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5. between one gin and another
«Ti va? Adesso di parlarne? Dai topina, sai che voglio solo aiutarti.» Solleticai Lydia che se ne stava inerte dinnanzi a me, il suo corpo buttato come fosse un peso morto sul mio letto, il viso rivolto verso il mio cuscino e tanti ma tanti sbuffi fuoriuscenti dalle sue labbra.
Il tempo passava, contornato dal rumore del silenzio che non demordeva, scaturito dal non parlare della moretta taciturna presente nella stanza.
Eravamo salite in camera mia, il vento sbatteva sulla finestra, sembrava ululare come fosse un lupo pronto a cercare la sua preda sotto quella luna incupita e tetra.
Lydia non s'era accinta a muovere un passo, si era disfatta dei suoi vestiti bagnati fradici e aveva indossato un paio di jeans ed una felpa nera che era solita tenere nel cassetto superiore del mio armadio.
Con lo sguardo soffuso osservante un grande quadro volava con la sua fantasia, riconoscevo quel suo sguardo.
Mi feci sempre più vicina fin quando non mi avvicinai a quel cuscino, lo tolsi da sotto il suo viso e la invogliai a mettersi in posizione eretta.
«Parlami, con me puoi parlare di tutto. Non c'è bisogno che te lo dica, lo sai...» Ammiccai un sorriso scuotendole debolmente la spalla.
Mi guardò, poi, finalmente proferì parola.
«Lo so Bellesweet.» Asserí chiamandomi con quel suo nomignolo, poi mi osservó dritta negli occhi e mi accennó un sorriso in risposta.
«Sai? Il ragazzo riccio dagli occhi verdi come..» una pausa.
«... come non so che cosa ... verdi come.. » sbuffò.
«... oh mio dio, dai, non possono descriversi..» Proruppe in modo esuberante continuando, come ben detto anzitempo, a volare con la fantasia. Aggrottai la fronte osservandola con un cipiglio in viso.
«Si, direi di sì» Cercai invano di pensare a cosa si riferisse, ma poi assottigliando lo sguardo sulle mie mani, capii si riferisse a uno dei ragazzi entrati insieme a lei in casa.
«Io e lui oggi al Be different ci scambiavamo degli sguardi, così leggeri ma allo stesso tempo così impressi, tanto che alla fine finimmo per ritrovarci dinnanzi al bancone insieme.»
Prese un pupazzetto del mio letto e lo portó al suo petto abbracciandolo come fosse il ragazzo di cui stava parlando.
«Abbiamo iniziato a parlare, io so che c'è stata una sorta di scintilla, se tale può denifirsi.» Abbassó il suo sguardo sospirando profondamente.
«Woah! Penso sia davvero una bella cosa, perché quel viso così sofferente?» Domandai sorridendo a trenta due denti. Era bello pensare che Lydia avesse trovato una persona che potesse essere in grado di renderla felice, dopo tutto lei era una delle persone più care che meritavano un po' di quiete, e se questa felicità era in grado di dargliela un ragazzo, io volevo il meglio per lei.
Avvicinai la mano al suo viso e le alzai il mento guardandole gli occhi di quell'intensità accecante.
«...»
Silenzio
«Lydia?»
Silenzio
«L'intesa fra di noi cresceva man mano che i nostri sguardi penetrassero l'un l'altro, ero molto vergognata, la sua bellezza era disarmante, una bandana rigava la sua fronte e dei boccoli cadevano con leggiadria sulle sue spalle.» La vidi mordersi le unghie tentennante nel continuare, al che mi decisi a spronarla.
« Lilly» Pronunciai il nomignolo addolcendola, presi posto al suo fianco stavolta e le sorrisi dolcemente. «Vai al dunque? Mi stai tenendo sulle spine.»
«Mi offrì un drink, io e lui parlammo per incessanti minuti fin quando...»
ci fu una pausa d'effetto molto lunga.
«Fin quando?»
«Fin quando Candace non irruppe nella sala, lui si alzó prontamente dal suo posto e corse verso di lei lasciandomi li come se non valessi nulla, osservai lo sguardo di mia sorella, fiera, titubante e ferma nel non attendere attimo in più per posare le sue labbra su quelle di Harry...» Disse abbassando lo sguardo.
Ero rimasta impietrita, non c'erano parole che potessero servire in una situazione del genere. La osservai tristemente, capivo il suo stato d'animo. Presi il suo viso fra le mie mani e le lasciai un bacio in fronte.
«Oh, la mia Lilly.» La strinsi forte per poi osservala ancora.
«Sicura sia una cosa seria fra i due? Conosci Candace! Mi dici sempre che pretende un sacco di cose, sicura che questo presunto Harry soddisfi i suoi desideri? Un ragazzo fisso? Io non credo dai, Candace ama divertirsi.»
Conclusi la mia domanda con un quesito a cui una risposta era difficile trovare. La guardai, si staccó dalla mia morsa e innalzó lo sguardo verso il cielo. Con una mano alla bocca continuava a mordicchiare le sue unghie provocando un rumore alquanto disturbante.
«Sai che hai ragione? Magari può darsi. Devo andare sotto questa storia, Belle..» Sospirò portando una mano sul suo petto e socchiudendo gli occhi.
«Fra di noi c'era una strana intesa, intensa, elettrizzante, frenetica...» Ammiccò un sorriso fra sé e sé per poi riaprire gli occhi.
«So che non é qualcosa che ho provato solo io... Andró sotto questa storia.» Ripetè sicura di sé.
«Sono sicura che avrai la meglio..»
un lampo seguì le mie parole.
Sobbalzai dalla paura e osservai la mia amica.
«Si, iniziamo ad andare sotto anche noi.» Asserii mentre la vidi ridacchiare -finalmente- aggiungerei dandomi una gomitata di rimando, stavolta lei, mentre mi prendeva a braccetto per tornare al piano di sotto.
[...]
L'aria al piano inferiore era piuttosto ricca di tensione, i presenti non facevano altro che parlare del più e del meno. Ciò che catturò il mio sguardo fu Lydia prendere posto spudoratamente dinnanzi al riccio. Mi limitai ad osservare i due e le loro mosse, si scambiavano sguardi profondi, colpevoli, ricchi di un non so ché.
«Belle.»
Amélie si alzó dal divano debolmente e venne verso di me. «Ti presento..» Prese la mia mano e mi invoglió a sedermi ed entrare nella conversazione, ammiccai un sorriso cordiale e la seguii. Era la prima volta che assumeva questi atteggiamenti gentili con me. Era sempre stata la scontrosa di casa, la ragazza che pretendeva senza mai chiedere e colei che pensava che tutto fosse dovuto. L'ho sempre invidiata per il suo carattere autoritario delle volte, certo che adesso non mi aspettavo questa sua cordialità dinnanzi, per giunta, i suoi amici.
«Lei é Belle, mia sorella.» Asserì mentre vidi i due nuovi arrivati avanzare verso di me presentandosi con un sorriso.
«Piacere Belle, io sono Louis»
Un ragazzo dagli occhi cristallini mi porse la mano, guardai il suo gesto e sorridendo l'afferrai osservando la moltitudine di tatuaggi. La sua pelle era molto liscia e allo stesso tempo gelida date le basse temperature.
«Il mio nome è Harry» Fu la volta del secondo ragazzo tanto nominato. La visuale fu contornata da dei folti ricci castani, degli occhi verde, d'un verde come diceva Lydia indescrivibile. Sorrisi a quest'ultimo e andai verso la mia amica prendendo posto.
«E tu invece chi sei?»
Prima che potessi sedermi Louis si rivolse a Lydia. Lei si alzó ed andò verso di lui mostrandosi educata e gentile - pensava che questi fossero due valori molto importanti che, purtroppo, la sua adorata sorella non dava a vedere.
«Sono Lydia, la sorella ..» Prima che potesse concludere la sua frase venne interrotta.
«È mia sorella Lou.» Aggiunse la biondina seduta vicino ad Harry. Voltai lo sguardo verso Lydia e la vidi sogghignare con un sorriso falso. Sapevo quanto odiasse che Candace si facesse spazio sempre a predominare in quelle sue cose, quelle cose magari piccole, sciocche ma pur sempre sue.
«Oh che sbadata Harry! » Ridacchiò quest'ultima portando una mano fra i ricci del castano. «Ti presento mia sorella!»
Il riccio si alzó e s'incamminó verso Lydia, la quale non distava molto, anzi era più vicina del normale. I suoi occhi trapelavano parole che la bocca non lasciava fuoriuscire, era proprio con gli sguardi che si comunicava tutta la rabbia, la delusione e quella speranza destinata a non morire mai.
«Piacere ..?» Domandó fingendosi dubbioso nel ricordare il nome detto poco fa da Candace.
«Sono Lydia, piacere..?» Afferró la sua mano stringendola forte e alzó gli occhi al cielo infastidita dal suo atteggiamento, fece perciò lo stesso.
«Harry, sempre Harry.» Sorrise a trenta due denti per poi tornare al suo posto non prima di aver continuato a tartassare con lo sguardo la moretta al mio fianco.
In questo frangente in cui questa piccola parentesi venne sorvolata e i ragazzi ripresero le loro conversazioni, notai la presenza di Zayn mancare, mi voltai a destra e sinistra ma poi d'un tratto lo vidi dietro noi tutti, stava proprio davanti la finestra.
Si era piuttosto isolato dal gruppo, le sue labbra si muovevano, con una mano stringeva il telefono mentre con l'altra gesticolava.
Qualcosa visibilmente non stava andando bene, assottigliai lo sguardo fin quando non lo vidi passare una mano fra i suoi capelli e poco dopo attaccare per posare il suo cellulare nella sua tasca.
«Spero che questo tempaccio passi in fretta, ad ogni modo vi va di preparare qualcosa da mangiare?» Domandò Amèlie rivolgendosi ai presenti, debolmente si alzò, mise la sua coperta sulle spalle e osservò attendendo una risposta.
L'esito non tardò dato che i ragazzi presenti non se lo fecero ripetere due volte ed andarono con lei in cucina cercando un modo per arrangiare qualcosa per pranzare benché fosse pomeriggio. Lydia si voltò verso di me e mi fece cenno di andare con lei, mentre non staccava gli occhi dal riccio.
«Ora arrivo...» Le sussurrai vedendola chiudersi la porta della cucina.
Restai solamente io ferma nel divano, fui un po' tentata di iniziare una conversazione con il ragazzo misterioso. Mi alzai e pian piano mi avvicinai a lui, non so perché, non so cosa mi spinse, ma i miei passi si mossero verso la sua direzione.
«Hey...» Sorrisi. «Va tutto bene?» Domandai cercando di non risultare troppo invadente.
«Eh? si si... sto bene... solo che devo andare..» Indirizzò gli occhi sulle sue mani e poi mi guardò. «Puoi dire a Joe e gli altri che ho avuto un problema?»
Zayn domandò con quel nervosismo persistente nella sua voce.
«Non puoi uscire, le strade sono inagibili..» Dissi affermando la realtà dei fatti. Lo vidi molto serio. Si fece più vicino a me e tirò leggermente indietro i suoi capelli mentre in fretta e furia si prestò ad accendere un'altra Marlboro.
«Devo per forza! È un'emergenza. Mia sorella è a casa di una sua amica e sta poco bene, devo andarla a prendere urgentemente e sono abbastanza di fretta! Cazzo» Sospirò in modo turbato.
«Era una certa Emily Wilnos.. Wilton.. ho dimenticato il nome..» Nervosamente afferrò il suo cellulare, mi avvicinai d'istinto a lui, lo guardai e prima che potesse ricontattare il mittente della chiamata precedente, poggiai delicatamente una mano sulla sua vedendola irrequieta e tremolante a tratti.
«.... calmo..mhm... non sarà per caso Wilson?» Asserí credendo di aiutarlo in una situazione così delicata. Se si trattava della signora Wilson sapevo di certo come aiutarlo.
«Sisi, come lo sai? Ecco è proprio lei! Sai per caso dove abita?» Domandò e quasi riuscii ad intravedere una scintilla nei suoi occhi tanto accesi quanto profondi.
«Si andiamo, vengo con te» Afferrai il mio cappotto restante nell'apendiabiti accanto alla porta e feci per aprirla.
«Dimmi direttamente l'indirizzo! Non è consigliato uscire..» Cercò le chiavi della sua auto nella tasca posteriore dei jeans.
«Come hai detto tu, è un'emergenza!» lo guardai fisso negli occhi interrompendo poi quel contatto.
«Dai sbrighiamoci, mando un messaggio a Lydia e le dico di avvisare gli altri.» Afferrai un ombrello di fianco a me e con Zayn sotto ad esso uscimmo raggiungendo l'auto sotto il grande cielo contornato da lampi e fulmini.
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