Capitolo 1: Bored.
La vita umana è un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando attraverso l'intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia.
Da quando, quella stessa mattina, aveva letto quella frase, Y/N non era riuscita a pensare ad altro.
Non che avesse qualcos'altro da fare, in effetti.
Pensandoci meglio, mentre era distesa sul suo letto, con le gambe all'insù che fendevano l'aria alternandosi l'un l'altra, si ritrovò ad ammettere che la sua, di vita, era un pendolo che oscillava tra la noia e...la noia.
Sbuffò, mentre con il dito scandagliava con non troppa attenzione la lista di giocatori sul display del cellulare.
Da un paio di settimane, tutti avevano preso a giocare ad uno sciocco gioco che poteva essere tranquillamente scaricato su qualsiasi dispositivo mobile.
Non era per niente complicato, consisteva in una serie di quiz in cui i giocatori erano due e, a turno, sceglievano l'argomento della domanda tra scienza, attualità, storia, sport e molto altro: chi arrivava prima ad un vantaggio di due, vinceva.
Lo considerava estremamente noioso, dato che non aveva ancora trovato qualcuno in grado di batterla.
Non era colpa sua, né era sua intenzione vantarsi di essere imbattuta, semplicemente era consapevole di essere al di sopra della media dei suoi compagni di scuola.
Che ci poteva fare se era una delle poche persone rimaste al mondo ad interessarsi della propria formazione, cultura generale, amor proprio...come diavolo la si vuol chiamare quell'insaziabile voglia di sapere, di conoscere e arricchirsi.
L'unica persona che sarebbe stata in grado di batterla era Kenma, ma lui sì che non aveva alcun problema ad ammettere di essere troppo superiore per potersi confondere, come la comune plebe, con queste bambinate che, testuali parole, miravano ad offendere la sua intelligenza.
Si era offeso solamente per averglielo chiesto una volta, figurarsi se ci avrebbe mai riprovato.
Kozume Kenma, la mente più brillante non solo della sua classe, ma dell'intero istituto, era un nerd patentato, ma prima di tutto era un sociopatico di prima categoria: dove c'era la moda del momento, ecco che il biondo scappava a gambe levate.
Y/N sospettava che fosse quello il motivo principale del suo astio verso quei quiz e poteva scommetterci che, in realtà, si sarebbe divertito ad umiliare l'umanità intera, se non fosse stato troppo spaventato dall'idea di dover interagire con qualcuno.
Non sapeva il motivo per cui lei fosse l'unica eletta che avesse il privilegio di parlare con il piccolo genio, anzi, addirittura di essere la sua migliore amica, ma probabilmente era solo perché si conoscevano praticamente da sempre.
Avevano alcune cose in comune, come l'amore per lo studio e i videogiochi, ma tante altre in netta contrapposizione: Y/N era popolare, anche se non l'aveva mai cercata né voluta quella popolarità, le piaceva uscire e stare in mezzo alla gente, amava ballare e non le dispiaceva far parte della comunità di giovani a cui le convenzioni sociali impongono di appartenere.
Erano simili anche per pigrizia e per quella strana inclinazione a non voler mai trovarsi al centro dell'attenzione, ma se per Kenma ciò era dovuto alla timidezza, per Y/N si trattava più di riservatezza e paura di essere giudicata.
L'esagerata importanza che tendeva a dare all'opinione altrui era il più grande difetto di Y/N: era così terrorizzata dall'idea di non piacere a tutti, che nessuno, tranne il suo ragazzo e Kenma, la conosceva veramente.
Proprio per questo, a volte, si rendeva conto di essere tale e quale al suo migliore amico: poteva dire di frequentare molte persone, ma l'unica amicizia che aveva era quella con il genietto biondo.
Quando ebbe finito di interrogarsi sul mistero di quella stramba, ma solida, amicizia, Y/N gettò un'occhiata rapida all'orario: erano ancora le ventuno e cinquantadue minuti.
Inspirò profondamente e si mise a sedere sul letto con uno scatto innervosito: non si sarebbe sicuramente addormentata prima di due ore, nonostante ogni mattina la sveglia fosse puntualmente impostata alle sette.
I nomi degli sfidanti papabili lampeggiavano ancora sullo schermo ma, leggendoli velocemente, Y/N sapeva già che non ci sarebbe stato neanche un brivido d'eccitazione, con nessuno di loro.
Ticchettando con le unghie smaltate di un colore neutro e tenue sopra il vetro del cellulare, Y/N controllò gli ultimi messaggi: Atsumu non le aveva ancora risposto.
Scrollò le spalle e chiuse quella finestra del telefono.
La normalità, da un bel po' di mesi, era quella: ci era abituata.
Si e no, il massimo dei messaggi che si scambiavano erano una quindicina in tutto l'arco della giornata: uno era quello del buongiorno, a cui lui rispondeva diverse ore più tardi, alcuni durante le pause tra una lezione e l'altra, un paio dopo pranzo e, se era un giorno particolarmente loquace e comunicativo da parte di entrambi, si parlavano prima o dopo cena.
Quella sera d'aprile non era una di quelle serate.
Y/N e il talentuoso, popolarissimo e ammiratissimo Atsumu Miya stavano insieme da quasi tre anni, un'eternità dato che lei non aveva neanche compiuto diciotto anni, anche se lo avrebbe fatto a breve.
Il primo anno e mezzo era stato una favola d'altri tempi: lui, di un anno più grande, le era sembrato, fin dal primo istante in cui l'aveva visto, il ragazzo perfetto.
Si erano conosciuti durante la giornata sportiva della scuola, in cui ogni classe aveva il sacrosanto obbligo di partecipare a delle amichevoli competizioni e il cui ricavato sarebbe stato utilizzato per il mantenimento e miglioramento dell'edificio scolastico.
A lei non era sembrata una così grande manifestazione, né un'idea particolarmente brillante per racimolare denaro, per di più Kenma si era dato malato e lei era rimasta da sola tutto il giorno, in mezzo alle oche della sua classe che l'avevano sempre additata come quella da odiare categoricamente.
Prima di conoscere Atsumu non era minimamente apprezzata o benvoluta, tutt'altro, soprattutto dall'universo femminile: già all'età di quindici anni Y/N spiccava non solo per essere spiccatamente sveglia, ma anche per la sua notevole bellezza esteriore.
Per questo e per la sua naturale propensione alla schiettezza e durezza d'animo, era invidiata, e di conseguenza odiata, dalla maggior parte delle ragazze della sua età.
Quando il biondo alzatore l'aveva notata in disparte sugli spalti, durante una partita di pallavolo in cui era emerso su tutti gli altri, e le si era avvicinato per chiederle il numero, le cose erano cambiate diametralmente.
Tutti, ragazzi e ragazze, avevano cominciato ad essere gentili con lei, ad ammirarla e vederla come modello di ispirazione: lei, dopotutto, era quella che era riuscita a conquistare il cuore di Atsumu Miya.
Proprio quest'ultimo, come ci teneva a precisare, se l'era cresciuta e l'aveva resa una perfetta ragazza da copertina: l'aveva presa per mano e le aveva insegnato quando e come sorridere per convenienza, le aveva consigliato di ridere anche a battute che non le parevano divertenti così da compiacere l'interlocutore, le aveva detto che evitare di esporsi troppo e dire la sua le avrebbe evitato molte inimicizie.
Dopo un paio di mesi erano diventati la coppia impeccabile e invidiata da tutti gli adolescenti dell'istituto, le aveva fatto conoscere quella che Kenma definiva "l'alta società dei nostri tempi" ed era entrata a far parte di quell'élite che aveva sempre guardato dal basso.
Era stato un periodo della sua adolescenza che ricordava ancora con affetto, forse l'unico in cui lei e Atsumu erano andati veramente d'accordo e si erano voluti davvero bene, circondati da persone che apprezzava con sincerità, amici del biondo come Shinsuke Kita o Ojiro Aran.
Poi, appena prima dell'estate precedente al raggiungimento di due anni di relazione, lui l'aveva lasciata di punto in bianco, sul muretto di fronte alla fermata dell'autobus della scuola, liquidandola con un freddo "non provo più le stesse cose", che le aveva almeno dato tregua da quell'afosa giornata di maggio inoltrato.
Sorrise amaramente, ripensando al dolore acuto che aveva provato, ormai quasi un anno prima, e si gettò di nuovo con la schiena sul letto sollevando il telefono in alto, dritto sopra i suoi occhi, e riprendendo a leggere la lista di giocatori: adesso andava di nuovo tutto bene, non c'era motivo di farsi assalire dalla tristezza.
Atsumu era tornato da lei non appena era arrivato settembre, si erano rimessi insieme e stavano meglio di prima, anche se proprio lo stesso settembre lui si era trasferito da Tokyo a Osaka per via di un'importante convocazione da parte di una squadra di pallavolo che lo avrebbe inserito nell'ambiente.
La loro era comunque rimasta una relazione solida e stabile, si vedevano quasi tutti i fine settimana e, in quei giorni, erano quelli di sempre: né la distanza, né la breve pausa estiva avevano intaccato il loro amore.
Poco importava se quando erano lontani riuscivano a rimanere poco e nulla in contatto, la cosa fondamentale era la fiducia reciproca e il legame che li univa.
Insomma, c'era per forza un motivo valido se l'ultima risposta del pallavolista risaliva ad ore prima, ma l'ultimo accesso al social era segnato solo a qualche minuto precedente: sicuramente stava studiando e aveva solamente dato un'occhiata rapida per controllare che non avesse sul serio bisogno di lui, ecco tutto.
La loro relazione andava a gonfie vele: doveva solo aspettare un altro anno, avrebbe finito le superiori e avrebbe potuto raggiungere Atsumu ad Osaka e frequentare lì l'università.
Annuì forte e decisa con la testa per darsi la giusta motivazione, poi riportò molto velocemente la sua attenzione sul display, cercando disperatamente un degno sfidante: meno pensava alla relazione con il suo ragazzo, meglio sarebbe stato per entrambi.
Chissà per quale bizzarro allineamento di pianeti, scherzo del destino o fatalità, i suoi occhi si posarono, proprio quella piatta serata di aprile, sul nickname di una persona che le avrebbe letteralmente sconvolto la vita.
"RoosterHead" le suonava stranamente nuovo.
Non le piaceva ammetterlo, ma aveva così poche cose da fare, nella sua vita, che passava su quell'insulso giochino moltissime ore, tanto da aver ormai imparato i nickname di quasi tutti i giocatori della sua scuola e li aveva, per giunta, battuti almeno una volta.
Quello, chiunque fosse, non l'aveva neanche mai sfidato.
Cliccò sul nome per tentare di capire se fosse uno studente del suo istituto o di quelli limitrofi, oppure se si trattava di un completo sconosciuto: dopotutto, Tokyo era una metropoli gigantesca.
Quando vide la foto del profilo dello sconosciuto non poté in alcun modo impedirsi di sorridere: quel soprannome gli calzava a pennello.
Kuroo Tetsurō, ecco chi era.
Lo conosceva, almeno di vista: frequentavano lo stesso istituto, avevano la stessa età, entrambi al penultimo anno, ma erano in sezioni diverse e, quella di lui, era dalla parte opposta dell'enorme edificio.
Per quello, e per il fatto che la loro cerchia di amicizie non aveva alcunché in comune l'una con l'altra, era quasi sicura che non si fossero nemmeno mai parlati.
Era un ragazzo alto, sicuramente più di lei e, forse, anche più di Atsumu.
Y/N inclinò lievemente la testa di lato sul cuscino, come era solita fare quando era colta da un pensiero particolarmente impegnativo, tentando di immaginarselo accanto a lei e il suo ragazzo, così da poter comparare le altezze, ma non ci riuscì.
Riguardò la foto del corvino e si accigliò.
I suoi occhi dorati trasmettevano una luce ambigua: era oggettivamente un bel ragazzo e Y/N era anche a conoscenza dei suoi altissimi voti in tutte le materie, ma aveva sentito parlare soprattutto della sua pessima condotta.
Ricordava di aver ascoltato, per caso, una conversazione tra due professori che avevano in comune le loro sezioni in cui, uno dei due, aveva apertamente dichiarato all'altro che il moro in questione sarebbe stato volentieri espulso o quantomeno rimandato, se non fosse stato per il suo eccellente intelletto.
Come poteva una persona tanto dotata non essere in grado di capire che il comportamento era importante quanto il rendimento?
Per una persona come lei, diligente e al contempo educata, la prediletta di molti insegnanti, che non aveva mai fatto niente al di fuori delle regole e dell'ordinario, era inconcepibile.
Però, meditò tra sé e sé, se era davvero brillante come dicevano, poteva essere un avversario adeguato. Magari avrebbe avuto la prima partita elettrizzante e la sua serata avrebbe finalmente avuto la svolta che cercava senza stare ad aspettare un Atsumu che sicuramente le avrebbe risposto a mezzanotte accampando le solite scuse.
Non c'era niente di male in una sfida a quel frivolo gioco.
Convinta di ciò, un attimo dopo il suo indice era andato a posarsi su una scritta verde proprio accanto al nickname del corvino e, immediatamente, era comparsa la scritta: "sfida inoltrata."
Prese un grosso respiro riempiendosi i polmoni, bloccò momentaneamente lo schermo e si alzò per dirigersi in cucina a prendere un bicchiere d'acqua, ripetendosi come un mantra che si trattava solo di uno stupido giochino.
Il problema era, in verità, che Y/N sapeva bene di aver rischiato, con quell'invito: Kuroo Tetsurō non apparteneva alla cerchia di eletti che faceva parte del gruppo di Atsumu, né avrebbe potuto dire di averlo conosciuto a scuola qualora il biondo le avesse chiesto il perché ci avesse giocato.
Perché diamine lo aveva sfidato?!
Quando quasi scaraventò il bicchiere di vetro nel lavandino rischiando di romperlo e sentì le urla di sua madre rimproverarla dal salotto, Y/N chiuse gli occhi lentamente, imponendosi di darsi una calmata: ancora una volta si disse che non aveva fatto niente di male.
Magari lui non avrebbe neanche accettato e, anche se lo avesse fatto, lei avrebbe potuto lasciarlo lì in sospeso o addirittura abbandonare la partita e tutto sarebbe finito.
Avrebbe spiegato ad Atsumu di aver sbagliato ad inviare la richiesta di gioco, ecco.
Anzi, l'avrebbe fatto subito rientrata in camera, l'avrebbe chiamato seduta stante così da avere la coscienza pulita.
Riaprì gli occhi e si avviò decisa verso la luce della sua stanza.
A meno che quel Kuroo Tetsurō non avesse già messo in giro la voce di quella genialata: chissà che cosa avrebbe pensato la gente di lei, una volta saputo che aveva osato allontanarsi dalla sua normalità e interagire con una persona al di fuori dal suo ambiente.
L'avrebbero additata come una possibile traditrice, Atsumu si sarebbe arrabbiato da morire e perfino Kenma l'avrebbe rimproverata, per non parlare poi dei professori, che l'avrebbero ripresa per essersi confusa con una persona come...lui.
Quando si sedette sul letto il cuore le batteva forte, il respiro era irregolare e la sudorazione era aumentata, anche se la serata era fredda e umida.
Le succedeva sempre di avere una tale ansia, quando usciva fuori dagli schemi prefissati.
Più avanti, nella sua vita, si rese conto di quanto, in quegli anni, fosse totalmente dipendente da Atsumu: lui le aveva imposto delle regole, dei comportamenti, un carattere sottomesso che non era il suo e che rischiava di soffocarla.
Aveva la mente talmente plagiata da dimenticarsi, a volte, di essere una persona totalmente diversa da quella che faceva apparire, si scordava di essere per natura combattiva, orgogliosa e avventurosa: si sentiva un uccello in gabbia.
Lo schermo del cellulare che s'illuminava la risvegliò da quello stato penoso.
C'era una notifica appartenente all'applicazione dei quiz: un nuovo messaggio da RoosterHead.
La mano le tremava in un misto di curiosità, eccitazione e paura, quando l'impronta del suo dito sbloccò il display: da una parte avrebbe voluto disinstallare l'app e dimenticarsi di quel messaggio, dall'altra quelle emozioni che si era dimenticata di poter provare la stavano facendo sentire viva come non le accadeva da tempo.
A volte il carattere che le era stato consigliato di sotterrare tornava a farsi vedere, come in quel momento: decise di aprire il messaggio.
RoosterHead
Coraggiosa, la bambina.
22.12
Y/N si sarebbe aspettata qualsiasi tipo di messaggio, magari le avrebbe domandato il motivo di quella sfida, oppure le avrebbe detto che non aveva tempo di giocare o addirittura che non era in grado di farlo.
Tutto, ma non una sfrontatezza del genere.
Ogni briciola di ansia e timore era scomparsa dalla sua persona, lasciando spazio a un sentimento che la infiammava dall'interno: l'orgoglio.
Y/N
Come scusa?
22.13
Avevano la stessa identica età, dannazione! Come si permetteva di darle della bambina quando non si conoscevano neanche?!
Neanche dieci secondi dopo, lui aveva risposto.
RoosterHead
Pensi davvero di potermi battere?
22.13
Arrogante, pieno di sé, altezzoso e maleducato: furono questi i primi aggettivi che le vennero in mente la prima volta che parlò con Kuroo Tetsurō.
Il modo in cui era nata la loro storia, se così poteva definirla, la faceva ancora sorridere e, spesso, si rendeva conto che la prima impressione non era stata poi così lontana dalla realtà.
Y/N
Vuoi giocare o no?
22.13
Aveva sbuffato sonoramente e aveva ricominciato a calciare l'aria con le gambe sollevate sul materasso, nervosa: cosa ci voleva ad iniziare quella benedetta partita?
Se non aveva voglia bastava che lo dicesse!
RoosterHead
Solo se scommettiamo qualcosa.
22.14
Y/N sollevò le sopracciglia di fronte al telefono e dischiuse appena le labbra, sorpresa ma incuriosita.
La brava ragazza di Atsumu Miya avrebbe smesso di rispondere, come minimo, oppure avrebbe educatamente replicato che lei avrebbe solo voluto giocare, o avrebbe arrancato qualche scusa per ritirarsi da quella conversazione.
Ma la vera Y/N aveva incurvato gli angoli della bocca in un sorrisetto divertito: ora era lei ad avere il comando.
Y/N
Per esempio?
22.14
Senza dubbio le avrebbe chiesto di rivelarle qualcosa di imbarazzante, oppure di passargli i compiti delle prossime settimane, o magari di mettere una buona parola per lui con il vicepreside.
Avrebbe rifiutato in ogni caso, era solo curiosa.
E la curiosità non è un peccato.
RoosterHead
Se vinco, dovrai darmi il tuo numero.
22.15
Il cuore di Y/N riprese a battere velocemente: Kuroo Tetsurō non era conosciuto solo per la sua orribile condotta scolastica, era un rinomato donnaiolo.
A quanto si diceva, la sua relazione più lunga era durata due mesi: passava da una ragazza all'altra come se non gli importasse di niente e di nessuno e la cosa peggiore era che, stando ancora alle voci, si divertisse a farlo.
Le povere vittime uscivano dal rapporto con il corvino visibilmente distrutte: Y/N non sapeva quante ne avesse viste in lacrime per causa sua e nemmeno le interessava, a dirla tutta.
Il timore e la consapevolezza che lui stesse effettivamente flirtando con lei la fecero di nuovo tremare di ansia e paura: cambiò velocemente schermata andando a controllare la chat con il suo ragazzo, quasi avesse paura che la potesse scoprire, ma ovviamente non si era ancora degnato di risponderle.
Y/N
Sono impegnata.
22.17
Ecco, adesso era tutto apposto: gli aveva risposto di essere legata ad un'altra persona, il suo Atsumu, di cui era fermamente innamorata da quasi tre anni, e lui l'avrebbe lasciata in pace.
Il cuore le batteva così forte da farle quasi male, si appoggiò una mano sul petto mentre respirava profondamente: non c'era niente di sbagliato in lei, aveva fatto quello che doveva.
RoosterHead
Anche io.
22.17
Se non fosse stata in un totale stato di panico e senso di colpa, probabilmente sarebbe scoppiata a ridere: dubitava fortemente che una persona come Kuroo Tetsurō potesse avere un tale senso di rispetto e fedeltà da non aver mai tradito nessuno.
Invece si limitò a rifugiarsi nella persona che si era costruita e, da brava bambina educata e posata, si affrettò a rispondere con un'altra scusa.
Y/N
Non ci conosciamo neanche.
22.18
Avrebbe potuto rispondere di no, semplicemente, ma il motivo per cui non lo fece si domandava ancora quale fosse: forse fu davvero per noia, forse per l'insistenza di lui che la sorprese, forse perché qualcuno, lassù, aveva deciso che sarebbe dovuta andare in quel modo.
Fatto sta che stava prolungando quella conversazione che non sarebbe mai dovuta iniziare.
RoosterHead
E' un modo per farlo.
22.18
C'era da dire che il non voler arrendersi poteva essere considerato un gran pregio: qualsiasi altra persona avrebbe capito che non era il caso di insistere, ma non sarebbe stato da lui.
Che cosa avrebbe dovuto fare, adesso, Y/N?
Non voleva essere scortese e lui non sembrava avere intenzione di cedere: non era abituata a quel tipo di dialogo.
Presa dall'angoscia e dal batticuore fece l'unica cosa che le sembrò sensata, compose il numero del suo ragazzo e lo chiamò: si sarebbe sicuramente arrabbiato con lei, certamente anche con quel Kuroo Tetsurō, ma almeno sarebbe finita lì.
Due, tre, quattro squilli: non rispondeva.
Poi, un attimo dopo, aveva cominciato a sentire la voce della segreteria: le aveva attaccato di proposito.
Si fermò un momento ad osservare lo schermo scuro del telefono, con un'espressione rattristita in volto: l'anno passato, poco prima di lasciarla per l'estate, Atsumu si era comportato allo stesso modo.
Il display si illuminò e lei sperò, per un istante, che fosse il suo ragazzo, ma si sbagliava: un altro messaggio da RoosterHead.
RoosterHead
Accetti?
22.20
Fu quella domanda e il rischio che comportava, a farle cambiare stato d'animo.
La tristezza era svanita, aveva lasciato spazio ad un'altra parte del suo carattere che Atsumu aveva tentato di sopire: il suo spirito vendicativo.
Non avrebbe lasciato che la abbandonasse un'altra volta senza fare niente, stavolta avrebbe reagito e lui avrebbe assaggiato il sapore della delusione, proprio come aveva fatto lei un anno prima.
La risposta che inviò, decisa come non mai, era una piccola vendetta.
In ogni caso, comunque, non avrebbe perso.
Y/N
Accetto.
22.20
Se le avessero rivelato a che cosa avrebbe portato quella sfida non ci avrebbe mai creduto.
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Sono pazza a scrivere un'altra KurooxReader?
Sì, ma volevo scriverla da così tanto tempo che non ce l'ho fatta a resistere.
Non seguirà la storia di Haikyuu, rimarranno i personaggi e i loro caratteri (spero, come sempre, di renderli al meglio, ma se così non dovesse essere vi prego di farmelo notare).
Ringrazio anticipatamente chi la seguirà, sperando che vi piaccia fino alla fine.
La precedenza, per ora, andrà alla BokutoxReader, ma aggiornerò quanto prima, ho un sacco di ispirazione e le idee ben chiare!
A presto, lettori.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro