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Chapitre 3

Stephan era particolarmente conosciuto per essere molto severo ed avere piani di allenamento veramente intensi. Forse anche di più di tutti gli altri preparatori atletici. A volte stare al passo era davvero complesso. Mi diede degli short ed un'altra maglietta della Toro Rosso, per poi chiudere la porta in cui stavamo lavorando. A noi piloti era concesso chiuderci dentro durante gli allenamenti, quindi potevo approfittarne per togliermi la parrucca, che avrebbe sicuramente ostacolato il mio lavoro. Non avevo voluto tagliare i capelli, erano il mio orgoglio.

«Vuoi iniziare con i plank laterali?». Mi domandò lui ed io annuii. Erano esercizi che avevano lo scopo di rafforzare i glutei, siccome durante la guida molte forze agiscono sul bacino per poi riversarsi su di loro. «Fanne venti per ogni lato, alternandoli». Feci ciò che mi aveva ordinato, senza molte obiezioni. «Ora vai con i crunch addominali». Sorrisi, erano i miei preferiti. Feci quattro serie da trenta minuti. «Vuoi partire dai pesi o dalle palline?». I primi avevano lo scopo di rafforzare i miei muscoli ed anche di sottoporre la mia testa ad uno sforzo simile alla frenata, mentre le seconde miglioravano i miei riflessi. Scelsi di andare sul pesante ed optare quindi per i pesi. Presi un bilanciere ad asta lunga, posizionai due pesi da 20 kg e feci cinque serie, poi ne presi un altro e dopo averlo inserito in una corda lo feci penzolare attaccandolo alla mia testa. All'inizio era davvero una tortura, ma, a mano a mano, avevo iniziato ad abituarmici. Passammo, infine, ai miei riflessi, che per mia fortuna avevo abbastanza pronti. «Ultimo esercizio, poi sei finalmente libera». Sospirai di sollievo. «Ann, sai che tutto ciò ti servirà».

«Sì, lo so, infatti non voglio evitarli. È solo che faccio gli stessi esercizi che farebbe un uomo e sai che non abbiamo la stessa resistenza, i fisici sono diversi».

«E riesci a farli senza alcuna difficoltà. Sei molto più determinata di tutti gli altri piloti là fuori, fidati. Ed anche una delle più brave, devi solo ambientarti». “Lo spero”, pensai. «Ora, però, passiamo alla pedalata». Alzai il pollice. «E mi raccomando, i battiti non sotto i 160 al minuto». Tuttavia, quando stavo per andare a sedermi sulla cyclette, qualcuno bussò alla porta. Corsi a prendere la parrucca e ad infilarla sulla testa. Era alquanto ridicola quella situazione, sembrava un sogno, ma era la sola e pura realtà.

«Theodor, io e Max volevamo sapere se avessi intenzione di venire a correre con noi. Abbiamo finito gli allenamenti». Andai ad aprire la porta. A parlare era stato Pierre.

«Mi farebbe piacere, ma Stephan...». Quest'ultimo mi fermò.

«Vai pure, riprenderemo domani. Credo ti sia già allenato abbastanza». Gli sorrisi e li seguii.

«Pierre mi ha detto che sei molto competitivo». Disse Max ed io annuii.

«Cerco sempre di dare il massimo, a volte fin troppo e capita che cada in errore, come stamattina». Nel frattempo eravamo usciti dalla struttura ed avevamo iniziato a correre.

«Non preoccuparti per stamattina. Accade a tutti e poi non sei stato l'unico a finire nell'erba». Continuò il francese.

«Andrà meglio domani, sicuramente». Mi rassicurò Max. Gli sorrisi. «Vuoi raccontarci qualcosa in più su di te? Per conoscerci meglio, sai». Annuii.

«Be', sono svedese, ho ventun anni, ho un fratello maggiore ed una sorella gemella, come ben sapete, ed oltre alla Formula 1, sono molto appassionato di basket, ma neanche il calcio mi dispiace, a dir la verità».

«E tu e tua sorella siete omozigoti?». Domandò Pierre.

«Sì, siamo praticamente identici, caratteristica molto rara tra i gemelli di sesso opposto. Se non portassi i capelli corti, probabilmente ci confondereste». Mi guardarono entrambi sorpresi. Ormai avevo talmente tante volte raccontato quella storia, che mi sembrava fosse diventata ormai realtà. «Ho una domanda».

«Chiedi pure». Rispose Max, voltandosi a guardarmi.

«È possibile invitare amici o parenti alle gare? Non lo so, con dei pass, ad esempio». Pierre annuì.

«Vorresti darne uno alla tua fidanzata?». Risi e scossi la testa.

«Non sono fidanzato». Sembravano entrambi stupefatti.

«Sei serio?». Parlò Max, che stentava a credere alle mie parole.

«Certo».

«Eppure ero convinto lo fossi». Ci fermammo tutti e tre, per riposarci un po'.

«Diciamo che non sono interessato al momento». Certo, perché se mi vedessero con un ragazzo mano per la mano, fraintenderebbero tutto.

«Allora chi vorresti portare? Tua sorella?». "Beh, mia sorella è già qui", pensai.

«La mia migliore amica. Desidera assistere ad una mia gara, dove spero di riuscire a conquistare almeno un misero punto». L'olandese poggiò una mano sulla mia spalla, per rassicurarmi.

«Theodor sei un ottimo pilota, altrimenti non ti avrebbero preso in Formula 1. Vedrai che saprai farti valere». Lo ringraziai. «Comunque sì, puoi invitare questa tua amica. Anche dalla prossima gara, quella in Bahrain». Annuii. Ci avrei pensato al ritorno, discutendone con lei. Riprendemmo a correre, per tornare in albergo. Il viaggio fu molto silenzioso, specialmente da parte del francese, che mi sembrava assorto nelle sue considerazioni. Era un tipo interessante, ma sicuramente meno estroverso di Max, il quale, invece, parlava davvero molto. Tuttavia, era simpatico e, in certi aspetti del suo carattere, mi ricordava me stessa. Ad un tratto, mi giunse una chiamata, lessi il mittente ed era mio fratello. Doveva aver appena visto le prove libere. Risposi.

«Ann, mi hai fatto venire un infarto! Stai bene, vero?». Sorrisi.

«Karl, sì, sto bene, non preoccuparti. Ho perso il controllo della macchina, ma niente di particolarmente grave. Be’, al di fuori degli orrendi piazzamenti. Ora sono andato a correre con alcuni amici e sono tornato adesso in albergo, se vuoi ti chiamo più tardi. Ah e salutami Ann». All'inizio rimase in silenzio, poi, però, capì che era un modo per non destare sospetti.

«Sarà fatto». Rise e ci congedammo.

«Tuo fratello?». Chiese il francese.

«Sì, ha appena visto le prove libere. Ora ragazzi, credo sia giunto il momento per me di andare a fare una doccia». 

«Sì, credo sia un'ottima idea». Rise Max. «Se vuoi ci possiamo incontrare dopo in camera mia, casomai invitiamo anche Daniil e giochiamo un po' alla Play. Che ne pensi?». Alzai il pollice e li salutai. Presi le scale, così da non imbattermi in nessun altro pilota. La parrucca iniziava a prudermi, era davvero scomoda. Iniziai a correre, così da giungere prima al mio piano. Nonostante ciò, mi scontrai contro qualcuno che stava scendendo.

«Attenzione novellino». Qualcuno rise, alzai il volto e trovai Daniel che mi osservava.

«Oh sì, scusami». Arrossii leggermente e sperai di non essere stata notata.

«Vai di fretta?». Mi domandò.

«In realtà sì. Ora è meglio se vado, ciao!». Salii tutta la rampa di scale e finalmente giunsi al mio piano. Sospirai di sollievo. Aprii la mia camera e vi entrai. Poi tolsi i miei finti capelli e sospirai di sollievo. Mi spogliai e mi diressi verso la doccia. Finalmente, per un po', potevo essere solamente Ann-Christine e non Theodor, pilota di Formula 1, mio alter ego maschile. Una volta terminato, mi avvolsi il corpo con un asciugamano ed iniziai ad asciugarmi i capelli. Se fossi rimasta da me, li avrei lasciati umidi. Andai nella mia stanza, infilai l'intimo, dei pantaloni di tuta ed una maglietta bianca, entrambi di mio fratello. Legai i miei capelli ed indossai nuovamente la parrucca. Uscii dalla mia camera e mi diressi verso quella dell'olandese. Bussai e mi venne ad aprire senza maglietta. Forse non sarebbe stata poi così male quella serata.

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