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Tutto è sfocato e al rallentatore. 

I corpi ammassati si muovono, con le luci a intermittenza che li illuminano a scatti e, non so bene il perché,  ma mi ricordano il quadro "Bal au moulin de la Galette" di Renoir.

Forse ho bevuto troppo.

Mi muovo cercando di non sembrare ridicolo, quando sento un corpo appoggiarsi al mio.

Mi giro.

Eh...
Oh no

Ma cos'ha sul collo? 
Non voglio essere cattivo ma sembra che un verme abbia deciso di deporci le uova. 

No, davvero, è enorme.

E non ha solo quello di brutto.

E' pelato con  il mentone e credo che abbia cinquant'anni.

Mi giro velocemente.

"Andy fai finta di essere il mio ragazzo"

"Cosa?"

"Ho detto che devi fare finta di essere il mio ragazzo"

"Come?"

"Niente lascia fare a me"

Lo prendo e lo avvicino a me. Iniziamo a ballare appiccicati, And mi guarda un po' spaesato ma mi lascia fare; io ne approfitto per andarcene dal tipo inquietante.

Quando siamo abbastanza lontani lascio andare via Andy e tiro un sospiro di sollievo.

Sono stanco di stare qui, sono quasi le quattro e anche stanotte non ho incontrato nessuno di interessante.

Forse non frequento i posti giusti.

Torno da Andy che è completamente coinvolto a limonare con un tipo biondo.

Ma come ha fatto? L'ho lasciato andare solo da due secondi.

Mi spiace disturbarlo ma lo devo avvertire che torno all'appartamento, quindi gli busso piano alla spalla.

Ma, ovviamente, non  mi caga.

Provo un pochino più forte.

"Ahio" lo sento squittire.

Si gira rosso come un peperone e con gli occhi che mi fulminano.

"Ti volevo solo avvertire che io torno a casa. Tu vieni o vai da lui?"

"Vado da lui. Avverti John"

"Okay. Ciao ciao."

Bene, ora devo solo trovare John e sperare che sia abbastanza sobrio da tenersi in piedi o, almeno, da riuscire a capire cosa dico.

Dieci minuti, una figura di merda con un tipo che gli assomigliava e tre palpate al sedere dopo lo trovo appoggiato stancamente a uno dei divanetti neri vicino al bancone del bar.

Mi avvicino piano per essere sicuro che sia lui. Non vorrei ritrovarmi a chiedere scusa ad un'altro sconosciuto.

Mi guarda e mi sorride un po' brillo.

Mi avvicino e lo aiuto ad alzarsi, "Andiamo a casa" gli dico all'orecchio. Fa un cenno di consenso e mi segue mentre andiamo verso la porta, senza lasciarmi la mano

Fuori l'aria fredda mi sorprende facendomi venire un brivido.

Velocemente ci avviamo verso la fermata del tram, e per un soffio riusciamo a non perderlo.

Il viaggio è silenzioso fino alla nostra destinazione, anche se io continuo a muovermi al ritmo di una canzone che ho in testa.

Per arrivare al nostro appartamento ci vuole ancora qualche minuto di camminata che passiamo vicini parlando a bassa voce di com'è andata la serata.

Sembra che anche a lui sia andata meglio che a me, visto che un tipo gli ha fatto un pompino in bagno.

Infine sono sempre io che non trovo nessuno che mi interessi abbastanza. John cerca di consolarmi abbracciandomi e dandomi due bacini sulla guancia, ma lo allontano scherzosamente.

Quando arriviamo al condominio saliamo fino al sesto piano e, dopo tre tentativi falliti, riesco finalmente ad aprire la porta e entrare.

Accendo la luce, lancio il cappotto su una poltrona e mi stendo sul divano.

"Io dormo qui "

"okay, ma domattina non lamentarti che ti fa male la schiena "

"Si si, notte"

"Notte" mi risponde dal bagno.

Chiudo gli occhi e aspetto.

Ma dopo venti minuti il sonno non è ancora sopraggiunto, un po' per colpa dell'alcol e del fumo ancora in circolo nel mio corpo, un po' per il bisogno ineluttabile che ho di andare in bagno ma che per pigrizia non voglio soddisfare.

Uff.

Mi alzo e vado in bagno.

Dopo aver fatto i miei bisogni decido che intanto che ci sono posso anche lavarmi i denti.

Quando sono finalmente pronto decido di riprovare a dormire e, dopo una buona mezz'ora, ci riesco.





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