Capitolo 4
Afferro tremante la gelida maniglia della porta e la richiudo lentamente.
Faccio girare tre volte la piccola chiave ed appoggio le spalle alla porta, scendendo lentamente fino a toccare il pavimento.
Il buio e il freddo rendono irriconoscibile la mia piccola vecchia stanza dove ho trascorso gli anni più belli della mia infanzia.
Ricordo ancora le giornate passate a scarabocchiare su un foglio di carta che allegramente mostravo a mia mamma, rubandole uno dei suoi sorrisi più belli.
Le pareti sono tetre e opache, non somigliano affatto a quei confini colorati del mio mondo di tanti anni fa.
Mi alzo in piedi, cammino lentamente ascoltando il rumore di ogni mio passo ed apro il cassetto della scrivania.
Frugo lì dentro per un po', poi porto fuori la mano destra, stringendo con rabbia un oggetto che mi ha confortata per molto tempo.
Mi accosto per terra, godendomi il contatto con il pavimento freddo e duro come la mia anima triste ed in cerca di conforto.
Impugno il coltello e lo avvicino al mio braccio sinistro.
Incido lentamente dei tagli profondi, che mi arrecano un dolore intenso.
"Hey!" sussurra qualcuno facendomi sobbalzare e nascondere l'arma dietro la schiena per riflesso.
Una figura maschile mi si avvicina e mi si siede accanto, fissandomi intensamente negli occhi.
"Chi sei?" gli chiedo con la voce tremante.
"C'é troppo buio qui dentro, se accendo la luce mi riconosci" afferma con un tono di voce abbastanza familiare.
Si alza in piedi, accende l'interruttore e mi sorride.
È lui.
Peter Parker.
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