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Desiderio.

La paura.

Conoscete la desolazione, l'angoscia e il dolore portato dalla paura, quel tipo di dolore che non ti lascia mai, che ti strazia l'animo fino alle sue profondità più remote dovuto alla paura di perdere quella persona che ti tiene in vita.

Se non conoscete queste emozioni distruttive e devastanti allora non sareste stati in grado di conoscere quel turbine di dolore e disperazione che mi uccideva secondo dopo secondo, lentamente ed inesorabilmente.

Erano giorni che non dormivo, non parlavo, non mangiavo e non mi alzavo dal letto, non avevo motivo per farlo quando l'unica persona che mi aveva mai reso vivo, in tutta la mia vita non era con me.

Già, lui non era con me e non lo sarebbe stato e lo odiavo, non lui, ma la situazione in cui ero la odiavo e più di tutti odiavo me stesso per non essere stato in grado di impedirlo, non essere stato in grado di fare niente.

Non erano solo il mio cuore e la mia anima a soffrirne poiché ogni singola e più piccola fibra di me lo amava, ne dipendeva e lo desiderava più di quanto desiderasse vivere, perché senza di lui la mia non potevo manco chiamarla vita.

Non riuscivo a percepire più nulla, c'era solo il mio dolore e la mia disperazione, non sentivo altro, era come se fossi stato rinchiuso in una piccola stanza, buia e asfissiante mentre venivo torturato da dentro me stesso.

A dire la verità possedevo ancora la mia percezione sensoriale ma era compromessa, me ne accorsi quando fuori nevicava, imperversava una bufera di neve, implacabile e furiosa e  io avevo freddo.

Sentivo il mio corpo gelare e allora pensai fosse dovuto al tempo, ma accesero il camino che si trovava nella mia stanza e il gelo non era diminuito, ma più il tempo passava più il freddo pervadeva il mio corpo e allora capii che era la mia anima devastata ad avere freddo.

Mi ero ripromesso di non lasciare che quella situazione mi distruggesse ma non potevo farci nulla, il dolore mi divorava ed era troppo perché potessi gestirlo e sapevo che era un male, lo sapevo che stavo facendo del male al mio parabatai però non riuscivo a combattere contro quel terribile dolore che mi dilaniava.

Sentii bussare, ancora una volta, ma non dissi nulla, me ne stavo lì, come un cadavere a guardare fuori con il gelo nell'anima mentre mi perdevo e mi ferivo con i ricordi dei nostri tempi felici.

Non riuscivo neppure a percepire più quello che Jace provava, non riuscivo più ad affidarmi al nostro legame e sapere quello che stava succedendo e se avevano dei problemi.

Mi dispiace ammetterlo ma neanche mi importava, non mi importava più di nulla, non di me, non dell'istituto e non del Clave.

«Alec ci serve il tuo aiuto, non ce la faremo da soli, c'è un demone superiore che sta attaccando l'Istituto e non riusciamo a fare nulla» Isabel mo pregava di aiutarla, di aiutarli ma io non potevo fare nulla, non riuscivo a fare nulla perché la mia vita si era conclusa quel giorno.

Sentii delle urla e mi alzai, forse sarei morto andando a guardare quello che succedeva, ma non mi importava, forse sarebbe stato meglio così perché era solo  colpa mia se lui era stato imprigionato dal Clave, perché ero uno Shadow  Hunter.

Le mie gambe a steno si muovevano, il mio cuore a stento batteva e parlo di quello materiale, perché quello spirituale aveva smesso di farlo.

Quello che vidi fu caos, sangue e cadaveri, ma anche le persone a cui volevo bene lottare per la loro vita e la vita dei loro compagni disperatamente.

Risi, sarei stato anche io fra loro se solo la persona che amavo con tanta disperazione fosse stata al mio fianco, libera e felice, insieme a me.

Volevo piangere, volevo scoppiare in lacrime e sfogare il mio dolore e la mia rabbia però non riuscivo a farlo, non ero io quello rinchiuso nella città di ossa.

Il demone si gettò contro di me, manipolò il ricordo che avevo di lui, di Magnus e questo non potevo permetterlo, questo potevo davvero impedirlo, almeno questo, almeno questa volta.

Impugnai una spada angelica che era lì a terra, probabilmente di qualcuno dei caduti in battaglia e trapassai la creatura da parte a parte.

«C-come hai fatto...» chiese qualche istante prima di bruciare e di conseguenza morire.

Qualche ora dopo l'inquisitrice in persona venne da noi e si congratulò con me, mi guardava orgogliosa di me, come uno Shadow Hunter che dovrebbe essere fiero di esserlo.

«Alexander Lightwood, il Clave ha deciso che hai diritto a chiederici ciò che desideri per averci salvato da una delle minacce più gravose» «Voglio che smetta per sempre, senza riprendere mai, la persecuzione dei nascosti e vengano, di conseguenza, liberati» dissi senza vacillare, era il mio più grande desiderio, liberarlo.

«La tua richiesta verrà eseguita e grazie, Alec, grazie a questo molti degli Shadow Hunter non si opporranno, per quanto possa valere non volevamo ricorrere a tanto…» «Non mi importa, sbrigativi » dissi sentendo che sarei potuto crollare.

Appena se ne andò tornai nella mia stanza, mi buttai sul letto e respirai affannosamente, era stata dura combattere contro quel demone che si era infiltrato nella mia anima provando a bloccare i miei movimenti.

Il dolore ad ogni minima azione era qualcosa di indicibile, come delle fiamme bollenti ghermire di veleno che bruciano dalla pelle alle ossa, ogni secondo, per ogni movimento.

Ma non avrei mai lasciato che quella creatura cambiasse il ricordo della persona che tanto amavo, dell'unica persona che avevo amato e che avrei amato.

«Ehy, come diavolo hai fatto?» «Jace...» «Oh, wow, non mi aspettavo una risposta, mi sento onorato» «Smettila, ti prego, non riesco a scherzare» «Lo so, lo sento e ho sentito il tuo dolore ad ogni movimento » «Stava cercando di cambiare il ricordo che ho di Magnus, non potevo lasciarglielo fare»

Lui mi strinse fra le sue braccia forti cercando di trasmettermi del calore, ma il suo era diverso da quello di Magnus e di certo non bastava.

«Ora non avrai più bisogno del suo ricordo,Alec» «No, ti sbagli, non mi perdonerà mai...» «Alec, non puoi saperlo e poi ti ama, come potrebbe arrabbiarsi con te per una schifosa decisione del Clave?» chiese accarezzandomi la schiena come faceva Izzy, già, me lo aspettavo più da Izzy che da lui, insomma, non era tipo da fare queste cose.

«Ti sei scambiato con Izzy o cosa?» chiesi staccandomi da lui, aveva ragione, non potevo saperlo e dovevo almeno provare a credere che le cose potessero sistemarsi.

«Fanculo Alec» disse ridendo per poi lasciare la stanza mentre mi vestivo, non stavo bene, non stavo bene a fatto ma non potevo semplicemente starmene sul letto e sperare, doveva almeno rivederlo, anche se c'era la possibilità che sarebbe stata l'ultima volta.

Mi diressi alla città delle ossa dove l'inquisitrice era appena arrivata, mi aveva spigato che aveva dovuto metterlo prima su bianco e nero e poi aveva potuto procedere con l'appoggio incondizionato di tutto il Clave, avevano persino scritto una legge che impediva persecuzioni future.

Con me c'erano Jace e Clarie, mi avevano detto che se non me la sentivo andava bene, anche perché avevo un aspetto orribile, uno zombie stava molto meglio, quelle erano state le testuali parole della rossa.

Effettivamente ero pallido come un cadavere, gli occhi irritati pur nono avendo pianto, delle enormi occhiaie e tutto il mio corpo tremava ancora scosso dal dolore derivato dal controllo di quel demone, eppure non potevo non esserci.

L'inquisitrice lasciò che la sua fastidiosa voce arrivasse a tutte le centinaia o migliaia di nascosti chiusi lì ingiustamente, un luogo dove se dormi sei spacciato a detta di Jace.

«Alexander Lightwood ha sconfitto un potentissimo demone, nessuno era riuscito a farlo data la sua capacità di entrare nell'anima, manipolare i ricordi della persona più cara che si ha e immobilizzare i movimenti, dopo ciò il Clave gli ha concesso di chiedere quello che voleva.

Grazie a lui è stata creata una legge che impedirà persecuzioni future ai nascosti e quindi vi ha reso liberi, sono qui per comunicarvi che ogni capo d'accusa insensato verso di voi è stato cancellato e non si ripeterà una simile tragedia.

Sono qui per comunicare inoltre che i membri del Calve stanno per essere sostituiti data la loro incapacità di giudizio e di prendere decisioni dignitose e per chiedervi perdono oltre che implorarvi di  non odiare tutti gli Shadow Hunter. »

Finito il discorso se ne andò e le celle vennero aperte liberando tutti i nascosti che ingiustamente si trovavano in quel luogo, c'era persino Rafael e appena vide Izzy la abbracciò e la baciò e quella scema mi fece male.

Mi fece male vederli felici e innamorati, sapevo che lei era andata a fargli vista tutti i giorni, per ore, mentre io mi ero chiuso nella mia camera senza riuscire neppure a camminare.

Uscirono tutti dalle celle e l'ultimo fu Magnus, appena lo vidi il mio cuore ebbe un sussulto, ma al mia resistenza non bastò e il mio stesso corpo mi tradì.

Mi ritrovai fra le braccia di Jace che mi sosteneva mentre tremavo, ero in preda ai postumi dell'irruzione di quel demone nella mia anima, ma non mi importava del dolore volevo solo poterlo riabbracciare.

«Che gli succede?!» «Alec ha sconfitto quel demone ma per muoversi ha sofferto dannatamente, l'ho fatto anche io perciò credimi, non so come ci sia riuscito e credo siano i residui dell'irruzione di quel demone nella sua anima » «Abbiamo già attivato più volte la runa guaritrice ma non funziona» «Già, Clarie lo sappiamo tutti perché non funziona...»

Io la fulminai con lo sguardo, non doveva parlarne, lui non doveva saperlo e sopratutto non da lei, questa volta non doveva intromettersi, non potevo permettere che lo facesse.

«Di cosa parli Isabel?» «Magnus, credo a potrebbe spiegarlo meglio Jace» «La runa guaritrice non funziona come deve se la resistenza spirituale dello Shadow Hunter su cui è usata è fortemente compromessa»

Lo stregone mi guardò spaventato, ma io mi misi a sedere piuttosto composto, non volevo farlo preoccupare e non potevo dirgli quanto ero stato male per quello che era successo.

«Sto bene» dissi mentre respiravo a fatica «No, non stai bene» disse Magnus mentre la testa mi girava, non capii quello che succedeva attorno a me, so solo che mi ritrovai nell'appartamento del mio ragazzo, non sapevo in realtà se lo sarebbe stato ancora.

Mi fecero bere qualcosa e il dolore emerse facendomi dimenare e urlare come un dannato, quando tutto finì ero tutto sudato, con il fiatone e il corpo intorpidito, ma l'effetto di quella roba demoniaca che mi aveva paralizzato era finito.

Quando aprii gli occhi c'eravamo solo noi due, me e Magnus che mi accarezzava la guancia sorridendomi come solo lui sapeva fare, con quel sorriso che mi riscaldava il cuore.

«Perché ti sei ridotto così, Alexander?» «Io..., è stata colpa mia, non sono riuscito a impedirlo...» «Ehy, non è stata colpa tua, Alexander, non sei tu che hai deciso tutto e beh, grazie per la bella vista e per averci salvato » disse lui ridendo per alleggerire la tensione, quanto mi era mancato sentire quella risata, anche non era passato così tanto tempo.

Stare con lui aveva un che di magico, io potevo dire di essere vivo solo quando ero con lui, quando ero fra le sue bracca, quando sentivo la sua voce calda e fantastica, quando lo vedevo ridere e lo sentivo accanto me.

Lo baciai, volevo sulle mie labbra e sentire che era davvero accanto a me.

Le nostre labbra si scontrarono, vogliose e bisognose come forse mai prima, quello era ciò che desideravo, lui era il mio angolo di paradiso.

Mi aggrappai alla sua camicia e lo tirai più a me per approfondire il bacio, la sua lingua si intrufolò nella mia bocca e si scontrò con la mia, fu un baciò passionale, desiderato, sperato e disperato per entrambi.

«Ti amo sul serio, ti amo da morire e mi sono reso conto che senza di te la mia vita non a senso, Magnus, non sono mai stato così serio e sicuro in tutta la mia vita» dissi tutto d'un fiato sulle sue labbra mentre lo guardavo nei suoi fantastici occhi castani perdedomici dentro.

Lui fece congiungere nuovamente le nostre labbra, con amore e passione, un altro fantastico bacio e quando ci staccammo mi sorrise, dio, il suo sorriso...

«Riesci sempre a sorpendermi Alexander» sussurrò prima di baciarmi ancora una volta «A essere sincero non me lo aspettavo, beh, non una simile dichiarazione da Alexander Lightwood » io risi e lo baciai «Magari non ti aspetti troppe cose, Magnus Bane» risposi con il suo stesso tono per poi unire ancora le nostre labbra.

Avevamo entrambi bisogno di quel contatto, non era stato molto ma il tempo per il quale eravamo stati separati era stato insopportabile e non volevo più.

Perché Magnus era il centro della mia vita e lo sarebbe stato per sempre, perché è questo il mio amore per lui.

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