Capitolo 49 - Malinconia
Dedicato a Carlos Ruiz Zàfon.
Avrei dovuto scrivere qualcosa quando ho saputo della tua morte, non l'ho fatto ma ecco qui. È tutto e niente, ma vorrei ringraziarti con le parole e con la tua stessa malinconia, che mi mancherà.
"Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati"
Capitolo 49
Non respirava.
Sentì il suo petto stringersi e la bocca si aprì, alla disperata ricerca di aria ma non riuscì ad afferrare neanche un sibilo. Al suo posto litri e litri d'acqua le riempivano i polmoni, rendendo la sua fine sempre più vicina. La sua vista, nonostante fosse annebbiata, riuscì a riconoscere la luce sopra la sua testa, provò a nuotare ma mani sconosciute la tenevano ben stretta. Era in trappola e le sue lacrime, si mischiavano all'acqua attorno a lei.
Gridare era impossibile.
Provò a divincolarsi ma le creature non la lasciavano, le sibilavano all'orecchio parole sconosciute e si chiese se qualcuno mai, l'avrebbe trovata sul fondo di quello che sembrava essere un lago. Scalciò, avida di andare alla ricerca disperata di aria ma questo non fece altro che far imbestialire ancora di più le creature che di contro, la tiravano da ogni arto per portarla sempre più a fondo. Il suo corpo sembrava bruciare e il suo sterno si era ritirato, sfruttando le ultime particelle di ossigeno che le erano rimaste nei polmoni.
Sarebbe morta di lì a poco ed iniziò a contare i secondi che la dividevano dalla tanto agognata fine.
Nessuno l'avrebbe trovata e nella sua testa, le immagini di una bara vuota comparvero. Legno di pino chiaro con nodi più scuri non avrebbe contenuto nulla, se non sogni e speranze di una giovane a cui la morte, aveva bussato troppo presto. Le lacrime non sarebbero bastate a colmare il vuoto, di aver perso qualcuno e di non avere neanche, un corpo da piangere. Sarebbe mancata a qualcuno? La sua famiglia avrebbe sofferto?
La morte sembrava non arrivare mai e la mancanza di aria, si era presto tramutata in una serie di lance che puntava al suo petto pallido, dandole ancora più dolore. Provò per un'ultima volta a divincolarsi e riuscì a liberare il braccio destro, mentre le creature la trascinavano nei meandri più reconditi del lago, le dita della sua mano si stirarono verso la luce, ormai sempre più fioca, sopra la sua testa.
Chiuse gli occhi.
Aprì gli occhi di scatto e si tirò a sedere boccheggiando, alla ricerca di aria e questa non tardò a riempirle i polmoni. Si portò una mano al petto, questo si alzava e abbassava ad ogni suo respiro, quel semplice tocco le diede un sollievo ma fu per pochi secondi, afferrò la bacchetta e illuminò la stanza. Hermione dormiva beata, russando di tanto in tanto e Ginny, aveva chiuso gli occhi sopra gli improbabili schemi che Angelina le aveva affibbiato. Il letto di Alyssa era immacolato.
Si portò una mano sulla fronte, non sorpresa di trovarla madida di sudore e se ne tolse un po' con le dita. Queste divennero subito appiccicose e la ripulì sul lenzuolo, prima di voltarsi verso il comodino, alla ricerca di acqua. Vide il bicchiere colmo della bevanda trasparente e rabbrividì, ricordando gli attimi in cui quello stesso liquido, la stava uccidendo. I brividi durarono solo pochi secondi perché la sua gola reclamava sollievo, un sollievo che solo l'acqua poteva darle. Fece due sorsi, prima di bere con avidità tutto il contenuto.
Degli artigli contro il vetro la fecero sobbalzare e si voltò in direzione della finestra, trovando un'aquila a guardarla con insistenza. Si alzò di scatto e un giramento di testa la fece fermare per un secondo, prima di avvicinarsi e aprirle l'anta. L'aria fredda della neve le inondò il volto e respirò, ancora avida di aria. Nel frattempo l'aquila entrò e si scrollò la neve dal capo, prima di trasformarsi in una ragazza dai capelli corvini, che rabbrividì dal freddo e si diresse al proprio baule per prendere forse il pigiama. Lavanda la osservò, in attesa che spiegasse dove fosse andata ma sembrava proprio che Alyssa, non ne avesse alcuna voglia. La paura dovuta al sogno di poco prima, le aveva fatto perdere molta della sua pazienza e decise di sedersi sul letto dell'amica, impedendole così di coricarsi.
-Si può sapere dove sei stata?- sbottò a bassa voce, per non svegliare le altre ragazze.
-A fare un giro- rispose Alyssa, laconica. -Scusa se ti ho svegliata. Prima di uscire, avevo lasciato la finestra socchiusa ma forse il vento...-
-Il vento si chiama Ginny Weasley che stava morendo di freddo, se ci avessi avvisate forse sarebbe stato meglio, non credi?- ribatté Lavanda irritata. -Cosa stai tramando?-
Alyssa fece spallucce e gettò il mantello sulla sedia, per poi iniziare a spogliarsi togliendo solo per ultimo, il guanto rosso che le copriva la mano sinistra. Da qualche settimana, la ferita alla mano era diventata più evidente, complici le ulteriori ore di punizione, che la professoressa era riuscita ad affibbiarle dopo l'incontro con Orion Black e Alyssa, aveva optato per nasconderla sotto un guanto. A chiunque le chiedesse spiegazioni, si limitava a rispondere che portare un solo guanto, la rendeva più misteriosa ad occhi sconosciuti.
Qualche minuto dopo, Alyssa era in pigiama e stava cercando disperatamente qualcosa nel suo baule. Lavanda si appoggiò con la schiena al baldacchino e si strinse le ginocchia al petto, guardando l'amica incuriosita. Alla ragazza sfuggì un'esclamazione di vittoria e fece uscire dal baule, una scatola di gelatine tutti i gusti + 1, si alzò e si sedette di fronte all'amica, per poi aprirla.
-Vuoi parlarmi del tuo incubo?- chiese Alyssa, porgendole la confezione.
-Vuoi sviare il discorso?-
-Probabile. Allora? Il tuo incubo?-
Lavanda sbuffò e prese dalla scatola una gelatina. Era sempre stato così, ogni volta che una delle due aveva avuto un problema o un incubo, l'altra prendeva una confezione di Gelatine tutti i gusti + 1 e si faceva raccontare cos'era successo. Si ricordò della sera in cui Alyssa, le disse di suo padre e un moto di nostalgia l'assalì. Sembrava passato un secolo, da quando il loro unico pensiero, era cosa fare a Hogsmeade e se Wayne provasse qualcosa per lei. Le venne quasi da ridere a quei pensieri così insulsi, in confronto di ciò che stavano vivendo.
-Ho sognato di morire- mormorò, reprimendo una smorfia quando le sue papille gustative, assaggiarono il sapore di caccole.
Alyssa annuì e le fece di continuare ma Lavanda lì per lì non seppe cos'altro dirle, la sensazione di oppressione era ancora insita in lei e un brivido, le corse lungo la schiena. Alyssa la osservava con il capo inclinato e un'espressione comprensiva, le offrì un'altra gelatina e Lavanda fu contenta di riconoscere il sapore dolce della fragola.
-In un lago- continuò a voce bassa. -Morivo annegata-
Alyssa si portò una gelatina alle labbra ma rimase a mezz'aria, sbigottita dalla rivelazione della sua amica. Da quando aveva scoperto di essere una medium e di predirre il futuro, Lavanda aveva il terrore di ritrovarsi a vedere la morte di qualcuno a lei caro. Mai aveva pensato di scoprire la propria fine. Alyssa sospirò e la guardò negli occhi, sapeva quanto quei sogni fossero difficili da digerire per la sua amica e anche per lei stessa, non era facile da accettare.
-Lavanda- mormorò, con tono comprensivo. -Tu sai la differenza tra sogni e futuro, me l'hai detto tu stessa. La domanda quindi è: era solo un sogno?-
-Beh...sì...ma...-
-Non devi farti prendere da ciò che vedi- l'interruppe Alyssa, dandole un'altra gelatina alla fragola. -Non tutto è futuro-
-Ma era così vivido!- esclamò Lavanda, con un tono preoccupato.
-Vorrà dire che domani, andremo in biblioteca e studieremo un po' cosa significa sognare la propria morte- concluse Alyssa, con noncuranza.
Lavanda sapeva bene che quel tono tranquillo non serviva ad altro, se non a volerla calmare. Alyssa era brava ad utilizzare i toni giusti nei momenti giusti, il problema era che non sapeva mentire.
-Ne hai parlato con Anthony?- chiese Alyssa, guardandola. -Intendo...sì se gliene hai parlato poi del tuo dono-
Lavanda scosse il capo sconsolata e prese un'altra gelatina. -No, ogni volta sono sul punto di dirglielo ma poi...poi dice qualcosa che mi fa fermare- la guardò e sospirò. -Tu cosa ne pensi?-
-Mah, secondo me se non te la senti di parlare con lui, significa che non è quello giusto- disse incerta. -Il tuo è un dono che avrai per tutta la vita, non è una fase transitoria e se credi che non capirebbe, forse non è lui-
-Non me lo devo mica sposare- borbottò Lavanda.
-Giusto- convenne Alyssa. -Però è anche vero che con il periodo che corre, è meglio evitare di dirlo a chiunque. Terrence mi ha prestato un libro la scorsa estate, raccontava della storia di Diagon Alley e c'era un capitolo intero dedicato a Margaret la Medium. Rapita, sfruttata fino all'ultima profezia e poi uccisa. Non voglio seppellirti-
La verità nuda e cruda che Alyssa le mise davanti agli occhi, la fece impensierire ancora di più. Era la verità, anche sua sorella le aveva detto di non fidarsi troppo delle persone ma lei, voleva soltanto essere una ragazza di quindici anni e godersi la sua adolescenza. Invece si ritrovava a dover ascoltare quelle parole che sembravano essere fin troppo vicine, la guerra stava per iniziare e lei lo sapeva bene.
Non voleva accettarlo.
-Mi dirai mai che cosa stai combinando?- chiese Lavanda, con l'intento di cambiare discorso.
Alyssa sorrise e fece spallucce. -Un giorno, forse-
***
La neve non dava tregua al castello e il paesaggio aveva un'aria natalizia anche se in realtà, novembre non si era ancora portato a conclusione. Si strinse nel mantello e ad ogni suo respiro, si formava una nuvola di vapore gelido che si stagliava sul suo stesso volto. La sciarpa verde-argento le copriva la bocca e le mani erano ben coperte sotto lo spesso mantello della scuola, sopra di lei leggeri fiocchi di neve le cadevano sul capo, rendendo i suoi capelli neri umidi e crespi. Accanto a sé, Terrence e Andrew camminavano tranquilli con i loro manici di scopa tra le mani, se avevano freddo non lo davano a vedere al contrario di lei, che batteva i denti a ritmo del suo stesso respiro. La squadra di Serpeverde continuava ad allenarsi anche se ormai, non avevano più rivali, i Corvonero non erano mai stati abili nel Quidditch, i Tassorosso si affidavano solo ed esclusivamente a Megan e i Grifondoro...beh, non erano messi poi tanto meglio. Nonostante ciò, Terrence pretendeva il meglio dai suoi compagni di squadra, motivo per cui li costringeva ad allenarsi anche se il tempo non era dei migliori. Camminavano lentamente a causa del manto bianco che ricopriva il sentiero, il campo sembrava ancora così lontano e si maledì, per essersi lasciata convincere ad accompagnarli. Il motivo era presto detto, Andrew non sopportava più la vista di Megan e Zabini insieme e lei, nonostante gli avesse detto ampiamente quanto fosse stato stupido quel giorno, non voleva lasciarlo da solo. Soprattutto con Terrence, che di problemi di cuore ne aveva e pure troppi.
-Lui non è adatto per una come lei- sentenziò Andrew, con aria afflitta. -Il problema è che non si lascia avvicinare, quando mi vede cambia strada-
-Le migliori finiscono sempre con i deficienti- concordò Terrence, con l'aria di chi avrebbe volentieri preferito sotterrarsi al primo cimitero disponibile.
-Insomma tutti e due molto felici- li rimbeccò, sarcastica.
-Non puoi capire- risposero in coro, con espressioni da funerale.
Alzò gli occhi al cielo esasperata dal loro essere melodrammatici e si trattenne dal dire cosa pensava, anche perché già lo sapevano. Semplicemente non volevano accettare la verità, perché da che ne sapevano, Tracey diceva sempre la verità.
-Comunque, mia sorella mi prega di dirti che se ti lasci con Astoria, lei si propone- disse con nonchalance.
-Proporsi per cosa?- chiese Terrence, allarmato.
-Per giocare a scacchi, nelle fredde sere d'inverno. Secondo te?- ribatté, sarcastica. -Mi sembra che il discorso l'hai ampiamente studiato con Astoria-
-Ti rendi conto che stai parlando di tua sorella?- chiese Andrew, sgomento.
-Appunto-
-La vedo ancora come una bambina- rispose Terrence, con espressione disgustata.
-Lei ti vede come il più sexy del mondo, il che è tutto dire sui gusti di mia sorella-
-Grazie eh-
-Prego-
Andrew ridacchiò e Terrence lo fulminò con lo sguardo, Tracey nascose un sorriso divertito dietro la sciarpa. Nella sua testa aleggiava ancora il discorso fatto qualche giorno prima con Lise. Più che una dolce chiacchierata tra sorelle, si era tramutata in un litigio dove si erano dette, le peggiori parole che potevano dirsi. Non lo aveva raccontato a Andrew e Terrence, aveva preferito tenersi quelle frasi per sé, perché in fondo Lise aveva ragione. Lei era sola e lo sarebbe stato anche quando i suoi due amici avrebbero trovato l'amore.
L'aveva mandata a quel paese ma il seme, si era intrufolato nella testa e un po' alla fine ci aveva creduto.
-Tracey?- la richiamò Andrew, guardandola.
-Sì?-
-Siamo arrivati, vuoi rimanere con noi o preferisci tornare al castello?- le chiese gentile.
Tracey guardò i suoi due amici, che le sorridevano come ogni volta e si sentì un po' in colpa, per quei pensieri su di loro. In quei momenti di sconforto, raramente ricordava i giorni d'estate passati con loro a giocare ma, quando le immagini tornavano nella sua mente, l'amarezza lasciava spazio alla consapevolezza. Lei sapeva che i due ragazzi, erano gli unici a cui avrebbe affidato la sua stessa vita, per quanto insulsa e monotona fosse.
-Torno indietro, fa troppo freddo- esclamò Tracey, guardandoli.
Andrew annuì e si diresse all'entrata dedicata ai giocatori, Terrence invece rimase a osservarla in silenzio.
-Qualsiasi cosa ti ha detto tua sorella, sai che non è vero, sì?- le chiese, con tono allarmato.
Un mezzo sorriso spuntò sulle labbra della ragazza ma Terrence non se ne accorse, perché la sciarpa a stento lasciava intravedere il naso arrossato dal freddo.
-Dovresti fare l'Auror, non lo Spezzaincantesimi- disse Tracey, guardandolo negli occhi con amarezza.
-Me lo dice sempre anche Alyssa- rispose lui, sorridendole. -Ma se lo dici anche tu, significa che dovrei davvero pensarci-
-Mi reputi più importante di Alyssa, quale onore- disse divertita.
-Sei sempre stata importante, non credere il contrario- le fece presente Terrence, prima di salutarla per raggiungere il resto della squadra di Serpeverde.
-Tracey?- la richiamò, quando ormai era alla porta.
-Sì?-
-Muoviti a tornare dentro, non è sicuro stare fuori- le disse, con un tono che non ammetteva repliche.
Tracey ripercorse il sentiero fatto poco prima, la neve scendeva più lenta ma il vento, le provocava brividi e provò pena, per i ragazzi che stavano per salire in groppa alla scopa. Non vedeva l'ora di arrivare in Sala Grande per bere una tazza da tè fumante, meglio ancora se ci fosse stata un po' di cioccolata calda. Il sole stava pian piano calando dietro la spessa coltre di nuvole e il buio stava prendendo piede, dando al castello un che di spettrale e lei accelerò il passo per non stare troppo tempo da sola. Dopo l'aggressione ai danni di Alyssa e Nott, tutti stavano più attenti quando si trovavano nel parco. Soprattutto perché gli Auror non avevano fatto nulla.
Tenne lo sguardo fisso sulla neve sotto i suoi piedi, fino a quando non sentì delle voci poco distante da lei, alzò gli occhi e si sorprese di trovare Terry e Sandy Fawcett parlare proprio accanto ad una delle serre di Erbologia. Abbassò lo sguardo e continuò a camminare, decidendo di fare il giro più lungo, per dargli un po' di privacy. Le serre erano uno dei luoghi più gettonati per le coppie e si sentì di troppo, a passare di lì come se nulla fosse. Cambiò strada e accelerò nuovamente il passo, per quanto la neve a terra le permettesse di farlo, stava per girare l'angolo quando una mano l'afferrò per un braccio, facendola sussultare. Si voltò e ringraziò la sua sciarpa, per nascondere l'espressione impaurita che le era spuntata sul viso per pochi secondi. E la ringraziò nuovamente, quando le uscì un sospiro di sollievo nel riconoscere lo stesso Terry. Alle sue spalle, Sandy li aveva guardati per poi tornarsene al caldo.
-Che ci fai qui da sola?- chiese Terry, guardandola preoccupato.
-Da che so io, non è vietato camminare per il parco...o la Umbridge si è inventata un altro decreto didattico, nel lasso di tempo in cui io sono uscita?-
-Non scherzare, non è sicuro stare fuori e poi, l'ingresso dalle serre è proprio qui-
-Non volevo disturbare te e la Fawcett- rispose Tracey, con una scrollata di spalle. -Sarebbe stato imbarazzante-
-E perché mai?- le chiese lui, trattenendo un sorriso.
-Andiamo, so cosa si va a fare dietro le serre- gli disse con tono ovvio. -Ci andavo con il mio ex-
Terry strinse le labbra in una linea sottile e Tracey spostò lo sguardo altrove di riflesso, come se si stesse sentendo in colpa per la frase appena pronunciata. Successivamente scosse il capo stizzita del suo stesso pensiero, Terry la guardò ma questa volta le sue labbra erano piegate nel suo solito sorriso sghembo.
-Andiamo dentro?- le disse, indicando il castello con un cenno del capo.
-Sai che non mi serve una guardia del corpo, vero?-
-Lo so, al massimo sono gli altri ad averne bisogno- esclamò divertito. -Ma voglio accompagnarti lo stesso, lasciami crogiolare nella convinzione che sia ancora un gentiluomo-
-Sei snervante, te l'hanno mai detto?-
-Sì, tutti i giorni e sei tu a dirmelo. Usi un tono così soave quando lo dici, che mi fai venire voglia di esserlo ancora di più-
Tracey non riuscì a trattenere una risata divertita e Terry sorrise soddisfatto, erano poche le volte che riusciva a farla ridere e per lui, era come aggiungere un tassello in quel rapporto a senso unico. Le offrì il braccio e come fu prevedibile, Tracey non lo prese ma si avviò lungo il sentiero e Terry sorrise, notando che non era tornata indietro verso le serre per fare prima. Non glielo disse, preferì godersi quei pochi minuti in più con lei.
-Cosa state confabulando tu, il tuo amico allampanato e la combriccola di Grifondoro?- chiese Tracey, senza guardarlo.
-Hai accettato la mia compagnia per indagare, Tracey? Il mio cuore si sta spezzando- disse Terry, ignorando la delusione che si stava propagando in lui.
-Il tuo cuore non si sta spezzando, tanto tornerai nella torre di Corvonero e la Fawcett allevierà i tuoi dolori-
-Noto un che di gelosia o sbaglio?-
-Sbagli, ovvio. Allora? Mi rispondi?-
-Non posso dirti nulla- le disse in tono sincero. -Ma giuro che se potessi, ti racconterei tutto-
-Non fare promesse che non puoi mantenere- lo rimbeccò Tracey, alzando lo sguardo sulla neve, che cadeva ora più copiosa sopra le loro teste.
Terry la osservò e notò che le punte dei suoi capelli, erano dello stesso colore dei tulipani che rimetteva in ordine nel negozio di fiori, qualche mese prima. Diceva che i colori non facevano per lei ma, quel giorno vedendo le sue punte rosse arruffate dall'umidità, si rese conto che ogni colore le sarebbe stato bene.
-Vieni a Hogsmeade con me?-
-No-
***
Novembre stava volgendo al termine e man mano che i giorni passavano, era sempre più impaziente per il rientro a casa. Tuttavia, se tutti i suoi amici erano tranquilli, lui no ed il motivo, era una ragazza dai capelli corvini che non gli rivolgeva la parola da settimane. Non poteva darle torto in fondo, dopo la chiacchierata con Daphne si era reso conto di aver sbagliato tutto con lei, il problema è che quando provò ad avvicinarla il giorno dopo, lei lo aveva mandato a quel paese. Da allora ogni volta che le si avvicinava, lei mandava avanti Lavanda, la quale gli spiegava quanto fosse un deficiente. E lo era, lo sapeva bene ormai ma voleva rimediare.
Dalle finestre della biblioteca, si poteva vedere benissimo la tormenta di neve che si stava abbattendo fuori dal castello e non invidiò per nulla, la squadra di Corvonero che si stava allenando. Accanto a lui, Lisa rileggeva gli esercizi di Aritmanzia che le aveva passato poco prima. Aveva la fronte aggrottata e le labbra contratte dalla concentrazione, Theodore si era reso conto che a dispetto di ciò che pensava, Lisa era una professoressa intransigente e non ammetteva alcuno sbaglio.
Proprio una perfetta Corvonero.
-Allora?- gli chiese impaziente.
-Da rifare- rispose laconica. -Tutti. Non ne hai preso neanche uno-
Theodore sbuffò e buttò indietro il capo con aria sconfitta, Lisa lo guardò comprensiva ma non gli disse nulla. Da quando era stato aggredito, la ragazza si premurava sempre di non farlo troppo stancare o preoccupare e di questo, Theodore gliene era grato ma non toglieva il fatto che si sentisse uno schifo. Sospirò e tornò a guardare la pergamena piena di correzioni, questa volta con un espressione irritata ma quando stava per riprendere la piuma e cominciare da capo, Lisa lo fermò.
-Hai bisogno di una pausa- decretò la ragazza, spostandosi un ricciolo che le era caduto davanti agli occhi.
-Di un miracolo, semmai- borbottò Theodore, sconsolato.
-Anche in effetti- convenne, guardandolo con un mezzo sorriso. -Ma non puoi fare nulla se hai la concentrazione di un Weasley qualsiasi-
Theodore ridacchiò e Lisa sorrise compiaciuta, non era mai stata una ragazza che faceva ridere ma sembrava che lui, apprezzasse quelle battute stupide. Il ragazzo annuì e fece per dirle qualcosa ma si bloccò di colpo, quando vide Alyssa e Lavanda che si dirigevano fuori dalla biblioteca. Non si era accorto della sua presenza e si maledì, per essere stato così stupido, salutò in fretta e furia Lisa promettendole di rivedersi il giorno dopo per le ripetizioni, e raggiunse in poche falcate le due Grifondoro. Lisa sospirò e rimase seduta al tavolo, volgendo lo sguardo fuori dalla finestra per non dover guardarlo parlare con lei.
-Possiamo parlare?- chiese Theodore, richiamando la ragazza.
-No-
-Alyssa andiamo!- esclamò, guardandola supplichevole.
Madama Pince costrinse i tre ragazzi ad uscire dalla biblioteca, per non urtare il silenzio sacro che aleggiava nel salone. Lavanda si scansò per lasciare alla coppia un po' di privacy e si mise a osservare qualcuno ancora seduto in biblioteca ma Theodore non se ne preoccupò. Era felice che Alyssa non fosse scappata come faceva da settimane, significava solo una cosa, ossia che era incline a discutere dell'accaduto. Le fece un sorriso ma la ragazza non ricambiò e incrociò le braccia al petto, guardandolo con aria scocciata. Gli occhi di Theodore vennero catturati dal guanto rosso che Alyssa portava alla mano sinistra da ormai qualche settimana, glielo aveva già visto indosso nei giorni particolarmente freddi ma sembrava proprio, che in quel periodo non se ne volesse disfare.
-Beh?- chiese, scocciata. -Hai due minuti per parlare, dopodiché me ne torno in Sala Comune-
-Sono stato un idiota- disse di getto.
-Questo già lo sapevo, altre considerazioni ovvie?-
-Mi dispiace di essermi arrabbiato in quel modo e di averti detto quelle cose- esclamò sconsolato. -Non le penso davvero-
-Le pensi eccome, non prendermi per scema- rispose Alyssa in tono grave.
Theodore sospirò di nuovo e contò mentalmente i secondi che mancavano alla fine dei due minuti, fece un respiro profondo e le prese la mano delicatamente. Ringraziò Merlino per non averla fatta scostare da lui e, con una sicurezza che non sentiva di avere, continuò imperterrito le sue scuse.
-Non sei scema, non lo sei mai stata- esclamò, guardandola negli occhi. -Tra noi due lo scemo sono io, questo però già lo sai. Sai anche cosa ne penso di tutta questa storia, il problema è che non sai quanto tu mi sia mancata in queste settimane-
-Non possiamo andare avanti così, con te che impazzisci perché parlo con un altro ragazzo- rispose Alyssa, guardandolo con occhi colmi di risentimento. -Non fa bene né a te né a me-
-Lo so-
-Allora che cosa ti sta prendendo, Theo?- chiese Alyssa, guardandolo negli occhi.
-Ho paura di perderti- mormorò il ragazzo, non riuscendo a guardarla.
Alyssa sospirò e lo guardò senza dire nulla. Si sentiva uno stupido a stare davanti a lei ammutolito, dopo settimane di silenzi non riusciva neanche a spiegarle quello che provava. Come faceva a dirle che aveva visto i loro sguardi complici? Come faceva a spiegarle che per Terrence, lei non era solo un'amica?
Sapeva che dirle certe cose, non avrebbe fatto altro che alimentare il divario creatosi tra loro ed era stanco, di litigare con lei.
-Facciamo così- esclamò Alyssa, con un mezzo sorriso. -Passiamo insieme un'ora al giorno solo io e te e vediamo, se riusciamo a fare pace-
-E una gita a Hogsmeade?- propose lui, guardandola e riuscendo a trattenere l'euforia, che quelle parole gli stavano dando. -Madama Piediburro fa una torta alla zucca che è fantastica-
Alyssa scosse il capo con un mezzo sorriso e Theodore, si pentì subito di essersi spinto tanto oltre.
-Non posso, devo vedere una persona-
~
Il giorno della gita a Hogsmeade la neve aveva dato tregua ma una coltre bianca, ricopriva il sentiero che portava al villaggio, per cui fu difficile camminare. Si era alzata il cappuccio sul capo e si strinse nel mantello, alla disperata ricerca di calore, le mancavano pochi metri dopodiché avrebbe raggiunto i Tre Manici di Scopa e si sarebbe scaldata davanti al fuoco. Lungo il sentiero incontrò soltanto Blaise e Megan, quest'ultima la salutò con un cenno di mano e un sorriso, che non aveva più nulla della sua vitalità. Mise piede nel pub ed ebbe un brivido al contatto con il calore dell'interno, quel sabato il locale era semivuoto a causa del freddo pungente, che c'era e questo la fece calmare non poco.
Non avrebbe saputo spiegare il motivo della sua lettera ai suoi amici.
Prese posto al tavolo più vicino al camino, si sfilò il mantello e tolse il guanto dalla mano destra. Osservò le fiamme nel camino, esse si alzavano e abbassavano come se stessero respirando, alla disperata ricerca di calma.
La porta del pub si aprì e Alyssa volse lo sguardo nella sua direzione, sorridendo quando riconobbe la figura appena entrata. Era una situazione imbarazzante per tutte e due ma Alyssa, sperò con tutto il cuore di non darlo a vedere. Non voleva che la sua titubanza la facesse scappare.
Josirée si guardò attorno come se fosse passata una vita, dall'ultima volta che aveva messo piede in quel posto e forse, doveva essere così perché Rosmerta la osservò per capire chi fosse. Non appena incontrò gli occhi scuri di Alyssa, le fece un mezzo sorriso e si avvicinò a lei con passo deciso. Prese posto davanti a lei e si tolse il mantello, prima di chiamare Rosmerta per ordinare.
-Cioccolata calda per me- esclamò la donna, sorridendo gentile. -E per te...?- chiese, volgendosi verso Alyssa.
-Anche per me grazie- disse Alyssa sorridendo.
Rosmerta annuì e segnò tutto sul taccuino, prima di tornare dietro il bancone, non mancando di osservare con attenzione la figura di Josirée.
-Bel guanto, una nuova moda?- chiese Josirée, indicando la mano sinistra della ragazza.
-Mi piace, mi rende più misteriosa- disse con tono divertito.
-Quando si porta il cognome dei Black, si è già misteriosi- le rispose, impassibile.
Alyssa abbassò lo sguardo sul tavolo ma Josirée non la costrinse a dire nulla, rimasero in silenzio fino a che non arrivarono le loro ordinazioni. Josirée pagò subito le consumazioni senza ascoltare le rimostranze di Alyssa, quest'ultima la ringraziò ma la donna le fece segno di non preoccuparsi.
Appena Rosmerta se ne andò, Josirée bevve un sorso di cioccolata e guardò la ragazza seduta davanti a sé.
-Se posso chiedere, come mai mi hai scritto?- chiese, subito dopo aver posato la tazza sul tavolo.
-Vorrei darti una risposta ma la verità, è che non lo so- ammise, guardandola negli occhi.
-Diretta come tuo padre- rispose Josirée, con un mezzo sorriso.
-Lo sono sempre stata- disse, facendo spallucce.
-Il contrario di Regulus- continuò Josirée, con un sorriso nostalgico.
Ammutolirono entrambe e bevvero le loro cioccolate, senza proferire alcuna parola. Fuori un gruppo di studenti ridacchiava e Alyssa si mise a fissarli per un secondo, alla ricerca di qualcosa da dire.
-Scusami- disse Josirée, facendola ritornare alla realtà. -Tutta questa storia è assurda per me. Non ho mai pensato che io e te ci saremmo mai viste, né tantomeno, che ci fossimo ritrovate a bere cioccolata insieme-
-Già è strano anche per me- mormorò Alyssa, voltandosi verso di lei. -È che...vedi...zio Regulus ha fatto parte della mia vita da subito. Non c'era ma sapevo, che in qualche modo lui fosse lì-
Josirée trattenne il fiato, nel sentire come la ragazza parlava di Regulus e l'irritazione la prese per un momento. Come poteva lei nominarlo con così tanta facilità, quando di lui non sapeva nulla? La rabbia durò solo un secondo, il tempo di guardare i suoi occhi e riconoscerne l'ingenuità, tipica di una quindicenne. Alyssa dovette comprendere la sua gaffe, perché abbassò lo sguardo sulla sua tazza, con fare dispiaciuto. All'improvviso, la ragazza fece uscire dalla tasca interna del suo mantello, una lettera. La busta aveva i bordi rovinati e la carta era ingiallita dal tempo, tuttavia riconobbe la sua stessa grafia e trattenne nuovamente il fiato, guardandola.
-Questa è tua- disse Alyssa, fissandola negli occhi.
La ragazza fece scivolare la lettera sul tavolino lentamente e più la busta si avvicinava, più Josirée voleva scappare da lì.
-Non ne ho mai letta una. Mai-
-Vuoi ridarmele?- chiese Josirée, impaziente.
Alyssa annuì e le fece un mezzo sorriso. -Te le renderò tutte, ma non adesso-
-Come?- chiese confusa.
Josirée aggrottò la fronte e Alyssa sospirò imbarazzata, era un'idea così assurda la sua eppure le sembrava la più giusta. Era sempre stata legata a Regulus, ed era giunto il momento di conoscerlo.
-Te le renderò poco per volta. Ogni sabato c'incontreremo qui ed io, ti darò una lettera- spiegò, guardandola negli occhi.
-Perché? Perché non darmele tutte adesso?- chiese Josirée, alzando la voce.
Il suo tono fece voltare tutti i presenti e Josirée li rimbeccò con un semplice gesto di mano, anche Alyssa confermò che andava tutto bene e gli avventori del pub, tornarono ai loro pensieri. La ragazza guardò la donna e fece un respiro profondo, prima di continuare.
-Parlami di lui. Voglio solo questo-
-Perché non chiedermelo e basta?-
-Perché so che se te le do tutte ora, tu non tornerai più-
***
Dicembre era arrivato e con lui, le prime luci natalizie adombravano Diagon Alley, come se ci fosse qualcosa da festeggiare. Non c'era più nulla per cui essere felici e lei lo sapeva bene, ma ogni anno si ritrovava costretta a fingere per Jocelyn. Lei era l'unica che le era rimasta accanto in quegli anni e non poteva farla soffrire, non era contemplata una cosa del genere. Jocelyn Perks diceva sempre di avere una sorella e che questa, non aveva il suo stesso cognome. Era una frase che a scuola aveva un significato ingenuo ma dopo anni, Josirée si era resa conto che era vero.
Lei era la sua famiglia e viceversa.
Festeggiavano il Natale a casa Perks, nonostante i genitori della sua amica non la vedevano di buon occhio e avevano ragione. Il fantasma della sua relazione con Regulus, la seguiva come un segugio segue l'odore di un tartufo.
Aprì la porta di casa e sfilò il pesante mantello, per lasciarlo sull'appendiabiti all'ingresso. La casa era avvolta nel buio, Jocelyn sarebbe arrivata solo tra qualche ora e Josirée, iniziò a pensare a cosa cucinare per cena. Si tastò le tasche della veste da lavoro per cercare la propria bacchetta e, non trovandola, riprese il mantello umido per controllare nelle tasche. Fu allora, che ritrovò la lettera datale da Alyssa Black, qualche giorno prima. Le sue dita la sfiorarono appena e tolse subito la mano, come se la carta ormai ingiallita potesse aggredirla da un momento all'altro. Si diede della stupida, e forse un po' lo era, per aver accettato quella assurda proposta fatta dalla ragazza. Nonostante le sue rimostranze, Josirée capì che voleva solo saperne di più sulla sua famiglia. Una richiesta innocua quanto difficile da accettare per lei, che teneva il ricordo di Regulus solo per sé. Scosse il capo e prese la bacchetta, per avviarsi poi in cucina.
D'un tratto un rumore la fece fermare per un secondo, tese l'orecchio e tenne ben stretta la bacchetta alla mano, ricominciando a camminare stando attenta a non farsi sentire. Più si avvicinava alla cucina e più udiva dei sibili. Entrò nella stanza senza accendere la luce, nonostante l'oscurità riuscì comunque a riconoscere le forme del cucinino vecchio e del tavolo consunto. Tuttavia non vide nessuno, se non la finestra che sbatteva violentemente contro il cornicione, sospirò di sollievo e andò a chiuderla, stando attenta a non fare rumore.
Si voltò e trattenne il fiato, riconoscendo una figura alla porta che dava sul corridoio. Rimase immobile mentre lentamente alzava la bacchetta sperando che, la persona intenta a guardare il vecchio vaso di fiori, non se ne accorgesse.
Da sotto il tavolo spuntò una creatura a quattro zampe che riconobbe subito come un cane, sobbalzò quando questo le si avvicinò e trattenne il fiato, riconoscendolo.
Il cane si trasformò in un uomo distinto, i suoi capelli erano lunghi come quando era un adolescente ma il viso, era segnato dagli anni passati in una prigione.
-Sirius- mormorò, sgranando gli occhi.
Sirius Black le sorrise e fece per avvicinarsi ma si bloccò, quando vide che Josirée si era appiattita sul vetro della finestra.
-Sei sempre più bella, mio fratello su di te non ha mai sbagliato-
-Cosa vuoi? E chi è lui?- chiese, indicando la persona che stava entrando in cucina.
La luce della luna illuminò il volto anziano di colui, che mai aveva pensato di vedere in casa sua. Anche Orion Black aveva il viso segnato da anni ma a differenza del figlio, lui era sempre stato chiuso in un palazzo fastoso. Era a causa sua se Regulus non era più accanto a lei, la colpa andava tutta a quell'uomo anziano che inconsapevolmente, aveva rovinato anche la sua di vita.
-Esca da casa mia- disse gelida. -Subito-
-Josirée aspetta- esclamò Sirius, guardandola.
-Andatevene o chiamo gli Auror, non scherzo-
-Signorina Edwards so che lei non vuole vedermi- esclamò Orion, pacato. -E si fidi, non avrei mai voluto che mio figlio si mettesse in pericolo così ma non possiamo più aspettare-
Josirée fece per controbattere ma contro ogni sua previsione, Sirius divenne un fiume in piena e le raccontò tutto. Le disse di come fosse scappato da Azkaban e dove si era nascosto per mesi, prima che Remus e sua figlia lo ritrovassero. Le disse la verità, su quella notte di quattordici anni prima. Le raccontò del suo ritorno al numero dodici di Grimmauld Place, e dei mesi passati a convivere con suo padre. Le disse della lettera di Lucille Meunier e del loro viaggio in Francia, sulle tracce di Regulus.
Raccontò ogni cosa senza peli sulla lingua, fino ad arrivare al punto focale per cui si trovavano lì. Qualcuno li aveva seguiti e la famiglia Meunier, era morta probabilmente a causa loro.
-Noi quel giorno ti abbiamo nominata- le disse Orion, con aria colpevole.
Josirée li osservò esterrefatta, non aveva mai acceso la luce ma sapeva che gli occhi di Sirius fossero puntati su di lei, in attesa di qualcosa, qualsiasi cosa che lo rassicurasse.
Josirée rimuginava sul racconto dell'uomo e non poté non tornare con la mente, all'ultima volta in cui aveva visto Regulus vivo. La speranza che lui non fosse morto ma che si stesse nascondendo chissà dove, le accese un fuoco al petto.
Si stava sentendo viva dopo anni di morte apparente.
Ripensò ai loro baci e alle loro promesse, forse non tutto era perduto, forse lui la stava aspettando da qualche parte e lei, stupida era rimasta ferma a quattordici anni prima.
-Voglio aiutarvi- disse di getto. -Voglio aiutarvi a cercare Regulus-
~
ANGOLO DELL'AUTRICE
Eccoci qua, come ho scritto all'inizio bisogna ringraziare Il gioco dell'angelo di Zàfon, che ho finito di leggere oggi e che mi ha resa malinconica. Nel prossimo capitolo vedremo il ritorno a casa per Natale e quindi, questo era soprattutto un passaggio importante. Non ho molto da dire, aspetto le vostre considerazioni.
Ci vediamo nei commenti.
Al prossimo capitolo,
_L_Black_
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