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Chapitre 44

«Ann, fattelo dire una volta per tutte: è una rottura di palle giocare con te. Vinci sempre!». Iniziò a blaterare Charles, facendomi ridere. Con la coda dell'occhio notai Pierre abbozzare un piccolo sorriso divertito.

«Non è colpa mia se sono obiettivamente più forte». Aggiunsi con finta aria di superiorità.

«Per me è solo fortuna». Continuò a blaterare il monegasco, lanciando il joystick sul divano. Lo afferrò Alex, che poi mi osservò, quasi a chiedermi se volessi giocare. Annuii ed iniziammo la partita.

«Come ti sembra la Formula E?». Mi domandò ad un tratto Lando. Io rimasi concentrata con lo sguardo nello schermo, pensando alla risposta.

«Al momento mi sembra davvero bella. Non è come la Formula 1, ovviamente, ma la Scuderia mi sembra molto accogliente. Susie mi fa sentire davvero a casa, è fantastica. Anche il mio compagno di scuderia, Edoardo, mi sembra simpatico. Mi trovo bene, posso imparare molto da lui». Charles sospirò.

«Fa strano non vederti più nel paddock, le gare sembrano molto più monotone». Riferì il monegasco. Io sorrisi.

«Credo che molti altri non siano della stessa idea». Con la coda dell'occhio notai Pierre voltarsi a guardarmi, con un sopracciglio alzato. Non proferì parola, ma era chiaro che cercasse di capire se mi stessi riferendo a lui o meno.

«Ma infatti! Si sta in pace senza di te, perché dici il contrario Charles?». Mi derise George, colpendomi leggermente i fianchi.

«Sei sempre il solito stronzo». Dichiarai, mentre vincevo l'ennesima partita. «Ragazzi giocare con voi è la cosa più noiosa mai esistita, siete tutti incapaci». Mi sistemai meglio con la schiena sul pilota della Williams, sistemandola sul suo petto, quasi a fingere che mi fossi addormentata. Rimanemmo in silenzio, fino a quando Pierre non parlò.

«Non hai ancora sfidato me». Mi voltai a guardarlo, sorpresa che mi avesse rivolto la parola, per la prima volta non costretto. Io non risposi, ma annuii semplicemente, facendogli cenno di afferrare il joystick.

«Volete un po' di pop corn?». Domandò Charles, che si era alzato, attirando le occhiatacce di tutti. «Come non detto». E tornò a sedersi, guardando il televisore dinanzi a lui. Io feci lo stesso, cercando di concentrarmi il più possibile. Pierre allontanò la schiena dal divano, sporgendosi verso lo schermo.

«Quando sei pronto». Sussurrai e lui annuì, avviando la partita. Davanti agli occhi mi apparve la nostra prima partita a FIFA o la nostra prima a Formula 1. Quella in cui c'eravamo baciati sul balcone della sua stanza, sotto lo sguardo di tutti gli altri piloti.

«Andiamo! 1-0 per me». Esultò Pierre e solo allora mi resi conto di essere in svantaggio. Avevo bisogno di qualcuno che mi parlasse o, immersa nei miei pensieri, avrei sicuramente perso la partita. Alex sembrò ascoltarmi, perché ben presto mi pose una domanda.

«Credi tornerai mai in Formula 1?». Non risposi subito.

«Al momento non è nei miei pi-». Mi fermai. «1-1!». Urlai dopo aver segnato il mio gol. «Come stavo dicendo, non è nei miei piani. Ho un contratto con Nico, per correre nell'Extreme E. E poi non credo che qualche team sia interessato a me». Conclusi e nel mentre tolsi il pallone dai piedi del giocatore di Pierre.

«Se qualcuno ti proponesse un contratto?». Continuò lui. Feci spallucce.

«Potrei ritornare, ma adesso non voglio pensarci. Il mio intento è correre, dove e come non mi interessa. Se ho più possibilità con Nico o con Susie, rimarrò sui miei passi». Alex annuì, ma non parlò più. Mancavano pochi minuti prima della fine della partita ed eravamo ancora in pareggio.

«Questo risultato non mi piace, sai?». Disse Pierre, con una nota maliziosa nella voce. Ripuntai nuovamente lo sguardo verso il nostro punteggio e fu allora che ricordai che anche nella nostra ultima partita a FIFA eravamo in pareggio e poi io lo avevo battuto all'ultimo. Sentii delle urla e mi accorsi che ad aver vinto era stato il francese. Rimasi con lo sguardo fisso sullo schermo, mentre Charles abbracciava Pierre, che festeggiava. Il francese si avvicinò a me e mi allungò la mano, in segno di sportività, ma nei suoi occhi non la leggevo. Non ero felice della mia sconfitta, ma non perché avessi perso, ero abbastanza sportiva da accettarla, ma perché quella sua vittoria simboleggiava ben altro. Nel suo sguardo io leggevo sfida: lui voleva battermi non solo nel gioco, ma anche in vita. Era come se, con quell'occhiata, mi avesse scaricato le colpe per aver preso il suo posto in Red Bull e volesse, adesso, farmela pagare. Pierre aveva dentro di sé più rancore di quanto pensassi e di quanto sperassi.

«Va bene, credo ci siamo divertiti abbastanza. Volete mangiare qualcosa?». Domandò Charles, avviandosi in cucina.

«Ordiniamo la pizza». Suggerì Lando, che non aveva per nulla prestato attenzione alle partite.

«Ehm, io credo di dover andare». Mi alzai, richiamando anche l'attenzione del monegasco, che tornò in salotto.

«Dai, non vuoi fermarti qui?». Io scossi la testa.

«Ti ringrazio Charles, ma sono davvero stanca. Domani dovrò andare a cercare casa e subito dopo ad una cena organizzata da Susie e dal team prima del prossimo E-Prix». Il pilota della Ferrari annuì, capendo che non sarebbe riuscito a convincermi. «Non credere che non verrò a romperti di nuovo». Gli ricordai, ridendo.

«Aspetto solo quello». Scherzò, per poi abbracciarmi. Anche Lando e George mi salutarono con un abbraccio, mentre Alex si limitò ad un saluto con la mano. Mi voltai a guardare Pierre, che pronunciò solamente uno "ciao", per poi tornare a guardare il cellulare tra le sue mani. Sospirai e ricambiai il saluto, per poi uscire di casa. Mi avviai verso la mia auto e, una volta entrata, sbattei le mani contro il volante, soffocando un urlo.

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