Chapitre 8
Entrai nel paddock con la mia solita espressione seria e concentrata sul volto, affiancata da Stephan. Firmai qualche autografo e scattai delle fotografie, prima di avviarmi nel mio box. Lì, ad attendermi, vi era Franz.
«Theodore, sei pronto?». Mi domandò ed io annuii. Andai ad indossare la mia tuta e poi afferrai il pallone da calcio. Uscii dal box ed iniziai a fare qualche palleggio, quando mi trovai affiancata da Daniil, che mi fece cenno di passargliela. Lo feci.
«Tu sei mancino, non dovresti allenarti su quel piede, bensì con l'altro. Io adesso ti lancio la palla e tu cerca di prenderla o con il piede o con la gamba destra». Annuii e, quando fece come aveva detto, cercai di colpirla con la destra. Iniziai a palleggiare e lui mi sorrise, alzando entrambi i pollici. «Vedi, adesso va già meglio». Gli sorrisi.
«Come hai fatto a capire che fossi mancino?». Gli chiesi, bloccando il pallone con il piede.
«Ti ho visto afferrare la borraccia più volte e sempre con la mano sinistra». Mi sorpresi molto, prestava davvero attenzione a tutto. «E poi i mancini vanno subito all'occhio, nessun altro pilota, al di fuori di te e di Robert, firma gli autografi con la sinistra».
«Morirò prima di voi». Scherzai e lui mi spinse leggermente con un braccio, ridendo.
«Come sei tragico!». Ridacchiai.
«Theo!». Urlò qualcuno, che riconobbi subito essere Stephan. Mi voltai verso di lui e mi fece cenno che fosse ora di andare. Salutai Daniil con un sorriso, che lui prontamente ricambiò. Afferrai il pallone e mi avviai verso il mio preparatore tecnico. «Come ti senti? Sei fiducioso?». Annuii.
«Sono carico, credo di essere decisamente pronto». Mi sorrise e mi diede una pacca sulla spalla.
«Andrà tutto per il meglio. Sai quanto vali». Ricambiai il suo sorriso. Dopo qualche minuto trascorso a discutere dell’assetto della monoposto, finalmente mi ritrovai nuovamente in pista. Terminato il giro di formazione, i semafori si spensero ed il Gran Premio d'Australia iniziò. Nei primi attimi della gara, riuscii a recuperare due posizioni, grazie ad un’ottima partenza, ma questa non mi aiutò molto, poiché una pessima strategia, quella di fare una sosta anticipata, mi costrinse a rimanere dietro ad un Antonio Giovinazzi che aveva evidenti problemi con la gomma e la vettura, per fin troppi giri. Nonostante tutto, non potevo dirmi insoddisfatta del mio lavoro, poiché avevo guidato al massimo delle mie capacità. Quindi, mentre io ero arrivata a fine gara quattordicesima, il mio compagno di squadra, che invece aveva avuto un’ottima strategia, si era piazzato decimo, davanti a Pierre, portando a casa il primo punto della stagione. Una volta scesa dalla monoposto, andai a congratularmi con lui, per poi dirigermi verso il mio motorhome per potermi cambiare. Ritornata nel paddock, iniziai a rispondere alle varie domande dei giornalisti, fino a quando non vidi Max e Charles in lontananza e mi avviai verso di loro per congratularmi.
«Theodore sei partito a bomba oggi. Mi dispiace che tu abbia avuto una strategia così orrenda». Mi diede una pacca sulle spalle Max. Io feci spallucce.
«L'importante è che abbia guidato bene, il resto non importa. Riuscirò a giungere a zona punti, prima o poi». Charles mi sorrise.
«Vedrai che ci riuscirai». Li ringraziai.«A che ora parti?». Mi chiese il monegasco.
«Appena terminate le interviste. Ho un volo per Malmö di quasi trenta ore che mi attende!». Rotai gli occhi ed i due mi guardarono sorpresi. Per loro un viaggio non durava più di venti ore, visto che abitavano entrambi a Monte Carlo.
«Sarai da solo?». Scossi la testa in diniego.
«Ho il mio fantastico compagno di viaggi, nonché mio personal trainer, Stephan». Sorrisi.
«Anche lui è svedese?». Chiese Max.
«Siamo nati nella stessa città, ci conosciamo da tantissimo tempo». Annuirono. Potemmo scambiare solamente queste poche parole, visto che i giornalisti ritornarono a porci moltissime domande. Quella era la parte che odiavo di più del mio lavoro. Una volta terminate le interviste, andai a salutare tutti i piloti con cui avevo stretto un legame, compreso Daniil, che forse non era poi così strano come sembrava. Ed era anche più sveglio di quanto pensassi e quindi dovevo stare molto attenta. Sarebbe potuto essere il primo a rendersi conto della mia menzogna grande quanto l'intero Paddock. Con Stephan mi diressi verso l'albergo per prendere la mia valigia, che avevo preparato la sera precedente, e poi all'aeroporto, per un volo che sarebbe stato lunghissimo. Non mi piaceva affatto volare, era sempre stata una mia fobia, ma, a causa del mio lavoro, ero costretta a salire su un aereo molto spesso. Nonostante ciò, la mia paura non era mai del tutto passata, mi ero solamente rassegnata al mio triste destino. Salire sull’aereo, però, non era solamente un fattore negativo: lì, potevo tornare ad essere me stessa, senza alcun timore di essere scoperta. Una volta seduti ai nostri posti, Stephan sospirò e mi guardò.
«Prima tappa del mondiale andata e non ci hanno scoperto. Forse non è poi un così orrendo piano». Sorrise.
«Be’, anche se lo scoprissero, quella licenziata sarei io, non certamente tu».
«Io lavoro per te, quindi automaticamente sarei licenziato anche io». Scossi la testa per dargli ragione. Effettivamente non avevo prestato attenzione a quel particolare. Rimanemmo in silenzio per un tempo interminabile, fino a quando a rompere il ghiaccio non fui io.
«Sai, quando ho visto tutti quei piloti cercare di stringere amicizia con me, mi sono sentita in un certo senso importante, ma quando ripenso al fatto che apprezzino la parte maschile di me, mi fa stare davvero male. Secondo te, se mi fossi presentata come ragazza, si sarebbero comportati allo stesso modo?». Stephan fece spallucce.
«È davvero difficile stabilirlo. A me sembrano dei bravi ragazzi e non penso che si siano affezionati a te solamente perché sei un ragazzo come loro. O almeno, così credono». Mi sorrise. «E poi, chi non si affezionerebbe a te? Sei sempre pronta ad aiutare il prossimo e sei gentile, non è una caratteristica molto comune».
«Sarà». Sospirai. «Spero solamente che questo sogno duri a lungo e che non mi svegli presto».
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro