Capitolo 67 - Assistente
Capitolo 67
Il sole non lasciava tregua neanche dopo un incursione degli Auror del Ministero, il caldo faceva sì che la maglietta le si appiccicasse addosso così come i capelli resi umidi dal sudore, non si scollassero dal suo viso accaldato. Trascinava con sé lo zaino che le aveva regalato Camille e camminava come se nulla fosse, canticchiando di tanto in tanto una delle canzoni francesi ascoltate ultimamente. Era una giornata normalissima, se non fosse stato per gli Auror che gironzolavano per i vicoli del villaggio, incutendo timore a tutti i cittadini. Quando girò l'angolo, trovandoseli di fronte, non riuscì a trattenere un sussulto per l'estrema vicinanza e strinse la borsa a sé con un gesto automatico, movimento che non passò inosservato ai due. Il più alto lanciò un'occhiata d'intesa al collega, questo annuì e i due si fecero più vicini per evitare che lei potesse fuggire.
-Documenti, Mademoiselle.- esclamò il più tarchiato.
Alyssa prese dalla tasca la sua carta identitaria e la porse all'uomo con un sorriso che sprizzava tranquillità da tutti i pori ma che in realtà, non possedeva. L'Auror l'aprì e la lesse più e più volte, come a voler cercare un qualcosa che lo aiutasse a capire se fosse falsa o meno.
-Apra la borsa per favore.- s'intromise l'altro, indicandole con un cenno del capo lo zaino.
Alyssa annuì e lasciò cadere la borsa a terra con un tonfo tale da far voltare alcune persone che si trovavano lì, il tutto contornato da gesti estremamente tranquilli. Si chinò mentre nella sua testa recitava un incantesimo di disillusione, per nascondere le fiale rubate poco prima. In tutto il villaggio non si riuscivano più a trovare ingredienti per pozioni se non sul mercato nero e i costi erano tanto elevati, che persone come i Dubois erano costretti a farsi bastare le poche pozioni passate dal Ministero. L'Auror si chinò fino alla sua altezza e controllò il contenuto inizialmente solo con lo sguardo ma poi decise di voler andare più a fondo e afferrò la borsa per riversare il contenuto a terra, stava per farlo ma fu fermato da una voce a pochi passi da loro.
-Cécile ti stiamo aspettando da un po'. Il pranzo è pronto.- esclamò Julie con noncuranza.
-Stiamo controllando la signorina, se può per favore spostarsi.- disse l'Auror tarchiato, senza alzare gli occhi dalla carta della ragazza.
-Certamente, mi rendo conto signori fate pure, io aspetterò...-
-Un momento,- s'intromise l'altro, lasciando perdere lo zaino di Alyssa. -Ma tu sei Julie Durand delle Sirenés de Normandie.-
Gli occhi di Julie brillarono non appena l'uomo pronunciò quella frase e sorrise radiosa, annuendo e portando su di sé l'attenzione dei due.
-Confermo, sono io.- rispose annuendo ancora.
-Avete iniziato gli allenamenti? Posso chiederti un autografo per mia figlia?- continuò l'uomo, alzandosi da terra ed evocando con un gesto di bacchetta carta e penna.
Julie firmò autografi prima per uno poi per l'altro, che si era lasciato convincere dalla felicità del collega.
-La conosce?- domandò uno dei due, indicando con un gesto del capo Alyssa.
-Certo! Garantisco io per lei.- rispose Julie, sorridendo.
Gli Auror si lanciarono un'occhiata d'intesa e prima di riconsegnare gli oggetti ad Alyssa, le fecero il primo sorriso gentile da quando si trovavano lì. Quando se ne andarono finalmente tornò a respirare.
~
-Signorina Black?- la richiamò qualcuno.
Alyssa non distolse lo sguardo dalle innumerevoli ampolle colme di ingredienti. Quel giorno al villaggio era tornata a casa come se nulla fosse successo e si era nascosta per produrre la pozione Anti Lupo, adesso avere tutta la scelta del mondo a pochi passi le faceva salire la nausea.
-Signorina Black?- la richiamò di nuovo Lumacorno, sorridendole cordiale.
Tornò nel mondo reale con gli sguardi di tutti quanti su di sé e strinse i pugni per la rabbia. Sbagliava sempre, non riusciva mai a comportarsi come uno studente normale, doveva sempre perdersi in ricordi più o meno importanti. Si costrinse a ignorare gli sguardi dei suoi compagni, stringendo le labbra quando con la coda dell'occhio notò come lui la osservava con fare apprensivo, non rendendosi conto che lei non aveva bisogno di compassione, soprattutto la sua.
-Sì professore?- chiese fingendo noncuranza.
-Lei e il signor Urquhart siete stati invitati ad andare dal preside.- le spiegò l'uomo.
Solo allora si rese conto che Andrew la stava aspettando alla porta, intento a fissare il soffitto, senza guardarla. Alyssa aggrottò la fronte ma non rispose, si limitò a raccogliere la sua roba e a raggiungere il ragazzo fuori dall'aula, salutando con un sorriso il professore, che non mancò di ricordarle della cena organizzata la sera stessa. Portò la mano nella tasca del mantello e strinse la merendina alla zucca che aveva trovato sul banco poco prima, riducendola a brandelli, chiedendosi se chiunque gliele lasciava ogni mattina accanto al calderone sapesse che tutte quante finivano in poltiglia.
I due si ritrovarono a camminare in religioso silenzio senza neanche guardarsi in volto, Alyssa manteneva una distanza di almeno un metro dal ragazzo come se avesse paura che avvicinandosi, potesse essere costretta a parlargli. Ma la distanza fu del tutto inutile perché non appena voltarono l'angolo in direzione delle scale principali, Andrew non perse l'occasione d'oro che gli si stava offrendo su un piatto d'argento.
-Come stai?- chiese, spezzando così il silenzio tra loro.
Alyssa non fu sorpresa del gesto, in fondo se lo aspettava anche se sperava vivamente di non dover dire nulla. Era una domanda semplice ma al contempo complessa per lei, cosa significava star bene? Si intendeva fisicamente o mentalmente? Effettivamente sentiva di non star bene in nessuno dei due modi ma non voleva parlare con nessuno, voleva solo stare da sola.
-Bene.- rispose dopo averci riflettuto per qualche secondo.
-Ottimo.- ribatté lui, annuendo.
Alyssa annuì di rimando ma non disse altro, per prepararsi a ciò che sarebbe venuto successivamente. Andrew le avrebbe chiesto chiarimenti che non sentiva di dargli.
-Non so cosa ti sia successo, né voglio costringerti a dircelo. Insomma solo tu sai quanto tempo ti serve però... Però vedi, ti abbiamo cercata per mesi e adesso che sei qui, è come se non ci sei. Se hai bisogno di aiuto noi ci siamo...-
-Non ho bisogno di aiuto.- lo interruppe lei, con tono irritato.
-Ma certo,- rispose sarcastico. -Stai davvero bene, complimenti per come gestisci la cosa sei la migliore guarda.-
Alyssa si voltò di scatto a guardarlo e dovette far fronte a tutte le sue forze per non dargli uno schiaffo in pieno viso, Andrew si accorse subito di aver esagerato e infatti alzò le mani a mo' di scusa e le indicò le scale per salire.
-Okay ho esagerato, scusami.- disse il ragazzo con tono più cauto rispetto a poco prima. -Ma sul serio siamo stati in pensiero per te durante tutta l'estate, non trattarci come degli stracci. Soprattutto Lavanda e Terrence, so bene che il mio amico è un deficiente che non sa tenere la bocca chiusa ma anche lui non ha avuto vita facile in questi mesi. Tutto questo discorso, è per dirti che noi ti daremo tempo ma provaci anche tu un po' okay?-
Ascoltò il discorso di Andrew senza interromperlo in alcun modo e quando terminò di parlare, semplicemente annuì.
~
Andrew bussò alla porta del preside con fare deciso mentre Alyssa invece, continuava a stringere la spallina dello zaino in modo ossessivo. Ogni volta che era stata chiamata dal preside, non aveva mai ricevuto buone notizie anzi tutto il contrario. Si aspettava di trovarsi di fronte Silente che con la sua pacatezza, le rivelasse che suo nonno l'aveva lasciata morendo in battaglia e ne era certa, stavolta non avrebbe retto. L'uomo li invitò a entrare e il ragazzo, spalancò la porta con un gesto secco, troppo curioso di sapere come mai erano stati convocati nel bel mezzo delle lezioni. Quando furono all'interno della stanza, Alyssa corrugò la fronte confusa e anche Andrew inarcò un sopracciglio sbigottito. Accanto a Silente sedevano due donne, la prima aveva circa sessant'anni, i capelli grigi tenuti stretti in una crocchia dove spiccava una ciocca viola e un'espressione seriosa di chi aveva cose più importanti da fare. La seconda invece era Jocelyn Perks. Alyssa si rincuorò nel vederla lì, l'aveva incontrata il sabato precedente a Hogsmeade ma non si erano potute salutare per bene a causa dell'attacco a Katie Bell. Silente sorrise ai due giovani e gli indicò le due sedie posizionate proprio di fronte alla sua scrivania, Alyssa e Andrew si sedettero rimanendo in silenzio e attesero impazienti di sapere il motivo della loro convocazione.
-Andrew Urquhart sesto anno, Serpeverde.- disse la donna, ignorando il preside che stava per parlare. -E Alyssa Sophie Black sesto anno, Grifondoro. Avete idea del motivo per cui vi trovate qui?- al cenno di diniego dei due, la donna inspirò e si mise gli occhiali da vista come a volerli osservare meglio. -Siete i due migliori studenti di Pozioni e per questo, per la seconda volta da quando apriamo le porte del San Mungo agli studenti di Hogwarts, abbiamo deciso di dare questa possibilità a due studenti del sesto anno. Ossia voi.-
-Quello che la direttrice Von Schmidt vuole dire,- esclamò pacato Silente. -è che vogliamo dare a voi questa possibilità vista la vostra predisposizione per la materia. Un onore che normalmente diamo solo agli studenti del settimo anno.-
Alyssa guardò Jocelyn sorriderle e ricambiò ma nella sua mente arrivò il pensiero che sicuramente, la donna sapeva già della notizia anche quando si erano viste il sabato prima ai Tre Manici di Scopa.
-Dal quindici di ottobre fino al quattro novembre, sarete nostri ospiti nei laboratori del San Mungo. Avrete una giustificazione per le vostre assenze e un permesso speciale per uscire dal castello ma solo e soltanto per raggiungere l'ospedale.- spiegò Jocelyn, sorridendo ai due. -Al mattino ci sarà una Passaporta ad attendervi fuori dai cancelli di Hogwarts e la sera, tornerete con la stessa modalità. Il tutto nel pieno della sicurezza.-
***
La notizia dell'ammissione agli internati di Alyssa e Andrew era trapelata fin da subito complice Megan, la quale non appena aveva saputo che al suo ragazzo era stata data una possibilità del genere, non si era fatta scrupoli a elogiarlo con chiunque parlasse. Molti l'avevano fermata per congratularsi e lei aveva risposto con un sorriso e una battuta becera, di quelle che riservava a Madame Clémont quando tornava in biblioteca per un libro preso in prestito anni prima. Per passare il tempo aveva chiesto a Madama Pince se poteva aiutarla in qualche modo ma la donna era stata categorica, non voleva che nessuno toccasse la sua postazione.
Perciò per evitare sguardi e incontri non accetti, si rintanava nel bagno di Mirtilla o se ne stava sulle sponde del Lago Nero, ignorando l'arrivo del freddo pungente.
Quel pomeriggio vista la pioggia che cadeva imperterrita fuori dal castello, aveva optato per la Sala dei Ritratti e si era seduta a terra tra due cornici raffiguranti la battaglia di Svizzera. Era così impegnata a studiare i suoi appunti che non si accorse dell'ingresso di un ragazzo nella stanza, solo quando questo si schiarì la voce imbarazzato, Alyssa alzò gli occhi.
Harry Potter la stava guardando con un'espressione imbarazzata e la ragazza, strinse i pugni prima di affrettarsi a riprendere le sue cose e a infilarle nello zaino. Non parlava con lui da giugno ma voci di corridoio, le avevano riferito che il giovane abitava stabilmente dal padrino in un luogo sconosciuto e Alyssa immaginò essere la casa di Mary. Durante l'estate, quando origliava i discorsi tra suo nonno e suo padre, aveva scoperto che quest'ultimo si era trasferito dalla donna e che il numero dodici di Grimmauld Place era stato vandalizzato dai Mangiamorte. Si era ritrovata spogliata di tutta la sua vecchia vita e l'artefice di tutti quei cambiamenti, lo aveva di fronte.
-No aspetta Alyssa!- si affrettò a dire Harry quando la vide alzarsi di scatto da terra.
-Che diavolo vuoi, Potter.- domandò lei gelida.
-Ti vedo bene.- disse il ragazzo, con un sorriso imbarazzato.
Alyssa inarcò il sopracciglio e lo osservò per un secondo, prima di avviarsi verso la porta ma di nuovo Harry la fermò questa volta afferrandola per un braccio. La ragazza si ritirò subito dalla sua presa e incrociò le braccia al petto, guardandolo torva.
-Okay scusami,- disse il giovane, con un misto di mortificazione e imbarazzo che le fece quasi venire da ridere. -è che... sono... insomma, ho un problema...-
-Arriva al sodo, Potter. Non ho tutto il giorno.-
-Sai di Katie Bell?- chiese lui di rimando.
La ragazza sospirò e annuì. Katie era stata aggredita durante il primo sabato a Hogsmeade, Alyssa lo era venuto a sapere da alcuni studenti entrati di corsa nel pub. In un attimo tutto il villaggio si era svuotato e i ragazzi, si erano radunati ai cancelli del castello per rientrare il più in fretta possibile. Dal canto proprio l'aggressione a Katie l'aveva aiutata non poco con il suo piano di parlare con Jocelyn Perks, soprattutto per seminare Lavanda e Megan che probabilmente, erano state le candidate migliori per seguirla.
-Beh... È messa male.- continuò Harry e Alyssa lo invitò a continuare il discorso. -E... Insomma... Sai che giocava a Quidditch come...?-
-So benissimo che Katie era una Cacciatrice, la domanda è un'altra: cosa vuoi da me, Potter?- domandò la ragazza spazientita.
-Beh... Ho bisogno di una Cacciatrice.- concluse lui, sospirando.
Alyssa sbatté le palpebre sbigottita e non rispose subito, ci rifletté su. Non giocava a Quidditch dalla sera in cui parlò con Jean-Marc sugli spalti del campo del villaggio e sinceramente, non si aspettava una richiesta del genere. Harry la guardò con un'espressione speranzosa e di nuovo, la ragazza si ritrovò nella confusione più totale. Aveva abbandonato lo sport l'anno prima e alla fine, tutto il tempo guadagnato lo aveva perso dietro al suo piano di sabotare la Umbridge. Col senno di poi, si era resa conto che le sarebbe convenuto giocare piuttosto che rovinarsi la vita dietro a battaglie inutili di cui nessuno sentiva il vero bisogno.
-E lo stai chiedendo a me perché...?-
-Perché... Beh tu sei una cacciatrice bravissima e sarei uno stupido a non chiedertelo.- ribatté lui, con tono affrettato.
-Altri cacciatori hanno fatto la prova a inizio anno, puoi scegliere tra loro.- rispose, assottigliando lo sguardo.
Harry tentennò e Alyssa lo osservò sospettosa, il ragazzo spostò velocemente gli occhi da un punto all'altro della stanza senza tornare su di lei. La mente della ragazza tornò al giorno in cui Harry aveva organizzato le selezioni per il Quidditch, rimuginando sui volti dei possibili giocatori. Il viso allegro di Dean Thomas fece capolinea nella sua testa e Alyssa scosse il capo con un cipiglio vagamente divertito.
-Che io sappia Dean Thomas è veramente bravo a gio...-
-È troppo affrettato nei movimenti e tende a non ascoltare chiunque gli stia attorno, un elemento troppo irruento per la nostra squadra.- la interruppe con parole calcolate.
Alyssa inarcò un sopracciglio e per poco non scoppiò a ridergli in faccia ma si trattenne, visto chi aveva di fronte. Provava un certo astio nei confronti del giovane Potter e non se ne vergognava, dava a lui la colpa dei cambiamenti radicali nella sua vita. Era passata da una vita agiata e felice, a una dove per vivere doveva nascondersi. Non voleva aiutarlo e infatti stava per dire di no ma un moto di nostalgia la colpì in quel momento, le mancava avere qualcosa al di fuori dei suoi piani e della scuola. Sentiva il bisogno di svagare la mente dietro qualcosa che non fosse la guerra e la sua condizione familiare disastrosa perciò pensò che in fondo, il Quidditch poteva essere una buona soluzione.
-Va bene.- disse semplicemente.
Harry sgranò gli occhi sorpreso ma mai quanto lei, che dovette trattenersi dal rimangiarsi le parole appena pronunciate.
-Sul serio?-
-Sì.- ripeté lei, riluttante. -Sì giocherò nella squadra Potter.-
-Grazie Alyss...-
-Alt.- ribatté guardandolo. -Non siamo amici. Non lo saremo mai, mettitelo bene in testa. Goditi il mio aiuto nello sport, perché sarà l'unica cosa che potrai avere da me.-
Sì posizionò lo zaino in spalla e si avviò alla porta ma prima di uscire, si voltò verso di lui con un sorriso sarcastico e inclinò il capo scrutandolo.
-E salutami quello stronzo di mio padre quando lo senti.-
~
Erano trascorsi giorni da quando Harry le aveva chiesto di tornare in squadra e per tutto il tempo, non aveva fatto altro che ritagliarsi del tempo per riflettere. Non sentiva suo nonno dalla sera in cui era stata portata via con la forza e la mancanza, iniziava a farsi sentire. Madame Maxime era stata categorica, nessuna lettera, niente di niente fino a che non si sarebbe organizzata una rete di resistenza valida per poter varcare il confine con l'Inghilterra.
Nonostante si fosse ripromessa più e più volte di essere forte, la nostalgia iniziava ad essere insostenibile.
Si stava rimettendo la divisa dopo tanto tempo dall'ultima volta, non era la sua ma una di seconda mano procurata dalla scuola, il rosso porpora era scolorito e le stava grande di almeno tre taglie. Sì guardò allo specchio e si legò i capelli in una coda disordinata prima di uscire dalla stanza, Harry aveva chiesto che tutta la squadra si riunisse al campo e lei, benché non morisse dalla voglia di passare per la scuola conciata in quel modo, li stava raggiungendo. Scese le scalinate principali senza guardare in faccia nessuno e arrivò di fronte alla Sala Grande, fece per entrare nella Sala d'Ingresso e lì tentennò quando vide chi c'era dentro.
Terrence stava leggendo un libro seduto sulle panche della sala e anche da quella distanza, Alyssa riuscì a riconoscere il titolo e le si strinse il cuore nel petto. Inspirò profondamente e avanzò a passo lento lungo la stanza per arrivare al portone principale, sembrava che quei pochi metri fossero in realtà chilometri e che da un momento all'altro il suo cuore si sarebbe fermato. Fu come se il ragazzo percepì la sua presenza perché alzò gli occhi nell'istante in cui si trovava alla porta e la guardò in silenzio prima di alzarsi e raggiungerla, Alyssa aumentò il passo ma il giovane la raggiunse in poche falcate e l'affiancò uscendo con lei.
-Allora è vero ciò che si dice in giro, sei tornata a giocare.- disse semplicemente. Alyssa annuì e lui continuò. -Quindi mi darai del filo da torcere quest'anno. Sai che ho mandato via Malfoy dalla squadra? Vedrai che la coppa sarà nostra.- non ottenne risposta e ci riprovò. -Come mai hai cambiato idea? L'anno scorso dicevi che giocare ti metteva ansia e pressione, ora cosa è successo?-
-È successo che là fuori non puoi permetterti ansia e pressione.- rispose senza guardarlo. -Sono emozioni che non puoi provare se vuoi vivere.-
Terrence si voltò a osservarla ma lei continuò a tenere gli occhi fissi sul sentiero che portava al campo da Quidditch. Il ragazzo la fermò afferrandola per un braccio e la costrinse a voltarsi nella sua direzione.
-Cosa ti è successo, Lys?-
-Il tuo nome ha un bel suono.- sussurrò il giovane assorto mentre lasciava che le dita scorressero tra i capelli scuri della ragazza.
Erano sdraiati sull'erba a godersi il sole di maggio in mezzo a una mandria di studenti, immersi nell'arte del rilassamento. Il parco era diventato il luogo in cui i ragazzi potevano stare tranquilli senza che la Umbridge, si presentasse ogni tre per due a elargire sentenze infondate. Non appena erano tornate le belle giornate, Alyssa e i suoi amici avevano iniziato a radunarsi lì per stare in tranquillità e quel giorno, lei e Terrence avevano preferito stare insieme in un punto un po' più defilato del parco dove potevano ammirare anche il lago in lontananza.
-Sai che in realtà il mio nome non mi è mai piaciuto?- rispose la ragazza, poggiando il capo sul petto dell amico.
-Davvero? E quale nome avresti preferito?- domandò lui, incuriosito.
-Non so, un nome simile a quello di mia madre penso.- ribatté chiudendo gli occhi per godersi meglio il venticello che passava tra gli alberi. -In più ogni volta viene abbreviato in Aly e... Non so, lo trovo troppo semplice.-
-Non pensi di stare esagerando?- chiese sorridendole.
-Forse... Però sta di fatto che non mi piace.-
I due rimasero in silenzio rotto solo dal vociare degli altri studenti presenti lì, Alyssa mantenne gli occhi chiusi e Terrence la osservò mentre continuava a tenere la mano tra i suoi capelli. Sembrava dormisse ma sapeva che non era così anzi, si stava godendo un po' di pace dopo mesi di stress.
-Che ne pensi di Lys?- le chiese, massaggiandole la nuca dolcemente.
-Come?-
-Sì, cosa ne pensi se ti chiamassi Lys?- si spiegò meglio.
Alyssa aprì gli occhi e incontrò lo sguardo sorridente del giovane, non rispose subito ma ci pensò su mentre manteneva gli occhi fissi nei suoi e sorrise.
-Lys dici? Non mi dispiace.-
-Sì, sarà il nostro piccolo segreto.-
Alyssa lo guardò negli occhi e sbatté le palpebre quando sentì quel nome, perché solo lui la chiamava così e l'ultima volta che lo aveva sentito, era stato il giorno prima della morte di Josirée. Non meritava un nomignolo, non si meritava nulla se non l'essere ignorata completamente da chiunque lui compreso.
-Non capiresti.- mormorò lei, spostando lo sguardo sul sentiero che dovevano ancora percorrere.
-Aiutami a capire.-
Terrence allungò la mano sul suo viso e le accarezzò la guancia leggermente arrossata dal freddo, Alyssa alzò lo sguardo su di lui e si strinse le labbra tra i denti.
-È meglio che tu non sappia cosa c'è là fuori.-
La ragazza di allontanò senza dire nulla e Terrence la osservò andare via con la sensazione di averla persa, forse per sempre.
***
-Okay ragazzi questo allenamento è stato...-
-...Un completo disastro...- continuò Alyssa, con tono annoiato.
-... Interessante.- continuò Harry, lanciandole uno sguardo di ammonimento.
Alyssa scosse il capo e lasciò cadere il manico di scopa a terra a fianco a quello di Ron, che borbottava quanto fosse stupida l'idea di farlo giocare come titolare. I due nuovi battitori giocherellavano con le proprie mazze mentre aspettavano che Harry, gli desse il permesso di tornare in Sala Comune nel frattempo Ginny, parlava con la nuova cacciatrice della squadra. Quando Alyssa parlò, la più piccola degli Weasley si voltò a lanciarle un'occhiataccia degna della professoressa McGranitt.
-Stà zitta Black.- disse la rossa, assottigliando lo sguardo.
Alyssa sbuffò ma non rispose e attese impaziente che il capitano, finisse le sue considerazioni riguardo l'allenamento finito poco prima. Era stato un completo disastro su tutti i fronti, soprattutto a causa dell'ansia da prestazione di Ron, il quale continuava a imprecare ogni volta che non riusciva a parare un lancio. In breve tempo questo suo comportamento aveva innervosito tutta la squadra e i risultati erano quelli, sette ragazzi irritati e stanchi che volevano essere dovunque tranne che lì.
-No Ginny, Alyssa ha ragione.- sospirò Harry, affranto. -Abbiamo sbagliato tutti quanti. Peakes e Coote dovete capire quando è il caso di lanciare bolidi, non potete farlo così a caso.-
-Ma non si capiva nulla!- ribatté il primo, guardandolo esterrefatto. -Qualcosa dovevamo pur fare.-
-Ottima idea infatti lanciare bolidi contro il portiere della tua stessa squadra, complimenti.- disse Ginny guardandoli torva.
-... E voi cacciatrici dovete essere più unite, passarvi la pluffa e...-
-Questo perché Alyssa è una maledetta individualista.- lo interruppe Ginny.
-Io individualista? Ma se quando dovevo passarti la pluffa non c'eri mai!-
-Ero proprio accanto a te e non l'hai mai passata!-
-Perché tu l'hai fatto? Sbaglio o chiamavi solo e soltanto Demelza?- rispose Alyssa, avanzando verso di lei. -Forse non ti sei accorta che occhi e orecchie li ho anche io.-
-Giocare con te è diventato impossibile, non comunichi e vuoi avere tutta l'attenzione su di te.- ribatté Ginny, facendosi avanti.
-Pensa un po' quanto è difficile collaborare con te, che sei troppo emotiva e metti in mezzo i fatti personali nel Quidditch. Se vuoi andare avanti in questo gioco la vita privata dovresti lasciarla fuori dal campo.-
-Pensa un po', potrei dire lo stesso a te.- rispose la ragazza, assottigliando lo sguardo.
Alyssa fece per ribattere ma Harry si mise tra di loro per mettere un po' di distanza tra le due, Ginny fece uno sguardo soddisfatto che riuscì a fare irritare ancora di più la ragazza e infatti, provò a superare il ragazzo senza successo.
-Adesso basta Ginny ha ragione,- disse Harry, guardandola. -sei stata troppo individualista ma anche tu hai ragione.- detto questo si voltò verso Ginny e sospirò. -Quando avevi Alyssa a fianco hai preferito cercare Demelza e durante una partita questo, non può accadere.- si portò una mano tra i capelli e trattenne uno sbadiglio per poi guardare tutta la squadra. -Visto questi problemi, ci vediamo dopodomani per un altro allenamento. Buonanotte a tutti.-
-Scusami ma a Ron non dici niente?- domandò Alyssa, facendo concordare sia Demelza che i due battitori. -No perché non possiamo allenarci con lui che borbotta, ogni volta che non riesce a parare un tiro.-
-Che cavolo di problemi hai, Black?- sbottò Ginny. -Stasera vuoi litigare?-
-Mi rendo conto sia tuo fratello ma anche lui ha fatto degli sbagli e li deve comprendere esattamente come tutti noi.- ribatté Alyssa irritata. -Se vuoi litigare là fuori c'è Thomas che non vede l'ora di discutere con te.-
-Alyssa ha ragione,- disse Ron, affranto. -anche io ho sbagliato e devo prepararmi per il prossimo allenamento.-
-D'accordo adesso andiamo tutti a riposarci forza.- tagliò corto Harry.
La squadra lasciò il campo in pieno silenzio, troppo stanchi per continuare a litigare e mentre tornavano nel castello, Alyssa rimase indietro rispetto agli altri per poter guardare la luna sopra le loro teste.
Ebbe la sensazione di essere completamente sola.
~
Camminava a passo svelto con la sensazione che qualcuno la stesse seguendo, aumentò ancora la velocità per mettere distanza ma sembrava che chiunque fosse dietro di lei non avesse problemi a raggiungerla. Iniziò a correre lungo le strade che non aveva mai visto ma che conosceva come le sue tasche, girò lungo quella che doveva essere la via principale e si bloccò di colpo quando lo vide. Il ragazzo le tese la mano ma fu troppo tardi, chiunque fosse alle sue spalle l'aveva raggiunta. Le chiuse il naso e la bocca, lei si divincolò e provò inutilmente a staccarsi dalla presa ferrea della creatura. Sentì un forte odore di cane bagnato che le chiudeva le narici e provò una sensazione di nausea tale da farle venire i conati di vomito, ciò le diede maggiore forza e si ritrovò nuovamente a dimenarsi ma non riuscì a liberarsi.
La morse.
Qualcuno la scosse talmente forte che Lavanda urlò in preda al terrore, Alyssa sussultò a quella reazione e si allontanò dal letto dell'amica. Era come se il cuore volesse scoppiarle nel petto e i polmoni avessero un incredibile bisogno di aria, si portò una mano sul collo scoprendosi sollevata nel sentire la pelle liscia esattamente come prima di andare a dormire. Solo nel momento in cui si rese conto che tutto ciò che aveva provato era soltanto un sogno, alzò lo sguardo verso l'amica seduta diligentemente sul suo letto. Alyssa la fissava impaurita dalle sue stesse urla, stringeva le mani a pugno e provava a calmare il respiro senza riuscirci troppo. Sembrava che stesse rivivendo un qualcosa che Lavanda non poteva immaginare perché gli occhi sbarrati della giovane, erano un chiaro segno di paure già vissute. Si voltò a guardare Hermione e Ginny ma parve che nessuna delle due si fosse accorta di quello che stava accadendo nella stanza e forse ne fu anche sollevata, da quando erano tornate a scuola non si sentiva più a suo agio con le due compagne di stanza, complice le sue nuove amicizie con i Sempreverde non ben vista da nessuno dei Grifondoro. Tornò a fissare la sua amica che pareva non essersi ancora ripresa dalla paura di poco prima e dovette far fronte a tutta la sua forza per non alzarsi e andare ad abbracciarla. Alyssa era tornata a Hogwarts con una serie di traumi di cui nessuno sapeva nulla ma che innegabile ci fossero, si evinceva ogni volta che la si vedeva perdersi a osservare il cielo fuori dalla finestra o s'isolava dal mondo andando a nascondersi nei luoghi più isolati del castello.
-Sto bene, calmati.- disse, guardandola negli occhi preoccupata.
Alyssa annuì ma non riuscì a riaprire le mani tenendole ben salde in pugni così stretti da farle diventare le nocche bianche, la pelle tesa della mano sinistra faceva allargare di pochi millimetri la cicatrice che aveva sul dorso e si sentì una completa idiota nel vederla. Non era riuscita a capire la gravità della situazione e questo, non se lo sarebbe mai perdonata.
-Sul serio Alyssa,- riprese, sedendosi con i piedi a penzoloni a bordo del letto. -sto bene.-
Era la prima volta dopo un mese che riusciva a parlarle e sinceramente, non si aspettava accadesse proprio per un suo incubo. Erano mesi che sognava un lupo azzannarle il collo e più rifletteva, più non capiva se quella fosse una visione o meno. Ne avrebbe voluto parlare con la sua amica ma non in quelle condizioni, lei non era pronta ad ascoltarla e Lavanda non voleva sovraccaricarla di situazioni troppo stressanti come i suoi innumerevoli incontri notturni con i morti o le visioni del futuro dove spesso, la comprendevano.
-Sì.- rispose la ragazza. -Scusami.-
-Come stai?-
-Dovrei chiederlo io a te.- rispose Alyssa, senza alzare gli occhi dalle sue mani.
Lavanda annuì concorde ma attese comunque una risposta, non volendo perdere il contatto con lei, sapeva che Terrence era riuscito a scambiarci due parole e pensava di poter avere lo stesso privilegio del ragazzo.
-Posso farti una domanda?- riprese Lavanda, facendo annuire l'amica. -Ma... Beri dov'è?-
Era una domanda che tutto il gruppo di amici si chiedeva dal momento in cui aveva rimesso piede a Hogwarts, Alyssa adorava la civetta regalatale dai nonni. Era l'unica civetta che di tanto in tanto lasciava la Guferia di sua spontanea volontà, solo per poter stare con la sua padrona.
-E' morta.- mormorò.
Ci fu un lungo momento di silenzio dove Lavanda guardava l'amica sorpresa e l'altra non diceva nulla. Solo dopo qualche minuto i singhiozzi di Alyssa ruppero la quiete notturna.
***
Aveva gli occhiali protettivi a coprirle gli occhi e la sua attenzione, era totalmente assorbita dal calderone che aveva di fronte, non accorgendosi del ragazzo che la fissava a qualche banco di distanza. Da quando era tornata a scuola, non aveva potuto fare a meno di notare che la ragazza avesse acquisito una manualità disarmante nel maneggiare le pozioni, alle volte la lezione diventava talmente noiosa per lei che Lumacorno era costretto a trovarle qualcosa di diverso da fare. L'uomo adorava la ragazza, era tutto ciò che lui voleva in uno studente e l'unica sfortuna di Alyssa, era non essere Harry Potter.
-Professore mi scusi,- esclamò Alyssa, alzando gli occhi dal calderone. -ho notato che l'erba fondente è finita però al suo posto posso usare la...-
-Oh allora chiederò a Pomona di darmene dell'altra.- l'interruppe l'uomo con tranquillità. -Se ti manca non fa niente, buttala e non la calcolerò al tuo voto. La rifarai domani.- continuò sorridendole.
La ragazza sussultò e fissò il proprio calderone senza spegnere il fuoco, lo fece poco dopo con evidente riluttanza e questo lo portò a farsi ancora più domande sull'esperienza estiva di Alyssa. Non era riuscito più a parlarle dopo il loro incontro prima del suo allenamento, ci aveva riprovato facendosi dire da Lavanda i giorni in cui la squadra di Grifondoro si riuniva ma senza successo. Odiava il fatto di vederla sempre così, senza uno scopo e perennemente su un altro pianeta, voleva esserci anche lui su quel pianeta assieme a lei ma nonostante provasse in tutti i modi ad avvicinarla, era impossibile.
-Professore non voglio buttare il mio lavoro. Posso fare una modifica alla ricetta, riuscendo comunque a ottenere un buon risultato?-
Alyssa Black centellinava gli ingredienti da quando era tornata, aveva un'attenzione maniacale per gli sprechi e gli eccessi, arrivando anche a scusarsi con il professore se in qualche rara volta aveva sbagliato una ricetta. Quando Lumacorno le diede il suo permesso, Alyssa sospirò sollevata quando riaccese il fuoco al calderone e Terrence sbuffò sconsolato.
~
Quando la classe si svuotò Alyssa si alzò dal suo banco e si mise l'ennesima brioche di zucca trovata sul tavolo, nella tasca del mantello. Fece un respiro profondo, dopodiché con il suo miglior sorriso si avvicinò alla cattedra del professore, picchiettò l'indice sul tavolo e attese che si voltasse.
-Mi dica signorina Black.- disse sorridendole cordiale.
-Volevo propormi come sua assistente professore.- rispose mantenendo il sorriso. -Posso pensarci io a organizzarle gli ingredienti per le lezioni se me lo permette.-
Gli occhi dell'uomo s'illuminarono al suono di quelle parole e Alyssa si dovette trattenere dal gongolare orgogliosa di sé stessa. Il primo passo era fatto.
***
ANGOLO DELL'AUTRICE
Eccoci qua con un altro capitolo. Ammetto di averci lavorato tutto ieri sera per poterlo pubblicare stamattina e infatti ce l'ho fatta. E' un capitolo di passaggio dove volevo far vedere i traumi che la nostra protagonista ha acquisito dopo la battaglia al villaggio, ho pensato che dopo un vissuto del genere era infatti impossibile che lei tornasse come sempre no? Gli amici ci stanno provando a riprendere i rapporti con lei ma ci vuole tempo. Allora sorpresi degli internati al San Mungo? Saranno capitoli interessanti, fidatevi! Secondo voi cosa si sono dette Alyssa e Jocelyn ai Tre Manici di Scopa? E cosa significa il sogno di Lavanda?
Adesso ho un po' più di tempo e spero di pubblicare il prossimo capitolo entro settembre ma prendetelo sempre con le pinze, io ci proverò ma non prometto nulla.
Ebbene ho finito, ci vediamo nei commenti!
Al prossimo capitolo,
_L_Black_
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