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Il Segreto di James

                      LUCI ROSSE

CAP 1
IL SEGRETO DI JAMES

Non sapeva esattamente quando era stata la prima volta che aveva iniziato a farlo, sapeva solo che non c’era giorno in cui non attendeva con trepidante voglia la sera per mettersi quei panni succinti e quel filo di matita che lo rendevano incredibilmente bello e nonostante tutto virile e attraente.

Non sapeva da quanto tempo aveva iniziato, ma ne conosceva di sicuro il motivo: voleva farsi  notare, farsi ammirare da quegli automobilisti che uno per volta si fermavano sempre ad ammirarlo quasi sconvolti per quella “strana” bellezza in grado si suscitare attrazione anche al più eterosessuale convinto.

In molti gli hanno chiesto di salire in macchina, ma lui, James, ha sempre rifiutato. Il suo intento non era farsi scopare dal primo che passa come una troietta qualunque, lui voleva semplicemente specchiarsi attraverso gli occhi persi ed estasiati di quegli uomini e di quelle donne (eh sì, persino loro rimanevano incantate).

Ma non lo faceva per vanità. No assolutamente. Ciò che lo muoveva era qualcosa che persino per lui era sconosciuto. La sua vita durante il giorno era così monotona e grigia, lavorava in un ufficio come contabile, e quasi nessuno lo notava.

Si sentiva solo, terribilmente solo e dimenticato.

La sua era una sorta di evasione da quel mondo che sentiva non gli apparteneva, la sua era un’evasione da quel mondo che non voleva che lui ne facesse parte.

Era, sì, un capriccio intriso di desiderio e comprensione.

Voleva che le persone intorno a lui lo desiderassero e lo comprendessero e l’unico modo che aveva trovato era quello che da una marea di sere era solito fare.

E così ogni sera, dopo cena, metteva in moto e andava fuori città dove le luci della sera erano più offuscate, dove l’unica luce nella penombra era lui.

Prima di scendere dall’auto faceva sempre un lungo sospiro, si sistemava i capelli morbidi e castani, e ricontrollava il lieve filo di matita. Non si metteva il rossetto, perché non ne aveva bisogno; aveva le labbra già rosse di loro e due occhi blu da far tremare chiunque per la loro bellezza.
Finiti tutti i preparativi, scendeva dall’auto facendo sempre attenzione che la gonna non si impigliasse sulla portiera. Nonostante tutte le volte che aveva ripetuto questa routine, continuava a inciampare sui tacchi, e a non fare troppa attenzione alla gonna e tutte queste cose facevano sì che gli ricordassero che nonostante la sua innaturale bellezza lui era un uomo.

Ed eccola lì un piccola e compatta figura si faceva avanti come ogni sera zampillando i tacchi contro l’asfalto. Sapeva che sarebbe durata poco quell’evasione, solo due ore, come sempre, e voleva goderne appieno sentendosi quasi in colpa per quello che faceva: tutto di nascosto senza che nessuno l’indomani lo potesse guardare con gli stessi occhi di chi solo di notte riusciva a guardarlo.

Se ne stava lì, con un accendino rosso in mano che di tanto in tanto azionava, illuminando le paiettes rosse della sua veste proiettando tante piccole lucine rosse per terra.

Ma una sera, la sua segreta routine venne stravolta.

Aveva appena acceso l’accendino per illuminare l’orologio che aveva al polso.

“Le 21:55…sarà meglio andare…” benchè mancassero ancora 5 minuti effettivi, quella sera James decise che era meglio andare via: non c’era stato molto movimento perciò pensò di andarsene prima.

Non fece in tempo a fare il primo passo che ecco che una Mercedes stava facendo capolino svoltando verso l’incrocio dove c’era lui.
Decise di ricomporsi, guardando dritto dentro l’abitacolo scorgendo un uomo che aveva rallentato per guardarlo meglio, cosa di cui James non si sorprese.

E non si sorprese neppure quando la macchina si fermò poco lontano da lui. Era una cosa che capitava spesso soprattutto a quell’ora. Rimase fermo immobile al suo posto con ancora l’accendino acceso in mano che iniziava a riscaldargli un po’ troppo il pollice.

Perse un battito quando vide l’uomo dentro l’abitacolo scendere dall’auto e rimanere fermo fisso ad osservarlo, a studiarlo, a mangiarlo quasi, con gli occhi.

James si sentiva strano. Non aveva avvertito mai in vita sua una sensazione così forte soprattutto per un perfetto sconosciuto. Ma stavolta qualcosa era diverso.

L’uomo che aveva di fronte era ben vestito, con fare a modo, e non sembrava proprio il tipo da prostitute. No, non poteva esserlo. James rimase ad osservalo quasi con la stessa insistenza degli sguardi che gli venivano rivolti; non potè far a meno di ammirare quei capelli biondi tirati all’indietro, quelle spalle larghe e quel finisco longilineo e atletico che gli distava pochi metri. E poi c’era quel viso, con quell’espressione che  nessuno gli aveva mai rivolto.

Quell’uomo lo stava letteralmente mangiando con gli occhi, le sue lebbra leggermente dischiuse lasciavano trasparire meraviglia e curiosità che colpirono subito nel segno i sentimenti di James. Fremette per la sorpresa quando la figura distante a sé iniziò ad avvicinarsi verso di lui senza smettere di guardarlo negli occhi. Aveva un passo molto deciso e sicuro, e i suoi movimenti riecheggiavano sull’asfalto donando alla camminata un ritmo lento tanto quanto veloce e incalzante.

James era lì, pietrificato con le spalle al muro e sinceramente aveva paura. Stava temendo che questa sua piccola evasione notturna gli sarebbe costata cara questa volta. In passato ci furono momenti in cui pensava che quello che faceva potesse poi diventare pericoloso, forse un giorno all’altro sarebbe stato violentato fino allo stremo e poi buttato dentro un sacchetto di plastica, ma quei pensieri si cancellavano ogni volta che calava la sera, ogni volta che la sua “seconda natura” chiedeva di essere mostrata.

La mente di James era pervasa solo da pensieri cupi e spaventosi. Sentì la “fine” vicina quando l’uomo davanti a sé si fermò a pochi centimetri da lui per poi iniziare ad estrarre qualcosa da dentro la giacca.

“Sono morto, ora prenderà una pistola e addio James…così finirò per essere dimenticato da tutti definitivamente.” pensò oramai prossimo ad un attacco di panico.

I suoi pensieri si interruppero quando vide estrarre dall’uomo un pacchetto di sigarette estraendone una.

-Mi faresti accendere?- gli chiese cortese sorridendogli lievemente. James dovette appoggiarsi del tutto sul muretto alle sua spalle per non dover svenire davanti a lui facendo la figura del coglione.

Chiuse per un attimo gli occhi e leccandosi istintivamente le labbra gli accese l’accendino che aveva in mano. L’uomo davanti a sé gli prese delicatamente la sua calda mano e si porte in avanti per avvicinare la sigaretta che aveva in bocca verso la fiamma. Tutto questo senza smettere di godersi la vista degli occhi di James mai come allora blu per le emozioni contrastanti che provava.

La mano di quel fascinoso personaggio erano fredde, in netto contrasto con la sua di mano che stava letteralmente prendendo fuoco come tutto il resto del suo corpo a causa di quel contatto ravvicinato. Le sue iridi erano di un azzurro glaciale…erano fredde e dirette.

Dopo aver inspirato un po’ dalla sigaretta, la figura davanti a sé decise di presentarsi.

-Mi chiamo Michael- gli disse porgendogli nuovamente la mano. James, era decisamente stordito da quella situazione a dir poco assurda. Voleva scappare via, si sentiva innaturalmente inquieto: non aveva mai socializzato con i suoi “ammiratori”…era così che definiva gli automobilisti che rimanevano affascinati da lui.

-James…- disse leggermente imbarazzato. Perché tutto in quel momento era imbarazzante. Era imbarazzante il fatto che aveva rivelato il suo nome a un perfetto sconosciuto, era imbarazzante lo sguardo sensuale e provocatorio di Michael che si propagava lungo tutto il suo corpo facendolo sembrare una sorta di pagliaccio da circo. Forse quel tipo lo voleva prendere in giro…se così fosse stato, James si giurò che non avrebbe mai più fatto una cosa del genere. Andava bene essere preso per il culo di giorno, nella sua schifosa vita, ma non nella vita, nell’illusione che lui si era costruito per essere migliore.

-Stavo pensando…- disse Michael buttando fuori l’ennesimo tiro di sigaretta –cosa ci fa una creatura così deliziosa come te da queste parti?-.

James aggrottò le sopracciglia indeciso se dargli retta oppure no. Nel contempo Michael aveva appoggiato una mano sul muretto avvicinandosi di più al viso di James, ricominciando a scrutarlo negli occhi. Aspettava una sua reazione, e godeva nel vederlo in difficoltà.

-P…pardon?- disse a filo di voce cercando di focalizzare lo sguardo a terra dove c’era il riflesso delle sue paiettes rosse.

-Dicevo…- riprese, prendendo il delicato mento di James con due dita facendogli rivolgere lo sguardo verso di sé –che ho intenzione di portarti via…-  gli sussurrò a fior di labbra.

Continua....

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