accorto? Io non coglie ucciderti, e non certo per debolezza. Ti ho già sconfitto, non è necessario toglierti la vita. Ormai hai perso, Thanos.»
«Non finisce qui, mocciosa! Io sono Thanos, il più potente essere dell'universo, non mi farò battere da-»
«Si si, ho capito! Non serve ripetermelo sai?»lo interrompo nuovamente, avvolgendo il suo corpo nel diamante, creando una simpatica statua del mio nemico, tenendogli libera la testa e il braccio dove si trova il mio souvenir.
Gli sfilo il Guanto dell'Infinito, dove noto si trova la Gemma della Mente tolta a Visione, indossandolo al posto suo; il guanto contro ogni aspettativa si uniforma alla grandezza del mio esile braccio.
«Wow, mi calza a pennello!» commento ammirando il ricordino di questo scontro.
«Adiós, Thanos!» lo saluto, avvolgendo nel diamante anche le parti mancanti del suo corpo, ricoprendolo poi con diversi strati del prezioso minerale, creando una prigione abbastanza resistente da bloccarlo.
Il blocco di diamante nel quale si trova è luccicante, oltre che a prova di evasione, per cui lo trasporto al piano di sopra, seguendolo subito dopo.
«Spidy!» mi precipito da lui, appoggiando la testa sul suo petto per ascoltarne il battito.
Tum tum. Tum tum.
«È vivo!» esulto, sollevandogli la maschera per controllare il respiro.
«E respira ancora!»
Tony, con l'armatura ammaccata, mi raggiunge assieme a Cap, messo non tanto meglio di lui.
«Tony, puoi analizzare le sue condizioni con l'armatura?» chiedo speranzosa e ansiosa di sapere in che condizioni versa. Probabilmente ha delle costole rotte, ma spero che non abbia emorragie interne, altrimenti rischia la vita.
«No, mi dispiace.» risponde tristemente.
Il suo petto si alza lentamente, torno a percepire il suo respiro.
È rallentato e irregolare.
«Merda!» impreco maledicendomi per la mia incompetenza in questo campo. Se sapessi usare meglio i miei poteri potrei curarlo seduta stante, ma non conoscendo l'entità e la gravità del danno non posso fare nulla.
«Oh no, Spidy! Non lasciarmi adesso, hai capito? Non mollare! Non ti permettere di farlo! Spidy!»
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