Chapitre 6
"La fotografia è stata photoshoppata, non è originale"
Q1. Mancavano pochi minuti allo scadere del tempo ed io ero solamente diciottesima, appena davanti alle due Williams. Dovevo aumentare il ritmo, se volevo qualificarmi, quantomeno, per la Q2. Volevo fare bella impressione. Spinsi sull’acceleratore, blaterando qualche parola in svedese. Almeno ero sicura che, eccetto Stephan, nessuno avrebbe compreso nulla. Avevo avuto un buon ritmo in tutto il giro, mancava l’ultima cuva e poi avrei saputo il riscontro. Nona posizione. Ero dentro. Cercai di contenere la mia euforia, d'altronde, era solo la prima qualifica. Rientrai ai box e chiesi chi fossero gli eliminati.
«Stroll, Gasly, Sainz, Russell, Kubica». Mi riferì il mio personal trainer e, quando sentii nominare Pierre, mi pietrificai.
«Come è possibile che Pierre sia stato eliminato?». Scosse le spalle.
«Ha fatto un solo giro, forse erano un po' troppo ottimisti in Red Bull». “Sicuramente”, pensai. «Adesso preparati, devi girare». Annuii. Tirai un sospiro e poi abbassai la visiera. In pista scese Lewis Hamilton e, dopo un po', Franz mi fece segno di partire. Mentre giravo, sentivo che non avrei potuto fare di meglio, che la monoposto non fosse poi così eccezionale e così rimediai unicamente una tredicesima posizione, davanti al mio compagno di scuderia, che invece era quindicesimo. Non era stato un sabato tragico, ma certamente non era ciò che volevo. In scuderia sembravano essere tutti ottimisti, non si aspettavano, comunque, un piazzamento migliore. Rientrata ai box, uscii dalla mia monoposto e mi avviai verso il mio motorhome, dove mi sarei cambiata. Afferrai i miei occhiali da sole ed il mio cappellino e mi incamminai verso l'esterno. Stephan mi seguì. «Credo tu debba trovarti un addetto stampa». Scossi le spalle, sapevo che aveva ragione. Non poteva fare tutto lui, il suo compito di preparatore tecnico era già abbastanza impegnativo.
«E su chi dovrei fare affidamento? In Svezia non ne avevo uno». Rimase in silenzio. «E non ho comunque tante conoscenze».
«Potresti chiedere a Franz di procurartene uno». Annuii, l'idea non era poi così malvagia. «Per le interviste come vuoi fare? Adesso o dopo?».
«Preferisco prima cambiarmi. Dopo le interviste, andremo ad allenarci». Mi sorrise ed acconsentì. Ben presto ci trovammo davanti al mio motorhome. Vi entrai, afferrai un jeans ed una maglia della Toro Rosso e li indossai. Dopo pochi minuti, fui di nuovo fuori. «È davvero triste che le ragazze, per essere notate, debbano travestirsi da ragazzi». Riferii, dopo aver camminato molto ed aver controllato che non ci fosse nessuno nei paraggi. «Come se poi il talento potesse cambiare a seconda del sesso». Rimanemmo in silenzio e, quando ci ritrovammo nel paddock, fui sommersa dai giornalisti. Prevedibile, visto che ero una dei rookie.
«Come credi sia andata la tua prima qualifica in Formula 1?». Mi chiese una giornalista con un accento francese molto marcato. Sorrisi pensando che anche Pierre e Charles lo avessero. Anche senza sapere chi erano, si poteva risalire alla loro nazionalità anche solamente ascoltandoli parlare.
«Le mie qualifiche sono iniziate bene. Ho costruito il mio ritmo fino alla Q1, prendendo confidenza con una pista che mano a mano cominciava a migliorare. Sono un po' deluso perché non sono giunto alla Q3, ma, già durante i test invernali, avevamo compreso che non avremmo potuto fare meglio di così. Chiaramente spero che domani io possa o migliorare questo risultato o rimanere stabile, senza commettere errori». Risposi, attendendo che mi si rivolgesse un'altra domanda.
«Stasera credi che riuscirai a dormire con tranquillità, sapendo che domani ci sarà la tua prima gara ufficiale?». Sorrisi leggermente.
«Non ho problemi di sonno, non ne ho mai avuti. Non sono il tipo da farsi prendere dall'emozione, dormirò come ogni altro giorno».
«Ti abbiamo visto stamattina girare con Charles Leclerc per il paddock, avete già stretto amicizia?». "Non vi sfugge niente", pensai.
«Credevo che le domande riguardassero solamente le qualifiche». Il giornalista sembrò incassare il colpo, ma decisi comunque di rispondere. «Sì, ho stretto amicizia con Charles, è simpatico, sebbene non sia l'unico con cui ho legato». Tagliai corto e, dopo poche altre domande, finalmente fui lasciata libera di andare. I giornalisti sapevano essere davvero asfissianti ed io ero un tipo di poche parole, non amavo parlare davanti ad una telecamera. Preferivo guidare. Stephan, nel frattempo, era tornato ai box.
«Chi non muore si rivede!». La voce di Max mi arrivò inconfondibile alle orecchie.
«Max, ci siamo visti poco prima delle qualifiche». Ridacchiai e lui fece spallucce.
«Mi piaceva come suonasse». Scossi la testa sconsolata.
«Ti sei qualificato quarto, congratulazioni!». Gli diedi una pacca sulla spalla e lui mi sorrise.
«Speriamo domani possa posizionarmi meglio». Infilò il cappellino.
«A chi lo dici». Iniziai a camminare e lui prontamente mi seguì. «Hai visto Pierre?». Chiesi ad un tratto e lui negò con la testa.
«Non l'ho più visto dalla Q3, credo sia al suo motorhome». Suppose lui.
«Ti dispiace se vado a fare un salto? Volevo parlargli». Annuì ed io lo salutai, per poi dirigermi verso l'esterno del paddock, nella speranza di trovare il suo motorhome tra tutti quei camper posti all'esterno. Notai ad un tratto la bicicletta che gli avevo visto usare in quei giorni poggiato ad uno di essi. Ero sicura fosse la sua perchè il pilota olandese preferiva camminare. Bussai alla porta ed attesi che venisse ad aprirmi.
«Max è inutile…». Quando mi notò, tacque e mi sorrise leggermente. «Ah, ciao Theodor».
«Ehi, so che forse non sei dell'umore giusto, ma credo ti farebbe bene uscire un po' di lì. Potremmo allenarci insieme, se vuoi. Ti avviso, però, che Stephan è alquanto severo». Ridacchiò ed annuì. Ero felice di essere riuscita a farlo sorridere nuovamente, mi piaceva molto la sua risata.
«Prendo il mio borsone e vengo». Ci impiegò davvero poco tempo e poi ci ritrovammo nuovamente nel paddock, per poterci dirigere al box della Toro Rosso.
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