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Capitolo 54 - Emmeline

Capitolo 54

-Clarence ed Emmeline Kreft, erano l'esempio di genitori perfetti, l'amore che provavano per le piccole Marlene e Lilian, era immenso. Sempre sorridenti e pieni di vita, gente che non si tirava mai indietro, quando si trattava di aiutare qualcuno. E Arthur, un uomo distinto e dal cuore tenero, non ho mai sentito parole di cattivo gusto nei suoi confronti, semplicemente perché non c'è n'erano.
Impossibile non volergli bene.
E infine Marlene e Lilian, le quali portavano i nomi di due grandi donne della Guerra Magica, loro hanno avuto un destino peggiore. Non vivranno mai le gioie della vita ma sappiamo, che saranno sempre con noi a festeggiare le nostre vittorie.
Oggi diamo l'ultimo saluto a Clarence, Emmeline, Lilian, Marlene e Arthur Kreft, una famiglia che non dimenticheremo mai.-

-Stronzate, tutte stronzate.-
-Ma Arthur, non era lo stesso che non voleva vederli insieme?-
-No Mary, non piangere. Sarò sempre con te.-

Le lacrime le bagnavano la sciarpa che aveva indosso, il cielo era limpido e un tiepido sole li riscaldava, come a prendersi beffe di loro e del loro dolore. Le cinque bare, erano allineate di fronte alla ressa di persone che si era presentata, poco distante da lei la McGranitt e la Sprout sedevano accanto a Silente, la prima con gli occhi puntati sulle casse più piccole mentre la seconda, singhiozzava di tanto in tanto. L'anziano preside, aveva il volto addolorato e non parlava molto, nonostante qualche mago gli si era avvicinato per scambiare due chiacchiere. Mary immaginò, cosa stesse passando, per la mente dell'uomo.
I rimorsi lo stavano sicuramente divorando; il destino tragico di Lilian e Marlene, ricordava fin troppo quello che le accomunava, alle donne di cui portavano il nome.
E quel giorno, esattamente come quattordici anni prima, era doloroso come non mai.
Scosse il capo, voltando così lo sguardo verso l'altra zona dove i partecipanti al funerale, avevano preso posto. Riconobbe Josirée Edwards, Jocelyn Perks e Severus Piton, seduti poco più dietro rispetto alla sua fila. Le venne da ridere, al pensiero che di fronte alla morte, non c'erano più divergenze e odio, non esistevano più scherzi di cattivo gusto o battutine fuori luogo.
C'erano solo rimorsi.
Incontrò lo sguardo di Orion Black e questo le fece un cenno del capo impercettibile, gesto che lei non ricambiò, preferendo osservare il cane accanto a lui. Nonostante i pericoli, a cui andava incontro ogni volta che usciva, non aveva voluto perdere l'ultimo saluto ad Emmeline. Un gesto, che non aveva potuto fare per nessuno dei loro amici, scomparsi anni prima.

-... E adesso, la signorina Mary MacDonald, dirà due parole per ricordare la famiglia Kreft.-

Remus accanto a lei la richiamò e finalmente, si girò verso il mago officiante, che la guardava con uno sguardo colmo di rassicurazione. Mary si alzò dal suo posto e contò mentalmente, i passi che la dividevano dal leggio. Quando si posizionò di fronte ad esso, si rese conto di quanta gente era venuta a dare l'ultimo saluto, alla famiglia della sua migliore amica.

-MacDonald, inizia a parlare, svelta.-
-Non ascoltare Marlene, Emm. Prenditi il tuo tempo.-
-Sarò sempre con te, Mary. Non me ne sono andata.-

Era incredibile come il suo cervello, si fosse ormai abituato a darle coraggio, con le loro voci. Fece un mezzo sorriso, nell'immaginare le tre amiche parlarle e sospirò subito dopo, fece vagare lo sguardo su tutta la folla, che attendeva soltanto una sua frase.

-Conobbi Emmeline, il primo settembre del 1971, per la precisione dopo lo smistamento. Si sedette accanto a me, e iniziò a parlarmi così velocemente che io, non ebbi modo neanche di rispondere. Lì per lì pensai che fosse mezza matta ma più in là, scoprii che il suo, era solo un modo per calmare il nervosismo. Fu la seconda persona che conobbi quel giorno, la prima, Marlene Mckinnon, le intimò di chiudere il becco e mangiare.
Era sempre così, Emmeline parlava troppo e Marlene la calmava.
La terza persona che conobbi a Hogwarts quella sera, fu Lily Evans. In breve tempo, lei divenne la voce della coscienza del gruppo, consigliava tutte noi, indipendentemente dalla cavolata che avevamo fatto. Vi starete chiedendo perché, io stia parlando di Marlene e Lily quando qui, stiamo dando l'ultimo saluto ad Emmeline.- disse, guardando la folla che in silenzio, ascoltava il suo discorso. -Ebbene, eravamo un gruppo, una famiglia per scelta e non posso non nominarle perché loro stesse, concorderebbero con me adesso.
Emmeline incontrò Clarence per la prima volta, in un pomeriggio di primavera, vedete il ragazzo non ebbe subito occhi solo per lei, prima infatti aveva una cotta enorme per Marlene. E così Emmeline decise di aiutarlo con lei, con l'intento di farlo innamorare di sé stessa. Un piano che sia io che Lily non approvammo, ci sembrava quanto mai assurdo e senza un filo logico, a collegarlo.
Ma alla fine ci riuscì, non sappiamo neanche noi come eppure dopo gli esami del quinto anno, Clarence si presentò fuori dalla Sala Grande con l'intento di chiederle di uscire. Da allora, non si sono mai lasciati.
Nonostante Arthur non accettava lei e le sue umili origini, ben presto si era dovuto ricredere, Emmeline Vance era la dolcezza fatta a persona.
Lilian e Marlene erano le bambine più vivaci, che io abbia mai conosciuto, due uragani pronte a far sorridere chiunque le incontrasse. Loro erano il miracolo per eccellenza, arrivate in un momento in cui ormai né Emmeline né tantomeno Clarence, speravano più di avere figli. Sembrava che da lassù, le nostre due amiche le avessero fatto questo regalo ed era impensabile, dare loro dei nomi che non fossero quelli di Lily e Marlene.- si fermò un attimo e alzò lo sguardo, per non far scendere le lacrime, poi continuò. -Sapete, durante l'ultima notte a Hogwarts, avevamo fatto un patto. Per festeggiare la fine della scuola, saremmo andate a caccia di Aurore Boleari in Islanda, nel villaggio magico di Silfross l'inverno successivo. Ovviamente non partimmo mai ma quella promessa, io ed Emmeline non l'abbiamo mai dimenticata. Avevamo deciso di partire il prossimo inverno, fanculo tutto e tutti, saremmo andate in Islanda a guardare l'Aurora boreale, in onore di Lily e Marlene ma adesso... Adesso che senso ha?- chiese, come se qualcuno della folla potesse risponderle. -Che senso ha, vedere l'Aurora boreale, quando la persona con cui volevi vederla, non c'è più?-

Il corpo fu scosso da una serie di singhiozzi, tenuti a bada per troppo tempo, molti dei presenti voltarono lo sguardo da un'altra parte per darle un po' di privacy mentre altri, la fissavano con compassione. Molly Weasley la guardò con gli occhi di chi capiva quel dolore, un dolore ancora troppo forte nonostante gli anni passati. Orion Black spostò lo sguardo verso le bare, ricordandosi del giorno in cui era stato costretto, a seppellire una cassa vuota e successivamente, a dire addio all'unica persona che lo aveva compreso fin da subito. Sirius la osservava consapevole, di essere in grado di capirla fin troppo bene, non era mai riuscito a dire addio né a lei né al suo migliore amico ma il dolore, era identico a quello che provava Mary. Severus la guardò con un'espressione indecifrabile e Jocelyn, gli tenne la mano mentre Josirée tornava con la mente all'ultima volta, in cui lo aveva visto vivo per la prima volta. Remus aveva un velo di lacrime ad appannargli la vista, il ricordo di Marlene era ancora vivido e nonostante gli anni passati, si sentiva ancora in colpa per non averle chiesto perdono. La McGranitt si alzò dal suo posto e si avvicinò alla donna, cingendole le spalle con un braccio ed invitandola a spostarsi da lì, in modo tale da dare sfogo alla sua disperazione.
Era sola, questa volta per sempre.

~

Il funerale era da poco terminato e, quando anche la bara si Arthur Kreft fu ricoperta di terra, i partecipanti iniziarono a sparpagliarsi con l'intenzione, di andare al piccolo ricevimento organizzato alla Tana, da Molly Weasley. Emmeline era rimasta orfana di genitori, quando era incinta delle gemelle per cui non le era rimasto nessun parente, fatta eccezione di una cugina di terzo grado, la quale viveva in Canada e non sapeva granché di lei. Mary era stata scortata fuori dal cimitero da Remus mentre Orion, era rimasto lì a parlare con un suo vecchio collega di lavoro. Josirée attese pazientemente che l'uomo si allontanasse, per avvicinarsi a sua volta. Orion la salutò distaccato ma Josirée sapeva, che quella non era altro che freddezza apparente, lui non poteva rischiare di perdere la sua credibilità davanti a tutti i Purosangue.

-Signor Black,- esclamò Josirée, guardandolo. -dispiace incontrarsi in queste circostanze.-

-Signorina Edwards, buongiorno. Sì, è davvero una sfortuna.- rispose, indicandole l'uscita del cimitero, con il bastone da passeggio. Accanto a lui, Sirius osservava il punto dove era scomparsa Mary, qualche minuto prima.

I tre s'incamminarono lentamente. Poco distanti da loro Jocelyn e Severus discutevano, se andare o meno al rinfresco.

-Lei andrà da i Weasley?- chiese Orion, con tono noncurante.

-No.- rispose, scuotendo il capo. -Ho un appuntamento a Hogsmeade e dopo, inizio il turno al San Mungo.-

Orion sapeva bene, chi doveva incontrare al villaggio e le scosse il capo, in segno di diniego. Non doveva dare nulla ad Alyssa. Josirée annuì e continuò a camminare, come se nulla fosse e rimase a debita distanza dall'uomo, per non dare l'impressione di essere in confidenza con lui.

-Lei ci va, signor Black?-

-Oh no, assolutamente no.- rispose, con una smorfia degna di un attore. -Sà, con i traditori del proprio sangue, ho ben poco in comune. Ero qui per Arthur.-

Alcuni dei presenti si voltarono a guardarlo ma non dissero nulla, le loro espressioni di sdegno però, era impossibile non notarle.

-Ebbene, signorina Edwards, mi ha fatto piacere rivederla.- esclamò l'uomo, porgendole la mano.

Josirée strinse le dita dell'uomo e quest'ultimo si allontanò, con Sirius al seguito. La donna li osservò andar via, prima di andare a salutare i suoi amici, e Materializzarsi a Hogsmeade.

***

Famiglia uccisa in casa

È stata trovata morta nel pomeriggio di ieri, nella loro casa a Ottery St Catchpole, la famiglia Kreft. Sulle bambine, sono state rinvenute tracce di Maledizione Cruciatus. Il Ministro della Magia, Cornelius Caramell, afferma senza alcuna esitazione che la strage, è opera del famigerato pluriomicida, Sirius Black.
Gli Auror, sono a lavoro per consegnare l'assassino, alla giustizia.

Lesse l'articolo più volte, prima di accartocciare il giornale e lanciarlo, dalla parte opposta. Alcuni gufi si spaventarono e volarono via, allontanandosi dal punto in cui era caduto il quotidiano ma lei, non se ne preoccupò e si strinse le ginocchia al petto, singhiozzando di tanto in tanto. Aveva deciso di rintanarsi nella guferia, per stare un po' da sola, la morte di Emmeline l'aveva sorpresa così tanto, che non era riuscita a trattenersi. Era scoppiata in lacrime nel bagno del secondo piano, con Mirtilla che la rincuorava del fatto che la morte, non fosse poi così male. Si sentiva in colpa, per essere andata a quel concerto e due giorni dopo, la famiglia di Emmeline era stata uccisa senza pietà. Era come sputare sul lavoro dell'Ordine e questo, non poteva perdonarselo. Un gufetto, che ormai conosceva come le sue tasche, si avvicinò a lei e strofinò il muso, sul suo maglione. Beri, sentendo il suo territorio minacciato, volò in picchiata verso la sua padrona e si posizionò sopra la sua spalla, lanciando occhiatacce a Milka.

-Penso proprio che Milka preferisca te, a me.-

Alyssa si girò dalla parte opposta e si asciugò le lacrime, mentre Terrence le si avvicinava cautamente, preoccupato dal non avere avuto una risposta celere.

-Stai piangendo?- chiese, pur sapendo già la risposta. -Cos'hai sotto l'occhio?-

Terrence allungò la mano verso il suo viso ma Alyssa, fu più veloce e si allontanò.

-No, qui sopra c'è tanto vento e... mi ha irritato gli occhi.- mormorò, alzandosi di scatto e facendo allontanare i due gufi. -Beh, ho dato la mia lettera a Beri, ora vado.- esclamò, avviandosi verso l'uscita. -Ah!- disse, girandosi a guardarlo. -Potresti dire a Tracey, che la sto cercando?-

-Certo, dove l'aspetti?- chiese, guardandola con un'espressione preoccupata.

-Lei già lo sa.- rispose, sorridendogli. -Oh, ti dispiace se tengo ancora La spia del Ministero?-

-No, tienilo pure.- disse, sorridendo.

Alyssa se ne andò e Terrence sospirò, sentendosi un idiota per non esserle stato di grande aiuto, si girò per cercare Milka ma il suo sguardo, fu catturato dal giornale accartocciato a terra. Si avvicinò e si chinò per prenderlo, lesse l'articolo sulla morte della famiglia Kreft e allora capì, come mai la ragazza si era rintanata nella Guferia. La foto di suo padre, era accanto a quella di una famiglia felice, intenta a festeggiare il Natale. Sirius Black si dimenava urlando contro l'obiettivo, una foto vista tante volte ma che sicuramente, doveva fare soffrire molto Alyssa.

Diede la lettera per suo padre a Milka, e uscì in fretta e furia dalla Guferia, per raggiungere Tracey nella Sala d'Ingresso. Superò velocemente il parco e nel mentre, salutò Hagrid, il quale era impegnato a dar da mangiare a delle creature sconosciute. Arrivò al portone principale, dove Tracey lo stava aspettando, assieme a Terry Boot.

-Era ora!- esclamò la ragazza, guardandolo esasperata.

-Scusa, ho avuto un contrattempo.- disse, avvicinandosi a lei. -Ciao, Boot.-

-Ehilà, Higgs! Come va? Stavo giusto chiedendo a Tracey, di uscire con me oggi ma niente, non ne vuole proprio sapere.-

Terrence ridacchiò a quella scena, che si presentava ogni sabato e in cui puntualmente, accadevano sempre le stesse identiche cose. Terry la pregava di uscire e Tracey declinava, usando ogni volta una battutina diversa.

-Per me ti puoi aggregare, Boot.- disse divertito. -Tanto Andrew esce con Megan. Ah Tracey? Alyssa mi ha detto di dirti, che ti cerca.-

-Ah va bene, grazie. E comunque la questione, mio caro Terrence, è che sono davvero impegnata.- rispose Tracey, con una scrollata di spalle. -Devo uscire con Pansy e Daphne, poi a pranzo, mi vedo con Lee Jordan.-

-Esci con Pansy e Daphne?-

-Esci con Lee Jordan?-

Terry e Terrence parlarono all'unisono, sotto lo sguardo tranquillo di Tracey, la quale da parte sua, non ci vedeva nulla di male in ciò che aveva detto.

-Sì e sono anche in ritardo, quindi vogliate scusarmi,- esclamò, facendo qualche passo verso l'uscita. -io ho da fare.-

-No aspetta!- disse Terry, guardandola sorpreso. -Cos'ha Lee Jordan più di me?-

-Il senso dell'umorismo.-

-Col cavolo! Io sono più simpatico, vuoi sentire?-

Terrence, vide Tracey trattenere a stento una risata. La verità era che lei stessa, apprezzava la compagnia di Terry ma il suo orgoglio, le imponeva di non cedere. Si chiese se mai un giorno, avesse ceduto ad un invito del ragazzo. Tracey se ne andò e Terry rimase a fissarla, mentre raggiungeva le sue compagne di stanza, le quali l'attendevano ai cancelli, senza avvicinarsi per non dover parlare con Terrence. Quest'ultimo sospirò, e cinse le spalle del Corvonero con un braccio, osservando in lontananza il sentiero che portava a Hogsmeade.

-Beh amico, siamo rimasti solo noi. Burrobirra?-

-Firewhisky, preferisco.-

~

Josirée l'attendeva pazientemente, seduta ad una delle panchine, poste di fronte alla vetrina di Mondo Mago. Alyssa arrivò correndo e la osservò per qualche istante, prima di avvicinarsi a lei, non riuscendo a nascondere la sua aria trafelata. Gli occhi di Josirée erano leggermente arrossati, segno che avevano lacrimato per qualche secondo e la ragazza, si ricordò con orrore del luogo dove la donna era stata, prima di raggiungerla. Le tornò quindi in mente la morte di Emmeline e i sensi di colpa, le attanagliarono lo stomaco esattamente come poco prima, nella Guferia.
Josirée, le indicò con un cenno del capo I Tre Manici di Scopa e le due, si alzarono per andare a sedersi nel noto pub del villaggio. Rimasero in religioso silenzio, fino al momento in cui Madama Rosmerta non lasciò loro le due tazze di cioccolata calda, bevanda che accompagnava le loro chiacchierate del sabato.

-Hai pianto.- esclamò Josirée, prima di sorseggiare la sua cioccolata calda. -Cos'hai fatto sotto l'occhio?-

Alyssa sospirò e fissò la sua tazza, senza dar segno di volerne prendere un sorso, Josirée la guardò, preferendo rimanere in silenzio e attendendo che la ragazza, trovasse le parole giuste.

-È che... la morte di Emmeline... mi ha scioccata.- mormorò, senza alzare gli occhi. -Mi sento così in colpa.- disse, ignorando la domanda sul taglio che aveva in volto.

-In colpa per cosa?- chiese, inarcando il sopracciglio. -E non mi hai risposto.-

Alyssa arrossì e dopo qualche secondo, decise di raccontarle tutto, dagli indizi nascosti ne Il Settimanale delle Streghe, all'uscita notturna vera e propria, che avevano fatto per raggiungere il Concerto Proibito. Josirée l'ascoltò, sorridendo di tanto in tanto al racconto che le stava facendo e ridacchiò, quando passò a parlare del bacio tra Fred e Marcus. Alyssa la osservò confusa, era come se la donna seduta di fronte a lei, non capisse i pericoli che quella notte, avevano rischiato di avere. Tuttavia fu sollevata nel constatare, che era riuscita a farle dimenticare la sua stessa domanda.

-Mi sembra, vi siate divertiti parecchio al concerto.- disse, con una smorfia allegra sul volto. -Ricordo ancora, il mio primo e ultimo Concerto Proibito. Si organizzò in piena estate e con Jocelyn, cercammo gli indizi in ogni menù dei pub Babbani di Londra, alla fine arrivammo a Brampton che il concerto, era quasi finito.-

-Mi hai ascoltata?- chiese Alyssa, guardandola, sconcertata.

Josirée annuì, divertita. -Certo che ti ho ascoltata. Ti sei divertita, buon per te.-

-Abbiamo sbagliato!- esclamò, alzando un po' troppo la voce.

Alcuni dei presenti nel pub, si girarono verso di loro, compreso Theodore, il quale lanciò un'occhiata incuriosita a Josirée. La donna ridacchiò e le persone, tornarono a farsi i fatti propri, senza dare loro ulteriori attenzioni.

-Hai quindici anni, se non sbagli adesso, quando sbaglierai? È vero, non è il periodo ideale per fare queste cose, ma non ci trovo nulla di male in ciò che avete fatto. Se non ci fosse stato il Concerto Proibito, probabilmente adesso mi avresti detto comunque, quanto ti sentissii in colpa per Emmeline e la sua famiglia.-

Alyssa si zittì, rimuginando sulle parole che aveva appena ascoltato e Josirée, sorseggiò la sua cioccolata calda, palesemente soddisfatta di averla aiutata a pensare lucidamente. La ragazza parve accettare il discorso della donna, infatti annuì, decisamente più sollevata rispetto a poco prima.

-Com'è stato, il funerale?-

-Come un qualsiasi altro funerale.- rispose, facendo spallucce. -Devo ammettere, che la notizia della Maledizione Cruciatus sulle bambine, è stato un duro colpo. Difficile da accettare, soprattutto per Mary, erano così legate.-

-Eri loro amica, a Hogwarts?-

-Oh no,- rispose ridacchiando. -non ci sopportavamo. Pensa che Lily Evans la chiamavamo Lily So-Tutto-Io-E-Voi-Non-Sapete-Un-Cavolo Evans, Mary invece era Mary Perfettina-di-'sti-bolidi MacDonald, poi c'era la McKinnon che era stata ribattezzata MarleneTi-Spezzo-In-Due McKinnon e infine Emmeline Mondo Fatato Vance. Tra le Grifondoro si salvava solo Grace, ma forse solo perché se le diede di Santa ragione, con la McKinnon.-

La ragazza rimase un attimo interdetta, nel sentire il nome di Grace, pronunciato proprio da Josirée, la quale la osservò incuriosita dal suo improvviso silenzio. Erano mesi che voleva saperne di più su Grace ma per suo padre, Grace era un angelo e per Remus, altrettanto. Tutti non facevano altro che parlar bene di lei, nessuno che però, le diceva realmente come fosse.

-Tu... tu non hai conosciuto, tua zia Grace, giusto?- chiese Josirée, guardandola.

-No.- rispose, negando con un cenno del capo. -A dir la verità, ho saputo di avere una zia a ottobre, quando sono tornata qui.-

-Ah.- esclamò laconica. -Beh comprensibile, è scomparsa qualche giorno prima della morte di tua madre.-

-Davvero?- chiese, interessata.

-Sì beh, non ne so molto. All'epoca tuo zio era scomparso da pochi mesi ed io, ero disperata. Lessi sul giornale della sua scomparsa improvvisa, dissero che erano stati sicuramente i Mangiamorte, anche perché con lei, scomparve anche tua nonna Sophie. Me la ricordo, perché ogni tanto la vedevo al San Mungo, veniva ricoverata spesso.- spiegò con fare spicciolo, senza sapere della quantità di emozioni, che stavano passando nella ragazza. -Beh comunque non ci ho mai creduto. Alla sua scomparsa, intendo.-

-Come... Come mai non ci hai creduto?- chiese flebile.

-Grace era astuta, molto più di quanto si pensasse, ecco perché dubito del fatto che possa essersi fatta prendere di sorpresa, dai Mangiamorte.-

-Perché dici questo?-

-La sorpresi una notte, una delle ultime serate a Hogwarts, per la precisione. Stavo aspettando Jocelyn fuori dalle serre, per raccogliere la Lunaria, quando vidi una donna, atterrare con il proprio Manico di Scopa. Lei non si accorse di me ed io, stetti bene attenta, a non farmi notare. La riconobbi subito, perché era di un anno più grande di me, e quindi mi insospettii vedendola lì, a quell'ora. Da come si comportava, sono certa che non era lì in veste di membro dell'Ordine.-

-L'hai detto a qualcuno?- chiese Alyssa, rabbrividendo al pensiero.

-No, perché? Avrei dovuto?- chiese, con tono tranquillo. -Ah! Ti ricordi, quando mi hai chiesto, un altro modo per contattarmi? Eccolo,- disse, facendo uscire dal suo borsello, una pergamena. -ogni volta che vorrai parlarmi, scrivi su questa cosa ed io risponderò.-

-Oh grazie,- rispose Alyssa, prendendo la pergamena e nascondendola nella tasca interna del mantello.

-Prego,- disse, guardandola negli occhi. -Ma cosa stai tramando, Alyssa?-

-Se ti dicessi nulla, ci crederesti?- chiese la ragazza, sorseggiando la sua cioccolata calda. In testa le informazioni su Grace, continuavano a ripetersi.

-No, non ci crederei mai.- esclamò, guardandola. -Ma stai attenta. E fatti controllare quel taglio.-

-Oh, tranquilla Josie. Ogni pedina è al proprio posto.-

***

Il lunedì era arrivato rapidamente, complice il fatto che Alyssa e Lavanda si erano chiuse in biblioteca, alla ricerca di informazioni su Grace. Dopo la chiacchierata con Josirée, la giovane Black aveva sentito il bisogno impellente di scoprire di più, su questa fantomatica Grace di cui tutti le parlavano ma che alla fin fine, nessuno le diceva nulla. Purtroppo per loro, trovarono ben poco, a parte i suoi ottimi voti a scuola, non c'era nulla che raccontasse chi realmente fosse la più grande, delle sorelle Moldian.

Quel pomeriggio, Alyssa si trovava da sola a studiare in biblioteca. In vista dell'incontro, che ci sarebbe stato con i dirigenti del San Mungo, la ragazza aveva deciso di ripassare tutto ciò che sapeva sulle Pozioni. Nel salone c'erano soprattutto studenti del quinto e del settimo anno, poco distante da lei infatti, un gruppo di studentesse di Corvonero, erano intente a ripassare alcuni argomenti dei M.A.G.O. e due tavoli più in là, Theodore e Lisa ripetevano ad alta voce, l'ultima lezione di Trasfigurazione. Osservò questi due per qualche secondo, con aria assorta, era da un po' di tempo che a causa dello studio e degli appuntamenti con Josirée, raramente riusciva a passare del tempo con lui. Era passato il periodo, in cui non la smettevano di litigare neanche per un minuto, questo era sicuramente un'ottima cosa dato che lei, non sopportava più quegli attacchi d'ira immotivata. Tuttavia non riuscire neanche a studiare insieme, la faceva star male.
Stava giusto pensando a come parlargli di questo suo disagio, quando si udirono delle grida, provenire dal piano inferiore. Tutti voltarono inesorabilmente lo sguardo verso la porta, come se questo potesse aiutarli a sentire meglio e, il fatto di non riuscire a capire cosa stesse succedendo, li portò ad alzarsi rumorosamente per raggiungere la Sala Grande, ignorando le richieste di silenzio di Madama Pince. Anche Alyssa, seguì il resto dei compagni fuori dalla biblioteca, troppo curiosa di sapere il motivo di tante urla. In breve tempo, si ritrovò a ridosso delle scale di marmo e dovette fare a spallate, per potersi avvicinare di più. Tra la marmaglia di studenti curiosi, riuscì a scorgere la testa bionda di Lavanda, per cui non pensò due volte a raggiungerla anche se con qualche difficoltà.

-Cosa succede?- le sussurrò all'orecchio, mentre allungava il collo per vedere meglio la scena.

-La Umbridge sta cacciando la Cooman.- spiegò lanciandole un'occhiata. -Il taglio, non si è ancora rimarginato. Sul serio, dovresti farti vedere da Madama Chips.-

Alyssa la ignorò e la prese per mano, facendosi strada tra la folla, con l'intenzione di farsi più vicine alla scena. Quando riuscirono a vedere la figura della Cooman, in mezzo alla Sala d'Ingresso, si fermarono. Davanti alla donna era stato buttato un baule, che per l'urto si era aperto, lasciando uscire vestiti dai colori sgargianti. Sibilla aveva gli occhi vacui e continuava a urlare senza ritegno, uno spettacolo difficile da guardare e infatti, molti studenti avevano preferito fissare la Umbridge, la quale era in piedi di fronte alla ormai ex professoressa e la guardava con un sorriso trionfante.
Aveva sempre pensato che la Cooman prendesse in giro tutti, con il suo terzo occhio e la sua inclinazione, a predire la morte delle persone. Ma vederla in quello stato, con il volto rigato da lacrime e un espressione di pura disperazione, la fece sentire in colpa per tutte le volte in cui aveva ribadito, la sua totale incompetenza.

-Lei non può farlo.- balbettò la Cooman. -Hogwarts è... la mia casa... lei non può fare questo.-

-In verità, signora Cooman, io posso.- rispose la donna, utilizzando un tono di finta compassione. -Questo,- disse, aprendo la pergamena che aveva tra le mani. -è il Decreto Didattico Ministeriale numero ventitré, che mi permette di licenziare i professori, che non rispettano i canoni imposti dal Ministero stesso.-

Sibilla si guardò attorno impaurita e provò vergogna, nel vedere tutti gli studenti fermi a osservare la scena, il labbro inferiore le vibrò vistosamente e di nuovo Alyssa, provò pietà per lei.

-Fate largo!- esclamò una donna, dietro di loro che Alyssa riconobbe come la McGranitt.

Le due Grifondoro si divisero, per far passare la donna che, con aria furente, si avvicinò alla Cooman, cingendole le spalle con un braccio.

-Tutto ciò è oltraggioso e inaccettabile!- disse, guardando la professoressa Umbridge negli occhi. -Su, Sibilla, non fare così, non lascerai Hogwarts. Tieni, soffiati il naso.-

-Ma davvero, Minerva?- chiese la Umbridge, facendo un passo avanti. -E l'autorità per pronunciare questa affermazione...?-

-È la mia.- disse una voce profonda, dietro di loro.

Alyssa e Lavanda non ci misero molto a spostarsi di nuovo, per far passare il preside, il quale si fece strada tra gli studenti senza alcuna difficoltà. Avanzò sorridendo e si avvicinò con tranquillità alla professoressa Cooman, la quale continuava a piangere ininterrottamente, con la McGranitt accanto ad asciugarle le lacrime.

-La sua, professor Silente?- La Umbridge fece una risatina. -Come ho già detto, ho qui un Ordine di Licenziamento per Sibilla Patricia Cooman, firmato da me e dal Ministro della Magia. E, in base al Decreto Didattico numero ventitré, l'Inquisitore Supremo di Hogwarts ha il potere di licenziare qualunque insegnante, non sia all'altezza degli standard richiesti dal Ministero.-

-Giusto, professoressa Umbridge. Tuttavia l'Inquisitore Supremo non ha l'autorità di cacciarli dal castello per cui temo, che questo potere, spetti ancora a me. Minerva, puoi gentilmente scortare Sibilla dentro?-

La McGranitt aiutò la Cooman ad alzarsi, nonostante le varie rimostranze che quest'ultima, la quale si vergognava troppo a rientrare. La Sprout si fece largo tra gli studenti, e raggiunse la Cooman, aiutandola a rientrare.

-E cosa farà di lei, quando arriverà il nuovo professore di Divinazione?-

-Ma non ci sarà alcun problema, Dolores, perché gli alloggi per il nuovo professore, saranno allestiti al pianterreno.-

-Lei non può aver trovato un professore.- urlò stridula. -In base al Decreto Didattico numero...-

-Il Ministero ha il diritto di incaricare un candidato idoneo, qualora il preside non sua in grado di farlo e sono felice di comunicarle, che ne ho trovato uno. Glielo presento.-

Tutti si voltarono inevitabilmente a guardare le porte aperte, da cui stava entrando la luce lunare. Ad Alyssa parve di sentire il rumore di zoccoli, si voltò verso Lavanda e scoprì che anche lei, aveva un espressione confusa sul volto. Dall'oscurità dell'esterno, emerse un volto dai capelli chiarissimi e gli occhi così azzurri, da brillare nel buio; aveva la testa e il torace di un uomo ma il resto del corpo, era quello di un equino.

-Questo è Fiorenzo.-

~

-E chi se lo aspettava, un Centauro come professore.- esclamò Alyssa, scuotendo il capo divertita. -Bella mossa.-

Lavanda annuì seria, il gruppo di studenti si era sciolto ed erano rimaste solo loro, in Sala d'Ingresso. La bionda osservò l'amica accanto a lei, era più tranquilla rispetto a poco prima, quando la Cooman stava dando il meglio di sé nella disperazione. Il taglio sotto l'occhio era vistoso e la guardò, preoccupata. Dal sabato mattina se l'era ritrovata in quello stato, con le solite occhiaie e il taglio, che aveva provato a nascondere in tutti i modi, senza riuscirci. Stava giusto per esternare le sue preoccupazioni, quando una ragazzina del primo anno, si avvicinò a loro con aria trafelata. Oddio, ci risiamo, pensò, alzando gli occhi al cielo.

-Signorina Black!- esclamò la ragazzina.

-Rosalie, ti ho detto di chiamarmi Alyssa.- le spiegò, con tono tranquillo. -Cos'è successo?-

-Io e Sandra ci stavamo chiedendo, se dobbiamo ancora seguire Il Corvo?- 

-Oh no, non serve più.- rispose, con fare spicciolo. -Mi servirebbe però che... -

-Il Corvo? Chi è?- chiese Lavanda, confusa.

-Anthony Goldstein.- rispose Alyssa, voltandosi verso l'amica per un attimo, prima di tornare a guardare Rosalie. -Ne parliamo dopo, Rosie, adesso vai.-

Rosalie improvvisò un saluto militare e se ne andò a passo spedito, verso l'amica, la quale l'attendeva all'ingresso della Sala Grande. Lavanda osservò Alyssa con aria stralunata, erano mesi che l'amica si comportava in modo strano, uscendo di notte e confabulando con le primine. Una situazione che era diventata insostenibile, sia per lei che per Hermione e Ginny, le quali avevano perso le speranze a parlare con la Black.

-Alyssa adesso basta! Si può sapere cosa stai tramando? E soprattutto, perché diavolo facevi seguire Anthony?- chiese, spazientita.

-Perché alcune ragazze di Corvonero, volevano farvi lasciare.- spiegò tranquilla, ignorando deliberatamente, la domanda precedente. -Avevo chiesto loro di seguirlo, in modo tale da avvisarmi, in caso ci fossero stati problemi. Nessuno trama contro la mia migliore amica, nessuno.- disse, guardandola negli occhi. -Sei come una sorella per me, non potevo permettere che delle stronze Corvonero, ti facessero del male. Il problema, è che mi sono dimenticata di avvisarle, di non seguirlo più.-

Lavanda la osservò, colta di sorpresa, dalla rivelazione della sua amica. Non sapeva nulla di questo suo piano e, anche se sapeva di non essere molto simpatica alle ragazze di Corvonero, mai si sarebbe aspettata una loro pugnalata alle spalle.

-Aly... non so cosa dire... - farfugliò, in preda alla sorpresa.

-Oh tranquilla, ho solo fatto perdere tempo a quelle poverine.- rispose come se nulla fosse. -Sei andata a lezione di Occlumanzia?-

-Oh... sì,- rispose, scuotendo il capo. -ero appena uscita, quando è successo tutto.-

-Oh e com'è andata?- chiese Alyssa.

-Lo sai, che ha avuto i suoi motivi, per non dirti nulla.- rispose Lavanda, guardandola negli occhi.

Subito dopo le vacanze invernali, Piton l'aveva avvisata che ai loro incontri, si sarebbe aggiunto anche Harry. Le lezioni con il ragazzo erano scene pietose per lei, che si era sempre impegnata e vederlo rifiutare la materia nonostante l'importanza di quegli incontri, le dava non poco fastidio. Lo aveva raccontato ad Alyssa, andando contro la richiesta di Piton di non rivelarlo a nessuno e Alyssa, si era sentita esclusa. Non che fosse granché amica di Harry, ma dopo tutto quello che faceva, per andare contro la Umbridge, si aspettava un minimo di considerazione in più.

-Signorin... cioè, Alyssa. Abbiamo un problema.- disse una voce poco distante da loro.

Lavanda inspirò, invocando tutta la sua pazienza, e si voltò verso Euan. Questo guardava Alyssa, con uno sguardo colmo di timori e di nuovo, si chiese che cosa stesse combinando la sua amica. Odiava quando, con le domande giuste, riusciva a farle cambiare discorso e pensieri.

-Cosa succede, Euan?- chiese Alyssa, guardandolo.

-Sà del tuo taglio.- rispose, preoccupato.

Alyssa accanto a lei sospirò e sorrise, ringraziando Euan mentre Lavanda, osservava i due, senza capirci granché.

-Beh, è ora di andare da Madama Chips, questo taglio è da far controllare. Tienimi un posto accanto a te a cena.- disse, guardando Lavanda, prima di correre fuori dalla Sala d'Ingresso.

Lavanda non ebbe modo di rispondere e allargò le braccia, con fare esasperato. Euan la osservò, scuotendo il capo e la pazienza della ragazza, finì definitivamente di fronte a quello sguardo di chi la sapeva lunga.

-Come diamine hai fatto? Sono giorni che dico di farsi controllare!- sbottò irritata.

Euan gonfiò il petto e, con fare orgoglioso, alzò il mento guardandola dal basso.

-Io sono il suo vice.-

-Qua dentro siete tutti matti!-

***

La via, era illuminata dai lampioni e dalle insegne a neon, dei locali tipici Babbani. Non diede peso alla donna che provò ad avvicinarlo, bastò guardarla con sdegno per farla desistere, dal suo patetico proporsi a lui per qualche spicciolo.
No, le Babbane non erano nulla, in confronto alle donne di Notturn Alley. Loro sì, che facevano perdere la testa, non appena s'incrociava il loro sguardo.
Continuò a camminare, stringendosi nella sua giacca – tipicamente Babbana – finché non arrivò all'entrata di un vecchio bordello, dove un bagarino, lo guardò sorridente. Parigi era fatta di parole d'ordine e di uomini dal dubbio gusto, a controllare chi entrasse o uscisse dalla zona magica. Una scelta azzardata ma che per loro, si era rivelata di vitale importanza. Pronunciò la parola d'ordine, con un accento tipico inglese e il vecchio mago, lo osservò da capo a piedi. Non si preoccupò di quelle occhiate perché poco dopo, le porte della Rue des Sorciers, si aprirono. L'uomo lo salutò ma lui non rispose, preferendo iniziare a camminare a passo svelto, verso la sua meta. A quell'ora per la strada non c'era molto movimento, incontrò solo un gruppo di maghi ubriachi, uscire da un Bistrot con delle bottiglie in mano. Si chiese se tra loro, ci potessero essere dei Nati Babbani con cui divertirsi, era tanto che non giocava con qualcuno di loro.
Ma i giochi dovevano attendere.

Dopo poco, si ritrovò nella villetta indicatagli qualche giorno prima, salì gli scalini e suonò. Attese pochi secondi, dopodiché un Elfo Domestico si presentò a lui, chiedendo chi fosse.

-Bartemius Crouch Jr.- rispose, svogliato. -Hyacinth mi sta aspettando.-

L'Elfo annuì e gli diede il permesso di entrare, facendogli poi strada lungo il corridoio. I quadri lo fissavano incuriositi e di tanto in tanto, dicevano qualcosa tra loro, ridacchiando. Barty li ignorò e si fermò, quando l'Elfo gli indicò l'imponente porta del salotto. Al suo interno, c'erano una ventina di persone tra maghi e streghe ma lui, aveva occhi solo per Hyacinth, la quale era in piedi di fronte alla finestra, con un uomo accanto.

-Era ora, che arrivassi.- esclamò Hyacinth, voltandosi verso di lui. -Azkaban era di tuo gradimento, Barty?-

-Non potrò mai smettere di ringraziarla, per avermi risparmiato.- disse Barty, facendo un inchino.

I presenti risero alla vista di quel gesto ma Hyacinth no, gli fece cenno di avvicinarsi e, non appena fu al suo cospetto, gli diede un bacio sulla fronte. Barty chiuse gli occhi, al tocco delle labbra di lei sulla sua pelle.

-Non potevo permettere che ti uccidessero, servi qui, Barty. La Francia si sta ribellando ai Babbani e tu, non puoi abbandonarmi. Sei con me?-

-Sempre, Hyacinth.-

~

ANGOLO DELL'AUTRICE

Eccomi qui con un increscioso ritardo, mi dovete scusare ma ho avuto una settimana terribile, infatti il terzo e quarto paragrafo, sono riuscita a scriverli ieri. Eccoci quindi con l'ultimo saluto a Emmeline e alla sua famiglia, un personaggio che ahimè non ha avuto molto spazio ma che ne aveva ben di più, nel prequel di qualche anno fa. Su di lei scrissi anche una serie di One shot, quindi sono molto affezionata a questo personaggio, e volevo darle un addio degno. Ormai Josirée e Alyssa sono amiche per la pelle, non trovate?
La scena della Cooman andava fatta, anche se ammetto che non è stata la mia preferita. Lavanda sta impazzendo e ha ragione, sto impazzendo anch'io, dietro a tutte le pedine di Alyssa!
In Francia la guerra sta iniziando. Chissà cos'ha in mente Hyacinth.
Beh io ho finito, ci vediamo nei commenti.

Al prossimo capitolo (che spero sia il prima possibile),

_L_Black_

P.s. L'altro giorno mi sono fatta i calcoli e mancano all'incirca dai cinque ai sette capitoli alla fine del quinto anno.
Ho ansia.

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