Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

L - Tre uomini

Pubblicazione 12/09/2022

XXI

Ogni primavera, un albero produce un anello distinto e visibile dentro il tronco, più largo quando la stagione di crescita è stata buona e l'albero ha messo su volume; più sottile se le condizioni sono state sfavorevoli. Ogni anno, il processo si ripete e contarne gli anelli è un modo per conoscerne l'età e per capirne le condizioni di vita. Se si abbatte un vampiro plurisecolare il risultato è lo stesso, l'unica differenza è data dagli anelli che sulla fronte di Sebastian assunsero la forma di grinze. Renesmee aveva abbattuto una quercia secolare senza nemmeno accorgersene, e io stavo lì sornione a contare le pieghe sul suo volto tante quante i suoi anni.

« Cos'ho appena visto? » domandò Sebastian sfilandosi il soprabito e appendendolo sull'attaccapanni, dove abitualmente riponeva cilindri e bombette.

In silenzio, lo seguii con gli occhi prestando attenzione a due particolari. Primo, si poteva incutere timore anche con eleganza, nello specifico con un abito grigio a scacchi con doppiopetto in tweed. Secondo, in confronto ero un dozzinale plebeo con il mio mediocre maglione blu.

A passo d'uomo, si premurò ad accarezzare il legno di noce, sfiorando le carte sparse da Arthur e battè le nocche sul tavolo con il pugno semichiuso. Quello era il suo rituale, un gesto scaramantico e di buon auspicio che faceva prima di ogni partita a poker con l'idea di schiacciare la sventura come se fosse un moscerino. A me sembrò l'eco di un macigno caduto.

Diede tre colpi e io mi ricordai dei suoi tre comandamenti. Sì, non erano insegnamenti ma comandamenti, regole ferree da seguire per essere un Winslear.

Primo comandamento: "Le persone sono legno e tu sei un'ebanista, non un taglialegna."

Era una di quelle frasi che mi era rimasta conficcata dentro. Se sai manipolare il legno, puoi manipolare a tuo piacimento qualsiasi oggetto o qualsiasi persona. Per lavorare il legno ci voleva un martello, tanta pazienza, dedizione per l'intarsio e l'impiallacciatura. Invece per tagliare un albero ci voleva un'ascia e tanta brutalità, proprio quella che aveva avuto Renesmee.

L'irritazione e il fastidio che si palesarono in lui furono fuoco per me; perciò proseguii nella demolizione avviata dalla mia protetta.

« Che vuoi farci? Le donne cadono ai miei piedi. Toquemos madera, vecchio. » ammiccai irriverente e toccai legno con lui: « Hai provato con il ferro? In Italia scaccia il malocchio. Valuterei anche il ferro di cavallo o il peperoncino. La scaramanzia non è mai troppa. »

Ripensandoci lei non era affatto caduta ai miei piedi. Ero io a esserci cascato malamente. Quando quella notte in cui volle abbracciare il mare mi aveva intrappolato nel suo tramonto, il suo tormento mi si era ficcato in testa. Con una notte, Renesmee ha disturbato tutte le mie altre notti. Così come questa, in cui ha pensato bene di abbattere mio padre.

In caso contrario, avevo commesso uno scambio di alberi e Renesmee era il mio falegname. Con quel bacio piuttosto che demolire Sebastian aveva demolito me. Lei, in punta di piedi, aveva misurato l'altezza dell'albero, la presenza di ramoscelli e foglie, il punto migliore in cui sarei potuto cadere, la direzione di taglio... tutto con un casto bacio sulla guancia. Voleva ricambiare la mia ammirazione?

« Le orsoline mi hanno riferito di un umano. » Sebastian scandì le parole sfogliando le mappe disposte sullo scrittoio. La luce gialla dell'abat-jour lo invecchiava, era più spento. Aveva qualcosa in mente e quel qualcosa era in quel foglio sottrattomi da quella kozà.

Si metteva e mi metteva sempre nei guai: anche in quel momento, se ne stava dietro la porta a battente, convinta di essere trasparente o inodore.

« Problema risolto. » risposi adagiandomi sull'accogliente e sensuale dormeuse in velluto blu. Colpii il legno pantografato e ripetei: « Buonanotte, Renesmee. » ma lei non rispose a tono e rimase lì. Mi meravigliai dello straordinario limite della mia pazienza e della sua tenacia. Aprii la porta e tranquilla mi avvertì: « Ti aspetto qui. »

« Mio padre ha un centinaio di anni, reputa disdicevole che un'assassino si intrattenga con la sua vittima. Ma lo sai che apprezzo tutto ciò che è biasimevole e indecoroso, d'altronde... »

« Non mi freghi. Potresti scappare un'altra volta. »

La sfiorai: "Non vado da nessuna parte. Sparisci se ci tieni alle mie chiappe o Sebastian mi fa il culo, yankee."

Sbuffò, sorrise coprendosi le labbra e rispose con la stessa carezza: "Don't put your hands in your pockets. Details matter. Goodnight, sleep tight, canuck."

Tornai al mio posto, bivaccando sul sofà.

« Non me n'ero accorto. »

Sebastian sedeva sul suo trono, una distinta poltrona in pelle smerigliata, con i gomiti sui braccioli, incrociò le mani, alternando pollice destro al sinistro e il peso delle sue parole così come quello corporeo gravò sulle borchie dello schienale.

Secondo comandamento: "Segni d'irrequietezza, segni di debolezza". Il nervosismo peggiora le cose, indica scarsa forza fisica o in quel caso limitata autorità per imporsi sull'altro. Ebbene, Sebastian era invecchiato e io ne ero oltremodo divertito.

« Hai perso lo smalto. Non fartene un cruccio. » mi presi gioco di lui un'altra volta, mi sembrava di averlo in pugno e invece i suoi secoli d'esperienza vinsero su di me.

« Avete la stessa scia. Che hai fatto? »

Potevo nasconderlo a tutti ma non a lui. Dopo quello "scambio ematico", il mio sangue si era fatto più penetrante e il suo più insulso. Insomma, la mia scia era diventata come la sua e viceversa. Ma quel dono volevo che restasse privato. Era una cosa che non sarebbe successa mai più. Era la nostra frenesia.

« Non posso nemmeno divertirmi con una giovane donna? »

Lui si mise comodo. Tolse il fermacravatta, allentò il nodo, rimosse i gemelli dai polsini, sbottonò il panciotto grigio e fece dei risvolti alle maniche. Senza ombra di dubbio non si era conciato in quel modo per il caldo, ma per affrontare un argomento scottante.

Osservai il soffitto a cassettoni quadrati, immaginando che tra l'intersecarsi dei travetti e il declinarsi delle ardite forme geometriche, potessi scovare i segreti di Sebastian.

« Dipende dal tipo di divertimento, Leonard. » stizzito, serrò le labbra fino a farle scomparire del tutto. Con quella stessa espressione, si dedicò a uno dei nostri capricci: il fumo. Prese dal cassetto la sua pipa in schiuma di mare e, dopo averla lucidata con il fazzoletto che uscì dal taschino, ne caricò il fornello a piccoli pizzichi, premette con forza il tabacco, accese e poi riassestò nuovamente. Quell'operazione la ripeteva schematicamente sempre allo stesso modo da secoli. Un rituale per rilassarsi, un'abitudine da umani.

« Da quanto tempo non ti trastulli? Un decennio? Potremmo fare una nuova attività padre-figlio. Io, te e delle spogliarelliste. Lo chiamano strip-tease. »

« Bei tempi quelli delle pene corporali. Mutilarti la lingua avrebbe giovato a entrambi. »

Fumava con boccate lente, corte, al ritmo dei colpi che dava sul legno. Niente nuvole di fumo, niente mantice, niente puzza. Il suo boccheggiare era impercettibile, celato come le sue intenzioni.

Arthur entrò dentro il placido olezzo di Sebastian, chiuse la porta a chiave posizionandosi sulla poltrona dove poco prima aveva riposato il suo amato. Anche lui si lasciò andare, curvando le spalle e portando vicino a sé un poggiapiedi.

« Non sono abituato a noi tre. Di che si parla? » chiese serenamente. Non c'era mai stato un noi tre e doveva esserci proprio ora?

In cerca di una cicca, sentii al tatto la "mappa non mappa" e sul mio viso aleggiò uno strano ghigno, dovuto alla velocità con cui Renesmee si era accorta che in quel libro c'era qualcosa di cui mi importava.

Era ammaliante e affascinante il modo in cui era stata in grado di manipolarmi a dovere. Quel bacio sulla guancia era stato solo uno stratagemma per far scivolare la mappa nella mia tasca, non aveva nulla a che fare con il mio baciamano.

Furba e ingegnosa. Chapeau mademoiselle!

Il mio sorriso malizioso venne allo scoperto e mio padre si trasformò in un accanito voyeur.

« Si parla delle attenzioni che Leonard riserva alla favorita della famiglia Cullen. »

« Normale amministrazione. » rispose Arthur con un sorriso condiscendent, provando a dissuaderlo.

« Era normale il fatto che tu avessi il suo odore, lei ti aveva fatto dono del suo sangue... ma adesso, c'è qualcosa di nuovo. Lei ha un odore maschile. Se non puzzassero allo stesso modo, avrei detto lo stesso, Artie. »

Poi le cose presero una piega inaspettata e lo studio assunse le sembianze di un campo di battaglia.

« E il tuo aspetto? Un clochard ha un aspetto più decoroso del tuo. » decretò, portando i pugni sulle labbra, come a coprire il disappunto. Cos'era? Psicologia della moda applicata?

Brontolai una mezza scusa: « Il rocker è un evergreen. »

« Togliti quella sciarpa. »

« Ci spogliamo, adesso? »

E di scatto me lo ritrovai addosso, mi schiacciò la testa sul tavolo tirando la stoffa verso di sè, soffocandomi. Lui fece il boia e ghignò beffardo: « Ci vuole abbastanza corda per impiccarsi. »

Poi sostenne individuando il morso, « Le hai dato il tuo sangue. », e lasciò cadere la stoffa.

Tossii, colpendomi il petto. In meno di mezz'ora ero stato strozzato due volte e proseguì imperterrito con i riferimenti al mio gesto suicida: « Ti sarebbe piaciuta la ghigliottina. Il taglio era netto, la morte rapida. Nessun ripensamento. »

« La morte di André Chénier. » risposi schiarendomi la voce.

« O quella di Henri Landru. » mi corresse paragonandomi a barbablù, assassino di donne e bambini.

Arthur se la rise di gusto e dichiarò: « Questa è un'occasione d'oro. È un ottimo momento per un Montecrito No. 2. »

Il fumo, la nostra tara di famiglia.

Prese il portasigari che aveva imboscato sotto il cuscino della poltrona e scelse il suo prediletto: quello che fumava per le situazioni speciali; in questo caso la mia deriva. Non avrebbe detto nulla del baciamano a Sebastian, ma di sicuro ne avrebbe approfittato per spassarsela a mie spese. Giocherellando con la sua scatola, tastò la morbidezza e la lunghezza dei sigari, finché non agguantò quello giusto.

« Hai mai assistito a uno scambio doppio? » domandò Arthur roteando il sigaro tra le dita robuste.

Sebastian negò pensieroso prima di dare in escandescenze: « Cosa accadrà quando tornerai a Volterra? Come puoi essere predatore se hai lo stesso odore di una preda? » diede uno schiaffo alla scrivania facendo svolazzare fogli per terra e lasciando un calco della sua mano su un pezzo d'antiquariato che avrebbe dovuto essere la mia faccia.

Ormai debole e irrequieto, rifletteva a voce alta: « Ti sei appena ripreso e ti lasci dissanguare per... cosa? »

Arthur ascoltava in silenzio e non appena finì di decapitare la testa del sigaro, prese le mie difese standosene zitto. Accese il sigaro e fumò pure lui adagio, gustandosene il sapore, impregnando l'ambiente di un gradevole mix di legno e foglie essiccate.

« Un passatempo americano, rosso e con le lentiggini. » chiarii.

Adesso, si aspettava una mia spiegazione. Mi presi del tempo per riflettere su quale versione utilizzare, quale ricostruzione dei fatti avrebbe potuto rendermi meno colpevole. La verità, che Renesmee è stata preda della frenesia e mi sono offerto di soddisfare quel bisogno, oppure un'altra verità, che le ho restituito ciò che era suo di diritto, il suo sangue. Ma non potevo essere onesto con Sebastian, così censurai i particolari e privilegiai la condanna a dongiovanni.

Con la faccia tosta di uno che aveva ansia di gloria, lo beffeggiai: « Devo davvero farti quel discorsetto? Spiegarti come funziona l'attrazione per il sangue e per il sesso opposto? È stato reciproco. »

Mi guardò schifato e disgustato perseverò nel rimproverarmi: « Sono stato insieme a tua madre per quasi un secolo e non ne ho mai versato una goccia e tu... non ti ho educato da bodice-ripper. Dov'è finito l'onore? Non hai rispettato quella ragazza. Te ne sei servito per i tuoi porci comodi. »

« È solo un passatempo. Passerà, facendo la stessa fine degli altri. » ripeté Arthur per smorzare i toni e puntualizzò: « Non è affar nostro quello che fa nella sua vita privata. Puoi sgridarlo quanto vuoi, ma non credo serva a qualcosa. »

« Ti ho deluso un'altra volta? Bene, inseriamolo nella lunga lista degli errori di Leonard. » e disegnai una lista immaginaria nella quale spuntai la voce "delusione di papà".

« Per una volta fa che il tuo contegno non sia ricolmo di supponenza ma di umiltà. »

Con voce nitida e con un ché di altezzoso, replicai dandomi un tono aristocratico: « Chiarisco con sussiego che... non ci sono andato a letto. Sono stato bravo, più che bravo. Direi anche troppo. Ho esitato a lungo, per un po' indeciso tra Francia e Stati Uniti... se farne dono a Gènevieve o a Renesmee. Ma il Nuovo Mondo: l'America... »

« Silenzio! Te la cerchi. La malasorte te la chiami a gran voce e a piangerti ci sono i tuoi fratelli. »

Mi unii anch'io al miasma di aromi con il più volgare modo di fumare che esistesse: la sigaretta.

Stavo assistendo al mio processo. Loro erano i miei giudici e io l'imputato, colpevole di essere stato eccessivamente generoso con quella mezzosangue.

Eravamo diversi in tutto e per tutto. Il modo di fumare ne era un esempio lampante. Come nelle scelte... io ero il più banale. Una sigaretta si fuma in fretta, se non hai qualcuno con cui parlare in due minuti è già finita. È rapida e comune, si aspira e puzza. È un tizzone ardente, un arma che puoi proiettare sfumacchiando a casaccio.

Diversamente, la pipa non puzza, non lascia tracce di sè; era come Sebastian che non aveva lasciato nulla degno di nota nella sua vita, solo tre errori dovuti a un mancato coito interrotto.

Invece, il sigaro è aromatico, è aggraziato ed è occasionale come le bravate di Arthur, pochissime. Il fumatore di sigari è il juste-mileiu, degusta con gesti lenti, degni e misurati, come la misura di mio fratello in tutte le sue azioni.

« A breve dovrai tornare a caccia. Puoi fare quello che vuoi. Puoi disperdere il seme ma non il sangue. Non puoi lasciare tracce del tuo passaggio. » mi svegliò dal mio sonno di tabacco ricordandomi delle mie responsabilità.

Naturalmente non gli interessava minimamente della mia salute. Nessuna distrazione quando si trattava di affari.

« È solo una protègè. » commentai sparando dalla bocca il fumo e disegnando una grande nube per coprirli alla mia vista. Il protettorato - quell'inconfessabile alleanza - era da tempo diventata di dominio pubblico, quando moribondo mio padre mi aveva trovato accanto alla mia pietanza preferita.

« È ancora valido quel protettorato? » chiese Artie stupito. Alzandosi spostò la nube di fumo e rimase lì a fissarmi, il suo sorriso mutò in preoccupazione.

Terzo comandamento: "Nessuna fiducia, nessun ricatto."

In parole povere, non fidarti di nessuno a qualsiasi natura esso appartenga. Avevo disubbidito anche a quest'ultima regola: mi ero fidato dei Cullen per la protezione dei miei fratelli. Mi ero fidato degli occhi di Renesmee, delle sue cure e avendola portata lì mi ero fidato anche di lei come mezzosangue.

« Vita natural durante. » puntualizzai, schernendoli con un'espressione troppo cattiva per la reazione che suscitai in mio fratello.

Artie si piegò sulle ginocchia per cercare i miei occhi tra le nuvole grigie di tabacco: « Può essere rescisso non essendosi concluso. »

« Margaret non ha bisogno di nessun protettorato. Sai cosa è in grado di fare. A scanso di equivoci, devi risolvere questa faccenda e in fretta. » disse Sebastian digrignando i denti.

« Avresti voluto un'altra mezzosangue sulla coscienza? Non ti è bastata Anjia? Ti viene duro con i cadaveri... necrofilia? »

Sebastian non disse niente, ma Arthur si vendicò in fretta. Mi infilzò la mano con un tagliacarte. Emisi un lamento e lui sprofondò il coltello: « Puoi fare lo stronzo quanto vuoi, ma non mettere in mezzo mama. Solo uno squilibrato potrebbe dire certe cose. »

« A Margaret ha fatto comodo quel protettorato. » dissi.

« Dovevamo decidere tutti e quattro, la scelta spettava anche a Margaret. Le hai mancato di rispetto, adesso a causa tua è vincolata a un altro clan. » rispose Arthur.

« Ho avuto le mie buone ragioni. »

« Certo, il suicidio... il modo più meschino di morire. Una decisione che hai preso a ragion veduta. » controbatté Sebastian.

« What the fuck? » chiese sbalordito Artie, mollò la presa e si portò le mani in testa.

« Martirio, non suicidio. » lo corressi staccando il tagliacarte.

« Tu martire? Sei forse uno dei dieci rabbini uccisi dall'imperatore Adriano? A quale fede è stato dedicato il tuo sacrificio? Alla boria? La tua carne è immolata a Eris? Millanti i tuoi meriti, eccola l'unica cosa che ti riesce. » rispose mio padre increspando le labbra disgustato.

Arthur era incazzato, si grattava le tempie e aveva spento il suo sigaro migliore.

« Che narcisista del cazzo. E io vengo a scoprirlo solo ora! Tu dici solo quello che ti conviene. Pensavo che una volta tanto fossi stato onesto. Invece non c'è da fidarsi. »

« 70 anni con il tuo fottuto veleno e non te lo aspettavi? Un cieco davanti all'evidenza. » ribadii allibito.

« Perché credi che abbia perso tempo con voi tre in Europa? Se fosse stato semplicemente ferito, lo avrei lasciato solo. Ma quanti anni avete? 89 anni e vi ho dovuto fare da balia... ha approfittato del veleno di Nahuel per raggiungere la sua disumana aspirazione. » spiegò Sebastian ad Arthur.

« Non sono libero di vivere come voglio, figuriamoci di morire come voglio! »

Arthur era sotto shock, ancora non si capacitava della rivelazione di Sebastian, così esplose: « Cazzo! Ma cosa ti dice il cervello?! »

« Ti ho fatto un favore. Puoi continuare a dedicarti alla tua immortalità. Non ringraziarmi. »

« Ti sembra un gioco? Stavi morendo, ci stavi lasciando le penne. Ma tu continui imperterrito a fregartene di tutto e di tutti. »

« Non l'ho chiesto io di vivere. »

« Però direi che non ti fa schifo visto quello che hai fatto con Renesmee. »

« Dovresti essere il mio avvocato, non il mio prete. »

« Perché non parlare delle attenzioni che Arthur riserva a Nahuel? » spostai l'attenzione su qualcos'altro sfruttando mio fratello che era lì per quello. Tuttavia far ammettere a un vampiro di essersi perso in un caldo mezzosangue bruno non fu la tecnica migliore. Almeno, non lo era difronte a un padre a cui ancora portava rispetto e timore che io avevo perso da tempo.

Istintivamente, Arthur mi prese per il collo, portandomi con la schiena sulla parete e facendomi sbattere la testa al muro. Restammo lì a guardarci con rinnovato odio: io con la sigaretta in bocca e lui con un pugno pronto per andare dritto sul naso.

Noi uomini Winslear eravamo accomunati da un unico grande difetto: non sapevamo gestire la rabbia. Purtroppo, Sebastian non aveva inventato alcun comandamento per la nostra irascibilità. Quella che poteva essere una normale reazione negativa nelle nostre mani diventava smodata ira.

« Tu e le tue illazioni! Tu e il egocentrismo sarete la mia rovina. » sputò Sebastian trattenendo Arthur.

« Urning. » sputai fuori la mia rabbia.

« Sputi veleno come un serpente. Prova a ripeterlo in inglese, mitomane. » replicò Arthur.

« Arthur non ha firmato un protettorato, non ha sfidato i Volturi, non è un mezzosangue e cosa più importante, non ha le tue stesse responsabilità. » intanto che mio fratello mi strozzava, Sebastian giocava con la fede dorata che portava sull'anulare sinistro. Il suo metodo per distrarsi era l'amore, il mio il tempo. Ma il mio orologio era in tasca e il mio processo quasi finito.

« Essere Cacciatore significa non affezionarsi alle prede. » mi rimproverò aspramente sgridandomi come se fossi ancora un bambino.

« Non so di cosa tu stia parlando. »

« So che uno dei cuccioli conosce il tuo nome e quello di Renesmee. »

« Idiota. » lo scagnozzo mollò la presa per dare il cambio al capo. Sebastian lanciò la pipa sul tavolo e abbandonò il suo trono per avvicinarsi al figlio che odiava.

« Non potevo prevederlo. Lei ha inseguito un moccioso che conosceva uno dei cuccioli e ha fatto il mio nome. È stato casuale. »

« È stato sciocco. Cosa ne hai fatto del chiacchierone? »

Cosa ne ho fatto di Mei? Le orsoline l'avranno già messa in castigo assegnandole un'adeguata penitenza: recitare dieci Ave Maria per la sua sfrontatezza e le pulizie settimanali della mensa.

« Che intendi dire? »

« Hai riportato l'umano a casa e la ragazza è ancora al convento. Avresti dovuto sbarazzartene! Così ne metti in pericolo altri dieci. » specificò Sebastian rispondendo alla sua stessa domanda, degnandomi dei suoi occhi pieni di disapprovazione. Ero abituato a quegli occhi, non mi dispiacevano. Anzi mi dispiaceva vedere la reazione opposta.

« Nessuno è in pericolo finché ci sono io. » presi il cappotto e sparai alla lampadina dell'abat-jour facendola esplodere.

E Sebastian provò ad avere l'ultima parola, deridendo i miei capelli, troppo lunghi per un uomo: « Leonard, torna dopo una buona tosatura. La lana si addice alle capre. »

Me ne andai sbattendo la porta e gli regalai una buona ragione biblica: « Raseresti mai Sansone? Filisteo. »

Note:

"Don't put your hands in your pockets. Details matter. Goodnight, sleep tight, canuck.": "Non startene con le mani in tasca. I dettagli contano. Buonanotte, dormi bene, canuck."

"voyeur": guardone.

"dormeuse": divano allungato con spalliera rialzata a una delle estremità.

Mito di Eris, personificazione del caos il cui mito è legato al pomo della discordia.

Dieci martiri: dalla Bibbia ebraica, la storia di dieci rabbini uccisi per la loro religione dall'imperatore Adriano.

André Chénier: poeta francese morto sulla ghigliottina per aver difeso il Re di Francia Luigi XVI durante la Rivoluzione Francese.

Henri Landru o barbablù: è stato un serial Killer francese, uno degli ultimi criminali decapitati in Francia prima dell'abolizione della ghigliottina.

"bodice-ripper": letteralmente strappatore di corsetti, nella letteratura gotica e storica ma anche nei romanzi rosa dell'Ottocento, con questo termine si definisce un libertino dedito ai piaceri della carne, che aggredisce fisicamente l'eroina femminile.

"juste-mileiu": giusto mezzo.

"urning": letteralmente uranista. Il termine uranismo è stato ampiamente utilizzato nel XIX secolo per definire l'omosessualità maschile. I medici e gli psicoanalisti del tempo ne facevano uso per descrivere una condizione patologica di inversione sessuale. Il termine è caduto in disuso ed era entrato nell'uso comune avvalendosi di un falso mito. La mutilazione dei genitali era stata correlata alla passività nei primi studi di sessuologia. Urano, dio del cielo, è rappresentato in modo virile dall'iconografia classica e, secondo il mito, dalla mutilazione dei genitali poi gettati nel mare di Cipro, nacque Afrodite, dea della bellezza.

Sansone: uomo dalla forza prodigiosa, descritto nel Libro dei Giudici. Sedotto da Dalila confessa cosa lo renda così forte, la sua lunga chioma. Una notte Dalila lo rasa per conto dei Filistei, determinando la liberazione del suo popolo e la morte di Sansone.

Ispirazione:

Cristoforo Colombo sul suo diario, il 6 novembre 1492, durante la sua prima esplorazione dell'isola di Cuba: "... Ci sono sempre uomini con un tizzone in mano ed erbe essiccate, infilate in una foglia secca come in un moschetto... Accendendolo da un capo, dall'altro succhiano, assorbono e ne respirano il fumo, con il quale si intorpidiscono e quasi si ubriacano per non sentire la fatica: quei moschetti, li chiamano sigari".

Dante Alighieri - Inferno (V Canto)

Dante Alighieri - Il Convivio (Trattato quarto, capitolo IX)

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro