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v i n g - t r o i s

L'idea di un appuntamento con Pierre mi rendeva nervosa e non poco. Non era la prima volta che uscivamo insieme - anche se lo avevamo fatto sempre da amici - ma sapere che lui provava qualcosa per me e che io ero ancora indecisa sui miei sentimenti non mi consentiva di rilassarmi. Ero riuscita a tenere i miei sentimenti e la mia ansia più o meno a bada con Charles, ma con lui non ci riuscivo. Forse era la consapevolezza che non ci eravamo lasciati in un bel modo, che ero venuta meno a una mia stessa promessa o ancora che l'appuntamento con Charles era andato fin troppo bene, rendendomi difficile la scelta.
Mi diedi coraggio e bussai alla porta della casa di Pierre. L'idea di appuntamento per il francese era completamente diversa da quella di Charles. Aveva preferito svolgere delle attività indoor, sapendo che amavo ben poco stare in mezzo a molta gente. Inizialmente Pierre si era offerto di venire da me a Monte-Carlo, poi però lo avevo rassicurato che Milano non sarebbe stato un problema per me. Non avevo intenzione di chiedere a Charles di lasciarci casa, né tantomeno desideravo aggiungere altro imbarazzo tra i due. Il francese venne ad aprire la porta, accogliendomi con un sorriso caloroso e un abbraccio.

«Com'è andato il viaggio?». Mi domandò, non appena entrai in casa. Prima che potessi rispondere, mi fece cenno di andare ad accomodarmi sul divano. Obbedii, iniziando a parlare e attendendo che anche lui mi affiancasse.

«Nella norma, direi. Sai che mi piace guidare, quindi non è un problema per me». Pierre, che era andato in cucina a riempire due calici di vino, era ritornato e mi aveva rivolto un altro sorriso, prima di annuire.

«Ne sono consapevole, ma avrei preferito che non fossi tu a guidare per un appuntamento». Mi porse il calice, prima di accomodarsi al mio fianco. Rivolsi il mio corpo verso di lui e appoggiai il capo sulla mano.

«Ci conosciamo da vent'anni e sappiamo tutto l'uno dell'altra, non è necessario che ci comportiamo in maniera diversa da prima. Non voglio che il nostro rapporto diventi simile a quello tra due estranei». All'inizio non mi sembrò convinto delle mie parole, ma poi addolcì l'espressione del volto e mi sorrise.

«Hai ragione». Disse prima di sorseggiare. «Avevo preparato dei film da vedere, se non ne hai qualcuno già in mente. Molti li abbiamo già visti, di altri invece me ne avevi parlato, ma non siamo mai riusciti a vederli insieme...». Non lo feci terminare di parlare che mi ero già alzata ed ero andata alla ricerca dei DVD. Quando trovai il film che intendevo guardare ritornai sul divano e lo porsi a Pierre. Quando lo vide, alzò un sopracciglio e alternò più volte lo sguardo da me al DVD tra le sue mani.

«Intendi davvero guardare questo?». Annuii, convinta. «Tra tutti i film?». Sapevo che gli veniva da ridere, ma stava cercando di sembrare il più serio possibile. «E il Re Leone sia, allora». Inutile dire che fosse stata la scelta migliore e al contempo peggiore della mia intera esistenza. Amavo quel cartone animato, lo avevo visto un'infinità di volte, ma quante lacrime mi faceva versare quel film, nessun altro mai. Pierre, che mi conosceva meglio di quanto conoscessi me stessa, sapeva già dal momento in cui avevo scelto il DVD che sarebbe andata a finire così: io appoggiata alla sua spalla che piangevo mentre lui mi consolava. Forse era quello il motivo che lo aveva spinto a tenerlo comunque in considerazione. In quel momento, non mi sentivo a disagio con lui, nonostante i miei sentimenti continuassero a riproporsi. Pierre, alla fine, era pur sempre il mio migliore amico e niente avrebbe cambiato l'affetto che c'era tra noi. Non eravamo fatti per stare lontano l'uno dall'altra. Lui c'era sempre stato per me quando ne avevo bisogno, sia per consolarmi sia solo per farmi sentire la sua presenza, e io c'ero sempre stata per lui, perché sapevo di essere l'unica di cui lui davvero si fidasse. Anche lui, come Charles, era parte fondamentale della mia vita e perderlo avrebbe significato perdere anche una parte di me, forse quella più bella. «Scusami». Disse lui ad un tratto e io alzai la testa per guardarlo, pulendomi subito dopo gli occhi ancora bagnati dalle lacrime. Pierre sorrise teneramente alla mia espressione, prima di accarezzarmi una guancia con il dorso della mano.

«Per cosa? L'ho scelto io il film». Lui scosse la testa. Capii. «Oh, non devi preoccuparti per quello. È acqua passata, lo sai. L'importante è aver chiarito».

«No, ti devo delle scuse. Ho compiuto l'atto più egoistico che esistesse facendolo passare per altruista. In quella mia situazione di confusione era molto più facile lasciarti andare che permetterti di entrare ancora di più nel mio cuore. Non volevo rimanere ferito e così sono finito a ferire te che non lo meritavi. Il solo fatto che avrei potuto perderti per sempre-». Lo interruppi.

«Non mi avresti mai perso per sempre, sarei sempre ritornata da te. L'amicizia tra me, te e Charles ha sempre funzionato perché non ci siamo mai lasciati condizionare dal giudizio degli altri e soprattutto perché non abbiamo mai pensato nel modo convenzionale. Non voglio che iniziamo a farlo adesso, quando è stato proprio questo aspetto del nostro modo di essere che ci ha permesso di giungere fino a qui». Pierre sapeva che avevo ragione, ma potevo comunque leggergli incertezza negli occhi.

«Ho paura di non riuscire a sopportare l'idea di te con Charles. L'ho già provato una volta ed è stato terribile». Non riuscii a trattenere la risata e quindi mi lasciai andare, nascondendo il viso sul suo petto.

«Tu e Charles siete incredibili, ma vi voglio bene per questo». Potetti immaginarlo sorridere, mentre mi accarezzava i capelli e rimaneva in silenzio, limitandosi solo a canticchiare qualche canzoncina che gli veniva in mente.

«Ti va di fare qualcos'altro?». Mi chiese lui, facendomi alzare il volto per prestargli attenzione.

«PlayStation?». L'appuntamento con Pierre era stato completamente diverso da quello di Charles, ma mi era piaciuto molto. In realtà, mi erano piaciuti entrambi i loro modi di concepire un appuntamento. Charles, come sempre, aveva puntato su qualcosa che potesse impressionarmi, magari giocando anche molto sui miei sogni e sui ricordi. Pierre, dall'altro lato, rimaneva più tradizionalista, dandomi un assaggio di ciò che significherebbe avere una relazione con lui.
Quando Charles mi aveva proposto questa idea, ero convinta che sarei riuscita ben presto a decidere tra loro due. "Dovrà pur esserci qualcosa che non mi piace in uno dei due", quelle erano state le mie parole, eppure dovevo contraddirmi: era impossibile trovare un aspetto di loro che non mi piacesse.
Charles era il sole, Pierre era la luna.
Charles amava parlare, Pierre amava ascoltare.
Charles amava uscire, Pierre preferiva rimanere in casa.
Charles era imbranato, Pierre appariva sempre sicuro di sé.
Charles era estroverso, Pierre preferiva rimanere sulle sue.
Charles era la persona con cui poter fare stronzate, Pierre era quello che ti salvava anche nelle situazioni peggiori.
A Charles piaceva il rosso, a Pierre il blu.
Charles amava il cioccolato, Pierre il tiramisù.
Erano gli opposti in tutto, eppure erano complementari. Ed era questa loro capacità di completarsi a vicenda che mi rendeva difficile decidere. Come avrei potuto scegliere l'uno piuttosto che l'altro?

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