L - Cuccioli
Pubblicazione 17/08/2022
XIV
Piramide.
Era il modo in cui Sebastian definiva la nostra organizzazione ed era il poliedro a cui dovevamo aspirare per mantenere la geometria di quella struttura.
Alla base, le monache, madri spirituali dedite ai bisogni e all'educazione dei cuccioli; procedendo verso l'alto, le Sentinelle, ovvero gli occhi e le orecchie di Leechtown, le ronde notturne per scongiurare eventuali incursioni; poi io, con il ruolo di allenatore, o come erano soliti chiamarmi i cuccioli Maestro, insegnavo loro a difendersi dai predatori. All'apice, Sir Sebastian, il finanziatore e benefattore. Lui teneva i fili di quello che poteva sembrare un orfanotrofio, ma che ai miei occhi era un tentativo creativo di redenzione.
Raramente gli intrusi riuscivano ad addentrarsi a Leechtown. Tra questi, di solito, si trattava di umani o di vampiri nomadi; trovare Renesmee era stata una sorpresa e anche una sfortuna. Tra i tanti medici presenti a Victoria, Mei doveva lasciare il suo moccioso innamorato proprio al pronto soccorso dove lei era di turno? Curiosa e ficcanaso com'era non poteva lasciarsi sfuggire un'occasione così ghiotta: quella di mettere le mani su un'altro mezzosangue.
Aizzai il fuoco con il tizzone, pensando che avrei potuto infliggere la stessa pena a quegli intrusi, marchiandoli a fuoco uno a uno. Ne avrei scarificato la pelle con uno stampo incandescente con su scritto "guilty for sin".
Ma che diavolo vado pensando... dalle riflessioni sulla tortura a cosa sarei passato? Agli stermini di massa?
Bruciai quel pensiero facendo sfrigolare altra legna. Sfregai le mani e ci soffiai dentro per riscaldami. Avevo freddo. Sollevai le Oxford sulle lastre di pietra del camino e i miei piedi sguazzarono nei calzini umidi. Capii subito di che si trattava.
"If God sends you down a stony path,
May He give you strong shoes."
Suor Carmelita avrebbe detto mala suerte, ma a me venne in mente un irish blessing che un simpatico barman di Dublino mi aveva regalato per il St. Patrick's Day dell'82. Dio mi aveva dato un sentiero poco lastricato, ghiacciato e pieno di pozzanghere da attraversare, ma nessun paio di stivali.
Dopo che lo scampanellio mi aveva svegliato di soprassalto, me l'ero fatta di corsa per beccare l'intruso, saltellando nei pantaloni e chiudendo la patta durante il tragitto. Assonnato, avevo infilato il cappotto ed ero quasi inciampato in un fosso. Non avevo badato a cosa avevo addosso. Niente di invernale: una t-shirt a maniche corte, dei pantaloni e le solite scarpe.
Però prestavo particolare attenzione agli indumenti degli infiltrati. Xavier si tolse il berretto e lo strizzò, facendo colare qualche goccia d'acqua sul pavimento. Mei lo teneva d'occhio, gli stringeva la mano sotto il tavolo. A qualche passo da loro, Renesmee aveva i capelli bagnaticci e spolverava le calze inzuppate dalla neve e dal terriccio, ripulendosi delle macchie di fango sulle ginocchia.
She's beautiful. Era piena di grazia e bellezza perché la sua anima non aveva macchia e la mia sembrava più candida con lei. Pensai che ciò che aveva sviato il mio interesse dai cuccioli alle sue gambe avvolte nella lana fosse la bauté du diable, invece era il suo opposto: la bauté de l'ange.
Nei movimenti netti, nelle dita che scrostavano la terra secca, non c'era malizia ma astuzia.
Chert! Avevo portato lì dentro la mia più grande fonte di distrazione: lei.
« Signorino, credo stiano abbastanza al caldo... lei ha... ? Le porto una coperta? Le andrebbe qualcosa di caldo? »
Suor Mary Jane si era abbassata, accostandosi al mio orecchio e chiamandomi con quel nomignolo che lei e le altre consorelle erano abituate a usare nei miei confronti.
Signorino era un modo per ricalcare il legame d'infanzia che avevo con loro e quello di sudditanza che avevano con mio padre.
Di quello che aveva detto agli altri ospiti intuii ben poco. Ero così assorto da aver creato un mini incendio dentro quel caminetto. Tolsi la sciarpa convinto che il motivo della sua preoccupazione risiedesse nel non essermi tolto il soprabito.
La monakhynia si arrestò e mi guardò storto, afferrandomi in fretta il collo e spostando qualche ciocca di capelli, poi rimise la sciarpa al suo posto: « È meglio che i cuccioli non vedano. Ma la prego, stia più attento. »
La parola che mi ero perso era "freddo".
Annuii e la spiai allontanarsi per mettere sul fornello latte intero, cioccolato e zucchero. Solo lei poteva essere così bendisposta da accogliere quei delinquenti a braccia aperte.
Starnutii e, come se avessi fatto chissà che cosa, calamitai su di me le sue cure. Renesmee si alzò di scatto dallo sgabello su cui era seduta, facendone oscillare le gambe. Prese l'asciugamano che la suora le aveva gentilmente concesso e me lo mise sui capelli, si levò sulle punte dei piedi e iniziò a strofinare con insistenza.
In parte era colpa mia. Sì, stavo gocciolando sul pavimento con il cappotto tutto fradicio, ma non me ne ero reso conto.
Io e le donne non andiamo d'accordo. Loro mi fanno perdere il lume della ragione e io ne approfitto per farmi promotore di un illuminismo rosa.
« Ti verrà un accidenti così. » apostrofò tutta rossa in viso e tirò di poco su l'asciugamano. Quando mi vide accigliato, me lo rimise sugli occhi, per continuare a prendersi cura della mia capigliatura. La bloccai e le ripetei una di quelle cose che non mi sarei mai stancato di ripeterle: « Prossemica. »
Ma lei rispose a tono, invitandomi a togliere il cappotto.
« Da quando me lo hai detto la prima volta, ho fatto delle ricerche. Se prima avevi ragione tu a mantenere una distanza di almeno 1 metro, stavolta posso dire con certezza che dopo quello che è successo tra di noi, la distanza deve essere accorciata, dimples. »
Invadente, aggressiva e anche allusiva mi tirò via una manica e - dato che non potevo scollarmela di dosso - feci quello che mi aveva ordinato con l'altra.
« Mi stai facendo innervosire, kozà. »
« Ti arrabbi troppo facilmente. Non fa bene al cuore. »
La sua sfrontatezza mi stava facendo venire un tic nervoso all'occhio e forse mi stava rodendo anche il fegato. A causa del suo gesto, i mocciosi erano meno indispettiti e la monakhinya dalla cucina ad angolo mi rivolgeva dolci occhiate, felice della mia interazione con il sesso femminile.
Renesmee non avrebbe mollato la presa tanto facilmente. Aveva un guizzo negli occhi che avevo visto durante il nostro primo appuntamento o, per meglio dire, visita medica.
Khvatit! Togliermela di dosso sarebbe stato più difficile del previsto ora che tutte le sue attenzioni erano concentrate su di me. Mi alzai e le spostai una sedia, scalciando via dei giocattoli lasciati a sè stessi sul pavimento. La aiutai ad accomodarsi, e implicitamente, a starsene zitta e buona - magari anche ferma.
Li osservai tutti e tre. Renesmee, Xavier e Mei nella mensa del monastero di Leechtown intenti a sorseggiare una cioccolata fumante, come se fossero amici di vecchia data. Come se non si trovassero in un vecchio abside immerso in una città fantasma abbandonata da secoli.
Poggiai i gomiti sul tavolo e con fare guardingo avviai il mio interrogatorio: « Inizia l'umano. »
« Sono innamorato di Mei. » disse tutto d'un fiato diventando paonazzo, mentre Mei si scottò con la tazza rovente.
Sospirai seccato e innervosito dalla schiettezza del moccioso. Perché gli adolescenti sono così melensi? Dovetti reprimere un conato di vomito. Mei l'avrebbe pagata cara, molto cara. Al prossimo allenamento le avrei fatto fare le cose che odiava di più: accudire i poppanti. La mia allieva in fase di ribellione adolescenziale, con gli occhi a mandorla e un mortale per mano aveva oltrepassato il limite. Era la cinese meno cinese che avessi mai conosciuto. Niente riserbo, niente timidezza... e il ragazzo era come lei.
« Siete ancora troppo giovani per queste cose. » proseguì suor Mary Jane al posto mio. Con la veste e il velo blu sembrava più benevola di quanto in realtà non fosse: un vampiro di bassa statura, sulla trentina, naso aquilino e labbra sottili con un insano altruismo verso le prede. Lei fece dono al ragazzo di un santo sorriso, sistemando qualche ciuffo biondo cenere sfuggito dal copricapo. Era la più affettuosa e cordiale tra le tre suorine che si occupavano degli orfani. Erano stati fortunati a trovare lei di guardia.
Le mie nunnies erano suorine perché piccine tanto quanto i bambini a cui dedicavano anima e corpo. L'unica cosa che accomunava le tre madri era la bassa statura e i voti presi di obbedienza, castità e povertà. Le altre due, Maddalena e Carmelita, l'una italiana e l'altra spagnola erano meno clementi. Maddalena era ligia al dovere, sulla cinquantina, tarchiata e dai capelli grigi, mentre Carmelita era silenziosa e mite, una slanciata corvina sulla quarantina.
« Si chiama Xavier. » protestò contrariata Mei.
« Quanti anni hai, umano? »
« Diciassette. »
« Io ne ho ottantanove e posso dirti che Mei non ha niente di amorevole. Come fa uno a dire di essersi innamorato a diciassette anni? Prima di impegnarti con quella lì segui il mio consiglio, fai qualche esperienza con una della tua stessa razza e poi... » e Renesmee mi interruppe contrariata, quasi disgustata da quello che avevo appena detto: « Sei troppo superficiale! Mia mamma aveva la sua stessa età quando ha conosciuto mio padre. »
« Se tua madre è stata una ragazza madre, questo non significa che debba esserlo anche Mei o questo moccioso imberbe. »
« L'amore esiste anche tra mortali e immortali. »
« Ma quelli a metà come noi devono prestare maggiore attenzione. »
Sbuffai. Il monastero era pieno zeppo di cuccioli di mezzosangue e ci mancavano solo due adolescenti innamorati e una dottoressa cupido. Presi il viso del ragazzo, stringendogli il mento e tirandolo su quanto bastava per impartirle una lezione che non avrebbe dimenticato.
« Lo vedi questo? Credi che sia il marchio dell'amore? È un livido, dottoressa. Anche tuo padre ne avrà causato qualcuno a tua madre e chissà cos'altro! I vampiri non sanno controllarsi, i mezzosangue devono esserne in grado. »
Lei fece un balzo in avanti, strappò via la mia mano e strinse i pugni, incalzando sprezzante il suo disappunto: « Per essere precisi è una macchia temporanea. Passerà. L'unica cosa che non passerà mai è la tua arroganza. »
« Arrogante io? E la tua sfacciataggine cos'è? Riserbo? »
« Non hai nessun diritto su di loro. Sono adolescenti. »
« Sono cuccioli che vivono a mie spese Sono poppanti ribelli. Ecco cosa sono. E tu... con te facciamo i conti più tardi. Non sai cosa ti aspetta, kozà. » stanco la afferrai di scatto e risposi con un mezzo sorriso. Lei arrossì, intimidita. Il suo imbarazzo non mi disturbava quanto quello del ragazzino. Era sempre gradevole vedere quel rosso interrotto dalle sue piccole lentiggini. Peccato che quella stanza, era ormai gonfia dell'odore di Renesmee e che avevo appena dato a Mary Jane un motivo per sgridarmi.
« Figlio della perdizione, direbbe Carmelita. Cosa devo concludere se l'età le sottrae il galateo? Mai toccare una donna durante una conversazione. Si sovviene alle donne e ai bisogni mai alla propria indole, se questa è tagliente quanto la Lancia di Longino. » e avevo fatto arrabbiare anche la dolce Mary Jane che mi aveva appena paragonato alla lama con cui il figlio di Nazareth era stato trafitto al costato. Soltanto io potevo farla spazientire, nemmeno Mei c'era riuscita con quel lattante e io in un battibaleno mi ero giocato la reputazione di "Maestro che deve dare l'esempio". Si era offesa e sfilò via le mie dita dal polso di Renesmee. Affrettai delle false scuse e Renesmee ricambiò.
Maledetta Mei. Le donne mi danno ai matti.
Le pareti in pietra mostravano quadri della Vergine Maria e crocifissi di legno con intarsi in oro, anche loro erano pronti a giudicare ogni mia singola mossa. Perfino il mosaico multicolore del pavimento in marmo sembrava scricchiolare ad ogni mio passo. Rosoni e vetrate convogliavano la luce artificiale sui volti in estasi dei martiri, mostrandoli in tutta la loro sacralità e additandomi, ancora una volta, come dannato.
Di giorno i cuccioli rendevano più vivace quel monastero che di notte appariva lugubre e tremendamente tetro. Odiavo tutti quegli occhi addosso, più che venerabili divinità erano api pronte a pungermi per succhiarmi via una confessione.
« Tu sei? » chiese suor Mary Jane alla stravagante ragazza dai capelli rossi e dalle labbra bagnate di cioccolato.
« Renesmee Carlie Cullen. » disse stringendole la mano sorridente. Mi portai una mano sull'occhio, che un tempo era rosso, per nascondere la stupidità nelle sue parole. Le avevo detto che non doveva fare nomi e lei si presentava? Sarei sbottato da un momento all'altro se non fosse stato per la carità cristiana della mia suora vampira preferita: « Oh darling... qui è meglio evitare di usare il proprio nome. È per proteggere i piccoli. »
« Perdonatemi... sono il suo medico! » esclamò indicandomi. Mi strozzai con l'aria polverosa di quel santuario e tossii cercando di schiarirmi la voce.
« È solo una conoscenza. » mentii.
Note:
Khvatit: "basta così!" in russo.
Monakhynia: "suora, monaca"
Mala suerte: "sfiga", "sfortuna" in spagnolo.
Nunnies: suorine.
Beauté du diable: "bellezza del diavolo", in francese. Termine utilizzato per la prima volta da Harriet E. Wilson.
Beauté de l'ange: "bellezza dell'angelo".
Lancia di Longino, lancia del Destino o lancia Sacra: lancia con la quale Gesù è stato trafitto nella croce.
Rosso tiziano: tonalità utilizzata dal pittore veneziano Tiziano Vecellio.
Ispirazione:
Leechtown si trova sulle sponde del Leech River, a sud dell'isola di Vancouver oggi è considerata una città fantasma ma nel 1850 è stata una colonia britannica.
- Original Leechtown Cairn (1928)
"If God sends you down a stony path, May He give you strong shoes.": "Se Dio ti manda su un sentiero sassoso, possa darti scarpe robuste." benedizione irlandese pronunciata come augurio di buona fortuna nel giorno di San Patrizio per superare gli ostacoli della vita.
"La bellezza del diavolo": film fantasy del 1950, diretto da René Clair.
"You're beautiful" di James Blunt (2004)
https://youtu.be/oofSnsGkops
"Amor sacro e Amor profano", Tiziano Vecellio (1515)
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro