X. Minä rakastan sinua
Ti voglio bene
Riaprì gli occhi su un esteso orizzonte bianco.
In un abbaglio gli apparve come un immenso cielo mattutino, ma quando individuò le fughe dei cavi elettrici sul soffitto realizzò che si trattava della clinica privata della Neutral Science: in più non era solo, riusciva a sentire distintamente Ejnar parlare al telefono appoggiato con le spalle allo stipite della porta della stanza.
Si voltò di lui con uno sguardo vitreo, ancora rallentato nei movimento, ed Ejnar si affrettò a chiudere rapidamente la chiamata.
"...si è svegliato. Ti chiamo più tardi."
Se lo trovò subito accanto. Per prima cosa gli chiese come stava e lui, con la lingua impastata e una strana difficoltà nel rispondere a una domanda semplice, gli diede la conferma che stava cercando: mentre Ejnar annotava rapidamente le sue considerazioni su un taccuino che aveva infilato in tasca, Blue rovistò alla cieca nel ripiano accanto al letto e nelle tasche del pigiama alla ricerca del flaconcino-...
"Ah, ti ho sequestrato lo Xanax."
"Cosa?"
Lo squadrò come se gli avesse appena fatto un torto grandissimo. Ejnar sorrise con aria di sfida ma non gli rispose, quindi tornò alle sue occupazioni.
"Riesci a deglutire, Blue?"
La sedia di plastica abbandonata al capezzale del suo letto tornò ad essere la postazione dell'assistente: aveva rapido accesso al comodino su cui aveva appoggiato il cellulare e una bottiglietta d'acqua di plastica riciclata nella quale galleggiavano pellicine di limone. Blue intuì che presto l'avrebbe costretto a bere quell'intruglio e, deglutendo, cercò di contrattare con lui.
"Dove sono i san bernardi con il whisky?"
"Non abbiamo san bernardi con il whisky. Esistono solo nei film."
"Ah."
Blue si afflosciò deluso.
Che vita dura: chiuso in una stanza con Ejnar Andreasen, senza musica e senza benzodiazepine con cui poter sopravvivere, costretto a sorseggiare quella schifezza che gli aveva preparato. In più l'assistente, che si era sforzato di essere pacifico, tornò ad essere improvvisamente il duro Ejnar a cui era abituato.
"Puoi deglutire, puoi parlare. Bene. Riferirò i tuoi progressi al dottore."
"Ejnar, ma come siamo arrivati a Copenhagen? Non ricordo niente."
"Certo che non te lo ricordi, sei svenuto appena sono arrivato con i soccorsi. Stavi per morire assiderato."
Avevano dovuto ricoverare d'urgenza sia lui che Myrjami, aggiunse, e che riportarli a Copenhagen nella loro clinica specializzata era stata una corsa contro il tempo. Lui se l'era cavata con una visita di accertamento perché l'androide Ariel aveva provveduto a riscaldare la temperatura in una zona circoscritta a loro due, e un po' tutto l'equipaggio era tornato a casa senza particolari ferite.
"Paride sta bene," confermò quindi anticipando la prevedibile domanda apprensiva del ragazzo "E in questo momento sta visitando quell'uomo che vi ha guidati fuori dalla grotta."
"E... e Amy? Lei come sta?"
"In questo momento sta riposando. E' molto provata anche lei."
Ma era viva, e questa consapevolezza gli infuse un senso di rilassatezza tale che sentì crollare finalmente tutta la tensione che l'aveva tenuto vigile fino a quel momento. Era viva! Un sorriso delirante spuntò sulle sue labbra senza che potesse far niente per comprimerlo: Ejnar inarcò un sopracciglio, ma l'altro non demorse e si asciugò dozzinalmente gli occhi con il dorso della mano, impedendosi di versare altre lacrime di sollievo o di gioia.
"Meno male, è viva..."
"Siamo stati fortunati, non ci sono state perdite nell'equipaggio. Eccetto Ariel."
L'entusiasmo che lo aveva rianimato fino a quel momento subì una brusca frenata. Blue fissava la parete davanti a sé con occhi sgranati e vi rivedeva le scintille elettriche, l'olio che trasudava a macchie sulla superficie bianca... portò una mano alla tempia sinistra colto da una fitta lancinante e improvvisa.
"Ejnar... cos'è successo quel giorno?"
Erano stati Ariel ed Ejnar a vederli emergere dalla tormenta.
Erano scomparsi in due, ma erano tornati in tre: dietro Blue, che silenziosamente portava in braccio una Myrjami avvolta in spessi strati di mantelli, c'era un uomo che portava in mano una lanterna. La luce creava strani riflessi sulla sua mano, come se non fosse fatta di pelle ma di ghiaccio levigato.
"Ejnar, quest'uomo è Frans Van Der Maase," aveva detto Blue, come se fosse in trance, avvicinandosi a lui per affidargli Myrjami, "E' un renenge. Ci ha condotti fuori dalla grotta dove ci eravamo rifugiati... lui... sa la strada."
Non appena la ragazza fu nelle braccia sicure di Ejnar, Blue si accasciò in avanti, ricadendo pesantemente nella neve: quel movimento fece sì che la sua figura non nascondesse più quella del misterioso salvatore... e che non ci fosse ostacolo in linea d'aria che lo separasse da Ariel ed Ejnar.
Gli occhi bionici di Ariel rotearono sulla figura di Frans, espandendo la pupilla e ruotando l'iride per la messa a fuoco: il renenge si controllò incredibilmente, ma era evidente che fosse in trepidazione d'un qualsiasi segno da parte sua.
Benchè quegli occhi non fossero che una fedele ma fredda riproduzione, l'illusione che quello fosse uno sguardo autentico ingannò anche lui: lo stava fissando con rabbia? Con mestizia? O forse con dolcezza? La pupilla vuota si illuminò, caricando un bagliore infuocato al suo interno.
"Fra-ns..."
In quel momento una scarica di corrente attraversò le tempie dell'androide, che cominciò a tremare: si attivò automaticamente un dispositivo di sicurezza, ma questo non risparmiò Frans dall'orribile spettacolo di vedere dell'olio incandescente sgoargare dai suoi occhi fino a corrodere la maschera laccata che componeva il viso rivelando un endoscheletro meccanico che pulsava di elettricità; cercò di respingere il renenge, ma questi la strinse a sè e così, tra le convulsioni e l'alto voltaggio, Ariel si accasciò tra le sue braccia in corto circuito.
"...e questo è quanto."
Concluse Ejnar, cercando negli occhi sbarrati dell'altro una risposta plausibile al comportamento bizzarro del robot. Blue continuò a mostrarsi stupito.
"Dev'essere stata la neve," ipotizzò rapidamente lui, "dove si trova adesso?"
"L'abbiamo portata in laboratorio per farla analizzare."
L'haerenge emise un gemito strozzato accusando un malore improvviso: Ejnar lo scrutò con sospetto, probabilmente chiedendosi se fosse un'implicita richiesta di lasciarlo da solo, ma la fitta che gli aveva attraversato il petto perdurò tanto a lungo da togliergli il fiato.
Poteva sentire chiaramente sotto la stoffa morbida del pigiama la corrosione defekt avanzare e ramificarsi come se un veleno torbido evidenziasse ogni capillare in cui scorreva. E spezzarli uno ad uno. La prima cosa che gli venne in mente furono le orribili necrosi di suo fratello Théophane - dove il sangue aveva smesso di scorrere calcificando gli arti in ingombri che trascinava a fatica- e temette di esserci vicinissimo a sua volta. Tossì violentemente, stendendo al contempo un braccio in direzione di Ejnar per rassicurarlo che andava tutto bene: non che l'altro ci credesse, ma aveva colto il segnale.
"Meglio se riposi ancora, d'accordo?"
E lo lasciò con un sorriso tremolante di circostanza, dopo avergli lasciato accanto al bicchiere di vetro un paio di pillole di Serelax per compassione. Per questa volta avrebbe tenuto un silenzio complice davanti al dottore.
Le battute sul suo pigiama si erano sprecate.
Non era passato molto tempo che Blue recuperasse del tutto la mobilità e, tra un esercizio di riabilitazione e l'altro, sfoggiasse pattine di spugna e pigiamone di flanella a righe verticali bianche e celesti alla macchinetta del caffè.
Sembri un carcerato, aveva commentato Ejnar, pregandolo poi di infilarsi almeno un camice asettico perché si trattava pur sempre di ambienti sterilizzati. Paride chiudeva sempre un occhio, ma si era astenuto da commenti. Myrjami invece gli aveva detto che era carino durante una di quelle passeggiate e lui aveva arrangiato una pessima camminata in un corridoio dell'infermeria imitando le sfilate di moda francesi che trasmettevano sulla TFI in seconda serata.
Myrjami ovviamente non aveva voluto unirsi al ridicolo defilé, ma era riuscito a convincerla a scattargli qualche foto dalla fotocamera del cellulare mentre assumeva la posa del famoso scatto di Kim Kardashian.
Distrarla dai ricordi dell'operazione in Groenlandia era diventata la sua missione principale. Alla fine era riuscito a farla ridere, per giunta fino alle lacrime, e si era sentito infinitamente bene quando l'aveva portata ad asciugarsi gli occhi con il braccio: non aveva potuto fare a meno di osservare il suo volto arrossato mentre, seduta su una sedia di plastica nella sala d'attesa, sfogliava la galleria dello smartphone.
"Sei molto carina, Amy."
Le confessò quindi a cuor leggero, sperando che la ragazza capisse. Myrjami infatti sollevò lo sguardo sino a lui, con fare stordito e tutta l'aria di chi si stesse chiedendo se aveva sentito bene: questo portò l'haerenge a insistere, rincarando la dose.
"Dico davvero. Mi piaci molto di più quando sorridi."
Passarono pochi secondi perché Blue si pentisse di quella rivelazione spontanea: la ragazza si coprì il viso con le mani per sfuggire alle sue occhiate ansiose, cosa che fece traballare il sorriso formidabile che aveva tenuto sino a poco prima. L'infelice scelta delle parole aveva sortito un effetto molto più devastante di quanto immaginasse: Myrjami, infatti, si richiuse in silenzio, pensierosa. Chissà cosa stava valutando di dirgli tanto gravosamente.
"Va tutto bene?"
"S-sì."
Accoccolandosi contro di lui, sussurrò a voce quasi impercettibile una frase che Blue inizialmente non capì.
"Minä rakastan sinua"
Non era nelle sue corde non essendo in francese, ma non era neppure in danese: era qualcosa di completamente diverso. Curioso come, in un'altra lingua, Myrjami potesse modulare la voce in un modo completamente diverso - come se rivelasse qualcosa in più della sua personalità, qualcosa di completamente diverso dal normale che in danese non riusciva ad esprimere.
Non era un caso che avesse scelto proprio la sua lingua per quel preciso intento.
Blue seguì il tutto con uno sguardo stupito: aveva deciso da sé che quella lunga locuzione significasse "Grazie per avermi tratta in salvo" ma dovette ricredersi alla svelta quando notò delle lacrime sgorgare improvvisamente dagli occhi di Myrjami.
"Perché... lo hai detto..."
Il non aver colto nessun segnale d'allarme lo mise quasi sull'attenti, era difficile non mostrarsi spaventato: fortunatamente Myrjami, che aveva cominciato a strofinarsi prima un occhio e poi l'altro col dorso della mano sinistra, non badava più a lui.
"Perchè mi stai guardando così...?"
La voce di Myrjami mostrò un cipiglio deciso, tutt'altro che supplichevole: anche questo Blue non se l'aspettava, ma cercava di adattarsi rapidamente alla situazione. Impugnò immediatamente lo smartphone mentre le dita gelate cercavano di imprimere una leggera pressione sullo schermo.
Homepage. Google. Preferiti. Google translate. Sia lodato il Signore.
"Blue..."
Minä rakastan sinua.
Blue sgranò gli occhi. Quando comparve sul display la traduzione dovette trattenere un sospiro di sorpresa ma una nuvola fumosa di vapore si formò intorno alle sue labbra tradendo il suo stupore.
Sentì un lieve pizzicorio all'altezza degli zigomi e del naso, quindi si voltò verso Myrjami, trovando che avesse d'un tratto guadagnato colorito. La causa di quel rinvigorimento era molto prevedibile.
"Dimentica tutto." sentenziò alla fine lei, lapidaria, rialzandosi e voltandosi in modo da non incontrare più il suo sguardo "Adesso... adesso vado a... a chiamare il dottor Cordì..."
Il dottor Cordì?
Prima che la cosa degenerasse, il giovane intuì immediatamente il malinteso. Non poteva che essere quella frase: Myrjami, probabilmente in tilt, aveva ripreso a parlare in finlandese in modo da sfogarsi senza che lui capisse.
Me ne starà dicendo di tutti i colori.
Montò un sorriso imbarazzato in volto, sapendo che date le particolari circostanze qualunque cosa avrebbe detto o fatto non sarebbe servita, anzi, avrebbe peggiorato la situazione.
"Non... non capisco il finlandese..."
Il che era vero, ma decise fingere di non aver capito per venirle incontro.
Myrjami si bloccò sulla soglia del ricovero, desistendo dall'idea di rischiare nuovamente l'assideramento per evitare di condividere lo spazio vitale con lui.
Appena in tempo, sospirò Blue.
+++
Note dell'Autrice
Ciao a tutti!
Ogni tanto un capitolo più tranquillo ci vuole, no? Spero che vi sia piaciuto!
Come sempre, grazie a chi è giunto fin qui, a chi mi da consigli, a chi vota la storia e soprattutto a chi mi sostiene nonostante tutto. E un ringraziamento particolare a Sympansheep, che mi ha sostenuta durante il mio momento di follia in cui stavo per mollare tutto e che ha invitato alcuni di voi a leggere la storia (e a maggior ragione non posso deludervi!), a WillowGawain, che ha visto più draft dei capitoli che un editor in un mese, e MirunaLyall, che mi tira su nonostante i miei alti e bassi - soprattutto i bassi.
Al prossimo giovedì con uno dei miei capitoli preferiti della storia!
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