Capitolo 72 - Gratitudine
Capitolo 72
Hogwarts, la sera dopo l'attacco, ore 21.30.
-Cos'è successo a mio figlio?!-
Alyssa trasalì come anche i professori che si trovavano lì in quel momento e anche la Chips, dovette abbandonare le ferite della ragazza per avvicinarsi di corsa alla donna. Delilah Urquhart urlò di un dolore che aveva visto e sentito soltanto la notte della battaglia al villaggio. La donna versò lacrime mentre accarezzava il volto dormiente del figlio e gridò tutto l'odio che provava nei confronti dei professori, ignorando gli studenti che si erano fermati ad ascoltare appena fuori la porta dell'Infermeria. Dietro la tendina che separava il suo letto da quello dell'amico, Alyssa si stringeva le ginocchia al petto mentre tentava inutilmente a calmare il senso di colpa che l'attanagliava da quando erano riusciti a tornare a scuola, abbandonando il campo di battaglia. Provava vergogna per sé stessa e sapeva che tutta la situazione di Andrew in parte era colpa sua ma non riusciva a uscire dal suo nascondiglio per andare a chiedere perdono a quella famiglia persa.
-Signora Urquhart c'è stato un attacco al San Mungo e...- provò a spiegare Piton, guardando i suoi vecchi compagni di scuola negli occhi con il suo volto indecifrabile.
-E perché diavolo mio figlio ci è finito in mezzo eh? Non doveva rimanere dentro i laboratori?- lo interruppe la donna, fissandolo negli occhi. -Vi affidiamo i nostri figli ed ecco cosa succede!- urlò tra le lacrime e solo l'abbraccio di Manfred riuscì a calmarla seppure un minimo.
Piton odiava trovarsi in quelle situazioni perché, a differenza dei suoi colleghi, non era a suo agio nel momento in cui doveva sostenere gli sguardi persi dei genitori e ingoiando il rospo per evitare parole poco adatte. Minerva si era dovuta intromettere in aiuto del collega, spiegando il ruolo che Andrew e la sua compagna di scuola avevano nell'ospedale, probabilmente ignorando il reale motivo per il quale effettivamente si trovassero in giro per i piani.
-Non m'interessa, dovevate proteggerlo, non lasciarlo in pasto a quei mostri!- continuò a urlare Delilah, con l'appoggio del marito.
-Mia moglie ha ragione e dove diavolo è Silente!- esclamò Manfred, continuando a stringere a sé la moglie.
Ines dal canto proprio rimase in silenzio ad ascoltare tutte le giustificazioni dei professori ma lo sguardo era ricaduto sul divisorio che separava il letto del nipote da quello di qualcun altro, si sporse un poco e trovò una giovane studentessa che aveva visto solo una volta tempo prima. La vide stringersi le ginocchia al petto e provò una sensazione di compassione nei suoi confronti, le faceva pena vederla così indifesa mentre tutti attorno a lei urlavano.
-Ciao.- le disse, guardandola con un sorriso.
Alyssa alzò gli occhi su di lei e trasalì riconoscendola. Rimase in silenzio nella speranza che se ne andasse ma ciò non avvenne e Ines le si avvicinò proprio mentre la nuora urlava come una forsennata.
-Non è venuto ancora nessuno a trovarti?- domandò dolcemente.
-Nessuno verrà.-
*
ATTACCO AL SAN MUNGO!
Sono cinque le vittime dell'ultimo attacco avvenuto lo scorso lunedì all'ospedale Magico San Mungo e i feriti sono sei tra i quali spicca un minorenne, studente della scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Il Ministro della Magia Scrimgeour, ha attivato il nuovo protocollo contro i Mangiamorte e gli Auror sono già a lavoro per attuarlo in tutte le sue sfaccettature e ha dichiarato che qualsiasi tipo di violenza sarà repressa senza alcuno scrupolo. Affermazione fortemente contestata dall'opposizione, capitanata dall'ex Auror Xander Warrington, il quale propone un possibile accordo con i Mangiamorte. Scrimgeour non si è pronunciato riguardo alle parole del suo avversario politico ma fonti attendibili assicurano, che il Ministro non ha gradito l'intervista a Warrington.
Risulta disperso un paziente di origini francesi ricoverato in ospedale da qualche settimana che, secondo gli Auror, doveva essere proprio lui l'obiettivo dei Mangiamorte. Le autorità competenti stanno lavorando al caso e assicurano che non appena ci saranno delle novità, la stampa sarà la prima a saperlo.
Seguite la Gazzetta del Profeta per tutte le novità.
J. B. Gordon.
Lesse e rilesse l'articolo almeno una dozzina di volte prima di abbandonare il giornale sul tavolino da caffè posto accanto al divano. Da quando era rimasta incinta si sentiva una nullità totale e Sirius, non aiutava minimamente con la sua guerra contro la figlia in cui lei c'era finita dentro senza possibilità di scampo. Aveva scoperto della presenza di Alyssa al San Mungo, solo quando una sera a cena Remus aveva raccontato di come la giovane avesse mantenuto il sangue freddo durante la battaglia. Mary si era pietrificata all'istante nel sentire quelle parole e Sirius aveva finto di non accorgersene, preferendo continuare a mangiare come se l'amico non avesse detto nulla e ciò fece imbestialire ancora di più la donna, la quale erano mesi che provava a convincerlo a parlare con lei.
-Cosa dice?- domandò Dora, guardandola negli occhi con finta noncuranza.
I capelli grigi non le donavano come il rosa elettrico ma non glielo fece notare, era già tanto che si era presentata lì quando aveva avuto bisogno di sentire qualcuno che non avesse Black di cognome. In più era difficile convincere Tonks a raccontare qualcosa della sua vita, lei era pronta ad aiutare tutti ma quando si parlava di lei beh, le cose in quel caso cambiavano notevolmente.
-Nulla di nuovo, solo che il paziente scomparso è di origini francesi.- rispose tentando di modulare la voce per non destare sospetti in Tonks, ma con poco successo.
-Cosa ti preoccupa, Mary?- le chiese infatti, osservandola con fare indagatore.
Sospirò e si alzò per avvicinarsi alla finestra, dove fuori imperversava una pioggia battente che non faceva altro che alimentare il suo cattivo umore. Nonostante Dora fosse un'ottima amica e confidente, le rimaneva difficile aprirsi totalmente con qualcuno dopo la morte di Emmeline avvenuta appena qualche mese prima ma dovette farsi forza e provare a parlare. Non riusciva più a tenersi tutto dentro e Sirius su questo non aiutava per niente.
-Non lo so neanche io.- mentì all'ultimo, portandosi una mano tra i capelli.
Dora la osservò e fece per parlare ma il bussare incessante della porta principale la bloccò all'istante. Anche Mary si mise sull'attenti e in pochi secondi aveva già la bacchetta tra le mani, pronta ad attaccare chiunque provasse a entrare in casa sua. L'Auror le fece segno di fermarsi e andò lei stessa a controllare chi fosse. Odiava le premure che tutti usavano e soprattutto, odiava le occhiate compassionevoli che le lanciavano come se fosse una vittima di qualcosa che le sfuggiva o quantomeno fingeva di non sapere. Sapeva cosa l'Ordine pensava di lei e più provava a non rimuginarci sopra, più il pensiero di essere solo il rimpiazzo di Dahlìa per Sirius si faceva largo nella sua mente.
-E' Fresia.- esclamò Tonks, tornando in sala decisamente più tranquilla con la ragazza.
La bionda sorrise sventolando un pacchetto della pasticceria di Diagon Alley e Mary le sorrise, grata di quel pensiero all'apparenza insignificante. Da che era rimasta incinta aveva una voglia perenne di merendine ai lamponi ma solo Fresia Brown si presentava in casa sua con il sacchetto pieno, gli altri invece seguivano le indicazioni di Sirius riguardo l'alimentazione della sua compagna. Molte volte si era chiesta se anche con Dahlìa l'uomo avesse avuto le stesse premure o se invece, lei fosse la prima ma la risposta era presto detta come tutte le altre volte.
Non sarebbe mai stata la prima.
-Come stai?- esclamò la Brown, offrendole una merendina ai lamponi. -Mi sono permessa di prendere anche due barrette di cioccolato.- continuò lanciando un'occhiata all'amica accanto a lei. -Sai com'è, fa bene.-
-Non ho fame ma grazie del pensiero.- rispose subito Tonks, rigida.
-Se non la vuoi posso mangiarla io?- chiese Mary guardandola, non avendo colto il messaggio che si celava dietro le parole di Fresia. -Ho una fame.-
Lo sguardo di Dora si addolcì nel sentire l'urgenza con cui Mary parlò e annuì con Fresia, la quale le passò tutto il sacchetto senza più pretendere di mangiarne qualcosa. Le tre donne si sedettero sui due divani che riempivano il già piccolo salotto di casa Black-Macdonald e cominciarono a parlare di frivolezze, convenevoli che tutti nell'Ordine seguivano per non farla preoccupare di ciò che c'era fuori dalle finestre. Fu solo grazie alla stessa Mary, che i discorsi virarono su qualcosa di più interessante per lei.
-Cosa sapete dell'attacco al San Mungo?- domandò d'un tratto.
Fresia e Dora si guardarono negli occhi per un secondo, prima di ammutolire di colpo come faceva chiunque l'andasse a trovare. Arricciò le labbra e inevitabilmente si portò una mano al ventre dove il bambino stava tranquillo, ignaro di essere il motivo di tante accortezze nei confronti della madre che non facevano altro che farla irritare e preoccupare ancora di più.
-Non penso che dovremmo parlarne.- disse Fresia con il tono più dolce che potesse usare. -Vogliamo parlare invece di mia sorella che ha scoperto la Cooman a ubriacarsi nelle cucine del castello?-
-Sul serio?- rispose Tonks con una risata eccessiva e guardando Mary di sottecchi nella speranza che questa seguisse l'invito di Fresia a cambiare discorso.
Ma ciò non avvenne perché la padrona di casa, si voltò a fissare la lettera che da qualche giorno era posata sul davanzale della finestra senza che nessuno l'aprisse. Il gufo della professoressa McGranitt era arrivato poco dopo il rientro a casa di Sirius, l'uomo se l'era rigirata tra le mani prima di abbandonarla sul freddo marmo e fingere di non vederla tutte le volte che metteva piede i salotto. Le due ospiti seguirono lo sguardo della donna e Fresia non riuscì a trattenere un gemito di sorpresa, nel constatare che nessuno aveva rotto il sigillo in cera lacca raffigurante lo stemma di Hogwarts ma rinsavì, non appena vide l'occhiataccia che le stava facendo Dora.
-Quella lettera...- provò a dire Tonks con il tono più dolce che potesse usare.
-Quella è la lettera della McGranitt, vero?- l'interruppe Fresia, guardando l'amica. -Nessuno di voi è andato da lei in questi giorni?-
Mary non rispose e la giovane Brown scosse il capo indispettita nel vedere un comportamento del genere da parte sua. Si alzò e si avviò alla porta, ignorando le preghiere di Tonks di rimanere e di parlare ma per lei non c'era nulla da dire, se anche Mary stessa si comportava come Sirius non poteva pretendere che il rapporto, si ricucisse da solo senza una mano da parte loro.
-Alyssa non la conosci.- sbottò Fresia, con un piede fuori dal salotto. -Vada questo comportamento da Sirius ma se tu vuoi realmente che le cose qui dentro cambino, penso sia arrivato il momento di prendere in mano la situazione, Mary. Facendo così nessuno potrà mai andare avanti e forse è il caso che tu inizi a conoscere la tua figliastra. Perché sì, benché lei sia figlia di Dahlìa rimane pur sempre la tua figliastra.-
-Non sono andata perché semplicemente lei non mi vuole.- mormorò la donna, voltandosi a guardarla. -E sarò onesta, mi è difficile comportarmi normalmente quando in realtà mi sembra di essere soltanto una bambola che ha preso il posto della più bella.- la voce si ruppe in un singhiozzo ma le lacrime non accennavano a scendere, rimanevano fisse sulle sue iridi quel che bastava ad appannarle la vista. -Come posso presentarmi da lei quando in fondo sto con suo padre senza che sapesse nulla? E' già tanto se Orion mi parla, figurati una ragazzina che ha perso tutto.-
-Appunto che ha perso tutto ciò che aveva, non potete lasciarla a sé stessa come state facendo. Sta per avere un fratello, deve essere presente.- disse la Brown, guardandola negli occhi con compassione. -Devo andare ora, ci sentiremo non appena avrò novità.-
Fresia se ne andò lasciandole sole con il solo pianto di Mary a rompere il silenzio.
***
Era rimasta al suo fianco per tutto il tempo possibile, andandosene solo quando l'infermiera glielo imponeva senza troppe gentilezze e per essere lì di prima mattina, aveva affittato una stanza a Hogsmeade assieme a Manfred e a sua suocera. Attacchi, battaglie, morti e feriti erano soltanto una tavoletta dell'orrore raccontata per fare in modo che tutti provassero paura per tutto ciò che c'era al di fuori dell'Inghilterra, impensabile che si sarebbe trovata alla porta di casa niente meno che un semplice gufo ad avvisarla delle condizioni di suo figlio. Il suo bambino era lì da giorni senza accennare a un miglioramento e Delilah era persa completamente. Milioni di pensieri le balenavano alla mente, dal semplice ritirarlo da scuola ad arrivare a rimuginare su un possibile funerale e quando rifletteva su quest'ultimo, singhiozzava tenendo la sua mano nella speranza di sentirsi stringere la propria a sua volta. Nel pomeriggio, dopo le lezioni arrivavano tutti i suoi amici per potergli stare accanto e in quegli attimi, costringeva Terrence a starle a fianco senza volerlo.
-Si riprenderà.- le diceva. -è forte.-
Delilah annuiva ma non ne era tanto certa, Andrew era sempre stato un bambino tranquillo che di tanto in tanto imparava la box assieme al padre più per rendere felice quest'ultimo che per interesse nello sport babbano.
Anche quel pomeriggio i ragazzi si erano presentati attorno al letto dell'amico e tra loro spiccava l'unica Grifondoro, che osservava Andrew con un interesse a lei sconosciuto. Non aveva mai capito Lavanda Brown, ogni volta che la incontrava era come avere un muro fatto di finzione ma suo figlio la trattava come un'amica di lunga data e per Delilah tanto bastava ad accettarla visto quanto Andrew non fosse conosciuto per la sua socialità. Ines e Manfred rimasero in disparte per non far irritare ulteriormente Madama Chips ma la donna non ci provò neanche ad allontanarsi dal capezzale del figlio.
-Smettila di fissarlo così, mi metti ansia.- sbottò Tracey, lanciando un'occhiata alla ragazza.
-Perché, come lo fisso?- domandò voltandosi verso di lei.
-Come se fosse una bistecca che sta tornando in vita... oh aspetta... no...- balbettò Terry, fissandola con occhi sgranati. -Quando ci hai parlato?-
-Cosa? Andrew si è già risvegliato?- s'intromise Delilah, guardando la ragazza.
-E' una lunga storia Del.- disse Terrence lanciando un'occhiataccia a Terry. -Purtroppo non si è svegliato.-
-Ma neanche è morto.- disse Tracey dando una gomitata sulle costole al Corvonero.
-Infatti non ci ho parlato.- rispose Lavanda alzando gli occhi al cielo esasperata. -Prima o poi ti spiegherò come funziona... comunque l'ho visto.-
-Zitti!- esclamò Megan scattando in piedi. -Si sta svegliando davvero!-
A quelle parole sia Ines che Manfred si avvicinarono al letto in un baleno proprio mentre Andrew sbatteva gli occhi più e più volte per mettere a fuoco il viso di Megan, la quale teneva stretta la sua mano incapace di credere che si stesse svegliando dopo tutti quei giorni di agonia.
-Amore!- urlò Delilah prendendo il volto del ragazzo tra le mani e gli baciò prima la fronte e poi le guance più e più volte.
La Chips raggiunse il gruppo che nel frattempo si era stretto attorno al letto come se ne valesse tutta la loro vita. La donna si fece strada spostando con non poca difficoltà la giovane Jones e gli tastò la spalla facendolo sussultare dal dolore.
-Ma... ma che...- borbottò intontito.
-C'è stato un attacco.- spiegò Delilah, con voce rotta dalla commozione. -Al San Mungo... ti ricordi? Sei a Hogwarts adesso.-
Andrew aggrottò la fronte confuso per qualche secondo, prima di sgranare gli occhi e iniziare a provare a mettersi seduto. Megan lo fermò posandogli una mano sul ginocchio ma il ragazzo la ignorò e iniziò a cercare qualcuno con lo sguardo.
-Tesoro, calmati.- esclamò Delilah con tono preoccupato, prima di lanciare un'occhiata al marito che nel frattempo è riuscito ad avvicinarsi a lei e provava inutilmente a calmare il figlio. -Cos'hai?-
Nel mentre in infermeria il preside era entrato assieme alla professoressa McGranitt e al professor Piton, con l'intenzione di parlare proprio con il giovane Andrew. Manfred li guardò per qualche secondo prima di tornare a dare tutta la sua attenzione al figlio, che continuava ad allungarsi alla ricerca disperata di qualcuno.
-Alyssa dov'è?- chiese fissando Lavanda. -Dov'è? Sta bene?-
-Sta bene signor Urquhart.- rispose la Chips, che di contro continuò a visitarlo con aria professionale. -Adesso deve solo riposarsi mentre chiamiamo i Guaritori dal...-
-E dov'è?- la interruppe con urgenza. -Sul serio sta bene?-
-Tutta intera- lo rassicurò la donna, trattenendo a stento uno sbuffo. -Si calmi adesso se no è impossibile visitarlo!-
-Ma lei non capisce, devo vederla, devo parlarle!-
A quelle parole Megan non riuscì a trattenere un singhiozzo mentre Terrence rimase in silenzio in attesa di una spiegazione, perché era certo che qualcosa fosse successo in quel pomeriggio che i giornali avevano ribattezzato come il Venerdì Nero del San Mungo.
-Avrà tempo per parlare con la signorina Black.- esclamò Silente, facendosi largo tra le persone diventate decisamente troppe vista la situazione delicata. -I Guaritori del San Mungo saranno qui a momenti e non è il caso di farsi prendere da un inutile panico.-
-Ma non capisce!- urlò Andrew. -Lei mi ha salvato! Se sono qui è solo perché mi ha fatto da scudo.- Il chiacchiericcio si fermò subito e non c'erano occhi che non osservavano sorpresi il giovane ragazzo che di contro, li ignorava dando tutta la sua totale attenzione al preside. -Si è messa in mezzo quando mi hanno... mi hanno attaccato...- il suo viso si piegò in una smorfia e la Chips lo costrinse a sdraiarsi di nuovo. -Sicuri che sta bene vero? Sono certo... beh quasi certo che si sia presa un incantesimo al mio posto.-
Il silenzio fu rotto solo dai gemiti doloranti del Serpeverde ma nessuno dei professori ci fece molto caso, si distanziarono di qualche passo giusto per poter fare mente locale senza dover rispondere alle domande dei coniugi Urquhart, anche loro troppo confusi per poter comprendere ciò che gli stava dicendo il figlio. Fu proprio Andrew a tornare sull'argomento e a chiedere a gran voce che qualcuno portasse lì la sua amica al più presto.
-Ebbene, visto che è tanto richiesta e anche noi vorremmo ascoltarla,- cominciò Silente, posando il suo sguardo sull'unica Grifondoro presente lì. -Signorina Brown sarebbe così gentile da portare qui la sua amica? Se ha bisogno di aiuto a trovarla possiamo...-
-Oh nessun problema! So già dov'è.- rispose la ragazza scattando sull'attenti. -Qualche minuto e saremo qui.-
*
-È colpa sua,- rispose Alyssa, indicando Harry. -se Josirée è morta! Solo ed esclusivamente sua!-
-Oh no cara, la colpa è tua che non hai usato il cervello! Se avessi avvisato avremmo fermato i ragazzi prima ancora che entrassero al Ministero ma no, dovevi per forza essere al centro dell'attenzione pure tu perché non è possibile, che sia solo Harry l'eroe vero? E cosa ti sei messa in testa quest'anno eh? Di salvare tutti? Non sei la salvatrice di nessuno, ficcatelo bene in testa. Se Josirée è morta, la colpa qui è solo tua.-
Dalla sua bacchetta fuoriuscì un lieve fumo argenteo che scomparì in un attimo, dissolvendosi come vapore. Sospirò e ci riprovò di nuovo nella vana speranza di rivedere la sua aquila volteggiare attorno a lei ma nulla, più pronunciava l'incantesimo e più il suo Patronus non si faceva vedere. In fondo sapeva bene che la colpa era sua, se prima il ricordo del ricongiungimento con suo padre era il pensiero più felice che potesse avere, beh le cose erano nettamente cambiate. Più si sforzava e più tutto il risentimento che covava da mesi scoppiava come fosse una bomba in mezzo al mare e ci aveva provato a cercare un altro ricordo felice ma niente, solo una sensazione di disagio e di ansia si palesava rendendo così difficile ogni suo incantesimo.
-Hey!- urlò qualcuno alle sue spalle con aria trafelata.
Strinse le labbra in una linea sottile e si voltò verso la sua migliore amica. Si vergognava a esercitarsi neanche fosse una matricola e farsi beccare a fallire, era ancora più imbarazzante di quanto già la situazione non fosse. Tuttavia sembrava che a Lavanda non importasse nulla di ciò che Alyssa stava facendo perché le si avvicinò di corsa e le lanciò qualcosa che la ragazza afferrò al volo prima che cadesse nelle acque scure del Lago Nero.
-L'hai dimenticata in classe! Hai un ammiratore vedo, chissà chi è.- esclamò Lavanda con un sorrisino divertito, indicando la merendina che Alyssa stringeva tra le mani.
-Non la voglio.- brontolò lei di rimando ma la mise comunque in tasca per non far arrabbiare la sua amica, che ultimamente era diventata la sua ombra all'orario dei pasti.
Da quando era tornata a scuola, a ogni lezione di Pozioni si ritrovava una merendina alla zucca accanto al calderone e nonostante lei le offrisse a chiunque le si trovasse accanto con gesti plateali, pareva che l'ammiratore segreto se ne fregasse altamente e continuava imperterrito a farle trovare le merendine della sua marca favorita.
-Eppure è la tua preferita...-
-Che c'è Lav?- la interruppe, guardandola negli occhi con fare sospettoso.
Lavanda sorrise prima di indicarle il castello alle sue spalle. -Sei richiesta al castello.-
***
La sua amica non le spiegò nulla, la condusse all'interno della scuola canticchiando l'ultima canzone dei Tritons e Alyssa non ci provò neanche a farle domande. Quando Lavanda non voleva raccontare qualcosa, semplicemente non lo faceva e per quanto la curiosità la bruciasse dall'interno, era costretta a doverla seguire senza chiedere nulla. Salirono le scale con il solo canticchiare della giovane a rompere il silenzio tra di loro e Alyssa trasalì, quando si rese conto di dove stavano andando realmente.
-Lavanda...- esclamò quando si fermarono di fronte alla porta dell'Infermeria.
La Brown la trascinò all'interno e in un attimo delle braccia la costrinsero in un abbraccio così stretto da farle mancare il respiro, s'irrigidì e sgranò gli occhi alla disperata ricerca di una via d'uscita ma non servì perché la donna la lasciò subito dopo per poter prendere il suo viso tra le mani. Delilah Urquhart la fissò negli occhi con un misto di sorpresa e gratitudine e Alyssa dovette far fronte a tutte le sue forze, per non sgusciare da quella presa e fuggire a gambe levate da lì.
-Tu... tu hai salvato mio figlio!- disse la donna con urgenza e le baciò la fronte con fare materno prima di stringerla di nuovo a sé.
A parte Lavanda nessuno l'aveva più abbracciata, forse l'ultimo risaliva proprio a quello che le aveva dato la McGranitt il giorno in cui era tornata a scuola in fretta e furia. Sentirsi stringere in quel modo la fece sentire ancora più inadeguata e s'irrigidì nella speranza che la donna si allontanasse da lei.
-Del tesoro, forse è il caso che tu la lasci respirare.- s'intromise un uomo con un tono divertito.
-Mamma per la barba di Merlino lasciala!- disse un ragazzo, irritato.
Sentire la voce di Andrew fu come risvegliarla da un sogno e con tutte le sue energie, riuscì a staccarsi dalla presa di Delilah Urquhart per poter osservare l'amico che fissava il soffitto con il viso rosso dall'imbarazzo ma ad Alyssa non importava. Vederlo sveglio dopo giorni di agonia la portò a sentire un sollievo che non provava da tempo. Si avvicinò di corsa al suo letto e lo abbracciò, incurante delle persone che li osservavano e che aspettavano con ansia delle risposte ma non le importò nulla di nessuno. Andrew era vivo e nient'altro aveva la stessa rilevanza.
-Stai bene.- constatò lei, quando si staccò.
-Bene... sinceramente sono un po' rintronato.- borbottò il ragazzo con una smorfia di dolore. -Non avresti mai dovuto farlo.- l'ammonì subito.
-Tu avresti fatto lo stesso.- lo rimbeccò lei, con un mezzo sorriso.
-Cioè, tu non gli hai detto niente?- riprese, osservandola attentamente.
-Cosa mai avrei dovuto dire?- domandò con un sopracciglio inarcato.
-Che lo ha salvato, signorina Black.- rispose Pito al suo posto.
Solo allora Alyssa si rese conto di tutte le persone che li guardavano in trepidante attesa di risposte. La ragazza deglutì quando incontrò le iridi del preside e pensò seriamente di scappare, quando vide la McGranitt fissarla con il suo sguardo indecifrabile di quando voleva parlare senza testimoni.
-Beh, semplicemente chiunque avrebbe fatto la stessa cosa.- esclamò stringendosi nelle spalle. -Non mi sembra una cosa di cui parlarne, no? Normalmente nei vostri stessi insegnamenti dite che dobbiamo aiutarci l'un l'altro e che le discrepanze tra case non devono esistere, quindi di cosa parlare?-
-Non fa una piega.- commentò Terry con un cenno di assenso del capo. -Prof, ci sta dicendo che siete i primi a farsi la guerra?-
-Sta zitto tu.- rispose Tracey, dandogli una gomitata sulle costole.
-Signor Boot le consiglio di rimanere in silenzio se non vuole che le tolga il ruolo di commentatore.-
-Tanto sono io l'unico candidato.- ribatté con una punta di orgoglio per sé stesso.
-La prima partita sarà di Smith allora.- terminò la professoressa irritata. -E non osi parlare!- lo rimbeccò non appena si rese conto che il ragazzo stava per controbattere.
-Ora, signorina Black forse è il caso che lei assieme al signor Urquhart, ci raccontiate per filo e per segno cosa è successo quel giorno al San Mungo.- esclamò Silente pacato. -Signori vogliate per favore lasciarci un attimo...-
-Perché?- lo interruppe la ragazza, fissandolo negli occhi. -Avreste potuto farmi domande il giorno stesso in cui siamo tornati ma lei non si è fatto vivo. Sono trascorsi giorni dove avete avuto più occasioni, per chiedermi cosa ci facessi lì e perché Andrew è finito su un letto in infermeria ma niente.-
-Alyssa mi rendo conto del tuo malessere ma non è né il luogo né il momento per obiettare.- disse la McGranitt con un tono accondiscendente.
-Fuori c'è la guerra professoressa,- rispose Alyssa lanciando un'occhiata fuori dalla finestra. -la Francia è già caduta e se tutti voi continuate a comportarvi in questa maniera, non mancherà molto prima che il Ministero della Magia cada in mano a Voldemort.-
Ci fu un silenzio generale dettato solo dal suono delle lancette dell'orologio posto sopra il portone d'ingresso e nessuno osò dire qualcosa, troppo sorpresi di sentire quel nome e rabbrividendo al solo pensiero di ciò che era accaduto anni prima. Nessuno riusciva a pronunciarlo eppure una ragazzina di sedici anni lo aveva fatto come se niente fosse.
-Ciò che è successo l'anno scorso è stato uno dei momenti più bui della storia di questa scuola, ce ne rendiamo conto e sarà difficile recuperare la fiducia di tutti quegli studenti che hanno avuto a che fare con la Umbridge. Tuttavia...-
-Mi scusi se la interrompo di nuovo signor preside, però credo proprio che voi non abbiate fatto nulla per riavere la fiducia mia o degli altri ragazzi. Voi sapevate e non avete alzato un dito, come potete pensare che adesso possa tornare tutto a come era prima?-
Tutti i ragazzi si lanciarono occhiate eloquenti dove si poteva leggere quanto concordassero con la loro compagna. Un anno intero di vessazioni, ansia e paura di ritrovarsi al primo sbaglio rinchiusi in ufficio con quella donna che erano costretti a chiamarla preside e nessuno, aveva osato alzare un dito per aiutarli. Minerva abbassò lo sguardo ferita di sentire parlare così una sua studentessa ma soprattutto, provava vergogna per sé stessa perché in fondo sapeva quanto la ragazza avesse ragione.
-Magari parleremo un'altra volta, quando il signor Urquhart si sentirà più in forze.- commentò Silente con tono accondiscendente. -Ora Minerva, Severus, che ne direste di lasciare un po' di tempo a questi ragazzi? In fondo hanno appena ritrovato il loro amico.-
I professori uscirono dall'infermeria e Alyssa li osservò andare via con una smorfia. Non avevano provato neanche a obiettare alle sue parole e questo non fece altro che avvalorare la sua tesi, per loro l'unico studente degno di nota era Harry Potter. Gli altri passavano in secondo piano.
-Beh,- cominciò Andrew, rompendo così il silenzio imbarazzante che si era creato. -Ti devo un favore Black.-
-Tutti noi Urquhart ti dobbiamo un favore.- si mise in mezzo Manfred, avvicinandosi alla ragazza. -Hai salvato nostro figlio e per questo, ti saremo sempre debitori.-
*
-La Guaritrice Devon è appena tornata da Hogwarts.- esclamò Jocelyn, con un tono costruito.
Da quando il San Mungo aveva subìto l'attentato, la direttrice Von Schmidt non aveva fatto nulla se non rispondere pubblicamente alla stampa e al Ministero stesso riguardante la mancanza della sicurezza dell'ospedale. Anche le varie proposte che il personale le aveva fatto erano state cestinate nel momento esatto in cui il suo segretario le aveva posate sulla scrivania. Jocelyn aveva notato il cambiamento già negli ultimi tempi in cui Monsieur Lemoine era stato da loro, sembrava che ci fosse qualcosa a occuparla ma non riusciva a comprendere quale fosse il problema.
-Mh, allora dille che vorrei un rapporto dettagliato sulle carenze nel reparto della lungo degenza, ci pensi che la signora Paciock è riuscita a uscire e a raggiungere l'ingresso principale?-
-Briseide perdona la franchezza ma non credo sia questo, il problema principale.- esclamò la Pozionista, stando attenta a utilizzare un tono quanto più amichevole possibile.
-Una paziente è quasi riuscita a uscire dall'ospedale, penso proprio che al momento sia il problema più importante che dobbiamo risolvere.- rispose la direttrice con una punta d'irritazione.
-E il fatto che i Mangiamorte siano riusciti a entrare nella nostra struttura non è da risolvere? Hanno rapito un paziente, Briseide! Qui non si scherza più.-
L'urgenza che la sua voce aveva tradì la preoccupazione per la situazione che stavano vivendo. In verità provava anche un po' di timore a parlare con lei visto che da quando aveva iniziato a usare quel comportamento, non riusciva più a credere che ci si potesse fidare.
-Pozionista Perks, innanzitutto non usi un tono amichevole con me.- disse la donna, alzando il mento con aria di sfida. -Potrei farle perdere il posto in un attimo e sa bene che lo farei. In secondo le dico che non abbiamo nulla di cui preoccuparsi, in fondo Lemoine è stato dimesso dopo sua esplicita richiesta.-
Non la chiamava mai in modo così formale, all'interno dei loro uffici erano semplicemente Jocelyn e Briseide due donne che non solo coltivavano un'amicizia di lunga data ma che provavano una stima lavorativa l'una per l'altra da far invidiare qualsiasi ospedale magico del mondo. Strinse le labbra in una linea sottile e dovette farsi forza per non urlarle contro ed essere il più accondiscendente possibile, vista la situazione delicata. Non riusciva a credere alle sue orecchie, davvero la grande Briseide Von Schmidt stava cambiando fazione?
-Dimesso?- rispose, ignorando la minaccia iniziale. -Mi pare che i ragazzi a cui lo avevamo affidato avessero ancora da fare con lui.-
-Per quanto i tuoi stagisti fossero notoriamente intelligenti e capaci,- cominciò la donna, piccata. -non posso affidarmi alle relazione di due minorenni e poi se proprio dobbiamo essere sincere, Monsieur Lemoine aveva chiesto più e più volte di andarsene ed è quello che ha fatto.-
-Monsieur Lemoine era un Mangiamorte?- chiese Jocelyn sbigottita.
-Alle volte, mia cara Pozionista Perks, non fare domande è la scelta migliore. Se lo ricordi e adesso vada.- disse, indicandole la porta. Quando la donna fece per uscire, la richiamò con un tono più calmo rispetto a poco prima. -Pretendo la relazione sul mio tavolo entro domani mattina, dillo alla Devon.-
-Sarà fatto, direttrice.-
***
-Okay per stasera abbiamo finito.- esclamò Harry, osservando la sua squadra scendere dai propri manici di scopa. -Vi ricordo che la prossima partita sarà contro i Serpeverde e che a causa del maltempo che la Cooman ha previsto, verrà anticipata in via straordinaria a sabato.-
-Perché?- chiese Coote, con tono innocente.
-I Dissennatori non ti ricordano niente, Coote?- ribatté Ron, roteando gli occhi al cielo.
-Prima di parlare assicurati che fosse già a Hogwarts quando è successo.- esclamò Alyssa, sbuffando.
-Devi sempre parlare, Black?-
-Non lo so, Weasley. Tu devi sempre difendere tuo fratello? Sbaglio o è lui il maggiore tra i due? Perché non si capisce.-
-Per l'amor di Merlino non ricominciate.- esclamò Demelza, irritata. -Giocare con voi due è una tortura!-
Le due compagne di squadra si zittirono ma non mancarono di guardarsi in cagnesco, per tutto il tempo in cui Harry aveva continuato a spiegare i nuovi orari per gli allenamenti e le sue supposizioni su come migliorare il rendimento di tutto il gruppo. Uscirono dallo stadio stringendo i propri manici di scopa e Alyssa rimase volutamente indietro per non dover fare il tragitto con i suoi compagni, preferiva stare da sola piuttosto che essere costretta a sentire quel disagio perenne che provava ogni volta che si trovava in campo. Camminava a testa bassa perciò non si accorse della persona che la stava aspettando appoggiata a uno dei pilastri della Serra numero 3 e sussultò, quando udì dei passi poco distanti da lei. Terrence si staccò dal freddo metallo non appena la intravide avvicinarsi all'ingresso del castello e la richiamò, per far sì che si fermasse.
-Cosa ci fai qui?- domandò lei con urgenza.
Aveva la divisa sporca e la sua coda si era allentata, dando così modo ad alcune ciocche di poter sfuggire al suo controllo. Da quando era tornata a scuola Alyssa non portava più i capelli raccolti e li lasciava liberi lungo le spalle, dando modo a lui di rimanere incantato ogni volta a osservarli e anche in quel momento dovette farsi violenza, per non incantarsi a guardare quelle ciocche sciolte che le ricadevano dolcemente sulle spalle.
-Volevo dirti grazie.- disse guardandola negli occhi.
-Ultimamente molte persone mi stanno ringraziando.- commentò con un velo di sarcasmo.
-Perché te lo meriti.- ribatté con un mezzo sorriso.
-Sai,- iniziò Alyssa, appoggiandosi al muro della scuola. -quando eravamo in mezzo alla battaglia, non ho pensato molto al fatto che Andrew non fosse adeguatamente preparato. Ho solo iniziato a provocare quell'essere schifoso che aveva provato a rapirmi al quarto anno.-
-Cosa? Qualcuno ha provato a rapirti?- scattò lui, avvicinandosi incuriosito.
-Sì ma non è questo il punto,- rispose sospirando.
Era da tanto che lei e Terrence non si trovavano a fianco l'uno dell'altra e il ragazzo si guardò bene dal farglielo notare. Voleva sentire ancora la loro complicità almeno per un po', prima che la ragazza si rendesse conto di aver abbassato le sue difese.
-Non ho pensato a Andrew, capisci? Avrei potuto ignorare tutto quanto e scappare e invece non l'ho fatto. La verità, è che l'ho salvato perché mi sentivo in colpa.-
-Smettila cavolo, smettila di sentirti in colpa perché non hai fatto nulla!- esclamò, tentando di reprimere uno sbuffo. -Hai fatto la cosa giusta e Andrew lo sa.-
Alyssa sospirò proprio nel momento in cui il suo stomaco iniziò a brontolare e Terrence le sorrise dolcemente, prima di indicare l'ingresso della scuola. -Ti va di andare a sgraffignare qualcosa nelle cucine?-
-Mh?- rispose, alzando lo sguardo su di lui. -Oh, non ho fame.-
ANGOLO DELL'AUTRICE
Eccoci qua. Come promesso entro Aprile! Spero di riuscire a pubblicare entro maggio il prossimo che comunque è già in lavorazione quindi non dovrei avere grossi problemi. Allora il risveglio di Andrew non era previsto in questo capitolo ma poi ho pensato che allungare il brodo senza dire nulla sarebbe stato controproducente quindi eccoci! Nel prossimo ne vedremo delle belle e non vedo l'ora di arrivare al momento che tanto aspetto.
Ditemi cosa ne pensate,
Ci vediamo al prossimo capitolo,
_L_Black_
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