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Capitolo 56 - Orientamento Professionale

Capitolo 56

Gentile Alyssa Sophie Black,
Con la presente, le ricordiamo l'incontro fissato per il quattro aprile alle cinque del pomeriggio, in merito alla candidatura per l'internato al San Mungo. Dovrà presentarsi presso l'ufficio di Severus Piton, in caso di assenza, la sua candidatura verrà cancellata.

Con la speranza di conoscerla di persona,

Briseide Von Schmidt, direttrice dell'ospedale San Mungo di Londra.

Si era presentata, con un anticipo di venti minuti ed era fuori l'ufficio del professore, in attesa di essere chiamata. Con lei, c'erano solo due studenti del sesto anno di Serpeverde e Lisa Turpin, la quale ogni tanto le lanciava delle occhiate interessate, come se volesse chiederle qualcosa ma non avesse il coraggio. Dal canto proprio, Alyssa non aveva voglia di parlarle e sperava che Megan e Andrew, si sbrigassero ad arrivare. A quanto pareva, Piton non aveva fatto i nomi di Anthony e Terry, questo perché durante i primi mesi scolastici, avevano avuto un calo dell'attenzione e la ragazza, pensava che in fondo fosse un po' colpa di Lavanda e Tracey. Ma, se per Terry non era un problema anzi, per Anthony era totalmente diverso. C'era rimasto così male, che non salutava più nessuno dei componenti del club, solo Lisa e Terry ma Alyssa sospettava che il motivo, fosse il fatto di essere in casa assieme. Si appoggiò al muro e guardò lungo il corridoio, nella speranza di vedere arrivare qualcuno, con cui lei potesse scambiare qualche parola. L'attesa era snervante e anche l'ansia, cominciava a crescere minuto dopo minuto, tanto che aveva iniziato a picchiettare il piede sul pavimento con cadenza regolare. I presenti la guardarono male per qualche secondo, ma lei non se ne preoccupò e continuò a osservare il corridoio. S'illuminò, quando vide arrivare Andrew e Megan a braccetto, che chiacchieravano amabilmente tra loro. Non era mai stata una di quelle ragazze che sospirava, vedendo una coppia ma il Serpeverde e la Tassorosso, non erano come gli altri.
Si completavano a vicenda e un po', li invidiava. Con Theodore era finita nel peggiore dei modi, un'amicizia lunga una vita, buttata nel cassonetto senza remore.
Senza darle modo di spiegare.
Ma spiegare cosa, in fondo? Lei sapeva benissimo gli ideali del ragazzo ed era inutile, provare anche solo a capirla. Non parlavano più ed erano arrivati al punto, di preferire altre persone. Si era chiesta spesso, se la sua smania di considerarlo il suo migliore amico, le avesse fatto perdere di vista l'evidenza, ossia che Lavanda, Hermione e sì, anche Ginny, sapevano tutto di lei. Theodore no.
La realtà le si era posta in maniera limpida, il primo giorno delle nuove punizioni della Umbridge, era stata proprio la donna a farle aprire gli occhi, con i suoi modi brutali. Lavanda, Hermione e Ginny, non avrebbero mai fatto in modo che lei finisse nelle sue grinfie, semplicemente perché sapevano cosa aveva passato negli ultimi mesi. Theodore, non si era posto neanche il problema, a lui andava bene sapere che quel guanto, lo metteva per moda e non perché ci potesse essere qualcosa sotto.

-Aly, Lisa!- esclamò Megan, lasciando il braccio di Andrew per avvicinarsi a loro. -Non è fantastico il fatto che siamo tutti qui? Peccato per Anthony e Terry, in fondo anche loro erano nel club. Hey, avete visto quello che è successo l'altro giorno? Problemi in aula di Incantesimi e Vitious, ha richiesto l'aiuto della nuova preside, a proposito, ci sarà anche lei oggi? Speriamo di no, non credo sia una cima in Pozioni, voi cosa ne pensate? Oh Aly, il tuo guanto mi piace un sacco!-

Andrew si avvicinò alla ragazza e le posò una mano sulla spalla, con aria divertita. Da quando erano diventati una coppia, Megan era tornata a essere la Megan di sempre, raramente si perdeva in pensieri bui ma il ragazzo, riusciva sempre a farla tornare alla realtà.

-Scusatela, quando è in ansia straparla.- spiegò Andrew, sorridendo.

Anche il ragazzo, aveva trovato giovamento in quell'unione. Non era più così scontroso e sorrideva molto di più, soprattutto quando la bionda Tassorosso, era nei paraggi.

-Dimmi quando non straparla.- borbottò Lisa, a bassa voce.

I sorrisi di Alyssa e Andrew si gelarono all'istante tranne Megan, che non aveva sentito quell'affermazione e si era avvicinata ai due studenti più grandi, per scambiare due chiacchiere.

-Megan sta uscendo adesso, da un brutto periodo.- le fece notare Andrew, assottigliando lo sguardo. -Non ti azzardare a fare ancora battute del genere, chiaro?-

Lisa arrossì e annuì colpevole, Andrew la osservò per qualche secondo, prima di ignorarla e tornare a parlare con Alyssa. Pochi minuti dopo, il professor Piton aprì la porta del suo ufficio e in un lampo, i ragazzi si zittirono. L'uomo li squadrò tutti da capo a piedi dopodiché, si spostò in modo tale da dare loro, la possibilità di entrare nella stanza. Lo studio del professore, era stato allestito per l'occasione con un tavolo più ampio e sulle librerie, erano stati posti dei dépliant informativi riguardanti l'internato. Alyssa per prima cosa si guardò attorno, poi vide che al tavolo, erano già sedute Jocelyn Perks, Josirée e un'altra donna sulla sessantina che la ragazza, immaginò essere Briseide Von Schmidt. Josirée le sorrise e stessa cosa fece Jocelyn, la direttrice Von Schmidt invece, le indicò una sedia libera proprio di fronte a lei. In breve tempo tutti gli invitati presero posto e Piton, andò a sedersi proprio accanto a Jocelyn, la quale gli sorrise affabile prima di iniziare a versare il tè ai ragazzi.

-Va bene per tutti l'English Breakfast?- chiese la donna sorridendo.

I presenti annuirono e la donna, si prodigò a passare le tazze, prima alle ragazze poi ai ragazzi. Nel frattempo, la direttrice Von Schmidt leggeva attentamente quelli, che dovevano essere i loro curricula scolastici. Alyssa la osservò interessata, nelle due settimane in cui aveva frequentato l'ospedale ogni giorno, non le era mai capitato di incontrarla e questo un po' le dispiaceva. Poteva dire di conoscere Jocelyn e Josirée ma lei, le incuteva timore.

-Chi di voi è Peter Porter?-

Un ragazzo del sesto anno alzò la mano, visibilmente intimorito dal tono della donna. La Von Schmidt lo squadrò per qualche secondo, dopodiché tornò a leggere il curriculum scolastico.

-Andiamo Briseide,- esclamò Josirée, sorridendo ai presenti. -Dagli il tempo di respirare un po'. Gradite dei biscotti, ragazzi?-

-Sì, grazie!- rispose Megan, sorridente. Josirée la guardò divertita e le passò dei biscotti, che la ragazza accettò di buon grado. -Sono veramente contenta di essere stata invitata, sà le Pozioni sono una delle mie più grandi passioni, da bambina giocavo sempre con il Piccolo Pozionista e una volta, ho dato fuoco al divano. Per sbaglio, sia chiaro. Beh comunque un'altra mia passione è il Quidditch e infatti, gioco nella squadra di Tassorosso e quest'anno vinceremo sicuramente la Coppa...-

Megan continuò a parlare a raffica, tanto che le donne rimasero dapprima interdette, poi decisero di passare oltre e cercare proprio il curriculum, legato alla ragazza logorroica.

-Jones, basta.- esclamò Piton, con tono esasperato.

-Ehm, Megan Lynn Jones?- chiese Josirée, leggendo il curriculum.

-In persona!- rispose lei, sorridendo.

La Von Schmidt passò ad un altro curriculum e nel frattempo, Jocelyn intavolò un discorso per mettere i ragazzi a loro agio. Chiacchierarono di tutto, dal Quidditch alla Coppa delle Case, omettendo la situazione che gli studenti di Hogwarts, stavano vivendo. Alyssa rispose ad alcune affermazioni e così fecero anche gli altri, Jocelyn li osservò tutti e la sua espressione era di pura comprensione. Lei sapeva quello che stavano vivendo, ma non poteva dire nulla, per tirarli fuori dalla situazione. Man mano che il tempo passava tra le chiacchiere, Briseide chiamava gli studenti, ora più tranquilli, per fare loro domande in base al curriculum.

-Alyssa Sophie Black?-

Alyssa alzò gli occhi dalla sua tazza e incrociò quelli di Briseide, che la osservava con uno sguardo misto tra l'indagatore e l'interessato.

-Sì, sono io.- rispose, mantenendo il contatto visivo.

-Leggo qui che, oltre a Pozioni, hai il massimo dei voti in Incantesimi, Erbologia, Antiche Rune e Trasfigurazione.- disse, guardandola. -Mentre hai un Troll in Difesa Contro le Arti Oscure, come mai?-

-Oh beh, per divergenze con la professoressa.- rispose, con sicurezza.

-Questa frase l'ho sentita spesso.- commentò la Von Schmidt, senza degnarla di uno sguardo.

-Però è la verità,- ribatté Alyssa, guardandola. -Se vede gli anni precedenti, avevo voti ben più alti.-

La Von Schmidt controllò la sua carriera scolastica e la ragazza, lanciò un'occhiata preoccupata a Josirée, che le sorrise incoraggiante.

-Confermo ciò che ha detto la Black, Briseide.- s'intromise Piton, guardando la donna. -La Black ha avuto voti alti in Difesa, ma non è solo lei, ad avere problemi con la professoressa Umbridge.-

-Mi stai dicendo, che il metodo del Ministero non è adeguato, Severus?-

-Sto solo dicendo l'ovvio. È innegabile che la maggior parte degli studenti, sta avendo non pochi problemi con Difesa.- rispose, tranquillo.

Nella stanza era calato il silenzio e Alyssa, si fece più piccola sulla sedia, immaginando le domande successive. E infatti, la Von Schmidt passò a leggere oltre, lo capì dal modo in cui arricciò le labbra, in segno di disapprovazione.

-Sei andata molte volte in punizione.- disse, senza alzare lo sguardo su di lei.

-Devo intromettermi di nuovo, Briseide. Anche qui, se leggi lo scorso anno, la signorina Black era in lista per diventare Prefetto.-

-Fa parlare lei, Severus.-

Alyssa guardò prima il professore, poi la donna e sospirò impercettibilmente, prima di mettersi comoda e drizzare la schiena, come sua nonna le aveva sempre detto di fare. Doveva immaginare, che il suo cognome, le avrebbe dato problemi, soprattutto in quel periodo in cui suo padre era ricercato in tutto il mondo. Era stata stupida a credere che la gente, sarebbe andata oltre la sua storia familiare e, ne era certa, Briseide Von Schmidt voleva sicuramente sapere di più sul suo conto.

-Sono Alyssa Sophie Black e i miei genitori, sono Dahlìa Moldian e Sirius Orion Black. Quando avevo un anno e qualche mese, sono andata a vivere dai miei nonni. È inutile che io le dica il motivo, perché già lo sa. Da che io mi ricordi, ho sempre giocato con il Piccolo Pozionista e mia nonna, mi leggeva continuamente la favola del Calderone Canterino. Nel momento esatto in cui ho messo piede nel laboratorio della scuola, è stato come sentirmi a casa. Ed è la verità, sono a mio agio ogni volta che sto dietro ad un calderone. È vero, sono finita spesso in punizione ma sà, direttrice Von Schmidt, le Pozioni sono l'unica cosa che mi riescono e non posso immaginare altro nel mio futuro.-

***

Il treno stava per arrivare in stazione e Theodore, si guardò attorno nello scomparto, che divideva con Draco e Blaise. Pochi studenti erano ripartiti per le vacanze di Pasqua e stranamente, erano per la maggior parte dei Serpeverde. Draco e Blaise chiacchieravano come se niente fosse, solo Theodore era in ansia per quel ritorno a casa. Quell'alone di mistero, che suo padre aveva messo attorno al suo rientro a casa, lo preoccupava. Erano mesi, che si comportava in modo strano, scompariva nel pieno della notte, tornava ad orari a lui poco consoni ma soprattutto, era distante. Come se avesse timore di parlargli e questo, non era assolutamente un comportamento tipico di Julius Nott.
Il treno rallentò, il paesaggio notturno si tramutò presto nella stazione di King's Cross e il ragazzo, trattenne il fiato per un attimo. Immaginò di trovare suo padre ad attenderlo e di nuovo, il cuore cominciò a battere più forte. Draco gli mise una mano sulla spalla e Theodore annuì, alzandosi dal suo posto con fare flemmatico, Blaise neanche diede peso al suo andamento e uscì dallo scompartimento, pronto per raggiungere sua madre al binario. Nel momento in cui mise piede sulla banchina, si rese conto del reale numero degli studenti partiti. Da lontano, vide due studentesse di Corvonero che si stavano salutando, c'erano anche un ragazzo di Tassorosso e una ragazza di Grifondoro, i quali erano appena stati raggiunti dai genitori. E infine, c'erano circa una quindicina di studenti di Serpeverde di annate diverse, che si apprestavano a raggiungere i propri cari.

-Theodore.- esclamò, una voce poco distante.

Suo padre si avvicinò a lui e gli posò una mano sulla spalla, invitandolo a seguirlo con fare frettoloso. Theodore si mise al suo fianco, trascinando svogliatamente il baule, come se al suo interno ci fossero solo macigni. Julius non proferì alcuna parola, mantenne però la mano sulla spalla del figlio e quel gesto apparentemente innocuo agli occhi degli altri, riempì Theodore di sicurezza. Una sicurezza che non aveva mai avuto, perché solitamente era Alyssa ad averne per tutti e due.
Il pensiero della ragazza, lo raggiunse all'improvviso e si ritrovò nuovamente a trattenere il fiato, al ricordo di ciò che era avvenuto qualche settimana prima. Aveva messo fine alla sua storia con Alyssa, nel modo più tremendo che potesse scegliere, ma in fondo cosa doveva fare? Mesi di silenzi e bugie, tutto per quei suoi nuovi amici.
Semplicemente, aveva capito che nel futuro della ragazza, lui non era contemplato.
Meglio quel Potter o quella maledetta Brown non lui, che alla morte di sua nonna, non si era fatto problemi a starle accanto ogni volta che ne aveva bisogno.
Suo padre lo condusse in un bagno dismesso e puntò la bacchetta, contro una vecchia scopa, questa tremò impercettibilmente e gli fece cenno di afferrarla.
In un attimo, si ritrovarono nel giardino di casa Nott e Theodore si sentì subito meglio, nel riconoscere la facciata bianca a lui così familiare. I due entrarono in casa e subito l'Elfo Kramy, fu da loro per prendere il baule, il ragazzo lo ringraziò con un cenno di mano, poi fece per andare in camera sua ma Julius, lo fermò.

-No, Theodore. Vieni con me in sala.-

Lo sguardo dell'uomo non ammetteva repliche e il ragazzo, fu costretto a seguirlo, nonostante avesse preferito di gran lunga chiudersi in camera. Theodore entrò nel salotto e si andò a sedere, sul primo divano che vide mentre il padre, prese posto di fronte a lui e ordinò all'Elfo, di portare loro un tè. Non appena Kramy li servì, Julius si schiarì la voce e guardò suo figlio negli occhi.

-Vuoi raccontarmi qualcosa, Theodore?-

-Credo che tu, sappia già tutto.- bofonchiò, nascondendo il viso dietro la tazza. -La domanda piuttosto è un'altra: chi ti ha raccontato?-

-Giselle Higgs.- rispose, laconico.

-Già, lui non vedeva l'ora di questo momento.- borbottò tra sé.

-Terrence dici?-

-Sì... lui e Alyssa sono diventati grandi amici, nell'ultimo anno.-

Julius lo osservò per qualche secondo e Theodore, si pentì amaramente di ciò che aveva detto. Suo padre era grande amico degli Higgs e di Orion, sicuramente sentirlo parlare in quel modo del figlio di un amico, poteva dargli fastidio. Ma Julius non disse nulla in proposito, accavallò le gambe e sorseggiò il suo tè, prima di riprendere la parola.

-In verità, Giselle non parla molto con suo figlio e da quel che ho capito, sicuramente non di questioni... uhm... amorose, ecco. Glielo ha riferito Kara Davies.-

-La mamma di Tracey? Perché, si conoscono?- chiese Theodore, guardandolo.

-Certo,- confermò, guardandolo. -lei e Kara dividevano la stanza a Hogwarts, assieme a Delilah Urquhart. Far studiare insieme i propri figli, è stata l'unica cosa che ha concesso Ares, a sua moglie.- posò la tazza sul piattino e continuò a osservarlo. -Ma stai sviando il discorso, cos'è successo?-

Theodore sospirò e lasciò perdere il suo tè, preferendo rimanere con le mani strette l'una all'altra e lo sguardo perso sul pavimento, incapace di alzarlo su di lui.

-Era entrata nel gruppo di Difesa, organizzato da Potter.- spiegò, con tono asciutto. -Ovviamente senza dirmelo. Ha preferito quel branco di esaltati a me, non c'è altra spiegazione.-

Julius fece per aprir bocca ma si fermò di colpo, come colto da un'illuminazione. Theodore lo osservò incuriosito ma l'uomo non disse nulla e anzi, lo invitò ad andarsi a cambiare per la serata, che ci sarebbe stata a casa degli Higgs.

Si annodò la cravatta al collo, guardandosi allo specchio con fare sconsolato. Era contento di essere a casa, questo non poteva negarlo, tuttavia avrebbe preferito rimanere in camera sua, anziché andare ad una festa. Che poi non capiva, come mai lo avesse fatto tornare, per uno stupido ricevimento. Qual era la reale ragione? Avrebbe avuto risposte sul suo strano comportamento?
Appena fu pronto, diede un'ultima occhiata alla sua figura nello specchio e uscì dalla stanza.

~

A Villa Higgs, Theodore ci aveva messo piede raramente, non era mai stato amico di Terrence e poche volte organizzavano feste.
Il ragazzo si guardò attorno spaesato e suo padre, gli posò una mano sulla spalla per dargli coraggio e invitarlo, a non fermarsi. Il giardino, seppur ben curato, aveva un che di tetro e forse la colpa, doveva essere data alle statue degli avi, poste lungo il vialetto. Theodore si soffermò a osservare una delle statue, raffigurante una donna dall'aria austera e che somigliava, per certi versi, al suo compagno di casa.

-Julius, finalmente.- esclamò una voce, poco distante da loro.

-Perdonami,- rispose Julius, costringendo il figlio a voltarsi. -mio figlio ci ha messo un po' a prepararsi.-

Giselle Higgs annuì e si spostò, per fare entrare i due ospiti. -Entrate forza, vi stanno aspettando.-

~

Hogwarts quella mattina era illuminata da un sole, che aveva convinto la maggior parte degli studenti, a studiare sulle rive del Lago Nero. Le vacanze di Pasqua stavano procedendo bene, seppur la presenza della nuova preside era percepita ovunque, e in maniera ossessiva. La colpa era da dare alla Squadra d'Inquisizione, i quali non si facevano problemi a togliere punti alle case, favorendo casualmente Serpeverde. La situazione era davvero difficile per tutti gli studenti e Alyssa, non faceva eccezioni. Doveva andare in punizione con la nuova preside, anche durante le vacanze e il suo livello di sopportazione, si stava abbassando sempre di più. Ma doveva farlo, per sé stessa e per i ragazzini che per mesi, l'avevano aiutata senza chiedere nulla.
Quel pomeriggio stava raggiungendo Lavanda e Ginny sulle rive del Lago Nero, quando notò una figura nascosta dietro una delle serre, che la fece fermare. Terrence Higgs era seduto a terra, con la cravatta verde-argento allentata e lo sguardo perso, a fissare un punto indefinito del parco. Lo osservò per qualche secondo, indecisa se avvicinarsi o meno, da quando la sua storia con Theodore era finita e le punizioni della Umbridge erano diventate sempre più frequenti, non aveva più parlato con il ragazzo. Forse fu proprio questo, a convincerla ad avvicinarsi a lui perché, subito dopo essersi resa conto del tempo trascorso dalla loro ultima chiacchierata, gli fu accanto in un attimo.

-Hey!- esclamò allegra. -Cosa fai qui tutto solo?-

Il ragazzo alzò lo sguardo su di lei e Alyssa rimase sorpresa, nel vedere il volto stravolto, come se fosse accaduto qualcosa. Si sedette accanto a lui e lo osservò, incuriosita, mentre questi ricambiava il suo saluto, bofonchiando parole a cui Alyssa, non diede importanza.

-Cos'hai?- chiese, scrutandolo attentamente.

-Niente...- borbottò, spostando lo sguardo sui fili d'erba.

-Sì certo... ed io sono la Umbridge.- rispose sarcastica.

-Il rosa ti donerebbe, però.-

-Se lo ripeti ad alta voce ti affatturo. Non indosserò più abiti rosa.- ribatté schifata.

Terrence rise e posò il capo sul vetro della Serra, Alyssa fece un mezzo sorriso e si mise più comoda, in attesa del racconto del ragazzo. Lui la guardò per un attimo e sospirò, con aria affranta.

-Sarei dovuto tornare a casa per le vacanze, sai?- mormorò, tornando a osservare i fili d'erba sotto di loro.

-Oh.- esclamò sorpresa. -E come mai non sei ripartito?-

-A mia madre, ho detto che era per studiare, in vista dei G.U.F.O.- rispose affranto. -La verità, è che non volevo passare il tempo con loro. Preferisco stare qui ma papà...-

-... Non l'ha presa bene.- continuò lei e il ragazzo annuì.

-Ho aperto poco fa, la Strillettera che mi ha inviato.- mormorò. -A quanto pare, dovevo presenziare a... beh non ho ben capito cosa, e che sarò costretto ad un altro incontro l'estate prossima.- sospirò e si portò una mano tra i capelli, irritato. -La questione, è che loro hanno dei progetti per me ed io, non ne voglio sapere niente. Sapevi, che mi hanno organizzato il matrimonio con Astoria?-

-Ah.-

-Avrò o no, il diritto di decidere per me? Ti sembro uno scemo?- chiese, voltandosi verso di lei. -Non ho potere decisionale almeno fino a che, non avrò un figlio mio e allora deciderò per lui, ma che vita è?-

Alyssa non rispose e Terrence inspirò, alla ricerca disperata di un po' di calma. Non si era mai fatto vedere, in quello stato da lei e non voleva che pensasse, a quanto fosse un codardo. Aveva preferito nascondersi a Hogwarts, piuttosto che affrontare i suoi genitori.

-Hai ragione.- convenne la ragazza, aprendo la borsa per prendere una brioche di zucca e passarla a Terrence. -Devi decidere tu, non gli altri. Perciò hai fatto bene a non tornare a casa, avremo due mesi in più, per capire cosa possiamo fare.-

-Possiamo fare?- disse, prendendo la merendina offertagli.

-Certo! Non ti lascio tornare a casa da lui.- rispose con ovvietà.

Terrence la guardò per qualche secondo, prima di spezzare la brioche e darne metà alla ragazza, la quale accettò volentieri il dolce. Rimasero in silenzio, mentre mangiavano ma non smisero di guardarsi.

-Vuoi vedere una cosa che, negli ultimi tempi, mi fa alzare su il morale?- propose lei, dopo aver mandato giù l'ultimo boccone.

-Mh, va bene.- rispose, guardandola incuriosito.

Alyssa sorrise, afferrò la propria bacchetta e si alzò da terra, spostandosi di qualche metro. Puntò la bacchetta di fronte a lei e, prima di lanciare l'incantesimo, sorrise al ragazzo, il quale la guardava con interesse.

-Expecto Patronum-

Un'aquila argentea fuoriuscì dalla bacchetta della ragazza, volando attorno a loro fino a raggiungere Terrence, che la seguì con un lo sguardo ammaliato di chi, non aveva mai visto un patronus. L'aquila scomparve poco dopo e il ragazzo, ancora sorpreso, si voltò verso di lei.

-Me lo insegni?-

***

Da che ricordava, le vacanze di Pasqua erano sempre stato uno dei suoi momenti preferiti, da quando era a Hogwarts. Tutto il castello era a disposizione degli studenti e, anche se bisognava studiare per gli esami, il fatto di poter esplorarlo a pieno senza essere disturbati era il suo massimo divertimento. Così aveva scoperto, come entrare nelle cucine al secondo anno e subito lo aveva raccontato ai suoi amici, con l'intenzione di sfruttarlo a loro favore. Da allora, durante le vacanze, si andavano a nascondere lì per scambiarsi le uova di Pasqua. Non era mai stata una ragazza di quelle romantiche anzi, il più delle volte si comportava nell'esatto opposto, tuttavia per loro aveva sempre fatto qualche eccezione. Erano come fratelli e con quel gesto, seppur di poco conto, voleva fargli sapere che, nonostante tutto, ci sarebbe stata.
E, come ad ogni vacanza di Pasqua, si trovava seduta sulla vecchia poltrona rossa della cucina, in attesa del loro arrivo e nel frattempo, si rimirava tra le dita la spilla nuova di zecca. Era nella Squadra d'Inquisizione da qualche settimana e, se quei pochi che conosceva le avevano voltato le spalle, i suoi amici erano sempre lì con lei.
Con la testa che volteggiava tra i pensieri, non si accorse dell'entrata di una persona, quanto meno non subito. Non appena notò un via vai di Elfi Domestici, che si accingevano ad avvicinarsi all'entrata, decise di alzare lo sguardo, pensando di trovare i due amici. Sgranò gli occhi sorpresa, quando si rese conto che no, non erano Terrence e Andrew ma bensì qualcuno che lei, non voleva proprio vedere. Terry Boot la squadrò con indifferenza, poi il suo sguardo puntò sull'oggetto che lei aveva tra le dita. Tracey seguì la traiettoria e, non appena si rese conto di cosa stesse guardando, nascose la spilla nella tasca dei pantaloni e fece finta di nulla.

-Cos'è, adesso ti vergogni?- sbottò lui, con tono tranquillo.

-Affatto.- rispose subito lei. -Mi ero stufata di averla in mano.-

Terry sorrise sprezzante e scosse il capo. -Ma certo, sicuramente sarà così. Il problema, è che dovresti esserti stancata di averla addosso e invece...-

-Senti Boot, pensa ai fatti tuoi!- lo interruppe, irritata.

-Penso ai fatti miei, visto che in quel gruppo c'ero anch'io.- rispose, con fare ovvio. -Mi ha sorpreso il tuo tradimento.-

-Ma tradimento cosa?- esplose, alzandosi di scatto dalla poltrona e avvicinandosi a lui, con aria minacciosa. -Pensi che sapevo chi fossero i membri? Vuoi darmi la colpa per la tua scelta sbagliata? Fallo allora, se ti fa sentire meglio ma rimani in silenzio, altrimenti...-

-Altrimenti cosa, Tracey?- chiese lui, avvicinandosi a lei. -Mi toglierai punti?-

Erano a pochi millimetri di distanza e si rese conto, che quella era la prima volta che se lo ritrovava così vicino. Una vicinanza indesiderata. Contrasse le labbra irritata e si ritrasse di qualche passo, incrociando le braccia al petto e continuando a fissarlo negli occhi.

-Sì, Boot, farei esattamente così.- rispose sprezzante.

-Ti credevo diversa.- ribatté Terry, con tono duro che però, tradiva il suo dispiacere.

-Il tuo problema è questo, Boot, credevi di conoscermi ma la verità, è che tu non sai niente di me.- disse, guardandolo con disgusto.

-Eccoci!-

I due si voltarono verso la porta, dove Terrence e Andrew li fissavano sorpresi e con delle uova di Pasqua, tra le mani. Tracey, sospirò rincuorata, nel vederli lì come sempre ma Terry, scosse il capo irritato da quella interruzione, come se avesse voluto continuare il discorso.

-Disturbiamo?- disse Terrence, facendo un passo avanti.

-Già, tutto okay qui?- chiese Andrew, scrutando il giovane Corvonero, con fare attento.

-No, non disturbate e sì, è tutto okay...- Tracey s'interruppe e i tre la guardarono incuriositi, ma prima che potessero chiederle qualcosa, si portò una mano alla fronte e sbuffò. -Cavolo, mi ero dimenticata che ho una riunione con la Squadra d'Inquisizione, vi dispiace se facciamo più tardi?- chiese, guardando i due amici.

-Certo, nessun problema.- rispose Andrew e Terrence annuì concorde.

Tracey uscì di corsa dalla cucina, senza dare il tempo a nessuno, soprattutto a Terry, di ribattere. Appena i tre ragazzi furono da soli, il Corvonero li guardò e sospirò, portandosi una mano tra i capelli.

-Voi accettate questa cosa? Vi ha detto il perché, sta facendo questa cavolata?-

-No, Terry.- rispose Andrew, avvicinandosi ad uno dei tavoli, alla ricerca di qualcosa da mangiare.

-Aspettiamo che sia lei a parlare, noi non la forziamo.- disse Terrence, guardandolo negli occhi.

Terry annuì scettico e uscì, senza prendere nulla di quello che serviva in Sala Comune, preferì uscire dal castello per calmarsi.

~

In cucina si sentiva odore di arrosto, il problema era la punta di bruciato, che si percepiva subito dopo aver riconosciuto quello della carne. Mary fece una smorfia e si avvicinò alla porta della cucina, per vedere chi ci fosse. Da quando Emmeline era morta assieme alla sua famiglia, aveva sempre in casa qualcuno dell'Ordine, persino Josirée Edwards e Jocelyn Perks si erano presentate alla sua porta. Percepiva la preoccupazione che tutti provavano nei suoi confronti, tuttavia avere in casa sempre qualcuno era snervante, soprattutto quando voleva chiudersi in camera e non uscirne per giorni.
Appena arrivò in cucina, non rimase sorpresa di trovare Sirius, intento a risolvere il problema dell'arrosto bruciato. L'uomo non si accorse subito di lei e Mary, ne approfittò per osservarlo meglio. Era cambiato, non era più il ragazzo bello e dannato dei tempi della scuola anzi, rimaneva sempre un uomo affascinante ma gli anni rinchiuso ad Azkaban, lo avevano segnato. Sirius alzò il capo nella sua direzione e sorrise colpevole, mentre lasciava l'arrosto sul tavolo.

-Scusa, l'ho bruciato.- esclamò imbarazzato. -Avrei dovuto portarmi Kreacher, sicuramente cucinava meglio.-

-Dovresti rimanere chiuso in casa, mi sembra che questo dettaglio, ti sia sfuggito.- rispose Mary mentre si accingeva a togliersi il mantello, per posarlo sulla sedia.

-Oggi è Pasqua, Mary! Non puoi restare da sola.- ribatté, con tono allegro. -Adesso, contatto mio padre e mi faccio mandare Kreacher.-

Mary scosse il capo e si avvicinò ai fornelli, dove una padella e una pentola stavano litigando, prese la bacchetta e la puntò contro di loro, mormorando un incantesimo. Sirius si poggiò con la schiena, allo stipite della porta e si mise ad osservare i movimenti della donna, che stava provando a recuperare la carne.

-La smetti di fissarmi?- chiese, mentre tagliava l'arrosto per togliere la parte bruciata.

-Certo.- rispose subito. -Potrei smettere, ma non lo farò.-

-Sei proprio un bambino, certe volte. Perché non torni a casa?-

-Non ho niente da fare.-

***

Gentile signorina Black, è invitata all'incontro per l'orientamento professionale, martedì diciotto aprile alle tre del pomeriggio presso il mio ufficio.

Buona Pasqua,
Minerva McGranitt.

Aveva in mano quel biglietto, quando si ritrovò di fronte alla porta della McGranitt. Sospirò, prima di bussare con decisione e dall'interno, la donna la invitò ad entrare con tono risoluto. Aprì la porta con calma e sorrise, ma la professoressa non ricambiò al contrario, le indicò la sedia e la invitò a sedersi. Appena entrò, si rese conto del perché, non aveva risposto al suo muto saluto. Su una sedia posta in un angolo della stanza, sedeva la Umbridge, che aveva già iniziato a prendere appunti su un taccuino. Alyssa si sedette e posò le mani sul grembo, fissando la professoressa e ignorando la preside.

-Signorina Black, ignori la professoressa Umbridge, è qui solo per supervisionare. Allora vediamo un po' qui...-

-Preside, prego.-

La McGranitt la ignorò e per la seconda volta in un mese, la persona di fronte a lei prese il suo curriculum scolastico e lo lesse attentamente, rimanendo in silenzio. Alyssa passò a osservare i vari opuscoli, disseminati sulla scrivania, soffermandosi su quelli relativi agli Spezzaincantesimi della Gringott. La professoressa si accorse, della traiettoria del suo sguardo e la osservò, con fare attento.

-È interessata a fare carriera nella Gringott?-

-Oh no,- rispose sorridendo. -è solo per una persona.-

Tre, due, uno.
Qualcuno bussò e le tre donne si voltarono verso la porta, aspettando che la persona entrasse e non dovettero attendere molto, perché Gazza aprì la porta senza il permesso.

-Gazza, cosa succede?- chiese la Umbridge, balzando in piedi.

-Preside... Peeves... deve venire subito, è importante!-

La Umbridge non attese oltre e corse fuori dallo studio, con Gazza al seguito. La McGranitt sospirò, ora visibilmente sollevata e Alyssa sorrise apertamente, quando la donna le passò la scatola dei biscotti.

-Bene, allora Black qui c'è poco da dire.- esclamò la McGranitt, leggendo il curriculum. -Hai voti altissimi e potresti intraprendere, la maggior parte delle professioni su questo tavolo, tuttavia so anche che hai un talento innato per le Pozioni. Sarebbe stupido per me, non consigliarti questa professione.- le passò l'opuscolo dei laboratori del San Mungo, e continuò. -Saresti una Pozionista fantastica e so bene, che Severus concorda con me. Pensaci Black.-

~

Era appena uscita dall'ufficio della McGranitt e tra le mani, aveva il dépliant con tutte le informazioni, riguardanti il San Mungo e i loro laboratori. Stava rileggendo le poche righe dedicate a ciò che le interessava, quando passò davanti alla classe di Incantesimi e una voce, la costrinse a fermarsi.

-Signorina Black, può entrare un attimo?- chiese Vitious, dalla porta della sua aula.

Alyssa sobbalzò e si voltò verso l'uomo, annuendo alla sua richiesta.

-Certo, professore.-

Il professore le sorrise e rientrò, seguito a ruota dalla ragazza, che fissava la figura minuta dell'uomo, con sguardo curioso. Il direttore della casa di Corvonero, si apprestò a raggiungere la cattedra e prese un opuscolo, rigirandolo tra le mani.

-Le serve qualcosa, professore?- chiese, interessata.

Vitious non rispose subito, la guardò indeciso sul da farsi, come se quella discussione non doveva avere neanche luogo. Alyssa si fece più vicina e l'uomo, notò il dépliant del San Mungo che fuoriusciva dalla tasca della toga.
Quella vista lo portò a parlare.

-Io... signorina Black, io penso che dovresti provare... anche altre professioni.- esclamò, porgendole un opuscolo.

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Diventa un Indicibile ed entra anche tu, nell'Ufficio Misteri.

-Le selezioni per l'Ufficio Misteri non vengono aperte spesso.- disse il professore, guardandola. -L'ultima volta, che ho dato un opuscolo del genere in mano ad uno studente, è stato ben quasi vent'anni anni fa e la persona, era sua madre.- Alyssa sgranò gli occhi e fissò l'uomo sorpresa ma lui, non se ne accorse e continuò. -Cinque anni fa, speravo di averla nella mia casa, ciò non è accaduto ma va bene così. Ciononostante, Dahlìa era una delle mie studentesse migliori, non proporti la sua professione sarebbe per me un insulto, alla sua memoria. Ci pensi, signorina Black, le chiedo solo questo.-

-Io... va bene professore, ci penserò su.-

Vitious le sorrise e Alyssa ricambiò, nonostante mille pensieri le stavano passando nella testa.

~

ANGOLO DELL'AUTRICE

Avevo promesso un capitolo ed eccolo qui! Ammetto che oggi ho fatto una corsa per finirlo perché, quando pensi di avere tempo, qualcuno te lo toglie sempre. Parliamo ora di ciò che accade qui.
Briseide Von Schmidt non l'ho vista molto convinta ma d'altronde, stiamo parlando della figlia di un assassino, voi cosa fareste?
Theodore è tornato a casa e chissà, cos'è successo in casa Higgs. Io lo so!
Terrence non è partito e ha deciso, di andare contro il volere di Ares: ha fatto bene?
Tracey e Terry... E niente, poverino ci è rimasto male ma lo capisco.
La scena tra Mary e Sirius è venuta dopo aver scritto il capitolo su Emmeline, volevo farla vedere mentre prova a riprendersi dalla perdita della sua amica.
Orientamento professionale: andiamo, sapevamo tutti, che la McGranitt le avrebbe consigliato di fare la Pozionista. La domanda è, se vi aspettavate che Vitious, non fosse d'accordo. Cosa ne pensate?

Ho finito, ci vediamo nei commenti, (risponderò questa volta, giuro.)

Al prossimo capitolo,
_L_Black_

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