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7. a room full of art

«...»

«Di niente! É stato un piacere aiutarti..» Ammiccai un sorriso, abbassando lo sguardo sulle mie converse. In seguito a quel turbinio di occhi contro occhi, con mio stupore, si prestó a ringraziarmi.

«Dai... Indossa una mia felpa.. prendi»

Si voltó, infine, verso la catasta di vestiti piegati sulla scrivania e mi porse una sua felpa rossa.  Sgranai gli occhi alle sue parole, non per il gesto in sé ma per il semplice fatto che non me lo aspettavo.

«Sai, ... sei un po' bagnata.. meglio prevenire.»

Distolse lo sguardo e aspettó un passo avanti da parte mia. Osservai il mio corpo constatando le sue parole, inoltre,  aveva realmente ragione in quanto adocchiai la mia maglietta zuppa percependo una sensazione fredda sotto di essa.
Mi mossi, finalmente- oserei dire - dal mio posto e con un accenno d'un sorriso, la mia mano sfioró la sua fredda, così ... senza volerlo.
Il suo sguardo si assottiglió osservando quel nostro contatto, così come il mio, poi ... mi scansai. Non prima che con con le mie mani m'apprestai a portare indietro un ciuffo dei suoi capelli.
Fissavo i suoi occhi, sembravano essere colti in un momento di stanchezza, tanto che una parvenza di luccichio sembró intravedersi a fondo in essi, per non parlare del suo viso che, improvvisamente, sembrava essere diventato d'un bianco scarne.

«Sai... credo che tu abbia bisogno di rivederti un po'. Stai bene? Ti vedo stanco.» Domandai percependo il suo aspetto piuttosto  visibile. Non so perché, mi venne come una mossa naturale porgergli quella domanda. Se ne stava in piedi dondolandosi in avanti ed indietro, nel frattempo che la risposta oscillava ad arrivare infilai quella felpa calda, emanante un profumo di tabacco e vaniglia. Non feci in tempo a sistemare le maniche un po' lunghette che, in men che non si dica, dirigendo lo sguardo in avanti osservai quegli occhi citati prima.
La situazione, del tipo surreale, non rendeva ma i nostri occhi quasi si sfioravano. Sentii il suo respiro - riprendente quell'odore su di me - mixato al tabacco delle sue Marlboro reduci d'un ultima fumata. Impercettibile fu scrutare, infine, il suo petto lasciato leggermente visibile dalla maglietta aderente, i capelli grondanti di goccioline che sembravano un po' più asciutti rispetto al momento iniziale. Sentivo la sua persona molto vicina, il mio voler indietreggiare non si raccordava con i passi dettati dalle mie gambe.

«Tutto bene, non ti preoccupare ..» Disse mentre un velo di tristezza rigó i suoi occhi, non so perché, ma percepii questa sfumatura. Nel momento in cui fece per voltarsi, la mia pelle si scontrò con la sua, toccai istintivamente il dorso della sua mano. Avevo notato il suo prendersi cura degli altri, di tutti, ma avevo notato anche il suo non prendersi cura di sé, ed ero rimasta spiazzata da ciò che i suoi occhi raccontavano.
Lo vidi rivoltarsi, mi guardò, come se da quando c'eravamo incontrati, quella fu la prima volta in cui mi vide realmente, come se non mi avesse mai visto interamente per ciò che ero, poi con un'occhiata indifferente  si rivolse verso la porta del bagno  per scomparire dietro  chiudendosela alle spalle.

Sospirai scuotendolo la testa per la situazione appena conclusa, camminai intorno e mi limitai ad osservare la sua camera. Un grande letto prendeva interamente lo spazio della visuale, era caratterizzato da un comodino da entrambe la parti e dinnanzi si estendeva una bacheca con vari post it incollati attraverso delle puntine, erano talmente in gran quantità che la mia vista non riuscì a focalizzarsi nelle varie frasi scritte, bensì si limitò ad osservare il connubio in generale.
Una camera molto semplice dall'aspetto confortante dato anche dalla serie di schizzi e cianfrusaglie relegate attorno e sulla scrivania.
Un sospiro mi richiamó all'attenzione destandomi da quell'analisi che la mia mente stava realizzando. Mi voltai e vidi Jellybean muoversi fra le lenzuola, mi sporsi camminando verso di lei sin quando non mi ritrovai alla sua altezza, le carezzai i capelli, ma quella mia morsa venne bloccata dal mio cellulare che, in modo frustante, prese a vibrare.
Una volta stretto fra le mie mani notai una miriade di chiamate perse da parte di Lydia, cliccai il suo nome memorizzato attendendo un suo riscontro, in compagnia di quel bip alquanto snervante.

'...p...'

'...Pp-pronto?' La voce della mia amica irruppe nell'aria. Sembrava essere caratterizzata da qualche interferenza in quanto non perveniva in modo limpido.

'Lilly, sono io..' risposi, pensando fosse scontato.

'Lo so Belle..' udii un risolino.

'Che fine avete fatto? Siete scomparsi? Dove siete?'

Notai la sua agitazione, mi venne da sorridere ma pensai fosse meglio cercare di calmarla. Lydia era una ragazza un po' sui generis, e questa sua singolarità era data anche dal fatto che sembrava avere due concezioni diverse delle cose, ad esempio, da un lato amava profondamente la pioggia, dall'altro questa contribuiva a renderla un po' agitata, ecco data una spiegazione al suo tentennamento.

' Sai, la situazione non tende a calmare. Dimmi solo che siete in un posto chiuso.'
Percepii la preoccupazione giungere alle stelle e man mano mi venne più semplice udire la presenza di voci in sottofondo.

'Siamo da Zayn, abbiamo avuto un piccolo problema con la sua sorellina! Appena possiamo torniamo..  È tutto okay, comunque.' Rassicurai Lydia per come potei e la informai di tutto ciò che c'era da sapere. Sapevo avesse bisogno di una mia risposta rassicurante per tranquillizzarsi, la conoscevo molto e delle volte aveva un modo di fare  quasi materno e protettivo, anche quando il pericolo non vi subentrava.

'Va bene Bellesweet, mi raccomando.'

'.. ma si daii... Ciao ciao.' Conclusi il dialogo lasciandomi sfuggire una risatina.

Attaccai il cellulare e dopo aver sospirato e osservato la bimba dormire, mi eressi in piedi, voltandomi notai una parte di parete ancora sconosciuta ai miei occhi sino a quel momento in cui presi a scrutarla da cima a fondo. Una serie di tele prevaleva, tanto che per un attimo ebbi l'impressione d'essere in una di quelle famose gallerie d'arte.

Camminando al fianco di esse era impercettibile non restarne colpita, ammaliata, affascinata.
Continuai a scrutare quest'arte pura con la bocca quasi pendula, ogni quadro mi provocava angoscia e un senso di malinconia per lo più, una bellezza mozzafiato.
Ogni centimetro era curato nel dettaglio, ogni punto di luce era centrato ed ogni sensazione provata era reale.
Una tela con una donna accovacciata su se stessa colse la mia attenzione, era rappresentata nella sua nudità con le gambe rivolte verso il petto, i capelli cadevano dal suo viso e lo sguardo ... parliamo d'uno sguardo puro, profondo, uno sguardo che dettato dal verde di quegli occhi, provocava una morsa allo stomaco, tanto la materia presa in considerazione era elevata.


«mh...» -

«Ti piacciono?»


Una voce mi fece sobbalzare, era Zayn, non mi ci volle molto a capirlo. Mi colse di sorpresa ed io mi maledii mentalmente in un certo senso, avendo timore di qualche sua battutina detta, magari, a sproposito. Non mi voltai a guardarlo, rimasi semplicemente concentrata in quella contemplazione d'arte... ancora.

«Io.. sono stupefacenti.. non ho mai visto un quadro esprimere così tanto. Più li guardi più vedi una comunicazione astratta, un senso di vuoto ti pervade l'anima. Più li guardi e più passeresti ore ed ore ad osservarli.»

Risposi con sincerità, la più vera che potessi reprimere dentro di me, poi mi voltai.

«Più li guardi e più perdi le parole.»
Incastrai i suoi occhi.

Lo scrutai stavolta, se ne stava a braccia conserte  con un paio di pantaloni grigi della tuta e a petto nudo, mentre si apprestava a muoversi fra i vari cassetti cercando qualcosa da mettere.

«Mh..» Sorrise, «Ti sta bene quella felpa.» Asserì indossandone anch'egli una e coprendo tutti quei tatuaggi sul suo petto, cambiando in un certo senso discorso. Mi voltai nuovamente ad osservare quei quadri, quei visi così innocenti, quegli sguardi.

«Li ho fatti io.»

Al sentire questa frase, prima che potesse concluderla mi voltai prontamente. Lo guardai profondamente ed incredula feci piccoli passi verso di lui. Camminó facendosi anche lui più vicino a me.

«Le tue parole sono state molto belle, molto stupefacenti..» Sorrise, stavolta fu lui che spostó un ciuffo caduto dalla mia crocchia. Ero rimasta incantata. «Sono scossa, non ho mai visto quadro più bello, ripeto... mh sei bravissimo..»

«Qual é il tuo preferito e perché?» Mi chiese stirando una lunga coperta per terra dinnanzi al piccolo caminetto che aveva in camera e invogliandomi a prendere posto si prostó ad accenderlo.

«anzi, non dire niente... ti piace quello..» prese ad indicarne uno, che poi si dimostrò realmente essere il mio preferito.

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