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Veronica #3

Non vedevo niente.

Non sentivo niente.

Non percepivo niente.

Ero come avvolta nel buio stesso che vedevo, l'unica cosa che riuscivo a vedere, oltre i miei pensieri, che mano a mano cominciavano a prendere forma.

Poi, improvvisamente, luce.
Un piccolo bagliore si fece strada nella mia visuale.
Aprii completamente gli occhi per poi chiuderli un paio di volte

Ero... ero sdraiata.
Spostai lo sguardo alla mia destra.
Mi trovavo dentro una piccola stanza bianca.
Il soffice contatto di una candida coperta sembrava quasi stregarmi, facendomi desiderare di rimanere lì, ferma e sdraiata...
Poi
D'improvviso
Tutto.
Tutto quello che era accaduto poco prima, tutte quelle macabre immagini, tutte quelle lacrime, quelle urla di dolore, i pianti, il sangue che continuava ad uscire senza sosta.
Non riuscii più a respirare.
Ero come bloccata dinnanzi ai ricordi.
Era tutto vero?
O era solo un brutto incubo?

"Si è svegliata" sentii una voce provenire dalla mia sinistra ed indirizzai lo sguardo verso di essa.
"Signorina mi sente?" mi chiese una donna vestita con maglia e pantaloni bianchi, simile ad un'infermiera ma dall'aspetto non sembrava esserlo.
"L'uomo" riuscii a dire.
"Come scusi?" disse lei.
"L'uomo vestito di nero! Il coltello! Angelica!" dissi tutto d'un fiato mettendomi improvvisamente a sedere nel lettino.
"Adesso si calmi, non è nelle condizio-"
"No! Io devo andare da Angelica!" urlai.
"Per favore, adesso si deve calmare" mi disse poggiandomi le mani sulle spalle in modo da farmi stendere di nuovo.
Poi un'altra voce richiamò la mia attenzione.
"Con permesso" disse un uomo irrompendo nella stanza.
Era vestito in modo abbastanza elegante, con un completo nero ed una cravatta rossa.
"Tu devi essere Veronica, giusto?"
Io lo guardai senza rispondere.
"Ho bisogno di sapere alcune cose, potrebbe uscire dalla stanza?" disse rivolgendosi alla donna.
"Certo" rispose lei e fece subito come le era stato detto.

"Dove mi trovo?" chiesi io appena fummo rimasti soli.
"Sei in un'infermeria, ti hanno ritrovata priva di sensi e in parte coperta dalle macerie.
Sai... non riusciamo proprio spiegarci cosa sia successo, potresti aiutarci?" mi chiese con un tono alquanto dolce e comprensivo.

Il mio sguardo si fece subito più cupo e lui intuì che in qualche modo doveva aiutarmi a parlare.
"Sono stati ritrovati dei corpi sotto le macerie... conoscevi per caso le persone a cui appartengono?" mi chiese lui.
Ma stava proprio facendo finta di non capire?
O era proprio stupido dietro quell'aspetto importante e diplomatico?
"La mia famiglia" risposi con filo di voce che poi mutò completamente.
"Devo andare da Angelica!" dissi cercando di alzarmi, ma lui mi bloccò.
"Aspetta, sei ancora troppo debole. Chi è Angelica?" continuò
"Mia sorella, anche lei era dentro la struttura, devo sapere che sta bene!" urlai con insistenza, con le lacrime che stavano di nuovo prendendo il controllo.
"Mi spiace, non capisco, sono stati ritrovati solo due corpi dentro l'edificio" mi disse.
"Come..." accennai.
Il mio sguardo perso lasciava trasalire il fatto che non riuscissi pienamente a cogliere quello che mi era appena stato detto.
"Non è stato ritrovato nessun altro lì dentro" mi spiegò appoggiando una mano sulla mia spalla.
"Non... non è possibile, l'uomo non può aver fatto in tempo a prenderla" dissi guardando un punto indecifrato nella stanza.
"Quale uomo?"
A quella domanda altre numerose immagini si aggiunsero ai miei ricordi ed un misto di tristezza, dolore, rabbia e odio profondo cominciarono a delineare i miei pensieri, mutando anche la mia espressione.
Non riuscii più a trattenermi e scoppiai a piangere, prendendo solo ora pienamente coscienza di tutto quello che era accaduto.

L'uomo indietreggiò di qualche passo come intimorito da quelle urla disperate che rappresentavano tutto il mio dolore e tutto ciò che avevo dentro.
Lui uscì dalla stanza ed io crollai esausta nel letto.
Troppe emozioni...
Era impossibile reggerle tutte assieme.

Nel sogno di Veronica...

, a sorridere, tutta la mia famiglia, la mia vita, mi aspettavano sulla soglia di casa, salutandomi ed accogliendomi a braccia aperte.
Poi, buio.
Mio papà che cadeva a terra con un coltello nello stomaco, mia mamma che cadeva in ginocchio guardandomi ad occhi aperti mentre veniva lentamente soffocata, mia sorella che cadeva a terra priva di sensi.
Tutto il sangue che avevo visto, gli specchi pieni di gocce rosse, l'ultimo sorriso che la donna che mi aveva messa al mondo mi aveva rivolto...
Un misto tra quello accaduto nella giostra e quello prima di entrarvi, cominciò a farsi strada nella mia mente.

Era colpa mia.
TUTTA COLPA MIA.
IO HO VOLUTO FARE QUELL'ULTIMA GIOSTRA.
IO LI HO CONVINTI AD ENTRARE.
IO LI HO FATTI RIMANERE.
SONO STATA IO AD UCCIDELRI.

fine sogno.

Mi svegliai impregnata di sudore e solo in quel momento mi accorsi che delle donne vestite di bianco erano accorse nella stanza per le probabili urla che avevo fatto mentre stavo sognando.
"È tutto ok? Si sente bene?"
"Io... io..." sussurrai a bassa voce, tanto che fecero fatica a sentire.
"...sì" dissi poi.

"Si è svegliata?" sentii la voce dell'uomo che nemmeno conoscevo e che prima era venuto per pormi delle domande.
"Sì" rispose lei.
"Bene" disse lui varcando la soglia della porta e facendosi strada verso il mio letto.
"Scusa se insisto, ma ho bisogno che tu risponda alle mie domande" mi disse.
Le donne nel mentre che mi si era avvicinato si erano prese la briga di andarsene, come se lui, su di loro, avesse un potere assoluto.
Notando che nessuna risposta sarebbe arrivata lui continuò a parlare.
"Mi serve che tu mi descriva l'uomo che vi ha aggredito dentro l'attrazione" concluse.
"Perché?" risposi continuando a fissare le bianche coperte dalle quali ero avvolta.
"Solo così potremo scoprire chi è e dove si trova per arrestarlo" rispose lui.
"Arrestarlo non basta" dissi con un filo di voce.
"È l'unica cosa che possiamo fare" disse subito.
"Continui a parlare al plurale... Io non ho bisogno di voi per trovarlo" dissi guardandolo improvvisamente negli occhi.
"Una ragazzina non-"
"Non ho bisogno di te!" urlai
"Adesso basta, mi sono proprio stancato... Non so se tu, insulsa ragazzina, hai capito quello che è successo. Ma se vuoi te ne faccio un piccolo riassunto.
Un uomo ha ucciso brutalmente due persone senza avere alcun legame con esse.
La prima, un uomo sui quarant'anni, è stata infilzata ripetutamente nello stesso punto da un coltello che si stima essere più lungo di venti centimetri.
La seconda, una donna anche lei sulla quarantina, è stata rinvenuta strozzata ed infilzata da dietro la schiena dalla stessa arma. E tu, mocciosetta, sei l'unica testimone rinvenuta sul caso, l'unica che sembra saperne qualcosa, quindi, ora, o ti decidi a parlare o un modo per ottenere quello che mi serve lo trovo lo stesso.."

To be continued...

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