Chapitre 52
Capitolo con contenuti espliciti
Io e Pierre trascorremmo davvero poco tempo in piscina, perché mi sentivo estremamente a disagio e lui l'aveva capito. Non voleva forzarmi a fare qualcosa che mi procurasse dolore, ma come mi aveva detto era necessario che provassi a superare il mio trauma. Era difficile, ma dovevo farlo. Per me. Indossammo nuovamente i nostri vestiti e ci incamminammo, in silenzio, nelle nostre camere. In realtà, Pierre aveva provato a pormi qualche domanda o a dare inizio ad una conversazione, ma io mi limitavo ad annuire. Mi sentivo in colpa. Sapevo che lui non mi avrebbe mai fatto del male, ma avevo paura. Il pensiero delle sue mani su di me mi faceva tremare, nonostante lo avesse già fatto in precedenza. Se c'era qualcuno di cui potevo essere sicura era Pierre, eppure non potevo fare a meno di rivedere, continuamente, l'immagine di Max che mi violava.
«Ann». Mi chiamò il francese, facendomi risvegliare dai miei pensieri.
«Mhh?» Mugugnai, sollevando lo sguardo e guardandolo.
«Cosa succede?». Si fermò, costringendomi ad imitarlo.
«Niente». Risposi semplicemente, fissando un punto davanti a me. Avevo paura si arrabbiasse ed il pensiero di sentirlo urlare mi faceva rabbrividire. Max lo aveva sempre fatto. Ogniqualvolta provassi a ribellarmi o non gli rispondessi, mi urlava contro. E quello era il minimo. Non insistette, sospirò semplicemente e, dopo avermi gettato un ultimo sguardo, si avvicinò alla sua porta.
«Allora ci vediamo». Disse, con un gesto rapido della mano, prima di entrare in camera sua, senza titubare. Sapevo che ci era rimasto male, ma non potevo farci nulla: avevo bisogno di tempo. Scalciando il vuoto, mi avviai verso la mia stanza, assorta nei miei pensieri. Decisi di fare una doccia, così da ripulirmi dal cloro e da sgomberare la mente. Entrai nel box ed aprii l'acqua, lasciando che il getto mi rinfrescasse e mi permettesse di rilassarmi. Mi bagnai i capelli, pulendoli con shampoo e balsamo, e mi passai il bagnoschiuma sul corpo, rabbrividendo leggermente quando sfiorai la cicatrice sul seno. Max me l'aveva lasciata dopo che mi aveva morso con forza. Non era l'unica cicatrice che avevo, ma era la più evidente. Quando uscii, anziché avvolgermi con l'asciugamano, mi fermai davanti allo specchio. Con le dita sfiorai lentamente tutte le cicatrici sui fianchi, sulla pancia, sulle gambe e mi voltai ad osservare anche quelle sulla schiena. L'olandese non solo mi aveva sverginata e violentata nel modo più terribile, era riuscito anche a fare in modo che, oltre ai traumi, mi rimanessero anche dei segni fisici permanenti. Il francese non aveva potuto notarli, per le luci intermittenti della stanza, ma prima o poi l'avrebbe fatto.
Mi coprii indossando l'intimo ed una maglietta di mio fratello, che mi andava a vestito. In quella mia seconda doccia di giornata, lasciai nuovamente i capelli bagnati e mi avviai nel salotto, con l'intenzione di sedermi sul divano e di guardare un film. Eppure, il mio pensiero era fermo a Pierre ed alla sua espressione quando mi aveva salutato. Iniziai a mordermi le unghie delle mani, pensando a cosa fare, ed alla fine decisi che la cosa migliore fosse presentarsi da lui e chiarire. Dopo molto titubare, mi alzai ed uscii dalla camera, avviandomi verso la sua, che non distava molto. Bussai, ma nessuno rispose. Riprovai, ma per la seconda volta nessuna traccia del francese. Feci per allontanarmi, quando si aprì la porta e mi ritrovai davanti il francese a petto nudo ed un asciugamano tra i capelli.
«Ti disturbo?». Scosse la testa e si spostò di lato, facendomi accomodare.
«Hai bisogno di qualcosa?». Chiese dolcemente, per poi sistemare l'asciugamano su una delle sedie e farmi cenno di andare ad accomodarmi sul divano, al suo fianco. Accettai, ma rimasi a debita distanza da lui. Scossi la testa, piuttosto titubante.
«Io...Uhm...». Provai a parlare. «Mi domandavo se avessi progetti per stasera, proprio così». Cambiai discorso, per poi colpirmi mentalmente la fronte.
«Credo rimarrò qui a vedere un film o qualcosa del genere, tu?». Feci spallucce. Non avevo neppure pensato a cosa fare quella sera, semplicemente avevo cercato un pretesto per non parlare dell'accaduto. «Se non hai nulla da fare e ti fa piacere, possiamo guardare un film insieme». Annuii, non prestando realmente attenzione alle sue parole. Avevo più volte passato lo sguardo dal suo volto al suo petto, cercando di scorgere delle differenze sostanziali tra lui e Max. Delle differenze che potessero darmi maggiore forza per fidarmi di lui. Era una strada lunga, ma davvero volevo percorrerla con lui. Lui notò i miei sguardi e mi guardò con un sopracciglio alzato, leggermente preoccupato. «Preferisci che indossi una maglia?».
«Nono». Mi affrettai a dire. «Sì». Mi corressi. «No, cioè...». Arrossii pesantemente e Pierre tentò di trattenersi dal ridere, senza successo.
«A parole tue, Ann». Mi derise scherzosamente ed io sospirai.
«Puoi rimanere così, a meno che tu non voglia coprirti». Le mie guance divennero ancora più rosse e mi coprii il volto con le mani. Lui me le tolse e, tenendomi per mano, mi attirò lentamente a sé, facendomi appoggiare a lui. Mi scoccò un bacio sulla tempia destra ed iniziò ad accarezzarmi i capelli. «Hai idea di quale film vedere?». Scosse la testa.
«Credo che girerò tra i canali fino a trovare qualcosa». Annuii, per poi mordermi l'interno guancia. Nessuno dei due parlò più, bensì Pierre afferrò il telecomando ed iniziò a cambiare i vari canali, alla ricerca di qualcosa di interessante. In realtà, non trovammo granché, se non qualche commedia romantica qui e lì. Si fermò su una di loro, probabilmente senza neppure prestare attenzione al titolo ed alla trama, e poi mi gettò uno sguardo, per controllare che a me andasse bene. Non che sapessi effettivamente di che cosa trattava, ma annuii ugualmente.
Puntai lo sguardo verso il televisore, sebbene non stessi prestando per nulla attenzione. Il disagio era ritornato, soprattutto perché io indossavo solamente una maglietta e perché, non so quanto innocentemente ad essere onesta, Pierre aveva sistemato la sua mano sinistra sulla mia coscia destra, quasi alla fine del mio unico indumento. Deglutii, ma non parlai, anche perché al momento non stava facendo assolutamente nulla. Cercai di rimanere concentrata sullo schermo, ma non vi riuscii quando iniziò a sfregare la sua mano su e giù per la mia coscia, sempre con lo sguardo rivolto verso la televisione.
Mi voltai a guardarlo di sott'occhi e scorsi un piccolo sorriso sulle sue labbra, prima che si girasse completamente verso di me, senza rompere il contatto fisico. Le nostre ginocchia si sfiorarono e subito pensai che anche quel movimento non fosse stato casuale. «C'è qualche problema?». Era chiaramente divertito ed a me stava infastidendo e non poco. Scossi prontamente la testa. «Sicura?». Annuii. «Il gatto ti ha mangiato la lingua, ma chèrie?». Saltò un battito a quel soprannome ed arrossii leggermente. Non ebbi neppure il tempo di rispondere che Pierre mi afferrò per i fianchi e mi sistemò a cavalcioni su di lui, con le mie gambe ai lati delle sue. Mi scurii in volto e la voce di Max rimbombò nelle mie orecchie.
«Inizia a muoverti piccola troia che non sei altro». Il tono di voce con cui me lo diceva mi aveva sempre spaventato e quindi mi ritrovavo sempre ad acconsentire, con la testa chinata. E, quasi d'istinto, mi ritrovai a ripetere quelle azioni che mi ero abituata a fare con l'olandese. Pierre, quando avvertì i miei movimenti, strabuzzò gli occhi e mi fermò prontamente con le mani. Iniziai a singhiozzare e lui alzò il mio volto, scrutandomi attentamente.
«Che cosa stavi facendo?». Il suo tono era dolce. Tirai su con il naso e non osai guardarlo.
«Max voleva che lo facessi, quando mi metteva in questa posizione». Sospirò e mi accarezzò la guancia, per poi obbligarmi a guardarlo.
«Io non sono Max». Ripetette per la seconda volta nell'arco della giornata. «Devi sentirti libera di fare con me qualsiasi cosa tu effettivamente voglia fare, io non ti obbligo. Non sentirti costretta, con me non lo sei. Se un mio gesto o un mio movimento ti fa stare male, fermami, dimmelo, ma non farlo pur non volendo». Attese una mia risposta che non arrivò. «A che cosa stai pensando?». Mi domandò, con tono sempre molto affabile.
«Aiutami». Risposi, all'improvviso, dopo non aver prestato attenzione alla sua domanda. «Aiutami a rimpiazzare i ricordi negativi con nuovi positivi». Rimase di stucco per pochi istanti, prima di riprendersi ed annuire.
«Da cosa vuoi partire?». Domandò lui.
«Baciami, per favore». La mia suonò molto come una preghiera e lui acconsentì, senza pensarci due volte. Afferrai le sue mani e, dopo aver chiuso gli occhi per darmi coraggio, le posizionai lì dove Max era solito porle quando mi baciava. La sua mano sinistra finì sotto la mia maglietta e quella destra, anche se con molta riluttanza, sul mio collo. Pierre non mi sembrava molto convinto, ma il mio sguardo di supplica lo convinse a continuare. Speravo che, replicando ciò che Max mi avesse fatto con Pierre, sarei riuscita a renderlo meno doloroso. Dopo aver controllato che stessi bene, dolcemente fece scontrare le nostre labbra, mentre faceva su e giù con la mano nella maglietta e cercava di non stringere troppo l'altra sul mio collo. Quando, però, approfondimmo il bacio con la lingua, lui strinse leggermente ed io mi lasciai andare ad un ansimo, che lui prese come un lamento.
«Scusami, scusami, scusami, non volevo, davvero». Lo tranquillizzai. Era normale che fosse preoccupato, non doveva essere facile neppure per lui cercare di aiutarmi a superare il trauma di uno stupro, ma apprezzavo lo sforzo che ci stava mettendo.
«Va bene così, Pierre». Spostò la mano dal collo e la sistemò sull'altro fianco. Iniziò ad accarezzarmi la schiena scoperta, mentre io lo osservavo, sempre con il capo chinato, in attesa che mi dicesse cosa fare, esattamente come Max faceva.
«Ann». Mi richiamò. «Io non voglio». Disse ad un tratto, facendomi alzare il capo. «Non voglio essere una replica di ciò che Max ha fatto, non ti aiuterebbe». Fissò il suo sguardo nel mio. «Ti senti pronta?». Mi chiese ed io non risposi. Volevo fare quel passo con Pierre? Certo che sì, ma avevo paura. Annuii, dopo un po' di tempo. «Allora facciamo una cosa». Attesi che finisse di parlare. «Lascia fare a me. Se qualcosa non dovesse essere di tuo gradimento o qualora tu volessi fermarti, basta dirmelo. È un passo importante per entrambi ed entrambi dobbiamo trovarne piacere, non sofferenza». Risposi con un flebile “va bene”. Mi osservò per un'ultima volta, prima di sollevarsi, portando anche me con sé, ed avviarsi verso il suo letto. Mi sistemò dolcemente su di esso e si posizionò su di me. Iniziò a lasciarmi un bacio a stampo, e poi un altro ed un altro ancora, con estrema calma. Mi diede due baci, uno sul labbro superiore ed uno sull'inferiore, costringendomi a dischiudere le labbra, per poi approfondire il bacio.
Mossi le mie mani per portarle sul suo petto, mentre lui, lentamente, sollevava le sue mani sotto la mia maglietta, fino a giungere al seno. Me lo sfiorò con le dita, senza mai realmente toccarlo. Quando ci staccammo per riprendere aria, senza rompere il contatto visivo, mi sfilò la maglietta, lasciandomi in intimo. Mi sorrise dolcemente. «Sei bellissima, lo sai?». Arrossii leggermente e gli stampai un altro bacio. Sfiorò, per errore, la mia intimità con la coscia ed io mi lasciai andare ad un piccolo gemito. «Posso continuare?». Annuii. «Ann, dimmelo».
«Sì, Pierre». Continuai a guardarlo, mentre mi privava anche degli ultimi indumenti. Mi coprii di scatto e lui non disse nulla. Iniziò a lasciarmi dei leggeri baci sulla mandibola, per poi scendere sul collo, costringendomi ad allontanare le mani. Scese fino ai seni, che baciò, e quando si allontanò leggermente, notò le cicatrici. Mi guardò, ma non pose domande. Invece, baciò anche lì, per poi scendere alla pancia ed alle gambe. Si soffermò maggiormente sull'interno coscia, facendomi ansimare, per poi sollevarsi e mettersi in ginocchio davanti a me. Sistemò le sue mani alla cintura dei jeans, ma io sistemai le mie sulle sue. «Posso farlo io?». In realtà suonò quasi come un'affermazione e lui non si lamentò. Allontanò le sue mani e mi lasciò fare, rilasciando un suono più gutturale quando lo sfiorai con il palmo della mano. Quando entrambi fummo completamente spogliati, mi diede un altro bacio sulle labbra. «Pierre?». Mi guardò, attendendo che parlassi. «Posso fare quello che hai fatto prima tu con me? Posso baciarti?». Forse era stupida come domanda, ma volevo essere rassicurata. Non volevo essere rimproverata per aver fatto qualcosa che non dovevo, proprio come era solito fare Max. Lui annuì, stendendosi sulla schiena, così che le posizioni fossero invertite. Gli lasciai prima un bacio sulle labbra, per poi passare al collo ed al petto, su cui mi soffermai a lungo. Mi abbassai leggermente e lo baciai anche nella piega dell'inguine, gesto che lo portò a tirarmi a sé per baciarmi nuovamente sulle labbra. Lentamente capovolse le posizioni.
«Amerei sentire la tua bocca attorno a me». Arrossii pesantemente alle sue parole, mentre lui ridacchiava. «Ma ora voglio che tu ti senta assolutamente a tuo agio, per il resto c'è tempo». Annuii e lui avvicinò un dito alla mia intimità. «Posso?». Le mie esperienze erano state tutte negative, avevo sempre sentito dolore sia durante la penetrazione con le dita che la normale. Acconsentii, anche se leggermente intimorita. Ero molto tesa e lui lo notò. Con il pollice iniziò a sfiorare il punto in cui avevo più bisogno di lui. «Rilassati». Sussurrò ed io lo ascoltai. Infilò lentamente un dito in me, per poi non muoversi per farmici abituare. Quando lo guardai, capì che poteva iniziare ad affondare in me. I suoi movimenti iniziali erano lenti e dolci, ma non appena sentì i miei gemiti e notò la mia schiena inarcarsi, aggiunse un secondo dito ed aumentò la velocità. Sistemai una mano tra i suoi capelli ed una sul suo braccio, quello su cui si reggeva. Quando ormai ero vicina al mio orgasmo, arricciò le dita in me. Il mio respiro si accelerò e ben presto mi lasciai andare al troppo piacere. Continuò a fissare i suoi occhi azzurri nei miei, quasi volesse pormi una domanda.
«Che succede Pierre?». Sospirò e poi parlò.
«Te la senti di... uhm... continuare? Non devi, lo so che quella è la parte peggiore, quindi non c'è bisogno che tu dica di sì». Ci pensai su. Era vero: quella era la parte peggiore, ma io volevo farlo. Volevo che quella fosse la mia prima volta effettiva, anche se non avevo perso la mia verginità con lui. Mi allungai verso il suo comodino e lo aprii, afferrando un preservativo. Lui non spostò lo sguardo.
«Sì, continuiamo». Aprii il pacchettino e lui, dopo averlo sfilato, lo indossò.
«Afferra le mie braccia, potrebbe fare male». Annuii ed obbedii. «Sei sicura?». Chiese nuovamente conferma ed io sorrisi.
«Sicurissima». Si sistemò alla mia entrata e dolcemente affondò in me, fermandosi per farmi abituare. Mi faceva male, non come la prima volta, ma le mie pareti si erano danneggiate durante i rapporti con Max. Digrignai i denti e chiusi gli occhi, affondando le unghie nella sua carne.
«Respira, Ann, respira». Ma non vi riuscivo, il dolore era molto. «Guardami, per favore». Lo ascoltai ed aprii gli occhi. Si chinò a baciarmi.
«Perdonami, ti lascerò dei segni». Mi riferii al segno delle unghie nella sua carne.
«Non pensarci, va bene così». Mi rassicurò.
«Puoi muoverti». Dissi, anche se il dolore non passava.
«Posso aspettare». Ribatté lui, ma io ripetetti la frase ed allora lui, sempre dolcemente, iniziò a muoversi dentro e fuori, facendomi uscire una lacrima, che lui prontamente asciugò con un bacio. «Se vuoi mi ferm-». Lo interruppi.
«Continua, per favore». Obbedì e con il tempo iniziai ad avvertire un po' di piacere. I suoi movimenti iniziarono a diventare più veloci e la mia schiena ormai era inarcata. Mi lasciò un bacio tra i seni, mentre emetteva suoni gutturali che mi portavano sempre più vicina al mio secondo orgasmo. Ed anche lui doveva essere vicino, perché i suoi movimenti iniziarono a diventare più lenti e pose le sue dita sulla mia intimità, così da portarmi al punto di non ritorno. Aspettò che anche io fossi pronta prima di lasciarsi andare, venendo, così, entrambi allo stesso momento. Si accasciò al mio fianco ed io sistemai la mia testa sul suo petto, mentre lui ci copriva con le lenzuola. «Grazie». Esclamai e lo pensavo davvero. Grazie a lui ero riuscita ad avere la mia prima esperienza positiva riguardo i rapporti sessuali.
«Grazie a te di avermi permesso di aiutarti». Chiusi gli occhi e sistemai la mia testa nell'incavo del suo collo. Circondò il mio fianco con il suo braccio.
«Ti amo Pierre». Esclamai.
«Ti amo Ann». Rispose, prima di chiudere anche lui gli occhi ed addormentarci entrambi, l'uno nelle braccia dell'altra.
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