CAPITOLO 1 - Scala a chiocciola
Un'altra giornata è passata nella noia assoluta, sempre le stesse cose, sempre le stesse facce da schiaffi. Pensavo che diventare capofazione sarebbe stato esaltante, avere il potere e il comando su tutti e tutto, ma invece non è così. Potrebbe esserlo se Max non continuasse a intromettersi fingendo una morale che non ha, lui è corrotto quanto me. Io sono in questo posto perché gli Eruditi mi hanno affidato una missione, ma lui si è lasciato convincere da Jeanine a collaborare, abbandonando gli ideali degli Intrepidi sedotto dalle promesse di potere. Potere che non avrà mai.
Spero che queste maledette due settimane di iniziazione passino in fretta, così finalmente potrò prendere il posto che mi spetta tra i capi della nuova fazione nata dall'unione di Eruditi e Intrepidi. Mi libererò definitivamente di quella spina nel fianco di Quattro, quel rigido non fa altro che mettere in discussione tutto quello che ordino, se non fosse tra i favoriti di Max l'avrei fatto fuori da tempo.
Maledizione! Mi scoppia la testa! È tutto il giorno che il mal di testa mi tormenta, mi sento come dopo una sbronza colossale ma ieri ho bevuto solo qualche birra. Come se non bastasse, nella mia mente si aggirano ancora gli spettri degli incubi fatti questa notte. Cose assurde, luoghi sconosciuti e Nere che aveva uno guardo inquietante, in anni che la conosco non ho mai visto nei suoi occhi un'espressione del genere.
Adesso dovrei essere nel suo studio, per la seduta di analisi che Max mi costringe a fare, ma ho annullato di nuovo l'appuntamento. Non mi piace parlare di me e di quello che provo e in più ci sono alcune cose che mi riguardano che non possono essere inserite negli archivi di Nere. Lei questo lo sa bene e continua a coprirmi, perché anche lei ha il mio stesso scheletro nell'armadio.
Ci vediamo ogni tanto per concordare cosa scrivere nel mio file, qualcosa che possa essere letto nel caso qualcuno chiedesse un controllo. È Nere a inventarsi le mie sedute e devo ammettere che ha capito molte cose su di me senza che io gliele rivelassi. È intelligente e un'ottima osservatrice, in più ha lo strano dono di capire al volo le persone.
Se devo essere onesto, mi diverto durante quegli incontri. A volte finge di scrivere cose bizzarre sul mio conto, facendomi spaventare e correre al suo computer per poi scoprire che non ha scritto nulla di quello che stava dicendo. Le piace scherzare, giocare, riesce sempre a farmi ridere anche quando ho passato una giornata d'inferno. Peccato che quelli siano praticamente gli unici momenti che passiamo insieme a ridere, di solito si limita solo a parlare di lavoro o scambiare quattro chiacchiere come farebbe con un semplice conoscente. Con tutti gli altri è diversa, parla di tutto, scherza in continuazione e non solo con le sue amiche, anche con i ragazzi e questa cosa non mi piace affatto.
L'idea che Nere si possa mettere insieme a qualcuno della fazione mi infastidisce. Gran parte degli Intrepidi sono volgari e idioti, non hanno un briciolo di cervello e non riesco ad immaginare che a lei possa piacere quel genere di ragazzo. Per lei ci vuole un uomo premuroso, serio, vitale, brillante, spiritoso e con una pazienza infinita. Io non ho neanche la metà di queste qualità e ho paura che non basteranno per far colpo su di lei.
Mi tratta come un suo superiore, al massimo come un collega, non scherza come fa con tutti gli altri, mi sento come se fossi solo un suo conoscente.
Mi chiedo il perché. Sono il suo capo è vero, ma in modo diverso dagli altri Intrepidi, noi lavoriamo insieme. Lei sa che il mio essere un capofazione non conta con lei, almeno non davanti agli altri. Quando sono insieme a lei mi lascio andare, non capisco perché anche lei non fa la stessa cosa.
Dovremmo essere in qualche modo più legati e invece questa nostra collaborazione sembra non avere nessun peso per lei. È sempre gentile con me ma credo che sia semplice cortesia.
So di non avere un bel carattere ma quando sono con lei cerco di essere più gentile che posso, forse questo non basta e io non so cos'altro potrei fare. No, lo so benissimo ma non riesco a farlo, mi blocco e così passiamo il nostro tempo a parlare di cose banali.
Dovrei smetterla di venire qui, sul tetto del suo appartamento, inizio a sentirmi patetico.
Se fosse interessata a me l'avrei già capito, anche se in queste cose non sono molto bravo.
Riesco facilmente a scovare tutti i Divergenti ma quando si tratta di capire cosa prova lei nei confronti non riesco mai a mantenere la mente lucida.
Sono davvero patetico, sono seduto qui da un'ora sperando di vederla salire la scala a chiocciola ma lei non lo farà, non l'ha mai fatto.
Lancio un'occhiata alla scala e vedo sputare una testa con capelli di un rosso acceso. L'unica che si tinge i capelli di un colore così innaturale non può essere che lei. È un peccato, la trovo molto più carina con il suo colore naturale, un castano scuro che però lei definisce scialbo.
Istintivamente abbasso lo sguardo sulla mia tazza, non so perché l'ho fatto, infondo sono qui perché voglio vederla, ma ora che è a pochi metri da me mi sento nervoso e vorrei che lei non fosse qui.
Non saprei cosa dirle, finiremo come al solito a parlare di lavoro e lei dopo un po' troverebbe una scusa per andare via perché questo argomento la annoia. Perché non sono capace di scambiare due chiacchiere con lei come due amici?
La osservo senza farmi notare. I suoi grandi occhi scuri mi fissano impauriti, è immobile come una statua e mi chiedo se almeno sta respirando.
La vedo indietreggiare senza staccarmi gli occhi di dosso. Lentamente sparisce sotto il parapetto, poco dopo sento lo scatto del lucchetto del cancello e poi la portafinestra chiudersi.
Perché fa così? Perché scappa? Sa che io non sono una minaccia per lei, allora perché è fuggita?
La verità è che forse mi trova antipatico, non sarebbe la prima, non sono molto amato dai miei compagni di fazione.
No, non penso che mi odii, forse mi trova solo noioso. Non posso credere che sia gentile con me solo perché deve, non può fingere per tutto il tempo. Non sarò molto simpatico ma sono intelligente e non mi mancano certo argomenti di conversazione.
Forse la verità è ancora più semplice anche se molto dura: non le piaccio come vorrei piacerle. Tutto qui, un ragazzo che prende un due di picche da una ragazza troppo perfetta per uno come lui.
Tutto qui un accidente, io valgo quanto lei e non voglio essere solo uno con cui lavora o un conoscente.
Io voglio di più.
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