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Veronica #5

Quello che lui chiedeva...
Io molto probabilmente non avrei potuto darglielo.
Non ci sarei mai riuscita senza scoppiare in lacrime, e di certo era l'ultima cosa che volevo il farmi vedere debole di fronte a qualcuno che è disposto a tutto pur di ottenere ciò che vuole.

Non avevo fame, io, avevo solo dei miserabili e atroci sensi di colpa che di certo non sarebbero spariti con un po di cibo.

È solo colpa tua

No! Non è vero!

Tu li hai portati dentro, tu li hai fatti morire

Non potevo sapere che un uomo ci avrebbe seguito e non pensavo di certo che tutto questo potesse accadere

Riconosci quello che hai fatto e accettalo!

No!!

Mi misi le mani tra i capelli.
Perché quelle immagini non se ne andavano?
Perché era come se continuassi a rivivere quella scena?

Di colpo l'immagine dell'assassino mi tornò alla mente.
Di nuovo sentii quell'immensa sensazione di odio scorrere e riaffiorare dentro di me come un liquido nero e denso.
Quella sensazione era così reale, così vera.
La voglia di vendetta era incontrollata ed era come se tutto quello che avevo vissuto non ci fosse più...
Ora c'era solo una cosa:
L'uomo
Solo un obbiettivo:
Trovarlo
Solo un desiderio:
Ucciderlo.

Sì, io lo avrei trovato e lo avrei ucciso.
Ormai era quello, quello che volevo.
Alzai gli occhi e guardai la piccola l'astra color argento davanti a me, che rifletteva la mia immagine dandone una visione alquanto sfuocata.

Io, ero... Diversa.
Un pallore improvviso aveva ricoperto il mio volto.
Il mio sguardo era cambiato, si era come offuscato insieme alla mia immagine riflessa.

Non percepivo  più niente dentro di me.
Non sentivo più niente.
Non c'era un solo accenno di  "cuore" al mio interno, non più un battito.

Mi guardai attorno alla ricerca di qualcosa che mi potesse essere utile.
Sopra un piccolo tavolino, o carrello, in disparte c'erano degli arnesi, come bisturi, siringa, pinzette e cose varie.
Quelle sarebbero andate senza dubbio bene.
Mi alzai furtivamente e presi la siringa, infilandola poi nella tasca destra dei miei pantaloni.
Mi sedetti il più velocemente possibile nel lettino bianco dal quale mi ero alzata ed aspettai in silenzio.

Sentii il rumore della maniglia della porta che veniva girata e vidi subito dopo una sagoma alquanto familiare.
"Ciao Gain" dissi con un che di freddo nella voce.
Ma in fondo era così, era tutto freddo quello che era in me, tutto congelato, come lo stesso cuore.
"Ciao Veronica, dovrei parlarti di una cosa" disse avvicinandosi e sedendosi con uno sguardo malizioso nella solita sedia.
"Sai riguardo il nostro patto di prima, no?" rispose facendo una piccola pausa ed io capii che si aspettava una risposta.
"Sì" dissi cercando di nascondere un tono alquanto annoiato.
"Beh, non mi serve più" disse sorridendo.
Io lo guardai per un attimo spaesata non capendo dove volesse arrivare.
"Tu... Mi servivi  per avere le informazioni necessarie a risolvere il caso e... avevi ragione quando hai detto che io non potevo avere accesso ai filmati sopravvissuti al 'terremoto', se così si può definire" aggiunse avvicinandosi maggiormente al mio viso e fissandomi per uno strano motivo le labbra, dando un tono più profondo alla sua voce.
Possibile che?

Io continuai a guardarlo impassibile anche se il mio volto faceva trapelare un'aria sorpresa.
"Ora non è più così" disse guardandomi negli occhi.
"Ora ho queste vedi?" disse agitando in aria un mazzo di chiavi.
"Vuoi sapere cosa sono queste?
Sono le chiavi di accesso alle registrazioni delle telecamere all'interno dell'attrazione.
E questo vuol dire che non mi serve più la tua versione dei fatti" concluse facendo girare tra le dita il mazzo di chiavi.
"Sai, mi è venuto in mente che una mocciosa come te potrebbe essermi di intralcio se rivelasse qualcosa che non deve alla polizia, e sempre a tuo proposito mi è sempre passato per la testa un pensiero" rispose riponendo nuovamente le chiavi nella tasca dei pantaloni.

Poi d'improvviso, prima che me ne potessi accorgere, lui mi afferrò un polso e prima che potessi avere qualsiasi reazione me lo legò nuovamente alle sponde.

Ora ero legata, avevo le braccia bloccate ed una sensazione seria e consapevole di quello che sarebbe successo.
Lui si chinò su di me e mi sussurrò all'orecchio:
"Potrei approfittare del fatto che sei legata al letto... Chissà" disse prima di provocare uno straccio sulla mia maglia tirandola per il colletto.
Sentii le sue labbra percorrermi il collo e cominciare a scendere facendosi largo tra lo strappo.
Cercavo di divincolarmi  cercando disperatamente di raggiungere la tasca dei miei pantaloni con la mano ancora bloccata, ma senza successo.
Continuavo a cercare di allargare il nastro con cui ero stata legata.

Lui non era diverso dall'uomo che aveva ucciso i miei genitori, anche lui meritava di morire.

Di colpo sentii le sue labbra premere sulle mie con un che di possessivo e fu in quel momento che riuscii ad allargare la stretta delle corde.
Sentivo la sua lingua premere contro la mia bocca alla ricerca di un accesso e fu in quel momento che gli morsi il labbro inferiore con tutta la forza che avevo.
"AAAA! BRUTTA STRONZA, CHE HAI FATTO?!" urlò indietreggiando e portandosi una mano dove ora c'era un taglio.
Io sputai a terra disgustata e mi liberai  con calma la mano ancora legata.
"Ora basta! Questo è troppo!
Volevo fartelo piacere ma così mi costringi ad usare le maniere forti... Vediamo quanto forte puoi urlare... Con uno straccio a coprirti la bocca..." disse alzandosi dalla posizione semi curva che aveva assunto per un momento.
"Ora sì che mi diverto..."

To be continued...

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