Chapitre 32
Erano cinque minuti che qualcuno bussava alla mia porta. Mi stavo fissando i capelli con la lacca, affinché non vi fosse alcun rischio che le ciocche, ormai lunghe, potessero fuoriuscire dalla parrucca. Mi guardai allo specchio e controllai che nulla fosse fuori posto. Era una serata molto importante, doveva essere tutto perfetto.
«Theodor, faremo tardi!». La voce di Amélie giunse alle mie orecchie. «I tuoi legali sono già arrivati, manchi solo tu». Andai ad aprire e la squadrai dall'alto verso il basso. Indossava un abito tailleur bianco con scollo a cuore. Elegante e sofisticato, mi piaceva molto. Le rivolsi un sorriso e, una volta chiusa la porta alle mie spalle, le parlai nuovamente.
«Stai benissimo così». Arrossì leggermente e rinnovò il complimento, che evitai con un movimento lento della mano. «Stephan?». Domandai.
«Stava chiamando il taxi, penso sia arrivato». Annuii e scendemmo le poche scale per giungere nella hall. Con una mano sistemai la camicia bianca. Uscimmo dall'albergo, ma del mio preparatore atletico nessuna traccia. Mi voltai a guardare Amélie, ma fece spallucce. Ad un tratto, però, udii quella voce, che mi lasciò spiazzata. Era lì, nello stesso albergo e stava parlando con Stephan.
«Theo, sei arrivato». Esclamò quest'ultimo quando mi notò. Gli rivolsi un leggero sorriso. «Credevo avresti fatto tardi».
«Non sono amante del ritardo, non mi piace farmi aspettare». Risposi semplicemente, con lo sguardo fisso sul francese. Gli feci un cenno del capo, che lui ricambiò, anche se distrattamente. «Il taxi arriverà presto?». Domandai, aggiustandomi il colletto della camicia e la cravatta.
«In realtà Pierre si è offerto di darci un passaggio, siccome alloggia qui». Annuii semplicemente. Mi faceva piacere trascorrere del tempo con lui, ma quella situazione era troppo imbarazzante da reggere.
«Salite pure in auto». Disse e, quando si avvicinò alla sua vettura, grazie alle luci dei lampioni, potei ammirarlo meglio. Quasi sorrisi quando notai che anche lui indossasse la cravatta, seppur fosse tipo da smoking e papillon. Facemmo come aveva detto e mi accomodai nei sedili posteriori, accanto ad Amélie. Il viaggio fu piuttosto silenzioso, fino a quando il mio cellulare non squillò. Lo afferrai, era una videochiamata da parte di Lando. La accettai e mi ritrovai gli inseparabili, l'uno accanto all'altro.
«Buonasera Theo, sei ancora in taxi?». Domandò il pilota della McLaren, attirando l'attenzione di Pierre, che, in quel momento, mi guardava dallo specchietto retrovisore.
«Be’, non si potrebbe chiamare proprio taxi, comunque sì. Ho fatto tardi». George si coprì la bocca con la mano in modo teatrale, per fingere stupore.
«Strano, tu ed il ritardo non andate affatto di pari passo». Rispose quest'ultimo ed io sorrisi. «Parlo io, Lando?». Disse, domandando all'altro britannico. Lando scosse la testa in affermazione.
«Cosa è successo?». Domandai, leggermente preoccupata. I due mi sorrisero, per tranquillizzarmi.
«Calmati mamma, non abbiamo ucciso nessuno e non ci siamo fatti male». Mi prese in giro ed io roteai gli occhi. «Grazie alla tua amicizia con me, il pilota più bravo e sensazionale sulla pista...». Udii Pierre sbuffare, ma non vi prestai attenzione. «... e con milk boy qua al mio fianco, dovrai partecipare anche tu alla Race Against Dementia che si terrà in Scozia. E siccome non penso tu abbia già comprato casa qui in Inghilterra, uno di noi due potrebbe ospitarti». Il pilota francese iniziò a tossire, per farsi sentire. Stephan ed Amélie si voltarono a guardarlo, preoccupati che non si sentisse bene, ma lui fece un cenno con la mano per tranquillizzarli. Mi gettò uno sguardo dallo specchietto.
«Non penso sia stato tu a tossire, chi c'è con te?». Domandò Lando.
«Ehm, ci sono Amélie, Stephan e...». Presi un sospiro, per far sì che il tono della mia voce non si alterasse. «Pierre». Risposi con tranquillità ed i due spalancarono gli occhi, senza però parlare.
«Oh, ciao Pierre». Riferirono entrambi, piuttosto preoccupati per me. Avevano capito che sarebbe stata una serata molto dura e che, da qui, tutto sarebbe cambiato.
«Ciao ragazzi». Disse piuttosto freddamente. Sapevo che fosse arrabbiato, non tanto con Lando, ma con George, che sapeva la mia vera identità e che, per di più, mi aveva baciata proprio davanti ai suoi occhi.
«Noi abbiamo riferito tutto. Divertiti!». Rispose frettolosamente George, cercando di riportare la calma. Mi dispiaceva davvero per lui, non solo provava dei sentimenti per me, ma cercava di nasconderli perché sapeva che a me piaceva Pierre. Era voluto rimanere mio amico, sostenermi ed appoggiarmi. Non so dire se io, al suo posto, avrei fatto lo stesso. Lando lo seguì ed io li salutai, per poi attaccare.
«Siamo arrivati». Disse Pierre, per poi aprire la portiera ed uscire, infastidito. Ci sarebbe stato sicuramente da divertirsi. Lo imitai, anche se cercai di rimanere tranquilla. Passai una mano sulla camicia che si era leggermente sgualcita e poi tra i capelli, per sistemarli. Notai il pilota francese osservarmi, ma, quando alzai gli occhi, spostò lo sguardo. Lo detestavo quando si comportava così. Feci finta di nulla e mi incamminai verso il locale, ignorando gli altri. Non solo odiavo questi incontri così formali, ma a parteciparvi doveva esservi anche il ragazzo che mi piaceva e che, in quel preciso momento, mi detestava.
Quando entrai nel ristorante, si voltarono tutti a guardarmi. Non mi piaceva essere sotto i riflettori, per quanto apparisse un controsenso vista la mia professione, eppure quella volta non mi sentivo a disagio. O almeno, non ero a disagio fin quando non notai lo sguardo di Max, che era molto strano. Mi incuteva quasi terrore. Mi lanciò un sorriso malizioso che svanì quando anche Pierre entrò nella sala. Cercai di fare finta di nulla e mi incamminai verso Christian Horner ed Helmut Marko. Strinsi loro la mano, per poi cercare un posto dove accomodarmi. Spalancai gli occhi quando vidi che l'unico rimasto era proprio quello accanto a Max. Mi sentivo male ad aver paura di lui, ma non era la stessa persona che avevo conosciuto. Era diverso, sapevo che lui aveva scoperto qualcosa. E che me l'avrebbe fatta pagare. Cercai di ignorarlo nel corso della serata e sembrava stesse andando tutto bene, fino a quando non posò una mano sulla mia gamba, stringendola talmente forte che sapevo avrebbe lasciato un segno sulla mia pelle così chiara. Cercai di non dare a vedere ciò che stava accadendo e decisi di alzarmi, chiedendo scusa. Mi avviai verso il bagno, con passo svelto. Una volta entrata, chiaramente optai per il bagno maschile, altrimenti sarebbe stato imbarazzante, posai le mani sul lavandino, prima di bagnarmi il viso sperando che tutto terminasse. Ma fu solo una mera speranza. Ad un tratto, qualcuno entrò nel bagno e dallo specchio vidi fosse Max. Ero in trappola e non potevo urlare, non era decisamente il caso.
«Tu non dovresti essere qui». Disse lui. «Non lo meriti, non dopo tutte le menzogne che ci hai raccontato».
«Quali menzogne?». Cercai di fingere di non capire, anche se sapevo non mi avrebbe aiutato.
«Mi fai davvero così stupido, Theo? O forse dovrei dire, Ann?». Si avvicinò a me e mi costrinse a girarmi per guardarlo.
«Non so di cosa tu stia parlando». Continuai, riprendendomi e guardandolo con occhi di sfida.
«Uhm, davvero? Allora se faccio così, non dirai nulla?». Avvicinò la mano ai miei capelli. Ingoiai la saliva e lui alzò la parrucca. Ritornò il suo sorriso malizioso. Mi afferrò per il collo e mi spinse contro il muro. Facevo difficoltà a respirare ed iniziai ad annaspare, ma lui non mi sembrò molto interessato. «Che c'è? Hai paura, piccola Ann? E non l'hai avuta quando hai mentito per tutto questo tempo? È stato un passo falso per te presentarti con questo completo, so ancora distinguere un corpo femminile da uno maschile». Allentò la presa sul mio collo, per poi spostare le sue mani sui miei fianchi. «Vuoi davvero continuare a gareggiare?». Annuii, ancora spaventata. Non mi mossi, neppure quando le sue mani iniziarono a vagare per il mio corpo. «Un modo c'è...». Mi riferì. Alzai lo sguardo per guardarlo.
«Cosa vuoi, Max?». Mi rivolse un sorriso.
Angolo autrice
Innanzitutto chiedo scusa per l'inattività, ma sono stata davvero impegnatissima.
Scommetto che nessuno si aspettasse questo comportamento da parte di Max. Chiarisco che io non penso assolutamente sia violento, anzi, ma mi serviva ai fini della storia.
Fatemi sapere se questo capitolo vi è piaciuto.
~Aury💞
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