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Parte Prima

Fu in un giorno d'estate, con i grilli a suonare e il vento a soffiare caldo, che il vecchio incontrò un ragazzo sdraiato fra i papaveri che sorrideva, mentre il sole gli illuminava la candida pelle bianca.

C'era un che di etereo in quel ragazzo, quasi non potesse essere reale, con i capelli biondi scompigliati dal vento che ,nonostante il ragazzo continuasse a soffiarsi via, gli cadevano comunque sugli occhi. Con quei larghi vestiti bianchi che la brezza estiva gonfiava a mongolfiera.
Con quell'espressione pacifica in viso.
" Ciao!" Aveva esclamato il giovane aprendo gli occhi di scatto e cogliendo alla sprovvista il vecchio.
"Ti stavo aspettando! perchè ci hai messo tanto?", domandò sempre il ragazzo, alzandosi in piedi e avvicinadosi allegro al signore.

L'anziano era abbastanza certo di non aver mai visto quel giovane, ma oramai non era più sicuro neppure lui di chi conosceva e chi no.
Decise di stare al gioco.
"Scusami..." borbottò imbarazzato, non distogliendo gli occhi da quel sorriso solare.
"Non importa, non importa! Ma dobbiamo iniziare subito!"
Esclamò felice il biondo mettendosi seduto e facendo segno al vecchio di fare altrettanto.
"Iniziare cosa?" Chiese curioso il signore sedendosi lentamente, attento a non bloccarsi la schiena.
"Raccontarti una storia no?"
Disse come fosse ovvio il ragazzo.

Come in un sogno il vecchio annuì, guardando incantato il viso del giovane rilassarsi e inspirare profondamente, come preparandosi a fare qualcosa di faticoso.
"C'era una volta..." iniziò con tono pomposo.
" Quindi è una favola!" Si ritrovò a dire il vecchio interrompendolo.
Malinconia riempí quelle pozze dorate che il ragazzo aveva per occhi,
" Vorrei tanto che lo fosse..."
Rimase in silenzio un secondo.
"in ogni caso... Stavo dicendo..." Gonfió il petto con aria solenne e, dopo aver sospirato ed essersi stampato un furbo sorriso in viso, continuò,
"C'era una volta un paese in guerra con sé stesso. In questo paese vivevano due giovani, che erano tutto tranne che in guerra fra loro.
Un giorno questi due giovani si incontrarono..."

Il ragazzo si interruppe nuovamente, guardando con la coda dell'occhio il vecchio, aspettando che quel suo inizio facesse effetto.
Rilassò le spalle e si passo una mano fra i capelli, ridendo "Non ti ho colpito affatto, eh? In effetti è vero: i due giovani si conoscevano da sempre e la guerra la volevano fare eccome, ma non per gli stessi motivi"

Il signore anziano si sentiva tornato bambino a osservare quel giovane, che così spensierato gli raccontava una storia, in quell'afoso giorno di sole tra i campi.
Era come se qualcosa nella sua memoria cercasse di fuoriuscire.

"Andiamo con ordine però!" Esclamò il biondo distendendosi vicino a lui.
"Questa storia non inizia davvero in un paese in guerra, in realtà essa era solo un lontano ricordo, in questo paese. Inizia in un giorno di sole troppo caldo per poter anche solo respirare e vicino alle sponde di un fiume dalle acque fresche e limpide..."

Il fiume. I due ragazzi lo rivendicano come proprio.
È mio, l'ho trovato prima!
esclama un bambino
Si ma la bandiera l'ho piantata prima io!
esclama l'altro.
Non concludono niente.
Passa un giorno, un lunghissimo giorno in cui nessuno ha messo piede in acqua, essendo troppo impegnati a discutere su chi avesse il diritto di farlo.
Ne passano due.
I bambini non mollano.
È la prima volta che sperimentano le conseguenze dei conflitti, ma non sarà l'ultima.
Così un altra giornata persa a discutere si è conclusa, stanno perdendo pazienza, e le munizioni per l'imminente battaglia si stanno già preparando.
Arrenditi e ti lascerò bagnare i piedi per trenta minuti!
urla il bambino biondo, colui che afferma di aver visto il fiume per primo.
Giammai! Arrenditi tu e ti darò la grazia di bere dal fiume!
Esclama il bambino bruno, colui che oggi oltre a una bandiera ha piantato anche le basi di un fortino.

Inizia il quarto giorno.
Dalla parte sinistra del fiume, un bambino biondo imbronciato, sta seduto nella sua sottile cannottiera bianca sporca di terra, dietro a un misero muro di pietre che ha impiegato tutta la mattinata per costruire.

Dalla parte destra del fiume, borbotta strategie di guerra il bambino moro che ha fieramente accumulato dieci sassolini con cui difendersi da un eventuale attacco del biondo.
Entrambe i bambini si stanno stufando dell'attesa.
Sanno che non manca molto allo scontro decisivo.

All'alba del quinto giorno, le truppe sono schierate, pronte alla conquista del territorio.
Al tramonto del quinto giorno le truppe sono tornate a essere ciò che sono sempre state: Due bambini, ora ammaccati per la varie sassate prese.
Il sesto giorno, nessuno viebe a reclamare il fiume.
Il settimo, una pace viene sancita da una stretta di mano forzata, più che per buon senso, per le botte prese il giorno prima, cheancora ferivano l'orgoglio dei due bambini.

"Ma aspetta quali sono i loro nomi",
disse all'improvviso il vecchio interrompendo il ragazzo, il quale sorpreso strabuzzò gli occhi.
"Nomi? e che bisogno c'è di nomi?",
Il vecchio si trovò senza risposta
"Di solito le persone hanno un nome", disse alla fine l'anziano dopo una lunga riflessione.
Il ragazzo sembrò pensarci su un secondo.
"Hai ragione,

"Ma non so i loro nomi" disse deluso il giovane, osservando triste i mille papaveri che li circondavano.
"Giovanni e Alarico", disse il vecchio, con lo sguardo perso nel vuoto.
"Non so perchè ma... sembra giusto che si chiamino così. Sento che è giusti che sia così"
continuò confuso.
Speranza sembrò riempire il viso del ragazzo.
"Evviva, abbiamo dei nomi!" Esclamò felice.

Il regno di Re Giovanni e Re Alarico è formato.
O almeno è così che si chiama per il bambino biondo.
Per il moro è ovvio che il nome più giusto è Il regno di Re Alarico e Re Giovanni.
Il litigio si risolve due giorni dopo, una volta finita la prima guerra civile di quel piccolo regno.
" Il regno dei campi di grano" recano le due bandiere fiere che sventolano sia a sinistra, sotto al dominio di re Giovanni, sia a destra, sotto quello di Re Alarico.

Il legame dei due Re però non va oltre al rispetto e apprezzamento reciproco.
Non si definiscono amici. Non sarebbe adeguato all'ambiente reale in cui si trovano. Sono colleghi, si può dire.
A volte Re Alarico fa una breve visita politica di cortesia a Re Giovanni e si raccontano qualche storia, o meglio Giovanni racconta delle storie, inventate o meno, ad Alarico, che guarda il bimbo biondo con stelle negli occhi e mondi lontani nella mente.
Altre volte Re Giovanni butta cortesemente Re Alarico nel fiume e nuotano insieme, rinfrescandosi.
Altre volte ancora, si ignorano, convivendo pacificamente e godendosi la compagnia reciproca.

Il regno non è destinato a durare.
Oramai Settembre è agli sgoccioli, e il freddo autunno sta cacciando via di prepotenza il calore e la placidità dell'estate.
Le visite al fiume per il quale tanto si è combattuto sono sempre più rare e le bandiere che fiere sventolavano, stanno iniziando a cadere sotto la forza del vento e alla pesantezza delle foglie morte.

È durante un giorno di metà autunno, però, un giorno in cui il vento soffia pungente e la pioggia impedisce anche solo di muoversi da casa senza farsi una doccia gelata, che il regno ha la sua definitiva conclusione.

Re Giovanni ha deciso di visitare un ultima volta il suo regno oggi.
Re Giovanni oggi morirà.

"No!" esclamò l'anziano signore interrompendo il racconto.
"Cosa 'no'?" Domandò il biondo sinceramente confuso.
"Io... Sei sicuro che vada così la storia?",
Chiese speranzoso il signore.
Il giovane ci riflettè su,
"Io, mio caro amico, non sono sicuro di niente, e nemmeno tu dovresti esserlo",
Rise il giovane, mentre saltava in piedi.
Si guardò intorno, inspirò ancora una volta l'aria pulita e si incamminò nella direzione opposta a quella del vecchio.
" E ora dove vai?",
Chiese preoccupato il signore anziano.
"Dove vado? Oh non ne ho idea."
"Devi finire la storia! Come continua?" ,
urlò il vecchio cercando di farsi sentire dal giovane che era sempre più lontano.
" Non lo so! A quanto pare dovremo aspettare domani per sapere il seguito." Disse il biondo non voltandosi nemmeno.
" E come ti troverò domani?",
Urlò ancora una volta il vecchio al ragazzo.
"Non lo so, spero di essere trovato",
concluse sparendo oltre all'orizzonte.

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