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Capitolo 11


"Oh Ginevra, è davvero un'agonia guardarti." disse James alla ragazza. Si trovavano seduti uno difronte all'altra, sul castello, durante una magnifica notte stellata.
"Sono davvero commossa, il più bel complimento che mi abbiano mai fatto."Rispose lei sarcastica.
"Davvero, detesto vederti in questo stato." Insistette lui.
"Se preferisci, posso anche andarmene."
"Oh andiamo, so che hai compreso ciò che intendevo."
"James, zitto. Non mi interessa."
Calò il silenzio.
Il capitano, in quell'atmosfera di calma e serenità, riuscì a concentrarsi un po' e a ricostruire a mano a mano frammenti di un sogno, fatto il giorno prima, che gli era parso un po' insolito.
"Dannazione, effettivamente ci mancava questa." Disse Ginevra.
James non riuscì a capire subito se si trattava di sarcasmo o no, e naturalmente cercare di cogliere qualsiasi espressione sul viso della ragazza, era totalmente inutile.
"Che è accaduto?" Chiese infine.
"È tornata. È tornata quella maledettissima voce nella mia testa." Rispose lei, impassibile.
"E..tu stai bene? Provi di nuovo quello straziante dolore alle meningi?" Domandò James alquanto preoccupato.
"No, non sento niente."
"Allora magari potresti concentrarti su quello che quella fantomatica voce ti dice."
"Già.."
"Ad esempio, adesso cosa ti viene detto?"
"Non capisco, è tutto confuso..ma questa voce, questa voce mi è davvero troppo familiare.
Sta ripetendo più volte il mio nome e..continua ad esortarmi ad aprire gli occhi e di.."
Si interruppe improvvisamente.
Balzò in piedi e prese a scrutare apparentemente il vuoto, alla sua destra.
Sguainò la spada e l'allungò verso quella direzione, come se stesse cercando di colpire qualcuno.
"Tutto bene, bambolina?" Le chiese James non riuscendosi a spiegare cosa stesse succedendo.
"No.
Qualcosa..qualcuno mi ha toccata.
Qualcuno mi ha accarezzata."
"Ma qui ci siamo solo io e te." Osservò lui.
"Oh ma davvero? Come sei perspicace!" Gli disse.
"Cosa credi sia stato? Non esistono i fantasmi gioia..Magari ti sei fatta un po' suggestionare.."
"Non posso suggestionarmi, James. Niente può stupirmi. Qualcuno mi ha toccata."
James le si avvicinò, le prese il viso tra le mani e la guardò fisso; vedere quel nero che le deturpava il volto, lo faceva sentire davvero male, era dispiaciuto e al contempo si sentiva in colpa; gli venne un nodo alla gola e infine l'abbracciò, ne aveva bisogno.
"Perché?" Domandò Ginevra.
"Cosa?" Le chiese James continuando a stringerla a se.
"Perché mi stai abbracciando? Sai che non sono scossa né impaurita."
Il capitano non rispose.
"Come?" Seguitò a domandare Ginevra dopo un istante di silenzio.
"Cosa?" Chiese ridendo James lasciandola andare.
"Come fai ad essere un pirata?
Guardati, sei così premuroso.." Continuò lei.
"Non lo sono sempre stato, tesoro: tu sei piombata qui al momento giusto, bambolina, ma fino a qualche mese fa passavo le giornate a saccheggiare, ubriacarmi e a stroncare vite per divertimento, come ogni pirata che si rispetti d'altronde.
Poco prima che ti incontrassi decisi di redimermi e di farla finita una volta per tutte." Rispose il capitano.
"Cosa ti ha spinto a farlo precisamente?" Seguitò a chiedere quella.
"Non lo so esattamente..
Ho iniziato a sentire il penso delle mie bravate..e non soltanto in senso figurato. Sentivo proprio un peso al cuore, sentivo il petto scoppiare. Ricordo che un giorno, guardandomi allo specchio, vidi Storm: ero diventato esattamente ciò che tentavo di distruggere."
"Ti ammiro; spero che tu possa avere la stessa determinazione per riuscire a riportarmi alla normalità."
"Ci puoi contare, bambolina." Rispose lui accarezzandole la guancia.
"Tu invece? Non mi hai ancora detto nulla di ciò che riguarda il tuo passato e il luogo da cui provieni." Esordì poi dicendo il capitano
"Beh, che dire? Ero una studentessa newyorkese con pochi amici e tanti problemi." Rispose lei.
"Problemi? Di che tipo?"
"Ho appena raggiunto la maggiore età ed ho attraversato tre anni da uno psicologo -sarebbe un esperto di tutto ciò che riguarda la sfera mentale e diavolerie varie- per altrettanti di anoressia."
"Anoreche?!"
"Anoressia..ho smesso di mia volontà quasi totalmente di alimentarmi.
Ho sempre avuto la convinzione di essere sbagliata, diversa, ogni tentativo di integrarmi risultava alquanto vano..non riuscivo a darmi una spiegazione, quindi tentavo di rimediare con questi stupidissimi metodi superficiali.
Mi rifugiavo tra libri e mondi immaginari clamorosamente somiglianti a questo.
Ultimamente, cercando di capire come abbia fatto ad arrivare qui, l'unica spiegazione venutami in mente è che io, avendo perso la ragione, abbia inventato tutto e
e che tutto questo sia, dunque, frutto della mia mente ormai malandata.
La cosa più assurda è che...in ogni caso ne sono dannatamente contenta."
"Quindi vorresti dirmi che non sei ancora riuscita a ricordare dove ti trovassi prima di risvegliarti sul mio veliero? Pensi seriamente che io sia frutto della tua immaginazione?" Domandò più che mai confuso James.
"Non esattamente. Sono riuscita a ricostruire qualcos'altro: ricordo di essere andata a Miami -non chiedermi dove sia- per festeggiare assieme alla mia famiglia la mia guarigione; un giorno ricordo di essermi svegliata con un'irrefrenabile voglia di nuotare. Così andai in spiaggia e mi tuffai.
Non rammento altro." Rispose Ginevra.
"Beh, almeno è un passo avanti." Commentò il capitano.

I due continuarono a ciarlare fino a mattino, fino a quando non giunse il momento di farsi raggiungere in coperta dall'equipaggio.
Il novellino, Bartholomew, non si era esattamente guadagnato la fiducia dei suoi nuovi compagni; infatti quelli, naturalmente a pieni diritti, continuavano a reputarlo responsabile della loro cattura nella terra ostile ai pirati, di cui lui "casualmente" non sapeva nulla pochi giorni prima .
Inoltre, oltre che a disprezzarlo, iniziavano anche a temerlo: di notte lo sentivano parlare in una lingua incomprensibile, da solo, come un folle, e attribuirono a lui anche la scomparsa di alcuni loro oggetti personali.
Quel giorno decisero di farlo noto al capitano, ma questo li esortò dicendo loro di smettere di essere così superstiziosi e ottusi, ma li rabbonì, come aveva fatto precedentemente con Ginevra, dicendo che sarebbe stato attento ad ogni suo movimento.
James avrebbe fatto bene a mantenere la sua parola e a dare ascolto ai suoi uomini: i loro sospetti non erano solo tali, oltre ad essere responsabile di ciò che la ciurma credeva, lo era anche di un losco piano, di una congiura a danno del capitano e di Ginevra. Di notte, badando bene di non essere visto da nessuno, si rifugiava sul fondo della nave ed elaborava incantesimi e sortilegi vari, ma aveva fatto male i suoi calcoli: ben presto tentò di scatenare un ammutinamento, puntando su quello che credeva fosse il malcontento dell'equipaggio, nostalgico di saccheggi e villanie di ogni genere; non sapeva infatti che pochi erano rimasti, essendo realmente fedeli al capitano, dopo la presa di coscienza di James, e il resto degli uomini, arruolati da Ginevra tempo prima, non potevano che essergli riconoscenti per averli portati via da quell'isola in mezzo al nulla. Questi erano ovviamente intenzionati a informare James del tentativo dell'uomo, ma Bart glielo impedì, rivelando a tutti ciò di cui era capace.
Gli effetti che aveva loro sottratto, gli erano serviti per distillare una pozione che avrebbe avuto un particolare effetto sulle loro menti: tirò fuori la boccetta con dentro il suddetto liquido e la lasciò cadere al suolo; il liquido si fece presto fumo, il quale venne ispirato dalla ciurma, che finì per rimanere stordita e facilmente persuadibile. Così Bartholomew fece in modo che dimenticassero tutto e che cambiassero opinione riguardo lui.
Ancora una volta, la fortuna non fu dalla sua parte.
Un uomo tra tutti infatti, riuscì a sfuggire all'effetto della sua pozione infernale, il nostromo. Egli si nascose, aspettando il momento giusto per agire e per togliere di mezzo quello spregevole parassita.
Quella stessa notte, lo seguì verso il suo nascondiglio: gli venne facile trovarlo, seguiva infatti il suono della sua fastidiosa voce rauca apparentemente nel bel mezzo di una conversazione. Quando lo raggiunse vide che era solo, ma prima che potesse scoprire dell'altro, a sua volta venne scoperto e brutalmente ucciso dopo la frase "sai, non mi piacciono i ficcanaso."
Il traditore si sbarazzò del cadavere gettandolo, dopo averlo fatto a brandelli, nell'oceano, pezzo per pezzo.
Il suo prossimo attacco avrebbe avuto come bersaglio Ginevra.
Tuttavia la ragazza teneva la guardia alta, le precedenti preoccupazioni della ciurma e la recente scomparsa del nostromo andarono a incrementare la sfiducia nei confronti di Bart e, quando ne aveva l'occasione, non lo lasciava un secondo, gli teneva sempre gli occhi puntati addosso, e lui ne era ben al corrente.
Gli venne dunque difficile elaborare un piano mirato a indebolirla, non tanto per il racimolare gli oggetti e gli ingredienti di cui necessitava la pozione, piuttosto il somministrargliela sarebbe stato un arduo compito.

Prima che arrivasse la sua occasione passarono settimane, molto più del previsto.
Nel mese passato sulla nave, studiò le abitudini del primo ufficiale: non dormiva, beveva e mangiava solo se costretta da James e, almeno una volta a settimana, si faceva preparare da qualcuno una tinozza di acqua calda per farsi un bagno.
Non era dunque possibile prenderla di soppiatto durante il sonno, era impossibile prevedere con cosa o quando avrebbe messo qualcosa sotto i denti e in nessun modo avrebbe potuto attaccarla durante il suo ristoro settimanale, in quanto lei si blindava dentro e il capitano le faceva da cane da guardia.
Il momento tanto atteso arrivò in occasione dell'anniversario della Pegasus, la quale era in mare sotto il controllo di James da ormai tre anni. Durante quella ricorrenza grandi erano i festeggiamenti ed era tradizione terminarli con lo svuotare un'intera botte di rum. La bevanda veniva divisa in una bottiglia per ognuno dei membri dell'equipaggio e Bart, naturalmente, ne approfittò per dare del sapore più "particolare" a quello di Ginevra.
Si preoccupò in prima persona di porgerle la bottiglia, ma ancora una volta le cose non gli andarono esattamente lisce come l'olio:
"Bevilo tu." Gli disse Ginevra.
"Come, signora?" Chiese lui, avendo la coda di paglia.
"Bevilo tu quel rum. Coraggio, un bel sorso." Ripeté la ragazza.
"Se servirà a rassicurarla, senz'altro." Rispose. Così la accontentò, sapeva benissimo che a lui non sarebbe successo nulla, i suoi trucchi non avevano effetto che sulla persona a cui erano indirizzati.
"Alla tua salute." Esclamò poi Ginevra riprendendosi la bottiglia. La tracannò tutto d'un fiato; tacque per un istante e poi esclamò "a quanto pare non posso neppure ubriacarmi."
Appena voltate le spalle, si sentì come se qualcuno la stessa strangolando; fece appena in tempo a raggiungere James, svenne tra le sue braccia.
Il capitano la portò a letto preso dal panico e terrorizzato: Ginevra era in preda alle convulsioni e le oscure venature presero a pulsare.
"Anche tu! Proprio adesso!
Che cosa vuoi da me?! Sono sveglia! Sono sveglia!" Urlava; si riferiva alla voce nella sua testa.
"Tesoro, cosa succede? Che ti è preso?!" Le domandò terribilmente preoccupato James.
"James! Oh James! Sta penetrando! Sta penetrando ancora di più! L'oscurità si sta totalmente impossessando del mio corpo!
James, tienimi stretta, non lasciarmi andare! Non lasciarmi andare!" Rispose la ragazza a singhiozzi.
"Ginevra, ascoltami: cerca di ricordare chi sei, opponiti con tutte le tue forze, non può finire così! Non può! Devi restare qui, con me, libera e pienamente cosciente. TU non devi lasciarmi!"
"Sta' zitta! Zitta! Taci, lasciami in pace! Cosa vuoi da me? Sono sveglia! Sono sveglia!" continuava a ripetere disperata la ragazza.
Si torceva, tremava, stringeva i denti, piantava le unghie nel materasso.
"Non vincerai tu, non lo farai! Vedrai!" Disse poi.
James era inginocchiato al lato del letto, ad osservarla straziandosi il cuore e con le lacrime agli occhi. Ad un certo punto le afferrò le mani, le ordinò di mettersi seduta e di guardarlo negli occhi:
"Combatti, Ginevra, combatti! Ricordati chi sei, dimostragli cosa sei capace di fare!" Le disse; subito dopo le afferrò il viso e la baciò appassionatamente.
La ragazza si lasciò di nuovo andare tra i cuscini ripetendo: "no, no, no.."
Nei minuti successivi il respiro si fece più controllato, il cuore riprese a battere regolarmente e le convulsioni smisero di tormentarla. Diversamente da come sperava James, purtroppo non tornò proprio alla normalità, le oscure venature continuavano ad essere sparse per tutto il suo corpo e di conseguenza anche il loro effetto era ancora presente.
D'un tratto Ginevra si alzò, e come una furia corse verso Bartholomew; lo raggiunse nel bel mezzo del ponte e con disinvoltura gli diede un pugno ben piazzato sulla mascella.
L'uomo cadde in terra, davanti ai suoi piedi; lei lo tenne fermo puntandogli la spada alla gola e, dopo aver respirato profondamente, gli disse: "Sei fortunato, misero essere strisciante: non sono infuriata, non mi è possibile esserlo, e proprio per questo il tuo cuore pulsa ancora. So che sei stato tu, ne sono più che certa, e giuro sulla cosa più preziosa che ho a questo mondo che riuscirò a provarlo e, allora, potrò finalmente divertirmi a strapparti via gli occhi e deliziarmi guardando il tuo corpo fatto a brandelli dai pescecani!"
Bart era terrorizzato, aveva visto il suo piano andare in fumo e aveva la certezza che questo suo fallimento, in un modo o nell'altro, lo avrebbe pagato, e a caro prezzo anche.
James le si era avvicinato per frenarla prima che potesse fare qualcosa di avventato, ma Ginevra non ne era intenzionata, almeno per il momento, e si era già allontanata da quella sorta di serpe.

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