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0. a love now far away
«Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana. Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno del giudizio; se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.»
Le gialle e deboli pagine ingiallite dal tempo venivano pressate dai miei polpastrelli che, docilmente, s'imbattevano e si avvicinavano tanto da subire un contatto privo di descrizioni. Quella carta era d'una fragranza lontana e ormai vecchia che portava in sé il senso di una gracilità affine e delicata. Ho sempre adorato immergermi nella lettura, delle volte restavo intenta ad osservare e maneggiavo quel ben di dio come fosse stato un qualcosa di altamente sacro e prezioso. Un libro, semplicemente.
La leggerezza era una delle qualità potenti, sono sempre stata attratta dai libri: grossi mattoni che avevano un lato docile, tanto che con un soffio di vento avessero la capacità trasformarsi in sabbia, un mucchietto di granelli piccoli piccoli che soffiati avrebbero spazzato via quella memoria, tanto per dire.
« Ma chérie, tu es ici depuis longtemps! » La voce della mia più cara e snervante sorella s'infondeva nell'aria delle stanze precipitando maggiormente fra le mie quattro mura, il suo tono era dettato con una forza maestosa a cui io, Belle Gerard, non avrei potuto resistere. Una delle principali qualità per me sovrastanti era la voce, quella che mostrava il tuo essere interiore e dava alla tua apparenza quel tocco più clou.
«Calme! J'arrive Amèlie..» Risposi di rimando alzandomi da quel letto e dalla moltitudine di coperte e lenzuola che accompagnavano le mie giornate all'ombra della lettura.
I miei occhi si andarono espandendosi lungo quella grande stanza una volta in piedi. Capitava delle volte di stare intrinsechi in una morsa, osservare, delineare ogni parte e capire di cosa si trattava. L'arredamento era una delle mie più grandi passioni, i ricordi riaffioravano nella mia mente provocandomi una curva ricca, spontanea. Sembrava ieri quando ero semplicemente una bimba, e adesso, mi trovavo qui non capendo come la mia mente riusciva a fare dei viaggi senza mappa. Mi mancava quella spontaneità, mi mancava terribilmente essere senza pensieri e pensare solo a che vestito scegliere per la bambola dalla pelle scura o in che modo disporre i vari mobili di quella casa di Barbie.Era la vista di quel letto matrimoniale coperto da quella trapunta in rosa perla che aveva colpito i miei ricordi grazie al suo candore.
Lasciai inesplorate le altre presenze: tanti armadi, una larga scrivania e una serie di dischi e taccuini sparsi un po' ovunque.
I miei passi si piegavano verso ciò che si estendeva sul lato destro del letto.
Una finestra, un'enorme finestra le cui due ante erano dettate e pitturate con quel bianco inciso sul legno. Mi sporsi un po' sovrastando la limpidezza di quel vetro. Molte luci inebriavano quel freddo ambiente, le persone passeggiavano in armonia ed una folta quantità di auto percorreva le strade creando svariati ingorghi nel traffico.
Gli alberi erano di quel verde tanto rinnegato ma tanto indispensabile, cercavano di dare un poco di colore a quell'ambiente cittadino avvolto nella morsa del freddo.
Los Angeles era tutt'altro differente da Parigi.
Ah ma belle Paris, la ville de l'amour
Quell'amore che solo i miei libri, ormai consumati con le parole di quei poeti deceduti, riuscivano a darmi.
L'amore......
Un concetto astratto. Magari una sfilza di sentimenti positivi. Magari, però... Chi dice che questi non possano essere o divenire negativi?
Pensiamoci: un cliché, d'altro canto succede che questa si spogli delle proprie vesti bianche e pure ed indossi un lungo mantello nero come la pece.
Un dipinto finito, curato nel dettaglio, uno sguardo soffuso e misterioso che ti lincia il cuore, l'amore può essere inteso come un pennello di vernice lanciato e zampillato su quell'arte restante su di un cavalletto. C'è per chi l'opera é nulla, priva di senso, rovinata, c'è per chi questa rappresenti la personificazione di un capolavoro.
Mordicchiai la mia matita e posai quel pezzo di foglio volante sul mio letto. Bastava una semplice parola pensata a farmi assopire nell'amore di scrivere qualcosa, le parole erano il mio forte, la mia forza, il mio passatempo incontrollato, era questo il motivo per cui non uscivo da casa senza una matita ed un fogliettino, benché accartocciato, ma sempre onnipresente nella tasca posteriore dei miei jeans.
La mia Parigi contornata, invece, da quel fortissimo verde insaziabile e da quel cielo grigio restava sempre il mio sogno consumato, distrutto, rievocato ma soprattutto speranzoso d'un ritorno benché lontano.
Mi ritrassi da quello stato di completo assopimento ed osservai la mia piccola figura riflettersi sullo specchio angolato in un punto indefinito,
«Andiamo Belle, torniamo alla vita reale.» per poi scendere le lunghe scale, pronta per quel continuo soggiogato proprio dietro l'angolo.
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