10. La Dea bendata
Ciao a tutt*, ora che MOU è conclusa mi sto dedicando a tempo pieno a questa storia. Ricordo che la mia beta, Veronica, quando le ho parlato di Manor mi aveva detto "Sì, ma non farla troppo lunga come tuo solito.", e invece ho già scritto più di 200 pagine e ci sono ancora troppe cose da dire, perché diciamocelo, non ho scelto esattamente un genere con una trama veloce. Detto ciò, vi lascio alla lettura, mi piacerebbe avere i vostri feedback a riguardo anche per migliorarmi, e in questo devo ringraziare anche StephanSarre (di cui vi consiglio le sue storie meravigliose e scritte benissimo) che con i suoi commenti e suggerimenti mi ha aiutato non poco nella stesura di alcuni capitoli, grazie. E grazie alla mia beta Veronica.
Misa
«Qualcuno l'ha vista?»
Sbatto le palpebre un paio di volte di troppo e il dolore al collo arriva fulmineo, ricordandomi dove e come mi sono addormentata, oltre a ciò che è successo ieri sera.
«Os, calmati.»
«Sei tu a essere troppo calmo per i miei gusti!»
Mi metto su dritta sulla poltrona, un lamento lascia la mia gola quando provo a muovere il collo. Anche il resto del corpo è ancora malandato.
«Avete sentito?» La voce di Derion è disinteressata come al solito. «Veniva da su.»
Dei passi veloci e, oserei azzardare furiosi, percorrono le scale in legno e il desiderio di nascondermi è pressante. Tuttavia non ho il tempo necessario per poterlo fare: i ragazzi mi trovano in tempo record a una delle scrivanie poste al piano di sopra.
Mi pento di non essermi rintanata nel piccolo studio, ma stanotte ero troppo scossa e mi sono rintanata tra i libri. Mi sono addormentata sulla scrivania tra i libri aperti: l'odore di carta e inchiostro mi hanno sempre calmata. Probabilmente è per questo che sono brillante con la teoria ma una schiappa nella pratica.
«Ma che diavolo ci versate nei vostri caffè al mattino per essere così agitati?» protesto con lo sguardo basso mentre mi massaggio il collo con una mano.
Ho anche un brutto torcicollo ora.
«Hai dormito qui?» chiede, stupidamente, Ossian.
Ascoltare la sua voce che mi rivolge una domanda diretta, mi provoca uno strano dolore all'altezza del petto. Ma va bene, in fondo Elle è uno schianto, una grande stronza, ma uno schianto. Mi concentro sulla marea di testi su cui mi sono addormentata, controllando che non ci abbia sbavato sopra.
Una figuraccia risparmiata.
«Sì, sono venuta qui subito dopo l'incidente-» le parole mi muoiono in gola e le mie mani si bloccano dal riordinare i testi.
Non era un incidente, ero solo io e la mia mente vittima della pazzia. Rimetto a posto il primo testo con uno scatto vigoroso, mi stampo in faccia un'espressione neutra e mi costringo a guardare Ossian negli occhi. Mi studiano, presta attenzione a ogni mio cambio d'umore ed è una cosa che mi manda ai matti più di quanto non lo sia già.
Io non lo capisco.
Come mi vede? Cosa vuole da me? Perché, un attimo prima, ha tanta premura nei miei confronti e, quello dopo, si infuria come se lo avessi schiaffeggiato? Proprio come accaduto ieri, situazione che ci ha portato oggi qui, con la consapevolezza che questo ragazzo mi piace come non mi era mai piaciuto nessuno.
«Vi chiedo scusa per ieri» mi decido a dire prima di continuare a muovermi per la biblioteca dei guardiani, per rimettere al loro posto i testi.
O almeno ci provo, perché li infilo negli scaffali alla rinfusa. Arrivo a quello più alto e sono di nuovo così turbata dal non pensare lucidamente. Potrei usare la telecinesi, invece m'intestardisco sollevandomi sulle punte dei piedi e far stridere le articolazioni indolenzite per riporlo nello scaffale, troppo alto per la mia statura.
Ossian mi fa ombra con la sua, decisamente più alta, e la sua mano sfiora la mia quando la chiude intorno alla costa dell'antico libro. Stupidamente non lascio la presa, al contrario sollevo lo sguardo, improvvisamente umido, per incrociare il suo, preoccupato. Il collo stride per il dolore, tuttavia riesco a ignorarlo. Neanche lui tenta di allontanare la sua mano e, anche se crepato, il cuore inizia a battere frenetico nel petto.
"Gli dei ti hanno benedetta, Misa. Quelle cicatrici sono sparite." Ossian usa la telepatia.
Proprio come la volta precedente la sua voce è una carezza gentile, verso cui vorrei abbandonarmi. Inoltre non ha chiesto nulla a riguardo, eppure ha compreso quanto fossero per me motivo di disagio le mie cicatrici. Così vicino non posso fare a meno di pensare a ieri, al nostro scontro e al modo in cui mi sono fidata di lui... solo per prendere consapevolezza della possibile sbandata per Ossian e poi capire quanto sia stata stupida.
Ho di nuovo voglia di piangere, maledizione.
Repentina metto distanza tra noi e la sua espressione muta in un modo che non so definire. Se voglio mantenere un minimo di lucidità mentale non posso soffermarmi su ciò, ma sulla prima parte della sua frase. Sposto gli occhi su Ambrose e Derion, che ci fissano attenti, e provo a chiedere loro qualche informazione utile.
«Ecco... sapete dirmi qualcosa di più sulla Dea raffigurata sulle nostre divise?»
È Derion a prendere parola, nella sua solita aria composta. So che se ne starebbe volentieri a bere un bicchiere di scotch di sotto, ma dopo la mia richiesta criptica al mio arrivo nell'ala dei guardiani, l'angolo bar, è stato "magicamente" svuotato da non so chi. Ora è semplice mobilio da arredamento.
«È la Dea della Giustizia. Si dice che abbia rinunciato alla vista per poter essere imparziale nell'impartirla. Non le occorrevano gli occhi per giudicare, ma il cuore: non conta ciò che appariamo, lo fanno le nostre gesta e ciò che siamo» Avanza di qualche passo. «Si narra che sia stata lei a richiedere la costruzione della scuola secoli fa, per questo è raffigurata ovunque.» Indica le mie braccia, ora coperte da un maglioncino rigorosamente nero e indossato non appena sono rientrata ieri sera. Tuttavia, a loro An non ha cancellato la memoria, quindi ricordano i tatuaggi che ora adornano la mia pelle «È stata lei a benedirti?»
Mi limito a un cenno d'assenso.
«Cos'è successo nel bosco?» prende parola Ambrose. «Insomma, era palese che non avessi controllo sul tuo animale protettore, ma quando siamo arrivati con i rinforzi, eri di nuovo trasmutata in te stessa e marchiata dagli Dei.»
In qualche modo, la sua domanda mi fa sentire esposta. Non perché sia invadente, ma se anche ieri ho potuto sfuggire alla questione dei miei sentimenti per questa terra e questo posto, oggi devo affrontarli. L'idea non mi alletta e d'istinto porto il pugno destro sul petto, lo uso come scudo, o almeno lo percepisco come tale.
«Io... non lo so con esattezza. Ciò che ricordo è che quelle creature hanno usato il loro potere per mettere fuori gioco il mio animale protettore. Però, sono riuscita a ritornare nella mia forma umana e ho-» Chiudo gli occhi e prendo un grosso respiro, per evitare alle lacrime di fuoriuscire e alla voce di tremare. «Ho usato la mia maledizione.» Riapro gli occhi e sollevo l'altra mano. «Eppure non è stato come le altre volte. Sì, i loro pensieri si sono riversati nella mia mente, erano oscuri, e sono ritornati indietro come un boomerang potenziato. Ma loro non sono impazziti, come accade agli umani dall'animo putrido.» Faccio una smorfia con la bocca al ricordo di quei medici disgustosi. «Soffrivano, con me. Se non mi fossi fermata, li avrei uccisi e non potevo farlo.» Torno sui volti dei tre ragazzi, che mi ascoltano attenti, quasi rapiti dal mio racconto. Le lacrime, traditrici, sgorgano copiose dagli occhi. «Loro non sono nati in quella forma, io l'ho percepito. Qualcosa li ha resi così. Gli fa del male. Io non posso uccidere le creature di questa terra maledetta, perché sono simile a loro.»
È così umiliante mostrare ai tre ragazzi la mia fragilità, eppure è anche confortante.
Per la prima volta nella mia vita, mi sento al sicuro.
"Misa ha pagato il prezzo di sangue richiesto per l'infrangersi dell'antico patto. A quanto pare, il suo è più prezioso e potente perché la Luna non ha richiesto la sua vita." Leila compare sulle nostre teste e il suo tono è sollevato. "Mi sarebbe dispiaciuto vederti infestare questo posto con me" scherza e non ha idea di cosa smuove la sua affermazione dentro di me.
Ci ho provato, ma ho fallito, o almeno credo sia stato così: le sue parole hanno un che di familiare, se solo riuscissi a collocarle da qualche parte in quei ricordi frammentari. Ero priva di sensi, o quasi, ma sta di fatto che non sono riuscita a salvare la mente della donna che io chiamo ancora madre.
Mi rabbuio, come tutte le volte che il suo volto ormai smunto dall'alcool infesta i miei pensieri. Se permetto a qualcuno di avvicinarsi troppo a me, gli succederà la stessa cosa? Rovinerò la sua vita come l'ho rovinata a lei?
Derion si fa pensoso.
«Hai pagato il prezzo di sangue? E come?»
Eviterei volentieri anche questa risposta, però, sfortunatamente, grazie alla lingua lunga di Leila devo raccontarlo. Mi asciugo le lacrime con la manica del maglione.
«C'è un motivo se cerco di passare inosservata e indosso sempre i guanti, non è soltanto per ciò che accade a me e alla vittima» Prendo un grosso respiro. «La mia maledizione, se usata, richiede il prezzo del mio sangue. Se non lo offro spontaneamente, il mio corpo troverà il modo di pagarlo ugualmente.» era il motivo per cui dopo gli abbracci alla mamma, il mio naso iniziava a sanguinare.
Derion non risponde, il verde dei suoi occhi diventa sempre più cupo, così come la sua espressione.
«Una maledizione che richiede il prezzo di sangue e due guardiani su quattro benedetti dagli Dei» riflette a voce alta
I miei occhi si scontrano di nuovo con quelli di Ossian. Anche lui ha gli stessi tatuaggi sul corpo, avevo quasi rimosso l'informazione dalla mia testa perché quando ripenso a quella sera le mie guance s'infiammano.
"Tu..." tento con la telepatia, però non riesco a chiederglielo e sposto lo sguardo a terra.
"Quando t'importerà davvero, Misa" Irrigidisco le spalle e costringo i miei occhi a restare fissi in un punto imprecisato davanti a me. "Allora, sarò ben disposto a raccontarti la mia storia."
«Devo andare» dichiara infine Derion, procurandosi l'attenzione di noi tutti. La sua aria annoiata è sparita, ma non saprei dire se sia arrabbiato o turbato. «Ci vediamo lunedì.»
«Der, ma che ti prende?» gli urla dietro Ambrose.
Il ragazzo non si ferma.
«Devo tornare a casa.»
Non aggiunge altro e sparisce.
«Be', immagino che non ci resti che andare in biblioteca a prepararci per il test della prossima settimana.» Ossian si premura di far esplodere la bolla di confusione che avvolgeva me e il suo gemello, che ora mi fissa.
L'espressione di Ambrose si fa improvvisamente furba e mi rivolge un sorrisino sornione.
«A proposito, quanti anni hai esattamente?»
La faccia mi va letteralmente a fuoco e so che si riferisce alla frase di An sul mio essere minorenne. Tuttavia, ieri sera ero in imbarazzo per le mie nudità, oggi invece sono ben coperte. Mi avvicino a lui con aria di sfida mista al fastidio.
«Fidati, Ambrose, se anche ho ancora diciassette anni, posso benissimo farti il culo se mi fai irritare.»
Nell'udire la mia età, il suo viso perde ogni sfumatura di ilarità. Avrei potuto aggiungere che raggiungerò la maggiore età tra un paio di mesi, ma non sarebbe stato divertente.
La sua faccia sconvolta è esilarante.
Gli do una spallata e lo oltrepasso diretta in camera per recuperare lo zaino e i libri. Però sono sicura di aver appena udito Ossian ridere sommessamente.
La cosa fa nascere un sorriso spontaneo sulle mie labbra e farò meglio a farmi passare questa cosa per lui, qualsiasi cosa sia.
È un ragazzo impegnato e non ho voglia di ritrovarmi Elle col fiato sul collo.
§_§_§
«E sei stata inserita al sesto anno?»
«Mi sembra di essere in classe con voi o sbaglio?!»
«Sei una secchiona» afferma Ambrose.
Sbuffo.
«Mettiamola così, se non hai vita sociale hai più tempo da dedicare allo studio.»
«Non hai avuto neanche un ragazzo?»
Sbuffo stizzita.
«No.»
«Un appuntamento?»
Mollo la presa sulla penna, sollevo gli occhi dal libro e fulmino Ambrose con un'occhiataccia piena di indignazione e fastidio. Ossian non ci prova neanche a zittire il fratello, mister simpatia è curioso tanto quanto lui.
«Cosa non ti è chiaro della frase "se qualcuno mi tocca impazzisce o muore"?» bisbiglio, siamo pur sempre in biblioteca.
Ambrose si appoggia con la schiena alla poltrona in velluto rosso e incrocia le braccia al petto; la sua espressione è tutto un dire. Non gli sembra possibile, eppure è così che va. Non ho mai avuto un ragazzo, non sono mai stata baciata e tantomeno ho mai camminato mano nella mano con uno di loro, non prima dei gemelli almeno. Ciò comporta che non ho mai neanche fatto sesso, ma almeno questo ha la decenza di non chiederlo esplicitamente. Ambrose ha già fatto due più due... e anche Ossian. Lungi da me fargli sapere, però, che non sono così casta: l'autoerotismo lo pratico eccome, altrimenti sarebbe davvero frustrante.
Sono pur sempre una diciassettenne in pieno sviluppo ormonale.
«Dei, come fai a non impazzire?»
Okay, è divertente e devo trattenere una risata. Per la prima volta, pensare alla mia pazzia, non mi fa sentire triste e sono sicura che dipenda dal modo scherzoso in cui lo ha detto. Non c'era cattiveria nel tono di Ambrose.
«Cosa ti fa credere che non lo sia già?» controbatto con un sorrisino sghembo.
Lui si morde il labbro inferiore e che diventi serio di colpo mi provoca uno strano aggrovigliamento allo stomaco.
«Ci usciresti con me?» chiede a bruciapelo. Smetto di respirare e sbatto le palpebre qualche volta di troppo. Mi sta... prendendo in giro? Si sporge sul tavolo e ci appoggia le braccia, incrociate. «Non è per rubarti un bacio o altro, non che tu non mi piaccia, ti trovo molto interessante. Ed è per questo che mi piacerebbe avere un appuntamento con te e, perché no, corteggiarti. Il tuo tocco non ha potere su di me e, a essere sincero, ne sono felice.»
Devo avere un'espressione molto stupida ed è riuscito ad ammutolirmi. Non ho idea di cosa dire o rispondere. Non c'è un filo di pietà o compassione nella sua richiesta, è palese che Ambrose vuole sul serio uscire con me: peccato che la situazione mi provochi ansia. Insomma, chi diavolo vorrebbe avere un appuntamento con una stramba quando possono avere ragazze molto più affascinanti. Nella mia testa uso inconsapevolmente il plurale, il cuore torna a far mal per ciò che ho visto ieri sera ed è a ciò che mi appiglio, a tale consapevolezza.
«Che senso avrebbe? Io non sono come Elle e le sue amiche e tu puoi avere chiunque, ti divertiresti molto più che con la sottoscritta.»
L'espressione di Ambrose diventa ancora più seria se possibile.
«Non è il sesso quello che cerco, Misa. Voglio conoscerti.»
Cavolo, in quanto a schiettezza mi supera di gran lunga. Tuttavia, la mia reazione è tornare a guardare le parole, ora confuse, del libro di testo su cui stavo studiando e poi racimolare le mie cose in tutta fretta.
«Misa» tenta di chiamarmi Ambrose, ma sono più veloce di lui a infilare tutto nel mio zaino e alzarmi per darmela a gambe a viso basso, con un disperato e insensato bisogno di piangere.
«Scusatemi.»
È tutto ciò che riesco a tirare fuori mentre esco dalla biblioteca a gradi passi, con la confusione a intorpidirmi i pensieri.
§_§_§
Ambrose
Misa è scappata via, non ho idea se per evitare di rifilarmi un rifiuto o per altro. Osservo mio fratello stringere i pugni e serrare la mascella, senza degnarmi di uno sguardo. Mi riappoggio con la schiena alla poltrona e decido di comunicare con lui tramite telepatia.
"Infastidito, Os?" lo schernisco.
Si volta di scatto e il suo sguardo è combattuto. Non c'è nulla che mio fratello non farebbe per me, ma questa volta - e oserei dire finalmente - potrebbe non essere disposto a lasciarmi campo libero con la ragazza che gli piace.
Misa ha attirato l'attenzione di entrambi, tuttavia anche se mi diverto a far credere loro che sono stupido, mi accorgo di molte cose: tipo il modo in cui si guardano o interagiscono. Si piacciono, ma se non metto un po' di polvere di ortica, se ne staranno entrambi confinati nelle loro paure.
Non so quali siano quelle di Misa, ma conosco quelle di mio fratello: dopo la morte di Leila non è mai più stato lo stesso. Prima rideva molto di più, era lui quello più giocoso. Non importa se non mi ha mai detto che riesce a vederla, faccio finta di non saperlo perché so che è l'unica cosa che non lo fa impazzire dal dolore.
Erano migliori amici fin da bambini, ha rischiato la sua vita per riuscire a salvarla quella notte, ma l'oscurità non le ha lasciato scampo e Os ha perso un pezzo di sé stesso: divorato dai sensi di colpa. Anche se ha accettato i suoi poteri di guardiana della stirpe dell'Alba ed è stato benedetto dagli Dei per il suo sacrificio di rinunciare a essere un figlio della luce, non è mai più riuscito a legarsi a qualcuno o qualcosa.
Poi è arrivata Misa e ho intravisto di nuovo il fratello con cui sono cresciuto, ma qualcosa lo blocca. Quindi, credo che un po' di gelosia gli faccia più che bene per dargli la spinta. Me lo conferma la sua occhiata irritata. Mi sporgo verso di lui e punto le mie iridi nelle sue.
«Se non ti muovi, la seguo io. E, credimi, se ti dico che ho tutte le intenzioni di provarci seriamente.»
I suoi occhi saettano fiamme e vederci dentro emozioni così forti è un bene dopo tutta l'apatia passata. Non risponde a parole, proprio come Misa, infila tutto nello zaino e se ne va per seguirla.
Io lo faccio con lo sguardo, osservo la sua schiena fino alla porta per poi girarmi con un mezzo sorriso stampato sulle labbra. Mi viene quasi un colpo a ritrovarmi Elle davanti, che mi studia con un sopracciglio alzato e le braccia incrociate. Mi aspetto un commento velenoso, invece si siede di fronte a me con un sospiro.
«Mi ha scaricata per lei.» Ora sono io quello improvvisamente a corto di parole. «E la cosa stupida è che vi capisco perfettamente. Quella ragazzina ha un certo fascino.» I suoi occhi s'incupiscono e i suoi lineamenti mostrano la tristezza che si premura sempre di nascondere. «Somiglia molto a mia cugina caratterialmente, se fosse ancora qui diverrebbero di sicuro amiche.»
Elle apre il libro e non c'è altro che possiamo dirci. La morte di Leila ha cambiato noi tutti, ma l'arrivo di Misa potrebbe farlo di nuovo... con ogni probabilità in meglio.
§_§_§
Derion
Mi aggiro furtivo nell'antica biblioteca dei Darktawn, protetto dal potere della Nebbia occultatrice. Nessuno deve sapere che sono qui, specialmente mio nonno. Se lo scoprisse, ridurrebbe ancora di più i miei poteri per il mio oppormi al suo volere.
Sento che lui è coinvolto nell'antico patto, non so a che titolo o in quale misura, ma che senso avrebbe nascondere dei testi in una stanza segreta, di cui mi è capitato di scoprirne l'esistenza qualche anno fa?
Dopo la tragedia di Leila sono tornato a casa per un periodo prolungato: tutti noi lo abbiamo fatto, per motivi differenti, certo, ma nessuno conosce il mio. Dovevo scoprire cos'era successo quella notte, capire se i Darktawn erano responsabili di quella morte, ma se anche ne ho il sospetto non sono mai riuscito ad avere le prove concrete.
Ho passato molto tempo rinchiuso qui dentro, ho letto abbastanza da sapere che tutto ciò che è riportato sui libri di testo sul mondo magico è una grossa bugia.
La più grande e offensiva è quella della scelta volontaria della Stirpe del Crepuscolo di ritirarsi in vite solitarie o di piccole comunità, fino ad estinguersi a causa del loro misero potere. Se così fosse, Misa non sarebbe reale, invece lo è eccome e anche con capacità che di misero hanno ben poco.
Non sbaglio nell'affermare che è la giovane strega più potente che mi sia capitato d'incontrare. Ciò che però mi lascia perplesso, è il perché sia stata maledetta con un potere molto simile al Tocco dell'oblio della Stirpe del buio, sì perché c'è una netta differenza da quello che posso esercitare io e il suo: il mio non uccide, mi permette di ascoltare i pensieri della vittima, la confonde fino a portare alla perdita di memoria, tuttavia non è letale né incontrollata. Sono io a innescarla ed esercitarla.
Misa, invece, stabilisce una connessione profonda con la vittima, spezza la sua mente irrimediabilmente, conducendola alla morte. Tutto ciò senza poterlo controllare, se non con un paio di guanti e un prezzo di sangue. Almeno mi sembra di aver compreso ciò dal suo racconto su quello che è accaduto nel bosco.
Non mi piace. Le magie di sangue sono tanto antiche quanto pericolose, chi mai la odiava così tanto da maledirla con qualcosa di così sinistro? Se Misa usasse più spesso il suo tocco potrebbe finire per perdere la sua anima.
Il che mi riconduce alla mia presenza occultata nella biblioteca di famiglia: informazioni.
Sul popolo del crepuscolo, sulle benedizioni degli dei, sulle magie di sangue e maledizioni. Insomma tutto ciò che può tornarci utile e che potrebbe aiutarci a scoprire di cosa parlava l'antico patto.
Scruto l'ambiente silenzioso, alla ricerca del minimo rumore o della sua assenza. Solo quando sono sicuro di poter proseguire passo da uno scaffale all'altro fino ad arrivare a quello a ridosso della finestra, che dà l'impressione di mettere fine alla stanza.
Non è così.
Mi osservo ancora una volta intorno per accertarmi che non sia stato scoperto, poi appoggio la mano sulla prima costa da spostare. A differenza di altri meccanismi, per poterlo azionare, bisogna spostare i titoli che con la prima lettera del titolo formano la parola Vacuum.
Mi viene quasi da ridere per l'ossimoro, perché di certo qui dietro non c'è il vuoto.
Sono alla C quando la voce baritonale di mio nonno mi obbliga a rimettere a posto i testi e nascondermi nell'ombra per potermi camuffare con essa. Se anche la nebbia mi occulta, la luce potrebbe rivelarne la presenza e farlo insospettire.
«Ne siete sicuri?» Il suo tono è piuttosto contrariato, azzarderei anche adirato.
«Sì, padrone.»
Riconosco la voce di uno dei suoi servitori più fedeli, che si aggira liberamente per la Manor sotto copertura. Non ho svelato questo segreto ai ragazzi, tecnicamente non dovrei esserne a conoscenza neanche io. Se parlassi si mobiliterebbero per stanarlo.
Non voglio perdere anche loro, gli unici amici che io abbia mai avuto.
E neanche Misa.
Da questo momento in poi la proteggerò con ogni mezzo.
Non perderemo anche lei.
Facendo molta attenzione mi allontano da qui. Oggi mi è andata male, la prossima volta riuscirò ad accedere alla biblioteca personale di mio nonno.
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