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Capitolo 63 - Famille

Capitolo 63

La gabbietta era ormai vuota da giorni, la osservava riflessa nello specchio tentando di ricordare i giorni prima dell'arrivo di Beri in casa Black ma fu tutto inutile. Anche il suo gufo l'aveva abbandonata e si sentì ancora più impotente, nei giorni precedenti l'aveva vista soffrire ma non aveva potuto fare nulla, perché nessuno in tutto il villaggio le aveva voluto vendere gli ingredienti che le servivano. Tutti custodivano gelosamente qualsiasi cosa fosse utile a produrre pozioni casalinghe e darle a lei per usarla su un gufo, era impensabile. A cosa serviva essere una brava Pozionista, quando non potevi fare nulla per i propri cari? 

Un leggero venticello proveniente dalla finestra aperta, fece traballare la gabbietta e quel movimento, le ricordò i giorni in cui il vento forte innervosiva Beri ed era costretta a liberarla per la stanza. Chiuse gli occhi e di nuovo, provando a far tornare alla mente la sua vita, prima del suo arrivo ma di nuovo non ci riuscì. E ciò che le fece più male, fu rendersi conto che non avrebbe più ripulito la sua gabbietta con lei appollaiata sulla sua spalla, non si sarebbe più svegliata alla sua richiesta di cibo ma soprattutto, non aveva più nessuno da attendere alla finestra.
Riaprì gli occhi nel momento in cui udì dei rumori provenienti dal davanzale, senza rifletterci afferrò la bacchetta appartenuta alla sua bisnonna e scagliò il primo incantesimo che le venne in mente.

-Incarceramus.-

Arnaud si ritrovò stretto tra corde grezze e cadde di peso sul letto nel frattempo dietro di lui, Julie entrava, scavalcandolo con grazia. Alyssa ringraziò il buio della stanza, che le diede la possibilità di asciugarsi in fretta gli occhi mentre Julie, accendeva la lampada accanto al letto e le faceva segno di avvicinarsi.

-Mi liberi o no?- borbottò Arnaud contrariato dalle risate della sua amica.

Julie rise ancora più forte e Alyssa sghignazzò, puntandogli la bacchetta contro e facendo svanire le corde in un sol colpo. Il ragazzo si mise subito a sedere e fu allora, che la giovane notò lo zaino logoro sulle sue spalle. Lanciò un'occhiata a Julie, la quale si fece più seria e annuì nella sua direzione, Alyssa trattenne il fiato per un solo secondo, dopodiché raggiunse il ragazzo e fece per prendere lo zaino ma questi, si tirò indietro, guardandola torvo.

-Prima mi leghi e adesso vuoi anche il mio zaino?- domandò borbottando.

-La prossima volta ci pensi due volte, prima di entrare di soppiatto neanche fossi un ladro.- ribatté Julie al suo posto. -A proposito sei migliorata, complimenti!-

-Tutto merito di Madame Maxime.- replicò, con una scrollata di spalle. -Comunque, voi sapete che questa casa ha le porte, vero?-

-Certo che lo sappiamo.- rispose Julie, con ovvietà.

-Camille e Jean-Marc dove sono?- chiese Alyssa, ignorando l'espressione tranquilla della ragazza.

-Alla consueta cena di Iphigénie Mercier.- rispose Julie, sedendosi sul letto accanto ad Arnaud.

-Un'altra cena? Ma quante ne fa?- domandò, sorpresa.

-Una al mese e quando litiga con il fratello, guarda caso come adesso, ne fa due.- spiegò Arnaud nel mentre che si sfilava lo zaino dalle spalle.

Il ragazzo le lanciò un'ultima occhiata prima di aprirlo, dopodiché le passò una scatola ricoperta malamente da fogli di giornale. Alyssa la prese e, senza attendere oltre, andò alla scrivania per scartarla. Al suo interno c'erano pile di registri dall'aria consunta e un plico di vecchi giornali, sospirò rincuorata e la richiuse subito, per riporla nel primo cassetto con l'intenzione di visionarli con calma il giorno dopo.

-Pronta? Venti giorni e sarai a Beauxbatons.- le disse Julie, sorridendo.

-Un po' in ansia, a dire la verità.- rispose, con un mezzo sorriso.

Quei giorni erano trascorsi così velocemente che non si era fermata molto a riflettere sulla sua decisione. Ciò che più l'aveva preoccupata, era come avvisare i suoi amici che non l'avrebbero più rivista ma forse era meglio così.
Si sarebbero abituati alla sua assenza più facilmente se l'avessero odiata.
Si sedette sul letto e Arnaud le cinse le spalle con un braccio, sorridendole gentile.

-Non sarai sola, ci saremo noi.- asserì, incoraggiante.

Da quando l'aveva conosciuto, aveva imparato subito a conoscere Arnaud. Era un ragazzo solare, sempre pronto a dare una mano a chiunque avesse bisogno di un aiuto e per lui, farla ridere era diventata una missione di vita. Con Camille le regalavano scenette divertenti, tanto da farle dimenticare per qualche secondo i suoi dilemmi interiori.
Gli sorrise e fece per rispondere ma l'ennesimo rumore alla finestra, la fece desistere. Di nuovo afferrò la bacchetta ma questa volta, Julie la fermò nell'esatto istante in cui Camille fece il suo ingresso nella stanza.

-Uccidetemi adesso.- esclamò con fare teatrale, mentre si buttava sul letto, incurante della presenza di Arnaud e gli altri.

-Dov'è Jean-Marc?- si informò Julie, guardandola.

-Sta litigando con zia Iphigénie. Manca poco alla luna piena e lei, pretende che si vada a nascondere a Beauxbatons ma lui non vuole mettere in pericolo Elsa e César. Madame Maxime ha assicurato che gli spogliatoi del vecchio campo di Quidditch del Village sono perfetti ma zia, ha paura.-

-In pratica la solita litigata.- rispose Julie, sospirando. -Beh dai, è già tanto che lo accetta.-

-Perché non doveva accettarlo? Jean è un bravissimo ragazzo, non vedo dove sia il problema.- s'intromise Alyssa, con fare sprezzante.

-Purtroppo su queste cose siamo identici a voi inglesi.- ribatté con un'alzata di spalle. -Anche voi siete razzisti e Iphigénie, ci sta mettendo un po' ad abituarsi alla situazione del figlio.-

-Già, è il suo unico figlio e in più, zia lo ha cresciuto da sola. Papà le sta accanto ma è difficile accettare che il suo ragazzo, non potrà inseguire più i suoi sogni.- le spiegò Camille, sospirando.

-Il padre di Jean che fine ha fatto?- chiese, sedendosi a terra di fronte a loro.

-Era un babbano, è scappato nel momento in cui ha scoperto che moglie e figlio erano maghi.- rispose, guardandola. -Zia è riuscita fino all'ultimo a nascondere le sue origini al marito, fingendosi un'ottima babbana ma nel momento in cui è arrivata la lettera da Beauxbatons, non ha potuto fare altro che spiegare. È il motivo per cui papà e zia non si sono parlati per anni, dopo la sua fuga sono venuti a vivere qui e da allora sono tornati a parlarsi.-

-Alle volte anche i genitori sbagliano.- disse Arnaud, sospirando.

Alyssa annuì ma non rispose, era ben consapevole che le parole del ragazzo fossero fin troppo perfette per la sua disastrosa situazione familiare. Si alzò dal suo posto e lo sguardo le cadde su Julie, la quale stava giocherellando con la fibbia della sua tracolla che aveva lasciato sulla scrivania il giorno stesso in cui erano arrivati in Francia.

-Quella tracolla è bellissima!- esclamò Camille, indicandola con un cenno del mento.

Julie annuì concorde e Alyssa guardò prima Camille poi la borsa. Era stata attirata subito da quell'oggetto, sin dal momento in cui l'aveva ritrovata nella soffitta di Grimmauld Place quando aveva dieci anni poi, una volta scoperto essere appartenuta a suo padre, aveva deciso di usarla una volta arrivata a Hogwarts.
Le si era attaccata in modo viscerale, pensando che un giorno suo padre avrebbe apprezzato il semplice gesto di usarla anche lei a scuola. Ma mesi prima si era accorta che no, non era la figlia che lui voleva anzi, era l'esatto contrario e solo Harry era riuscito a renderlo veramente orgoglioso. Si ricordava ancora le lunghe chiacchierate dei due durante le vacanze di Natale e lei, semplicemente aveva preferito stare dietro a un calderone, perché lì sapeva di essere apprezzata.
La borsa tanto amata ormai non era altro che quello. Una vecchia e semplice borsa.

-Se vuoi puoi prenderla.- rispose di getto. -Tanto avevo intenzione di cambiarla.-

-Sul serio? Sei sicura? È bellissima.- ribatté Camille, sgranando gli occhi.

Anche Julie la guardò sorpresa e forse il motivo di tanto stupore era dato dal fatto che la ragazza, era rimasta in silenzio per un po'. Ma Alyssa ignorò quelle reazioni e sorrise annuendo a Camille, che si era alzata e aveva raggiunto Julie per ammirare meglio la tracolla.

-Ti ripeto di sì. Voglio cambiarla soprattutto perché si rompe spesso.- disse nel tono più convincente possibile.

Le ragazze dovettero crederle perché Camille sorrise radiosa e l'aprì per osservare meglio le varie tasche e Julie, l'aiutò a togliere i libri che Alyssa aveva lasciato al suo interno.

-Oh sta arrivando anche Jean.- disse Arnaud, lanciando un'occhiata fuori dalla finestra dove vide il ragazzo si stava arrampicando. -Non potevi usare una scopa?-

-Ho bisogno di sfogarmi.- ribatté brusco, mentre entrava scavalcando il davanzale.

-E ti sfoghi arrampicandoti per le case? Che modo strano.- sogghignò Julie.

La ragazza si guadagnò un'occhiataccia da Jean, il quale si gettò sul letto, incurante della presenza di Arnaud e iniziò a giocherellare con il filo delle tende. -È mai possibile che a ogni luna piena, mia madre impazzisca?-

-Suvvia Jean, zia ha bisogno di tempo per abituarsi.- rispose Camille, intenta a curiosare nella borsa.

-Andiamo a novembre sarà un anno, quanto tempo le serve ancora?-

-Tanto a quanto pare.- disse Arnaud, guardandolo con una scrollata di spalle. -Ma hey, noi ti accettiamo. Anche se il giorno dopo puzzi di cane.-

-Grazie Arnaud, tu sì che fai star meglio le persone.- borbottò assottigliando lo sguardo.

Arnaud sorrise gentile e fece un cenno di riverenza, facendo ridere le ragazze e irritare ancora di più l'amico, che gli lanciò contro il cuscino della padrona di casa. Alyssa osservò il giovane per qualche secondo, lui se ne accorse subito e i loro sguardi s'incrociarono giusto il tempo di farle vedere tutta la frustrazione di quella situazione paradossale. Si avvicinò al letto e si sedette a terra, posando il mento sul materasso, intercettando nuovamente i suoi occhi.

-Non sei il mio tipo Black, te l'ho già detto.- disse il ragazzo, guardandola.

-Neanche tu sei il mio tipo.- ribatté lei, mantenendo il contatto visivo. -Vuoi che convinco nonno a parlarle?-

Da che si conoscevano, facevano sempre così. Agli occhi degli altri poteva sembrare che ci fosse del tenero tra loro ma non era affatto così, Jean e Alyssa si divertivano a confermare l'ovvietà della loro amicizia nel modo più semplice possibile. La verità era che Jean, sfruttava quel loro gioco per sdrammatizzare la sua precaria situazione e Alyssa, semplicemente lo assecondava.

-No, non serve.- rispose il ragazzo, continuando a fissarla. -Si abituerà al fatto di avere un figlio maledetto.-

***

Quel giorno splendeva il sole, dopo mesi di pioggia e nuvole finalmente il cielo era di un azzurro privo di qualsivoglia sbavatura.
Lo osservò a lungo, strizzando gli occhi a causa della troppa luce e per un lungo momento, dimenticò il motivo per il quale si trovavano lì.
Terry accanto a lei le strinse la mano e fu costretta a smettere di fissare ossessivamente il cielo, per tornare alla realtà. Incrociò lo sguardo incoraggiante del ragazzo e si chiese perché mai si era ritrovata a chiamarlo due giorni in preda a una crisi isterica. Avrebbe potuto scrivere a Terrence, a Andrew o a Megan, eppure il primo pensiero è stato presentarsi a casa sua e scoppiare in un pianto che non era ancora riuscita a calmare del tutto.
Lise la richiamò con una gomitata e fece un respiro profondo, prima di voltarsi a guardare la bara che era stata appena calata nella buca. Vide sua madre lanciare della terra e così anche suo padre e sua sorella, lei invece stringeva ossessivamente una rosa rossa tra le dita e non accennava a muovere un muscolo. Terry lasciò la sua mano per circondarle le spalle con il braccio e le diede un bacio sulla tempia, mentre con tutta la calma possibile, l'accompagnava di fronte a quella che sarebbe stata la casa eterna di sua nonna.

-Non appassirà.- le sussurrò all'orecchio. -L'ho incantata così che rimarrà per sempre accanto a lei.-

Tracey lo sapeva bene, lo aveva sorpreso a farlo poco prima di andare al cimitero. Tuttavia non si sentiva ancora pronta a lasciarla andare via, quella era stata l'ultima rosa raccolta dalla donna prima di morire e non riusciva proprio a pensare di abbandonarla così.

-Se vuoi, puoi tenerla e magari potrai dirle addio con un po' di terra, che ne dici?- mormorò il ragazzo, ignorando gli sguardi delle persone attorno a loro, che attendevano il loro turno per dire addio a MaryAnn Lockwood.

La ragazza scosse il capo e fece un respiro profondo, prima di fare un altro passo verso la buca e lanciare ancora un ultimo sguardo al cielo azzurro sopra di loro. -Pensi che sia lei, la causa di tutto questo sole?- disse a bassa voce per far sì che solo Terry la potesse ascoltare.

-Secondo me sì, Mary amava i colori e credo proprio che voglia dirci addio con il blu.- le disse, stringendola in un abbraccio mentre con la mano libera le asciugava una lacrima sfuggita al suo controllo.

Tracey annuì alle sue parole e si staccò dalla presa del ragazzo, per chinarsi. Anche da quell'altezza, riusciva a leggere la targa affissa sul coperchio della bara e le si strinse il cuore, quando lasciò cadere la rosa che si posò con grazia sul legno chiaro.
Poco più tardi, quando anche l'ultima persona lanciò una manciata di terra, la fossa venne richiusa con gesti meccanici degli addetti del Ministero e di MaryAnn Lockwood, rimase solo una lapide.

~

-Condoglianze, Tracey.- esclamò Megan, lanciandosi su di lei.

La chiuse in un abbraccio e la ragazza sgranò gli occhi dalla sorpresa, erano giorni che non la vedeva e quasi si era dimenticata totalmente dei modi di fare espansivi della giovane Tassorosso. Andrew si avvicinò a loro e posò le mani sulle spalle della ragazza per allontanarla da lei, facendo sì che Tracey potesse tornare a respirare. Poco distante da loro, Terrence e Lavanda stavano dando le loro condoglianze a Lise e inclinò il capo curiosa, nel vedere la Grifondoro tra quello stormo di Serpeverde.

-Sua sorella e il marito l'hanno accompagnata.- rispose Andrew, intuendo ciò che doveva passarle per la testa e indicò con un cenno del capo la coppia, che stava parlando con i signori Davies.

-Ho preso del succo di arancia per te e della gelatina di lamponi a tua sorella. Non credo di starle molto simpatico, prima mi ha detto che sono un'idiota.- esclamò Terry, porgendole il bicchiere. -Siete proprio sorelle ma tu sei decisamente più bella. E simpatica... Hey ma quella lì chi è?- chiese, indicando la donna che stava parlando con nonna Ines.

Tracey si alzò sulle punte e aguzzò la vista per capire di chi si trattasse e sgranò gli occhi, quando la riconobbe. -È Giselle Higgs, la madre di Terrence.-

-Perché ti sorprendi di vederla?- domandò Andrew, guardandola. -Era ovvio che ci fosse, in fondo è pur sempre nostra zia.-

-Acquisita, non di sangue.- ribatté la ragazza, guardandolo. -C'è anche quello stronzo del marito?- 

-Sì, c'è.- rispose una voce dietro di lei.

Tracey impallidì all'istante mentre Andrew, iniziò abbassò la nuca imbarazzato. Terry e Megan invece, si voltarono incuriositi e nessuno dei due si sorprese di trovarsi di fronte a uno degli uomini più temuti d'Inghilterra. L'uomo metteva timore con il solo sguardo e Tracey lo sapeva bene, per questo ci mise più degli altri a voltarsi verso di lui. Benché da bambina lo aveva chiamato zio proprio come Manfred Urquhart, Ares Higgs non lo aveva mai visto come tale anzi. Se ne aveva la possibilità preferiva evitarlo, anche a costo di sembrare sgradevole.

-Condoglianze, Tracey.- disse in tono duro. -Ti perdonerò solo perché so bene che questi sono momenti stressanti e non avresti mai detto quelle parole. Quantomeno non in pubblico.-

-Io... beh, non è che proprio intendevo dire... ma sai non ricordo neanche cos'ho detto.- balbettò, grattandosi la nuca imbarazzata.

-Hai detto che è uno stronzo.- disse Megan, fissando l'uomo di fronte a loro.

Se avesse potuto ucciderla con il solo sguardo, lo avrebbe fatto in quel preciso istante fregandosene di tutti i presenti e Andrew questo dovette intuirlo, perché si avvicinò alla sua ragazza e le sussurrò qualcosa nell'orecchio. Ares alzò il mento ma non rispose e Tracey sapeva bene quanto lui amasse far crogiolare le sue vittime nell'incertezza prima di sferrare il suo colpo di grazia. Terry le prese la mano e la strinse così forte da farle scricchiolare le ossa ma non se ne accorse neanche, troppo intenta ad aspettare quel colpo che non arrivò mai.

-I tuoi genitori dove sono?-

-Sono impegnati.- rispose, sbattendo le palpebre sorpresa del cambio di rotta. -Ma c'è mio zio lì se vuoi.- disse, indicando un uomo dai capelli scuri.

Ares lanciò un'occhiata ad Alexander Davies e arricciò le labbra infastidito. Un gesto che tutti i ragazzi avevano notato e infatti, Tracey e Andrew si lanciarono un'occhiata preoccupata ma nessuno dei due disse nulla, preferendo parlarne più tardi quando tutte le persone avrebbero abbandonato casa Davies.

-Aspetterò che si liberino. Ancora condoglianze.-

Ares se ne andò e tutti i ragazzi poterono tirare un sospiro di sollievo. Quando si accorse di avere ancora le dita strette a quelle di Terry, si staccò per poi bere il succo tutto d'un sorso.

-Vuoi che te ne prendo un altro?- chiese il ragazzo, guardandola con apprensione.

-Preferirei un whiskey a dire la verità.-

-Quello c'è l'ho io!- esclamò Megan, raggiante.

Terry e Tracey si guardarono scettici prima di voltarsi verso la bionda, che di tutta risposta faceva uscire dalla tasca della sua borsetta una fiaschetta dall'aria consunta. L'aprì e versò tutto il contenuto nel bicchiere dell'amica, sotto gli sguardi attoniti dei due.

-Megan perché vai in giro con del Whiskey nella borsa?- chiese Terry, mentre Tracey prendeva il primo sorso.

-Può sempre servire.- rispose con una scrollata di spalle e Andrew sospirò, scuotendo il capo.

-Mio padre se ne è andato?- domandò Terrence, avvicinandosi a loro con Lavanda al seguito.

-Sì e credo che mi ucciderà.- ribatté Tracey, mentre si lasciava abbracciare da Lavanda.

-È davvero una cattiva persona.- disse Megan, annuendo con vigore.

-Non mi sorprende.- rispose con un'alzata di spalle.

-Sei riuscita a venire.- disse Andrew, guardando Lavanda.

-Ovvio, sarei venuta da sola ma sai i due Pitbull laggiù,- esclamò, indicando la sorella e il marito poco distanti. -erano dell'idea che non era il caso di presentarsi non accompagnata. In altre parole bentornati nel Medioevo, amici- disse con fare ironico.

Terry guardò Tracey di sottecchi e provò un moto di soddisfazione, quando vide il primo sorriso divertito dalla morte della nonna. Lavanda si accorse di quel passo avanti e lanciò un'occhiolino d'intesa a Terry, che sorrise apertamente.

-Ma dai c'è lo zio Alex.- esclamò Terrence, guardando poco più in là dove l'uomo stava chiacchierando con Delilah Urquhart.

-Sì è tornato apposta per il funerale.- lo informò Tracey, annuendo.

Fu come se l'uomo li avesse sentiti, perché alzò gli occhi su di loro e Tracey giurò di averlo visto stringere le labbra, aguzzò meglio la vista e scoprì che no, suo zio non stava guardando il gruppo ma qualcuno alle spalle di Tracey. Si voltò per seguire la traiettoria e si sorprese, nello scoprire che quella reazione era dovuta alla presenza di Ares Higgs. Quando si girò di nuovo verso i suoi compagni, per poco non le andò la saliva di traverso quando si trovò di fronte proprio suo zio che, in barba alla situazione, stava bevendo un bel bicchiere di whisky proprio come lei.

-Fingerò che quel bicchiere sia pieno di succo d'arancia.- disse sorridendole complice. -Ma che bella combriccola che c'è qui!- continuò.

L'uomo scrutò a fondo Lavanda, Megan e Terry fino a posare il suo sguardo su Terrence, che gli fece un cenno di saluto sorridendo e tornò a fissare la bionda Grifondoro vicino al ragazzo. Sia i Davies che gli Urquhart sapevano bene la situazione di Terrence, addirittura Alwyn si era prodigato a cercare i Black nella lista degli inglesi residenti in Irlanda e Kara, aveva provato a rintracciare Sirius con scarsi risultati. 

-E quindi lei è la famosa Alyssa Black, finalmente ci conosciamo.- disse, porgendole la mano. -Il nostro Terrence ha proprio buon gusto, complimenti.-

-Oh no no, non sono io Alyssa.- si affrettò a dire la ragazza.

-Lei è Lavanda Brown.- spiegò Terrence, imbarazzato da quella insinuazione. -La migliore amica di Alyssa.- 

Alexander sbatté le palpebre e la osservò meglio, effettivamente la giovane non somigliava né a Sirius Black, né tantomeno a Dahlìa Moldian ma non si lasciò prendere dalla gaffe e ridacchiò divertito nel vedere i due così impacciati. Bevve un sorso di whisky e si appoggiò al tavolo di fronte ai ragazzi rimanendo in silenzio, per anni infatti aveva visto i tre ragazzi stare sempre insieme, senza dare la possibilità a nessuno di avvicinarsi a loro e vederli parte di un gruppo, gli diede un po' di soddisfazione che non si preoccupò di celare. 

-La storia quindi non è cambiata, le ragazze di Grifondoro continuano ad essere tra le più belle.- esclamò, facendo un'occhiolino alla giovane. Lavanda arrossì e Alexander ridacchiò. -Magari qualcuna fosse finita in Corvonero ai miei tempi.-

-È stato un Corvonero, signor Davies?- domandò Terry con un moto d'orgoglio.

-Primo e unico Davies ad esserlo. Questi poveri stolti non sanno cosa si sono persi.- rispose con tono compiaciuto.

-Tra noi c'è un Corvonero mancato però.- s'intromise Andrew, dando una gomitata a Terrence.

Lavanda si girò in direzione del ragazzo e lo scrutò attentamente con un'espressione indecifrabile che incuriosì Tracey.

***

La pioggia cadeva incessantemente dalla mattina precedente, battendo con cadenza regolare sul vetro reso opaco dall'umidità. Nel salotto regnava il silenzio da ore ormai, l'uomo era seduto sulla sua poltrona e ogni tanto, chiedeva della limonata al suo fedele elfo, la ragazza invece se ne stava raggomitolata sul divano sbocconcellando qualche biscotto di tanto in tanto. Una scena all'apparenza normalissima, se non fosse stato per la quantità di giornali e libri disseminati su tutto il pavimento. La pioggia quel giorno era stata provvidenziale, dando la scusa ai due per non uscire di casa così da controllarli uno ad uno con tutta calma senza dover dare spiegazioni alcuna e il perché di quella segretezza era dovuta al fatto che si erano rimessi sulle tracce di Regulus Black. L'idea era venuta ad Alyssa alla fine di un allenamento a Beauxbatons, quando Jean l'aveva riportata nella Sala delle Vittorie della scuola e aveva potuto dare un'altra occhiata alle foto delle sue parenti. Lì la sua mente aveva iniziato a lavorare, perché non poteva essere un caso che la casa comprata da suo zio, fosse proprio nel luogo di nascita della sua nonna materna e una volta raccontato i suoi dubbi a Orion, non c'era voluto molto perché anche lui facesse un veloce calcolo. Convincere Arnaud a farle avere gli articoli di giornale e i libri anagrafici del paese era stato facile e la scusa, gliel'aveva data proprio la nonna del ragazzo che tanto ci teneva a farle studiare la storia del luogo. 

-Ho trovato qualcosa!- esclamò Orion, facendo sobbalzare l'elfo che stava provando a mettere ordine in mezzo a quel caos.

Alyssa balzò in piedi nello stesso istante in cui il nonno faceva lo stesso e all'unisono si avvicinarono al tavolo, Orion posò il giornale su di esso facendo sì che anche la ragazza potesse dare un'occhiata. L'uomo con un colpo di bacchetta sottolineò il paragrafo che interessava loro per rendere più semplice la lettura a tutti e due mentre con un gesto automatico, Alyssa chiuse con un incantesimo non verbale gli scuri del salotto per non essere vittime di occhi indiscreti.

-Ecco vedi? "Sylvain Charpentier e Cécile Moreaux annunciano il loro matrimonio in data 15 ottobre 1939".

-Non è un dato così importante. - ribatté la ragazza, arricciando le labbra.

-No Alyssa tu non capisci, ti limiti a cercare su Regulus quando in realtà, devi ampliare la ricerca alla tua famiglia materna.- rispose Orion, guardandola negli occhi. -Rifletti, perché Regulus ha cercato una casa qui?-

-Perché voleva scappare.- disse con tono ovvio.

-Ma avrebbe potuto scegliere qualsiasi altro posto, Parigi per esempio.- continuò l'uomo. -Il ragionamento poi l'hai fatto tu stessa, c'è un collegamento tra Regulus e tua madre, dobbiamo trovarlo e per farlo, ci tocca sapere qualcosa di più sui Moldian.- 

Alyssa sbatté le palpebre un paio di volte, prima di addentarsi il labbro inferiore e annuì con imbarazzo. Alle volte si chiudeva così tanto nei suoi pensieri che perdeva il senso della ragione e quando ciò accadeva, si ritrovava a dover dar ragione a suo padre e a quelle persone che a giugno, l'avevano messa di fronte ai suoi sbagli. Nei momenti in cui ciò capitava, la ragazza veniva assalita dagli innumerevoli sensi di colpa con cui ormai conviveva da giugno. Orion la guardò e sospirò; era deluso da sé stesso e dal suo comportamento, la ricerca di Regulus l'aveva reso cieco nei confronti della nipote che non si era ancora ripresa dagli avvenimenti di qualche mese prima. 

-Scopriamo le origini di Dahlìa e solo allora, riusciremo a capire il filo che la lega a Regulus.- le disse con tono carezzevole. -Smettila di credere che sei sbagliata, perché non è così.-

La ragazza annuì e sospirò non del tutto convinta delle parole di suo nonno, tuttavia non rispose e preferì prendere l'ennesimo registro anagrafico del Village, questa volta puntando la ricerca di sua nonna. Calcolando all'incirca l'età che poteva avere, Alyssa si soffermò principalmente su quelli tra il 1939 e il 1942 mentre Orion, tornò a cercare tra i vari giornali dell'epoca. Mentre davanti agli occhi le scorrevano i vari nomi di bambini nati alla fine del 1939, la sua mente tornò a ciò che mesi prima le aveva riferito Terrence riguardo allo Scrigno di Kairos che non erano ancora riusciti ad aprire. 

~

Hogwarts maggio 1995

Si era chiesta più volte se le sue scelte, erano giuste o sbagliate ma in quel momento, con gli occhi puntati su Theodore e Lisa Turpin che studiavano stando così vicini, si disse che in fondo era andata bene comunque. Lo odiava, certo ma non poteva non riflettere al suo stesso comportamento. Quando aveva iniziato a mentire? Qual era stato l'istante esatto in cui aveva raccontato una bugia a Theodore? In fondo era anche colpa sua e per un attimo, quando la stava portando dalla Umbridge, le era venuta voglia di chiedergli scusa ma le era passata nell'esatto istante in cui, una volta chiusa la porta, la donna le aveva puntato la bacchetta contro. Rabbrividì a quel pensiero e scosse il capo, addentandosi il labbro inferiore. Theodore non ne sapeva nulla eppure non si era fatto scrupoli a portarla da lei e quel gesto, non avrebbe mai potuto dimenticarlo. 

-Sei sempre pensierosa, successo qualcosa?- 

Riconobbe subito la voce che le stava parlando e un mezzo sorriso le spuntò sulle labbra, prima di alzare lo sguardo su di lui. Aveva imparato a riconoscere i vari toni che utilizzava con lei, arrivando al punto di schematizzarli nella sua testa. C'è n'era uno che usava quando voleva farla sorridere oppure un altro imbarazzato per qualcosa che aveva detto o fatto, le veniva spontaneo riconoscerli tutti da quando erano rimasti a parlare nel laboratorio di Pozioni durante la prima lezione in cui era diventato il suo compagno di banco. Terrence la stava guardando con il suo solito sorriso e Alyssa si ritrovò a osservarlo con calma, non riflettendo sul fatto che lui attendeva una sua risposta. Da quando entrambi erano tornati single, potevano vivere la loro amicizia alla luce del sole e da che ciò accadeva, erano decisamente più tranquilli rispetto a mesi prima, quando sia Astoria che Theodore non aiutavano il loro rapporto. 

-Allora? Beri ti ha morso la lingua?- chiese il ragazzo, sedendosi accanto a lei sul prato.

-Scusa, mi ero incantata.- rispose, vagamente imbarazzata e chiuse gli occhi per godersi il sole. Quando li riaprì, trovò Terrence a osservarla e gli sorrise, prima di aprire la sua borsa per offrirgli una merendina alla zucca. -Mi stavi cercando?-

-Effettivamente sì,- disse, afferrando il dolcetto. -sai giusto ieri stavo studiando Aritmanzia e mi è tornato in mente lo Scrigno di Kairos.- si guardò attorno e abbassò la voce, per poi avvicinarsi di più a lei. -Si è aperto?- 

Alyssa trattenne il fiato e lanciò un'occhiata alle persone attorno a loro, per paura di essere ascoltati. Negò con un cenno del capo e Terrence sospirò, portandosi una mano sul viso, prima di farsi più vicino al suo orecchio.

-Un Indicibile non può rendere le cose così facili. Manca qualcosa e secondo me, sono date. Lo spiega lo stesso autore del libro ma io, ero troppo accecato dalla scoperta dello Scrigno per ricordarmelo.-

-Date?-

-Esatto.- confermò annuendo. -Dovremmo lavorare sulle date, di chi era quello scrigno?-

-Era di...- fece per parlare ma si bloccò. -Perché me lo chiedi?-

-Perché forse sono date a lui collegate. Sai tipo compleanni, cose del genere.-

~

-Nonno?- lo richiamò la ragazza, facendogli cenno di avvicinarsi. Non appena l'uomo le fu accanto, Alyssa alzò gli occhi su di lui come se fosse stata colta da un'illuminazione e forse, era proprio così. -A maggio ho parlato con Terrence... ti prego non fare quella faccia e ascoltami, prima di arrabbiarti- disse subito, non appena notò l'espressione accigliata di Orion. -Beh mi disse che gli era sembrato troppo semplice e che quindi secondo lui manca qualcosa...-

-E ti serviva il figlio di Higgs per arrivarci?- l'interruppe lui, con tono sarcastico.

-Simpatico, se mi lasciassi finire scopriresti che secondo il suo modesto parere, ciò che manca sono date. Dov'è il risultato dell'esercizio?- chiese, guardandosi intorno. 

Orion preferì non rispondere e sospirò esasperato, mentre tornava al davanzale della finestra per rovistare tra i vari fogli volanti scribacchiati in quelle ore. Dopo appena due minuti di ricerca, trovò l'appunto preso mesi prima e tornò dalla nipote, che lo riscrisse su una foglio pulito. L'uomo l'osservò vagamente incuriosito ma Alyssa non badò a quegli sguardi inespressivi del nonno e si mise subito a lavoro cercando l'albero genealogico delle famiglie Moreaux e Charpentier. Trovò prima uno poi l'altro e li srotolò sul tavolo, scrutandolo con attenzione.  

-Pensi che possiamo trovare l'albero genealogico della famiglia Moldian?- domandò, senza staccare gli occhi dai fogli. 

-Forse. Kreacher?- attese che l'Elfo si palesasse di fronte a loro e continuò. -Ricordi gli scatoloni che abbiamo trovato su in soffitta?- la creatura annuì. -Puoi portarli qui per favore?-

-Subito, mio signore.- 

Kreacher scomparve e Alyssa diede un'occhiata al caos attorno a loro, alla ricerca dei registri di morte. Quando li trovò sospirò di sollievo e si apprestò a prenderli, per consultarli. Orion la osservò rimanendo sempre in silenzio e la sua mente, tornò ai tempi in cui la nipote non era altro che una bambina scalmanata, sempre pronta a giocare e a trovare una scusa qualsiasi per non studiare. La bambina che aveva di fronte era cresciuta, diventando la ragazza che Walburga aveva sempre sognato. 

-Ho trovato la data di morte di Cécile ma non quella di Sophie.- disse, indicando con l'indice il nome della donna sul registro. -Forse è scritto da un'altra parte?-

-No la legge magica, a differenza di quella Babbana, impone che quando una persona scompare, siano i suoi eredi a decidere. Pensa che ci sono persone con mille e più anni su quei registri.-

-Quindi significa che mia madre e sua sorella, dovevano scegliere cosa fare.- commentò incuriosita.

-Probabilmente non ne hanno avuto il tempo perché, da che ricordo, scomparve qualche giorno prima della morte di tua madre. Di Grace non ne ho mai saputo nulla, secondo Sirius è morta e non appena gli Auror hanno fatto cadere tutte le accuse su di lui, è anche andato al Ministero per risolvere la questione ma nulla, deve essere un parente di sangue quindi...-

-Stanno aspettando che io compia diciassette anni, vero?- l'interruppe senza alzare lo sguardo dal registro.

Orion trattenne il fiato prima di annuire con aria colpevole. In realtà lo sapeva da anni, quando dovette andare al Ministero per risolvere la questione del suo affidamento ma con Walburga, avevano optato di non dirle nulla almeno fino a quando non fosse stata abbastanza grande da comprendere la situazione. Alyssa rimase in silenzio con lo sguardo fisso su quei nomi a lei sconosciuti e Orion attese con pazienza che gli dicesse qualcosa, qualsiasi cosa che non lo facesse star male per la scelta fatta in passato. Ma la ragazza non disse nulla, almeno fino a quando non sussultò, come se fosse stata in preda di una scossa elettrica e alzò gli occhi nocciola su di lui con impazienza.

-Avete dovuto decidere voi per...- 

Lasciò che la frase cadesse perché Orion comprese subito dove la nipote volesse andare a parare e annuì, con aria consapevole. Il giorno in cui firmò gli atti di morte di suo figlio era ancora impresso nella sua mente e anche a distanza di anni, sentiva i sensi di colpa attanagliargli lo stomaco fino a farlo vomitare tutto ciò che aveva in corpo. Fu una dei pochi litigi avuti con Walburga, per mesi la donna non gli parlò e, se non fosse stato per l'arrivo di Alyssa, probabilmente lo avrebbe abbandonato a sé stesso. 

-Scrivi la data di nascita e di morte di Cécile, poi assomma quella di nascita di Sophie, aggiungendo anche il risultato dell'esercizio di Natale.- ordinò Alyssa, senza guardarlo. 

Orion si ritrovò a seguire le indicazioni della nipote come un automa, trascrisse i dati con fare meccanico e non appena ebbe il risultato, si allontanò per raggiungere lo Scrigno di Kairos posto sulla credenza di fronte al quadro del cavallo pazzo. Alyssa lo osservò da lontano mentre scriveva il risultato che gli era uscito sul bauletto e sgranò gli occhi quando udì un suono impercettibile provenire dal cassettino inferiore. Fu talmente labile che Orion non se ne accorse, almeno fino a che non si voltò e vide il volto pietrificato della nipote. 

-Che c'è?- chiese, sgomento.

Alyssa non gli rispose e si precipitò al suo fianco per provare ad aprire il cassetto ma nulla, questo non si mosse di un millimetro. -Lo senti?- disse, mentre scriveva di nuovo il risultato per far sì che anche lui potesse ascoltarlo e in effetti, questa volta ci riuscì perché sussultò al suono meccanico che lo Scrigno fece.

-Significa che siamo sulla buona strada, ma cosa manca?- domandò l'uomo con fare pensante.

La ragazza non ebbe il tempo di rispondere, perché un pof li costrinse a voltarsi in direzione del centro della stanza, dove Kreacher si era Materializzato con in mano uno scatolone dall'aria polverosa. Lo lasciò lì e Orion lo ringraziò mentre si apprestava ad aprirlo per vedere il contenuto, tuttavia l'Elfo rimase lì, come se fosse indeciso della sua prossima mossa. Alyssa questo lo notò e infatti, gli si avvicinò con calma e si abbassò alla sua stessa altezza, continuando a guardarlo negli occhi.

-C'è qualche problema, Kreacher?- chiese, con tono tranquillo.

-Kreacher...-

-Sì?-

-Kreacher voleva domandare se il signore e la signorina fossero a conoscenza del cimitero sotterraneo.-

Orion si strozzò con la sua stessa saliva mentre Alyssa rimase a bocca aperta, sembrava come se avesse perso l'uso della parola e forse per qualche secondo fu così perché non fiatò. La stanza era piombata in un silenzio spettrale e nessuno dei tre sembrava volesse spezzare quella sorta di quiete irreale, fu Kreacher a trovare il coraggio di dire qualcosa. Tossicchiò portandosi la mano alla bocca ma i suoi grandi occhi tradivano per lui l'imbarazzo misto a paura che stava provando in quel momento, sperò che Alyssa lo rincuorasse ma la ragazza era ancora in trance, per cui fu costretto a prendere in mano la situazione per tutti quanti.

-S... Sì, si trova s... sotto la cantina, signorina.- balbettò, abbassando lo sguardo sul piede che stava calpestando il parquet con insistenza. 

-Perché non ce l'hai detto subito, Kreacher?- tuonò Orion, risvegliandosi dal suo torpore e facendo sussultare sia l'Elfo che la nipote.

Gli occhi di Kreacher si riempirono di lacrime, si strinse il labbro inferiore tra i denti talmente tanto forte da ferirsi e Alyssa osservò sgomenta i rivoli di sangue scendere sul suo mento. Gli mise una mano sulla spalla per farlo calmare ma ciò non fece altro che innervosirlo ancora di più e in un attimo, l'Elfo scoppiò in un pianto conosciuto a tutti i Black. Orion roteò gli occhi al cielo mentre Alyssa si portò una mano ai capelli con aria scocciata, da abitudine attesero che si calmasse e, non appena ciò accadde, lo osservarono con impazienza.

-Kreacher l'ho scoperto il... il giorno dell'arrivo degli Auror al villaggio, qu... quando la signora Christiane è venuta a informare il signore e la signorina, Kreacher ha... ha scoperto la botola.- si affrettò a spiegare, senza smettere di singhiozzare. -E...-

-Portaci lì.- l'interruppe Orion, alzando il mento. 

Kreacher annuì e si apprestò a uscire dalla stanza, non prima di essersi assicurato che i suoi padroni lo stessero seguendo. Alyssa e Orion si lanciarono un'occhiata preoccupata e lo raggiunsero a passo svelto, fuori la pioggia continuava a picchiettare contro i vetri della casa all'improvviso diventata sinistra ai suoi occhi, il crepuscolo fece cadere l'abitazione in una penombra spettrale e tutto quel mistero cominciava a stancarla. Scesero le scale che portavano alla cantina con la sola luce data dalle bacchette, Kreacher si fermò alla porta e l'aprì lentamente poi entrò senza attendere i due, si avvicinò alla di fronte alla pila di bauli dove qualche settimana prima avevano combattuto contro il Molliccio e li spostò facendo apparire la botola di cui parlava poco prima. Orion e Alyssa si avvicinarono e l'uomo puntò la luce sul coperchio, mostrando ai tre la scritta impressa su di esso. 

"Pour la famille." 

-Alohomora.- 

La botola si aprì e delle scale strette comparvero dinanzi a loro, Kreacher fece per fare il primo passo ma Orion lo fermò, andando lui al suo posto. L'Elfo e la ragazza rimasero in cantina ad attendere un qualsiasi segno da parte dell'uomo, il silenzio era rotto solo dai passi di Orion sui gradini polverosi e Alyssa trattenne il fiato, in preda alla preoccupazione. 

-Venite qui!- urlò Orion.

Kreacher e Alyssa si precipitarono giù per le scale e la ragazza inciampò sui suoi stessi piedi quando lo sguardo cadde sulle tre lapidi di fronte a loro. 

-Cécile Moreaux 1920-1972, Sylvain Charpentier 1918-1943 e... Abner Moldian 1938-1975.- 

-Ma... Questa casa non era della donna morta due anni fa?- sbottò Alyssa, sorpresa.

-Io... Onestamente non lo so.- ribatté Orion, sgomento. -Ritengo sia opportuno continuare a tentare di aprire lo Scrigno, dopodiché vedremo di scoprire cosa diavolo ci fa una cripta sotto casa nostra.-

-Però sai che è inquietante, vero?- domandò Alyssa, con tono preoccupato.

-Certo che lo so!- rispose, alzando la voce. -Abbiamo queste date, proviamo ad aggiungerle all'esercizio. Vorrei chiudere questa storia il prima possibile.- 

I tre ben presto tornarono in salotto e se prima la casa sembrava accogliente, il pensiero di avere una catacomba in cantina la faceva rabbrividire non poco. Addirittura pensò di andare a dormire da Camille o da Jean ma accantonò il pensiero, quando nella sua testa spuntò l'immagine di suo nonno da solo in quella casa lugubre. Orion tornò di fronte lo Scrigno e con gesti impazienti, aggiunse le date che mancavano all'appello ma di nuovo questo non si aprì. Imprecò ad alta voce e si portò una mano sulla testa ormai stanco, era tutto il giorno che lavoravano senza sosta e il non esserci riuscito lo stava facendo diventare matto. Aggiunse la nascita di suo figlio ma niente, solo rumori meccanici che però non portavano all'apertura. 

-Questo maledetto coso non si apre!- imprecò irritato. 

Si avvicinò anche lei allo Scrigno e, con tutta la calma che suo nonno aveva perso scrisse l'ultima data che, era certa, serviva per farlo aprire. Segnò il 4 giugno 1980, dopodiché attese che qualcosa accadesse. Dal cassetto inferiore un nuovo rumore meccanico li fece sussultare e, quando questo si aprì facendo scoprire al suo interno una chiave, Orion per poco non ebbe l'impulso di piangere di gioia fece per prenderla ma ritirò subito la mano con fare dolorante. 

-Brucia!- l'avvisò.

Alyssa però ignorò l'avvertimento e la prese tra le mani, senza sentire alcun dolore. Nel momento esatto in cui la chiave lasciò il velluto del cassetto, i ghirigori in stile orientale che chiudevano le ante dello Scrigno si mossero lentamente, fino a fare apparire una serratura in ottone. La infilò senza pensarci due volte e finalmente, dopo mesi di attesa, lo Scrigno di Kairos si spalancò ai loro occhi e al centro, posata su un piedistallo coperto di velluto, una boccetta colma di fumo argenteo non aspettava altro che essere aperta.

-Un ricordo.- mormorò, prendendo in mano l'ampolla.

-Kreacher, vai a prendere il mio pensatoio.-

***

Si trovarono presto catapultati in una tranquilla serata estiva, i lampioni illuminavano la strada acciottolata e le lucciole, volavano indisturbate tra i cespugli accanto la casa. Un pof li fece voltare verso l'unico punto buio della strada e Orion aguzzò la vista nel tentativo di capire chi fosse il giovane, che stava camminando a passo svelto verso l'ingresso principale dell'abitazione. Quando questo arrivò di fronte al portone, la luce proveniente dalle finestre illuminò il suo viso e Orion sgranò gli occhi nel riconoscerlo. Regulus Black stava bussando alla porta di suo fratello Sirius. Attese qualche minuto, dopodiché qualcuno andò ad aprire e per qualche assurdo motivo, l'uomo pensò di vedere Sirius ma non si sorprese nel riconoscere Dahlìa Moldian. Alyssa osservava la scena sgomenta, non riusciva a comprendere nulla di ciò che stava guardando, c'era una correlazione tra la morte della donna e la scomparsa dell'uomo?

-Parola d'ordine?- domandò Dahlìa, puntandogli contro la bacchetta.

-Pour la famille.- sussurrò Regulus, guardandola negli occhi.

Solo allora Dahlìa abbassò la guardia e lo invitò a entrare come se nulla fosse. Orion e Alyssa li seguirono e la ragazza, rimase incantata ad ammirare la casa che era stata sua soltanto per un anno. 

-Qualcuno ti ha visto?- chiese la donna, invitandolo a seguirla in salotto.

-Nessuno... Sirius è... ?-

-No, stasera tocca a lui sorvegliare Diagon Alley assieme a James.- spiegò con tono spicciolo. -Siete davvero dei bambini voi due, basterebbe parlare.-

-No, ci siamo detti addio anni fa.- ribatté Regulus in tono freddo. -Bella casa comunque, molto Babbana ma non male in fondo.-

-Guarda che con me puoi anche evitare di fare il razzista.- gli fece presente, ammonendolo con lo sguardo. -Non mi faccio abbindolare da questi giochetti stupidi, puoi fregare Sirius ma non me.-

-Già,- esclamò con tono fintamente divertito. -nessuno può prendersi gioco di Dahlìa Cécile Moldian.- 

La donna lo osservò, dapprima in silenzio poi fece per parlare ma il pianto di un bambino la bloccò di colpo, costringendola ad abbandonare la stanza per salire al piano superiore e Regulus allora si permise di osservare la stanza. Rivederlo vivo fu per Orion un duro colpo e dovette farsi forza per ricordarsi ogni secondo che quello, non era altro che un ricordo e che lui non era realmente lì con loro. Qualche minuto dopo Dahlìa tornò, questa volta con una bambina di un anno tra le braccia e Regulus trattenne il fiato alla vista della nipote, quel gesto non passò inosservato né a Orion né tantomeno ad Alyssa, che si guardarono incuriositi e tornarono a osservarli senza commentare.

-Dovevi per forza portarla qui?- sbottò Regulus, spostando lo sguardo volutamente sul camino.

-Perdonami se ha un anno e ha bisogno di essere seguita, la prossima volta chiederò a te consiglio su come far sì che un neonato possa gestirsi da solo.- rispose sarcastica. 

Regulus non ribatté e iniziò a fare avanti e indietro mentre Dahlìa spostava i capelli dal volto della figlia per darle un bacio sul capo, un gesto meccanico che però fece stringere lo stomaco di Alyssa in una stretta tanto forte da farle venire voglia di vomitare. La donna si avvicinò a Regulus e gli lasciò tra le braccia la piccola con una velocità tale, da non farlo neanche rendere conto di ciò che stava accadendo.

-Devo prendere un libro dalla mia biblioteca, tienila un attimo.- 

Dahlìa scomparve su per le scale e la stanza cadde in un silenzio irreale, la piccola Alyssa osservava suo zio e quest'ultimo faceva di tutto per non incrociare il suo sguardo. Ma quando ciò accadde, rimase incantato nel perdersi in quegli occhi nocciola così grandi per una creaturina così gracile. Alyssa fece un versetto giocoso e Regulus sorrise, iniziando a farla dondolare dolcemente. 

-Per fortuna sei tutta tua madre.- le sussurrò all'orecchio, stringendola sul suo petto mentre pian piano iniziava ad addormentarsi. -Non sono mai stato in pace sai? Ho sempre avuto una sensazione di inadeguatezza addosso, mai che potessi fare una scelta per me e anche adesso è così. Vorrei tornare indietro nel tempo e cambiare le mie decisioni ma ormai è andata. Io sono perso ma tu, piccoletta, potrai fare tutto ciò che vorrai te lo prometto. Sarai una donna forte e indipendente, con tutte le possibilità del mondo ai suoi piedi e, ti giuro, sto lavorando perché ciò accada. Vivrai in un mondo giusto piccola Alyssa e solo allora, io sarò in pace.- 

Orion trattenne il fiato e si dovette appoggiare alla nipote per non svenire, Alyssa lo sorresse con fare automatico ma senza mai staccare lo sguardo da suo zio. Da quando era piccola aveva sentito un legame con lui e vederlo canticchiare la canzone del Calderone Canterino per farla addormentare, la fece sentire finalmente giusta dopo anni di lotta per raggiungere il posto accanto a quell'uomo. Dahlìa tornò poco dopo e spezzò l'incantesimo che si era creato nella stanza, si fermò un attimo a osservarli e sorrise tra sé prima che Regulus se ne accorgesse, quando ciò accadde lo raggiunse e gli posò una mano sulla spalla.

-Combatteremo per lei, Reg. Avremo finalmente il mondo giusto che ci meritiamo. Pour la famille.-

-Pour la famille.-

***

La donna osservò con soddisfazione le creature che si stavano preparando nella radura, era giunto il momento di fare ciò che andava fatto. La gente doveva avere paura di loro, non poteva più vivere in tranquillità nei loro villaggi dalla storia millenaria. 

Era arrivata l'ora di fargli vedere chi comandava in Francia.

-E' tutto pronto per l'attacco?- 

-Sì, Hyacinth.-

Lei sorrise apertamente e, mentre scriveva sul suo taccuino i vari dettagli del piano, il suo sguardo cadde sulla data in cui ciò sarebbe successo. 

31 agosto 1996.

ANGOLO DELL'AUTRICE

Eccoci qui finalmente, vi avevo detto settimana prossima e invece eccolo qua, sono stata brava ammettetelo! Ci ho messo parecchio ma dovete sapere che nel mentre, ho avuto due trasferte di lavoro e in più, mi sono trasferita. Solo adesso che mi sono stabilizzata sono riuscita a riprendere la storia e ne sono contenta, perché questo è uno dei punti cardini della storia. Alyssa abbandona la tracolla che tanto aveva amato, un gesto per così dire innocuo ma che fa capire quanto padre e figlia non ci stiano neanche provando a parlare. Nonno e nipote si sono rimessi sulle tracce di Regulus e qualcosa hanno trovato, cosa ne pensate? 
Ma vogliamo parlare del cimitero sotterraneo? Inquietante vero? 
Infine l'attacco... eh... che dire, ne vedremo delle belle nel prossimo capitolo. 
Grazie a tutti per i commenti e i voti che lasciate, negli ultimi tempi non ho il tempo neanche per dormire però trovo sempre un buchetto quando mi arriva una notifica. Stento ancora a credere che stia piacendo questa storia, mi riempite il cuore di gioia e non posso che dirvi grazie.

Io ho finito, ci vediamo al prossimo capitolo,

Baci

_L_Black_

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