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4. I was lightning before the thunder

La visuale di quella scena s'era resa più nitida al mio sguardo. Aprii per bene gli occhi e osservai attentamente tutto ciò che attorno a me stava avvenendo.
Il Malik citato svariate volte anzitempo era appena arrivato, il suo sguardo aveva penetrato i presenti stanziandosi su di me. Sarei potuta stare ore ed ore a descriverlo senza trovare realmente una descrizione: con uno sguardo trasmetteva della pura e reale intensità. Decisi di scrutarlo attentamente, cosa che ero solita fare con le persone - amavo cogliere quei piccoli dettagli.-

Un paio di jeans neri fasciavano accuratamente le sue gambe slanciate, mentre quel suo cerchio di stile era serrato da un giubbotto di pelle nero alla John Travolta che contribuiva a dargli quell'accenno misterioso tipicamente curato nel detteglio.

Con fare amichevole fece dei passi verso Amélie, accovacciandosi alla sua altezza, lo sguardo dubbioso, gli occhi tesi, la mano incalzante verso la sua fronte.

«Ciao Zay..»

Ridacchiando con voce sensuale lo salutó, mentre la sua mano s'adagió verso la sua fronte e il suo sguardo verso quello del suo amico Joe.

«Sta delirando! Serve un bicchiere d'acqua e un'aspirina gentilmente» Si voltó verso di me immaginandomi la proprietaria della casa, nonché ovviamente sorella di Amélie.
C'era qualcosa di strano, più lo guardavo e più vi era qualcosa di familiarmente conosciuto.
Il suo sguardo su di me nemmeno si posava tanta era la concentrazione che metteva in ciò che faceva.
Fu quando pensai alle parole di Amélie, quando il suo nome venne pronunciato dalle sue di labbra che capii di averlo visto la sera precedente, fu come un fulmine il  flashback che si schiarí nella mia mente.

Pensando ancora alla sua presenza in casa mia, mi mossi un po' affaticata verso la cucina e presi un bicchiere ponendovi dentro un po' d'acqua, mi voltai e mi alzai in punta di piedi prendendo il kit con i vari medicinali.
Improvvisamente una sensazione, come quando un'onda ti si infrange addosso mentre sei costretta a chiudere gli occhi per bearti il suono delle onde del mare, così come d'un tratto sentii due mani fredde posarsi sui miei fianchi. Sussultai posando le mie su di esse a sua volta, poi, lentamente voltai il mio sguardo verso colui che non smetteva di provocarmi una sensazione di solletico  toccando il mio fianco nudo lasciato dalla maglietta del mio pigiama leggermente alzato.

Si trattava di Alex, rimasi a fissare le sue labbra, poi abbassai lo sguardo ammiccando un sorriso, con quel rossore persistente nelle mie guance -supposi.

« Stai bene? Sicura? Sicurissima che non vuoi che Zayn ti dia una semplice occhiata, dai, prevenire è meglio che curare, no? Non si dice così?»
Domandò indirettamente osservandomi con gli occhi tesi quasi in una fessura. Stette un po' fermo perquisendomi come fosse un poliziotto ed io una ladra, feci, perciò, lo stesso sospirando.
Una camicia a quadri sbottonata lungo il petto coglieva la mia attenzione, le maniche tirate all'insù e un sorriso a trentadue denti erano riusciti a farmi rimanere ferma in quella posizione, strinsi fra le mie mani quel bicchiere in vetro e poi, dopo poco, così improvvisamente scossi la testa.

«Non essere timida! Non ti mangia mica eh!» Ironizzó usando del sarcasmo, mi schiarii la voce e lo guardai attentamente, per lo meno, continuai a farlo.

«Sai, non ho di certo vergogna di lui, figurati non è questione di timidezza.» Risposi un po' irritata a causa delle sue parole.

«Solo che.. non so.. chi è lui? Per caso è un dottore?» Porsi quella domanda speranzosa d'una imminente risposta, infondo era tanto giovane per essere un dottore, non che non mi fidassi, era pur sempre un amico di Joe, ma comunque sia, ritornando al mio stato di salute mi sentivo bene.

«Quasi, lo è quasi..» Sorrise dolcemente.

«Sto bene così, grazie per l'interesse Alex..» Mi voltai tornando in salotto. L'aria s'era fatta pesante, quasi irrespirabile. I due stavano lì fermi, attendendo un riscontro da parte di Amélie, distesa sul divano con gli occhi chiusi.
Presi posto accanto  a Joe, posó una sua mano sopra la mi gamba scoperta e poi mi sussurró dolcemente.
«Andrà tutto bene, fidati di me.»

Sorrisi ammiccando una curva e osservai Zayn, il dottorino, le sue mani erano adagiate sul viso di Amélie, con leggeri schiaffetti cercava invano di farla riprendere, ma nessun riscontro da parte della bella addormentata, nonostante ciò lui continuó fin quando  lei non aprì i suoi occhi. La fronte piena di goccioline, il respiro affannato e lo sguardo distorto. Cercó di ricomporsi con l'aiuto del suo ragazzo che le si precipitò accanto.

Zayn lanciò un sospiro di sollievo con la preoccupazione su di sè e sorrise carezzando scherzosamente la guancia di mia sorella.

«Prendi questa aspirina e cerca di riposare! Presto starai meglio..» Sorrise porgendole il bicchiere e, vedendola sorseggiare si voltò verso il suo amico.

«Grazie bro'»

Quest'ultimo diede una pacca sulla spalla a Zayn, ma il loro scambio amichevole venne interrotto poco dopo da Alex che irruppe nella stanza con un senso di angoscia nella voce.

'Dove siete rimasti bloccati Lou? Sei con Harold e Candace? Io sono a casa di Amélie, è stata poco bene!'

Fece una piccola pausa.

'Ora sta meglio si.'

Si voltò verso di lei.

'Passo a prendervi, vedo cosa posso fare. Ciao bro.'

La sua voce velata di preoccupazione era evidente, non appena vide Joe posare un bacio sulle labbra di Amélie e dunque vedendola rinvenuta si fermò nella sua direzione.

«Amélie, come stai? Va meglio?» Si accostò sulla spalliera del divano carezzandole dolcemente i capelli.

«Si, Alex va meglio.» Sorrise. «Che è successo a Candace e Harry? Prima hai detto c-» Prima che  potesse concludere, Alex le diede una risposta mettendo i puntini sulle i. Osservavo mia sorella con una serie di domande da porre e allo stesso tempo con una paura verso le sue risposte.

«Le strade sono allagate, non si può andare da nessuna parte, i ragazzi sono bloccati al Be Different, ora cerco di andarli a prendere.» Rispose cercando le chiavi della sua auto frugando fra le tasche. «Le chiavi, dove ho messo le chiavi?!» Disse parlando fra sé e sé.

«Ragazzi.»

Joe richiamó l'attenzione dei presenti.

«Internet sta esplodendo: ci sono tante notizie che raccomandano di non uscire, in egual modo di porre la massima attenzione nel farlo .» Con il suo cellulare fra le mani lesse a voce alta la notizia.

«Alex, fai venire tutti i ragazzi qui, è più conveniente, attenderemo che il mal tempo passi, inoltre siamo più vicini al pub in cui si trovano.» Amélie con voce flebile sussurró. Mi avvicinai a lei osservandola, ancora, profondamente. Le presi la mano, era la prima volta che io e lei interagivamo dopo l'accaduto. Era la prima volta che la nostra base era data da una pace solida.

«Ti posso spiegare Belle..» Aggiunse,
ma io la fermai. Non mi andava, non era il momento, non era con lo sguardo dei presenti incombere su di noi.

«Ci sarà tempo per parlare, adesso riposati.» Le ammiccai un sorriso e andai verso Alex. Il mio essere turbata stava andando man mano dissolvendosi.

«Non é pericoloso? C'è bisogno della massima prevenzione.» Domandai, forse mostrando un po' più di interesse del dovuto. Queste situazioni scaturivano in me una tensione indomabile e ahimè avevo tanta paura.

«Mi fa piacere questa tua preoccupazione, tranquilla Belle! Ci vorrà poco..» Afferró il suo giubbotto e aprí la porta sorridendomi e osservandomi dalla testa ai piedi, prima che potesse chiuderla osservai il cielo che doveva essere accompagnato dai suoi luminosi raggi solari, i suoi colori caratterizzanti  erano adesso cupi.

Mi avvicinai alla finestra vedendo Alex entrare in macchina e continuai ad osservare le goccioline di pioggia che rigavano il vetro fortemente, come fossero dei coltelli lanciati senza capo né coda. Socchiusi gli occhi, ma sentii prontamente una presenza come al mio di fianco, dunque fui costretta a riaprirli. Vidi il ragazzo moro al mio fianco, mi voltai indietro e vidi Amélie e Joe con gli occhi socchiusi. Mentre la pace era il sottofondo che cullava tutto.

«Be' sai, delle volte ci vuole un po' di intimità..» Zayn proferí parola voltandosi verso di me, lo guardai, il suo sguardo era criptico. Le mani dentro le tasche dei suoi skinny e i suoi occhi facevano un tour della mia figura, come fossi una casa da scoprire stanza per stanza. Come l'ennesima persona, d'altronde.

«Già..» Ridacchiai.. «Intimitá si..»

«Piacere comunque io sono Belle..»

Continuai porgendogli la mano in segno di cordialitá. Aggrottó la fronte e poi mi osservó di nuovo intensamente, tese lo sguardo verso la mia mano e l'afferró.

«Lo so chi sei. Io sono Zayn, piacere mio comunque.» Sussurró, ammiccando un sorriso.

«Lo sai?» Domandai fingendomi stupita mentre la curiosità si fece spazio in me.

«Una ragazza con un caratterino come il tuo non si dimentica mica da un giorno all'altro.» Fece un occhiolino e sorrise afferrando il suo smartphone.
Sorrisi, sorrisi alle sue parole. Lo osservai vedendolo uscire sul portico a fumare una sigaretta. Decisi di uscire insieme a lui. E meditai sulle sue parole, studiandole a fondo.
Prese un pacchetto di Marlboro e sfiló una sigaretta portandola prontamente alle labbra, poi si voltò verso di me.

«Guarda che tempo..»
Asserì mentre il fumo usciva velocemente dalle sue labbra.
La strada era ricca di acqua piovana che aveva formato una specie di laghetto, la cui altezza arrivava a sfiorare le ruote delle auto. Il cielo, che aveva perso quello spiraglio di luce che al mattino si estendeva in esso, adesso aveva lasciato posto alle tenebre. Ed era impercettibile non far presente l'oscurità tormentata che relegava questa visuale.

«Giá..» Dissi, indietreggiando un po'. Il vento era forte e una serie di brividi percorse la mia schiena.

«Vuoi?» Zayn mi indirizzó la sua sigaretta. Lo guardai attentamente sorridendogli e scuotendo la testa.
«Ho visto che hai freddo, ti puoi riscaldare un po'.»

«Non fumo..» Portai una cioccia dei miei capelli dietro l'orecchio, imbarazzatissima.

«... e neanche tu dovresti! Dicono che sei un dottore, sai meglio di me i rischi a cui vai incontro!» Incrociai le braccia al seno increspando le mie labbra diventate ormai asciutte. Si avvicinò alla mia altezza, i nostri occhi erano tanto vicini che riuscivo a sentire il suo profumo di vaniglia e tabacco fondersi in un duo sensazionale.

«Sai.. quando prendi un vizio non è facile smettere Ma Belle!» Per poco il suo naso non sfioró il mio, con il cuore in gola indietreggiai e allo stesso tempo lui tornó fermo, fumando ciò che restava del suo vizio.

Una frenata mi invoglió ad osservare dinnanzi a me spezzando quella tensione creatasi, prese spazio della mia visuale una BMW, dove alla guida riconobbi Alex in compagna di due ragazzi, Candace nonché la sorella di Lydia e, con mio stupore, vidi pure la mia amica. Erano stati più veloci del previsto, una serie di minuti appena.
Pian piano i cinque scesero dalla macchina facendo attenzione a non bagnarsi più di quanto ormai non lo fossero e muovendo velocemente i loro passi.

«Lydia!! Che ci fai qui?»

Una volta vicino al portico la vidi correre verso di me con le piccole goccioline di acqua piovana che le bagnavano il viso, prima di rispondere alla mia domanda mi abbracció forte, con il fiatone. I suoi capelli erano legati in una coda disfatta che la rendevano ancora più bella, mentre il suo viso era privo di trucco. Mi beai di quell'abbraccio, ma da quella stretta capii che c'era proprio qualcosa che non andava.
Vidi il suo viso impallidirsi e per poco non cadde a terra, presi il suo volto fra le mie mani e le chiesi cosa ci fosse che non andasse.
Zayn si avvicinò vedendo la mia amica in quello stato.

«Tutto okay?» Chiese, Lydia sembró riprendersi e annuí sorridendo. Poi si voltò verso di me sospirando.

«Ero rimasta insieme a Candace al pub, oggi è stata davvero una brutta giornata. Avevo davvero bisogno di vederti.» Sorrisi alle sue parole.

«Tutto a posto ragazze?» Domandó una chioma bionda facendosi avanti verso di noi, era Candace. Un nome, una garanzia diciamo. Ecco per lei, le parole non erano mai abbastanza.

«Si, va tutto bene!» Sorrisi cordialmente fingendo un atteggiamento di simpatia.

«Ciao Belle!» sorrise a trentadue denti carezzandomi una spalla ed entró dentro casa. Un ragazzo alle sue spalla dai capelli ricci e dagli occhi paragonabili al verde splendente della natura irruppe.
Ammiccó un sorriso nei miei riguardi per poi soffermarsi su Lydia con uno sguardo indecifrabile, poi entró in casa da Joe e Amélie, in compagnia da un altro ragazzo dagli occhi simili alle nuvole. I ragazzi qui erano uno più bello dell'altro e ciò era innegabile.

Mi voltai verso Zayn, fu tutto molto istintivo, ma mi ritrovai dinnanzi lo sguardo due occhi d'una profondità immensa.

«Hai visto? C'è voluto meno del previsto.» Alex venne verso di me sorridendo e facendo un occhiolino per poi proferire un flebile «Venite dentro, non è il momento di stare fuori a prendersi un po' di sole!»

Alle sue parole asserite alzai lo sguardo verso l'alto, il cielo era un turbinio di raffiche di fuoco che provocavano un rumore  in grado di far rabbrividire, me per lo meno.

«Addio all'intimità!»

Zayn spense il suo mozzicone calpestandolo con la sua scarpa e, con le mani nuovamente dentro le sue tasche, entró in casa.
Mi venne da sorridere alla sua affermazione ma mi limitai a smorzare quell'ironia entrando in solotto fianco a fianco alla mia amica.

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