L - Semeyka
Pubblicazione 06/09/2022
XVIII
« Questa storia di mio nonno a Leechtown fa acqua da tutte le parti. » si schiarì la voce e con fare solenne decise: « Parliamo di date. »
« Eh? »
« Mia nonna Esme è stata trasformata nel 1921, mio padre nel 1918. In quel periodo, mio nonno non poteva essere a Leechtown con mia nonna. Era a Chicago durante l'influenza spagnola. »
« So quello che mi ha detto Sebastian, è un bastardo ma non un bugiardo. Carlisle ha vissuto qui con una donna. Non so di preciso quando. Leechtown risale al 1860, tuo nonno potrebbe essersela spassata prima di Esme. »
« Impossibile. »
« Sul serio? » le domandai accigliato.
« Sì, sul serio. Mio padre ha aspettato un secolo prima di incontrare mia madre. Considerando l'autocontrollo del nonno, non credo sia stato con un'altra. »
« E in un secolo Edward non si è fatto nemmeno una sveltina? Che spreco di tempo. » e meritai una palla di neve dritta in faccia.
« Stai parlando di mio padre! » strillò rossa d'imbarazzo.
« Allora? Che c'è di strano? » la interrogai titubante. Mi accesi una sigaretta e aspirai in attesa di una sua risposta. Si fermò, appoggiando la schiena sull'asta del lampione per togliere del fango dagli stivali.
« Nella mia famiglia, ognuno di loro ha avuto un solo partner. Mio padre ha avuto solo mia madre. »
Non li capirò mai i Cullen. Così come non capirò mai l'astinenza dal sangue umano, la verginità prima del matrimonio, gli adolescenti e le rosse. Soprattutto Renesmee che era stata tradita dal battito accelerato del suo cuore. Avevo appena scoperto perché ci teneva così tanto al legame con il suo lupo.
Trattenni il fumo e soffiai coprendo le stelle con nuvole grigie: « Te l'ho detto, a volte sono sboccato. Ti ho offeso? »
Negò con un cenno del capo, ma teneva gli occhi bassi. Ero stato così stupido da buttarla giù di morale. Stavo parlando con Renesmee non con i miei fratelli, dovevo darmi un minimo di contegno.
Ci incamminammo di nuovo su per il sentiero.
« Quanti anni ha tuo nonno? » e Renesmee si mise a contare con le dita i secoli di suo nonno, poi si accorse che le dita non sarebbero bastate e concluse: « È nato nel 1640 circa, di sicuro prima dell'avvento di Cromwell. Quindi, 381 anni. »
« Quanti ne ha trascorsi da solo? » borbottai mimando le virgolette alla parola "solo". Volevo farla ragionare e non spazientirmi per la sua ingenuità.
« 278. »
« E secondo te, kozà, questi 278 anni li ha trascorsi da solo oppure è più verosimile che abbia incontrato qualcuno? »
Fece spallucce, schivò un fosso saltando su due tronchi mozzati e: « Ha studiato in molte università europee, ma non mi ha mai parlato del Canada. E stai parlando di mia nonna. Carlisle non è Carlisle senza Esme. »
« Ma cosa puoi saperne tu? Carlisle sarà stato Carlisle anche senza Esme. »
« Tu sei così presuntuoso da essere sempre certo di sapere tutto! Snob. »
« No. Io sono certo di saperne più di te, data la mia veneranda età. » le feci una smorfia e proseguii smontando le favole nella sua testa.
« Come in ogni società che si rispetti, Volterra ha un'anagrafe. Un registro della popolazione che ne documenta: creazione, matrimonio, morte, emigrazione, professione, proprietà e clan di appartenenza. » e lei mi guardava stralunata, come se le stessi rivelando qualcosa che aveva dell'incredibile.
« Carlisle, il Dottor Pietà. Carlisle, il cacciatore di vampiri, streghe e licantropi. Ti dicono niente questi nomi? » e lei negò.
« Ecco, vedi? Ognuno ha i suoi segreti. Do per scontato che tu non abbia detto a nessuno di quello che è successo tra di noi. »
« Suppongo che nemmeno tu lo abbia fatto. » rispose schietta.
Con un salto me la ritrovai davanti, intenta a sistemarmi il bavero del cappotto. Ormai si comportava come se il mio corpo fosse di sua proprietà: tirò su la stoffa, attorcigliò le dita nella zazzera di capelli innevati e nascose per bene il suo morso. Non appena ebbe finito, ripresi a respirare e a cercare le parole giuste per non sembrarle crudele.
« Mio padre e tuo nonno sono stati compagni d'armi, un tempo. Poi qualcosa si è incrinato nel loro rapporto: Sebastian ha preferito non esporsi quando il tuo clan ha deciso di testimoniare la tua esistenza davanti ai Volturi. Da quel momento, non corre buon sangue tra loro. »
Renesmee non si dava pace. Non poteva credere che suo nonno si fosse seduto sullo stesso trono di Aro, che avesse provato la stessa sete di Caius o che avesse condannato a morte con la stessa austerità di Marcus.
« Nonno non è come loro. Tu non sei come loro. »
« Nemmeno tu sei come loro, ma hai scelto di farne parte. Fortunatamente, il tuo giuramento ha un vincolo: la mia guarigione. Sei libera, non gli devi più niente. »
« Non lo hai scelto anche tu? » negai, spiegandole la storia della mia mancata Iniziazione: « Dopo Amburgo, Sebastian è stato accusato di esogamia e di fecondazione post-mortem. La cerchia matrimoniale dei vampiri è ristretta, un vampiro può unirsi soltanto a un altro vampiro. Le coppie miste non sono contemplate, la procreazione tra queste è fuori legge. Entrambi i crimini prevedono la pena capitale. »
« È la stessa accusa di mio padre. L'ho letta. È nell'unico cassetto chiuso a chiave nel suo scrittoio. »
Presi fiato e si strinse al mio braccio, spronandomi a terminare il racconto: « Arthur si era trasformato in un vampiro, ma io ero avvelenato. Non ero abbastanza succulento da diventare il loro pasto, né tanto pericoloso da essere ucciso. Aro ha proposto a Sebastian un'alternativa meno sanguinolenta: mettere le mie doti di manipolatore al servizio della corona italiana. »
« Sai una cosa? Mi piace starti a sentire. Sei meno stronzo da raccontastorie. Voglio saperne di più su quella faccenda del manipolatore. »
« Nel mondo dei vampiri, i talenti si dividono in tre categorie: gli scudi, sono difensivi e sono anche i più ricercati, come tua madre o Renata; i manipolatori, sia offensivi che difensivi, i più difficili da gestire, possono manipolare la materia, come me e Abbey, le emozioni come Jasper, o far agire gli altri secondo le proprie intenzioni come Sebastian; in ultimo, i lettori, dei giocatori di scacchi, come tuo padre e Aro. »
« Da ciò che hai detto, dovrei essere un lettore. »
« Aggiungerei una quarta categoria: la tua. Tu sei un narratore, sei in grado di raccontare ciò che hai vissuto. Adesso hai il mio sangue, per questo motivo sei anche un manipolatore. »
Non ne esistevano altre al mondo come lei: era unica nel suo genere - femminile - e l'unica che avesse quel genere di talento. Come io potevo raccontare grazie al suo sangue, lei era in grado di manipolare grazie al mio. Certo, c'era da lavorarci su, ma ne valeva la pena.
« Ma non riesco a spostare gli oggetti. » brontolò poco convinta.
« Quando hai un talento devi coltivarlo in modo tale che possa accrescersi. Tuo padre ha sempre avuto la possibilità di comunicare mentalmente? »
« No. Lui ha sempre avuto la capacità di leggere la mente. »
Avevo soddisfatto la curiosità, lo vedevo dagli occhi vispi e dal mezzo sorriso imbacuccato in malo modo dalla sciarpa.
« Quando i Volturi sono venuti a Forks, potevate esserci tu, Arthur o Margaret al posto di Nahuel. Ma voi non c'eravate... »
« Sebastian aveva e - ha tutt'ora - dei carichi pendenti. Non poteva dare ulteriore spettacolo senza rischiare di perdere sua moglie e sua figlia. I Volturi hanno un casellario giudiziale dove sono riportati tutti i crimini commessi da ogni vampiro. Loro non hanno la memoria corta, chiedono sempre qualcosa in cambio. »
Si fece taciturna, si mangiucchiò il pollice e mi mostrò compassione: « Lo capisco Sebastian. Credo che mio padre avrebbe fatto lo stesso. »
« Come sarebbe andata secondo te? Sì, se Sebastian avesse aiutato Carlisle. »
« Anjia ti avrebbe preso a cuore. Non saresti rimasta orfana, ma sono sicuro che avreste lottato. Il nostro temperamento è freddo ma ardente. »
Le luci dello chalet blanc - così lo chiamava Anjia - brillavano rendendo le finestre sfavillanti come torce elettriche. Il tetto a spiovente era rivestito da una spessa coltre di neve, le luci del piano di sopra erano spente, mentre tra quelle del piano terra solo quella del salotto era accesa.
« Leonard? »
« Che c'è? L'interrogatorio non è ancora finito? Dai, kozà, muoviti. » la spronai facendole un cenno.
« Grazie per avermi parlato di Volterra. La mia famiglia non ama parlare di certi episodi. E se lo fanno, cercano sempre di addolcire la pillola. »
« Raggiunto un certo equilibrio, nessuno ama farlo. »
Affrettai il passo, aprii la porta e Margaret si precipitò verso di noi: « Dove la tenevi nascosta? » protestò alla vista dell'amica e strattonandola la tirò a sè, liberandomi da quel fardello rosso.
Con lei, ci accolse anche il legno di larice, che foderava interamente la casa ad eccezione della mansarda, dei bagni e di qualche altra parete tinteggiata di bianco o fatta di pietra.
Margaret le fece fare un giro della casa rimpiazzandomi abilmente dal suo fianco. Spiai Renesmee incantarsi davanti al meticoloso lavoro di artigianato degli interni della baita: i romantici intarsi nei braccioli del divano damascato, la consolle rettangolare su cui poggiava lo schermo piatto, l'imponente tavolo ricavato da una quercia spaccata perfettamente a metà, le sedie della stessa fattura e la rustica sedia a dondolo bianca.
Tuttavia, ancora distratta dal nostro incontro, tentava di incrociare il mio sguardo nonostante tutti concentrassero le loro attenzioni su di lei.
In men che non si dica, Nahuel si premurò a toglierle il cappotto e Arthur a farle posto sul divano, seguiti solo dalla vocina di Maggie gridare su quale camera le spettasse per la notte.
L'accogliente salotto era stato reso ancora più ospitale dall'attenzione di Margaret per il dettaglio: il camino con il fuoco acceso, le candele profumate disposte ordinatamente sulla mensola in legno massello, il tavolino di vetro con sopra un vassoio d'argento e dei pasticcini, teiera e tazzine da tè pronte per essere serviti.
Lo chalet blanc era la prima casa in cui avevamo abitato come semeyka, un punto di incontro per i miei genitori: Sebastian abituato al tempo uggioso di Londra non era disturbato dall'amore di Anjia per gli inverni polari, così Leechtown divenne il nostro posto, la nostra "Forks".
Era stato tutto rigorosamente costruito in legno da Sebastian per ordine di Anjia. Gli alberi che aveva scelto Anjia erano tutti chiari, quasi candidi come la neve: betulla, frassino, larice. Era un legno d'amore: in ogni venatura, in ogni insenatura c'era un bacio o una promessa che Anjia aveva strappato a Sebastian.
Lei, decisa ad avere la casa dei suoi sogni, lui deciso a non deluderla, aveva soddisfatto ogni sua richiesta: dalle travi poste una sopra l'altra e incastrate tra loro in corrispondenza degli angoli del tetto, alle grandi finestre per far entrare più luce possibile; dal pavimento in rovere, alla scala a rampa con il separè dai minuscoli ibischi e orchidee scolpiti, fino ad arrivare al piano di sopra con le camere da letto, la mansarda, e per finire, il porticato esterno per rinfrescarsi dalla calura estiva.
In antitesi con la purezza del bianco, c'era la cupa devozione di Sebastian per la caccia, che faceva dello chalet un luogo elegantemente barbaro. Il bianco pouf in pelliccia di agnello su cui sedeva Nahuel, la pelle di Grizzly usata a mo' di tappeto e la gran varietà di teste di animali imbalsamati; trofei di daini, caprioli, cervi, mufloni, cinghiali e corna di caribou.
Per me, la macabra dedizione per la venagione era scintillante e racchiusa, non tanto nei trofei di caccia, ma nella vetrina fuciliera contenente carabine, fucili e pistole, tutte fabbricate in radica di noce con inciso lo stemma di famiglia.
Non entravo spesso nello chalet e quando lo facevo di solito era in assenza di Sebastian, cioè di giorno, mai di notte. Lì dentro, tutto mi ricordava Anjia: gli utensili della cucina, le porcellane inglesi, le foto di famiglia, compresa Margaret con indosso il suo grembiule sporco di farina.
Avevo sonno. Non avevo voglia di perdermi nella nostalgia del passato. Eppure, quell'interminabile notte mi assillava con le memorie di mia madre: i dispetti dei cuccioli assomigliavano ai guai in cui mi ero cacciato con Arthur, le dita di Renesmee indugiare sul mio viso a quelle di Anjia, strette e affusolate, e Margaret era la sua copia riccioluta.
Mi lasciai andare sullo schienale della poltrona, davanti al divano dove Arthur si intratteneva con Renesmee e Nahuel. Finsi nonchalance, strofinai le dita sulla superficie zuccherina degli scones e li annusai per togliermi dalle narici il sentore di Renesmee. Ne trangugiai qualcuno e sbadigliai, finché Margaret non si sedette sul bracciolo accanto a me.
« Avete fatto tardi. » indagò con fare circospetto sbattendo i palmi delle mani sul grembiule giallo canarino.
« Abbiamo scampato un incidente con Abbey. » precisai.
« Ha dato fuoco a qualcosa? » domandò Arthur allungando un braccio sulla spalla di Renesmee che si irrigidì istantaneamente. Lei iniziò ad arrovellarsi le dita, tendendole come se fossero funi da annodare.
« Non stavolta. » scandii le parole e quel gesto mi fece scattare in avanti. Mi trattenni, facendo passare le dita agli angoli degli occhi in cerca di crosticine inesistenti.
« Arthur, quando torna Sebastian? » lui si piegò in avanti, tolse il braccio dalla spalla di Renesmee e guardò l'orologio.
« Dipende se passa dalle suore. Due ore prima dell'alba, poi si ritira. »
Lei mi ringraziò silenziosamente e io mi dedicai ad altro.
« Il moccioso? » chiesi a Nahuel.
« Tutto bene, l'ho riaccompagnato a casa. Ho usato la moto di Arthur per tornare più in fretta. Volevo salutare Renesmee. » disse con la bocca piena e sorrise alla rossa.
A quella frase Maggie sobbalzò, mi tirò un calcio e lanciò un'occhiata rapida prima a me e poi ad Artie, come se dovessi intuire qualcosa. Intuii solo che dovevo svignarmela prima che ne combinasse una delle sue.
« Mei, invece? » chiese Maggie e le ammiccai per pagarmi con un altro scones per farmi parlare. Il cibo umano era il mio punto debole e le ricette di Margaret impeccabili: riusciva sempre a dosare alla perfezione gli ingredienti: l'acidità e la dolcezza della crème fraiche con la marmellata di fragole mi mandarono in estasi.
« Mei è in quella fase del cazzo in cui si trovano tutti gli adolescenti: sete, aggressività e scoperta della sessualità. » spiegai a bocca piena.
« Proprio una fase del cazzo, in tutti i sensi. » schioccò la lingua e rise della sua stessa battuta.
Bene, mi ero intrattenuto abbastanza. Potevo fare a meno di interazioni sociali per un altro mese. Quindi, feci per alzarmi, persuaso di potermi dileguare, di aver assolto il mio compito da padrone di casa.
Ma a mia sorella non sarebbe mai sfuggito nulla, nemmeno il mio tentativo di fuga. Mi premette il braccio sulla poltrona e con una faccia di bronzo, propria soltanto del sottoscritto, dichiarò: « Prima della tua intrusione, Nessie, stavo facendo un ritratto a Nahuel. Ha dei bei colori, mi piace il contrasto estate della sua pelle e inverno dello chalet. Che ne pensi? » ingoiai l'ultimo boccone come un masso, stropicciai gli occhi e sperai che non stesse pianificando niente. Sì, Margaret aveva un innegabile talento per l'arte figurativa, ma il suo obiettivo in quel caso non era dipingere ma solleticare il desiderio di Arthur.
« È un bel contrasto. La sua pelle è come il miele e ha dei toni... »
A Maggie non importava affatto dell'opinione di Renesmee, ma le serviva qualcosa, qualche briciola per poter avviare il suo piano diabolico. Si alzò dal bracciolo, strinse le spalle di Arthur e Nahuel facendole aderire l'una all'altra e gli sfiorò un braccio.
« Proseguiamo, Nahuel? Ti infastidisce posare con un pubblico? »
A quel punto, Arthur raschiò la gola - il suo classico segno di nervosismo - e io provai scioccamente gelosia per l'apprezzamento di Renesmee.
« Lo farei volentieri Maggie, ma dovrei rientrare. Si è fatto tardi e domani incontro Tehya per la prima volta. Ci troviamo sul Thetis Lake. » si sollevò appena sulle ginocchia e lei indispettita ma astuta riprese: « No, sei il mio modello d'arte. Nessie ha già interrotto il flusso creativo... »
« Tehya, tua sorella? » domandò Arthur.
« Ho avuto un aggancio. Si trova a Errington. È la più piccola delle figlie di Joham. »
Joham, il padre di Nahuel, era stato uno scienziato e i suoi figli esperimenti di laboratorio. Credeva che l'evoluzione della specie si concretizzasse nella creazione dei mezzosangue. Nei secoli, aveva adescato giovani umane per procreare. Negli ultimi anni in cui è stato in vita, aveva operato una selezione artificiale tenendo con sè solo i maschi - i più velenosi - e cibandosi delle femmine - le più prelibate. Joham Quelempan aveva creato un esercito di mezzi vampiri per sostituirsi ai Volturi. Era stato cacciato e ucciso da Sebastian, qualche anno dopo gli avvenimenti di Forks. Le figlie femmine che si erano ribellate al padre erano rimaste libere, le altre avevano fatto la stessa fine dei fratelli.
Nahuel aveva un fratello ancora in vita, Ahiga, e due sorelle con cui aveva un buon rapporto: Koko e Dyani, che vivevano in Argentina.
« Meglio vederla in città. View Royale è da quelle parti. » Artie lo esortò a prestare attenzione, Maggie tossicchiò per farmi notare l'interesse di Arthur per Nahuel e pensai a qualcosa da dire ma rimediò Renesmee togliendomi le parole di bocca: « Dammi retta, quelli come noi devono scegliere bene di chi fidarsi. »
Note:
Semeyka: "famigliola" in senso dispregiativo in russo.
View Royal: cittadina canadese a sud del Thetis Lake.
Ispirazione:
Ci tengo a ringraziare GiuliaBertuletti08, senza la sua attenta lettura e i suoi commenti, non avrei mai sviluppato questo capitolo in questo modo. Dall'errore che mi ha fatto notare nel precedente capitolo "Qualcosa tra di noi" è nato lo sviluppo di questo, quindi grazie grazie grazie!❤️ Non riuscivo a uscirne 😅
Twilight:
14 - Ragione e istinto
15 - I Cullen
Midnight sun:
1 - A prima vista
3 - Rischio
5 - Inviti
Breaking Dawn:
31 - Talenti
38 - Il potere
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