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H.O.P.E.

Non rispondo ai suoi sms, lo escludo dalla mia vita, esattamente come escludo il dolore che lui mi ha portato. O almeno ci provo. Lui continua a cercarmi, mi chiede spiegazioni. Vorrei rispondergli di cercarle sulle labbra di quella ragazza, ma dalla mia bocca non riesce ad uscire una sillaba. Saranno altri a spiegargli perché sono andata via, saranno altri a spiegargli perché ho chiuso il mio cuore, perché ho preso una maschera qualunque da uno scaffale impolverato della mia vita e me la sono messa, nascondendo i miei sentimenti dietro di quella. E sorrido, mentre dentro il vuoto si espande. Non ci sarà nessun Bastiano Baldassarre Bucci a salvare questa Fantàsia.

<< Come stai?>>

<< Sto bene, sul serio Dani.>>

<< Non è vero. Puoi ingannare chi vuoi, ma non me. Te lo leggo negli occhi che stai male.>>

<< Si, è vero. Sto uno schifo. Sto veramente uno schifo. E vorrei andarmene, scappare per non tornare mai più.>>

<< Scappare non farà finire questo dolore.>>

<< No, ma scappando potrei dimenticare.>>

<< Ti dimenticheresti anche di me?>>

<< Non potrei mai dimenticarmi di te, lo sai.>>

<< Allora non andartene.>>

<< Sai benissimo che non me ne andrò.>>. Guardo per terra, e disegno immagini varie sul pavimento della mia stanza con un dito.

Appoggio la mia testa alla spalla di Danielle, e lei appoggia la sua testa sulla mia. Mi stringe una mano e la sento vicina a me come non lo è stata mai. E inizio a piangere, silenziosamente. Lei se ne accorge e mi abbraccia. Mi stringe forte. Mi lascia sfogare senza dire niente. Poi quando mi stacco mi asciuga le ultime lacrime e mi porge una salvietta struccante. Il mascara colato mi fa assomigliare ad un panda.

<< Sei un disastro. Sei un piccolo disastro. Sei un bellissimo, meraviglioso disastro.>>

Ci mettiamo a ridere insieme, e mi sento bene.

<< Sono le nove, che ne dici di una cioccolata di inizio serata?>>

Annuisce.



Mi alzo e vado in cucina, quando sento suonare alla porta.

<< Dani, apri tu?>>

<< Ok.>>

Sento la porta aprirsi e poi chiudersi. Sento dei passi venire verso di me.

<< Chi era?>> chiedo senza voltarmi.

<< Io.>>

Il sangue mi si ghiaccia nelle vene e la bustina per la cioccolata che tenevo in mano cade per terra.

<< Cosa vuoi?>>. Non mi volto a guardarlo in faccia, perché potrei cedere e buttarmi fra le sue braccia.

<< Parlare.>>

<< Per dirmi cosa? Che è stato tutto un maledettissimo malinteso, per dirmi che ho frainteso tutto?>> mi giro, e tutta la rabbia che ho in corpo esce con una forza tale da farmi vacillare, quasi cadere. << No Andrea, non è stato un malinteso, perché quel bacio c'è stato, e non è stata lei a dartelo. Ti abbiamo visto, non provare a tirare fuori scuse.>>

<< Non voglio tirare fuori scuse, voglio solo che tu capisca. Io voglio solo te, non voglio più lei.>>

<< Non mentirmi.>> urlo. << Non mentirmi. Se tu avessi voluto solo me non l'avresti baciata.>>

<< Dovevo capire se provavo seriamente ancora qualcosa per lei.>>

<< Ho visto come la baciavi. Non hai mai baciato me così. Non mi hai mai presa per mano davanti agli altri, non mi hai mai coccolata così.>>

<< Vorrei averlo fatto.>>

I suoi occhi si fissano nei miei, e vedo la loro sincerità demolire la mia decisione.

<< Vattene Andrea, è troppo tardi.>>

<< No, non è troppo tardi, vedo che mi vuoi ancora, vedo che non vuoi che me ne vada.>>

<< Andrea, ti prego vattene. Non ti sembra che io abbia già sofferto abbastanza?>>

Le mie parole sono uno schiaffo in piena faccia per lui. Vedo nei suoi occhi il mio dolore riflesso mischiato alle lacrime che rischiano di scendere da un momento all'altro.

<< Ti prego, non mandarmi via.>>

Io mi giro per non guardarlo in faccia, per non cedere, per smettere di vedere il suo dolore. Mi dico che è meglio così, che sé se ne andrà soffrirò un po' ma poi starò bene.

<< Ti prego Kris.>>

Io mi giro e lo guardo negli occhi.

<< Non voglio più farmi male.>>

<< Io non te ne farò.>>

<< Lo hai già fatto. Vai via Andrea, è meglio per tutti e due.>>



Sento la porta di casa sbattere, e solo allora mi concedo di piangere. Non serve che la chiami, Danielle è qui, vicino a me. Non parla, mi accompagna il camera, mi lascia piangere, e poi mi rimbocca le coperte quando mi addormento. Visto che doveva fermarsi a dormire da me, resta a vegliarmi finché riesce a stare sveglia, poi si addormenta ai piedi del mio letto. Mi sveglio verso le tre del mattino, e la trovo li, che dorme. Nella mia stanza fa freddo, così prendo una delle coperte sul mio letto e gliela metto addosso. Lei si sveglia. Le sorrido.

<< Dormi Dani, è ancora presto per svegliarsi.>>

Lei sorride e chiude di nuovo gli occhi. Io vado in cucina e raccolgo la bustina di cioccolata che mi era caduta mentre parlavo con Andrea.

Ripenso a quello che gli ho detto, e mi sento male. L'ho ferito, forse in maniera irreparabile. Prendo il telefono e cerco il suo numero. Vorrei chiamarlo, dirgli che non volevo ferirlo, correre da lui, essere sua. Ma devo resistere, non posso farlo. È stato lui a scegliere, se avesse voluto solo me non avrebbe avuto bisogno di baciare un'altra per sapere quali sentimenti seguire. No, ha sbagliato, e io non posso rimangiarmi quello che gli ho detto. Se tornerà allora saprò che la sua scelta ero veramente io.

Devo tenere duro e aspettare.


Ed ecco qui un altro capitolo! spero che vi sia piaciuto e che non sia stato una totale perdita di tempo :) scusate se ci metto un pò ad aggiornare, ma sono sotto matura e il tempo è pochissimo:) detto questo, buona notte, o buon giorno :) love u all

your momo

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