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capitolo 7

Pov's Eren

Il mattino seguente mi sveglio alle prime luci dell'alba.
Oggi non ho niente da fare così decido di fare una pazzia.
Vado in piazza e appendo nella bacheca al centro di essa un volantino con su scritto: "Se avete bisogno di una mano anche solo per consegne, pulizie o servizi di questo genere chiamate pure Eren Jeager il guerriero di classe X." col mio numero per gli incarichi sotto.
Sarà una cosa strana ma almeno avrò qualcosa da fare forse.
Noi guerrieri serviamo i cittadini anche per cose futili.
Ho messo il mio stato di guerriero perché così molto probabilmente saranno più invogliati a chiamare.

Vado a casa e ho giusto il tempo di finire la colazione che subito ricevo il primo incarico.
Mi è sempre piaciuto aiutare. Prima che rapissero me e la mia mamma biologica lei mi ha insegnato a essere un bravo ometto che aiutava tutti. E a sorridere sempre davanti alle avversità.

Mi affretto ad uscire di casa e svolgere i lavoretti che mi hanno assegnato. Non chiedo nulla in cambio dopotutto mi stanno aiutando loro a sconfiggere la noia. Stavo spostando uno scatolone quando sento il telefono squillare. Un altro incarico?
Ci metto un po' a posare il pacco delicatamente, visto che stava scritto fragile, ma appena lo faccio rispondo.

«Pronto? Qui parla Eren Jeager»

«M-moccioso...»

Il mio sorriso scompare lasciando posto a un'espressione di pura sorpresa. Riconosco subito la voce anche se cambiata leggermente dal telefono. Levi? Perché Levi mi sta chiamando? Ha cambiato idea?

«Sono Levi... Ecco, non è che ho cambiato idea ma che ne dici se magari io e te uscissimo domani per pranzare insieme?»

Ha parlato molto velocemente ma ho capito e riappare un sorriso sul mio volto forse ancora più raggiante del solito.
Fantastico! Non ci speravo! Certo non ha cambiato idea ma almeno potrò rivederlo. Questo mi rende già felicissimo.

«Dico che è un'idea fantastica. Grazie della proposta Levi. Dove? A che ora?»

Ci accordiamo e a malincuore stacco la chiamata dopo che ci siamo salutati.
Devo ancora spostare questi scatoloni.
Uff. Non credevo che avrei ricevuto così tanti incarichi. Pensavo nemmeno uno in realtà. E invece...
Alcuni mi hanno dato delle vere e proprie sciocchezze da fare. Forse solo per poter dire di avermi incontrato. In effetti si fermano molto a chiacchierare con me.
La cosa non mi dispiace. Sempre meglio del trattarmi male. Per fortuna nessuno lo ha mai fatto.

È quasi ora di pranzo. Sto aiutando una signora con le pulizie di casa. Non sono proprio bravo nelle pulizie ma sto facendo del mio meglio. La donna è abbastanza giovane e ha cinque figli tutti bellissimi. Quattro in casa con lei e uno che vive da solo.

Sto pulendo il salotto quando lei arriva e mi fa una domanda che mi sorprende.

«Eren vuoi mangiare con noi?»

Mi chiede lei gentilmente sorridendo come solo una madre può fare. Sorrido di rimando.

«Oh non vorrei disturbarti signor-»

«Ti ho detto che puoi chiamarmi benissimo Nanaba, Eren. Nessun disturbo credimi. E poi sarà un piacere per i miei bambini avere un grande guerriero come te a tavola con loro!»

Sorrido di più. È una cosa così carina. Ho sempre sognato di essere un eroe per qualcuno. Non tanto per essere acclamato. Ma per rendere felice quel qualcuno. E ad oggi lo sto facendo con molte persone. Sono fiero di me certe volte. Di tutti gli sforzi e sacrifici che ho fatto fin'ora. Sono fiero di ogni piccolo successo.

«Va bene allora. Quando è pronto mi avvis- avvisami»

Mi sorride ancora chiudendo gli occhi e inclinando un po' la testa. Toglie la mano che teneva poggiata sullo stupide della porta e va in cucina credo, forse per preparare il pranzo.

Continuo a pulire per un po'. In poco tempo finisco il salotto e vado nella camera di uno dei bambini. Lui non c'è. Pulisco la stanza e sento Nanaba che ci chiama tutti. Scendo e mi propongo per apparecchiare la tavola.

Una volta sistemato tutto ci mettiamo a tavola e mangiamo chiacchierando allegramente. Tutti i bambini mi fanno domande sul mio lavoro. Tralascio le cose troppo violente e racconto qualche situazione buffa che mi è capitata.

Dopo aver mangiato aiuto Nan a pulire e pulisco con lei la cucina. Fatto questo direi di aver finito.

«Fiu! Bene io ho finito Nanaba. Direi che posso andare no?»

«Certo Eren, grazie per quello che hai fatto anche se sarà stato noioso per te»

Ridacchia alle sue stesse parole. Sorrido anche io.

«Nah, qualche volta ci vuole un po' di tranquillità. Bene. Io vado. È stato un piacere conoscervi.»

«Il piacere è stato tutto nostro Eren»

Saluto i bambini e la loro madre mi accompagna alla porta. La saluto un ultima volta e poi me ne vado.
Per tutto il resto della giornata il mio telefono non smette un attimo di squillare. Qualche volta ho avuto paura che fosse Levi e che mi stesse chiamando per annullare tutto. Ma non è accaduto.
Finisco a tarda serata. Vado nella piazza e tolgo il volantino. Non voglio ricevere chiamate anche di notte!

Sto tornando a casa quando mi arriva un'altra chiamata.

«Pronto? Qui parla Eren Jeager.»

«Salve, mi chiamo Hanji Zoe. Vorrei che mi aiutasse con alcune ricerche. È ancora disponibile?»

In realtà non sono più disponibile. Sarebbe anche ora di cena... Vabbè, un incarico in più non farà male. Posso anche cenare più tardi.

«No sono ancora disponibile per un ultimo aiuto»

«Ah allora ho fatto in tempo! Perfetto!»

La sua voce mi arriva ancora più allegra di quanto lo era prima.
Sento ancora la sua voce che mi spiega dove devo andare.
E una volta che ci siamo salutati riattacca e io vado all'indirizzo che mi ha dato.

Una volta lì suono al campanello.
Hanji mi apre, lə sorrido. Zeta eh? Lo sento dall'odore.
Ho incontrato parecchə Zeta nella mia vita. Per quanto possa essere possibile. Sono abbastanza rarə.

Hanji mi sorride di rimando. Con un sorriso un po' inquietante se devo ammetterlo. Faccio per parlare ma letteralmente vengo trascinato dentro l'abitazione.

«Bene, Eren Jeager giusto?»

Ancora disorientato per la sua azione precedente annuisco debolmente.

«Beeneee! Vieni con me!»

Mi trascina afferrandomi per il polso e io mi guardo intorno. La casa è bella, accogliente e ordinata.
Hanji mi porta davanti a una porta che apre e rivela un mondo completamente a parte.

Fogli e libri sono sparsi per il pavimento. L e librerie ai lati della stanza sono quasi del tutto vuote e sulla grande scrivania ci sono tantissimi strumenti per la chimica ed esperimenti scientifici. Ma che cazzo? La stanza che deve essere il suo studio, è completamente disordinata.
Rimando sorpreso e disorientato per la seconda volta rimanendo lì senza entrare come un imbecille.

«Dai! Entra Eren!»

Hanji che mi aveva lasciato il braccio per andare a spostare qualche libro si gira verso di me. Mi fa cenno di entrare dicendo quelle parole. Io deglutisco ed entro nella stanza facendo slalom tra le pila di libri.

Mi fermo vicino a ləi. Sta prendendo un grande libro dalla copertina blu. Me lo passa e io glielo reggo. Ləi intanto prende un mucchio di fogli rigati per scrivere ancora bianchi (cioè senza nessuna parola scritta sopra).
Si dirige verso la scrivania e toglie tutti i libri sopra insieme a qualche attrezzo. Poggia i fogli sulla superficie in legno e poi prende il libro dalle mia mani, poggia anche quello sulla scrivania. Si siede su una sedia di legno lì davanti al libro blu.

«Bene. Forza siediti Eren»

Presi una sedia e cominciammo a parlare. Hanji aveva saputo da alcune fonti che io ero un parente di un protector. In effetti mio fratello Zeke era sia guerriero che un protector. Lo dissi ad Hanji e lə si illuminarono gli occhi.

«Hai per caso gli appunti di tuo fratello?»

Merda... Sembra davvero entusiasta mentre mi fa questa domanda. Io mi limito ad annuire e prendo la mia borsa a tracolla. Ha un incantesimo sopra dove posso prendere tutto ciò che è in mio possesso. Posso prendere pure un pianoforte da qui dentro! Peccato che non posseggo un pianoforte... Prendo il libro di Zeke che è simile a quello che Hanji ha preso. Glielo consegno un po' riluttante.

«Aaaah! Grazie Eren! E dimmi potresti pure raccontarmi di qualche tua esperienza con gli animali fantastici!?

«Cero Hanji. Posso raccontarti tutto quello che so»

Le sorrido e mi siedo vicino a ləi.
Passiamo tutta la notte a parlare mentre ləi scrive tutto ciò che dico e trascrive anche ciò che sta scritto nelle pagine di Zeke.

Angolo autore

Questo capitolo è meh...ma vabbè è solo un capitolo di passaggio. Forse ce ne saranno molti così. È anche abbastanza lungo. Rip

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