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Chapitre 9

Era notte inoltrata quando, finalmente, giunsi nella mia amata Malmö. Prendemmo la mia vettura, che avevo lasciato prima di partire nel parcheggio dell'aeroporto, e accompagnai Stephan a casa sua. Ci salutammo e poi mi diressi verso la mia dimora, che non distava poi molto dalla sua. Ad aspettarmi trovai mio fratello, il quale, non appena mi vide, mi abbracciò e si congratulò con me. A me sembrò una reazione esagerata, d'altronde ero arrivata quindicesima in gara, ma lui affermava che fosse fiero di me ed allora non insistetti, accettando, così, i suoi complimenti. Karl era sempre stato al mio fianco, facendomi a volte anche da padre, in seguito alla scomparsa di entrambi i nostri genitori. Essendo ancora troppo piccoli, fummo affidati ai nostri nonni, fino a quando mio fratello non trovò un lavoro e diventò indipendente, portandomi con sé. Era la persona più importante della mia vita e l'unica che davvero non volessi deludere, perché sapevo che, nonostante le evidenti difficoltà, aveva cercato in tutti i modi di accontentare il mio sogno. Io avevo svolto anche dei lavori part-time, nella speranza di riuscire ad aiutarlo, almeno un po’, nelle ingenti spese delle serie maggiori svedesi. La mia paga, però, non era sufficiente e quindi la spesa finiva sempre per ricadere su di lui. Da quando avevo ricevuto la chiamata che ero stata presa dalla Toro Rosso, lui non doveva più occuparsi di me, bensì io di lui. Avevo deciso che lo avrei aiutato con l’affitto ed i vari debiti che aveva contratto a causa mia. Probabilmente così avrei perso buona parte del mio stipendio, se non tutto, ma poco mi importava, dovevo fare ciò che ritenessi giusto. Karl mi domandò come fosse andato il viaggio e dopo avermi posto poche altre domande, mi salutò per andare a dormire, visto che il giorno seguente si sarebbe svegliato presto per lavorare. Anche io mi rintanai nella mia camera, dove, nonostante il jet lag, mi addormentai in fretta. Il mattino seguente mi svegliai con molta tranquillità. Mio fratello era a lavoro ed io non avevo alcuna intenzione di rimanere a casa da sola. Decisi così di fare uno squillo a Julie e chiederle di incontrarci nel bar di fronte casa mia. Accettò e dopo aver indossato una semplice tuta grigia ed un cappellino nero, uscii, incamminandomi verso il luogo prestabilito. La mia migliore amica non viveva molto lontano da me, quindi ben presto anche lei fu nel bar ed insieme andammo a sederci ad un tavolino. 

«Com'è essere piloti?». Mi chiese lei, quando ci giunsero i nostri amati caffè, dal sapore unico. Non ne avevo assaggiato mai uno uguale in tutti i miei viaggi per il mondo. Solo quello americano si avvicinava, ma il nostro era molto più forte. 

«È davvero incredibile». Risposi, per poi iniziare a sorseggiare il mio caffè. «Anche se avere una monoposto competitiva sarebbe meglio».

«Avere una monoposto competitiva non significa andare per forza bene». Disse lei. «Pierre ne è la dimostrazione». Non capii bene perché, ma quella sua insinuazione mi diede alquanto fastidio. Pierre era un fantastico pilota, ma la Red Bull non sembrava affatto favorirlo, come era accaduto nelle qualifiche e nella gara. Quelle certamente non erano colpe sue! Avrei voluto risponderle, ma lasciai perdere, non avevo alcuna intenzione di alimentare una discussione, che sarebbe sfociata in “Parli così perché ti piace!”. Julie rispondeva sempre così, anche quando il soggetto delle nostre discussioni non mi piaceva affatto. Forse quello non rientrava in quest'ultimo caso, ma comunque preferii tacere. «Hai pensato a ciò che ti avevo chiesto?». Annuii e le mostrai il pass per il paddock, che avevo chiesto a Franz il sabato di qualifica. Quando, però, allungò la mano per prenderlo, io lo ritrassi e lei mi guardò confusa. 

«Tu devi coprirmi». Mi fece cenno di continuare. «Io uscirò con te come ragazza durante il Gran Premio del Bahrein e tu dovrai convincere chiunque mi veda, nel caso in cui io non ci fossi, che sia giunta di notte a causa del lavoro». Annuì.

«E se mi chiedessero perché non ci sei anche tu nel paddock?». Le sorrisi.

«Cercherò di esserci». Mi guardò ancora più stranita di prima.

«E come farai? È umanamente impossibile!».
 
«Vedrai». Le lasciai il pass tra le mani e mi alzai. Mi seguì ed entrambe, dopo aver pagato, uscimmo dal bar. Passeggiammo a lungo per la città, facendo una sosta solamente per il pranzo, fino a quando non mi giunse una chiamata da Stephan e non fummo costrette a dividerci. Mi avviai verso la casa del mio personal trainer, dove mi avrebbe atteso una sessione di esercizi davvero estenuante. 
Quelle due settimane nella mia città le trascorsi così: incontri con Julie, allenamenti con Stephan e chiacchierate lunghe e malinconiche con mio fratello Karl. Ero davvero affezionata a tutti loro e, in generale, al mio Paese, ma non vedevo l’ora che giungesse nuovamente la settimana di gara, per poter guidare e dimostrare il mio valore. Quando, però, arrivò il martedì della settimana seguente e dovemmo partire, ad essere la più emozionata era Julie, che vedeva finalmente realizzato il suo sogno di vedermi gareggiare in Formula 1. Salimmo sull'aereo ed io cercai di concentrarmi il più possibile sulla gara che si prospettava, leggendo anche gli appunti sulla pista che avevo scritto quando ero in Formula 3, ma la mia migliore amica finiva per chiedermi tante di quelle domande, che riuscii a farlo solamente quando si addormentò. Stephan, nel frattempo, stava studiando il piano di allenamento, basandosi sulle informazioni che, anche lui come me, aveva scritto su un vecchio quaderno. «Curva 1, velocità fino ai 330 km/h, mentre curva 2, velocità molto basse. Curva 4, sostenuto cambio di pendenza, da qui ha inizio un tratto rapido, un rettifilo breve e un tornante in discesa. Curve 9 e 10, in pendenza e continuo bloccaggio delle ruote in frenata. Un rettifilo lungo, le curve 11 e 12, seguite da un altro rettifilo. La curva 14 e 15 ed il rettilineo principale». Lessi i miei appunti, nonostante tutto molto ordinati. «Ci sarà da divertirsi». Annunciai, prima di chiudere il taccuino e cercare di prendere anche io sonno, con particolare successo.

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