Capitolo 59 - Scomparsa
Capitolo 59
Luglio 1995
Benché fosse estate inoltrata, quel giorno pioveva a dirotto sopra i tetti di Londra, la gente si stringeva nei loro impermeabili estivi e gli ombrelli, erano ben stretti tra le mani. Grimmauld Place era semivuota nonostante fossero appena le tre del pomeriggio, c'erano solo un uomo visibilmente alticcio e un ragazzo. Quest'ultimo era appoggiato ad un lampione ma, a differenza del signore, lui era perfettamente asciutto e all'apparenza tranquillo. Continuava a guardare un punto della piazza e, di tanto in tanto, controllava l'orario sul suo orologio. L'Elfo raffigurato nel quadrante gli indicò svogliatamente l'ora e il ragazzo sospirò, lasciando trapelare la sua preoccupazione. Decise di attendere ancora qualche minuto poi sarebbe andato a cercarla ma, non appena finì di formulare questo pensiero, una ragazza dai capelli biondi, si palesò nel vicolo accanto all'imponente complesso di abitazioni. I suoi capelli erano arruffati a causa della pioggia e lo sguardo, lasciava trapelare impazienza. Non appena si rese conto della sua presenza, la ragazza lo raggiunse con fare frettoloso, ignorando i complimenti inopportuni dell'uomo e accelerando il passo quando lo vide provare ad avvicinarsi.
-Tutte le migliori, sono sempre già prese.- borbottò, prima di prendere un sorso di alcol dalla bottiglia che aveva in mano.
Il ragazzo gli lanciò un'occhiata glaciale e l'uomo, decise che da lì era meglio andarsene. Se ne andò barcollando e urlando improperi contro di loro ma la ragazza, sospirò sollevata nel vederlo scomparire dietro l'angolo. Senza proferire parola, la bionda si posizionò alla metà perfetta tra il numero undici e il tredici e nel tempo di un sospiro, l'imponente dimora dei Black si palesò ai loro occhi. Il giovane trattenne il fiato alla vista delle scale vandalizzate; le statue raffiguranti i Gargoyle erano state fatte esplodere e ne erano rimasti solo i basamenti in marmo ma quello che più lo inorridì, fu la scritta sulla porta:
"Traditori".
Non ebbe modo di dire nulla, perché la sua compagna aveva già salito i gradini che li dividevano dall'ingresso; la raggiunse e non appena le fu alle spalle, fece per prendere la bacchetta ma si fermò, quando notò che la porta era socchiusa. La ragazza la spinse lentamente e sgranò gli occhi alla vista del lungo corridoio a cui era abituata. La carta da parati era stata strappata con urgenza e le teste di Elfo erano riverse sul pavimento, decine di occhi elfici li osservavano da terra con lo sguardo vitreo di chi aveva lasciato la vita anni orsono. Il ragazzo si fece largo lungo il corridoio, fino ad arrivare a quello che era stato un sontuoso salotto.
-Dovresti fare l'Auror.-
-Fortuna che tu vuoi fare la pozionista, se no eravamo tutti morti.-
Terrence Higgs guardò il divano dove aveva appoggiato la schiena quel pomeriggio di Natale e sospirò affranto, nel vederlo vandalizzato da mani sconosciute. Per tanto tempo aveva ripensato a loro due immersi nelle proprie faccende e vedere la stanza conciata in quel modo, lo fece sentire ancora più lontano.
-Guarda qui.- esclamò Lavanda alle sue spalle.
Il ragazzo si voltò e un'espressione addolorata si palesò sul suo volto. Sull'albero genealogico dei Black, i nomi di Sirius, Orion e Alyssa erano stati cancellati con il fuoco.
-Non lo meritano.- continuò la ragazza, sospirando.
-Sono gli altri a non meritare il posto su questo arazzo, non loro.- rispose irritato. -Forza, andiamo.-
Lavanda annuì e gli fece strada lungo il corridoio, fino ad arrivare a quello che era stato lo studio di Orion. La porta in mogano era spalancata e anche su questa, come all'ingresso, spiccava la scritta "Traditori".
Ma ciò che sorprese i due, fu il mucchio di cenere sul pavimento. Terrence si chinò per toccarla ma Lavanda lo fermò, posandogli la mano sulla spalla.
-Potrebbe essere maledetta, lasciala lì.-
Il giovane annuì e si rialzò, posando poi lo sguardo sulla scrivania spoglia posta di fronte alla finestra. La pioggia batteva insistente sul vetro, reso opaco dalla polvere e quel suono, iniziò a dargli fastidio, tanto che preferì uscire dalla stanza per ovattarlo almeno un poco. Lavanda osservò lo studio con attenzione, poi dopo aver constatato che tutti i cassetti erano già stati ripuliti, decise di uscire e raggiungerlo nel corridoio.
-Andiamo su.- decretò, facendogli strada su per le scale. -Non c'è il quadro di Walburga.- disse, mentre saliva i gradini.
-Forse lo hanno buttato i Mangiamorte.-
-No,- scosse il capo. -Orion non avrebbe mai abbandonato sua moglie qui.-
-Stai parlando di un quadro, Lav.- le fece presente, inarcando il sopracciglio.
-Sto parlando di Walburga Black, è diverso.-
Perlustrarono i piani uno ad uno, passando per il laboratorio della ragazza fino alle camere utilizzate dai membri dell'Ordine. Non trovarono nulla e Terrence stava quasi per perdere la pazienza. Tutta la situazione era stressante per lui, che non si dava pace per averle urlato quel pomeriggio, del tutto inconsapevole di ciò che sarebbe successo di lì a poco. Alla fine arrivarono nell'unica stanza chiusa come se nulla fosse, Lavanda gli lanciò un'occhiata confusa che il ragazzo ricambiò sconcertato. In mezzo a tutto quel caos, l'ultima porta a destra era l'unica immacolata, come se non fosse accaduto nulla e la sua occupante, si trovasse al suo interno. Terrence non ci pensò due volte e mise la mano sulla maniglia per aprirla ma questa, non si mosse di un millimetro anzi, sull'anta comparve una scritta:
0020919011394+0030019G0480-0040019G0580:12Lx24.
-Ma... Ma che diamine?- balbettò Lavanda, leggendo sconcertata.
-Andiamo Brown, è Aritmanzia!- rispose Terrence sghignazzando. -E sei fortunata, so già il risultato.-
-Sei davvero così bravo che ti basta un secondo, per risolvere un quesito?- chiese sconcertata.
-No,- scosse il capo, ridacchiando. -l'esercizio in questione l'ho fatto io. C'è una branca dell'Aritmanzia che viene utilizzata, per proteggere qualunque cosa tu voglia. Ovviamente non si può aprire con un semplice Alohomora, bisogna fermarsi e usare il cervello.-
-Ma l'Aritmanzia non serviva per predire il futuro attraverso i numeri?-
-Vero,- annuì, mentre con la bacchetta scriveva velocemente il risultato dell'esercizio. -in questo caso però, il futuro protegge il passato attraverso un esercizio specifico fatto di date e numeri importanti.-
Terrence finì di scrivere e attese che la porta si aprisse, trattenne il fiato mentre l'anta cominciava a schiudersi lentamente.
~
-Vuoi darmi una mano?- chiese la ragazza, avvicinandosi a lui con un libro tra le mani, sorridendo.
-Cosa ti serve?- le rispose, facendole spazio accanto a lui sulla panca.
Al tavolo di Serpeverde tutti li stavano guardando con aria schifata, soprattutto Malfoy e Zabini ma la ragazza parve non accorgersene e passò il libro al ragazzo.
-Devo fare questo esercizio ma ho bisogno di un'altra persona, per poterlo mettere in pratica.-
Alyssa si avvicinò di più a lui e aprì il manuale, indicando il quesito che le interessava e Terrence si sporse per poter guardare meglio.
-Ho bisogno di tempo però,- le disse dubbioso. -non ho mai visto nulla del genere.-
-Ci riesci prima di Natale?- chiese, alzando lo sguardo su di lui.
Terrence incrociò gli occhi nocciola della ragazza e ci mise un po' a rispondere, indeciso se aiutarla o meno. Erano settimane che la guardava confabulare con ragazzini del primo anno e quell'aiuto, era certo che non avrebbe portato a nulla di buono.
Nonostante le sue rimostranze, annuì.
~
La porta si aprì del tutto e sospirò affranto, quando vide che al suo interno non c'era nessuno.
Non c'era lei.
Rimase fermo sulla soglia e fu solo grazie a Lavanda, che mosse i primi passi all'interno della camera. La stanza, come c'era da aspettarsi, non era stata vandalizzata a differenza del resto della casa, era rimasta come Alyssa l'aveva lasciata tranne che per alcuni effetti personali che portava sempre con sé a Hogwarts. Sopra il letto la scritta Toujours Pur era stata modificata, una grossa X cancellava l'ultima parola e sopra, ne spiccava un'altra dal significato diverso. Toujours l'Amour.
-L'ha modificata a Natale.- spiegò Lavanda, notando il suo sguardo perso. -Quella frase non l'ha mai rispecchiata.-
Terrence si voltò ma la ragazza si era già messa all'opera, cercando possibili indizi nei cassetti. Ammirò i suoi gesti dettati dalla conoscenza, perché lui lì dentro era un completo estraneo in balìa di emozioni contrastanti. In quella stanza tutto parlava di lei, dallo stendardo di Serpeverde alla scrivania piena di libri scolastici degli anni passati e lui, tra le fotografie appese sulle pareti, non c'era.
Era come se non esistesse.
Si avvicinò allo specchio dove la ragazza aveva attaccato alcune foto di lei con Nott e per un secondo, si chiese se lui sapesse cos'era successo nell'ufficio della Umbridge e se si sentisse almeno un po' in colpa.
-Quelle sono vecchie, non ha avuto modo di toglierle. Il che significa che non è tornata qui.- disse Lavanda, guardandolo. -Avvicinati dai, devo farti vedere una cosa.-
Terrence sobbalzò e di nuovo si ritrovò a fissare la ragazza con sguardo colpevole. Alyssa gli aveva sempre detto che tenere un segreto a Lavanda era pressoché impossibile, eppure lei ci era riuscita nonostante la sua veggenza. Si avvicinò alla cassettiera e sorrise rincuorato, quando vide ciò che conteneva il primo cassetto. Il libro che le aveva regalato a Natale, il vinile, le fotografie della partita e soprattutto, le innumerevoli lettere che si erano scambiati durante l'estate.
-Sai ho capito che tu eri importante per lei, nel momento in cui ha iniziato a nascondere queste cose. Da quando Orion ha bruciato alcune tue lettere, Alyssa ha deciso di nasconderti qui.-
Il ragazzo prese l'unica loro foto dove non erano in un campo da Quidditch. Si trovavano nella Sala dei Trofei e stavano studiando insieme, nell'immagine Alyssa rideva per una sua battuta e lui, sghignazzava mentre le strappava la pergamena.
-Lei non è qui ma la troveremo, Terrence.-
***
-Allora? Come è andata?-
Terrence negò con un cenno del capo ed Andrew lo abbracciò di slancio, sorprendendolo non poco. Da che lo conosceva, il giovane Urquhart odiava qualsiasi gesto di tipo affettuoso, solo con Megan si trasformava nel ragazzo più dolce di Hogwarts. Terrence capì in quel momento che la situazione, era più preoccupante di quanto i suoi amici volevano fargli credere.
-Andiamo di là, Tracey sta impazzendo con le chiacchiere di Megan e Terry, si sta divertendo a giocare a scacchi con la nonna. Mia nonna sta giocando a scacchi con Terry Boot, ci credi?-
-Per come si è messo questo anno, non mi sorprenderebbe vedere nonna Ines prendere a schiaffi Tu-Sai-Chi. I Tassi sono arrivati?-
-No,- rispose Andrew, sospirando. -Non si fidano ad entrare nella casa di una Serpe,- fece spallucce e gli fece segno di seguirlo verso il retro della casa. -per carità, Megan non se l'è presa poi troppo, le dispiace solo che non ci siano Alyssa e Lavanda.-
-Lav non è in condizioni di uscire.- esclamò Terrence, sospirando. -In più i genitori l'hanno segregata in casa, esce di nascosto e solo con l'aiuto della cugina.-
-È una brutta situazione,- annuì Andrew. -ora non pensarci troppo e festeggiamo, pensa che sono riusciti a venire anche i gemelli Weasley e Marcus Belby.-
Andrew aprì la porta che dava sul giardino e Terrence dovette reprimere una smorfia, quando vide tutta quella gente lì che aspettava solo il suo ritorno, nella speranza di buone notizie.
Tutti si bloccarono per guardarlo tranne Terry e la nonna, il primo infatti la stava accusando di barare e Ines sghignazzava allegramente. Fu Tracey a far voltare il Corvonero verso il nuovo arrivato.
-Ci sono novità?- chiese Tracey, guardandolo con un lampo di speranza negli occhi.
-Nulla.- rispose sospirando.
Il giardino cadde nel silenzio più totale e Terrence si sentì ancora più a disagio con gli occhi di tutti puntati addosso. Sguardi compassionevoli che non facevano parte di loro e si sentì in colpa, per trasmettere la sua preoccupazione agli amici.
Decise quindi di cambiare totalmente discorso, avvicinandosi a Megan sorridendo. -Buon compleanno, Meg.-
-Oh grazie, Terrence!- rispose la ragazza, illuminandosi. -Sono così contenta di poter festeggiare con le persone a cui tengo di più e a tal proposito, sappi che con me puoi piangere quanto vuoi. È difficile quando una persona cara se ne va.-
-Grazie Meg, sono certa che Terrence piangerà, ora se permetti me lo prendo un minuto okay?- esclamò Tracey, avvicinandosi a loro per trascinarlo via da lì. -Da quando ha saputo che andavi con Lavanda a cercarla, non smette più di parlare, per qualche minuto nonna Ines l'ha silenziata ma Andrew se n'è accorto subito e l'ha fatta smettere.-
La ragazza lo accompagnò al tavolo dei dolci dove nonna Ines e Terry, discutevano ancora sulla partita a cui avevano giocato poco prima. Più in là, i gemelli Weasley chiacchieravano allegramente con Delilah Urquhart mentre Marcus, si era avvicinato a Megan per darle il suo regalo.
-Ehilà amico!- esclamò Terry, vedendolo arrivare. -Casa Black è lugubre come la immaginano tutti?-
-Peggio.-
-Mi deve cinque galeoni, signora Urquhart.-
-Boot non dirmi che hai scommesso con nonna Ines.- sbottò Tracey esasperata.
-... No?-
-Terry!-
-Mi hai chiamato per nome!- rispose il ragazzo, illuminandosi. -Finalmente mi hai chiamato per nome mia dolce...-
-Caro ragazzo ti conviene smetterla.- s'intromise l'anziana, sghignazzando.
Terrence osservò l'amica sbraitare contro il ragazzo e scosse il capo divertito, incrociando così lo sguardo di Ines. La donna lo scrutava attentamente ma non disse nulla e il giovane la ringraziò mentalmente per aver scelto di evitare domande.
-E quindi di Alyssa neanche l'ombra.- esclamò Terry, addentando un pasticcino.
-Già.- borbottò, preferendo perdere tempo a cercare i pasticcini alla zucca tra quelli al pistacchio.
-Perché non cercate il nonno?- chiese Ines, guardandoli.
~
Per tutta la scuola non si parlava d'altro quella sera. Il Signore Oscuro era tornato e Silente, aveva vinto contro di lui in quella che in breve tempo, era stata ribattezzata come la Battaglia del Ministero, la notizia di una vittima era arrivata subito dopo. Terrence e gli altri erano rimasti in pensiero per tutto il tempo visto che Josirée, non aveva più risposto sulla pergamena e non appena la notizia era arrivata anche a loro, mille scenari si erano presentati nella sua testa. Era rimasto impietrito fino a quando Euan non disse che gli studenti coinvolti erano in infermeria sani e salvi.
Assieme a Lavanda si era precipitato al secondo piano con il cuore che gli batteva a mille nel petto. Le avrebbe detto tutto ciò che provava, perché il solo pensiero di non vederla più lo aveva mandato in tilt e non poteva rischiare, di perderla senza dirle i suoi sentimenti.
Arrivato davanti l'infermeria però, proprio quando stava per entrare, Orion Black si era precipitato a fermarlo.
-Forse non ci siamo ben capiti la scorsa volta.- esclamò Orion con voce ferma. -Devi stare lontano da mia nipote.-
-Io non...-
-È TUTTA COLPA MIA!-
Orion si voltò di scatto verso la ragazza, da lì infatti si poteva vedere bene il letto dove Madama Chips l'aveva fatta accomodare. Il corpo di Alyssa era in preda ai singhiozzi e il volto, era rigato da lacrime che non accennavano a smettere, Terrence sobbalzò e fece per entrare ma il signor Black fu più veloce di lui, fermandolo.
-Mi lasci andare!- sbottò il ragazzo. -Alyssa!- urlò.
La ragazza voltò il capo nella sua direzione e fece per parlare ma le parole le morirono tra le labbra, incapace di calmare i singhiozzi. Terrence tolse il braccio dell'uomo con un gesto secco e di nuovo provò ad entrare ma questa volta, Orion Black passò alle maniere forti e lo prese per la toga, trascinandolo fuori.
-Mia nipote non ha bisogno di te, mettitelo bene in testa ragazzino!-
-Orion...- esclamò Lavanda, guardandolo. -Non è un nemico, vogliamo solo vederla.-
-No Lavanda, Alyssa adesso ha bisogno della sua famiglia.- rispose l'uomo, voltandosi verso di lei. -La rivedrai domani sul treno e quanto a te,- disse, spostando lo sguardo su Terrence. -Devi stare lontano da mia nipote, non voglio che le scrivi, che le parli, che le mandi regali. Tornatene dalla tua famiglia di Mangiamorte.-
-Senta un po' Black, sa cosa le dico?-
~
-Hai mandato a quel paese Orion Black? Ma tesoro sei impazzito?-
-Mi sono fatto prendere un po' la mano.- borbottò il ragazzo, grattandosi la nuca imbarazzato.
Ines scoppiò a ridere e sia Tracey che Terry la seguirono a ruota ma smisero subito, quando videro l'espressione irritata del ragazzo.
-Beh ma poi l'hai vista sul treno, vero?- chiese Ines prendendo il bicchiere di succo di zucca offertogli da Terry.
I tre ragazzi si guardarono e scossero il capo sconsolati. Ines inarcò il sopracciglio e sorseggiò il succo, invitando i ragazzi a parlare con un cenno della mano.
~
-Terrence, ti disturbo?-
Il ragazzo si voltò verso Lavanda sorpreso, di trovarla nel vagone dove solitamente sedevano i Serpeverde. Aveva deciso di prendere prima il posto assieme ai suoi amici e poi, una volta partiti, andare a cercarla per il treno. Erano stati Tracey e Andrew premere per questa decisione, i due non volevano che l'amico avesse un altro faccia a faccia con Orion Black.
-Cos'è successo? Alyssa sta male?- chiese Terrence, alzandosi di scatto dal suo posto.
Il volto di Lavanda era terrorizzato e lui di nuovo, si sentì mancare la terra sotto i piedi e si maledisse, per non aver dato ascolto a sé stesso il giorno prima.
-Niente di tutto questo, credo. È che Alyssa non c'è, le sue cose sono sparite dalla camera e questa mattina, non è venuta a colazione ma pensavo che Madama Chips l'avesse trattenuta un'ora in più, solo che una volta arrivata a Hogsmeade, di lei non c'era traccia.-
-Andiamola a cercare allora.- esclamò Andrew, alzandosi dal suo posto.
-Sì,- disse Tracey, seguendo l'esempio dell'amico. -vado a chiamare anche Megan e Terry.-
In breve il gruppo si mise alla ricerca della ragazza e la paura di Lavanda, ebbe poi conferma.
Di Alyssa Sophie Black non c'era alcuna traccia.
Tornarono così nel vagone comune con mille domande e ben poche risposte, il morale di tutti era sotto i piedi ma nessuno aveva pensato di aiutarli a cercare. Persino Harry e gli altri preferirono rimanere nel loro scompartimento anziché aiutarli.
-Vuoi stare con noi, Lav?- chiese Tracey, guardandola. -Ho notato un certo astio tra te e le altre.- disse, alludendo a Hermione e Ginny.
-Beh è che da quando Harry ha messo in pericolo il padre di Alyssa, ci siamo un po' divise.- spiegò, con tono impacciato. -Ma non ti preoccupare, mi troverò un posto.-
-Meglio, non vogliamo sporche Grifondoro nel nostro vagone.- esclamò una voce dietro di loro.
Terrence strinse le mani a pugno mentre Lavanda alzò gli occhi al cielo, con fare esasperato. Theodore Nott sghignazzava assieme ai suoi amici e con loro, c'erano anche Astoria e Lisa, la prima rise apertamente mentre la seconda, si rannicchiò sul posto quando notò lo sguardo schifato di Terry.
Per anni il giovane Nott era stato il migliore amico di Alyssa e sentirlo parlare così, non preoccupandosi minimamente di lei, portò Lavanda a farsi avanti e ad affrontarlo faccia a faccia.
-Senti un po', Stronzo, ti ricordo che la tua ex è una Grifondoro esattamente come me. Non si sputa nel piatto in cui si è mangiato fino a qualche mese fa.-
-Oh Brown,- rispose Theodore, avvicinandosi di più al volto della ragazza. -Della tua amichetta non m'interessa più nulla, lascio volentieri i miei scarti a Higgs, visto che ci tiene tanto.-
Lavanda non fece in tempo a dire nulla, perché Terrence la spinse facendola cadere tra le braccia di Terry e prese Theodore per la collottola. Lo sbatté contro lo schienale del sedile, facendo sobbalzare tutti i presenti e avvicinò il volto al suo, trucidandolo con lo sguardo.
-Nott vedi che ti ho preso a pugni una volta, non ci metto niente a farlo una seconda! Sciacquati la bocca quando parli di lei, lurido ingrato che non sei altro.-
-I miei avanzi ti stanno piacendo particolarmente, vedo.- sghignazzò Theodore.
Terrence lo colpì.
~
-Hai mandato a quel paese Orion Black e picchiato Theodore Nott. Da che ricordo eri un pacifista.- disse Ines, strabuzzando gli occhi al racconto dei ragazzi.
-È un pacifista se non c'è di mezzo Alyssa Sophie Black, nonna Ines.- esclamò Terry ridacchiando. -A tal proposito mia dolce Tracey, mi devi ancora un bacio sulla guancia. Te lo avevo detto che si sarebbero picchiati di nuovo.-
-Tracey! Hai scommesso su me e Nott?- chiese Terrence, sorpreso.
-Contavo sul tuo essere pacifico, Higgs. Adesso chi me li fa i compiti di Storia della Magia?- borbottò Tracey, contrariata. -E niente bacio, Boot. Scordatelo proprio.-
I due si allontanarono battibeccando e Terrence si prese tempo per osservarli. Era da tanto che non vedeva Tracey così tranquilla e, anche se non si era ancora resa conto di ciò che provava, la presenza di Terry la rendeva più serena.
-Quei due finiranno assieme, vero?- chiese Ines, seguendo lo sguardo di Terrence.
-Credo di sì, nonna.- annuì il ragazzo. -Sappiamo tutti com'è fatta Tracey e lui non è ancora scappato.-
-Sai caro, non ti facevo così romantico.- commentò la donna, voltandosi verso di lui. -Con Astria non eri così.-
-Si chiama Astoria, nonna.-
-Sì chiamala come vuoi, la questione qui è un'altra,- la donna lo abbracciò di slancio e Terrence fu sorpreso di quel gesto, perché nonna Ines era tutto, fuorché una donna dai modi affettuosi. -Sono fiera di te, Terrence. Non dimenticarlo mai.-
***
Era una settimana che pioveva ininterrottamente, un tempo che sembrava comprendere il suo stato d'animo in quei giorni così duri per lui. Guardava il camino con insistenza nella speranza di poter parlare con lei ma da quando si erano divisi, non aveva più avuto sue notizie dirette. Certo, Orion lo rassicurava con cadenza regolare sulla salute della ragazza ma da parte sua il nulla assoluto. Sospirò e si portò una mano sul viso stravolto dalla stanchezza, la preoccupazione gli aveva tolto il sonno, tanto che Mary gli aveva dovuto preparare più volte una pozione soporifera che lo facesse riposare almeno un paio d'ore. Aveva mille cose da fare ma nessuna voglia di uscire. Si sentiva in colpa per tutta quella situazione, anche se in fondo lui non aveva fatto nulla, era stato risucchiato dagli avvenimenti e non si era potuto tirare indietro.
-Vuoi una tazza di tè?- chiese Mary alle sue spalle.
Annuì e la donna andò in cucina per poi tornare poco dopo con due tazze fumanti. La ringraziò e bevve un sorso, prima di spostare lo sguardo sulle gocce di pioggia che scivolavano lentamente sul vetro della finestra.
-Non si farà sentire, è inutile che stai qui ad aspettare. Prova a farti sentire tu.-
-Io? Sul serio?-
-Adesso non fare il bambino.- ribatté, assottigliando lo sguardo.
-Deve essere lei a fare il primo passo, mi ha mancato di rispetto e in più...-
-Oddio Sirius sul serio? Ha sedici anni è normale, parli tu che alla sua età sei scappato di casa!- lo interruppe Mary, con aria costernata. -E in più già si sentirà in colpa per tutto ciò che è successo, non dimenticare cosa vi siete detti l'ultima volta che l'hai vista.-
~
L'urlo di Alyssa bloccò tutti quanti e un silenzio tombale cadde nel bel mezzo della battaglia. Bellatrix rise sguaiatamente e iniziò a saltellare con aria stralunata ma la ragazza non le diede peso e si avvicinò sempre di più al Velo, per poter raggiungere Josirée. Sirius la bloccò ma lei si contorse tra le sue braccia e chiedeva a gran voce dove fosse finita.
Nessuno le rispose e lei urlò ancora di più tutta la rabbia che stava provando in quel momento.
-Alyssa...- le sussurrò all'orecchio. -lei è... vieni, ti porto via.-
Harry rincorse Bellatrix Lestrange fuori dalla stanza e gli altri tornarono a combattere come se nulla fosse successo prima. Remus lo coprì e l'uomo portò via sua figlia dal campo di battaglia, Alyssa urlava e si dimenava, chiedeva di tornare a riprendere Josirée, non rendendosi conto che di lei ormai non c'era più nulla. Appena ebbe modo, si Smaterializzarono fuori i cancelli di Hogwarts dove ad accoglierli c'era una rivoluzione in piena regola ma anche lì si fermarono alla vista di Sirius Black, entrare dal portone principale con sua figlia tra le braccia. La Sprout e Madama Chips li raggiunsero in un batter d'occhio con le bacchette puntate contro l'uomo e fu solo grazie all'intervento di Piton che Sirius, ebbe modo di spiegare loro cos'era successo. Josirée Edwards era morta e il Signore Oscuro era tornato.
-Severus,- disse Sirius, stringendo sua figlia ancora singhiozzante tra le braccia. -Avvisa mio padre che Alyssa è al sicuro e di lasciare subito la nostra casa.-
Piton annuì borbottando e scappò nelle segrete del castello mentre loro, vennero scortati in Infermeria dalle due donne che poco prima li avevano accolti ai cancelli. Alyssa era sconvolta da tutto quello che era successo e lui, si sentiva impotente di fronte alle lacrime di sua figlia. Madama Chips la fece stendere sul primo letto disponibile e le diede una pozione soporifera che in breve, la fece cadere in un sonno profondo. Lui le tenne la mano per tutto il tempo mentre la guardava dormire, con le lacrime che continuavano a rigarle le guance.
Non l'aveva mai vista così.
-Sirius!- urlò Orion, avvicinandosi a loro. -Cos'è successo? Come sta?- chiese, accarezzando il capo della nipote.
-È scossa ma sta bene, Madama Chips l'ha sedata.- disse osservando la ragazza. -Josirée è morta.-
Orion si voltò di scatto a guardarlo ma non rispose, troppo sconvolto per la rivelazione. Sirius gli raccontò tutto, da come erano arrivati fino al sacrificio di Josirée per salvare Alyssa da morte certa e l'anziano lo ascoltò, senza interromperlo. Non ci sarebbe stata più nessuna spedizione per cercare Regulus, non ci sarebbero state più le chiacchierate di fronte al camino né tantomeno le battutine tra Sirius e Josirée. Era morta, riuscendo così a ricongiungersi a lui.
-Sirius!-
L'uomo si voltò e Harry si avvicinò a loro nel momento esatto in cui Alyssa stava riaprendo gli occhi dal sonno indotto. Sirius abbracciò il ragazzo e lo tenne stretto a sé mentre quest'ultimo raccontava cos'era successo dopo che lui se n'era andato. La ragazza strinse le mani a pugno e scattò a sedersi, facendo sobbalzare suo padre, il quale non si era accorto del suo risveglio.
-Tu!- urlò la ragazza, guardando Harry negli occhi. -Se solo non ti fossi messo in mezzo ora tutto questo non sarebbe accaduto! Lavanda ti aveva detto che le tue visioni non erano reali ma hai deciso comunque di fare di testa tua e adesso, lei è morta! Sei contento?-
-Io...-
-No, io un corno! Sei soltanto un fottuto egoista, Potter. Tu e la tua smania di fare l'eroe senza usare un po' il cervello che ti ritrovi!-
-Adesso basta, Alyssa!- tuonò Sirius. -Harry non l'ha fatto di certo apposta...-
-Lui deve prendersi la responsabilità delle sue azioni! Non può passarla liscia ogni volta che accade qualcosa, è abbastanza grande per poter...-
-Anche tu lo sei e mi pare, che hai deciso di seguirlo nonostante la tua amica ti avesse detto che le visioni di Harry sono fallate. Sbaglio forse?- sbottò Sirius, tenendo ben saldo Harry tra le braccia.
Il ragazzo era scosso per tutti gli avvenimenti ma sembrava che Alyssa non se ne fosse accorta, per lei Harry era la valvola di sfogo.
-Cosa dovevo fare? Eh? Il dubbio viene!-
-Stare qui, ecco cosa dovevi fare! Usare il tuo bel cervello e chiamare aiuto. Hanno chiamato i tuoi amici ti rendi conto? Quando potevi rimanere al sicuro e farlo tu, la situazione non sarebbe degenerata!-
-È colpa sua,- rispose Alyssa, indicando Harry. -se Josirée è morta! Solo ed esclusivamente sua!-
-Oh no cara, la colpa è tua che non hai usato il cervello! Se avessi avvisato avremmo fermato i ragazzi prima ancora che entrassero al Ministero ma no, dovevi per forza essere al centro dell'attenzione pure tu perché non è possibile, che sia solo Harry l'eroe vero? E cosa ti sei messa in testa quest'anno eh? Di salvare tutti? Non sei la salvatrice di nessuno, ficcatelo bene in testa. Se Josirée è morta, la colpa qui è solo tua.-
-Sirius basta, stai esagerando.- esclamò Orion, afferrandolo per un braccio per farlo allontanare.
Sirius sbatté le palpebre più volte e solo allora si rese conto dell'espressione colpevole di sua figlia. Le lacrime tornarono a rigarle il volto e le mani, iniziarono a tremare vistosamente. E in quel preciso istante, con Alyssa in preda alle proprie emozioni, Sirius si rese conto che lui non era tagliato per fare il padre.
Perché mai nessun padre deve far star male sua figlia.
-Alyssa...-
-È TUTTA COLPA MIA!-
-Alyssa!-
La ragazza voltò il capo verso la porta e Sirius seguì il suo sguardo, non riuscendo a reprimere una smorfia alla vista del giovane Serpeverde che provava ad entrare. La scena lo accecò di nuovo e tutta la rabbia tornò come un fiume in piena.
-Queste amicizie sono la tua rovina, Alyssa! Loro ti hanno plagiata a tal punto da fare queste sciocchezze, sei contenta ora? Cos'hai risolto a stare con gente come lui? Niente! Sai che suo padre ha rinchiuso e torturato creature come i centauri e Lupi Mannari? No. Sai che ha ucciso i cuccioli sotto i loro occhi? No, non lo sai. Li ha smembrati e poi li ha dati in pasto agli stessi genitori perché così non ci provavano neanche a riprodursi. Loro sono i veri mostri in tutta questa storia, non Harry che comunque ci ha salvato una volta! Sei solo una bambina e tua madre, non sarebbe affatto fiera di te e dei tuoi comportamenti!-
-Sirius basta così.- disse Orion, mettendo una mano sulla spalla del figlio. -Basta, sul serio.-
Sirius si fermò a guardare suo padre, attorno a loro era caduto un silenzio fatto di tensione, i nervi di tutti erano a fior di pelle ma non poteva prendersela con lei. La stava usando per sfogarsi di tutta la rabbia che aveva in corpo dopo anni di reclusione divisi tra Azkaban e la casa da cui era fuggito anni prima.
Si voltò verso la ragazza e lei fissava il dorso della sua mano sinistra, martoriato da tutte quelle punizioni che si era presa durante tutto l'anno scolastico. Solo allora si accorse di cosa c'era scritto.
"Devo stare al mio posto".
-Alyssa...-
-Vattene, non voglio più vederti. Per me sei morto.-
***
-Padrone le ho fatto la limonata.-
-Grazie.-
L'elfo lasciò il bicchiere sul tavolo e s'inchinò, prima di congedarsi. Orion sospirò e chiuse gli occhi per un secondo, prima di riaprirli e osservare il piccolo giardino fuori dalla finestra. Era stanco, doveva ammetterlo ma non riusciva a venire a capo dei suoi problemi, come aveva fatto ad essere così stupido? A fidarsi senza neanche premurarsi di non farsi tradire? Eppure aveva avuto innumerevoli possibilità di scoprire cosa stesse succedendo in casa sua.
Bevve un altro sorso e si alzò per avvicinarsi alla finestra, il cielo lasciava presagire un temporale estivo ma per il resto, fuori era terribilmente tranquillo, troppo per il luogo in cui si trovavano.
-Dov'è Alyssa?- chiese Walburga, guardandolo. -L'ho cercata per tutti i quadri ma non c'è.-
-Sarà uscita fuori a pensare.- rispose, sospirando. -Da quando siamo qui lo fa spesso.-
-Sono preoccupata per lei.- commentò la donna, sospirando. -Parla poco e non è quasi mai a casa, pensi che dovremmo chiamare qualcuno?-
-E chi vuoi chiamare?-
-I suoi amici, magari.-
-No,- scosse il capo e si voltò a osservare il quadro di sua moglie. -non possiamo comprometterci in questo modo, lo sai.-
-Lo so bene, ma non possiamo neanche lasciarla così!- sbottò irritata.
-Se solo me ne fossi accorto, adesso non eravamo in questa situazione.- mormorò Orion con fare stanco.
-Non potevi saperlo.-
~
Josirée, Sirius e Remus erano usciti da appena un'ora e Orion, fissava insistentemente il bicchiere di Firewhisky che si era versato per ingannare il tempo. Pensava, pensava e pensava ancora ma non riusciva a capire. Per tendere una trappola del genere, significava che qualcuno sapeva il nascondiglio di Sirius, altrimenti sarebbe stato difficile poter architettare una messinscena del genere.
Eppure non capiva chi potesse aver tradito l'Ordine e soprattutto loro. Mundungus Fletcher? Ninfadora Tonks? Eliot e Fresia Macmillan?
Rimuginava su tutti, nessuno escluso eppure non riusciva a dare un nome a quel traditore.
-P-Pad-Padrone?-
-Cosa c'è, Kreacher?- chiese Orion, guardando l'elfo.
L'uomo corrugò la fronte alla vista del servo, il quale continuava a sfregarsi le mani e a battere il piede sul pavimento con cadenza regolare. Inarcò il sopracciglio e gli venne il dubbio che potesse essere stato proprio lui, a tradirli.
-Sei stato tu a tradirci, Kreacher?- urlò, facendo cadere il bicchiere sul pavimento.
Kreacher sobbalzò e urlò dallo spavento ma Orion non se ne preoccupò e continuò a fissarlo dritto negli occhi sporgenti, in attesa di qualsiasi risposta da parte del servo.
-N-No padrone! Kreacher non farebbe mai una cosa del genere!- urlò, buttandosi ai piedi dell'uomo e iniziando a baciarli con adorazione.
-E allora cosa diamine...-
Poi si bloccò e sgranò gli occhi dalla sorpresa, riuscì a staccarsi da Kreacher e si abbassò alla sua stessa altezza, per guardarlo bene in volto. Se era andato da lui, doveva esserci sicuramente per un buon motivo.
-Ma tu sai chi è stato, vero?-
L'Elfo annuì e gli raccontò tutto dall'inizio, fermandosi soltanto di tanto in tanto per singhiozzare e punirsi per la sua infedeltà alla casata dei Black. Orion lo ascoltò, fermandolo quando stava esagerando e non appena ebbe finito di dire tutto, si alzò e uscì dalla stanza come una furia, per raggiungere il suo studio. Aprì la porta di scatto e il quadro di Walburga sobbalzò mentre quello di Phineas, si sedette comodo sulla poltrona che aveva.
-TU!- urlò, puntando il dito contro il suo antenato. -Hai tradito la tua famiglia!-
-Non ho tradito nessuno, dovevo fare qualcosa per farti risvegliare perché ti stai rammollendo!-
-Cos'ha fatto?- chiese Walburga, assottigliando lo sguardo e puntandolo su Phineas.
-Ha detto il nascondiglio di tuo figlio a Narcissa Black! Quelli tra poco vengono qui e mi ammazzano, è questo quello che vuoi lurido ingrato?-
-Io penso alla nostra nobile casata, tu invece sei in balìa dei tuoi stessi sentimenti come un qualsiasi Babbano!-
-Maledetto! Quello è anche mio figlio!-
Walburga passò al quadro di Phineas e quest'ultimo, provò a nascondersi dietro la poltrona ma la donna iniziò a urlare e sbraitare contro di lui. Orion dal canto suo, afferrò la bacchetta e la puntò in direzione del quadro, facendo segno a Walburga di spostarsi.
-Cosa vuoi fare? Non puoi farmi nulla stupido mago!-
-Ah no? Incendio!-
Il quadro venne divorato dalle fiamme e cadde a terra, ascoltò le urla di Phineas mentre osservava la tela sparire, fino a diventare cenere.
~
-Nessuno poteva immaginarlo. Mi ero persino dimenticata che quella stupida di mia nipote avesse un quadro di Phineas in casa!-
-Ma lo dovevo immaginare, Walburga!- ribatté Orion, con tono sconvolto. -Se solo fossi stato più attento...-
-Lo avrebbero fatto ugualmente, Orion. Smettila di parlare in questo modo, perché non aiuta né te né tantomeno tua nipote. È ancora sconvolta.-
Orion annuì e si sedette sul divano, assaporando la limonata che Kreacher gli aveva portato poco prima. Quanti "se" aveva pronunciato in quei giorni e quanti, lo sapeva, ne avrebbe detti nei giorni a venire, sentiva di aver sbagliato tutto sia con Sirius che con Alyssa. Non sapeva come comportarsi e tornò a pensare a quanto gli mancava sua moglie, lei sì che avrebbe aiutato la nipote, non lui che non riusciva a comprendere neanche le cose più basilari.
Gli tornò alla mente il pomeriggio in cui aveva perso definitivamente anche sua nipote, Hogwarts era in fermento e lui, in grave pericolo.
~
Si Smaterializzò di fronte ai cancelli di Hogwarts, aveva lasciato Kreacher a preparare i bagagli e lo aveva pregato di andarsene dal numero dodici di Grimmauld Place il prima possibile.
Lui invece andava a recuperare Sirius e Alyssa.
Dovevano scappare il prima possibile e nascondersi in un luogo sicuro, ma quale? Rifletteva ma non gli veniva in mente nessun posto, che potesse accoglierli o forse era la paura di perdere la sua famiglia, a non farlo ragionare come doveva.
Raggiunse l'Infermeria e strabuzzò gli occhi per un secondo, quando vide sua nipote stesa sul letto. Sirius gli raccontò tutto mentre lui osservava la sua piccola dormire in un sonno fatto in realtà di incubi e si sentì una persona orribile per non essere riuscito a proteggerla.
La ragazza aprì gli occhi nel momento esatto in cui Harry stava raccontando ciò che era accaduto al Ministero e le parole che proferirono lei e Sirius, furono come pugnalate in pieno petto. Se solo fosse stato più attento nulla di tutto ciò sarebbe successo e loro, non si sarebbero trovati a piangere una morta che non doveva essere tale. Si girò verso la porta e alzò gli occhi al cielo, quando notò il figlio di Higgs entrare per andare, ne era certo, da sua nipote. Lo raggiunse con grandi falcate e lo fermò sulla porta, prima che Alyssa si accorgesse di lui. Si era accorto da tempo dell'amicizia tra i due giovani e non poteva rischiare, che la ragazza venisse risucchiata in quel vortice che era l'élite magica. Ares Higgs l'avrebbe uccisa, ne era certo.
-Forse non ci siamo ben capiti la scorsa volta.- esclamò Orion con voce ferma. -Devi stare lontano da mia nipote.-
-Io non...-
-È TUTTA COLPA MIA!-
Orion si voltò di scatto e gli venne un colpo, quando la vide urlare il suo dolore, il giovane Higgs provò ad entrare ma l'uomo fu più veloce e lo fermò nuovamente.
-Mi lasci andare!- sbottò il ragazzo. -Alyssa!- urlò.
Alyssa si voltò e fu in quel momento che Orion comprese tutto, i due ragazzi non erano solo amici no, c'era qualcosa di più. Se ne accorse quando aveva notato il lampo nei suoi occhi e la mano che stringeva il lenzuolo, per toglierselo di dosso. Voleva alzarsi e voleva farlo per raggiungere lui. Strinse le labbra e afferrò il ragazzo mentre Sirius tornava a urlare tutta la sua rabbia ma non ci pensò, preferì togliere subito quella feccia da sua nipote, prima che la portasse alla rovina.
-Mia nipote non ha bisogno di te, mettitelo bene in testa ragazzino!-
-Orion...- esclamò Lavanda, guardandolo. -Non è un nemico, vogliamo solo vederla.-
-No Lavanda, Alyssa adesso ha bisogno della sua famiglia.- rispose l'uomo, voltandosi verso di lei. -La rivedrai domani sul treno e quanto a te,- disse, spostando lo sguardo su Terrence. -Devi stare lontano da mia nipote, non voglio che le scrivi, che le parli, che le mandi regali. Tornatene dalla tua famiglia di Mangiamorte.-
-Senta un po' Black, sa cosa le dico? Se ne vada a 'fanculo lei e anche suo figlio! Io non rinuncio a sua nipote, è chiaro? s
Se pensa di intimorirmi lo faccia pure ma tanto domani, le parlerò sul treno e non ci sarà nessuno a fermarmi.-
-Orion?-
I tre si voltarono di scatto e sgranarono gli occhi dalla sorpresa, trovandosi di fronte Albus Silente, con l'aria di chi non se ne fosse mai andato. Sorrideva pacato e salutò i due studenti, invitandoli ad andar via con un gesto della mano, Lavanda trascinò Terrence via di lì nonostante le rimostranze del ragazzo e Orion ringraziò mentalmente l'uomo per il suo arrivo provvidenziale.
-Posso parlarti?- chiese, guardandolo.
Orion annuì e i due fecero per andarsene ma le urla di Sirius li fermarono all'istante. Il signor Black si scusò e raggiunse suo figlio per calmarlo, Alyssa era rannicchiata su sé stessa, con le ginocchia al petto e lo sguardo fisso sulla sua mano.
-Alyssa...-
-Vattene, non voglio più vederti. Per me sei morto.-
-Orion perdonami, so che devi stare con tua nipote ma ti prego, è importante.- disse Silente, richiamandolo dalla porta e ignorando gli sguardi di tutti i presenti.
Sirius si avviò alla porta e Orion lo raggiunse per poterlo fermare, ignorando così il preside e sperando con tutto sé stesso che la sua vita non stesse crollando di nuovo.
-Falla stare con te, è meglio. Non sono tagliato per fare il padre.-
-Idiota che non sei altro s'impara! Torna lì e parlale.-
-No.-
Sirius si staccò dalla presa del padre e se ne andò di corsa, seguito a ruota da Harry che sicuramente voleva parlare per sfogarsi di quanto dura fosse stata ritrovarsi di fronte al Signore Oscuro. Orion lo fissò andar via e Silente lo invitò a seguirlo nel suo ufficio, prima che fosse troppo tardi.
~
-Dobbiamo fuggire, Albus. Sono qui per riprendermi mia nipote, non siamo più al sicuro qui.-
-Proprio di questo volevo parlarti, Orion. Mi è parso di capire che Regulus vi abbia lasciato una casa in Normandia, o sbaglio?-
-Come...?- chiese Orion, sorpreso delle parole dell'uomo.
-Partirete stasera con una Passaporta.-
Orion prima di rispondere osservò attentamente tutte le pareti, alla ricerca del quadro di Phineas ma con sua sorpresa, non lo trovò.
-Non ti preoccupare, l'ho fatto spostare prima di questo incontro.- disse Silente, intuendo il suo timore. -Ho già avvisato Madame Maxime del vostro arrivo, vi aiuterà a nascondervi e a darvi delle identità false. Ma dovete partire subito, vi stanno già cercando.-
~
Il mare era calmo nonostante il cielo lasciasse presagire un temporale, osservava l'acqua infrangersi contro il bagnasciuga e di tanto in tanto, avvicinava il piede per bagnarlo un po'. Quel posto non le apparteneva, il mare non era nel suo DNA ma provava a farselo piacere perché ormai, aveva capito che della sua vecchia vita non sarebbe rimasto più nulla. Avrebbe rivisto Lavanda? E Tracey? Ma soprattutto, avrebbe rivisto Terrence?
Dopo le affermazioni di suo padre si era informata meglio su Ares Higgs e quando suo nonno le aveva confermato tutto, aveva vomitato tutto ciò che aveva in corpo, nella speranza di poter calmare il suo senso di colpa.
Aveva sbagliato tutto e a pagare, era stata Josirée.
Niente più Irlanda, niente più racconti su Regulus ma soprattutto, niente più lei. In breve tempo quella donna aveva preso il posto di una zia, una madre ed era tutta colpa sua, se non era più lì con loro. Cos'avrebbe detto a Jocelyn quando si sarebbero riviste? Le scuse non sarebbero mai bastate a colmare il vuoto lasciato da Josirée.
Nel frattempo, la pioggia iniziò a cadere.
~
ANGOLO DELL'AUTRICE
Okay eccoci qui. Questo capitolo è stato scritto in gran parte tra ieri e oggi e devo dire, che è stato un lavoraccio. Lo avevo in testa da parecchio e sono contenta del risultato!
Alla fine ho deciso di tenere in vita Sirius, anche se non ne sono ancora troppo convinta, Josirée era un mio personaggio e mi dispiace che abbia fatto questa fine.
Allora, il segreto di Ares Higgs è venuto finalmente a galla, cosa ne pensate? E cosa farà Alyssa?
Terrence lo amo. Punto.
Come adoro anche nonna Ines ma questo è un altro discorso.
Insomma, capito dove si trovano i nostri due Black preferiti? Vi dico che durante questa estate tra il quinto e il sesto anno, ne vedremo delle belle.
Beh, che dire, fatemi sapere cosa ne pensate.
Ci vediamo al prossimo capitolo (o per gli auguri di Natale),
_L_Black_
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