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capitolo 6

Pov's Eren

«Alla caffetteria...Ecco io... Ho incontrato il mio mate!»

Dico l'ultima frase tutta d'un fiato. Loro mi guardano scioccati. Mikasa si riprende e sorride facendo un passo verso di me.

«Quindi hai finalmente trovato il tuo compagno!?»

Mi domanda entusiasta. Oh come vorrei che fosse così sorellina. Abbasso tristemente la testa.

«Lui... Non vuole essere il mio compagno»

Armin che mi stava guardando in modo serio e pensieroso (forse aveva già capito che qualcosa non andava) sgrana di nuovo gli occhi insieme a Mikasa.

«E non puoi convincerlo?»

Mia sorella non demorde invece Armin fa di nuovo il gesto di prima. È solito farlo quando è perso nei suoi pensieri. Io nego con la testa e lui parla.

«No Mikasa. Lo sai com'è fatto Eren: non è più testardo come lo era un tempo. Ormai accetta le cose come stanno. E forse è meglio così. Forse il suo mate potrebbe cambiare idea da solo. Se Eren provasse a convincerlo peggiorerebbe solo le cose, vero?»

«Si mi è sembrato un tipo molto schivo. Forse anche timoroso.»

«Beh spero che voi due abbiate ragione. Spero davvero che cambi idea. Non voglio che Eren rimanga da solo a vita.»

Mikasa ha un tono molto apprensivo nell'ultima frase che dice. Si preoccupa sempre per me. Che seccatura. Mi accigliò leggermente.

«Mikasa...»

Dico il suo nome con aria di riproverò e poi continuo

«Non preoccuparti sempre! Poi, solo a vita? Tranquilla cavolo! Posso sempre adottare un bambino. Così non rimarrò "solo a vita" come dici tu!»

Forse sono stato troppo duro ma spero di averla rassicurata un po'.

«Mhh...»

Mia sorella sembra poco convinta. Ma annuisce.

«Sai per caso il nome del tuo predestinato Eren?»

Armin sembra curioso.

«Levi, si chiama Levi.»

«Non dirmi che è Levi Ackermann!? L'essere umano più forte di tutti e due i pianeti»

Armin mi guarda sorpreso, mia sorella lo guarda confuso. Poi guarda me curiosa di sapere la risposta.

«Non lo so sinceramente»

Controllo l'orario. Devo proprio andare.

«Mi dispiace ragazzi. Io devo andare. Ci vediamo ok?»

Ar e Mika mi salutano e io mi avvio verso la zona di Magnòlia dove c'è lo studio per ingaggi e di consultazione a vedere le informazioni che riguardano la mia missione.

Entrò nell'edificio e non perdo tempo a guardarmi intorno. Lo conosco bene. Sono quasi tutti uguali. Vado alla reception e la ragazza che lavora si ferma da quello che stava facendo al computer e mi regala un dolce sorriso.

«Ciao Eren. Ti servono informazioni sull'ultima missione della serata?»

«Si Emi. Grazie.»

Lei cerca tra le varie scartoffie e poi mi consegna un foglio con tutte le informazioni.
La ringrazio ancora e vado fuori dopo averla salutata. Mi affretto a completare la missione: sono abbastanza stanco.

Devo sterminare un demone che si aggira nei pressi di un villaggio vicino alla città. Ah meno male! Non dovrò usare un portale. Per quanto sia utile mi scoccia.

Sapete qui si usano treni, macchine e, per le città più moderne, aerei e altri mezzi appunto molto moderni. Ma per chi usa la magia spesso fa uso anche del teletrasporto o dei portali. Solo i guerrieri e gli Aurari sono autorizzati a farlo senza pagare. Invece per chi vuole usare i portali deve andare in un edificio speciale e deve anche pagare abbastanza. Per chi ha problemi di soldi ed è una questione urgente gli viene abbassato il prezzo. Ma comunque molti preferiscono i mezzi.

Comunque arrivo lì in poco tempo con un taxi che va a mana, la fonte della magia che noi esseri viventi abbiamo nel corpo. Anche se solo chi sviluppa la capacità necessaria per farlo sa usare il mana per fare incantesimi, queste persone sono i maghi.

Completo la missione. Pulisco i miei vestiti dalle macchie con la magia. Non voglio girare per la città con addosso il sangue di un demone, anche se è notte e c'è poca gente.
Una volta fatto me ne torno in una casa che mi ha affidato il centro di consultazione. Sono tipo un nomade. Vado di casa in casa nelle varie città. Una casa che posso definire tutta mia? Quella nel regno principale del mondo di Nirn. Vicino alla città del castello. In una zona di montagna.

Arrivato dentro casa mi guardo intorno. Mh, bella non solo fuori vedo. Mi faccio una doccia, ceno e vado a dormire.

Notte famiglia.

Pov's Levi

Ieri mi sono svegliato un po' tardi. Ho cenato e sono andato subito a letto. Non ho dormito quasi per niente perche ho dormito tutto ieri pomeriggio.
Oggi devo parlare con Hanji.
Dopo essermi svegliato decentemente prendo il telefono.

Levi
<Hey quattrocchi se sei sveglia ti devo parlare. Vediamoci fra un'ora nel solito bar>

Scendo a fare colazione e poi mi lavo e mi vesto. Faccio tutto con calma per poi incamminarmi verso il bar. Mentre sono per strada controllo che quattrocchi abbia letto il messaggio. Sicuramente l'ha fatto ma vediamo lo stesso. Mi ha mandato un messaggio infatti.

Hanji
<Va bene nanetto! Ci vediamo lì!> 

Tsk! Nano a chi scusa?
Hanji è sempre disponibile e per via delle sue ricerche sugli animali fantastici non dorme molto. Vuole diventare una protector. Ma ci vogliono anni di studio. Però lei è molto vicina.
Oggi ho la giornata di riposo e sarà così anche domani. Il tempo in cui dura in media il calore di un omega. Tre giorni circa. Un giorno in cui c'è il precalore, poi il calore e infine il post-calore.

Percorro la strada da casa mia fino al centro città dove sta anche casa di Hanji poco distante. 
Infatti non mi sorprende ritrovarmela già seduta ad un tavolo del bar. Appena entro subito la vedo rischiare di staccarsi un braccio per quanto lo sventola.

«Leviiiiii!»

Scocciato dal suo comportamento cammino verso di lei a passo svelto.

«Quattrocchi vuoi che tutti qui sappiano come mi chiamo!?»

Dico a bassa voce guardandola male. Mi siedo mentre lei non perde il sorriso anzi, ridacchia pure.
Poggia i gomiti sul tavolo e il mento sulle dita intrecciate.

«Allora... Che volevi dirmi?»

Il suo tono è allegro e sprezzante. Io mi prendo qualche secondo prima di risponde e poi inizio a raccontare

«Ho trovato il mio soul-mate durante il mio turno al bar. Ma appena mi è iniziato il calore lui mi ha dato dei soppressori. Non so come ma lui riusciva a controllarsi. Una volta presi ci siamo seduti a parlare e gli ho detto che non volevo un compagno.»

Noto nello sguardo all'inizio sorpreso di Hanji un velo di tristezza ma continuo.

«Lui stranamente ha acconsentito senza fare storie. Ma mi ha fatto tenere il suo numero. Ecco perché non sono insieme a lui a scopare come conigli.»

Hanji annuisce e poi guarda il tavolo.

«Levi se vuoi lo dirò io ad Erwin ma...»

Ecco che ci risiamo...

«Levi dobbiamo seriamente parlare di questa...cosa. Devi smetterla di ripensare a ciò che è successo come un ammonito che ti dice di non affezionati troppo a nessuno. Perché poi? Perché queste persone poi se ne andranno anche loro? È vero, loro non ci sono più»

Sono con le gambe accavallate e le braccia conserte. Alle sua parole stringo la presa sulle mie braccia.e il mio corpo si irrigidisce. Ma la mia faccia rimane impassibile. Lei sembra non notare nulla e continua dalla pausa che si era presa.

«E tu li amavi. Ma non puoi fare così. Non.puoi.fare.così. Ti stai rovinando la vita. Perché? Perché lo fai? Per paura? Per punirti?-»

In un attimo scatto e sbatto le mani sul tavolo facendo tremare la tazzina di caffè che sta su esso.

«VUOI SAPERE PERCHE HANJI!? SEMPLICE PERCHE TUTTE E DICO TUTTE LE PERSONE CHE AMO MUOIONO E TU NON PUOI DIRMI COSA POSSO O NON POSSO FARE!»

Urlo quelle parole incazzato più che mai. Me ne vado senza aspettare risposta o qualunque altra cosa. A passo spedito torno a casa. È stata una pessima scelta raccontarle tutto.

Posso la scarpe sulla scarpiera e quando mi alzo noto lo svuota tasche. O meglio il mio sguardo ricade sul bigliettino dentro. Merda...
Mi vengono in mente le parole di Hanji.

Ti stai rovinando la vita

Perché? Perché lo fai? Per paura? Per punirti?

Hanji ha ragione...
Lo faccio perché ho paura e voglio punirmi. Ma mi sto rovinando la vita. Mi nascondo dietro la convinzione che tutti quelli che mi si avvicinano muoiano prima del tempo. E evito tutti come la peste. Ma mi sto rovinando la vita. Tutto per insicurezze di merda e sensi di colpa.
Col tempo... Ho cominciato a sentirmi solo.

Prendo il biglietto. Sono poggiato con una mano alla scarpiera e con l'altra leggo il numero che lui ha scritto.
Jeager sembrava una persona sana e gentile. Capace di risanare le mie ferite. Forse ci sarebbe riuscito.
Forse...ci riuscirà...?

Fanculo. Lo chiamo.

Uno squillo.

Forza cazzo rispondi.

Un secondo squillo

Muoviti prima che cambi idea.

Un terz-

«Pronto? Qui parla Eren Jeager.»

Cazzo-

Angolo autore

Capitolo un po' lunghetto eh? Vabbè.
Spero vi piaccia lo stesso. Se avete domande chiedete pure.
Scusate se i capitoli non hanno senso.
Bye bye!

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