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Capitolo 6

La nave procedette verso nord-ovest per tutta la notte. James e Ginevra si alternarono al timone finché il sole non fece capolino.
Nonostante avesse riposato qualche ora precedentemente, una volta arrivata l'alba, Ginevra tornò a dormire.

Al suo risveglio fu sorprendentemente colpita dall'armonia e la pace che finalmente regnavano sul veliero.
Una volta alzatasi, pensò di raggiungere James, ma provava ancora imbarazzo per ciò che era accaduto tra loro la mattina prima.
Una volta sul ponte, guardò in alto, verso l'albero da cui prima sventolava fiera la Jolly Roger, così decise, non potendo esistere a suo parere una nave pirata senza bandiera, di crearne una nuova.
Frugò in molti bauli e armadi impolverati, trovò dei vecchi abiti e li strappò per ricavarne della stoffa; quando ne ebbe abbastanza, per non recare disturbo a nessuno, si mise a lavoro sul castello*, opposto al timone.
James la guardava, non poteva farne a meno; sorrideva vedendola concentrata e pensosa. Quella ragazza per lui era ancora un mistero e ciò lo intrigava e attraeva non poco. A volte gli sembrava audace, forte, una roccia, altre volte si rivelava l'esatto opposto, totalmente vulnerabile: questa era la caratteristica che più lo incuriosiva.
Avendo ormai gettato l'ancora, abbandonò il timone e la raggiunse.
Lei era troppo impegnata per dargli retta, così lo ignorò. James era divertito da questo suo atteggiamento e, essendosi appoggiato alla ringhiera che circondava il cassero*, tirò fuori la fiaschetta di rum esclamando "Yoh-oh beviamoci su", con chiara allusione all'episodio della mattina prima.
Ginevra rise e per un attimo levò lo sguardo dalla quasi-bandiera per rivolgerlo a lui e quest'ultimo le fece, come al solito, l'occhiolino.
Il capitano poi, prese ad intonare un canto richiamando così l'attenzione del resto della ciurma: in men che non si dica, Ginevra si vide circondata.

Pazum papazum papapapapazac
Venti ombre tutte nere vengon giù dal boccaporto, son dei venti schiavi neri che son morti nel trasporto

Pazum papazum papapapapapazac
Se una notte tutta scura sentirete un sordo tonfo, è il fantasma del vascello che reclama il suo trionfo.

Nel frattempo, la ragazza terminò di confezionare la Jolly Roger e fu subito issata.

Pazum papazum papapapapapazac
Coricandovi stanotte sentirete un gran lamento: è la voce di tortuga morto in ammutinamento.

Presero tutti a guardarla sventolare e fino a sera continuarono a cantare festeggiare, dimenticandosi addirittura di seguire la rotta del ciondolo.Furono presi dalla frenesia e persino Ginevra venne coinvolta.
Le fecero assaggiare il rum e a poco a poco si ubriacò assieme al resto della ciurma tranne, stranamente, James.
La ragazza, sotto l'effetto dell'alcol, si lasciò molto andare, diventando più provocante e l'oggetto del desiderio del resto della ciurma.
James osservava tutto da lontano e, spinto anche da un po' di gelosia, prima che Ginevra potesse fare qualcosa si incosciente e spropositato, la condusse via e la portò in camera sua.
"Che ti prende, occhi belli?" Gli chiese la ragazza con un tono da tonta.
"Credevo ti piacesse vedermi ballare" continuò avvicinandosi a lui sempre di più.
Il capitano era tentato e non poco. Da buon pirata, avrebbe potuto approfittare della situazione senza pensarci due volte, ma con lei..tutto era diverso.
"E mi piace infatti, solo se lo fai per me però" le rispose.
"Ma allora sei geloso" disse ridacchiando e girandogli attorno.
"Non devi esserlo cocco, sai benissimo che ho solo occhi per te" continuò facendolo indietreggiare fino ai piedi del letto.
Il caos più totale regnava nella mente di James. Era straziato dal desiderio, ma il solo pensiero di ciò che sarebbe avvenuto in seguito, lo frenava immediatamente.
Prima che fosse in grado di mettere assieme delle parole per risponderle in maniera adeguata, Ginevra gli saltò letteralmente addosso baciandolo con foga, lo fece cadere indietro e si trovarono sdraiati sul letto, lei a cavalcioni su di lui.
Ginevra iniziò a sbottonargli la camicia e a stampargli baci qua e là sul collo, James cedette e a sua volta prese a scioglierle i lacci del corsetto. Glielo aveva ormai levato quando nuovamente il senso di colpa lo frenò, questa volta definitivamente.
"Ginevra, dio sa quanto vorrei continuare, ma non è la stessa cosa così..diciamo che è troppo facile." Le disse facendola alzare.
"Non voglio che finisca così." Continuò.
La ragazza dava i primi segni di intorpidimento così James, dopo averle dato un bacio sulla fronte, la fece adagiare sul letto, sotto le coperte e in men che non si dica, la ragazza si addormentò.
Per non rischiare di cadere nuovamente in tentazione, lasciò la stanza ed uscì in coperta.
Salì le scale e arrivò sul castello. Si sedette e prese a scrutare il cielo stellato.
"E pensare che domani non si ricorderà niente.." Pensava.
"Almeno sono in pace con me stesso..
Maledizione, maledizione"
Era ormai quasi l'alba e James era davvero esausto per attendere il risveglio di Ginevra per coricarsi, così la raggiunse e si sdraiò accanto a lei.

La ragazza aprì gli occhi verso le otto del mattino e si ritrovò abbracciata al capitano.
"Oh santo cielo!" Esclamò allontanandosi da lui.
"Cosa diavolo è successo? Che ho combinato ieri sera?" Continuava a domandarsi.
"Sapevo che non avresti ricordato niente." Le disse James essendosi svegliato a causa del sussulto della ragazza.
"Cosa ci facevamo io e te qui, assieme, abbracciati? Perché non ricordo niente?
Dannazione, che sbornia"
"Non stavamo facendo niente io e te qui, stavamo solo dormendo uno accanto all'altra e, tra l'altro, io ti ho raggiunta solo qualche ora fa."
"Ti prego, dimmi che non è successo nient'altro tra di noi stanotte."
"È così, non è successo nulla..certo, non per tua volontà." Rispose lui alzandosi.
"Come sarebbe a dire?"
"Sai Ginevra, da ubriaca sei molto più..come dire? Più aperta." Disse il capitano ridendo sotto i baffi.
La ragazza arrossì dopo questa sua ultima affermazione e avrebbe voluto sprofondare per l'imbarazzo, ma si limitò a nascondersi il viso tra le mani.
James ne fu divertito e, dopo averle lanciato un'ultima occhiata, uscì in coperta e raggiunse il suo equipaggio.
Poco dopo, dopo essersi vestita, la ragazza lo raggiunse. Durante il tragitto dalla camera al timone, si ritrovò naturalmente a dover passare tra la ciurma, la quale, ora più che mai, continuava a lanciarle occhiatine e farle versi strani.
Arrivò da James paonazza ed egli se ne accorse e come, tuttavia trattenne le risa.
La ragazza gli si mise accanto e, dopo essersi schiarita la voce, disse:
"James, d'ora in avanti tieni il rum lontano da me, te ne prego."
Detto ciò entrami scoppiarono in una fragorosa risata e, essendo ancora imbarazzata, Ginevra appoggiò il viso sul petto del capitano, nell'intento quasi di nascondersi.
Rimasero ancora pochi istanti in quella posizione, finché la ragazza disse:
"Grazie per non aver approfittato del mio stato ieri notte".
"Non è stato per nulla facile" rispose James sospirando.
"Lo so bene" rispose infine lei, schioccandogli un bacio sulla guancia.
Ginevra fece per allontanarsi, ma d'un tratto si sentì mancare il suolo sotto i piedi.

Ginevra! Tesoro, ti prego, rispondi. Ginevra!

Cadde.
James prontamente andò a soccorrerla.
"Bambolina tutto bene?" Chiese preoccupato tirandola su.
"No, non va bene" si sforzò di rispondere lei.
Il capitano la prese in braccio e la portò in camera.
Anche da coricata, non trovò pace. Continuava a sentire quella voce che seguitava a chiamarla: una voce leggera, quasi sussurrante.
Oltre che con quel tormento, dovette fare i conti anche con uno straziante dolore alle meningi, si sentì come se avesse la testa in una morsa.
Ginevra continuò a torcersi e rivoltarsi nel letto per due ore buone e James non la lasciò neppure un istante.
Il suo dolore sembrava placarsi abbastanza da concederle il riposo e quando si addormentò James tornò al timone.

Si svegliò improvvisamente poco prima di mezzodì. Provò ad alzarsi, ma non ci riuscì.
Rassegnatasi, voltò lo sguardo verso la finestra dietro la scrivania e prese a fissare l'oceano. Quella tranquillità e quel silenzio le concessero di immergersi completamente nei suoi pensieri e interrogarsi sulla natura di quella voce che poco fa non le dava pace.
Improvvisamente qualcosa in acqua attirò la sua attenzione.
Era qualcosa di molto scuro che spiccava pur essendo lontano appunto a causa di quel suo intenso livido colore. Era come una macchia, un'ombra che man mano si allargava.
D'un tratto da quell'oscurità emerse qualcosa di davvero inquietante: era un'enorme pinna dorsale lunga almeno dieci metri.
"Oh no! Oh no, no, no, no!"esclamò la ragazza.
Si alzò e corse verso la porta sbandando da destra a sinistra. Una volta sulla soglia, la spalancò e gridò a squarcia gola "JAMES, QUALCOSA SI STA AVVICINANDO DA PRUA!". Quello sforzo le provocò l'ennesimo capogiro e per poco non svenne.
James non sapeva se raggiungerla o cercare di identificare quel "qualcosa".
"Che cosa stai aspettando?!" Gli chiese Ginevra con un ulteriore sforzo.
Dopo la sua incitazione, il capitano corse verso la direzione indicatagli e tirò furori il cannocchiale e si mise a scrutare tra le onde. Nulla.
"Bambolina, sei sicura di quello che hai visto? Non vedo nulla a Prua..
Magari hai la febbre e stai delirando."
Non fece in tempo a terminare la frase che la nave venne colpita bruscamente da quell'essere, rischiando il ribaltamento.
"Ho inventato anche questo secondo te?" gli chiese Ginevra.
"Che cosa diamine è?!" Urlò James.
"Lo scopriremo presto" gli rispose essendosi avvicinata a lui dopo aver afferrato la sua spada.
"Cosa fai tu qui se a malapena ti reggi in piedi?!"
"Quello che fai tu."
"Torna in camera!"
"Vacci tu in camera! Sono più sveglia di te!"
"Ah, che sconsiderata!" Commentò lui infine.
Tutti sul vascello erano immobili, in silenzio, in attesa di un'altra mossa da parte della creatura.
"Che siano tirati fuori i cannoni." Ordinò James al capoartigliere* a bassa voce. Con la medesima discrezione, l'uomo obbedì all'ordine.
Come se fino ad allora avesse aspettato che si preparassero, la creatura saltò subito dopo fuori dall'acqua, mostrando a tutti il suo aspetto.
Era terrificante: oltre dalla sua mastodontica grandezza, la loro paura venne causata dalla sua enorme bocca che a malapena si chiudeva per via dei denti, o meglio, delle zanne, ognuna lunga almeno due metri.
Quando tornò ad immergersi, creò un'onda d'urto così potente da scuotere violentemente la nave, tanto da far perdere l'equilibrio ai pirati.
Tornò nuovamente il silenzio sul vascello e quando la creatura fu sul fianco sinistro, venne ordinato da James che si desse fuoco ai cannoni da quel lato.
La bestia venne ferita, ma non a sufficienza. Sempre più infuriata, tornò a colpire la nave, a percuoterla, tentò addirittura di azzannarla e non le sarebbe venuto difficile neppure inghiottirla per intero. Tutto l'equipaggio continuava a sparare all'impazzata non appena scorgeva qualsiasi parte della creatura. Ginevra si sentiva sempre più intontita, sia a causa del frastuono, sia a causa della paura e della grande responsabilità che sentiva di avere poiché sapeva di essere l'unica a poter risolvere la situazione nel modo meno disastroso.
Si sentiva il cuore in gola e, come se non bastasse, tornò a sentire quella tremenda voce e quel dolore acutissimo alla testa.
Cadde in terra agonizzante, si sentì più inutile che mai. James era ormai lontano da lei e non avrebbe potuto questa volta soccorrerla. Egli era aggrappato al pennone di maestra in modo da avere una visuale migliore, in questo modo si augurava di poter arrivare meglio ad una soluzione.
"Per la barba di Nettuno, qui ci lasciamo la pellaccia!" Pensò ad alta voce.
Ginevra era ormai in lacrime, il dolore si faceva lacerante e iniziava davvero a non sopportarlo più.
Non riusciva a mettersi in piedi e tantomeno a difendersi, varie volte rischiò di rimanere ferita a causa dei vari detriti.
In dolore continuava ad aumentare, il caos aveva ormai la meglio sulla nave. Era la fine.

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