Chapitre 31
«Theo, siamo arrivati». Mi scosse con una mano Amélie, per svegliarmi. Mugugnai e, aperti gli occhi, li puntai nei suoi. Spostò lo sguardo ed io alzai le sopracciglia, non capendo il suo gesto. Certo che era strana. Mi guardai intorno, alla ricerca del mio preparatore atletico. «Stephan è già sceso dal jet, si è incontrato con il signor Marko». Mi rispose, senza guardarmi, quasi mi avesse letto nella mente. Annuii, nonostante non potesse vedermi.
«Allora credo dovremmo andare anche noi». Afferrò la sua borsa e cercò di prendere anche i miei bagagli. «Posso farcela da solo, grazie». Scosse la testa, ma non rispose. Scese gli scalini e si avviò verso i due, che discutevano. Io, invece, quando mancavano solo tre gradini, saltai, attirando la loro attenzione. Per poter andare bene in Red Bull bisognava essere un po' stravaganti ed entrare nelle grazie di Helmut e Christian. Ed il mio scopo era assolutamente quello. Il talento lo avevo, sapevo mantenere il controllo e non soffrivo la pressione, dovevo solamente assomigliare a Max. Dovevo essere solamente un po' più sfrontata, adattarmi all'ambiente del team austriaco.
«Ah, ciao Theodor». Ricambiai il saluto con un cenno del capo. «Stavo giusto discutendo con il signor Jonasson e lo informavo che avremmo trattato del contratto ad una cena, questa sera». Mi squadrò, in attesa di una mia risposta, che non tardò ad arrivare.
«Va bene, i miei legali dovrebbero arrivare entro oggi». Annuì distrattamente, non molto interessato alla mia risposta. La sua empatia mi sorprendeva sempre di più.
«Nel frattempo potrete andare in albergo e riposarvi, deve essere stato un viaggio stancante». Continuò, per poi avviarsi verso l'uscita, lasciandoci spiazzati.
«Non potevi entrare nella Mercedes driver academy?». Mi sussurrò Stephan all'orecchio, dopo essersi avvicinato a me.
«Me lo chiedo anche io. Comunque mi ha offerto questa possibilità e devo essergli grata, anche se il suo modo di fare non mi piace per nulla». Annuì. Afferrai le mie valigie e feci loro cenno di seguirmi. «Non ho alcun completo elegante per l'occasione».
«Se vuoi posso andare io a comprarlo, basta che tu mi dia la taglia». Riferì la mia PR, ma non potevo assolutamente mandare lei. Le taglie maschili non mi andavano bene, per nulla, ed avevo bisogno di comprarne uno femminile.
«Non preoccuparti, Amélie, ne ho io uno in più, potrà indossare quello». Mi voltai verso Stephan, che mi fece un occhiolino. Lo ringraziai con un sorriso. Ella fece un cenno col capo e poi tacque. E rimase così anche durante il viaggio verso l'albergo. In genere era sempre molto loquace, se non addirittura logorroica, vederla così silenziosa era molto strano. Forse, proprio come stava accadendo a me, c'era qualcosa che la turbava. Solo che io ero più brava a nasconderlo. Questo contratto con la Red Bull avrebbe sicuramente logorato i rapporti con Pierre. Anche se sapeva che non gli avevo rubato il posto - d'altronde era abbastanza lucido da comprenderlo - non mi avrebbe tollerato facilmente i primi tempi. E ciò era già diventato evidente dal fatto che non si fosse fatto sentire. Avevo pensato di scrivergli io, almeno per fargli sapere che ero arrivata in Inghilterra, ma lui mi avrebbe sicuramente risposto per cortesia e non avrei mai compreso il suo vero stato d'animo. Dovevo aspettare che fosse lui a farlo. E sperare che lo facesse nel più breve tempo possibile.
«Sai se ci sarà anche Max?». Domandai ad Amélie, nella speranza che il suo umore cambiasse. Mi guardò ed annuì.
«In realtà non sarà l'unico ad esserci. A quanto pare c'è stato un cambio di programma anche per Pierre, che è in viaggio per giungere prima di questa sera qui, a Milton Keynes. Doveva tornare in Francia, se non erro, ma il signor Marko ha richiesto la sua presenza». Sbarrai gli occhi. Non prometteva nulla di buono.
«Ti ringrazio, ero convinto saremmo stati solo noi». Constatai.
«Oh, doveva essere così, inizialmente. A quanto pare, però, per poter firmare il contratto dovevano essere presenti anche i legali dell'ex pilota». Si voltò a guardarmi. «E per quanto riguarda Max, non saprei perché sia stato invitato anche lui a questa cena, probabilmente per affari che interessavano anche lui».
«Sì, non è da escludere». Risposi semplicemente. «Hai tutto ciò che ti occorre per stasera oppure hai bisogno di mezza giornata per andare a fare delle compere?».
«Grazie, ma ho tutto». Le rivolsi un sorriso e tornai a guardare dinanzi a me. Dopo poco tempo il mio cellulare vibrò, segno che era arrivato un messaggio. In cuor mio speravo fosse di Pierre, ma sapevo che non era così. E, infatti, quando lessi il nome del mittente, rimasi unicamente delusa, ma non sorpresa. Il messaggio era da parte di George.
“Questa sera creerai un po' di scalpore mettendoti i tacchi oppure farai la solita noiosa?”.
“Credo che già il completo prettamente femminile che indosserò creerà sospetti”.
“Non avevi nulla di più maschile?”.
“Qualsiasi completo non mi sarebbe entrato”.
“Ingrassa, allora”.
“Vorrei continuare a fare il pilota, non so se mi spiego”.
Lo immaginai ridacchiare al mio messaggio.
“Comunque, se Lewis si veste in quel modo stravagante, non vedo perché non possa farlo tu. E poi, immagina, potresti dare l'esempio”.
“Su come essere sbattuti fuori? Sicuro”.
Roteai gli occhi, sorridendo.
“Torna a mettere foto a petto nudo, suvvia!”.
“Vuoi un'anteprima?”.
Mi colpii la fronte con la mano. Era sempre il solito narcisista.
“Non preoccuparti, vivo bene anche senza”.
Lo presi in giro.
“Ora è meglio che vada, a quanto pare non saremo i soli questa sera”.
“Buona fortuna, non vorrei essere in te”.
“Neanche io”.
Sorrisi e sistemai il cellulare nella tasca. George era davvero un caro amico, ero certa di potermi fidare di lui. Avrebbe potuto tradirmi in qualsiasi momento, eppure aveva scelto di appoggiarmi e di nascondere il mio segreto. Ero sicura che mi avrebbe protetta in qualsiasi occasione e non mi avrebbe abbandonata nel momento del bisogno. Nonostante potessi contare sul suo aiuto, però, dovevo prestare molta attenzione a tutti i miei movimenti. Non avevo sponsor importanti, non ero ricca, il Team non dipendeva da me. Un passo falso e mi avrebbero buttata fuori. E non potevo permettermelo, non dopo tutti i sacrifici che avevo fatto per giungere fino a lì. Dubitavo, però, che questa finzione sarebbe durata a lungo. Dovevo trovare un modo, dunque, per diventare indispensabile per la Red Bull. Avevo degli sponsor, più o meno importanti, ma erano comunque inferiori a quelli di un qualsiasi altro pilota. Potevo puntare unicamente a qualche brand che fosse disposto a sostenermi anche nel caso in cui la verità fosse trapelata. E l'unico che poteva aiutarmi in questo era un altro scandinavo di origini, sicuramente amante dello scandalo.
A distogliermi dai miei pensieri fu Stephan, che mi toccò la spalla, facendomi trasalire.
«Dovevi essere davvero pensierosa». Mi guardai intorno e notai che Amélie era scomparsa. «Lo eri di sicuro, se n'è andata quasi mezz'ora fa». Disse semplicemente.
«Oh». Esclamai. «È solo che ho paura di tutto ciò, Stephan, ho paura di perdere tutto. Helmut, se scoprisse la verità, non mi perdonerebbe mai».
«Perché dovrebbe scoprirlo?». Sorrisi amaramente.
«Perché due persone già lo hanno fatto e sono sempre stata molto attenta. Se di una di loro posso essere sicura, dell'altra ho dei dubbi». Mi guardò con un'espressione seria sul volto.
«Chi sono, Ann?». Sospirai.
«George, ma è da molto tempo che ne è a conoscenza e mi ha sempre protetta». Puntai lo sguardo nel suo e mi fece cenno di continuare. «E l'altro è Pierre. Sarei stata al sicuro se non fosse avvenuto questo scambio di sedile, ma ora non so cosa potrebbe fare. Non è cattivo, ma la rabbia potrebbe impossessarsi di lui e rivelare tutto. Ed io sarei fuori». Mi passai una mano sul volto. «E certamente questa cena non mi aiuterà!». Alzai le mani, esasperata.
«Ann, perché hai paura che Pierre parli?». Lo guardai confusa. «Hai paura di perdere il sedile o di perdere la fiducia in lui? Qui tutti noi potremmo parlare. Potrei farlo io, potrebbero farlo George e Pierre, la tua amica Julie, tuo fratello Karl, chiunque conosca abbastanza la tua famiglia da sapere che non esiste alcun Theodor. Potremmo farlo in molti eppure ti preoccupi di Pierre. Sei sicura, allora, che la tua paura sia solo quella di perdere il sedile?».
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