Strange birthdays
Quella mattina, in Sala Grande, la primavera era nell'aria.
Un lieve profumo di rose si poteva sentire da ogni angolo della Sala e sul castello era stato gettato un incantesimo che impediva al polline di entrare, idea venuta probabilmente dopo che la professoressa di Divinazione, qualche anno prima, aveva pianto chiusa nella sua stanza per una settimana, urlando a chiunque si avvicinasse che il suo Occhio Interiore si era danneggiato quando un ragazzo allergico le aveva starnutito addosso.
Mentre gli studenti si servivano di qualsiasi delizia a portata di mano, uno stormo di gufi planò dolcemente sui tavoli, consegnando pacchi, lettere e giornali ai destinatari.
Quando il suo vecchio gufo sfrecciò dentro il piatto pieno di bacon, James Potter quasi cadde dallo spavento. Quando si fu ripreso, ripescò il biglietto che il volatile, ora intento a beccare voracemente i suoi biscotti, gli aveva portato.
Lo aprì e lo lesse rapidamente, sgranando gli occhi. -RAGAZZI- urlò ai suoi tre migliori amici, attirando l'attenzione di metà degli studenti di Grifondoro presenti.
-Ehi Sir, hai mica sentito qualcuno che ci chiamava? Sai com'è, non ho sentito molto bene- chiese Remus al ragazzo seduto accanto a lui, che ridacchiò. Peter Pettigrew, intanto, sembrava indeciso tra ridere e spiegargli che sì, aveva sentito bene, era stato James a chiamarli.
Ma, prima che potesse prendere una decisione, James esclamò (un po' più piano stavolta, tanto che lo sentirono solo sedici persone più del dovuto): -Guardate qua!- e mostrò loro il biglietto, sorridendo entusiasta. Il biglietto recitava:
Egregio Signor James Potter,
Siamo lieti di comunicarLe che Lei è stato ammesso al prestigiosissimo Club dei Capelli Migliori di Hogwarts. Si tratta di un club esclusivo di cui soltanto pochissimi eletti sono degni di fare parte e, dopo un'attenta riflessione, abbiamo ritenuto che Lei possedesse i requisiti necessari. La aspettiamo per la prima riunione del club nel bagno delle ragazze al secondo piano, il giorno 27 marzo alle ore 2.00 p.m.
P. S.: porti lo shampoo
Remus guardò James e sperò che fosse tutto soltanto uno scherzo. Ma il sorriso sulla faccia dell'amico non si spense, anzi, se possibile, si allargò ancora di più.
Così guardò Sirius, in cerca di sostegno, ma si scontrò con un'espressione di stupefatto orrore. Il moro, gli occhi sgranati ancora fissi sulle poche righe del biglietto, sembrava non riuscire a credere a quello che aveva appena letto.
Quando finalmente riuscì ad alzare lo sguardo, esclamò, senza abbandonare l'espressione terrorizzata: -Com'è possibile che abbiano ammesso te e non me? Insomma, i miei capelli sono fantastici! Sono morbidi e puliti! Diglielo, Moony! Digli che ho più balsami di lui!
Remus si schiaffò una mano sulla faccia. Cosa aveva in mente il giorno in cui aveva rivolto la parola a quei pazzi squilibrati?
-AVETE SENTITO, GENTE?- stava urlando intanto Sirius, in piedi sopra il tavolo di Grifondoro -USO SEMPRE IL BALSAMO CONTRO I CAPELLI SECCHI E SFIBRATI! E NON HO NEMMENO UNA DOPPIA PUNTA! CHI VUOLE CONTROLLARE? SU, NON SIATE TIMIDI!
James era indietreggiato lentamente per un po' e poi era corso fuori dalla Sala Grande, e Remus provò l'istinto di seguirlo.
Ma, appena la testa di James fu sparita dalla loro vista, Sirius scese dal tavolo e sorrise agli altri due.
-Allora? Come sono andato?- chiese.
-Benissimo- rispose subito Peter.
-Sarebbe questa la vostra grande trovata per farlo allontanare il giorno del suo compleanno?- chiese invece Remus spingendo via una ragazzina del secondo anno che, incoraggiata dal discorso di Sirius, stava cercando di toccargli i capelli.
Peter annuì, fiero che l'amico avesse trovato così geniale la loro idea, e Sirius ribatté: -Beh, se avessi lasciato il compito a te, probabilmente gli avresti detto che c'era un fantastico club del libro in biblioteca a cui non poteva mancare.
Moony alzò gli occhi al cielo: -E come pensi di tenerlo occupato? Quando scoprirà che non esiste nessun Club dei Capelli Migliori di Hogwarts tornerà dritto in dormitorio!
Né Sirius né Peter risposero, ma un sorriso colpevole fece capolino sul viso del primo. -Per Godric, cosa avete combinato?
-Beh, potremmo aver chiesto ad Hagrid un aiutino...
-Che aiutino?
-Lo chiuderà in bagno finché non avremo finito di preparare la festa.
-MI STAI DICENDO CHE PASSERÀ METÀ DEL SUO COMPLEANNO CHIUSO DA SOLO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE?- urlò Remus, facendo scappare un paio di spaventati ragazzini del primo anno.
-Calmati Rem, non sarà mica solo. C'è Mirtilla in quel bagno, ricordi?
🌚🌝🌚
Il giorno dopo James Potter si svegliò così elettrizzato che quasi cadde dal letto.
Era domenica, quindi le lezioni erano sospese, si ricordò con il sorriso sulle labbra. E per di più era il suo compleanno. Non vedeva l'ora di vedere cosa gli avevano regalato i suoi amici, magari c'era un regalo anche da parte della Evans...
Continuò a fantasticare per un po' e poi decise di alzarsi. Ma nessuno, di comune accordo, gli fece gli auguri, e non vide nemmeno l'ombra di un regalo. Un po' deluso, seguì gli altri che chiacchieravano animatamente giù per le scale del dormitorio e fino in Sala Grande senza spiccicare parola.
Sperò per tutta la mattinata che qualcuno, anche Lucius Malfoy sarebbe andato bene, si ricordasse del suo compleanno, ma nessuno sembrava accorgersi di niente. Arrivò anche a controllare sul calendario che la data fosse quella giusta, ma era inutile cercare scuse: era il suo compleanno e tutti sembravano trovare più interessante parlare di Ricciocorni Schiattosi che fargli gli auguri.
Fu quasi con sollievo che vide arrivare le due del pomeriggio e con loro una possibilità di allontanarsi dai discorsi inutili dei suoi amici, che gli ricordavano in ogni momento la delusione del non ricevere nemmeno un 'Buon compleanno'.
Prese i quattordici flaconi di shampoo che aveva scelto con cura il giorno prima e si incamminò verso il secondo piano.
Ma, arrivato nel bagno delle ragazze (perché quello delle ragazze, si chiese), sentì la porta chiudersi alle sue spalle.
Istintivamente portò una mano dove avrebbe dovuto esserci la bacchetta, ma ricordò con rabbia che l'aveva data a Peter, il quale si era offerto di pulirla. La cosa gli era sembrata piuttosto strana, ma aveva accettato senza fare domande, infastidito dalla mancanza di attenzioni.
Ed ora era chiuso dentro il bagno delle ragazze, completamente solo.
-Questo è il bagno delle ragazze, se non l'hai notato- disse una vocina che sembrava provenire da uno dei gabinetti. -E tu non mi sembri affatto una ragazza.
James alzò lo sguardo e si vide davanti il fantasma di una ragazza dall'espressione tra l'arrabbiato e il malinconico.
-Mi dispiace, non volevo disturbarti, stavo aspettando altre persone...- cercò di scusarsi, ma evidentemente aveva detto la cosa sbagliata.
-Oh, ma certo, sei venuto qui per altre persone, nessuno viene mai qui per me! A nessuno importa mai della sola e malinconica Mirtilla Malcontenta!- ululò la ragazza fantasma, mettendosi improvvisamente a singhiozzare tanto rumorosamente che James sperò che qualcuno la sentisse e arrivasse a salvarlo.
Poi un'idea gli attraversò la mente.
-Mirtilla, ma tu sei un fantasma!- esclamò, come se se ne fosse accorto soltanto ora.
-Grazie tante per avermelo ricordato, come se non ne soffrissi già abbastanza! Non è bello essere morti, lo sai? Adesso ti metterai a prendermi in giro come fanno tutti! Mirtilla piagnucolona, Mirtilla antipatica, Mirtilla- ma non riuscì a dire che cos'altro era, perché grossi lacrimoni le colarono sulle guance e riprese a singhiozzare più disperatamente che mai.
Ormai al limite dell'esasperazione, James tentò di spiegarsi: -Non intendevo prenderti in giro, Mirtilla, volevo soltanto chiederti se potevi andare ad avvertire qualcuno che sono chiuso qui dentro così-
-Così cosa?- lo interruppe Mirtilla -Così potresti uscire di qui e non parlarmi mai più, vero? E poi andare a raccontare in giro che sono musona e brufolosa e e- singhiozzò di nuovo -Ma tanto a chi importa di me? A chi interessa parlare con la sola, musona e malinconica Mirtilla? Ma ho dei sentimenti anch'io, lo sai?
E, prima che il ragazzo potesse fare un ultimo, vano tentativo di spiegarle cosa intendesse, lei sparì dentro un gabinetto, singhiozzando più che mai.
Remus, Sirius e Peter, intanto, avevano finito di preparare la festa a sorpresa di James. La Stanza delle Necessità era addobbata in rosso e oro, con parecchie foto di James attaccate alle pareti e un cartellone che recitava 'HAPPY BIRTHDAY DEER IDIOT' che andava da una parte all'altra della stanza.
Dei tavoli ai lati della sala presentavano una spaventosa quantità di prelibatezze regalate dagli elfi domestici, dolci di ogni tipo provenienti da Mielandia e parecchie bottiglie piene di Burrobirra e Whisky Incendiario appositamente comprate a Hogsmeade (Sirius e Peter avevano dovuto faticare più del previsto per convincere Remus a non togliere punti a Grifondoro ogni volta che anche solo nominavano gli alcolici).
All'ora stabilita Sirius uscì dalla Sala per andare a prendere James. Sussurrò 'Alohomora' e la porta del bagno delle ragazze si aprì facilmente, rivelando un James seduto per terra che cercava di fare canestro con i rotoli di carta igienica nel gabinetto dove era sparita Mirtilla Malcontenta.
Il ragazzo si voltò di scatto, sentendo il rumore della porta che si apriva. -James, dov'eri finito?- esclamò Sirius fingendosi preoccupatissimo -Ti abbiamo cercato ovunque questo pomeriggio!
Ma lo sguardo di James si indurì. -Mi avete cercato eh? E invece io credo di sapere esattamente che cosa è successo.
La preoccupazione di Sirius adesso era decisamente reale. Non poteva aver scoperto tutto, dopo tutto quello che avevano fatto per tenerlo lontano, dopo la fantastica idea che avevano avuto lui e Peter...
-TU ERI INVIDIOSO PERCHÉ MI AVEVANO AMMESSO A QUEL CLUB E PERCHÉ HO I CAPELLI PIÙ BELLI DEI TUOI E MI HAI CHIUSO QUI DENTRO, MA NON È VERO CHE HAI PIÙ BALSAMI DI ME E NON TI PERMETTO DI-
Ma Sirius non seppe mai che cosa non gli avrebbe permesso di fare, perché il suo Schiantesimo funzionò alla grande. 'Levicorpus' disse, calmo, e lo portò fino al settimo piano.
Quando entrò nella Stanza delle Necessità, questa era già piena.
-Per Godric, ti ho detto di portarlo qui, non di ucciderlo!- la voce di Remus echeggiò nella sala.
-Continuava a blaterare che aveva i capelli più belli dei miei, ho dovuto punirlo. Non deve dire bugie.- rispose tranquillamente Sirius.
-Innerva- sussurrò Remus, scuotendo la testa.
James si risvegliò e lentamente mise a fuoco la stanza.
-SORPRESA- gridarono tutti gli invitati. Si alzò e si guardò intorno stupefatto. Un sorriso gli si dipinse sul volto, ma, prima che potesse dire qualcosa la musica partì e venne trascinato sulla pista da ballo da miriadi di corpi scatenati.
Fu una festa memorabile. Si divertì come non mai, ballando e bevendo, anche se non fino a ubriacarsi, perché voleva godersela tutta e non dimenticare nessun particolare di quella serata.
Preso dalla stanchezza, ad un certo punto, si sedette su una delle poltrone, simili a quelle della Sala Comune, che erano comparse magicamente ai lati della sala. Era stata una serata fantastica, si era completamente scordato delle precedenti ore passate nel bagno delle ragazze a sentire i singhiozzi di un fantasma dentro un gabinetto e non aveva pensato ad altro che a divertirsi.
Eppure c'era qualcosa che mancava. Si sentiva come se non fosse pienamente felice.
Istintivamente cominciò a cercare degli occhi verdi tra la folla. Sapeva che li avrebbe riconosciuti tra mille, che li avrebbe visti anche se fossero stati dalla parte opposta della stanza.
E finalmente un rosso fiamma attirò il suo sguardo, subito seguito da quel verde profondo che amava tanto. Si alzò, quasi senza accorgersene, e si avvicinò a lei. Quando le fu abbastanza vicino, i loro sguardi si incrociarono e il suo cuore perse un battito.
-Sei venuta- le sussurrò, quasi incredulo, avvicinandosi ancora.
-Non farti strane idee, Potter- rispose lei, ma sorrideva.
Desiderò con tutto il suo cuore, che probabilmente stava cercando di finire tutti i battiti di una vita in mezzo minuto, di poter ballare con lei, di poterla stringere a sé, con il suo profumo che gli annebbiava la mente e i loro cuori che battevano all'unisono.
Subito le dolci note di un lento si diffusero nell'aria. Dopotutto era la Stanza delle Necessità.
-Balla con me, Lily- lo disse con naturalezza, e assaporò il suo nome, chiedendosi perché l'avesse sempre chiamata per cognome. Lily non rispose, ma sorrise e allacciò le braccia al suo collo. James appoggiò le mani sui suoi fianchi, con delicatezza, come temendo che potesse scappare da un momento all'altro, e sentì il suo brivido sotto la sottile stoffa del vestito.
La avvicinò a sé lentamente e sentì improvvisamente di aver dimenticato come facesse a respirare normalmente quando la testa di Lily si appoggiò al suo petto. La guardò. Aveva gli occhi chiusi e un sorriso timido faceva capolino sul suo viso.
Quasi involontariamente, tolse una mano dal suo fianco e la posò sulla sua guancia, accarezzandola lentamente. Lei aprì gli occhi all'improvviso e lui non seppe più resistere. La tirò a sé e le loro labbra si sfiorarono. La mano di Lily si posò sulla sua nuca, arruffandogli i capelli e attirandolo ancora di più a sé.
Fu come un brivido. Come la sensazione di cadere nel vuoto, ma con la consapevolezza che ci sarebbero sempre state due braccia pronte a prenderlo al volo e stringerlo in un abbraccio. E James sapeva che sarebbe potuto precipitare in quel vuoto fantastico in ogni momento della sua vita senza stancarsi mai, se avesse avuto la certezza che alla fine ci sarebbe stata lei, ad aspettarlo, con gli stessi occhi verdi e il sorriso timido con cui lo stava guardando ora.
Un fragoroso applauso partito da chissà chi inondò la Stanza delle Necessità, mentre entrambi sorridevano, Lily assumendo lo stesso colorito dei suoi capelli.
Poi qualcuno gridò: -Guardate là!
I due, seguiti dalla folla entusiasta, corsero alle finestre e guardarono il cielo, dove, visibile da tutta Hogwarts, si stagliava contro l'oscurità la scritta:
DITEMI CHE NON CI METTERETE SETTE ANNI ANCHE PER DECIDERE DI SCOPARE PERCHÉ IO I NIPOTINI LI VOGLIO PRIMA
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