13.My heart is so broken
Due mesi dopo.
Madelaine trascorreva le sue giornate in silenzio da quando Elena viveva da loro. Non suonava più il piano, mangiava poco e non sorrideva più. Abbassava lo sguardo, sentendo il vomito salire quando la donna stampava un bacio sulle labbra di Harry. E questo succedeva spesso, costringendo Madelaine a chiudersi in salotto. Ma ogni volta che apriva il coperchio del piano, restava a fissare quei tasti bianchi, richiudendolo subito dopo.
Beveva ogni sera le sue lacrime, sopprimendo il dolore al petto. Usciva presto la mattina per fare una corsetta e sfogava la sua rabbia su qualsiasi essere vivente intralciasse il suo cammino. Tornava a casa mezzora dopo e usciva dieci minuti dopo per andare a scuola.
E Madelaine sapeva di star deludendo le aspettative di Harry, ma non le importava. Non le importava più di nessuno, nemmeno di se stessa.
E in quel momento sedeva intorno al cerchio, insieme ad Annie e altri ragazzi. Fece uscire il fumo dal naso, bevendo un sorso di whisky dalla bottiglia in vetro. Scosse la testa per il forte sapore, posando il capo sul muro dietro di lei.
Era in quel modo che passava l'ora buca del martedì. Beveva e fumava, non tanto da sballarsi e tornava a casa lucida. Ma quel giorno aveva voglia di qualcosa di diverso, qualcosa che le avrebbe fatto bene alla sua mente ma non al suo corpo. Voleva soltanto punirsi per star facendo del male a Harry. E sapeva anche in che modo.
Si alzò, inginocchiandosi davanti alle gambe di Liam. Erano soli in quel momento, nessuno avrebbe potuto interromperli. Toccò il membro del ragazzo da sopra la stoffa dei pantaloni, sorridendo maliziosamente.
«Davvero lo vuoi fare, Madelaine?»
E la ragazza invece di rispondere, slacciò la cintura e con essa anche i pantaloni. Sapeva che da lì a poco avrebbe provato un dolore che avrebbe distrutto il suo corpo.
Abbassò i boxer fino alle caviglie, afferrando il pene del ragazzo e infilare la punta tra la fessura delle labbra. Passò la lingua sulle vene sporgenti, leccandolo per tutta la sua lunghezza. Con la mano stringeva i testicoli, massaggiandoli lentamente.
Liam le strinse i capelli, spingendo la sua testa sulla sua erezione. Ma quando Madelaine capì che il ragazzo stava per venire, allontanò il viso dal suo membro. Gli posò un dito sulle labbra, afferrando il pene del ragazzo e alzare lentamente la gonna, scoprendo le mutandine di pizzo nere.
Si sedette sulle gambe di Liam, strofinando la punta del pene contro il suo ano.
«Potrai venire dentro di me se mi prometti che spingerai forte, non pensando al dolore che questo gesto potrà provocarmi.»
«Non voglio farti del male.»
«Ma te lo sto chiedendo io di farlo. Solo... fammi male, spaccami in due.»
E posò le sue labbra su quelle di Liam, approfondendo quel bacio. Il ragazzo le alzò la gonna intorno ai fianchi, sfilando le mutandine, pronto a infilare un dito nella seconda apertura della ragazza, ma ella scosse la testa.
«Fallo senza.»
E Liam fece come disse la ragazza. La penetrò del tutto, proprio come aveva voluto lei. Fu come se una miriade di aghi si fosse infilzata in quella parte del corpo così intima. Si morse il labbro inferiore, mordendo la clavicola di Liam. E anche se il dolore al didietro fu tanto, si sentì appagata. Aveva ricevuto la sua punizione per aver deluso Harry. E dai suoi occhi non uscì una lacrima, nemmeno quando il dolore era diventato più forte, a causa delle spinte molto forti del ragazzo. E quando venne dentro di lei, Liam posò esausto la testa sul petto della ragazza.
Entrambi soddisfatti.
Non si era pentita del suo gesto, nemmeno quando Luke le aveva detto che aveva commesso un grosso sbaglio, sotto l'ombra di una quercia. Ma a Madelaine
non interessava, tutto da quando Elena era entrata nella sua vita aveva perso un senso.
«Come puoi desiderare il dolore sulla tua pelle, Madelaine?»
«Ho fatto qualcosa che non dovevo fare e ho meritato quel dolore che ora il mio didietro sta sopportando.»
«Dov'è la vecchia Madelaine? Quella che ho conosciuto a Londra?»
Madelaine posò la testa sul petto di Luke, chiudendo gli occhi. Non sapeva nemmeno lei che fine avesse fatto la vecchia Madelaine, sinceramente.
«E' morta, Luke.»
«Quanto ti voglio bene, Madelaine.»
Luke le lasciò un bacio tra i capelli, mentre Pandora correva verso di loro, sorridendo ampiamente. Con i capelli legati in due splendide codine e quella gonnellina scozzese, sembrava una bellissima bambina di due anni.
«Zio Harry ha detto di entrare. La domestica sta per servire il pranzo e lui vuole che tu metta sotto i denti qualcosa.»
Madelaine annuì, tirando Luke in piedi. Il ragazzo l'attirò a sé, baciandole il collo, circondandole il bacino con entrambe le mani. Madelaine scoppiò a ridere, posando le sue mani su quelle di Luke e stringendole lentamente, mentre lui la spingeva dentro casa.
«Ti avverto che in sala stavano parlando di te.»
Madelaine alzò gli occhi al cielo, mentre Luke prendeva una sigaretta dal pacchetto, riponendolo subito dopo in tasca. Accese quel piccolo cilindro bianco contente la nicotina e ne aspirò una boccata.
«Fumami nei capelli e ti taglio le palle.»
E Luke scoppiò in una fragorosa risata, strizzando la natica destra della sua Madelaine, attirando l'attenzione di tutti i presenti. Harry li fulminò entrambi con lo sguardo, stringendo la mano di Elena.
«Everybody see's it's you... Well I never wanna lose that view.»
«Sembri una cornacchia quando canti.»
«Non è vero. Sono divina quando canto.» ironizzò.
Ed entrambi scoppiarono a ridere, abbracciandosi a vicenda.
Harry osservò quei suoi piccoli movimenti, notando quanto le mancasse sentire la sua risata e osservare il modo in cui i suoi occhi cristallini emettevano una luce diversa.
Due mesi che tra loro non vi era più una conversazione seria.
Due mesi che il suono del pianoforte nel tardo pomeriggio era svanito.
E non capiva il motivo di questo suo stupido comportamento, non lo capiva. Da quando Elena stava da loro, il loro rapporto si era totalmente congelato. Niente sorrisi, niente abbracci e niente sussurri impercettibili.
Solo loro e il silenzio.
Ed era terribile.
E avrebbe dovuto mettere fine a tutto questo, parlare con lei di tutto quello che le fosse successo in quei due mesi.
E forse anche dirle dell'incontro con il nutrizionista la settimana dopo.
Il viaggio in macchina fu abbastanza strano. Elena non smetteva di parlare di qualche prodotto per capelli, Harry ad annuire senza neanche ascoltarla e Madelaine a messaggiare con Annie su quanto quel momento le sembrasse strano. Tutto le ricordava un normale viaggio in macchina in famiglia, col semplice fatto che suo padre non fosse Harry e sua madre Elena.
Per quanto la sua mente si sforzasse per ricordare un ricordo della sua famiglia unita, non ci riusciva. E quando il Range Rover passò dal cimitero, la ragazza posò la mano sul finestrino sorridendo leggermente e muovendo la mano.
Elena la guardò sconvolta, invece Harry sorrise semplicemente, commosso da quell'istante così commuovente, capendo quanto Madelaine tenesse a sua madre.
«Elena entra in casa, per favore. Io devo parlare con Madelaine da solo.»
E la donna li incenerì con lo sguardo, scendendo dalla macchina. Harry premette un pulsante sul telecomando e quando Madelaine raggiunse la maniglia della portiera, spalancò gli occhi, notando che fosse chiusa dall'interno.
«Cosa sta succedendo?»
«Dobbiamo parlare Madelaine.»
«Io non voglio parlare con te, non ho niente da dirti.»
Madelaine arretrò quando Harry cercò di afferrarle la mano.
«Apri questa porta.»
Ma Harry non si arrese, prendendole la mano e spingerla contro il suo petto, accarezzandole il capo lentamente. Madelaine posò entrambe le mani sul petto dell'uomo, allontanandosi da quel gesto così avventato.
«Non mi toccare, okay? Solo... non farlo.»
«Cosa ti sta succedendo, piccola? In questi due mesi sei stata sempre così chiusa in te stessa, non suonando il piano e mangiando l'indispensabile per non morire. Sei dimagrita; la mattina non ti fai più trovare a casa. Soltanto... dimmi cosa ti sta succedendo. Ti potrei aiutare, lo sai. So che ti manca la tua mamma,
ma io sono qui.»
«Questa volta non puoi aiutarmi, nessuno può farlo. Devo riuscire a risolvere i miei problemi da sola, non ho bisogno dell'aiuto di nessuno.»
«So che hai bisogno di aiuto, lo vedo dai tuoi occhi.»
«Apri la macchina, per favore. Solo... apri. Voglio uscire da qui.»
«Smettila di comportarti in questo modo o giuro che l'unica cosa che vedrai sarà lo studio psichiatrico in cui ti porterò.»
Fottuto stronzo.
Fottutissimo figlio di puttana.
Fottutissimo coglione.
Era così tanto incazzata che avrebbe volentieri messo le mani intorno al collo del suo tutore e stretto forte, solo per vederlo steso a terra senza fiato.
Presa dalla rabbia di quel momento, tirò un pugno contro il muro, osservando il sangue macchiare le nocche. Colpì una seconda volta la parete ma questa volta con l'altra mano.
Urlò dalla frustrazione, afferrando il primo pantalone di tuta e una canotta bianca. Si cambiò velocemente, afferrando il cellulare e scendendo le scale velocemente. Legò i capelli in una coda alta.
«Vado a correre, non vedi?»
Domandò, afferrando due fazzoletti e passando quei fogli di carta sulle nocchie ferite, per poi buttarli nel cestino. Harry, nell'istante in cui vide il sangue, si alzò dalla sedia, afferrando la mano della ragazza.
«Se vuoi farmi la predica del martedì pomeriggio, evita.»
E strattonò la sua mano da quella presa, correndo verso l'uscita.
Fottutissimo stronzo.
Inizio Flashback.
Era da due giorni che Elena e Harry litigavano. E quando la prima volta, vide dalla sua finestra l'auto di Elena lasciare quella casa, sorrise e sentendo dei passi salire le scale, corse verso il letto, chiudendo gli occhi.
La porta lentamente si aprì e Madelaine udì i passi di Harry avvicinarsi al suo letto. Le scoprì la fronte, togliendole quei ciuffi di capelli e baciandole la fronte, mentre le accarezzava il viso.
«Non posso fidarmi di lei, non più.»
E qualcosa di bagnato le cadde sulla gote. Una lacrima.
Harry stava piangendo.
E aprì gli occhi di scatto, osservando le lacrime di Harry scivolare sulle sue gote. I suoi occhi color smeraldo, spenti e cupi. Madelaine si alzò in piedi, passando le sue dita sottili sotto entrambi gli occhi. Gli strinse la mano, chiudendo gli occhi.
«Prenderei il dolore che vedo nei tuoi occhi, solo per vederti sorridere. Lo farei, per te.»
E avvolse le sue mani intorno al collo dell'uomo, baciandogli le gote.
«Mi distruggerei per vederti sorridere. Fa male vedere soffrire una persona a cui tieni.»
E si sedette sul letto, portando Harry con sé. Coprì i loro corpi con il piumone, mentre Harry posava la testa sul suo petto.
«Se solo potessi, farei questo e tanto altro. Perché infondo non voglio perdere anche te, come ho perso la mia mamma.»
E mentre lei continuava ad accarezzargli i capelli, vide le palpebre di Harry chiudersi e cadere in un sonno profondo.
Fine Flashback.
Ed era passata una settimana da quel giorno.
E ricordava il modo in cui Elena entrò il giorno dopo nella sua stanza, trovando lei e Harry addormentati nel suo letto. I suoi occhi rossi dalla rabbia, il respirò irregolare. E pensò a come la sua mano e le sue unghie leccate di nero stavano per colpire la gote di Harry e di come si mise in mezzo, solo per difenderlo.
Infondo l'aveva promesso e lei non rompeva le promesse.
Aveva preso lei quello schiaffo, aveva preso lei quel dolore destinato in precedenza a Harry. Soltanto per non vedere sul volto di quest'ultimo la sofferenza che vide la notte prima.
E la puttana si era giustificata con: "Pensavo che mi avessi tradito con quell'ammasso di carne putrida, le chiederò scusa dopo."
Ma quelle scuse non arrivarono mai.
Se prima Liam era il suo grande incubo, ora Elena aveva preso il suo posto.
Certo, non la picchiava, ma le parole che le dedicava non erano neanche delle più carine al mondo. E questa volta nessuno avrebbe salvato uno spreco di spazio come lei dalla fine che le aspettava e che tanto desiderava.
Diciotto.
Diciannove.
Venti.
E il ventesimo giorno di quell'inferno comunente detta vita, prese le sua decisione. Non sopportava più gli insulti costanti di Elena, le brutte parole che ella diceva contro sua madre e la sua famiglia, e non sopportava più di dover mentire a Harry sulle sue lacrime.
Se avesse detto qualcosa a Harry, Elena non gliel'avrebbe fatta passare liscia.
E ora era lì in quel bagno, con la sua seconda compagna di vita e avventura. Sola, senza nessuno che interrompesse le sue prossime azioni.
Madelaine afferrò la lametta e con essa tracciò delle linee sul braccio. Il sangue iniziò a colare da esse, ma alla vista di quel liquido rosso, continuò con quella tortura che l'avrebbe portata al suo obbiettivo finale: la morte.
Impugnò la lametta, tracciando una linea abbastanza profonda sul palmo della mano. Strinse gli occhi, mordendo il proprio labbro, cercando di sopportare quel dolore atroce. Osservava il sangue sgorgare lentamente dalle ferite e gocciolare, sporcando la maglietta che ella quel giorno indossava. Conficcò violentemente la lametta nel braccio, stringendo gli occhi e infilando i canini nelle labbra. Segnò le vene e fece la stessa cosa sul braccio sinistra. Abbassò lo sguardo verso la pozza di sangue che si era creata sotto al suo braccio e chiuse gli occhi nel momento in cui sentì la porta aprirsi di scatto e la figura sfocata di Harry entrare di corsa nel bagno.
Si accovacciò al suo fianco e prese il corpo di Madelaine tra le sue braccia, ma prima che Harry potesse dire qualcosa, la ragazza gli posò un dito sulle labbra e prima di chiudere gli occhi, gli sussurrò.
«Mi odi anche tu ora, vero?»
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