Chapitre 59
Monte-Carlo
2 dicembre 2020
«Non riesco a capire perché Lewis Hamilton si sia ritirato». Era la quindicesima volta - in quella sola giornata - che George mi ripeteva la stessa identica frase.
«George, nessuno di noi lo capisce, ma ora potresti per favore concentrarti sul problema maggiore?». Sbottò Lando, non potendone più di sentirlo parlare. Ridacchiai sommessamente, ma il pilota della Williams mi notò ugualmente, anche se non disse nulla. «Quest'idiota ha rifiutato il contratto con la Venturi in Formula E per andare a correre l'Extreme E nel team di Rosberg». Se non fossimo stati in videochiamata, mi avrebbe sicuramente indicata e poi spinta leggermente.
«Questi erano i miei patti con Nico. Un anno in Formula E e poi uno con lui in quest'altra competizione». George roteò gli occhi alle mie parole.
«Così rischi di non essere notata da alcun team di Formula 1». Gli sorrisi, anche se amaramente.
«Tutti mi conoscono e sanno di cosa sono capace, non mi riprenderanno più, lo sai meglio di me». Lando fece finta di sbadigliare.
«Come sei ripetitiva, Ann, mi farai addormentare così». Subito cambiò argomento. Era una cosa che il britannico della McLaren faceva molto spesso. «Come mai Pierre non si è unito alla chiamata? Charles ha detto che aveva degli impegni con la Scuderia, non ho ben compreso, mentre Pierre?». Feci spallucce e George mi guardò con un sopracciglio alzato.
«Certo che voi due siete strani: state insieme ma non vi sentite mai?». Ero confusa dalla sua domanda.
«Io e Pierre ci sentiamo ogni giorno».
«Come fai, allora, a non sapere cosa stia facendo?». Puntai lo sguardo verso di lui.
«È da stamattina che non risponde ai miei messaggi». George fece per parlare, ma lo fermai subito. «Alt. Charles mi ha detto che è stato davvero impegnato ieri e che anche oggi doveva stare dietro ad alcune interviste e videochiamate con il Team. Semplicemente non ha tempo, quando sarà disponibile mi scriverà». Solo allora notai che Lando si era alzato ed era ritornato con una tazza di latte. Ridacchiai alla vista.
«Non poteva dirtelo lui?». Fu proprio Lando a parlare, prima di iniziare a bere.
«Anche io sono stata sommersa da chiamate e interviste in questi giorni, posso capirlo. Penso sia molto stanco, quindi non gliene faccio una colpa». Era vero: comprendevo alla perfezione lo stress che Pierre poteva star sentendo su di sé per via di tutti gli impegni che aveva avuto e che aveva ancora.
«Rimane comunque molto sospetto. Ultimamente Pierre è normale?». Continuò George.
«Quando mai lo è stato?». Nel mentre che feci la battuta, però, iniziai a ripensare alle ultime settimane ed effettivamente Pierre non era esattamente come prima, ma fino ad allora non ci avevo mai prestato reale attenzione. Il pilota della Williams subito comprese la risposta alla sua domanda dalla mia espressione. «Dici, forse, che...?». Non terminai neppure la frase, che lui mi fermò.
«No... Sì». Scosse freneticamente la testa. «Cioè, non lo so». Si corresse subito. «Potrebbe anche essere, ma non ne sono sicuro».
«Tu che ne pensi, Lando?». Il diretto interessato mi guardò.
«Pierre è un po' particolare, ma non credo sia capace di tradire. Ama molto flirtare, lo fa anche inconsapevolmente, ma non mi sembra quel tipo di ragazzo. Poi magari mi sbaglio. Charles non ti ha detto nulla di particolarmente sospetto?». Negai.
«No, per nulla. Mi ha solo parlato di questi impegni con le interviste e la Scuderia. Ma non sono questi ultimi giorni a preoccuparmi, in realtà, perché ho la prova che effettivamente abbia fatto ciò di cui Charles mi ha parlato. Più che altro quando ci chiamiamo, anche solo per scambiarci la buonanotte, lui sembra sempre molto strano. Quasi come se volesse dirmi una cosa, ma non trovasse il coraggio. Non so se riuscite a capirmi». I due annuirono contemporaneamente.
«Da quanto tempo va avanti questa storia?». Iniziai a grattarmi leggermente la mandibola, cercando di ricordare.
«Più o meno dalla fine di settembre, qualche settimana dopo la vittoria a Monza». Constatai, riportando lo sguardo, che stava vagando per la stanza, sullo schermo. «Il suo cellulare era sempre occupato oppure, nel caso in cui non lo fosse, non rispondeva alle mie chiamate. Onestamente non ci ho dato molto peso, Pierre non mi ha mai dato problemi e io mi fido di lui. E poi credevo che nel giro di qualche giorno tutto sarebbe tornato alla normalità. Effettivamente per un mese e mezzo sembravamo tornati quelli di prima, anche se lui rimaneva più distante e sembrava sempre sul punto di rivelarmi un qualcosa che però non ho mai saputo».
«Cercherò di fare le mie indagini, non hai di che preoccuparti». Esclamò George, sorridendomi.
«Io mi aggiungo a lui, anche se non sono molto bravo a fare l'investigatore». Disse Lando, facendomi ridere.
«Tu non sei assolutamente adatto a fare l'investigatore». Entrambi scoppiarono a ridere.
«Touché». Il discorso cadde, fin quando George non ritornò a parlare.
«Lewis è risultato positivo al Covid e io prenderò il suo posto in Mercedes questo fine settimana». Sia io che Lando spalancammo bocca e occhi dallo stupore.
«Tu? Su una Mercedes? Ma è grandioso George! Sono così felice per te». Se fossimo stati vicini, sicuramente lo avrei stretto a me. Ero sinceramente felice per lui. Guidare una Mercedes in Formula 1 era sempre stato un suo sogno e poterlo fare anche se, probabilmente, solo per un fine settimana era già un grande traguardo.
«Questa sarà la prima volta che ti avrò davanti e non perché devo doppiarti». George gli fece un dito medio, facendoci ridere. Lo schermo del mio cellulare iniziò a illuminarsi e io abbassai lo sguardo, attirando l'attenzione dei due britannici. «Chi è?». Domandò Lando, curioso.
«È una videochiamata da parte di Pierre». Riportai lo sguardo su di loro.
«Forza, su, rispondi. Noi faremo assoluto silenzio. Anzi, disattiveremo l'audio». Annuii e accettai la chiamata. Dinanzi a me apparve un Pierre distrutto, con occhiaie davvero profonde e gli occhi lucidi.
«Ciao Ann». Disse semplicemente.
«Pierre». Ricambiai il saluto. «Successo qualcosa?». Scosse la testa.
«No, niente. Mi è dispiaciuto non sentirti o scriverti oggi, ma sono davvero stanco e non ho avuto neanche il tempo di riposare. Spero di riuscire a chiudere occhio oggi, è da troppo tempo che non dormo. Credo siano ormai settimane». Abbozzò un leggero sorriso. «A te come va?».
«A me tutto bene, oggi è stata una giornata piuttosto tranquilla per me». Risposi frettolosamente. «Perché non mi hai detto che non stessi più dormendo?». Fece spallucce.
«Non-». Le sue parole furono interrotte da uno sbadiglio. Si coprì immediatamente la bocca. «Scusami. Non volevo crearti preoccupazioni inutili. Non appena terminerà questo periodo frenetico, avrò più tempo per me e per noi. Verrò a trovarti non appena finirà la stagione. Che ne pensi?». Gli sorrisi.
«Credo sia magnifico». Entrambi tacemmo e l'aria era piuttosto tesa tra di noi. Era chiaro che qualcosa non stesse andando per il verso giusto.
«Io-». Dicemmo contemporaneamente.
«Perdonami, parla prima tu». Mi diede la precedenza.
«Credo che sia successo qualcosa tra di noi. Ho fatto o detto qualcosa di sbagliato? C'è forse qualcosa che vorresti dirmi? Non so...». Il mio cuore batteva all'impazzata. La paura che ci fosse davvero un problema grave non mi abbandonava la mente. Non volevo perdere Pierre, era diventato troppo importante per me.
«Non hai fatto assolutamente nulla». Constatò. «Sei assolutamente perfetta».
«E allora perché sei così distante da me?». L'espressione sul suo volto mi fece capire che non avrebbe parlato. Iniziarono a salirmi le lacrime e lui prontamente lo notò.
«Non ho intenzione di lasciarti, Ann, se è questo ciò a cui stai pensando, né c'è un'altra ragazza. È solo che non posso dirtelo... Non ancora. Ma giuro che appena sarà il momento, tutto tornerà come prima». Una lacrima solcò la mia guancia.
«E quando sarà questo momento?». La mia voce iniziò a incrinarsi sempre di più. Chiuse gli occhi per pochi istanti, per poi ripuntare il suo sguardo nel mio, cercando di tranquillizzarmi. E ci riuscì, perché smisi di piangere.
«Riguarda il lavoro, è per questo che sono così teso. Non c'entri tu. È solo che io e Helmut abbiamo molte cose di cui discutere e uno dei due deve fare un passo indietro». Disse, anche senza essere completamente chiaro. «Manca poco e poi vedrai che tornerà il vecchio Pierre. È solo che è un periodo difficile per me e non posso dirti niente, perché mi è impedito. Vorrei tanto sfogarmi con te, davvero, ma non posso». Annuii, anche se un po' rassegnata. Era chiaro che per contratto gli era stato impedito di riferire qualsiasi cosa e lui era il primo a soffrire di questa situazione. «Sei più tranquilla ora?». Non spostò i suoi occhi azzurri dai miei. Acconsentii.
«Sì e perdonami se ho avuto dei sospetti su di te. Io-». Mi interruppe.
«Va bene così, è normale, non devi scusarti». Fece un altro sbadiglio.
«Va’ a dormire, ci sentiamo domani». Il tono gentile della mia voce lo fece rilassare.
«Ne sei sicura? Possiamo parlare ancora un po', non lo abbiamo proprio fatto oggi». Scossi la testa dolcemente.
«È meglio che tu ti riposi, domani dovrai prendere un aereo e poi dovrai correre. Non preoccuparti per me. La stagione è quasi finita, avremo tempo per sentirci». Annuì.
«Allora ti scrivo io domani, buonanotte, mon amour». Sorrisi al suo soprannome.
«Buonanotte, Pierre». Attaccai la videochiamata e tornai a fissare lo schermo del mio computer, dove vi erano ancora i ragazzi.
«No, decisamente non ti tradisce. Starà avendo dei problemi seri con la Scuderia ed è semplicemente molto stressato. Vedrai che, come ha detto anche lui, non appena tutto ciò sarà finito, tornerete quelli di prima». Lando acconsentì, appoggiando le parole di George. Quest'ultimo spostò lo sguardo per vedere qualcosa al suo fianco. «È meglio che anche io vada, si è fatto tardi e la mia cena non si prepara da sola».
«Sì, io dovevo controllare alcune email che mi ha mandato Zak, ma, chiaramente, non l'ho fatto, quindi è meglio che mi metta d'impegno». Risi alle sue parole.
«Va bene, va bene. Ci sentiamo». Ci congedammo e io attaccai la chiamata. Neppure il tempo di farlo che mi giunse un messaggio sul cellulare. Lo aprii immediatamente. Era da parte di Toto Wolff.
“Credi di riuscire a procurarti un biglietto aereo per il Bahrain?”.
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