1. Finalmente vacanze!
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Daegu, Corea del Sud;
30 giugno 2015.
⊰❀ Bae Juhyun ⊰❀
Sono sempre stata alta, fin da quando ero bambina. Ricordo che ad ogni riunione o assemblea scolastica venivo sempre messa in ultima fila.
E non a caso lo sono anche adesso, qui in palestra, in questo preciso istante, durante il discorso di metà anno del preside, mentre il mio subconscio mi sta inevitabilmente tentando sempre di più a dormire in piedi come una giraffa.
«Allora ragazzi, benvenuti a quest'assemblea di fine trimestre...» la sua voce roca mi entra da un orecchio e mi esce dall'altro, scivolando via come l'acqua fresca di un ruscello.
Sul serio, manca veramente poco a che mi addormenti. Già che questa notte non ho dormito praticamente niente, e in più, ironia della sorte, devo sempre essere l'ultima in questa nodosa fila di studenti che stanno assistendo al discorso; in questo modo è praticamente ovvio che io mi possa distrarre, essendo sempre coperta da una miriade di ragazze e ragazzi davanti a me.
«Da domani cominciano le vacanze estive, ma mi raccomando, ragazzi, non adagiatevi troppo sugli allori...» continua la voce monotona, causando sbuffi di noia e occhi roteanti qua e là all'interno della grande palestra. Segno che nessuno ormai ne può più (nemmeno quelli del terzo anno), e che vogliamo tutti uscire di qui.
«Perciò, vi auguro con tutto il cuore di impegnarvi al massimo nello studio e di comportarvi da alunni diligenti...»
Il preside continua imperterrito, con lo stesso identico e piattissimo tono di voce che è riuscito a tenere per tutta la durata dell'assemblea, ma ormai le sue parole sono per me un'eco lontano, dato che credo proprio di essermi addormentata in piedi.
E per di più comincio già ad avere una delle mie tante visioni. Che Dio mi aiuti.
Mi trovo in una riserva naturale, mi sembra proprio di essere nella savana. Per di più sono l'unica umana qui, e intorno a me è pieno zeppo di animali.
Aguzzo di più la vista, e riesco finalmente ad inquadrare... ad inquadrare...? Ehi, aspetta, ma quelli là sono...
Leoni? Zebre? Leopardi? Giraffe? What?!
Cosa significa tutto questo?!
Apro la bocca velocemente per cacciare un potente urlo, ma vengo improvvisamente interrotta dalla caduta di una bomba dal cielo.
Tutto ha la durata di un nano secondo: lo scoppio, il rumore, il fumo, e poi... una fittissima nebbiolina grigia che, una volta diradatasi lentamente, mi mostra finalmente la situazione intorno a me.
Mi sfrego gli occhi incredula per cercare di tornare alla realtà, ma davanti a me continuo a vedere solamente bestie insanguinate, dalla testa e/o zampe amputate, con gli occhi serrati.
Sono praticamente morenti a terra.
«Oh no! Tutte le belve sono state sterminate!» grido allora a squarciagola, rendendomi poi conto troppo tardi che... sì, ho parlato, anzi urlato, proprio davanti a tutta la scuola, mettendomi le mani nei capelli come una pazza e interrompendo sul più bello l'importantissimo discorso del preside.
Ahia, adesso son guai. Anzi, son cacchi amari proprio, come dice sempre mio fratello Hoseok.
Infatti una risata generale non tarda a scoppiare tra tutti i ragazzi della scuola, risuonando rumorosa all'interno della palestra, e facendomi ovviamente sentire imbarazzata più che mai, le mani alle guance tinte di rosso e le pupille che vanno da una parte all'altra rapidamente, non sapendo dove guardare.
«Che cogliona!» sento poi urlare da una delle prime file di ragazzi, una voce quasi familiare, che non riesco però ad individuare bene a causa di tutta la folla che mi sta animatamente ridendo in faccia e della mia conseguente vergogna per tutta questa situazione.
Sarà uno dei tanti criticoni che si diverte a prendermi in giro; in fondo però non posso biasimarlo, visto che è solo mia la colpa se mi sono messa a ronfare beatamente durante una delle assemblee scolastiche più importanti di tutto l'anno.
Sì, non lo nego: sono stata proprio una cogliona.
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«Bae Juhyun. Ieri pomeriggio hai saltato la tua pennichella, eh?» intuisce astutamente il vicepreside Wu Yi Fan - nonchè mio professore di inglese - squadrandomi da capo a piedi severo e aspettandosi un'immediata risposta da parte mia.
Certo è che è parecchio imbarazzante stare qui, nell'ufficio del mio vicepreside/prof, in piedi davanti a lui per farmi punire a causa del disastro appena combinato.
Ha dei capelli biondi tutti gellati in testa, degli occhiali a dir poco squallidi e un vestito altrettanto di poco conto, ma... nonostante questo, la sua presenza mi fa stranamente sentire in soggezione.
E poi, siccome non so nemmeno cosa rispondere per giustificarmi, mi vedo costretta a rifilargli un finto pentimento proprio buttato lì, che sicuramente non basterà affatto a calmarlo dai suoi soliti interrogatori.
«I-io... sono mortificata» mormoro quindi, chiudendo gli occhi già rassegnata e udendo subito dopo il mio prof sbuffare irritato.
«Dovresti non solo vergognarti, di più. Ringrazia il santo Joshua che non ho deciso di espellerti» sputa con un tono di disprezzo, distogliendo finalmente lo sguardo da me.
Aish! Come se la pennichella fosse qualcosa di cui vergognarsi! Non lo sa che c'è di peggio a questo mondo?
Bah, meglio che non mi scaldi, altrimenti poi non riuscirò veramente a passarla liscia. Ecco perché mi metto a ridacchiare sotto i baffi nervosamente, causando come ovvio un altro suo acido commento.
«E poi dormire in piedi... ma che cosa sei, una giraffa?» continua il prof, tanto per rincarare la dose.
Ecco, lo sapevo. Lo fa proprio apposta, come se non sapesse quanto io soffra per colpa della mia altezza eccessiva... eppure mi prende sempre così tanto alla leggera!
«Di certo allo zoo vivrei meglio che in questa prigione» borbotto a questo punto, sarcastica, sperando che almeno per una volta il prof la smetterà di chiamarmi con questo odioso appellativo.
«Non hai proprio un briciolo di pudore, eh! Visto che te la spassi tanto, per punizione verrai a scuola anche domani» tuona allora lui, sbattendo una mano sulla cattedra e fissandomi incazzato.
Aspetta, c-che cosa? E... e le vacanze?
«Sta scherzando, spero! Prof... Domani iniziano le vacanze estive!» esclamo, spalancando gli occhi dall'incredulità e stringendo i pugni.
E io che volevo solo sdrammatizzare la situazione... ma mi sa che ho peggiorato soltanto.
Ahimè, che vitaccia. La sfiga mi perseguita ovunque.
«Niente da fare! Ti obbligo a frequentare i corsi estivi, che ti piaccia o no!» sentenzia il prof in risposta, aumentando ancor di più le mie previsioni pessimistiche dell'eventuale punizione che avrei dovuto subire.
«Ma come?! Io non ho delle insufficienze!» mi lamento, cercando di negare a me stessa la dura realtà dei fatti.
A differenza di qualcun altro, però, io ho almeno avuto la decenza di essere sempre stata promossa (con la sufficienza risicata, ma questo è un altro discorso, eheheh).
In ogni caso, "niente vacanze estive" - qui in Corea - significa stare a scuola anche a luglio con quaranta gradi all'ombra a morire sui libri, come se già non lo facessimo durante il resto dell'anno.
«Niente obiezioni! E ora... fuori, finché sono buono» dice il prof, rilassando improvvisamente le rughe rabbiose dipinte in volto e indicandomi poi perentorio la porta del suo ufficio con il dito, come a dire "aria!".
«Umpf» sbuffo allora io, dipingendomi una smorfia in volto e dando poi un'occhiata alla porta che varcherò fra pochi istanti.
Ma non sarà l'ultima volta, purtroppo, perché in questa scuola dovrò metterci piede anche domani, e dopodomani, e il giorno dopo dopodomani ancora, e... insomma, questa sarà sicuramente l'estate più brutta di tutta la mia vita! Dannazione!
E tutto questo per colpa della mia statura, che non porta mai niente di buono.
Qualunque cosa faccia, vengo subito notata. Che palle.
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Prima di uscire definitivamente da scuola, passando nei pressi della biblioteca, sento uno strano verso provenire dagli scaffali vicino alla porta, come un lamento.
Mi volto per vedere di che cosa - o meglio di chi - si tratta, quando realizzo che è proprio lui.
Come pensavo. È nientemeno che il cocco del prof, che è rimasto a scuola fuori orario per aiutare in segreteria e sta inutilmente tentando di tirare giù un libro abnorme - neanche fosse un'enciclopedia del 1700 - dallo scaffale più alto dell'imponente libreria di fronte a lui.
Sì, ho detto sta tentando: perché, ovviamente, il povero piccino non ci arriva, basso com'è.
Si è messo pure in punta di piedi e sta distendendo al massimo il braccio per arrivare al traguardo, ma proprio non ce la fa. Mi fa quasi pena.
Così d'impulso decido che, visto che ormai la punzione è stata decretata e io non ho più niente da perdere, potrei comunque provocarlo un po', tanto per farmi due risate.
Mi avvicino a lui da dietro, senza che se ne accorga, osservando stizzita quella indistinta massa rossiccia disordinata che si ritrova come capelli, e in un secondo gli ho già tirato giù il libro.
Glielo porgo poi davanti alla faccia, assistendo divertita alla sua espressione alquanto irritata, e rincaro la dose del mio gesto con qualche parolina.
«Ecco il tuo libro delle fiabe, ottavo nano!» ridacchio, fingendo una faccina tanto adorabile che potrebbe fare concorrenza agli idol kpop quando fanno l'aegyo davanti alle fans.
«Mi prendi per il culo?» parte allora all'attacco lui, acido come non mai, spostando il suo penetrante sguardo da me al libro, che si rifiuta ancora di prendermi prepotentemente dalle mani.
«Beh... mi pare ovvio!» sorrido io, annuendo come un'ebete.
Voglio proprio vedere come reagirà, ma a quanto pare non mi vuol dare la soddisfazione.
«Come va al club di basket, nanerottolo?» continuo quindi, tanto per stuzzicarlo ancora di più e ridere di gusto mentre assisto alla sua reazione.
Già, perchè, nonostante sia così basso, il piccoletto ha pure l'ambizione di giocare a basket nella squadra scolastica, ma molte persone gli ridono in faccia per questa sua sconsiderata scelta. Tra cui ovviamente io.
«Senti un po'! Io ho un nome, mi chiamo Kim Taehyung!» esclama lui, cascando ingenuamente in una delle mie tante provocazioni e afferrandomi dalle mani il librone, non dopo avermi dato una spallata violenta.
«E ora evapora, pertica» dice poi, squadrandomi per così dire dal basso all'alto, con quella sua solita espressione che lui crede che lo faccia sembrare chissà quanto figo, ma che lo rende in realtà simile ad un coglione di prima categoria.
Anzi, lui non è che sembra un coglione, lui è un coglione di prima categoria.
Già... proprio come me.
«Ecco a lei, professor Lee!» parla infine con nonchalance rivolto a Lee Pil Mo - il nostro noiosissimo prof di letteratura - seduto ad un tavolo poco distante, porgendogli il famigerato libro e sorridendo da ruffiano.
«Ah, grazie» sussurra allora il prof, ricambiando l'amichevole espressione e protentendo le braccia verso il libro, per poi afferrarlo con un sorriso.
«Come hai detto? Pertica?!» sbotto allora io a scoppio ritardato, rivolta al nano, incapace di contenere la rabbia.
Aish! Come si permette?!
Anche se il mio intento era prendermi gioco di quello scemo di Kim Taehyung, gli ho comunque salvato le chiappe da una situazione imbarazzante!
«Se vuoi ti posso chiamare soldato titano!» risponde di rimando l'odioso, voltandosi verso di me e raggiungendomi in pochi passi.
Che nervi, mamma mia! È così basso, eppure è un così denso concentrato di arroganza e sfrontatezza! Lo ucciderei!
«Taci, che se tu avessi i capelli bianchi ti potrei direttamente chiamare Jack Frost!» ribatto allora, corrugando la fronte.
«Senti un po', vuoi forse fare a botte?!» mi provoca lui, gesticolando in mia direzione.
Sento odore di sfida... picchiare il nanerottolo, eh? Vuole davvero che lo faccia? Perché io non vedo l'ora di dargliene quattro e di stenderlo a tappeto!
«Sì, perché no?! Tanto vinco io!» esclamo, infervorata come non mai.
Piccoletto com'è, mi basterebbe schiacciarlo!
«Ora basta, Hyungona e Hyunghetto!» ci interrompe improvvisamente il prof Lee, alzandosi in piedi per ristabilire l'ordine e intimandoci di stare calmi con una sola occhiata.
«Hyunghetto?!»
«Hyungona?!»
«Eh?!» gridiamo allora in contemporanea sia io che quello strafottente di Kim Taehyung, girando per di più le nostre teste in simbiosi verso il professore.
«Per favore, non mi chiami così!» aggiungiamo poi, sempre in coro, visibilmente irritati.
Aish! Che fastidio!
Oserei addirittura dire che il fatto che parliamo quasi sempre in coro è alquanto fastidioso quanto questo soprannome.
D'altronde però non possiamo biasimare neanche troppo il professor Lee, visto che sia io che il nanerottolo abbiamo rispettivamente "Hyun" e "Hyung" come sillaba finale del nostro nome, e, siccome la loro pronuncia è quasi uguale, il prof ha preso questa brutta abitudine di chiamare "Hyungona" me perché sono spropositamente alta, e "Hyunghetto" lui perché raggiunge a stento il metro e sessanta.
Va bene, okay, lo ammetto: io sarò anche un palo, ma lui è proprio un tappo.
Tornando a noi, ecco il perché dei nostri soprannomi, che il professor Lee ha cominciato a usare frequentissimamente fin dal primo giorno di scuola, estentendo la moda anche al resto dei nostri compagni.
Ancora è vivido nella mia mente il ricordo di quel giorno...
Flashback:
«Nessuno si offre di fare il rappresentante di classe?» esordisce il prof, seguito da un silenzio così denso da poter essere quasi tangibile.
Fa' che non scelga me, fa' che non scelga me, ti prego...
«Non ci sono volontari? Benissimo, allora ci penseranno i due Hyun(g) della classe: Hyungona e Hyunghetto! Bae Juhyun, Kim Taehyung, l'incarico è vostro!» esclama allora il professore, seguito da un boato generale di risa e dalla conseguente espressione corrucciata mia e del mio compagno di classe.
«Come dice?!» rispondiamo in coro, sbattendo i pugni sul banco e alzandoci increduli.
Il prof ha davvero detto che dovrò fare la rappresentante di classe per il resto dell'anno con questo scemo? Aish... che rottura di palle.
Fine flashback.
«Uffa, ma perché deve finire sempre così?!» sclero, cercando di uscire dalla porta arrabbiata più che mai, ma scontrando la mia spalla contro quella del nanerottolo, anche lui impegnato nell'oltrepassare la porta già occupata da me per metà.
«Lasciami uscire, se non vuoi che ti denunci per ostruzione al traffico, Hyungona!» risponde lui, spintonandomi più forte che può, ma non riuscendo comunque a passare.
«Levati dai piedi tu, Hyunghetto!» strillo, al limite della mia pazienza, continuando a scontrarmi con l'odioso sull'uscio.
«Insomma, smettetela con questi battibecchi!» interviene nuovamente il professore, con tono intimidatorio.
«Non è colpa mia!» gridiamo in coro io e il nanetto, rivolgendoci poi a vicenda un'occhiata di ghiaccio.
«Grrrr... me la pagherai cara, stanne certo» bisbiglio io tra i denti, allontanandomi finalmente verso l'uscita e scrutandolo con sguardo truce, mentre lui si indica gli occhi con le dita per poi voltarle verso di me, a mo' di "ti tengo d'occhio".
Aish... finirà mai questo inferno insieme al dannato nanerottolo? A volte vorrei veramente vivere un'altra vita.
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«Sono a casa...» biascico, una volta messo piede dentro l'anonima casetta tradizionale in cui, oltre a me, vivono mia madre Yeonjoo, mio padre Junhyung e l'animale selvaggio più unico che possa esistere su questo pianeta - credo sia un gran peccato che sia cresciuto qui in cattività - ovvero il mio caro fratellone diciottenne Hoseok.
Ah, ma non dimentichiamo il canarino giallo Titti, donatomi amorevolmente da una mia prozia italiana di secondo grado, il quale è sicuramente molto più simpatico di tutti i miei cari familiari messi insieme!
Fantasticando sul mio adorabile Titti per distrarmi dalla mia vita disgraziata, mi ritrovo gia seduta sul tavolo della cucina a cercare cibo, quando solo dopo qualche secondo noto un'altra presenza oltre a me.
«Dongsaeng, stai sbavando» mi riprende subito l'animale selvaggio seduto sul divano, mentre guarda le sue tanto amate partite di calcio sgranocchiando patatine.
«Tsk... Quanto si è a corto di cibo non ci sono scusanti» borbotto ignorandolo, asciugandomi la bava con il braccio, sporcando così la mia divisa scolastica già ridotta male da un pezzo.
Continuo ad aprire ante a caso dell'armadio, ancora scioccata dall'ordine del prof di qualche ora fa, fino a che non vedo comparire in cucina anche mia madre.
«Yah, Juhyun-ah! Che fai?»
«Cibo... cibo! HO BISOGNO DI CIBO!» grido, agitando le braccia come una spastica.
«Ma... sai guardando dentro allo sportello della caldaia, è ovvio che non lo trovi! Su, ora siediti e lascia fare a me!» mi riprovera mia madre, facendomi sentire più stupida ed incantata di quanto già non creda di essere.
Insomma, molti direbbero che c'è un limite anche all'instabilità mentale, no?! Ma nel mio caso... non ne sarei poi così sicura.
Quei corsi estivi saranno la mia dannazione.
L'unica magra consolazione è che saranno presenti anche due delle mie amiche più fidate, ossia Seulgi e Yeri. Se non fosse per loro, io veramente...
«Juhyun-ah... È successo qualcosa di grave?» mi chiede mia madre, riscuotendomi dai miei pensieri dopo avermi posato un piatto succulento sotto al naso ed essersi seduta di fronte a me.
«No... peggio» abbasso la testa imbarazzata, inforcando il primo boccone.
«Ovvero?» solleva un sopracciglio mia madre, mentre Hoseok mi osserva di sbieco dal salotto, ancora stravaccato sul divano.
Ho sempre creduto che mio fratello avesse degli occhi laterali, come un corvo: con uno guarda da un lato e con l'altro dal lato opposto... semplicemente formidabile. Peccato che quei suoi occhialoni da nerd smentiscano completamente le mie aspettative.
Del resto però non posso biasimarlo, dal momento che anch'io porto gli occhiali da quando ero piccolissima. È congenito, insomma.
«Promettimi che non mi sgriderai» mormoro, prendendo eventuali precauzioni, anche se so che mia madre non è mai stata troppo severa con me.
«Avanti, parla» mi incita, dopo aver sospirato.
A quel punto prendo un respiro profondo, chiudendo e riaprendo gli occhi, ed infondendomi mentalmente coraggio.
«Beh... il vicepreside Wu mi ha obbligata a frequentare i corsi di recupero estivi, a partire da domani»
«Eh?!» sento rimbombare subito nelle mie povere orecchie, un grido in coro proveniente da mia madre di fronte a me, da mio fratello di là e... da mio padre?!
«Papà, e tu da dove sbuchi?» sgrano gli occhi, alla vista della sua figura appoggiata allo stipite della porta della cucina.
«Sono tornato dal lavoro prima, e... ah, ma non è questo l'importante adesso! Piuttosto, signorina, sei tu a doverci delle spiegazioni!» mi rimprovera, mentre mia madre annuisce con convinzione.
Resto immobile, cominciando a sudare freddo. Ma sì, dai, in fondo non me ne vorranno se...
«Spiegazioni, eh? Dunque, vediamo: tutto è cominciato da quel momento in cui...»
E alla fine finirò per raccontare la storia della mia vita come al solito, me lo sento.
Ma devo farmi forza e godermi queste ultime ore estive in libertà.
Già, se solo adesso non dovessi affrontare quelle due palle umane chiamate anche genitori!
Ma mancano solo poche ore all'inizio dell'inferno.
Ricorda, Juhyun, solo poche ore prima della fine...
Quanto vorrei che fosse solo un sogno!
D'altronde, però, se tutto questo fosse solo un sogno, io non mi chiamerei Bae Juhyun, non avrei 16 anni, non sarei alta ben 179 cm, non sarei quella stupida ragazza che tutti conoscono come "la spilungona" o "la pertica" e non avrei un dannato nanerottolo come eterno rivale.
Ma questa è purtroppo la realtà, e quell'inferno chiamato anche scuola estiva è appena cominciato.
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Piccola preview del prossimo capitolo!
«Se ti muovessi anche tu a trovare un ragazzo, adesso non ti lamenteresti così tanto!»
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«AHHHH, IL GIGANTE COLOSSALE DI ATTACK ON TITAN! MI DIVORERÀ!»
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«Vicino alla scimmia potrei finire divorato da un momento all'altro, se gli prendesse uno di quei suoi attacchi di fame improvvisi!»
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«Hai bisogno di qualcuno che ti prenda dei libri da una mensola alta?»
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«Sei un libro aperto, te lo si legge direttamente in faccia!»
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