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Il tuo Bucky

[Washington DC]

Nella sua vita ha alloggiato in una così grande quantità di celle che non ricorda neanche più cosa sia una casa.
A dire il vero, non ricorda nemmeno più il suo nome. Solo ricordi vaghi, confusi, labili come onde del mare gli attraversano il cervello di tanto in tanto.
E tanto per cambiare, si trova in una cella in questo momento. Una strana cella.. Una stanza dall'aria stantia, le pareti bianche in cui si mimetizza anche la porta. E poi c'è una finestrella, piccola ma necessaria, dalla quale entra una leggera brezza e un po' di luce.
Peccato che si trovi ad un'altezza discutibile, e l'uomo comincia a saltare per cercare di guardare fuori.

Per una frazione di secondo ecco di nuovo la libertà, il rumore del traffico, i passanti per strada, i grattacieli.. e poi di nuovo i mattoni bianchi, monotoni, così noiosi da farlo quasi arrabbiare.
Questa situazione è alquanto ridicola.
Giusto per assaporare ancora quel piccolo scorcio di città, Bucky ricomincia a saltellare per guardare fuori, fino a quando non si stufa.

Si siede in un angolo, improvvisamente preso da una sensazione che non sa descrivere. Se fosse in possesso delle sue facoltà mentali la chiamerebbe tristezza, o malinconia, ma purtroppo non è capace di operare questo piccolo sforzo. C'è un motivo se l'hanno isolato lì dentro, d'altra parte.

Non passa molto tempo che la giornata prende una piega interessante. Di solito non passa nessuno di là, ma sente distintamente un rumore di passi che gli ricorda dell'esistenza di altri esseri umani oltre che lui. Si mette contro il muro, l'orecchio teso, avido di udire ancora almeno un suono.

[Natasha  P.O.V]

Sto camminando da una decina di minuti in questa scintillante prigione per reclute, sarebbe il caso di dire. Una volta entrati non c'è modo di uscire. Fury mi ha chiesto di fare un sopralluogo della zona, nello specifico il braccio dei prigionieri affetti da turbe psichiche o simili. È un lavoro noioso, che avrebbe potuto fare chiunque.
Forse ha evitato di chiedere a qualcun'altro perché vuole tenermi occupata sapendo che potrei invece rendermi utile da qualche altra parte, oppure potrebbe essere una mossa strategica.

Non è per vantarmi, ma di agenti del mio livello non ce ne sono molti altri in giro. Quindi se uno dei detenuti cercasse di evadere, cosa di cui dubito fortemente dato lo spessore delle pareti e la formidabilità dei cecchini qui intorno, potrei fermarlo senza problemi. 

Nessuno può sapere cosa passi per la mente alla Vedova Nera, perché con il passare degli anni mi sono costruita una corazza non scalfibile, impossibile da abbattere soprattutto perché è invisibile agli occhi dei più.
In realtà sono una donna semplice, condurrei una vita normale se non mi trascinassi dietro una serie di rimorsi che faccio fatica a conciliare con quello che sono adesso.
Non ho molte pretese, vorrei solo un po' d'amore, comprensione, fiducia.. cose che questo mondo non mi ha mai saputo dare.

E mentre un vortice di pensieri continua a insinuarsi nel mio cervello, seguito a camminare a passo marziale, senza lasciar trapelare alcuna emozione.

Arrivata a circa metà del mio percorso, tuttavia, sento un rumore. Colpi ripetitivi, ritmati. Provengono da una cella, la 502. Mi avvicino, cauta.

[Bucky P.O.V]

Ha funzionato! Ha attirato la sua attenzione..o meglio, l'attenzione di chiunque ci sia al di là del muro..

«Fammi uscire!» urla Bucky, deciso. Si è stufato di stare lì. Non ne può più.
Inizia a picchiare contro la parete con il braccio di metallo, dando vita così a quell'orrendo stridio di metallo contro metallo..

«Chi sei?!» risponde una voce femminile.
La domanda lo spiazza. In un primo luogo perché non saprebbe cosa rispondere, e poi perché non sarebbero da fare ad un prigioniero.

Ma Natasha ha un buon motivo per chiedere: in quel metallico fracasso riconosce la presenza di James Buchanan Barnes, il suo amante di un tempo, allenatore, e..fidanzato di Steve Rogers.

La donna cerca di reggere la forza del Soldato d'Inverno. È così brutale che sta cominciando a far cedere il portone. Gli allarmi rilevano la situazione di pericolo e iniziano ad emettere un fastidioso fischio intermittente.

La determinazione di Natasha non basta, Bucky riesce a sfondare la porta. Un braccio possente accartoccia letteralmente l'acciaio e divelle la parete; la Vedova arretra, una mano stretta sul cercapersone.

Il suo sangue freddo viene messo a dura prova, sente le mani prudere..mentre cerca di tenere Bucky occupato si porta il dispositivo all'orecchio..

«L'ho trovato. È il tuo Bucky.»
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Ciao belle persone :)
Sono tornata con una storia nuova sulla Marvel, spero che il primo capitolo vi incuriosisca. I personaggi saranno moltissimi, le loro storie si incateneranno indissolubilmente, ci sarà da ridere e da tremare, tra momenti di suspense e capitoli bollenti..

Spero sia di vostro gradimento, vorrei un po' di supporto..

Un abbraccio, gattina19

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